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FRANCESCO TORRISI

“CONTRATTO”- Ambiente – SERGIO COSTA

 

CONTRATTO PER IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO – AMBIENTE

Il tema Ambiente è un tema che mi è stato caro dalla nascita di CremAscolta, quindi mi pare conseguente che rivolga a questo tema la mia prima attenzione nel prendere in esame il documento alla base della formazione di questo “Governo del Cambiamento” oramai totalmente legittimato ad operare.

Il “Contratto” gli dedica 3 pagine abbondanti, che riporto di seguito per facilitare coloro che sono interessati a ….. conoscere:

4. AMBIENTE, GREEN ECONOMY E RIFIUTI ZERO

Uomo e ambiente sono facce della stessa medaglia. Chi non rispetta
l’ambiente non rispetta sé stesso. C’è bisogno di un maggior coinvolgimento
e conoscenza dei temi ambientali capaci anche di costruire
alleanze e di portare la questione ecologica al centro della politica. In
Italia questo significa concentrare le risorse nella necessaria manutenzione
del territorio e nella innovazione.
Partendo da questa convinzione, il nostro compito è quello di sostenere
la “green-economy”, la ricerca, l’innovazione e la formazione per lo
sviluppo del lavoro ecologico e per la rinascita della competitività del
nostro sistema industriale, con l'obiettivo di “decarbonizzare” e “defossilizzare”
produzione e finanza e promuovendo l'economia circolare.
Vanno ribaditi e rinnovati, anche in sede UE, i limiti indicati dal principio
di sostenibilità:per una risorsa rinnovabile (suoli, acqua, foreste), la percentuale sostenibile di impiego non può essere maggiore di quella di rigenerazione;per una risorsa non rinnovabile la percentuale sostenibile di impiego
non può essere maggiore di quella con la quale è possibile rimpiazzarla
con una risorsa rinnovabile (ad esempio: investire parte dei profitti per
l’adozione di tecnologie produttive con risorse rinnovabili).
Nelle strategie nazionali di sviluppo economico deve considerarsi prioritaria l’adozione di strumenti normativi efficaci atti a promuovere una
sempre maggior diffusione di modelli di sviluppo sostenibili, della Green
Economy e dell’economia circolare. A tal fine le Pubbliche Amministrazioni
dovrebbero essere coinvolte a tutti i livelli nella promozione
di questo cambiamento e diventare un riferimento per l’adozione di
buone pratiche, migliori tecniche e standard. È necessario armonizzare
i rapporti tra lo Stato e le Pubbliche Amministrazioni, rafforzando le
autonomie ed i presidi territoriali più efficienti ed i modelli più avanzati
e rispettosi dell’ambiente, valorizzandone le professionalità e le risorse
migliori.
È necessario che ogni intervento del decisore politico si collochi in una
strategia di economia circolare, intesa quale sistema ambientale ed
economico in cui un bene è utilizzato, diventa rifiuto, e poi, a valle di
un procedimento di recupero, cessa di essere tale per essere riutilizzato
quale materia seconda per la produzione di un nuovo bene, in
contrapposizione al modello di “economia lineare” in cui i beni divenuti
rifiuti sono avviati semplicemente a smaltimento dopo il loro utilizzo.
Una corretta e virtuosa applicazione dell’economia circolare, in linea
con la gerarchia europea nella gestione dei rifiuti, comporta una forte
riduzione del rifiuto prodotto, una crescente percentuale di prodotto
riciclato e contestualmente una drastica riduzione della quota di rifiuti
smaltiti in discarica ed incenerimento, fino ad arrivare al graduale
superamento di questi impianti, adottando metodi tecnologicamente
avanzati ed alternativi. A tal proposito il sistema di economia circolare
di riferimento è quello oggi adottato dal servizio pubblico della provincia
di Treviso, studiato in tutto il mondo. La riduzione della produzione
del rifiuto e raccolte differenziate di qualità che portino al reale
recupero di materia è realizzata anche attraverso la progettazione di
beni e fiscalità premianti per chi produce beni riciclabili e riutilizzabili, il
ricorso alla raccolta domiciliare con tariffazione puntuale per cittadini
e imprese, azioni contro lo spreco alimentare, la realizzazione di centri
di riparazione e riuso dei beni utilizzati. Occorre incrementare i fondi a
disposizione delle Regioni per incentivare e semplificare l’avvio di iniziative
imprenditoriali legate al recupero e al riciclo della materia.
Si intende privilegiare la gestione dei rifiuti a filiera corta, il recupero di
materia con il compost per ridurre i fertilizzanti chimici e l’irrigazione
(il compost è ricco d’acqua). Verranno inoltre valutate sperimentazioni
sul ciclo vita di impianti a biometano valutando i costi, l’inquinamento
e i prodotti reflui.
È necessaria una mappatura capillare di tutte le eventuali strutture a
rischio amianto partendo dalle scuole, al fine di intervenire per la rimozione
e lo smaltimento presso siti idonei dei materiali contenenti
amianto.
È necessario altresì snellire i procedimenti di bonifica definendo accuratamente
responsabilità e metodologie, salvaguardando i controlli
per individuare i responsabili delle contaminazioni e la tutela delle matrici
ambientali, garantendo la trasparenza dei dati e la partecipazione
dei cittadini.
A livello nazionale, regionale e locale è quindi determinante avviare
una serie di interventi diffusi in chiave preventiva di manutenzione ordinaria
e straordinaria del suolo, anche come volano di spesa virtuosa
e di creazione di lavoro, a partire dalle zone terremotate, oltre che ad
azioni per responsabilizzare il cittadino sui rischi connessi alla tutela
del territorio.
Per quanto concerne le aree terremotate ci impegniamo a chiudere la
fase dell'emergenza e passare alla fase della ricostruzione con l'obiettivo
di creare anche le condizioni per un rilancio economico delle zone
colpite. Tra le necessità prepotentemente emerse negli ultimi mesi
prioritaria è la semplificazione delle procedure, sia per le opere pubbliche
che per la ricostruzione privata. Occorre poi la certezza nella disciplina
generale contenuta nei decreti e nelle ordinanze. Per questo si
coinvolgeranno i soggetti interessati nelle modifiche da apportare che
dovranno essere definitive. Sarà garantito un maggiore coinvolgimento
dei comuni, mediante il conferimento di maggiori poteri ai Sindaci.
È inoltre indispensabile fermare il consumo di suolo (spreco di suolo) il
quale va completamente eliminato attraverso un’adeguata politica di
sostegno che promuova la rigenerazione urbana. A questo proposito
vanno promosse azioni di sostegno alle iniziative per rilanciare il patrimonio
edilizio esistente, favorendo la rigenerazione urbana e il retrofit
(riqualificazione energetica) degli edifici. Gli immobili capaci di autoprodurre
energia rappresentano la sfida del futuro. In questo senso
deve essere orientata anche l’edilizia residenziale pubblica.
Per contrastare il rischio idrogeologico sono necessarie azioni di prevenzione
che comportino interventi diffusi di manutenzione ordinaria
e straordinaria del suolo su aree ad alto rischio, oltre ad una necessaria
attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico.
In tema di contrasto al cambiamento climatico sono necessari interventi
per accelerare la transizione alla produzione energetica rinnovabile
e spingere sul risparmio e l’efficienza energetica in tutti i settori.
È quindi fondamentale potenziare le azioni attualmente considerate
a livello nazionale per il contrasto al cambiamento climatico e per la
transizione verso modelli sostenibili di economia e gestione delle risorse
rinnovabili. È necessario avviare azioni mirate per aumentare
l’efficienza energetica in tutti i settori e tornare ad incrementare la
produzione da fonti rinnovabili, prevedendo una pianificazione nazionale
che rafforzi le misure per il risparmio e l’efficienza energetica e
che riduca i consumi attuali.
A tal riguardo, azioni prioritarie contro cambiamenti climatici ed inquinamento
andranno avviate con piani specifici per le aree più colpite
del nostro Paese. Pensiamo, ad esempio, al bacino della Pianura Padana
dove va migliorato e implementato il piano di bacino e a tutte le
aree metropolitane.
Particolare attenzione anche in sede UE verrà prestata ad innescare e
favorire processi di sviluppo economico sostenibili, basati soprattutto
su innovazione, start up e impresa giovanile, anche nelle aree montane,
che pur rappresentando una quota territoriale significativa del
Paese ed essendo ricche di risorse naturali e culturali, sono gravate da
ritardo di sviluppo, spopolamento e invecchiamento della popolazione
con conseguente degrado ambientale e fenomeni di dissesto.
Con riferimento all’ILVA, ci impegniamo, dopo più di trent’anni, a concretizzare
i criteri di salvaguardia ambientale, secondo i migliori standard
mondiali a tutela della salute dei cittadini del comprensorio di Taranto,
proteggendo i livelli occupazionali e promuovendo lo sviluppo
industriale del Sud, attraverso un programma di riconversione economica
basato sulla progressiva chiusura delle fonti inquinanti, per le
quali è necessario provvedere alla bonifica, sullo sviluppo della Green
Economy e delle energie rinnovabili e sull’economia circolare.
Anche al fine di prevenire misure sanzionatorie da parte dell’Unione
Europea prevediamo misure volte all’adeguamento degli standard di
contrasto all’inquinamento atmosferico secondo le norme in vigore.

Brevemente, solo alcune sottolineature:

  • Un primo tema che mi piace sottolineare è quello di apertura: Green Economy, Decarbonizzare, Defossilizzare e parallelamente, dalla “Economia Circolare” (con riferimento concreto ad un esempio, quello della Provincia di Treviso) i principi relativi alle Risorse rinnovabili e non rinnovabili.

  • Importante l’impegno ad uscire dalla logica delle “discariche” scegliendo definitivamente quella della raccolta differenziata e del riciclo.

  • Altrettanto importante il riferimento all’amianto, con snellimento delle procedure di bonifica

  • C’è l’ impegno a fermare il Consumo del suolo con parallelo rilancio del patrimonio edilizio esistente. Contemporaneamente interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria tesi a diminuire il rischio idrogeologico.

  • A conclusione il capitolo affronta i dramma socio/economico/esistenziale dell’ILVA di Taranto con un programma di riconversione economica basato sulla chiusura delle fonti inquinanti, bonifica ambientale, proteggendo nel contempo i livelli occupazionali (green economy- rinnovabili-energia circolare).

Tutto ciò in un “Contratto” scritto e sottoscritto, che saremo in grado di verificare in che misura, il MINISTRO DELL’AMBIENTE, SERGIO COSTA laureato in Scienze Agrarie, sarà in grado di porre in essere. Ha collaborato con la Direzione Nazionale Antimafia, in particolare per le inchieste sull’”ecomafia” in Campania.

Generale di brigata dell’Arma dei Carabinieri e comandante della Regione Campania dei Carabinieri forestali ha coordinato la spinosa inchiesta sulla Terra dei fuochi.

Le “credenziali” e conseguente “credibilità” non gli mancano di certo !

FRANCESCO TORRISI

08 Giu 2018 in Ambiente

1 commento

Commenti

  • Già, con competenze che ha già dimostrato sul campo.
    L’innesto di tecnici in un governo costituito in buona parte da “politici” senza esperienze non potrà che dare un valore aggiunto (i tanto… vituperati tecnici non eletti dal popolo!).

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