mercoledì 19 dicembre 2018

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Barche a “Vela”

 

“Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù”.

Aveva ragione il professor Keating ne “L’attimo fuggente”: quando credete di sapere qualcosa, provate a guardarla da un’altra prospettiva.

Pensavo di conoscere Scampia e forse in parte la conosciamo tutti.
La Scampia cinematografica di Gomorra e Don Pietro Savastano, delle piazze di spaccio e delle faide l’abbiamo vista, l’abbiamo letta e non è un’invenzione. Era così.
Era, infatti, la Scampia della Camorra, di Paolo Di Lauro, delle piazze di spaccio, della “casa dei puffi”, delle “Vele”, della violenza e del sangue.

 

Ma, come dicevamo prima, spesso crediamo di conoscere qualcosa, ma la conosciamo solo in parte e per conoscerla veramente bisogna vederla da un’angolazione diversa, bisogna salire su una cattedra, bisogna salire a Scampia.

Dobbiamo vederla dagli scantinati delle Vele e provare rabbia, dobbiamo vederla da una finestra di una casa occupata abusivamente e trasformata ne “l’albero delle storie”, in una biblioteca, e provare gioia, dobbiamo vederla tramite le parole piene di dignità di chi ci abita e trovare coraggio, dobbiamo farci guidare dai trapezisti di Scampia e fidarci di loro.

 

Scampia è sospesa nel vuoto. C’è un filo sottile che la collega con la città, c’è un filo sottile che alimenta la speranza. Quel filo è la dignità, la straordinaria dignità degli abitanti di Scampia.
Chi ci abita assomiglia ad un trapezista, abituato dalla nascita a restare in equilibrio, a combattere la paura del vuoto, aggrappandosi a quel filo, a quella speranza, ma con una certezza:
se cadi, ti aspetta la strada, le piazze di spaccio, una pistola, ti aspetta il carcere, un figlio che non vedrai nascere, un figlio che non vedrai crescere.

E allora?

Allora provi a resistere aggrappato a quel filo, resisti e speri che un giorno lo Stato costruirà un ponte al posto di quel filo e speri che i tuoi figli non saranno dimenticati come hanno fatto con te.
Resisti e speri che un giorno, anche lì, sospesi nel vuoto, ci saranno una scuola, una biblioteca, un centro ricreativo per ogni piazza di spaccio e che la scuola insegnerà di più della strada, speri che che ai soldi facili della droga si preferirà l’emozione di un libro e alla sorda esplosione della pistola, la carezza della poesia.

E ti accorgi che siete in tanti a resistere, a sperare e ti accorgi che quel filo si rafforza ogni qualvolta qualcuno resiste, ogni qualvolta qualcuno fissa quel vuoto e rinuncia a lasciarsi andare.

Oggi quel filo è una fune forte, resistente, oggi quel filo è una randa da cazzare per spiegare quelle Vele, che non sono più una prigione ma un mezzo di fuga, una barca a vela che naviga verso la città.

Sapete, allora, cosa deve essere Scampia? Sapete cosa devono essere le periferie?

Devono essere una speranza, un’opportunità, un laboratorio, una prospettiva ancora da scoprire perché un problema non è altro che una soluzione non ancora scoperta.

Commenti

32 risposte a “Barche a “Vela””

  1. ….stupendo pezzo Giorgio, fili mi; porti a CremAscoltaun bel “rinascimento” (che dovrebbe poi essere centrale andando alla ricerca di una “identità” nel “buffo stivale”!).
    E in automatico la mente mi va a quale “tormentina” possiamo issare per far “navigare verso la città” (di Crema!) quella che doveva essere la “scuola di CL”, la …..nostra “Scampia”, che sta li con le …..sentine piene d’acqua!
    Monumento all’arroganza, alla furbizia politica, al malaffare mascherati da opera ….caritatevole, che un ottimo “writer” ha esplicitato con un affresco degno di un Caravaggio del 2000!
    Ma la sensazione è che ci si ….abbuffi di street-food e su certi “cadaveri eccellenti” si preferisca glissare (con la profonda, rincattucciata speranza di essere contraddetto, naturalemente!).

    • Grazie Franco.

      Mi dai la possibilità di fare una domanda rispetto ad uno dei problemi e delle poche bruttezze della nostra città: perchè nessuno si è assunto le proprie responsabilità politiche? perchè nessuno ha fatto domande in questi anni e in pochissimi hanno raccontato questa storia? perchè nessuno ancora adesso fa domande?

    • Si, e PD e LEU (per sbaglio!!!, hanno detto, ma non si vergognano?) hanno votato a favore.

      E comunque la notizia va riportata per intero, altrimenti è truffaldina. Il denaro già stanziato per le periferie è stato spostato verso un’altra voce di bilancio con cui lo Stato finanzierà un intervento che permetterà ai comuni di utilizzare gli avanzi di bilancio bloccati dal “patto di stabilità”. In pratica, ci smenano le metropoli e ci guadagnano le città di provincia. Sono scelte politiche, e un governo è lì per questo.

      L’ANCI (te la raccomando) pretendeva entrambi gli interventi: il finanziamento per i progetti di riqualificazione delle periferie metropolitane e, contemporaneamente, lo sblocco degli avanzi di bilancio. Ma non è che si può avere la moglie ubriaca e la botte piena. Vorrà dire che le metropoli, che hanno aspettato fino adesso, aspetteranno il loro turno, e cioé il 2020. Quando la coperta è corta ……..

  2. Giorgio sono orgoglioso del tuo ingresso in Cremascolta direttivo: ottima penna, animo sensibile, coraggio, lungimiranza!
    La mia esperienza: il mio primo editore, ora a Viareggio, era campano, amico di tutti i “preti da battaglia”, e a scampia ci andava a messa. Poi ho avurto contatti con molti esponenti letterai della zona ( e scusate se parlo di scrittura: il mio periscopio è quello, perché se ci vai di persona, senza una chiave di lettura, non capisci niente!)
    Bene: Scampia ha il primato regionale delle associazioni culturali: non Napoli, storica culla regia, non salernio, nodo di scambio culturale longobardo-bizantino-saraceno, ma la piccola e degradata scampia! La gente “per bene” che ci vive: scarsa percezione del malaffare, perché questi due mondi convivono con orari diversi, codici diversi, attenti a non entrare in contatti stretti che possano fare scintille e attirare l’attenzione. E allora grazie a persone come Giorgio, disposte a toccar con mano, sporcandosi eventualmente i polpastrelli, perchè TUTTI, ma proprio TUTTI, abbiamo qualcosa da guaagnarci; come orgoglio, come recupero di ingegni inespressi, non fosse altro come patrimonio di esempi da proscrivere.

    • Carissimo Adriano,
      per me è una fortuna potermi confrontare con voi. Ogni occasione diventa opportunità di crescita e conoscenza.
      Credo che non sia un caso che proprio Scampia sia la culla dell’impegno e dell’associazionismo. E’ come se nelle difficoltà l’uomo desse il meglio o il peggio di sé, o se preferiamo, è come se a causa della malattia sviluppasse degli anticorpi incredibilmente resistenti.
      In queste piccole esperienze estive andiamo alla ricerca di questi anticorpi, di queste storie positive.
      Mi piacerebbe che si desse ancora più spazio e strumenti a queste realtà per poter contagiare positivamente più persone possibili.
      Nel mio piccolo continuerò a cercare il bicchiere mezzo pieno perchè come testimoniano le foto, anche un luogo così brutto all’esterno, può conservare uno spazio così bello come l’albero delle storie.

  3. There is no alternative: è il mantra di molti, di coloro che sono rassegnati, che si sentono impotenti di fronte alla potenza del male.
    Ma… l’alternativa c’è. E c’è sempre, come direbbe don Milani, se si sortisce “insieme”, se crediamo che “insieme” siamo decisamente più potenti che isolati e che uscire “insieme” alla luce del sole vale immensamente di più che rimanere prigionieri dei nostri social…

    Sortire insieme è la Politica (la più alta forma di carità: lo ripeto come un mantra, perché non vedo alternative) e la Politica non è chiusa nelle stanze dei bottoni, ma è sulle piazze dove la Potenza del male si sprigiona.
    E il male si combatte non solo con la repressione, a con “la carezza della poesia”, con “le emozioni di un libro”.
    Con dei centri culturali, con le biblioteche. Con persone cioè della società civile che si rimboccano le maniche.
    Già come faceva, in un contesto diverso, il prete di Barbiana: con una scuola che consenta di confrontarsi, di maturare il senso critico, di ribellarsi allo status quo.
    Già, oltre il mantra “There is no alternative”.

    Bravo, Giorgio, un bel post!
    Un bel tocco poetico (è la poesia che ci fa volare oltre) in un affresco drammatico.

    • In un volume presentato alla Camera un anno fa circa, se non ricordo male, veniva certificato che il volontariato in Italia raccoglie circa 6 milioni e mezzo di cittadini. Non censiti, come moltissimi di noi, ce ne sono quasi altrettanti. Nessun altro Paese al mondo ha esempi dello “stare insieme” simili al nostro. Siamo unici anche in questo. Il gradino successivo procede dritto verso la santità.

      Mi sembra che l’attuale governo ne sia espressione: due forze antitetiche si propongono di “stare insieme” per fare qualcosa di utile. Che dire, di quelli che cercano di dividerli a tutti i costi? La filosofia dello “stare insieme” a loro non piace?

    • Grazie mille Piero.

      Le tue parole mi hanno fatto venire in mente quelle di Don Pino Puglisi, che nella loro semplicità sono così vere e potenti: se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto.

      E io aggiungerei che se solo riuscissimo a sommare,ad unire il piccolo contributo di ciascuno, potremmo fare moltissimo.
      Si dice che la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta siano forme organizzate di criminalità ed impressionante la maniacale organizzazione.

      Allora noi dovremmo sforzarci di costruire questa organizzazione, sforzandoci di fare dei passi indietro per stimolare gli altri di venirci incontro.

      Mi ha stupito, ad esempio, percepire come due realtà positive che agivano a Scampia sullo stesso ambito avessero difficoltà a collaborare, quasi che fossero in competizione.

      Ma non è forse la stessa cosa che accade qui da noi nel mondo dell’associazionismo? Su questo aspetto dobbiamo lavorare tanto

    • Rita, il dato che riporti è un punto di forza del nostro Paese. Dobbiamo sforzarci ad unire questi 6 milioni di persone, questi puntini sparsi per il Paese, che in silenzio lavorano per migliorare quello che li circonda.

      Devo dire, ad esempio, che anche il tentativo di dialogo tra forze politiche rappresenta per me un elemento imprescindibile.
      Mi piacerebbe che ci fosse un maggiore dialogo per arrivare ad una sintesi,a patto che questo dialogo venga costruito con la dovuta onestà intellettuale, per il bene di tutti.

  4. Nessuno li vuole dividere. Sono bravissimi a spaccarsi da soli, tra nuovi incontri ad Arcore, con Berlusconi nemico da sempre dei Grillini, e attacchi a Tria. Con minacce del portavoce di Conte, innominabile, che vorrebbe far fuori tutti quelli del Tesoro in fuori onda organizzato. Sul piatto della bilancia le promesse elettorali che stanno venendo al pettine, e i piatti che inevitabilmente devono pesare da una parte o dall’altra. Difficile l’equilibrio. E’ questo che li divide, non la stampa, non l’opposizione che non esiste, non la nuova destra nel nome di …. (non ho qui il giornale), che potrebbe anche piacere a Pietro. Abbiamo al governo degli onanisti incapaci di accoppiarsi perché portatori di un contratto innaturale che niente ha a che fare con la politica.

    • Ma tu credi ancora alle balle dei giornali? Ad Arcore si sono visti per concordare le candidature alle amministrative. In futuro Lega e Fratelli d’Italia ce li vedo insieme, ma iparrucconi di Sforza Italia stanno bene col Pd. Il feeling e’ palpabile.

  5. ….una riflessione: tutto quello che ci arriva, del “nuovo governo”, è filtrato dai media.
    I “giornaloni” ( e “giornaletti!) sappiamo a quali “editori” sono in mano, la RaiTV di stato è ancora nell’assetto “renziano”, le TV di B, sono ….le TV di B!
    Personalmente ci vado piano a ….”prendere pe oro tutto quello che luccica”!
    Certo, l'”ossimoro politico” alla base del “governo del cambiamento”, è fatto innegabile, così come lo è la totale inesistenza di prospettiva politica alcuna da parte delle frantumatissima “sinistra” & presuntatale.
    Di più: cosa non sta facendo la “sinistra” & …. per prefigurare un possibile scenario democratico (che nn siano la iattura di elezioni anticipate!) ad un altrettanto possibile azzeramento dell'”ossimoro”?
    In questo contesto, con cosciente pragmatismo, mi terrei ben stretto il prezioso lavoro del Presidente Conte ….”pompiere illuminato”!

  6. Invece tu c’eri ad Arcore? Cosa ci vuoi fare. Io, senza un filo diretto, l’informazione me la faccio sui giornali. Di quei giornali di cui, per la mia sensibilità o magari istinto, mi fido. Francesco, è una risposta anche a te. Quanto all’ologramma Conte, no comment, se non per chiedermi: Conte chi?

    • Così come la sento io, Ivano, in estrema sintesi, Conte è persona …. che sa, e assieme a Tria, Moavero e Giorgetti fa da ….”fideiussione” dell'”ossimoro” all’EU !

    • Guarda Ivano che ad Arcore non c’erano neppure gli stipendiati di “Repubblica” e “Corriere” che ogni giorno fanno del fantagiornalismo, se di giornalismo si puo’ ancora parlare. In buona sostanza, non avendo un filo diretto, tu ti fidi di gente che il filo diretto non l’ha mai avuto? Siamo a posto.

      Visto che ormai la politica “parla” direttamente agli elettori, tanto vale prendere le notizie di prima mano. Proprio ieri Salvini ha detto che tra lui e Di Maio c’e’ un intesa perfetta, non puo’ dire altrettanto di altri “colleghi” pentastellati. E di questo ce n’eravamo accorti anche noi da casa.

      A parte il fatto che non ho ben capito cosa si va cercando. Da una vita siamo abituali a vedere all’interno delle coalizioni di governo diecimilaottocento “correnti” diverse, l’una con a capo Tizio e l’altra capitanata da Sempronio, e adesso si pretenderebbe di scandalizzare gli italiani con le differenti opinioni dei parlamentari? Sono pazzi.

  7. Ma no Francesco. Tutte le volte che Conte va in Europa se ne torna a casa a mani vuote. Non mi pare che goda di molto credibilità. L’unione guarda al governo, non a Conte. Secondo me.

    • Se non siamo credibili, come mai tutti ci temono? Potrebbero fregarsene, come hanno fatto negli ultimi anni, quando Germania e Francia facevano gl’incontri a porte chiuse e l”Italia manco era invitata. Invece, no. Tira tutt’altra aria.

  8. Ci temono, e fanno bene. Hai ragione. Noi siamo quelli che l’Europa la vogliono sfasciare. E non è questa la credibilità di cui parlo io. Poi ognuno la pensi come vuole. Del resto sono anni che ne parliamo e nessuno hai mai cambiato idea. Ciao.

    • Balle, tutte balle. Noi siamo quelli che l’Europa la vogliono restaurare.
      Una cosa più che giusta, trattandosi di una vecchia signora.

      Il cavallo da traino tedesco non ci ha fatto fare molta strada: due guerre mondiali e una guerra finanziaria non meno cruenta. Vedremo il prossimo.

  9. Ai tempi della guerre mondiali L’Europa non c’era ancora. Se non me abbiamo più avute è proprio grazie all’Unione. E poi L’Europa è come una famiglia, chi ha più potere economico comanda, e le donne lo sanno bene. Quando la nostra economia migliorerà avremo maggior potere contrattuale e potremo dettare le regole. Le uniche che possiamo dettare ora sono quelle dello sfascio. Colpa nostra. Inutile alzare la voce. Dell’Europa, anche con le sue regole, non possiamo fare a meno. Riciao.

    • Non c’è dubbio che ai tempi delle guerre mondiali la UE non ci fosse, ovviamente parlavo del carretto a “trazione germanica”, che invece non ha mai cessato di esistere. Sul “chi ha i soldi comanda e chi non li ha ubbidisce” ci sarebbe da obiettare “come ha fatto i soldi chi li ha? Esclusivamente con il suo onesto lavoro e il suo ingegno superlativo?”

      Quando ci è stato imposto il Trattato di Maastricht (1992) che prevede appunto, tra le varie cose, un limite di emissione del 3% della moneta rispetto al PIL, si sapeva che sarebbe decresciuto in Italia in virtù di una moneta praticamente doppia rispetto alla precedente nonché “prestata” a debito. Non paghi di ciò i banchieri (tramite politicanti da discount) sono arrivati negli ultimi anni a farci inserire in Costituzione, all’art.81, il pareggio di bilancio, vale a dire la riduzione di tale percentuale di emissione allo 0,5%, e ciò per nessuna ragione economica particolare, se non il “pretesto” di essere più responsabili e di non creare debito pubblico. Il denaro viene creato dalla BCE dal nulla, ed è su questo “nulla” che lo Stato emette titoli di debito che poi vengono comprati dalle banche, o dalla stessa banca centrale europea (leggasi quantitative easing) che così possono ricattarci con lo spread non appena il Paese fa leggi che non sono di loro gradimento. E se le cose vanno male, niente paura: la pericolosissima “cupola finanziaria” ha previsto che gli Stati possano fallire come una qualsiasi azienda metalmeccanica, e a questo punto gli si tolgono la “potestas” e l'”auctoritas”. A tutto vantaggio di chi ha i soldi per “rilevarlo” a prezzo d’asta, com’è successo in Grecia, dove infrastrutture, porti, aeroporti e non so cos’altro, adesso sono dei tedeschi.

      Se s’inventava un meccanismo del genere l’ultimo direttore di filiale della Banca Vattelapesca, lo arrestavano per truffa aggravata e buttavano via la chiave.

  10. Tu, Giorgio, hai dato al tuo post un approccio “costruttivo”, ma vedo che la tentazione dei blogger è quella dello scontro senza neppure ascoltarsi.
    E’ il peccato mortale di questo blog (mi prendo anch’io le mie colpe) che sempre più (ma è ormai una costante da qualche anno) assomiglia ai social dove a contare sono i muscoli, la furia manichea, la bandiera partitica..

    Ogni tema diventa un’occasione per andare ben oltre, talvolta lontano anni luce.
    Sarebbe del tutto naturale se fossimo al bar, ma il blog – credo – è e vuol essere un luogo più serio delle chiacchiere da bar: no?

    Vedo che noi non approfondiamo mai nessun tema, perché approfondire richiede un maggior impegno, e preferiamo fare del blog non il “luogo del logos, del dia-logo”, ma il luogo del polemos.
    Lo so bene: è più chic, più di moda, più consono col vento che soffia, più… politicamente corretto.

    Preciso ancora: non punto il dito contro nessuno (e chi sono io per farlo?), ma semmai contro me stesso che non ho fatto nulla (o ben poco) per correggere il tiro.

    Mi si dirà che anch’io sono uscito dal tema.
    Già: il problema che sollevo spesso non è il “merito”, ma il “metodo”.

    • ….hai ragioni da vendere, “padron Piero”!
      In apertura a primo commento dell'”eroico” post di Giò, avevo cercato di contestualizzare con la “nostra scampia”, la nostra “…..opportunità, laboratorio, prospettiva ancora da scoprire ….” ma la provocazia è caduta nel vuoto…..caggiaffà!?!
      E del resto, il blog, vive di vita propria, ….”al ga al sò brao carater! Bisogna andà adrè a l’unda”!!!

    • Cosa, dire Piero, hai ragione. Anche perché, toccato in prima persona, non potrei sottrarmi alle mie responsabilità di blogger spesso intestinale. Sarei un codardo se non riconoscessi la mia veemenza. Ritorniamo quindi al tema delle periferie, magari non solo Scampia, visto che sono il grande problema del futuro, con le grandi megalopoli che prima o dopo esploderanno per grandi baraccopoli di milioni di abitanti che le circondano. Ho citato spesso il film “La zona” , esempio drammatico di come sta andando il mondo. Indubbiamente il post di Giorgio, con quelle fotografie incollate, fa a pugni con quanto auspicato dallo stesso, che distilla da un contesto sociale di disperati la goccia nel mare di un poco di impegno da parte di pochissimi. Del resto anche le grandi città del nord stanno vivendo queste differenze socio economiche e culturali che vedono da una parte masse di disperati, aumentate senza dubbio a causa dell’immigrazione e delle differenze di benessere tra chi ha sempre di più, e la maggioranza che ha sempre di meno. E tentativi di mettere pezze sono stati fatti anche da noi, Milano ha avuto centri di aiuto e aggregazione per i derelitti della terra, e spesso osteggiati dal solito potere politico o di opposizione politica incazzata. I ragazzi di Casa Pound di ieri a Bari ne sono l’esempio. Dove si cerca di dar corpo a tentativi di solidarietà scatta quel meccanismo selettivo che considera alcuni disperati meritevoli, altri no. E non è quello che auspica Giorgio naturalmente. E non è neppure quello che non esista altra soluzione ormai se non nelle forme del volontariato, associazionismo o risvegli di pochissimi che magari ricominciano a tesserarsi all’Anpi. Che il problema delle periferie sia soprattutto politico ovviamente è scontato, e non si risolve di certo affidandone la riqualificazione agli archistar che abbattendo un muro tra due quartieri riporti quell’aggregazione di cui c’è pochissima traccia in tessuti sociali da decenni dimenticati da Dio. Senza considerare quegli architetti che a Scampia o Zen concepirono quell’urbanistica disumana che ha comunque le sue responsabilità. Fino a questo punto di non ritorno, dove non basta certo un rammendo per ricucire feriti insanabili. In verità qualcuno potrebbe obiettare che buona parte del degrado di certi quartieri delle grandi città dipenda proprio da chi ci abita. Guardando la foto pubblicata da Giorgio si potrebbe dire superficialmente che se i residenti si armassero di ramazza il degrado sarebbe minore e se in ragazzi della biblioteca organizzassero non letture, ma turni di pulizia le cose migliorerebbero. Ma ovviamente non può essere così. I disperati della terra prima pensano a cosa mangiare poi alla raccolta differenziata. Allora tornano in campo educazione, formazione, scuola, senso civico e tutte quelle belle parole di cui, ad esempio, in un campo nomadi non sanno che farsene. Se anche differenzio i rifiuti ci vuole poi che qualcuno passi a raccoglierli. Problema politico dicevo, tra finanziamenti tolti e patti di stabilità dove i Comuni fanno i salti mortali per interventi di lungo respiro ormai spariti lasciando spazio ad interventi solo estemporanei e di scarso impatto. Per farla breve, pur riconoscendo il valore di pochi ragazzi che non pensano solo a divertirsi, quello che fa incazzare è che la politica, crisi economica, globalizzazione e cambiamenti epocali in atto, abbiano abdicato a quel minimo di giustizia sociale necessaria alla pur minima convivenza. Piero dice che qualsiasi titolo andrebbe approfondito, e ha senz’altro ragione, ma io ritengo che la complessità sia tale che arrivo a capire, a volte, le reazioni sconclusionate e gli interventi di pancia di chi scrive sui social e che vittime del contingente non hanno certo tempo per sofisticate analisi sociologiche. Cosa fare quindi? Mah, forse ha ragione Giorgio. Quante volte, alla fine, si sente di esperimenti di aggregazione nelle nostre periferie, con abitanti comunque felici di abitarci, e convinti che qualcosa comunque si possa e si debba fare, ribadendo il concetto che se ci si aspetta che le soluzioni cadano dall’altro non ci sarà via di scampo. Il problema è sempre quello. Certamente non per quelli ingannati da quelle promesse di vita economicamente garantita a tutti stando comodamente seduti sul proprio divano. Insomma, una politica che riparta dal basso, ma vigile sempre di quella che ci cala dall’altro. Ci vuole solo la voglia di ricominciare, mettendo insieme biblioteche e ramazza.

    • Vedi male, caro Piero. Francamente non so di cosa ci sia di più costruttivo del voler “restaurare” la Vecchia Europa, con forza e con determinazione, né cosa ci sia di più distruttivo del volersela tenere così com’é. O meglio, come NON è.

      Spero, per quanto mi riguarda, di essermi spiegata chiaramente riassumendo i meccanismi derivanti dal Trattato di Maastricht e non mi risulta che nei bar si parli abitualmente di questo. Mi aspetto, da chi legittimamente la pensa altrimenti, un’esposizione altrettanto chiara alla quale poter eventualmente rispondere. “Dobbiamo guardare le cose da angolazioni diverse”, ha giustamente ricordato Giorgio, ed è quello che negli ultimi anni questo blog ha cercato sempre di fare. Se ci fossimo limitati a tracciare onirici ghirigori vagheggianti la “politica bella” e l'”Europa che avrebbe potuto esserci”, ma non è mai decollata, saremmo morti già da un pezzo.

      Dubito che Giorgio abbia lanciato il “sasso Scampia” aspettandosi da noi un riassunto delle criticità delle periferie del mondo, o una tesina di classe sull’argomento “periferie”, visto che in commercio ci sono fior fior di saggi che trattano diffusamente l’argomento. Il post poteva essere invece l’occasione per entrare nel dettaglio del decreto appena varato dal governo che, quello sì, ci riguarda da vicino. Andando oltre il gossip dei giornalini di Giamburrasca, avremmo potuto scambiarci informazioni cercando di capirne pregi e difetti. In fondo, i soldi dello sblocco statale che permetterà ai comuni di utilizzare gli avanzi di bilancio bloccati dal “patto di stabilità” potrebbero arrivare anche a Crema.
      Non è un discorso da bar, son soldi.

  11. Non volevo, certo, offendere nessuno.
    Ho visto bene, Franco, che hai subito cercato di dare una declinazione a livello locale e questo potrebbe essere un filone interessante da sviluppare (abbiamo provato tempo fa a esaminare il quartiere di via Bramante e i suoi problemi: non è una delle nostre… periferie?).

    Concordo su tutto quanto scrivi, Ivano, anche sull’esigenza di non attendere i tempi della politica, perché la politica (non a caso io abbia citato don Milani) si può fare anche “dal basso”, con le associazioni di volontariato.
    A Crema il volontariato (anche culturale) è un’enorme risorsa (e tra un anno, Ivano, potrai esserci anche tu tra questi volontari): è da qui che bisogna partire, come si dovrebbe partire da quel grande potenziale rappresentato dai richiedenti asilo (non basta utilizzarli per custodire le biciclette alla piscina).

    Per quanto riguarda i… fuori tema: se vogliamo evitarli, dovremmo creare uno “spazio per l’attualità” (se zig-zaghiamo, se andiamo lontani anni luce dal tema proposto, è perché siamo tutti tentati di commentare il presente ed è più che legittimo).

  12. Sull’onda del post di Giorgio, rilanciato da Franco Torrisi e da Ivano Macalli, mi permetto di fare una domanda: esistono a Crema delle “periferie” (fisiche o spirituali) su cui intervenire, magari con una proposta organica che coinvolga il grande potenziale del volontariato e dei richiedenti asilo?
    Se è vero che il quartiere di via Bramante (sulla base di quello che ci è pervenuto a proposito del post che gli abbiamo dedicato) non è più degradato, ve ne sono altri?
    I servizi sociali coprono tutti i soggetti vulnerabili?

  13. Per Rita 23 sett. h.17:26. Esistono più
    scuole di pensiero: pensare in grande, tipo salvare le balene e di conseguenza tutto l’ecosistema, oppure chi salva una vita salva il mondo intero, oppure mantenere rapporti di vicinato come nei condomini dove spesso c’è qualcuno in difficoltà e si finge di non sapere, oppure un battito d’ali e un terremoto in Giappone. Insomma, credo che Giorgio, oltre Scampia, si riferisse a tutte queste scuole pur avendo circoscritto il tema. Non a questo sì e a quell’altro no. Quanto a Piero credo che ci si dovrebbe rivolgere a qualcuno del terzo settore. A Crema sono in molti. Perché credo che fuori dalle luci del centro qualche disagio ci sia.

  14. Se per periferia intendiamo emarginazione, svantaggio, io suggerisco un’idea: perché non ci prendiamo come impegno quello di… alfabetizzare i tanti immigrati che sono qui da 20-20 anni, lavorano, forse anche cittadini italiani, ma che sono ancora svantaggiati dal fatto di carenze linguistiche (ce ne sono che usano i verbi all’infinito)?
    Non si tratta di un handicap che impedisce loro di… integrarsi?
    La comunità di S. Giacomo, ad esempio, sta fornendo questo servizio.
    Magari qualcuno di noi potrebbe aggregarsi: non abbiamo due ore la settimana per dare una mano?

  15. ….rispondo all’amico Giorgio 27 settembre 2018 (che casino sto algoritmo!) che mi diceva:

    “Grazie Franco. Mi dai la possibilità di fare una domanda rispetto ad uno dei problemi e delle poche bruttezze della nostra città: perchè nessuno si è assunto le proprie responsabilità politiche? perchè nessuno ha fatto domande in questi anni e in pochissimi hanno raccontato questa storia? perchè nessuno ancora adesso fa domande?”
    Orbene nel lontano Novembre 2013 (ma chessò ‘n elefante?!?) io le domande le ho fatte e titolavo sul blog:

    < IL MONUMENTO ALLO STUDENTE IGNOTO – LA EX/SCUOLA DI CL Come si è arrivati ad avere a Crema, nella zona della ex cascina Valcarenga, una sorta di … “Monumento allo studente ignoto”? L’”affaire” coinvolge, con diverse responsabilità, le Giunte Ceravolo, Bruttomesso e Bonaldi. Nel merito: 22.12.2003 Il Consiglio Comunale [Giunta Ceravolo], con atto n. 98, approva il “Documento di inquadramento delle politiche urbanistiche” (così come vuole l’art.5 della L.R 9/99). Individua 3 Zone Polifunzionali di “rilievo urbanistico e strategico” e una di queste è “VIALE EUROPA-CASCINA VALCARENGA: Vasta area verde di fruizione pubblica, in collegamento con Parco Bonaldi, alloggi protetti e un POLO SCOLASTICO”. 25 ottobre 2004, la Giunta [Ceravolo] nel PRG approva il piano attuativo d’iniziativa pubblica della zona polifunzionale area 3, Cascina Valcarenga. 26.03.2008 il Comune di Crema fa un’ apposita richiesta di un contributo per edilizia scolastica, con riferimento a “edifici scolastici non statali ma che svolgono un servizio pubblico” ; segnalando che sul territorio è in fase di costruzione una scuola inserita in un piano urbanistico di iniziativa pubblica già convenzionato denominato "Cascina Valcarenga" 28.03.2008 Protocollo d’intesa Regione-Comune-Fondazione Charis per la realizzazione di edilizia scolastica-2° ciclo. Costo complessivo MM€ 14 finanziato per MM€9,5 Fondaz. Charis, MM€ 4,5 richiesti alla Regione (LR n 1/2000) 9.04.2008 La Giunta Regionale delibera assegnazione di contributo di MM€ 1 con richiesta al Comune di avviare approvazione Progetto che condiziona l’assegnazione del Milione, che dovrà avvenire entro il 2008! 25.11.2008 Giunta [Bruttomesso] approva Progetto-Stralcio n 1, predisposto da Fondaz Charis per MM€ 8,9 su importo complessivo di MM€ 25 10.12.2008 Decreto Dirigente Regione Lombardia eroga a Comune di Crema [? Ma Xchè al Comune?] MM€ 1 per la realizzazione del Polo Scolastico “Cascina Valcarenga”. 17.06.2009 Si sottoscrive tra Comune e Fondazione Ch un “Accordo negoziale”(inviato anche alla Regione) per l’attuazione del Protocollo” [?era un protocollo a 3, questo accordo è a 2?] in base al quale il Comune, in qualità di “Ente attuatore” concede e assegna” il milione alla Ch, che deve dare inizio ai lavori non oltre il 30.06.09 e realizzare un avanzamento del 60% entro l’11.12.09 e la fine lavori entro il 20.06.2011. [sic !] 07.12.09 è liquidato il 1° acconto di 400.00 € alla Ch, pari al 40% del contributo Regionale. 31.05.2010 è liquidato il 2° acconto di 210.800 €, pari ad un complessivo 61,08%. 25.07.2011 sono liquidati 389.200 € pari al saldo del contributo Regionale. 26.10.2011 Regione Lombardia notifica e osserva che deve essere completato l’edificio per lo svolgimento delle funzioni di formazione scolastica superiore e fini compatibili/equivalenti, al fine di rispettare le finalità del contributo di 1 MM €. 7.2.2012 La GIunta [Bruttomesso] approva il nuovo Progetto definitivo predisposto da Fondaz Ch, per un importo complessivo di 39.4 MM € (di cui 9,7 MM € già realizzati) dei quali i lavori destinati a “formazione scolastica superiore” ammontano a 17,7 MM €. Il Cronoprogramma determina al 30.06.2014 l’ultimazione dei lavori. 28.02.2012 Il Consiglio Comunale [Giunta Bruttomesso] Approva la CONVENZIONE con la Provincia CR per la PROGRAMMAZIONE DEGLI INTERVENTI DI EDILIZIA SCOLATICA . ( Nota: In tutta la discussione in Consiglio Comunale non si fa cenno alcuno al Polo scolastico “Valcarenga” [in avanzata costruzione] 8.2.2013 [Giunta Bonaldi] La fondazione Charis con un comunicato stampa comunica di “DESISTERE DALLA RIPRESA DELLE ATTIVITA’ per la realizzazione dell’opera denominata PLESSO SCOLASTICO CAMPUS VALCARENGA ( a seguito di impossibilità a reperire i finanziamenti). La Fondazione è messa in LIQUIDAZIONE VOLONTARIA. 14.06.2013 con Lettera protocollo comune di Crema del 14 giugno 2013 Regione Lombardia chiede al Comune la restituzione di 1 MM € [da non credere!] l'Amministrazione Comunale, a fronte di quanto comunicato dalla Fondazione Charis, prende immediati contatti con la Provincia di Cremona per mettere in atto ogni possibile azione per potere recuperare quanto sinora realizzato al fine di reimpiegarlo a beneficio della formazione scolastica pubblica del nostro territorio, in particolare al fine dell’insediamento dell'Istituto"Racchetti". Ciò consentirebbe un consistente risparmio rispetto al preventivo di spesa, a fronte della realizzazione ex novo dell’edificio scolastico previsto dal Piano Provinciale, di 24 MM €. E’ nominato Alessandro Bani, professionista milanese, al quale il tribunale ha affidato la vendita dei beni ipotecati di proprietà dell’ente Fondazione Charis. Questi, per sommi capi, i fatti che hanno portato a questa situazione di …”stallo”. Qualche osservazione da Cittadino, osservatore esterno dei fatti accaduti: Ma come può essere che La giunta Formigoni, col protocollo d’intesa con Comune di Crema e fondazione Charis (legata a CL), abbia stanziato, nell’arco di 3 anni 4,5 milioni di euro per la costruzione di un istituto scolastico comprensivo privato gestito da Comunione e Liberazione e, l'anno scorso, un milione di euro per la scuola di CL a Crema, mentre, per l’edilizia scolastica delle scuole pubbliche di tutta la provincia aveva stanziata la misera cifra di 400.135 euro? Ma come può essere che la Giunta Bruttomesso (Comune di Crema) e la Giunta Salini (Provincia di Cremona) approvino una Convenzione per la PROGRAMMAZIONE DEGLI INTERVENTI DI EDILIZIA SCOLATICA a Crema, senza tener minimamente conto che è in atto in Città la costruzione di un …”mega polo scolastico” (privato) finanziato dalla Regione? Ma che razza di “Programmazione” è? Sempre di Scuole si tratta no? E per di più finanziate (in parte) dall’Ente pubblico. Perché il Comune di Crema, una volta fatto “il suo dovere” di programmazione (Giunta Ceravolo) dell’uso del territorio, individuando nei Piani Integrati di Intervento uno dedicato a Polo Scolastico, l’ex-Cascina Valcarenga, si avventura poi a fare da “Ente Attuatore” di un intervento progettato e realizzato da “privati”: la Fondazione Charis? E’ questo il ruolo dell’ente pubblico territoriale comunale? Noi paghiamo dipendenti Comunali perché facciano da “passacarte” tra Regione e “privati”? Col rischio poi di dover “pagare” ulteriormente noi, cittadini (il Comune) se i “privati” … piantano tutto in asso perché ….” non avevano fatto bene i conti”? Crema davvero non vorrebbe … "ascoltare” di queste cose!>

    Caro Giorgio (ed altri amigos coi quali mi scuso per il ….proli/asso!) dal Novembre 2013 ad oggi, il tempo è passato ….indarno, risposte pochine, nel senso che il “MONUMENTO ALLO STUDENTE IGNOTO” è ancora li tal quale, con il “già celeste” ad allargare …. “le mani sulla città”! (oddio, ora sta per essere “ristretto”, ma in …. carcere, però per altro!)

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