mercoledì 19 dicembre 2018

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Un’avventura affascinante che ci tocca da vicino

È avvincente come un romanzo, ma non ha nulla a che vedere con un frutto della fantasia.

È un’avventura, sì, ma si tratta di un’avventura, quella medica, che ti riguarda da vicino: il tuo corpo e la tua anima.

Non è un manuale di medicina, ma un antimanuale: chi scrive è seduto con te a un tavolino della saletta riservata di un bar e chiacchiera con te, senza il linguaggio freddo della scienza, senza pontificare, e ti trasmette non soltanto qualche spunto di conoscenza, ma anche emozioni, suggestioni.

L’autore è il dottore/romanziere Adriano Tango. L’opera: Storia e memorie dell’epopea medica (Aletti Editore).

Un’opera di grande respiro culturale e straordinariamente carica di umanità (addirittura di amore) che ti svela tanti equivoci storici, ti sfata tante leggende durate a lungo, ti comunica il fascino e nello stesso tempo i drammi che contrassegnano la storia della ricerca medica, ti fa toccare con mano la rivoluzione tecnologica in corso (dalle scienze informatiche alle nanotecnologie alla telechirurgia) e i suoi stessi rischi, ti regala delle sorprese su Crema (che, per certi aspetti, ha anticipato la grande Milano), ti consente di godere dell’opportunità di fare i conti con problemi e interrogativi che ti toccano intimamente: anche il tuo diritto di non vivere, nella fase terminale della tua esistenza, la… “commedia degli inganni”, di evitare gli “effetti disastrosi degli equivoci comunicativi” e le conseguenze negative dell’“inganno caritatevole”.

Pagine scritte non soltanto con competenza, ma anche con un tocco di leggerezza (come si addice a un romanziere consumato come Adriano Tango), con un approccio antropologico, con aneddoti curiosi, con brani letterari, con memorie tratte dai diari dei protagonisti dell’epopea a sfondo tragico e con molte domande che caratterizzano chi fa ricerca sul serio.

Storie di… sacerdoti laici “accomunati nella dedizione, non verso un Essere Trascendente, ma al servizio del Proprio Simile”.

 

Adriano ti aspetta alla presentazione del libro che si terrà il giorno 17, alle ore 17,30, presso la sala Cremonesi del Centro Culturale S. Agostino.

L’autore dialogherà col giornalista/critico letterario Paolo Gualandris.

Il dialogo sarà intercalato dalla lettura, a cura della prof. Mariangela Torrisi, di brani tratti dall’opera.

Commenti

7 risposte a “Un’avventura affascinante che ci tocca da vicino”

  1. Ti auguro, Adriano, un successo: te lo merito tutto.
    Il tuo libro è godibile come una vera e propria opera di narrativa.
    Un’opera in cui hai fuso, con equilibrio raro, le tue competenze mediche e le tue doti narrative.
    Un’opera in cui dimostri anche la tua passione per la filosofia (passione che, tra l’altro, manifesti con interventi efficaci a ogni appuntamento del Caffè filosofico) e la tua passione per la storia della scienza).

  2. Gazie Piero, sempre pronto a cogliee dei miei scritti tatti che magari sarebbero sfuggiti a ame stesso, e delle lodi ovviamente. Non sono più a caccia di successsi, avrei anche potuto non presentare quest’opera, lasciare che si facesse strada da sola, con il passa parola, ma gli amici non l’hanno trovato giusto, e così spero in quest’occasione di dibattito per andare otre ciò che è opportuno mettere su carta, nell’ambito degli errori copia-incolla della leteratura ufficiale, come in quelli dei drammi personali e degli aspetti curiosi che solo privilegiando autobiografie, diari, sopraluoghi, potevo scovare.

  3. Una bella serata, Adriano: la Sala Cremonesi gremita, tu in grande forma, bravo il presentatore (giornalista nonché critico letterario) Paolo Gualandris, brava la lettrice/attrice Mariangela Torrisi.
    Un appuntamento riuscitissimo e, ciò che più conta, è che tu sei riuscito a stimolare il pubblico a condividere con te gioie e drammi dell’epopea medica.

  4. La riflessione di Adriano sulla medicina e sulla figura del medico mi ha portato a guardare con più attenzione alle realtà mediche e sanitarie con cui entro ogni tanto in contatto. Viviamo in un’epoca in cui, per lo meno qui da noi, soprattutto dopo la mezza età, si fa frequente l’incontro con medici e personale sanitario per visite specialistiche di controllo, esami e prelievi periodici, check-up, certificati annuali per l’abilitazione sportiva e altre opportunità di frequentazione di studi medici e centri clinici. Mai come oggi abbiamo a che fare con medici, specialisti e altri che esercitano professioni in ambito sanitario. Ci sono sempre più medici, dappertutto. E sono sempre più richiesti, consultati, ascoltati. La figura del medico sta assumendo socialmente un ruolo e un rango sempre più rilevanti e considerati. D’altra parte, il nostro corpo, gli apparati, gli organi e tutto quello che di fisico abbiamo sono ciò che ci mantiene in vita, prima che ‘a livella ci riservi due metri di terreno o di loculo, come tutti.

    Ma i medici fanno anche molte altre cose. Se in letteratura, in politica, nelle relazioni sociali qualificate, in passato, erano professioni come quelle dell’avvocato, del notaio, qualche volta anche dell’ingegnere, del farmacista o dell’insegnante a costituire una parte rilevante del tessuto connettivo dell’intellettualismo italiano, oggi il numero dei medici impegnati in ambito culturale e di pubblico riconoscimento è aumentato in maniera davvero notevole. In molte esperienze avute in questi anni ho incontrato più medici che altre figure un tempo socialmente più accreditate, come ad esempio altri professionisti, imprenditori, dirigenti e così via. In innumerevoli gruppi sociali d’influenza, in molti club di servizio e in parecchie associazioni culturali di rilievo i medici rappresentano la categoria più numerosa e meglio rappresentata. Numerosi medici sono apprezzati musicisti. Molti dipingono, fanno mostre, sono esperti amatori d’arte. Moltissimi sono scrittori o poeti, pubblicano le loro opere con successo, vincono premi letterari, guidano associazioni artistiche. Anche in ambiti di non facile accesso, club esclusivi, associazioni talvolta elitarie, ecco medici che ricoprono incarichi notevoli e svolgono compiti di guida. E non è vero che hanno fatto studi scientifici o tecnici prima di iscriversi a medicina. In gran numero hanno fatto il classico e hanno una solida formazione umanistica.

    Oggi il medico rappresenta una realtà umana di estremo interesse, in forte sviluppo professionale ma anche in significativa evoluzione culturale, artistica, sociale. Forse l’esempio più eclatante di empowerment umano, di evoluzione della specie. Solo i rapporti con la politica vedono i medici prudenti, guardinghi.

  5. Una splendida presentazione che non può che aver incuriosito chi non aveva avuto ancora l’occasione di leggere il libro. Ho avuto l’onore di riceverlo in dono tempo fa e il piacere della lettura é stato superato solo dalla curiosità che l’ha guidata
    « Non bastano millenni per sradicare una visione, sia pur in contrasto con il sapere scientifico » Adriano ce lo ha ricordato e ci ha accompagnati a comprendere la storia dell’evoluzione della medicina tra ostinazione, sofferenze, intuito e caso.
    Un augurio per un meritato successo.

  6. Un valore aggiunto è rappresentato di sicuro dalle tue “memorie”. Mi vengono in mente in questo momento le pagine fresche in cui tu, Adriano, racconti il dramma della Grande Guerra con gli occhi del colonnello Tango, tuo nonno, come pure quelle che hanno come oggetto i feriti provenienti dal lacerante conflitto della ex Yugoslavia: pagine davvero memorabili (pagine che mi aspettavo fossero lette ieri sera).

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