mercoledì 19 dicembre 2018

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Storia del Paesaggio Padano – Recensione

Oggi pomeriggio, Sabato 10, in Sala Cremonesi, per la serie “IL SABATO DEL MUSEO”, a cura del Gruppo FAI di Crema, Valerio Ferrari ha presentato splendidamente la prima parte della sua “Storia del Paesaggio Padano”.

Una Sala Cremonesi ( ed oramai è abitudine che le proposte culturali al Museo Civico riscuotano vasto successo di pubblico) tanto gremita quanto attentissima ha seguito la interessantissima presentazione di Valerio avente per tema la genesi, l’evoluzione del paesaggio che ci circonda, a partire dalle più remote ere di glaciazione fino ad arrivare alla contemporaneità.

Ferrari, oltre ad avere una preparazione davvero enciclopedica circa tutto quanto attiene all’ambiente, al paesaggio, alla morfologia, alle acque, alla vegetazione, alla storia del nostro paesaggio, sa comunicare con una facilità, una accessibilità che cattura l’attenzione e non la molla, così come è accaduto oggi in sala Cremonesi.

Bravissimo Valerio sei un testimone prezioso che ci aiuta a crescere nella consapevolezza del fare parte dello stupendo contesta della “madre terra”!

L’appuntamento è per la seconda parte della “Storia del Paesaggio Padano” in programma, ancora in Sala Cremonesi alle 16:30, Sabato 24 Febbraio.

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Commenti

11 risposte a “Storia del Paesaggio Padano – Recensione”

  1. ….Adriano, più che Biblio/info, Valerio è da senire …in diretta: “uno di noi” che sa affascinarci e farci aprire gli occhi per vedere!
    Un grande ….

  2. Adriano, è il tono basso tipico di Valerio, modesto fino all’inverosimile, da non aver riempito di profili le pagine web. Per questo non hai trovato niente, nonostante la stampa nazionale lo nomini spesso. Lo conosco da decenni e ricordo i giri a piedi o in bicicletta nel nostro bel paesaggio. In tanti, ai tempi si chiamava compagnia, lungo i canali, le rogge, il Naviglietto, l’incrocio di acque a Salvirola, la prima conoscenza di piante, erbe, il magnifico biancospino, pianta autocotona antichissima da noi, so da lui, ma quasi scomparsa se non lungo le ferrovie, la scoperta della ginestra cresciuta spontanea proprio al Naviglietto della Melotta, di cui è seguita una pubblicazione, anche i fontanili, e le tante pubblicazioni usate in tutte le scuole della Provincia, corredate da suoi disegni e fotografie. Insomma, un grande amore che ha trasmesso ad alcuni di noi e che io per lavoro porto avanti, cercando di appassionare i miei alunni ad un territorio per quel poco di naturale che è rimasto. Belle anche le immagini scelte da Francesco, tra geologia e morfologia, e mi piace raccontare lo stupore conseguente che vedo nei bambini davanti a fossili di animali marini scavati dalle colline del piacentino che insieme abbiamo osservato, e per me scoperto, nel piccolo museo di Castell’ Arquato . Per loro è incredibile che qui da noi ci fosse il mare. Bravo Valerio, bravo per la tenacia con cui ha valorizzato il nostro territorio.

  3. Sono davvero felice per il nostro carissimo Centro Culturale Sant’Agostino, per le tre ottime realtà associative che hanno riempito la sala Cremonesi all’inverosimile in solo 21 ore (senza sovrapposizioni e senza cabine di regia) e per questa incredibile, magnifica città di Crema, che ha portato oltre 120 persone per tre volte nel centro istituzionale, principale e legittimo della cultura cittadina. Spettacolare il successo di CremAscolta e della terza lezione del corso di educazione all’economia, spettacolare il successo degli ex del Classico e della bellissima lezione del prof. Galasso sugli ultimi anni di Ovidio in esilio (stiamo scoprendo che tanta tecnologia e informatica e via dicendo sono spesso applicazioni di modellizzazioni concettuali, di funzioni logiche e di elaborazioni metodologiche, tutte cose tipiche di una sana, robusta e inconcussa formazione umanistica, alla faccia di certe classifiche occupazionali ad usum mercaturae, id est principis), spettacolare il successo del nostro FAI, in particolare dell’ottimo e agguerrito gruppo di Crema, e della magnifica presentazione dell’amico Valerio, da molti anni geniale e sobrio compagno di incontri, riflessioni e pedalate rurali.

    Mi son fatto tutti e tre gli eventi, due con mia moglie, e siamo usciti veramente colpiti dalla qualità di questi incontri. Tra l’altro, solo per una decina circa di persone, massimo venti, si è trattato di una compresenza a tutti gli eventi. Questo significa che almeno trecento cremaschi hanno affollato in una ventina di ore la sala Cremonesi. È un segnale forte, che non basta a fugare i soliti dubbi e le solite critiche sui tanti aspetti che conosciamo e che anche su questo blog sono stati espressi. Ma è un segnale molto significativo, che insegna parecchio a chi sa apprendere.

    Sull’incontro col FAI, benissimo hai fatto, Francesco, a dargli visibilità in questa sede. Certamente non ci perderemo la seconda parte sabato 24. E benissimo hai fatto venerdì sera a concludere, sorprendendo i meno accorti, in quel modo alla fine dell’incontro. Dopo tanti algoritmi, ricordiamoci che dentro di noi c’è un ritmo fondamentale. Se perdiamo quello, se distruggiamo quello, non saranno le cybercazzole a salvarci. Parola di conservatore (anche di quello che condividiamo con Valerio).

    • Non sono completamente d’accordo sul “senza sovrapposizioni e senza cabine di regia”. Benissimo le tre manifestazioni riuscite, ma non dimentichiamo che dietro di esse ci sono tante persone quante le dite di una mano, il ché significa che il giorno che a una, o due, di queste viene il mal di testa o il mal di pancia, si chiude bottega. Non mi sembra una bella prospettiva.

      Senza un “centro” che coordini, senza giovani che seguano la strada dei vecchi, l’entusiasmo rischia di avere una vita breve. Credo che di questo siamo tutti consapevoli.

      Una volta c’era il servizio civile “nella cultura”, e so per certo che da quelle esperienze qualcuno ha anche imparato qualcosa. Poi “il sociale” ha fatto tabula rasa.

    • Sono d’accordo sul fatto che ci siano realtà associative nelle quali potrebbe succedere quanto tu dici, in merito alle difficoltà di ricambio in caso di particolari eventi critici. Non mi pare però che queste tre specifiche strutture associative corrano simili rischi, viste le proprie dinamiche organizzative. Comunque, è vero che ci sono casi in cui il problema da te rilevato esista, soprattutto laddove gli statuti e le buone prassi non pongano limiti alle presidenze a vita e ai consigli direttivi autorigenerantisi.

      Sulla cabina di regia mi sono solo limitato a notare come, in questa felice sequenza di eventi positivi per Crema e per il Centro Culturale Sant’Agostino, tutto sia avvenuto senza che ce ne fosse necessità. Volendo riproporre il tema della cabina di regia in termini generali, si dovrebbe tornare a quanto si stava sviluppando a seguito del post di Adriano sulle associazioni culturali. Personalmente sono fermo agli interrogativi posti in quella sede e confesso di non avere risposte in proposito, anche perché potrebbero essere un poco spinose. E perché immagino che risposte in tal senso dovrebbero fare i conti con il principio di effettività, con la reale possibilità, in concreto, di agire in termini prescrittivi o quanto meno di indirizzo e coordinamento degli attuali centri di influenza culturale.

      Esempio di risposta un poco spinosa, sotto forma di ulteriore domanda: prima di tentare di coordinare e programmare le associazioni private mai gravate sui bilanci municipali, l’istituzione locale non potrebbe valutare se ha interesse o meno (anche il lassez faire può essere una strategia) a dare un’occhiata ai ruoli, ai compiti e alle interazioni delle realtà culturali cittadine soggette a potestà pubblica (o pubblica/privata, visto che conta chi contribuisce e decide di più)? Per dirla tutta, non sarebbe meglio provare a risolvere (se c’è qualcosa da risolvere, non lo so) i fatti propri, prima di farsi i fatti degli altri?

    • Hai ovviamente ragione su tutta la linea, Pietro. Tuttavia il “problema” andrebbe affrontato, prima che sia troppo tardi. Si è fatto un gran parlare anche su questa piazza della promozione turistica di Crema, e quattro foto che girano in rete probabilmente non bastano, ci vuole organizzazione e coordinamento. Chi lo fa?

    • Una buona domanda, che comunque conferma quale sia il terreno, quello pubblico, su cui sarebbe preferibile concentrare attenzioni e considerazioni. In genere, le municipalità italiane attribuiscono al medesimo assessorato gli incarichi riguardanti la cultura, il turismo e altre materie più riferibili alla contingenza sociopolitica, ad esempio le pari opportunità. Per cui, la risposta alla tua domanda è facile. Non conosco la situazione istituzionale locale ma so che, oltre all’assessorato specifico, esistono anche organismi più operativi preposti alla cura dello sviluppo turistico. C’è ad esempio una Pro Loco piuttosto attiva. Quando partecipo ad eventi culturali ospitati in tale sede ne ricevo impressioni alquanto positive. Sul “che cosa” della promozione turistica non so però di preciso quali siano le strategie a lungo termine (beninteso, solo per mia mancanza di conoscenza). Ma non mi pare che ci possano essere dubbi sul “chi” ne abbia la responsabilità, in termini tanto istituzionali quanto operativi.

      Più in generale, si potrebbe persino (un poco provocatoriamente, lo ammetto) rovesciare il discorso iniziato con la “cabina di regia”. Potremmo infatti accorgerci che non sono le associazioni culturali private ad aver bisogno della longa manus pubblica ma che sono le organizzazioni culturali pubbliche più meritevoli e a noi più care, come il museo, la biblioteca e le nostre ulteriori istituzioni culturali storicamente accreditate, a poter proficuamente beneficiare di aiuto e sostegno da parte delle forze culturali private presenti sul territorio e del contributo intellettuale e materiale dei cittadini. Come per molti secoli è avvenuto a Crema, nonostante crisi economiche e politiche peggiori dell’attuale. Certo, l’establishment economico cremasco da un cinquantennio s’è ingaglioffito e il mecenatismo ne ha risentito. Tuttavia, prima di lamentarci di come la cultura cremasca è gestita e di chiederci che cosa dovrebbe fare per noi, potremmo rimboccarci le maniche e chiederci che cosa possiamo fare per lei.

    • Crema è una piccola cittadina che dispone del poco che ha. Mi risulta però che Regione Lombardia abbia un Assessorato al Turismo che funziona discretamente bene, non sarebbe un disonore se “chiedessimo aiuto”. Di sicuro l’assessorato suddetto dispone di figure specifiche e qualificate che qualche dritta a costo zero potrebbero anche darla, se qualcuno gliela chiedesse.

      Né sarebbe un disonore se l’apparato comunale “chiedesse aiuto” alle associazioni culturali che sul territorio lavorano e producono. Meno burocrati, più persone di buona volontà, forse è un po’ questo il segreto.

  4. Ottima anche la seconda presentazione di Valerio Ferrari, oggi pomeriggio, in una sala Cremonesi strapiena di pubblico. Avvincente la storia raccontata da Valerio, che è poi la storia nostra e delle cose che per noi dovrebbero contare di più. Purtroppo non è sempre così. Ad esempio, tra le tante promesse ascoltate in questa campagna elettorale, i temi della tutela ambientale e della salvaguardia del patrimonio naturale sono stati quasi sempre ignorati.

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