martedì 14 agosto 2018

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Freaks

In Italia si sta assistendo in questi giorni alla realizzazione della “democrazia digitale”. In migliaia si sono fatti avanti (la proposta è evidentemente più attrattiva di “Turista per sempre”) in qualità di candidati alle “parlamentarie” on line organizzate dal M5s. Addirittura la piattaforma Rousseau, che avrebbe dovuto raccogliere i dati, non ha retto il peso ed è andata in tilt. Molti degli iscritti aventi diritto al voto hanno fatto presente alla Casaleggio Associati di non aver potuto votare e/o di non aver capito se il voto espresso fosse andato a buon fine oppure no. Si è scagliato a questo punto sul Movimento il Garante della Privacy, che avrebbe evidenziato la presenza di “illeciti sulla riservatezza dei voti”. Non so voi, ma io me lo sono chiesta: ci troviamo di fronte a un esempio forse un po’ goffo ma di “reale” partecipazione democratica – nessuno va più a votare ma tutti vogliono fare il deputato o il senatore -, oppure questo è l’ennesimo segno del caos in cui versano le istituzioni?

 

Qualche giorno fa Di Maio – che, mi sembra di capire, stia facendo del suo meglio per rendere al M5s lo stesso servizio che Renzi ha reso al Pd – ha dichiarato di non vedere più solo un movimento ma un partito “che si sta attrezzando per andare al governo”. Eppure, il vice presidente della Camera dei Deputati dovrebbe sapere che il significato virtuoso della parola “moderazione” è stato ribaltato negli ultimi anni e portato a contenere oggi solo una fastidiosa sensazione di limitatezza. La vecchia capacità di porre un freno agli impulsi dannosi, di mitigarsi, di avvertire il senso della misura, sono ora visti come incapacità di aggredire il mondo e la società con la violenza necessaria a contrastarla.

Nei panni di Di Maio starei attenta ad abbassare la bandiera della protesta anti-establishment, a smussare molti degli angoli dalla predicazione degli scorsi anni per mostrare un volto più “moderato” e “ragionevole”. Nel Parlamento italiano ormai sono tutti “moderati”, una categoria di persone che spreca le proprie energie a tenere il piede in varie scarpe, così non ne ha più per il vero lavoro politico. Non dimentichiamo che da una recentissima ricerca dell’Istituto Cattaneo, basata su un sondaggio a campione, è emersa la disponibilità del 17% degli elettori del M5s a prendere in considerazione l’ipotesi di votare per Fratelli d’Italia, e di un altro 15% a premiare nelle urne la Lega Nord. Un sonoro campanello d’allarme… per chi mira a fare il “moderato”.

 

 

Stando ai sondaggi, il M5s sarebbe comunque ben posizionato nelle prossime elezioni politiche del 4 marzo. E’ lecito, a questo punto, domandarci cosa ci aspetta. Dopo essere stati governati da Berlusconi e dalle sue televisioni saremo governati da Casaleggio e dal suo panocticon digitale? Passando di gaffe in gaffe, Di Maio sarà alla fine incoronato Presidente del Consiglio? Lo vedremo, prossimamente su questi schermi, al fianco di Putin? «Un momento storico», scriverà allora l’avatar di Beppe Grillo su quello che un tempo fu il suo blog e oggi è il videodrome digitale della Casaleggio & Associati.

Nel frattempo a noi, poveri mortali, toccheranno due mesi di campagna elettorale forsennata dove i colpi bassi saranno la regola. Dato per morto Silvio Berlusconi è di nuovo lì, sotto la maschera della bonomia, che parla ogni sera dalle reti Fininvest. L’ex-rottamatore che ha dimostrato di saper guidare il Paese come un bambino di 5 anni messo al volante di un TIR, quotidianamente elenca i suoi successi dalle reti Rai e da La7. Il M5s sfrutta l’egemonia ormai conquistata sul sistema mediatico e utilizza la forza emotiva e fiduciaria del Grillo migliore. Tutti gli altri, che non dispongono degli stessi mezzi, si arrangiano come possono. Ma non sembra anche a voi un remake del cult movie diretto nel 1932 da Tod Browning, quel “Freaks” ambientato nel mondo del circo ed interpretato da veri “fenomeni da baraccone”? Un classico del genere macabro.

Commenti

48 risposte a “Freaks”

  1. Che però sappiamo tutti come finisce. Il film. Ora, io non ho ben capito il senso del post, ma se i freaks siamo noi, i politici stiano ben attenti. Se invece i freaks sono loro allora siam davvero fritti. Io propendo per la seconda che ho detto. In tutti i casi non capisco il parallelo col film. Mi pare non c’entri nulla, o che tu non lo abbia visto.

    • No Ivano, i freaks sono loro e noi gli spettatori del circo che andrà in scena nei prossimi due mesi. Nei due film, quello degli anni ’30 come l’attuale, gli attori sono afflitti da reali deficienze. Cosa che sul pubblico ha effetti contrastanti …… qualcuno vuole stringerli a sé con orrore e affetto, in fondo sono umani anche se mostruosi, altri li respingono disgustati. Per il finale dovrai aspettare ancora un po’, ma nulla vieta che si possano fare pronostici.

      Per assurdo nell’Era della tecnologia, i sondaggi sono ufficialmente dati per inaffidabili.

  2. No, no. Rita, tu Freaks proprio non lo conoscevi e il parallelo con i nostri politici è proprio inappropriato. Mi spieghi cos’ hanno di freaks i politici che man mano abbiamo inviato a Roma o Milano? Non sono l’emblema della normalità o della banalità, riflesso dell’elettorato che ce li manda? Chi mai, o quanti, hanno avuto la sensibilità di farsi rappresentare da un vero freaks? E’ forse freaks il giovane Matteo Piloni, per stare sul locale, che aspira ad un lavoro altamente retribuito senza fare un cazzo, senza aver mai provato la fatica, mi pare, data la giovane età, di un lavoro vero? Cosa c’è di diverso in scelte di vita che comportano solo vantaggi e nessuna fatica? Cosa ci azzeccano con la realtà? Ecco, io faccio una proposta: che lo Statuto immaginario della Politica preveda, come condizione sine qua non, un ventina d’anni di gavetta presso un’officina, o cassa di supermercato o ortaglia di pomodori. Poi magari se ne parla. Tutto questo dopo lunga riflessione. P.S: contro Matteo nulla di personale, anche perché non lo conosco proprio. E tu Rita, il film, vattelo a vedere.

    • Il parallelo non è inappropriato. Non piace a te, punto. Sta a vedere che adesso uno non può neppure scegliersi i paralleli se prima non è passato dal Tribunale della Santa Inquisizione. Io ho parlato di freaks “affetti da reali deficienze” mentre mi sembra di capire che tu consideri i politici locali e non come fancazzisti furbacchioni che hanno trovato il modo migliore per sbarcare il lunario. Un ingrediente che senz’altro c’è, ma quello che pesa di più è l'”altro”: che non c’arrivano lo hanno ampiamente dimostrato, è fuori discussione.

  3. ….il Film non l’ho visto e, a dire il vero, manco ne conoscevo l’esistenza.
    Difficile quindi entrare nel merito.
    Mi pare cmq davvero azzeccata la provocazia di Ivano!
    Certo è una provocazione, ma la distanza tra chi conosce sulla propria pelle (termine sorpassato? certo, ma mi pare cmq assai efficace) cosa significhi avere a che fare con lavoro (che magari non c’è!) e chi pretende di improvvisarsi gestore della “res pubblica” con tutte le responsabilità che questo comporta, saltando la fase precedente (appunto quella del lavoro), mi pare sia davvero incolmabile! E i risultati disastrosi ce li abbiamo sotto gli occhi.

  4. Francesco, due informazioni sul film in oggetto per chi non avesse voglia di cercare, in attesa che Rita chiarisca il parallelismo tra i mostri e i nostri politici.
    “Freaks è un film del 1932 diretto da Tod Browning. Ambientato nel mondo del circo ed interpretato da veri “fenomeni da baraccone”, è considerato uno dei più grandi cult movie di sempre, nonché un classico del genere macabro[1]. Nella classifica dei migliori 50 cult movies stilata nel 2003 dalla rivista statunitense Entertainment Weekly viene piazzato al terzo posto, preceduto solo da The Rocky Horror Picture Show di Jim Sharman (1975) e da This Is Spinal Tap di Rob Reiner (1984).”

    “Nel 1994 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.”
    “Il film fu vietato dalla Germania nazista dal 1933 al 1945, nel Regno Unito la visione fu vietata fino al 1964. Fu vietata la visione nella città di Cleveland. In Italia il film debuttò direttamente in prima visione televisiva su Rai 3 il 6 settembre 1983.”
    La storia: è la vendetta di freaks tiranneggiati, sfruttati, derisi da quella “banalità del male” rappresentata dal cinismo delle persone qualunque. Una donna in particolare verrà mutilata da loro stessi ed esposta come donna-gallina.

    • ….grazie Ivano della spiega relativa al film che proprio mi era ignoto!
      Cmq, film o non film il dato di fatto è la totale mancanza di credibilità, di carisma, di solidità etico morale di troppi dei candidati, a livello nazionale. Che poi ciò accada in modo ….trasversale tra progressisti e conservatori, tra iscritti ai partiti e indipendenti ( e non so francamente come considerare i 5S arrivati come una ….”marea” dal web sulle ali di un “favva”!), non può che allontanare sempre di più i cittadini dall’occuparsi della “res pubblica”, anche solo con il voto.
      Non mi sento di fare considerazioni analoghe a livello locale, Comunale, anzi l'”iniezione” di donne e giovani ha certo dato frutti di tutto rispetto per la buona amministrazione della città.
      La pessima Legge elettorale alla quale si è approdati in Parlamento ( più che di approdo, meglio sarebbe parlare di ….naufragio!) non favorirà certo l’elezione di rappresentanti degli elettori degni, conosciuti, stimati e , in qualche modo ….sotto controllo ( in questo senso non mi sento proprio di condividere, Ivano la tua negatività nei confronti dei parlamentari uscenti cremaschi, che ritengo abbiano avuto come impegno e continuità di presenza e contributi attivi, comportamenti per lo meno degni del loro mandato!).
      Personalmente guardo con attenzione la ….messa in rotta della nuova formazione che vede in plancia i due ex Presidenti……inguaribile ottimista?!?

  5. In tema di democrazia digitale, Rita, anch’io sono scettico, ma ho la sensazione che sempre più ci indirizzeremo verso questo modello.
    Vedo che i giovani (nella stragrande maggioranza) non leggono né la stampa cartacea né vedono la televisione, ma sono perennemente connessi con i social.
    Conosciamo tutti i pericoli (la superficialità, le fake news, un confronto segnato dall’insulto…) di tale fenomeno, ma è ormai una tendenza che non si può fermare e, del resto, l’interconnessione di per sé non è un fattore negativo.
    Occorre quindi, giocoforza, camminare in questa direzione.
    La democrazia digitale sperimentata dal M5S può diventare in Italia un punto di partenza “sperimentale” ed è da questo esperimento che emergono limiti da superare.
    Magari, può avvicinare i giovani alla “bellezza” (non è una bestemmia) della politica nel senso più nobile: la democrazia “rappresentativa” come è quella di oggi ha bisogno di correttivi e la democrazia digitale potrebbe rappresentare una “presenza costante” del popolo sovrano nelle “decisioni” del parlamento e del governo.
    Sarà un iter lungo e impegnativo, ma è il caso di scommettere.
    Che sia impegnativo lo dimostra anche quel piccolo “spazio democratico digitale” che è CreAscolta: trovare una mediazione di punti di vista diversi è un’impresa difficile, ma ineludibile.

    • Ora però non confondiamo le acque. Qui parliamo di democrazia digitale quanto a “legalità” di voti e/o candidature espressi/raccolti on line che non si capisce bene chi “smista” e controlla al fine di proclamare dei vincitori. Non credo proprio che questa “roba” possa avvicinare i giovani alla politica. L’età media degli iscritti certificati sulla piattaforma Rousseau non è affatto under30, e anche le “provenienze geografiche” sono rivelatrici di una certa situazione.

  6. Ricevo poco fa, dal solito amico criticone, un sms di rimprovero per aver attaccato Matteo Piloni, così pesantemente, a suo dire, per la sua candidatura alle prossime Regionali. Premesso e ripetuto che proprio non conosco il personaggio in oggetto, e che quindi non è un attacco alla persona, mi spiace che il mio intervento sia stato inteso come il solito commento populista alla casta, pur avendone credo ben donde. E riconoscendo anche che le generalizzazioni sono sempre sbagliate, io ritengo davvero che per ambire a “posti di lavoro”, lautamente pagati e di prestigio, qualche qualità forse la si possa richiedere. Ora, ribadisco, se Matteo avesse queste caratteristiche, non avrei niente da eccepire rispetto a scelte di vita (la Politica) che ben praticate renderebbero davvero onore al pretendente. Ma io questo non lo posso dire: dico solo che la biografia di un personaggio pubblico e ambizioso, oserei dire, credo che debba entrare nel curriculum di qualsiasi candidato, così, tanto per essere credibile, per evitare poi di dire: “ma io l’avevo detto”. E’ anche vero che, come dice il mio amico criticone, c’è gente con bagaglio lavorativo di decenni e pirla comunque, come è altrettanto vero che ci possano essere giovani di qualità anche se mai stati alle dipendenze di qualcun’ altro. Del resto, se la nostra Sindaca l’ha voluto come Assessore, non so a cosa, qualche competenza ritengo che la debba pur avere, e su questo non discuto. Quanto ai Suoi programmi elettorali prossimi, che poi saranno quelli del Pd di Gori staremo a vedere. Di fatto rimane sempre il sospetto che dietro l’ambizione politica si nasconda anche la volontà di sistemarsi “lavorativamente”, specie se si è giovani, e questo, si è visto spesso, fa a pugni col valore alto di Amministratore della Cosa pubblica. Ma questa è un’altra generalizzazione, come lo è il mio giudizio sulla casta che comunque non mi pare che sempre ci rappresenti degnamente. Per finire, relativamente a Matteo, niente di personale, del resto non ho seguito il suo lavoro in questi anni e mi astengo quindi dal giudizio. Se avesse dunque le qualità per una nomina più prestigiosa di quella di Assessore, ben venga. Gli faccio i miei più sentiti auguri. I tutti i casi, il mio amico la smetta di fare il moralista. Di quanti politici si dice che forse, se fossero andati a lavorare sarebbe stato meglio. Lo si dice di Casini, di D’Alema e di tutti quegli altri che non sempre con merito hanno dedicato la vita e il “conto corrente” alla Cosa pubblica.

    • Bé, Piloni è laureato in musicologia e Gori è un ex-uomo Fininvest.
      Spettacoli e programmi per i prossimi cinque anni sarebbero assicurati, se per caso dovessero vincere le elezioni.

      Non è che i politici danno il peggio di sé, Ivano, è che non sanno fare di meglio.
      C’é differenza.

    • Apprezzo, Ivano, la tua cautela nell’esprimere giudizi sommari.
      Io, personalmente, non mi permetto di giudicare un politico sulla base del titolo di studio. Che cosa dovrei dire di Luigi Di Maio? Si è iscritto a due facoltà universitario e non si è mai laureato: eppure nell’arco di cinque anni si è costruito con tanta abilità un ruolo politico di statura nazionale (non entro nel merito del suo manicheismo e dei sogni che vende perché si stratta di vizi comuni a gran parte dei politici, di sinistra come di destra).
      L’apprezzato (anche dall’opposizione) ministro degli Interni Minniti è laureato in filosofia.
      Solo due esempi tra i tanti che potrei fare.

      Per venire a casa nostra, non conosco Matteo Piloni come amministratore a tal punto dal giudicarlo (come non conosco Gori: non so assolutamente nulla di come stia amministrando la città di Bergamo). Conosco un po’ più Agostino Alloni: un politico che ho sempre apprezzato per il suo pragmatismo, la sua attenzione ai problemi e non alla ideologia, il suo immediato interessamento alle questioni che gli venivano poste (a me ha sempre risposto con prontezza e con competenze sui quesiti che ho posto).

    • Scusa Piero, ma non sei tu quello che ribadisce in continuazione l'”importanza delle scuole”? Perché allora, se la formazione non conta e il musicologo può tranquillamente decidere in materia di urbanistica, cosa impedisce al salumiere di insegnare filosofia in un liceo? Magari è anche più bravo, visti l’esperienza e il senso pratico acquisiti stando anni dietro il bancone.

      Si decide che la formazione conta come il due di briscola, e festa finita.

      Ci sta anche, a questo punto, che l’ex-direttore di Italia 1 e Canale 5 Giorgio Gori ambisca allo scranno di governatore della Lombardia. Tra l’altro, ha appena dichiarato che Formigoni è stato molto meglio di Maroni, e dunque si sa già in anticipo da che parte intende andare. Nel frattempo, mentre fa campagna elettorale, dovrebbe dimettersi da sindaco di Bergamo, come giustamente gli hanno chiesto di fare Lega e M5s. Ma forse le parole “correttezza” e “onestà” valgono solo per i cittadini.

  7. Del resto siamo in campagna elettorale e i candidati in genere danno il peggio di sè, con sparate che non stanno né in cielo nè in terra, tra il reddito di cittadinanza e le pensioni minime a mille euro per tutti, dalla soppressione del canone Rai promosso dal Bomba quando solo pochi mesi fa l’ha attaccato alla bolletta della luce a non so quali altre amenità! Viva la casta.

  8. Promemoria per il 4 marzo
    Parlamento, salta il tetto di 240.000,00 euro annui degli stipendi
    Il tesoriere Pd e braccio destro di Renzi sblocca gli aumenti alla Camera: 60 funzionari prenderanno più di Mattarella

    • Può darsi che mi sbagli, non essendo depositaria di alcuna verità, ma ripropongo il concetto: non sono solo ladri, ma gravemente impediti. Nessuna persona sana di mente e di corpo, in un momento storico come questo, farebbe cose del genere per aumentare la repulsione che la gente già prova nei suoi confronti. Qui, siamo ben al di là del bene e del male.

      Hanno persino il coraggio di richiamare i giovani affinché comincino ad amare simili mostri. La qual cosa, depone a favore della mia teoria. E del resto non possiamo fare altro che percuoterci il petto: dal dopoguerra ad oggi ci siamo prodigati nel mandare avanti i mediocri (non solo nella politica e non solo in Italia, questo è evidente). Facessero pure ciò che volevano, purché nessuno venisse a romperci le scatole mentre bollivamo nel nostro brodino, una minestra di egoico intimismo nel cui dado era concentrata la velenosa massima “ognuno si faccia gli affari suoi”. Nel frattempo i mediocri si son fatti sotto e hanno fatto ciò che (non)sapevano fare.

      Ora sta a noi prendere una posizione: ci lasceremo di nuovo intenerire da queste povere e piccole bestiole (che tanto ci assomigliano) mettendo la solita croce su Tizio e Caio, oppure raccoglieremo le forze e oseremo respingerli, prima che siano loro a rendere anche noi dei mostri? Tra poco lo sapremo, e dopo non lamentiamoci.

    • Non sono, Romano, un esperto di stipendi dei dipendenti dei due rami del parlamento.
      Sulla base di quanto ho letto ho capito che a detti dipendenti è stato prelevato temporaneamente un contributo di solidarietà e che, a seguito dei ricorso (un migliaio) e della sentenza della Consulta che ha ribadito la “temporaneità” del prelievo, tale prelievo non è stato riconfermato.
      Tutto qui.

  9. Confermo quanto sostieni, lo vediamo in questi giorni.
    Il popolo si è svegliato e si ribella perchè fanno pagare il sacchetto della spesa riciclabile 1 cent. ma non vede i milioni di euro che ci sottraggono giornalmente

  10. A Piero delle 13:59.
    Piero, il fatto che un politico risposta prontamente, ora ad una email, un tempo ad una lettera o ad un giornale, non significa proprio nulla. I politici non devono scrivere, hanno anche i portaborse o segretarie per quello, ma devono risolvere i problemi che i cittadini pongono. Ricordi la questione di via Indipendenza, magari di piazza Fulcheria con quello che costa ancora la fontana con le sue alghe?
    Ebbene, tutto successe in due mandati di amministrazione Ceravolo. E sono fin stufo di ricordare che nonostante le promesse, la famigerata gronda nord non c’è ancora adesso. E a quei tempi era Assessore, tra gli altri, anche Alloni. Ricordo anche un’infuocata assemblea al cinema dell’oratorio dove l’Assessore non si fece neppure vedere, preferendo stare in disparte, a qualche decina di metri di distanza, scaricando tutto il peso delle aggressioni del folto pubblico presente sulle spalle di Mori che non ricordo quale ruolo coprisse. Ora, valutare le capacità del suddetto, a parte un’educazione istituzionale che almeno quella…credo comporti nello specifico chiedersi se quella nuova strada fosse importante per risollevare dal caos un’arteria, targata S.s 519, ma di fatto urbana, visti i numerosi numeri civici, o fosse l’ennesima inutile strada. Se l’Amministrazione di allora avesse spiegato che comunque il problema viabilistico non si sarebbe risolto e che comunque sarebbe stato impossibile reperire i fondi, allora tutto sarebbe stato più chiaro. Invece no, due campagne elettorali con le solite promesse, ma poi niente. I soldi invece li trovò subito dopo l’Assessore Beretta che però preferì scavare il sottopasso. E ai residenti non restò altro che accontentarsi di una grondina, inaugurata l’ultimo mese della seconda amministrazione, che è vero che un pò di traffico l’ha tolto, oltre a ordinanze che hanno finalmente introdotto il divieto di passaggio ai mezzi pesanti, ma ci sono voluti decenni per arrivarci. Invece rispondere educatamente ad una email ci vuole molto meno ed è in genere quello che i politici di rango fanno. Sono solo formali, punto.

  11. CONTRO I POPULISMI; CREDO SIA ORA DI INTERVENIRE!
    Sono passati ormai dieci anni dalla pubblicazione di Rizzo e Stella. Pubblicazione che all’epoca fece scalpore per la denuncia dei privilegi della Casta. Scalpore approdato a nulla ovviamente, così che la Politica continua ad attrarre un sacco di gente, anche cremasca naturalmente, tra nuovi candidati 5stelle e ricandidature naturalmente scontate come quelle dei nostri parlamentari già in essere. Eh già, chi rinuncerebbe a tanto ben di Dio? Quindi non mi stupisco affatto che Fontana e Bordo si ripropongano, convinti probabilmente di aver servito la causa della buona politica, e senz’altro è stato così, almeno un poco, dati i miei orientamenti politici. Ora, premesso che del Rosatellum ci capisco poco, come capisco poco di liste bloccate, se non come nel Porcellum, nell’ultima campagna elettorale che vide sul palco della Festa dell’Unità, o DISUNITA’ oserei dire, ricordo Cinzia Fontana, all’epoca Porcellum credo, già deputata in pectore accanto agli ospiti Bersani e Franceschini, ancor prima di essere eletta, gongolante e trionfante per gli anni a venire, col potere del pulsante sotto il polpastrello, che poi è quello che deputati e senatori sono chiamati a fare, se non assurgono a ruolo di leader. E va bene anche così, deleghiamo qualcuno a rappresentarci e basta un clik per decidere le cose. E va male anche così, tra il pazzo coreano e l’idiota americano che con un bottone potrebbero segnare la fine del nostro mondo. Ma qui sto già entrando nel tema delle leggi elettorali e dei loro pasticci e quindi sto evadendo. Ora, ritornando a parlare di casta, naturalmente Bordo, Fontana, i vari Alloni, Rossoni,– regionali , che quindi ci costano meno – sono nomi a caso solo portati ad esempio, ricevo questa rendicontazione dei costi della politica che incollo molto volentieri, convinto che corrisponda al vero:
    *PRIVILEGI DEI PARLAMENTARI*
    Sull’Espresso di qualche tempo fa c’era un articoletto che spiegava che il Parlamento aveva votato all’UNANIMITA’ e senza astenuti (ma và?!) un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa 1.135€ al mese.
    Inoltre la mozione é stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali.
    STIPENDIO: 19.150€ AL MESE;
    PORTABORSE: circa 4.030€ al mese (generalmente parente o familiare);
    RIMBORSO SPESE AFFITTO: circa 2.900€ al mese;
    INDENNITA’ DI CARICA: (da 335€ circa a 6.455€);
    TUTTI ESENTI DA TASSE
    più
    TELEFONO CELLULARE: gratis;
    TESSERA DEL CINEMA: gratis;
    TESSERA TEATRO: gratis;
    TESSERA AUTOBUS gratis;
    METROPOLITANA: gratis;
    FRANCOBOLLI: gratis;
    VIAGGI AEREO NAZIONALI: gratis;
    PEDAGGI AUTOSTRADE: gratis;
    PISCINE E PALESTRE: gratis;
    FERROVIE DI STATO: gratis;
    AEREO DI STATO: gratis;
    AMBASCIATE: gratis;
    CLINICHE: gratis;
    ASSICURAZIONE INFORTUNI: gratis;
    ASSICURAZIONE MORTE: gratis;
    AUTO BLU CON AUTISTA: gratis;
    RISTORANTE: gratis (nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per 1.472.000€).
    INOLTRE: Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a oltre 40 anni di contributi ( per ora!!!);
    Circa 103.000€ li incassano con il rimborso spese elettorali (in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera. (Es: hanno a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l’auto blu ed una scorta sempre al loro servizio);
    La classe politica ha causato al paese un danno di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO.
    La sola camera dei deputati costa al cittadino 2.215€ al MINUTO !!”
    Premettendo che questa rendicontazione possa essere un pochino datata, (chi usa più i francobolli?) hanno ridotto il numero delle auto blu mi pare, e già vien da ridere, sia chiaro che: come nel caso di Matteo non intendo personalizzare alcunchè, avrei potuto fare anche più nomi a destra, ma quelli li conosco meno. In tutti i casi, come nel titolo, credo sia ora, per dare credibilità alla Politica, che si ricominci a ridiscutere, anche a sinistra, senza lasciare la prerogativa ai pentastellati, di quei privilegi – vedi vitalizi ad esempio- che hanno sempre fatto incazzare tutti, lasciamo stare la soppressione del canone Rai, che fortunatamente c’è Calenda, ma per cui non si è fatto nulla, ridiscutere per evitare che nuovi populismi antidemocratici abbiano il sopravvento. In tutti i casi, proprio perché non intendo prestare il fianco a quelle derive per cui si sta facendo un gran poco, ribadisco che ci si può schierare da una parte o dall’altra indistintamente, per ora e meno male, ma che la parte critica debba emergere da tutti gli schieramenti. E in modo particolare a sinistra, se no che sinistra è? Altrimenti non rimane altra scelta che il meno peggio per alcuni, pochi, e i populismi per i più!
    P.S: mando anche a questo link che invia a La Stampa, che Piero legge, di non so quale data, sulle malefatte della casta: http://a.msn.com/r/2/BBHVANG?a=1&m=IT-IT

  12. E’ di oggi la notizia che sta per riaprirsi la causa (e te credo!!!) fra gli eredi del prima giornalista e dopo senatore democristiano Renato Angiolillo, che negli Anni ’60 regalò alla moglie il famoso Princie Diamond, un più unico che raro diamante rosa attualmente in possesso dei reali del Quatar, valore approssimativo 40 milioni di dollari. Ora io non so se Angiolillo possedesse dei giacimenti petroliferi a Campobasso, ma ho come la sensazione che il Princie Diamond l’abbiamo pagato noi. Insieme a tutto il resto. Chissà quante cose sono state pagate “a nostra insaputa”. Per davvero, però.

    Si tratta di un esempio, è chiaro. Anche perché se ci mettiamo a fare l’elenco delle spese folli degli ultimi settant’anni, l’Enciclopedia Treccani non basta. Né servirebbe l’elenco; qui, bisogna fare qualcosa. Si deve uscire “dal privato” e ricostruire le comunità, i territori, la società. Stare a fare differenze di lana caprina fra destre e sinistre che, è chiaro come il sole, non ci sono più, serve solo a continuare con questo trend. Basta con le “deleghe in bianco” date a questo o quel partito perché ci sta più simpatico degli altri.

    Il problema è profondo e non è solo nostro. L’Italia è di sicuro un Paese di saltimbanchi e ladri, ma non è che gli altri stiano molto meglio. La Germania, dicasi la Germania, è senza governo da quasi quattro mesi perché i parlamentari tedeschi non sono in grado di mettersi d’accordo. Adesso hanno ricevuto l’ordine perentorio da Bruxelles di quagliare, e quaglieranno perché sono crucchi, ma questo non significa affatto che poi l’ammucchiata funzionerà. Qui urge darci un taglio con l’epoca del “ritiro nel privato”, bisogna uscire fuori allo scoperto, farsi sentire, in tutti i campi e non solo nella politica. Se lasciamo la possibilità ai freaks di salire sulla sedia, poi si prenderanno anche il tavolo, e tutta la casa.

  13. Francesco, nessuna negatività nei confronti dei nostri parlamentari uscenti, probabilmente “rientranti” e glielo auguro, come non nutro antipatia nei confronti di Piloni. Mi sono solo limitato, discorso da bar forse, a ricordare che l’antipolitica deriva anche dai privilegi di cui godono i nostri politici, privilegi che nel tempo hanno scatenato accese discussioni e che fan nascere il sospetto che forse la Politica è allettante anche per questo. Era un discorso generale e sarebbe stato ipocrita non personalizzare neppure di striscio. E comunque ognuno è libero di difendersi, anche se non credo che i nostri Parlamentari troverebbero argomenti tali da contrastare il senso comune che di chi si incazza per i sacchetti biodegradabili o gli aumenti di gas e luce. Chi vive un disagio economico, e in Italia se ne contano milioni, difficilmente si farebbe incantare da qualsiasi motivazione. Quanto ad Alloni, anche se è Storia di secoli fa, nel caso la mia ricostruzione fosse menzognera, ma non lo è, è libero di raccontarla a suo modo. Ma non lo farà.

    • L’antipolitica, secondo me, esplosa come una bomba negli ultimi 10/15anni in tutto l’Occidente, Usa in testa, è “anche” dovuta ai privilegi ingiustificati di cui godono taluni, ma principalmente va ricondotta alla loro palese inadeguatezza. In più che ti pago a peso d’oro, sei pure un cretino. Questo, in buona sostanza, è il sentire comune.

      I privilegi ci sono sempre stati, c’erano ai tempi del senatore Angiolillo che regalava alla moglie diamanti da maharajà, e c’erano anche quando Alberto Sordi faceva la parodia dell’onorevole prepotente e spaccone. Cosa è cambiato nel frattempo? Tutto.

      Oggi, quando un normale cittadino si trova a dover ascoltare un “politico” che parla, si vergogna per lui/lei di essere lì. Ciò significa che l’oratore è di gran lunga “inferiore” all’ascoltatore. Vorrei poter dire “salvo eccezioni”, ma non mi viene in mente neppure un esempio, e perciò mi astengo.

      Che è colpa nostra, che “ritirandoci nel privato” abbiamo permesso a uno stuolo d’incompetenti di occupare posti di rilievo, l’ho già detto. Passiamo ora dalla protesta alla proposta. Quella del “politico” è una professione? Direi di si, visto che una volta acchiappato il posto non si schiodano più. Come si accede a un qualsiasi posto di lavoro? Attraverso selezione, concorso, o chiamata diretta in caso di comprovate capacità già dimostrate sul campo. Per quale motivo, dunque, permettiamo a un “nominato” di “nominare” un altro al suo livello?

      Si tratta di un errore in termini a cui bisogna porre rimedio, prima che sia troppo tardi. Vale lo stesso discorso per gli stipendi: ha senso che un passacarte collocato in Camera o Senato (in quei posti non si arriva mai per opera dello spirito santo) prenda di più di un Capo di Stato? E che una Corte giudicante che gode degli stessi, se non maggiori, privilegi, giudichi “legittime” certe retribuzioni perché sennò bisognerebbe mettere in discussioni anche le loro? Credo bene, poi, che scoppia la bomba populista. Consideriamoci fortunati che non è (ancora) accaduto di peggio.

      La prossima legislatura, che inizierà dopo il 4 marzo, dovrà essere decisiva.
      Diversamente, aspettiamoci di tutto.

  14. Mi permetto solo di chiarire il mio punto di vista.
    Non c’è correlazione automatica tra titolo di studio e un incarico politico.
    Per rimanere in casa nostra, il nostro Franco Torrisi è un ingegnere e ha svolto alla grande il ruolo di assessore alla cultura; Fabio Bergamaschi è laureato in legge e sta lavorando bene (me lo dicono in tanti) da cinque anni nel ruolo di assessore alla viabilità…; Attilio Galmozzi è un medico e si occupa credo bene di scuola.
    Ricordo, poi, un architetto che mi confidava che il migliore assessore all’urbanistica dal dopoguerra a oggi è stato un maestro.

    Certo, per un legislatore studi di scienze politiche e di giurisprudenza (anche di indirizzo internazionale) possono rappresentare delle carte importanti da giocare, ma per un amministratore locale ciò che è importante è una “formazione di base” (che può prescindere dagli studi: Franco Torrisi, ad esempio, credo sia cresciuto politicamente alla scuola di Ugo Lamalfa).

    A Ivano dico solo che, riferendomi ad Alloni, ho voluto dire semplicemente ciò che so. Leggo sul blog sentenze di condanna. Io confesso di seguire poco la politica amministrativa (ma forse di più di altri blogger) e, tanto meno, la politica che si fa in Regione. Mi sono quindi limitato alla “mia esperienza” personale. Rispondere puntualmente alle domande del territorio non è sufficiente per caratterizzare un politico? Questo è scontato, ma non posso esprimere giudizi su quanto Agostino Alloni ha fatto in Consiglio regionale, perché non ne so niente (o quasi).

    • …..io credo che ad una persona eletta dai cittadini in una pubblica istituzione, si richieda continuità di presenza responsabile ed attiva, secondo le proprie competenze , disponibilità all’ascolto degli elettori, correttezza ed onestà nell’uso del delle risorse pubbliche, non essere portatore di interessi speculativi personali.
      Questo, come dire, il “minimo sindacale”.
      Tutto ciò che la persona è in grado di aggiungere quanto a cultura e competenze personali, alla responsabilità e disponibilità di tempo che si assume accettando il mandato, è quello che fa di lui un eletto eccellente oppure un eletto da non confermare in un’altra elezione.
      Per fatti meno ….”edificanti”, c’è la Magistratura! ( e purtroppo la ….”corsa al Parlamento” e relativa connessa immunità, è/ è stata eloquente rispetto al riprovevole atteggiamento/comportamento di tanti, magari altisonanti eletti!).

    • Non vi sorge il dubbio che proprio per il motivo che in tutti questi anni (ben 70!) non è stata richiesta una “correlazione automatica tra titolo di studio e un incarico politico”, come dice Piero, oggi ci troviamo al punto in cui siamo?

      Bastano onestà e buona volontà, per gestire la cosa pubblica?

      Mi sembra che a rispondere possano essere chiamati in causa i risultati ottenuti.

      A Crema, tutto ottimo e abbondante, come in caserma? La viabilità funziona e le “rotonde” fanno tutte un egregio servizio? L’ecomostro dell’Ipercoop è bellissimo e molte costruzioni non sarebbero da portar via con la ruspa? Era il caso di continuare a “palazzinare”, stando che il mercato immobiliare si era fermato? Eccetera, eccetera.

      Se si vuole andare avanti con il consueto tran tran, poi non ci si lamenti però che la gente non va a votare, o che i populismi crescano. In un’azienda privata quando un manager non funziona, pena l’esclusione dal mercato, lo si sostituisce. In Parlamento cambiano le sedie ma le facce sono immancabilmente le stesse. Qualcosa non va, evidentemente, e negarlo è da pazzi.

  15. E’ davvero paradossale, Rita: tu hai sempre criticato il governo dei “tecnici” (il governo Monti era proprio composto da ministri in cui il ruolo corrispondeva quasi perfettamente al titolo di studio o comunque alla professione) e ora chiedi tale corrispondenza!
    Se a Crema nel tempo sono state fatte scelte tutt’altro che ottimali (ne avrei anch’io alcune da segnalare e, del resto, ne ho segnalate nel corso di questi cinque anni di blog), non è dovuto certamente alla mancata corrispondenza tra titolo di studio e ruolo!

    • No Piero, c’è qualche conto che non ti torna.
      Ho sempre detto, e lo confermo, che i “professori” sono una disgrazia nazionale. A tutti i livelli. All’università ci siamo stati tutti, in molti casi ci sono stati i nostri genitori e qualche decennio dopo pure i nostri figli. Sappiamo perfettamente come si diventa prima assistenti e poi docenti: è sufficiente poter disporre delle risorse necessarie per vivere di rendita qualche anno e nel frattempo coltivare le conoscenze giuste. Poi, quando arriva l’occasione …. zac! si strappa la cattedra (se va bene, sennò ci si riprova) dalle sgrinfie dell’avversario, perché la lotta è sempre serrata.

      Esclusi genietti e geniacci, che sono comunque una minima parte, la maggioranza dei docenti universitari ha ottenuto il “posto fisso” in questo modo. Dopodiché ha cominciato a frequentare l’università sempre di meno, andandosene in giro per il Paese (forte della qualifica) a tenere conferenze, corsi, seminari e consulenze molto spesso (questa è la nota dolente) anche a banche, ministeri e governi. Non ho bisogno di dire con quali risultati perché la materia è arcinota. Monti, Fornero, Prodi, Padoan, docet.

      Parlando di “comprovate capacità” acquisite sul campo non mi riferivo affatto a questa cosa qui bensì a “reali” capacità. Nella pubblica amministrazione, chi ha fatto il consigliere o l’assessore lo sa perfettamente: chi “comanda” a palazzo sono i funzionari pubblici che intortano il politico di turno (che passa e va, è acqua che scorre) come pare e piace a loro. E’ ovvio che se io sono un amministratore esperto in teatro dialettale che deve decidere su una nuova area residenziale, mi farò guidare dal “mio” ufficio tecnico, e quello volentieri mi guiderà. Diversa sarebbe la suonata se io fossi a mia volta un urbanista, o un geometra, perché allora intortarmi sarebbe alquanto difficile. Questo era il senso del mio discorso.

      E’ di oggi la notizia, da morir dal ridere se non ci fosse da piangere, che la Linea 6 della metropolitana leggera di Napoli, in ballo da circa cinque anni (dio solo sa quanto ci è costata!!!), ora che è finita non si può usare perché l’unico “foro” disponibile per fare entrare i treni è largo soltanto 27 metri e i (vecchi) treni non ci passano. I Comuni italiani pullulano di esempi simili, se ne potrebbero fare a iosa. Vogliamo parlare della “mitica” tangenziale cremasca (il progetto era costato uno sproposito!!!), che quando l’hanno aperta sembrava di andare sulle montagne russe di Gardaland e ancora non s’è finito di “aggiustarla”?

      Il problema è immancabilmente lo stesso: le persone sbagliate al posto sbagliato.
      E a guardare le facce di quelli che scalpitano per presentarsi alle elezioni del 4 marzo, direi che l’errore è destinato a continuare. Colpa nostra, è chiaro, che “non ci presentiamo”, né mai lo faremo.

    • O, forse, anche 4. In effetti, scorrendo giorno dopo giorno i telegiornali e guardando ciò che fanno i freaks, mi stupisco che riescano ancora a stupirmi. Sono davvero di una pochezza disarmante. Da quello che ha messo il canone Rai in bolletta (Renzi) e un anno dopo lo vuole togliere, all’altro che pensa di salvare l’Italia con l’abolizione delle tasse universitarie (Grasso), fino alle signore radical chic (Lorenzin) amanti dei fiori che, visto che non possono usare la “margherita” ripiegano sulla “magnolia”.

      La pochezza intellettuale di questi individui è veramente disarmante. Nessun cittadino medio arriverebbe a dire stupidate del genere. Sicché, mi chiedo: perché una persona sana di mente dovrebbe delegare uno di questi a rappresentarlo? Me lo chiedo, ma poi vado a votare. Noi, uomini e donne dell’Era Tecnologica ci crediamo tanto furbi ma siamo i più fessi degli ultimi tredicimila anni.
      Soprattutto, siamo i meno liberi. Magari abbiamo studiato e disponiamo di competenze in un certo settore, tuttavia siamo in generale supini e incapaci di mettere in discussione i fondamenti ideologici del Sistema che ci domina. Siamo dei bambinoni che «giocano il gioco» sperando di vincere.
      Non so, Romano, se hai mai letto quel racconto lungimirante (come solo la fantascienza sa essere) dal titolo “Null-P”, scritto negli Anni ‘50 da Philip Klass sotto lo pseudonimo di William Tenn. Merita, credimi.
      Il protagonista, George Abnego, è il perfetto uomo comune, mediocre e conformista quanto basta, che in un mondo ormai distrutto dai conflitti nucleari viene eletto presidente degli Stati Uniti. Riverito come un profeta egli non solo produce un cambiamento radicale nel suo status sociale ma garantisce lo stesso trattamento ai suoi discendenti, che diventeranno i leader del mondo intero.
      Passa il tempo e gli uomini diventano sempre più standardizzati. Alla fine l’”homo abnegus”, dal nome di George Abnego, finisce per sostituire l’”homo sapiens”. Passa dell’altro tempo e l’umanità regredisce anche tecnologicamente, perché niente dura per sempre. Finché, dopo un quarto di milione di anni, gli uomini vengono addomesticati da una specie evoluta di cani che li impiega nel loro sport preferito: il recupero di bastoni e oggetti lanciati.
      Nasce così la specie degli «uomini da riporto».
      Si tratta di fantascienza, certo. Ma, forse, per evitare un futuro da «uomini da riporto» potremmo cominciare fin da subito ad essere un po’ meno accondiscendenti, a cercare di resistere alle piccole tentazioni, a imparare a dire di «no». Non è reato rispondere: non occuperò quella funzione, non scenderò a compromessi, non accetterò quella promozione, rifiuterò quella pubblicità per non dovere un tornaconto. Al giorno d’oggi “resistere” è la parola d’ordine, è l’unico mezzo per uscire dalla mediocrità. Sarà anche una strada tutta in salita, ma forse ne vale la pena.

  16. ….bella sorpresa la tua conclusione Rita: un incitamento alla “resistenza” (niente maiuscole, che qualcuno potrebbe aversene a male!) che mi trova totalmente d’accordo.
    E lo sono, d’accordo, per davvero, sulla sostanza dell’assunto, fuori dalla tentazione ironica alla quale non ho saputo sottrarmi.
    E’ stato l’oggetto di un bel colloquio con mio figlio ieri: dire dei “no”, chiari, dichiarati, fuori dall’ennesimo compromesso, quando le nostre “ragioni” lo dettano.
    Torniamo ad essere “noi” a decidere della nostra vita su questo pianeta.

    • Si, Franco, basta compromessi. Da decenni ormai evitiamo i “no” per il quieto vivere. Tu cosa dici, ti sembra che questo vivere sia stato davvero quieto? E’ ora di cambiare verso, sia nel privato che nella vita pubblica.

  17. Aiutatemi a trovare le parole giuste per definire quanto è successo a Firenze
    Carmen, l’opera di Bizet è stata modificata dal regista Leo Muscato.
    Dario Nardella ha espresso il suo plauso a favore del finale cambiato.

    • Questa proprio non la sapevo, grazie Romano per aver sollevato la questione. Leggo adesso che a Firenze il regista Leo Muscato (un novello Shakespeare, suppongo) ha deciso che fosse la gitana a uccidere Don José anziché il contrario, come previsto dal libretto di Bizet, per significare la contrarietà della società civile (?) al femminicidio. Tale scelta è stata avallata dal sovrintendente Cristiano Chiarot, uomo di Franceschini e quindi di partito. Ma quando la pistola della gitana spara (ogni riferimento alla beatificazione dell’etnia rom è puramente casuale), ohibò! la pistola finta s’inceppa. Attimo di panico sul palcoscenico e di sana ilarità tra il pubblico, dopodiché Don José decide di «morire» lo stesso e si butta per terra.

      Che dire, sono dei minus habens.
      Il dramma anziché di Bizet è il nostro che stiamo stra-pagando questi soggetti, i freaks appunto, da settant’anni. E’ dal 1875 che va in scena la Carmen, poi arriva un cretino qualsiasi …… anche questa è arte, comica.

  18. Per fortuna La Gioconda è a Parigi.
    Se la portassero a Firenze qualche “Akkulturato” di sinistra potrebbe sostenere che ha bisogno di un nuovo taglio di capelli e magari biondi.

    • Forse no, la Gioconda e’ sufficientemente transgender e puo’ essere giudicata dai talebani del pensiero unico “politicamente corretta”.

  19. ….nel merito: ci andrei piano ad affibbiare del “cretino qualsiasi” ad un professionista del settore, con una carriera alla spalle di tutto rispetto.
    Ciò premesso credo che un Regista allorché è chiamato a mettere in scena un’opera lirica debba confrontarsi con un lavoro d’autore che è tale in quanto caratterizzato da una partitura canoro/orchestrale e da un libretto, ed a quelli debba attenersi.
    Se non lo fa, ma l’allestimento varia o l’uno a l’altro, anziché di interpretazione registica, si tratta di riscrittura ed in questo caso, mi pare proprio che di ciò si tratti!

    • Diciamo allora che cio’ che un regista di tutto rispetto non dovrebbe mai fare e’ stravolgere il messaggio veicolato dall’opera di un altro. Se vuole dire qualcosa di “suo”, si faccia la sua opera. Poi vediamo se riesce a superare la prova del tempo come Bizet.

  20. Ci vado piano Franco T. e sostengo che è senza fantasia e capacità artistiche, aggiungo inoltre che un vero professionista dell’arte è prima di tutto umile non arrogante, lui è solo arrogante insieme al suo sindaco.

    • Rita e Romano, ritenevo essermi espresso con chiarezza, commentando sul …. “cretino qualsiasi”: mi pare che il mio assunto, nella premessa e nel giudizio, non sia stato recepito. Prendo atto.

  21. Rita e Romano Bolzoni, mi spiace che non siate in grado di capire e apprezzare la genialità di questo … questo …, non mi viene in mente un termine sufficientemente elogiativo. Una nuova strada progressista si apre davanti a noi, pensate a quanto lavoro c’è da fare. Madama Butterfly non farà più harakiri ma userà il pugnale sacramentale per evirare Pinkerton. Emma Bovary non si avvelenerà ma aggiungerà, da vera donna liberata, ulteriori amanti alla sua collezione. E Anna Karenina mica si butterà sotto al treno ma si godrà la vita col suo Vrònskij.

    • Molta arte moderna,pur comunicando,toglie scalini alla possibilità di intendere.
      Nella pittura,le forme significative del classico,invitano a farsi riconoscere.

    • Caro Graziano, ho qualche dubbio sul “pur comunicando”…… Se la figura del mercante d’arte c’e’ sempre stata, quella del “critico”, o “esperto” che dir si voglia e’ invece un’invenzione moderna resasi necessaria perche’, non sempre ma molto spesso, senza un mediatore non si capisce una mazza. La vera opera d’arte non dovrebbe colpirci al cuore come una freccia? Se prima ci devono “educare”, i conti non tornano.

  22. Attenzione, attenzione.
    Qualcuno l’altra notte col favore delle tenebre ha scolpito dei fasci littori sulle colonne della stazione centrale di Milano, oltre ad altre incisioni che non posso trascrivere.
    Arriva l’onda nera, indossare maschere e occhiali protettivi.
    Segnalare agli organi politici competenti.
    Milano non è più da bere ma da temere.

  23. Vasari si, se già si sà……….Meglio partire dall’ A B C pittorico…Michelangelo Leonardo Caravaggio.
    “Colpirci al cuore come una freccia” è l’emozione della scoperta.
    Si, ci devono educare…,in parallelo con lo scritto.

    • Credo che saremmo tutti ben felici di farci educare, se l’arte non fosse il mercato dei polli che e’ diventata. Chi si fida? Cosa vendono, opere o idee? C’e’ differenza.

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