sabato 20 ottobre 2018

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14 luglio 1938

La data del 14 luglio evoca in genere la presa della Bastiglia, la rivoluzione francese e quindi il trinomio Liberté, Egalité, Fraternité. Esattamente tre anni fa, mi permettevo di far capolino su CremAscolta per la prima volta, con un testo sull’Europa e sull’importanza di queste tre parole.

Oggi mi permetto di citare dei fatti che con la libertà, l’uguaglianza e la fraternità c’entrano poco. Oggi è l’ottantesimo anniversario del “Manifesto della Razza” del 14 luglio 1938, che in Italia ha aperto il periodo dei provvedimenti di legge e delle disposizioni amministrative per la difesa della razza italiana. Esaminando questa documentazione storica, emergono elementi e spunti di notevole interesse. Al “Manifesto”, detto anche “degli Scienziati Razzisti”, firmato da dieci professori, in prevalenza medici, aderiscono anche, nelle settimane successive, più di trecento altre personalità italiane: docenti universitari, magistrati, economisti, industriali, esponenti del clero, alti ufficiali, intellettuali, scrittori, artisti, giornalisti, dirigenti del regime e altri ancora. Inoltre, anche se non firmatari, innumerevoli ulteriori personaggi di rilievo, civili, militari e religiosi, manifestano poi pubblicamente e per iscritto la loro motivata condivisione.

I dieci firmatari originari sono: Lino Businco, Lidio Cipriani, Arturo Donaggio, Leone Franzi, Guido Landra, Nicola Pende, Marcello Ricci, Franco Savorgnan, Sabato Visco ed Edoardo Zavattari. Franco Cuomo, che ho avuto il piacere di conoscere e frequentare (è mancato nel 2007), ha scritto un bel libro sull’argomento: “I Dieci”, ripubblicato da Bonanno Editore l’anno scorso. Si tratta di nomi che oggi dicono poco a chi non ha studiato quel periodo ma che erano molto noti al tempo, nei rispettivi ambiti professionali e istituzionali. Nel libro è ben evidenziato come nessuno di questi dieci firmatari abbia conseguenze negative dopo la guerra. Per uno dei soliti misteri italiani, in epoca repubblicana restano tutti intoccabili. Alla caduta dal fascismo, non vengono infatti rimossi dalle cattedre universitarie e dai loro incarichi di prestigio. Nel caso di temporanea critica, sono poi reintegrati in tutti i ruoli e le attribuzioni. Alcuni ottengono avanzamenti e riconoscimenti ulteriori. In diversi nostri testi enciclopedici e biografici, di quel loro comportamento spesso si tace.

Tra i trecento e più che, subito dopo, firmano il “Manifesto”, spiccano tra i nomi più noti quelli di Pietro Badoglio, Piero Bargellini, Giorgio Bocca, Gino Boccasile, Amintore Fanfani, Agostino Gemelli, Giovanni Gentile, Giovanni Guareschi, Mario Missiroli, Walter Molino, Giovanni Papini, Ardengo Soffici, Arrigo Solmi. Ovviamente, ci sono anche le firme di tutto l’establishment politico del tempo, a partire da Mussolini: tra le altre, quelle di Bottai, Buffarini Guidi, Farinacci, Graziani, Mezzasoma, Pavolini, Starace, anche quelle di Almirante e di Evola. La maggioranza dei Savoia e della Real Casa approva con convinzione, a partire dal Re. E “Sciaboletta” controfirma tutta la normativa conseguente. Sul Papa e sulla curia mi astengo da indicazioni e commenti.

Con R.D. 5 settembre 1938 n. 1390, convertito in legge il 4 dicembre 1938, viene istituito il Consiglio Superiore della Demografia e della Razza. Il Tribunale della Razza, le Commissioni per le Discriminazioni e l’Ente per la Gestione e Liquidazione dei Beni confiscati agli ebrei sono quindi attivati. Il 6 ottobre 1938 il Gran Consiglio del Fascismo dichiara l’urgenza dei problemi razziali e proclama la priorità di una “coscienza razziale”. I verbali contengono illuminanti paragrafi sugli ebrei e l’ebraismo, gli ebrei di cittadinanza italiana, gli altri ebrei, le Cattedre di Razzismo, l’allontanamento degli ebrei dagli incarichi pubblici e dalle scuole, l’ipotesi di deportazione degli ebrei in Etiopia e altro ancora. Tutti temi in genere modellati sulla falsariga del citato R.D. del 5 settembre. Con R.D.L. 15 novembre 1938, convertito in legge il 14 dicembre 1938, sono integrate e coordinate molte norme per la difesa della razza nella scuola italiana, contenenti prescrizioni alquanto significative. Le discriminazioni iniziano sui primi banchi di scuola. Ulteriori provvedimenti in favore della razza italiana vengono espressi dal R.D. 17 novembre 1938 n. 1728, anch’esso convertito in legge il 14 dicembre 1938. È un testo piuttosto completo, articolato ed esauriente, che costituisce una base giuridica adeguata alle successive azioni di persecuzione e sterminio. Con Circolare del 30 settembre 1938, il Ministero dell’Educazione Nazionale aveva provveduto all’abolizione nelle scuole di tutti i testi di autori di razza ebraica. Seguiranno poi molte altre Circolari dei vari Ministeri, precise e dettagliate, contro la razza ebraica, non tralasciando alcun ambito di vigenza amministrativa, come ad esempio la Circolare del 18 giugno 1940 (otto giorni dopo la dichiarazione di guerra), contenente disposizioni razziali nel settore dello spettacolo.

Verranno allestiti in Italia 38 campi di concentramento, ben strutturati e organizzati, che nel periodo dell’occupazione tedesca fungeranno da “campi provinciali d’attesa e transito” verso i campi di sterminio nazisti. Questi poli logistici forniranno i convogli di ebrei soprattutto allo “snodo di concentramento” di Carpi, al Campo di Fossoli, il principale punto di partenza dei convogli per il Brennero.

Sono note le cifre della Shoah in Italia, come noti sono i sistemi di gestione, i meccanismi operativi e le dinamiche realizzative delle persecuzioni e degli eccidi. Mi sono permesso di dilungarmi sugli aspetti giuridici per sottolineare come tutto fu svolto nel pieno rispetto della legalità. Oggi è l’ottantesimo anniversario di quel giorno in cui gli italiani si riscoprirono legalmente razzisti.

Commenti

22 risposte a “14 luglio 1938”

  1. ….mi scuso, coram populo, con l’amico Pietro per aver fatto uscire con un giorno di ritardo il suo bellissimo, importate post, ma ieri ero in viaggio per l’Italia e non ero materialmente in grado di operare per la redazione del blog.
    Ciò premesso, ringrazio Martini per il contenuto e per il taglio dato al suo intervento su un tema sul quale molti, troppi, in tempi diversi, con motivazioni spesso difficilmente sostenibili, hanno preferito lasciar cadere il velo dell’oblio, facendo ……”finta di nulla”!
    Credo non ci sia nulla di peggio per un popolo che “legalizzare” ( appunto “per legge”!) quanto viola i fondamentali valori che individuano un bipede dalla postura eretta, come appartenente al genere umano!
    E questo (almeno per me) fia suggel ……

  2. Speriamo che questo documentatissimo post di Martini non porti sfiga, che non sia premonitore di altre simil leggi.

  3. Grazie a te di tutto, Francesco, come sempre, per quanto fai in favore di CremAscolta. Il ritardo è stato mio, nel non mandare il pezzo il giorno prima. Nessun problema.

    L’attuale situazione italiana mi sembra molto diversa da quella di allora. Incrociamo pure le dita, caro Macalli, ma a mio parere ci sono troppe differenze rispetto a ottant’anni fa per far temere nuovi manifesti della razza e nuove leggi razziali. E poi, allora quella fu una tragedia. Oggi questa è una commedia.

    Mi è parsa interessante l’attenzione sulla scuola, come punto cruciale dell’azione, come fattore critico di successo dell’operazione. Le epurazioni furono notevoli, pesanti e capillari. Molti ne approfittarono per occupare cattedre e incarichi. Se parecchi italiani furono razzisti, spesso lo furono anche per opportunismo.

    Esistono alcune credenze da sfatare, riferite in genere al concetto di “italiani brava gente”. Non è vero che gli italiani non siano razzisti. Basta documentarsi. I fatti di quel periodo sono solo uno degli esempi di razzismo della nostra storia. Così come non è vero che gli italiani siano pacifici. È vero il contrario, come indicano molti testi, da ultimo il bel libro di Andrea Santangelo, “L’Italia va alla guerra. Il falso mito di un popolo pacifico”, uscito l’anno scorso.

    Proprio perché siamo, a livello latente, razzisti e bellicosi, potenzialmente in modo violento, occorre stare attenti alle “modalità di utilizzo” del popolo italiano. Settant’anni di pace possono aver scaricato ma anche caricato la molla. Siamo solo apparentemente “brava gente” e, oltre certi limiti di sopportazione, salta fuori la nostra vera natura, rissosa e facinorosa. Ovviamente, è mia convinzione che allora gli ebrei avessero solo la colpa di essere odiati dal nostro alleato tedesco. E noi, tra le varie colpe, soprattutto quella di aver sbagliato alleato.

  4. E nutrito anche lo stuolo dei medici, che vergogna. Già, si direbbe ora, ma se il grande Alex Carrel, francese, pioniiere della chirurgia vascolare, dedito al salvataggio di vite umane dimiliitari o civili, niizialmente in casa sua con la moglie, cattolico fino al misticismo, espresse in forma scritta analoghi principi, vuol dire che il baco era prrofondamente annidato e aveva contagiato l’intera Europa. Alzar la guardia: l’intelligenza non è fonte di anticorpi.

  5. « Quando le ideologie si discostano dalle leggi eterne della morale e della pietà cristiana, che sono alla base della vita degli uomini, finiscono per diventare criminale follia. Persino la prudenza dell’infanzia ne viene contaminata e trascinata da un orrendo delitto ad un altro non meno grave, nel quale, con la ingenuità propria dell’innocenza, crede di trovare una liberazione dalla colpa. »La scuola, indubbiamente, e parlo di cattivi maestri, non per una cattedra che quello sarebbe il meno, perché non solo siamo un popolo razzista e violento, ma siamo anche clientelari, corrotti, raccomandati, con un popolo che crede che le èlite abbiano prodotto lo sfacelo contemporaneo. E in parte ne sono responsabili, ma solo in parte, e non basterebbe certamente il mea culpa più genuflesso del modo per invertire parti cresciute vittime dei danni che ha prodotto la globalizzazione mal governata, e non quegli stupidi distinguo tra diritti sociali o civili che per alcuni sarebbero la causa della fine della sinistra, invece che incolpare meccanismi economici e finanziari che della Politica se ne strafregano. Ma siccome il mondo globale è molto complesso, e analizzarne i meccanismi è ormai roba da specialisti, e il popolo si sa, si accontenta di slogan, che più gridati sono e meglio è, allora ecco spuntare le ronde di Casa Pound a presidiare le città, dopo il fallimento delle ronde padane, o il diritto alla legittima difesa con armi in tutte le case (ma non toccherebbe alle Forze dell’ordine presidiare? Magari potenziandole, non lasciare allo sbaraglio, al fai da te, la difesa della propria intimità). E allora mettiamoci anche le lobby delle armi, e magari una sorta di tolleranza, legalizzazione mascherata delle ronde di cui prima, e tutto questo conferma quello che Lei Martini dice, paventando “modalità di utilizzo” del popolo italiano che è ben contento di armarsi e partire. Per andare dove? Naturalmente contro uno Stato che nulla può perché rappresentato negli ultimi decenni da quell’èlite con Rolex a altri populismi che neanche elenco. Dimenticando che questi aristocratici della Politica, se non il senso dello Stato, hanno dimostrato di avere almeno il senso di quei valori ribaditi nelle nostre leggi dopo, appunto, quelle famigerate del periodo fascista. Siamo un popolo di violenti? Senz’altro. E la Scuola, che non è solo un posto di lavoro per tanti, per questo ho citato all’inizio la didascalia che apre Germania anno zero di Rossellini, per dire cosa? Che il potere persuasivo dei politici contemporanei, che non fa che gettare benzina sul fuoco della rabbia di tanti, forse è meno commedia di come la si voglia classificare, perché un’educazione al vivere civile è faticosa, impegnativa, e non deve lasciare spazio a quelle facili soluzioni come sembrarono le leggi razziali in quell’epoca, con l’epilogo che tutti conosciamo. Politica ed educazione in parallelo inscindibile. Siamo un popolo violento? In questo momento storico lo siamo con forze politiche che alimentano “sentimenti” in genere destinati ad esprimersi. Dopo settant’anni siamo ancora daccapo. Io non mi suicido come il protagonista di Rossellini dopo aver ucciso. Preferirei essere educato a non uccidere. Non siamo nella commedia Martini. Scusate l’impeto da poca sitassi e la lungaggine.

  6. Fa davvero impressione vedere tra i firmatari i nomi di alcuni personaggi che svolgeranno un ruolo importante (in ambito politico, culturale, organizzativo-sanitario) nella nostra storia repubblicana!

    I tempi sono cambiati, è vero, ma il rischio è sempre in agguato: quando si entra in un flusso culturale-politico che addita “nemici” ovunque e a tutti i livelli, dobbiamo stare in guardia perché potremmo precipitare nell’abisso senza accorgerci.
    Tutto nella… legalità.
    Tutto per una giusta Causa.
    Tutto per difendere i legittimi confini nazionali.
    Tutto per difenderci dai nemici di Bruxelles…

    Grazie, Pietro, per il potente scossone che ci hai dato!

  7. ….un pochino con meno “impeto” (Ivano) però anche io ritengo purtroppo che non di “commedia” si tratti, ma di tragedia, in atto ed …annunciata.
    In atto, perchè ( e volutamente in questo ambito non sfioro nemmeno le complessissime cause, ma solo gli epigoni) l’olocausto di vite umane, in qualche maniera oramai “metabolizzato”, “tecnicizzato” anche e soprattutto dalla comuntà internazionale non può essere che peso sulla coscienza di uomo, annunciata perchè nei “campi di detenzione” libici, credo si stia preparando un “incubatoio di violenza terroristica” che si evidenzierà, a…”scoppio ritardato” negli anni a venire.
    Sono andato “fuori tema”?
    Tecnicamente si, ma di fatto, quanti di noi in un cantuccio recondito delle nostre considerazioni, non ci ha un “…. ma sti lumumba neri, cosa pretendono”?
    E ci avevo fatto già un post dal titolo ….”in tinta”: “Io? Non sono razzista”!

  8. Senza dubbio fa impressione leggere alcuni nomi, anche perché finita la guerra di rappresaglie contro i fascisti ce ne furono. Fa riflettere

    • Quella che oggi e’ mala tempora per la minoranza, ieri lo era per la maggioranza. E’ una fortuna che il moto della Storia sia perpetuo e si presenti sempre in forme nuove. Personalmente, non ho nulla di cui preoccuparmi, altrimenti lo avrei detto.

  9. Vede, Macalli, io non penso che oggi la nostra democrazia sia messa peggio di ottant’anni fa. E credo che su questo potremmo convenire. Quanto di negativo lei ascrive alla realtà attuale, che presenta certamente aspetti censurabili, è ben poco, a mio parere, rispetto a quelle leggi razziali e agli orrori che ne derivarono. Leggere certi paragrafi, alcuni passaggi, talune affermazioni aiuta a capire. Penso sia stato il punto di massimo errore e massima vergogna nel ventesimo secolo per noi italiani, che peraltro, in quello stesso pessimo e sciagurato secolo, di scemenze ne abbiamo fatte parecchie. Lì è finito il fascismo. Lì l’Italia ha cominciato a perdere.

    Quanto accaduto allora non è paragonabile ai fatti di oggi. Ha ragione Francesco nel metterci in guardia, perché dentro di noi ci sono pulsioni razziste radicate da secoli. Ma immagino che anche lui distingua l’avversione ai clandestini degli italiani attuali da quelle persecuzioni, da quegli eccidi. Avete ragione, in Italia si rischia talvolta la tragedia. Ma più spesso la farsa. Oggi noi siamo in difesa, non sappiamo che pesci pigliare, dall’una e dall’altra parte politica prevale la commedia dell’arte. Forse dovremmo chiederci quanta responsabilità abbiano avuto in ciò gli apostoli di tanto “laisser faire, laisser passer” riguardo ai clandestini. Ci sono due modi per fare riemergere il carattere razzista e bellicoso, violento e facinoroso, rissoso e fazioso degli italiani: il secondo è di tirare la spoletta e far esplodere la bomba; il primo è quello di costruire la bomba, assemblando nel tempo esplosivo, detonatore e innesco, con spensierata incoscienza e gioconda letizia, in pace, amore e così sia, in brache o in sottana.

    Lei ha ragione a citare l’antisemitismo di estrema destra. Ma c’è anche un antisemitismo di sinistra, ben pasciuto e protetto dalle istituzioni, in combutta con gli snobismi salottieri italiani infatuati delle pretese islamiste, palestinesi e terroristiche mediorientali. Quello che è successo il 25 aprile in danno della Brigata ebraica è gravissimo. Che c’azzeccavano le bandiere islamiche e palestinesi con la nostra lotta di liberazione? Quelle venivano ostentate e applaudite, la bandiera di chi aveva combattuto per la nostra libertà, quella no.

  10. Martini, come non essere d’accordo. L’importante è prevenire, curare spesso è tardi. Una banalità, lo so, ma non vedo altro modo. Che poi in una società complessa degenerazioni come quella contro la Brigata ebraica la dicono lunga sul livello di civiltà conquistato dopo tanti anni di pace e democrazia, questo conferma quanto dice Lei. Focolai sotto la celebre ne covano sempre. Cos’altro dire? Che non metterei nello stesso calderone Islam, terrorismo e causa palestinese, ricordando ai facinorosi che popolo ebraico e politica israeliana non sono la stessa cosa. La bandiera palestinese può sventolare, quella di Israele coi territori occupati e dispendio di mezzi militari ha meno ragione di issarsi.

    • Ma basta con queste cose, non se ne puo’ piu’ dei fascisti xenofobi del Pd e dei comunisti populisti di Forza Italia. Il mondo e’ un altro, non ha nulla a che vedere con cio’ che e’ stato poiche’ quello che verra’ sara’ del tutto diverso. Imprevedibile persino dalle cime pidine e forzaitaliote. E non bisogna essere neppure dei geni per capirlo.

  11. Se sventoliamo la bandiera palestinese il 25 aprile, quando celebriamo la nostra liberazione, allora possiamo aprire il toto-bandiera su quante altre bandiere sventolare, tanto per sladinarci un po’ i polsi. La fantasia italica non ha limiti. Ma anche in altre occasioni, civili, militari e religiose. Che so, visto l’acquisto di Ronaldo, possiamo sventolare la bandiera della Juve al Corpus Domini. Però diventa una gara tra sbandieratori, senza alcuna pertinenza con la ricorrenza specifica, se non quella della peregrina pulsione ideologica del singolo sbandieratore. Nessun problema. Basta saperlo. Contenti gli organizzatori. Anzi, si potrebbe rilanciare l’antica professione dello sbandieratore, tipo quelli del palio, favorendo così l’occupazione, tanto per bilanciare un po’ i posti di lavoro che certi apprendisti politici intendono farci perdere.

    Mi permetto inoltre una precisazione. E lo dico per evitare le usuali controdeduzioni del caso: nella classifica dei genocidi perpetrati dalla nostra specie, so bene che i circa 7.500 ebrei italiani uccisi (su circa 58.000) e che i circa sei milioni di ebrei complessivamente uccisi in quel contesto storico non sono in cima alla hit parade degli orrori. L’homo sapiens ha fatto di peggio, lo sappiamo. Riferendoci all’epoca recente, le citazioni di rito sono in genere quelle delle vittime del comunismo e dei massacri africani tra etnie. Invece, volendoci riferire più specificamente all’Italia e in particolare al secondo conflitto mondiale, le citazioni d’obbligo sono quelle degli oltre 10.000 deportati politici italiani uccisi e degli oltre 40.000 militari italiani internati e uccisi, sempre nei campi di concentramento nazisti. Ricordare le leggi razziali e i successivi eccidi degli ebrei italiani non esclude il fatto di ricordare e onorare le altre vittime.

  12. Martini, ho visto arrivare in diretta il suo commento. Che il 25 aprile abbia una sua specificità è fuori discussione e anch’io considero imbecilli i Centri sociali o le organizzazioni filopalestinesi che ne hanno sventolato la bandiera.

  13. Rita, ed altri, che la Storia sia imprevedibile è un dato di fatto, viene sempre scritta dopo. Eppure ci si riempie la bocca di parole come “progetto”, termine mai tanto abusato come in questi decenni. Tutto è pianificabile, programmabile, quantificabile in termini di risultati. Ecco, proprio alla luce di tutto questo, si dovrebbe bandire dal vocabolario l’altro termine che fa da contraltare: il fatalismo. Abbiamo pianificato lo sbarco sulla Luna e non siamo in grado di progettare la vita sulla Terra? Possibile non si riesca a fare un bilancio tra costi e benefici? Ecco, si dovrebbe ribaltare la prospettiva, fare in modo che la Storia sia scritta prima, non dopo. Impossibile? Può darsi, ma proprio guardando a Quella si dovrebbe invertire la rotta. È in atto in questi giorni uno scontro tra tecnici e politici che confermerebbe l’impossibilità di un progetto futuro, con contrapposizioni imprudenti tra negazionismo economico e mania di protagonismo. E provare quindi a fare un progetto piuttosto che improvvisare? Perché io vedo solo questo. Solo improvvisazione a colpi di twit, che già quelli sono il segno del poco spessore contemporaneo, nessun discorso programmatico, se non il barcamenarsi nel qui e ora del contingente. E per tornare al tema: le leggi razziali avevano già in sé il germe dell’olocausto? Nessuno ne avrebbe previsto lo svolgimento? Nessuna Cassandra, – mai come ora il pessimismo dovrebbe fare da guida contro improvvisate soluzioni -, disse in quel momento che densi nuvoloni si addensavano all’orizzonte? A chi dar credito allora, alla propria indole personale, al racconto della Storia, ai propri egoismi o convincimenti personali senza se e senza ma, nel senso di chissenefrega del mio dirimpettaio, o ad un minimo di preveggenza orientata al bene comune? O il bene comune, di cui parla sempre Piero, nella Storia non è mai esistito? E se non mai è esistito dobbiamo continuare ad aspettare seduti pacifici e vedere come va il mondo, cioè come vuole lui? O semplicemente prendere atto di quanto detto nel libro segnalato da Martini e confermare che non siamo un popolo o mondo di pacifici? Perché è innegabile che i tempi siano grami. Se così fosse sapremmo a breve cosa aspettarci.

  14. Già, Ivano, la mania di non farsi cavalcare da Salvini, la smania di occupare il video, di dare una risposta immediata al proprio elettorato.
    Anch’io credo che i pentastellati, alla ricerca del loro… posto al sole, amino lo spettacolo (uno spettacolo condotto superbamente da Salvini) e confesso di aspettarmi poco dall’improvvisazione.
    La politica (di un uomo di governo) è ricerca faticosa, è ascoltare le ragioni degli altri, è trovare un punto di equilibrio tra vari interessi…
    E’ un lavoro silenzioso se vuole produrre risultati nel medio e lungo termine e non invece dare una soddisfazione immediata ai propri elettori.

  15. Una precisazione sui “nuvoloni all’orizzonte” e sul loro avvistamento, riguardo a quanto dice Ivano Macalli. Sia il manifesto che le leggi razziali, prima, sia la shoah italiana, dopo, furono fatti anticipatamente previsti, accettati e voluti, per lo meno dalla classe dirigente politica, religiosa e culturale italiana. Dalla fine degli anni Venti, le pubblicazioni antisemite abbondarono anche in Italia e venne a rompersi il rapporto molto forte tra il nostro ebraismo e il nostro patriottismo nazionale. Non fu un caso.

    Dallo Statuto Albertino nel 1848 e dal Risorgimento fino ai primi anni del fascismo, questo rapporto era stato indubbio e significativo. Moltissimi ebrei combatterono e caddero, spesso come volontari, nelle guerre d’indipendenza e nell’impresa dei Mille, nella prima guerra mondiale, in tutti i conflitti in cui si potesse dar esempio di patriottismo. Molti lottarono a Fiume e, persino, furono Sansepolcrini. In Italia si verificò il miracolo storico di un ebraismo in cui spesso ci si sentiva più italiani che ebrei. Da un certo momento tutto cambiò, ancor prima dell’alleanza con la Germania. Realpolitik istituzionale.

    Oggi le cose stanno molto diversamente. La dirigenza politica è divisa e senza strategie a lungo termine, la dirigenza religiosa è completamente schierata nel modo che sappiamo e la dirigenza culturale è quasi tutta attestata su posizioni di accoglienza, tolleranza e solidarietà. Mi sembra parecchio diverso. Il rischio c’è ma al contrario. Oggi lo corrono gli italiani.

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