mercoledì 19 dicembre 2018

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L’ARIA è un bene comune ?

….riceviamo da Giorgio Cinciripini e volentieri pubblichiamo:

Nel 1968, Garrett Hardin, un eminente ecologista americano( Santa Barbara, CA), pubblicò un articolo su Science intitolato Tragedy of the Commons che fu immediatamente considerato un punto di riferimento. Questo documento ha rimodellato le opinioni prevalenti sulle interconnessioni ecologiche del pianeta ed è stato fondamentale nel definire che perseguire le nostre azioni individuali finalizzate a massimizzare l’ interesse personale (e tutti fanno la stessa cosa) , porta ad avere poi risorse ambientali ridotte e abusate

Hardin focalizzò la attenzione come mai prima, su tre cose.

Le risorse sono finite.

Le azioni di ciascuno di noi, se agiscono nel proprio interesse personale, degradano collettivamente e impoveriscono queste risorse a lungo termine.

Il risultato inevitabile è una diminuzione della qualità della vita.

In altre parole, laddove gli individui cercano di massimizzare il proprio uso delle risorse limitate a scapito del bene comune (vale a dire i beni comuni), questo comporta un danno a spese dell’interesse di ognuno di noi.

L’ARIA COME BENE COMUNE E LE TECNOLOGIE WIRELESS

Quando si parla di wireless, subito la nostra mente va al “bene comune” che è l’aria intorno a noi, che è una parte essenziale del nostro patrimonio comune. Decenni di attività di controllo dell’inquinamento atmosferico hanno convalidato la necessità di proteggere questa “proprietà dell’aria” da contaminanti chimici e particolati .

Oggi, la nuova minaccia sono le emissioni delle tecnologie wireless.

Tutte le tecnologie wireless hanno un impatto su questo “bene comune” e tutti aumentano il peso della radiofrequenza e delle radiazioni a microonde trasmesse attraverso l’aria negli edifici e attraverso tutti gli esseri viventi: le trasmissioni wireless guidano l’energia elettromagnetica attraverso la nostra aria, attraverso praticamente tutti gli ambienti di vita interni ed esterni.

Il cuscino d’aria protettivo attorno al nostro pianeta trattiene l’aria respirabile, ci respinge le radiazioni spaziali e sostiene la vita sulla Terra in tandem con la naturale presenza elettromagnetica della Terra stessa. Stiamo cambiando questo “bene comune” in modo importante: i segnali wireless provenienti dalle tecnologie di trasmissione e di comunicazione ci stanno spiazzando e stanno sovrastando – e di moltissimo – il fondo naturale. Il “bene comune dell’aria” viene modificato in modi senza precedenti che hanno conseguenze enormi sulla vita sulla terra.

Le frequenze vengono acquistate con aste nazionali gestite dai Governi come fossero dei prodotti, commercializzati dalle industrie di telecomunicazioni e venduti come “must have” tecnologici per un futuro economico competitivo. In questi giorni la ricerca affannosa ed acefala di entrate per il pericolante bilancio statale, porta alla vendita delle frequenze per la tecnologia wireless denominata 5G, che comporterà un incremento di altre decine e decine di migliaia di nuove antenne e ripetitori!

I sottoprodotti sono comunque tossine invisibili che colpiscono tutti gli organismi viventi fino al livello del genoma

Per il business esistono enormi incentivi finanziari per portare un territorio nel “nuovo mondo” wireless, portando alla proliferazione commerciale delle esposizioni da RF con le quali tutti dobbiamo convivere. Tutti gli individui che acquistano prodotti wireless contribuiscono a questo scenario, con il loro … personale apporto. La conseguenza generale è che nessuno sta monitorando le modifiche dei beni comuni rispetto alle esposizioni wireless cumulative e nessuno sta definendo quale dovrebbe essere la capacità di trasmissione, ma in sicurezza.

Una volta commercializzata ed implementata, ogni nuova tecnologia wireless aumenta la quantità di esposizione RF per l’individuo, degradando la qualità della vita e l’accesso alla ricalibrazione naturale dei cicli circadiani che sono essenziali per la salute umana. La saturazione RF wireless sta estinguendo i segnali naturali provenienti dalla terra su cui sincronizziamo i nostri ritmi circadiani, calibriamo i nostri cicli ormonali e metabolici, iniziamo la guarigione, ripariamo il danno al DNA e depositiamo i ricordi durante il sonno. Ad un certo punto, la capacità del “bene comune-chiamato-wireless” verrà superata, se rapportata al decadimento della salute umana e dei relativi costi sociali .

Le protezioni ambientali che sono offerte alle altre risorse naturali in base alla politica ambientale nazionale, sono state messe da parte. Gli impatti cumulativi e irrecuperabili su esseri umani, fauna selvatica e risorse naturali non sono mai stati valutati. Ogni studente di geologia sa che piccoli cambiamenti che continuano a verificarsi, a lungo andare possono portare alla scultura di una Yosemite Valley nel caso dei ghiacciai o alla scultura di un Grand Canyon da parte dei fiumi. Danni da wireless ai livelli ambientali attuali al genoma (danni al DNA) e a quasi tutti i principali tessuti e organi sono già stati osservati in poche generazioni a livello di popolazione. Considerato l’impegno di espansione del settore, irrecuperabile, che stiamo profondendo, tutto ciò porterà ad un danno irreversibile che si verificherà nel corso di generazioni a causa di un uso eccessivo e improprio del wireless.

Oggi stiamo utilizzando wireless saturando l’aria con una esposizione a questi agenti inquinanti pari a oltre 10 miliardi di volte il livello che è stato presente durante l’evoluzione umana. Nessun essere vivente sulla terra si è evoluto con questo carico di radiazioni a radiofrequenza / microonde e non abbiamo alcun adattamento biologico ad esso. In una certa misura abbiamo adattamenti genetici utili per combattere il danno fatto anche da molta luce visibile (scottature solari) e radiazioni ionizzanti da fonti naturali di terra (sistemi di riparazione del DNA), ma non a microonde !

All’inizio, le industrie di trasmissione radiotelevisiva e radar militare gettavano i primi strati di radiazioni wireless artificiali attorno ai centri abitati del mondo. Successivamente, lo sviluppo dei telefoni cellulari ha creato segnali RF intensi ma localizzati nella testa, nel collo, nelle braccia e nelle mani dell’utente. Gli individui potevano scegliere di usarli o meno. Tuttavia, l’implementazione di questi dispositivi ha reso necessari trasmettitori di antenne terrestri in tutta l’area di servizio di ogni azienda di telecomunicazioni per far funzionare il sistema di telefonia cellulare. Tali torri cellulari o strutture di antenne wireless hanno inevitabilmente esposto le persone vicine ai segnali RF wireless nelle loro case, aule scolastiche, parchi giochi e altri spazi comunitari. Da questo punto in poi, l’inquinamento divenne cronico, involontario e imposto dalla legge. L’espansione del nuovo segnale RF wireless per voce e per trasmissione dati è aumentata esponenzialmente nell’ultimo decennio, quintuplicando nelle aree urbane in pochi anni. Praticamente nessuno spazio di vita all’aperto è privo di segnale cellulare oggi, e il “commons of the air” è saturo di wireless.

IL BENE COMUNE E GLI SMART METERS

Tuttavia, ci si potrebbe ritirare nella privacy della propria casa – il proprio domicilio – in cui l’assunzione dei diritti di proprietà privata è stata ritenuta assoluta dalla costituzione, ottenendo magari una certa attenuazione dei segnali wireless offerti dall’interno L’ultimo assalto a ‘the commons’ è l’implementazione di SmartGrid (detti anche SmartMeter) e contatori intelligenti da parte di utility elettriche. Questo assalto va ben oltre qualsiasi fonte esistente di copertura di radiazioni elettromagnetiche o wireless ancora presente sulla terra; è anche obbligatorio. Il lancio di SmartGrid è ancora la più grande applicazione della tecnologia wireless ed è pronto a inondare ogni unità residuale di spazio vitale con una copertura pervasiva di un nuovo wireless, nel nome del risparmio energetico . Quest’ultimo baluardo della privacy e della sicurezza familiare – la casa di famiglia – è minacciato da un programma nazionale ironicamente inteso come una soluzione “verde” per ridurre il consumo di energia domestica tramite la comunicazione wireless tramite il contatore elettrico.

Nello specifico si fa riferimento in Italia alla Deliberazione dell’Autorità per l’Energia Elettrica, il Gas e il Sistema Idrico (AEEGSI) n. 631/2013/R/gas del 27 dicembre 2013, che prevede in futuro anche la sostituzione dei contatori della energia elettrica e dell’acqua.

Il Ministero della Salute, con nota del novembre 2012, ha eccepito che con l’introduzione degli Smart Meter si realizzerebbe, di fatto, un incremento dei livelli medi di esposizione.

In molti paesi esteri viene data la possibilità di fare “l’opt out”, ovvero rinunciare al contatore Wireless.

Molti malati hanno presentato dei problemi dopo la sostituzione dei contatori e le loro condizioni di salute si sono notevolmente aggravate .

Si sta parlando di una patologia grave e disabilitante in crescente aumento in tutto il mondo chiamata EHS acronimo del termine inglese Electromagnetic HyperSensitivity, il quale significa Ipersensibilità ai Campi Elettromagnetici, chiamata anche Elettrosensibilità per semplicità.

Si stima che dal 3% al 5% della popolazione europea (22.3 -37.1 milioni di persone) potrebbe essere affetta da questa patologia e una parte di questa in modo grave, questa malattia è in costante aumento (I. Jamieson, intervento all’ European Economic and Social Committee, nov 2014).

EHS è una patologia disabilitante, che si manifesta per esposizione a fonti elettromagnetiche in Bassa e Alta Frequenza , ha una base organica caratterizzata da meccanismi patogenetici multipli, dei quali il comune denominatore è l’ esposizione ai CEM, in RF/MO e si estrinseca con un danno immuno-tossico mediato dagli effetti diretti di questi e dall’intervento del sistema immunitario del soggetto sensibilizzato, il quale reagisce alla esposizione scatenando una risposta infiammatoria che causa grave danno all’organismo.

Spesso si presenta in concomitanza alla Sensibilità Chimica Multipla (MCS), condividendo con questa una parte dei meccanismi patogenetici.

Gli effetti si manifestano in seguito ad esposizione a CEM in RF/MO a valori ampiamente al di sotto della soglia stabilita per legge, ed in misura maggiore per alcune frequenze e relativa modulazione rispetto ad altre, causando notevole sofferenza fisica nonché gravi danni alla salute,

L’avanzare della malattia provoca non solo l’ estromissione dal mondo del lavoro, ma anche la separazione dei normali contesti relazionali e problemi di convivenza ambientale fino alla vera e propria ghettizzazione.

Ne conseguono la perdita della libertà, la perdita del lavoro e conseguentemente uno stato di indigenza per la mancanza di un sostegno economico da parte dello Stato (visto che la malattia non ha un riconoscimento nazionale), la perdita degli affetti e delle amicizie, ed anche la perdita della dignità di essere umano.

L’accesso agli ospedali è molto difficile per i tanti RF presenti e questo porta a problemi gravissimi.

I malati gravi vivono dentro casa per evitare le esposizioni con l’aiuto di presidi schermanti o addirittura, dovendosi allontanare da questa (vivendo in auto o nei boschi) per i dispositivi Wireless dei vicini.

E’ sempre più complicato trovare adeguato riparo per loro, in quanto Radiofrequenze e Microonde sono ormai ubiquitariamente presenti avendo la capacità di attraversare le pareti.

I CEM RF/MO nelle bande utilizzate per gli smart meter e tutta la tecnologia futura 5G hanno la capacità di penetrare in parte i presìdi schermanti (tende schermanti, vestiti schermanti, ecc.) utilizzati dai malati di EHS per sopravvivere, e ora non sono più adeguatamente riparati e vanno incontro ad uno scadimento importante delle condizioni di vita e di salute.

Gli attuali limiti di legge per la tutela della popolazione nei confronti delle Radiazioni in Alta Frequenza sono stati creati ad hoc dall’industria per l’industria e non tengono conto degli effetti biologici non-termici a breve e lungo termine, che sono alla base dello sviluppo di malattie degenerative e tumorali, oltreché della EHS.

Per questo motivo non sono affatto protettivi e ne è una prova proprio l’aumento delle suddette malattie.

Conclusione: l’aria è ancora un “bene comune” ? A me sembra di no.

Giorgio Cinciripini

Ringraziamenti vanno alla Drsa Cindy Sage, Sage Associates, Santa Barbara, CA, USA

Commenti

24 risposte a “L’ARIA è un bene comune ?”

  1. E’ un incubo oramai!
    Io, “ingegnere meccanico con le mani sporche di grasso”, li a preoccuparmi per le polveri sottili, la CO2, lo zolfo , l’amianto…… tutta roba che si può, bene o male, “filtrare”!
    Ma per questo allarme …..quale rimedio?!?
    Giorgio, dacci qualche chance, please!!!!

    • Caro Francesco,
      il tema ha molte dimensioni:
      – dimensione scientifica: per la condivisione della causalità tra radiazioni elettromagnetiche (EMF) e organismi viventi (uomo incluso!)
      – dimensione sanitaria: riconoscimento della malattia (elettrosensibilità)
      – dimensione socio politica: gestione del Principio di Precauzione a fronte di alta rilevanza delle pubblicazioni scientifiche ed epidemiologiche , per prevenire (ad es. i bambini che cominciano già dalla tenera età a essere immersi a scuola nel wifi, e magari anche a casa con wifi, etc. etc.)
      – dimensione politica-economica: l’altissimo impatto economico che richieste di politiche di controllo ad es. dei limiti di esposizione hanno sia sugli alti profitti della industria delle telecomunicazioni, elettronica, telefonia, etc. ma anche in termini di entrate statali (ad es. in queste ore si stanno ‘vendendo’ le frequenze per la tecnologia 5G – di cui si sia pochissimo sui possibili effetti sulla popolazione – ) …
      – dimensione culturale: ‘always connected’ è realmente un “valore” ?!

      In ogni caso, è un argomento tabù! C’è una cappa di piombo voluta dalla industria della telefonia che è la maggiore inserzionista pubblicitaria di TV, riviste, etc etc … !

  2. Questo, Giorgio, non è un post ma un vero e proprio saggio.
    E che saggio! Quali competenze!
    Ti conosco da quando frequenti i nostri corsi di educazione all’economia ed è in quelle occasioni che ho iniziato ad apprezzare le tue qualità e le tue conoscenze del mondo digitale, qualità e conoscenze che vedo ben espresse in questo saggio.
    Il problema gigantesco che sottoponi merita un più ampio: dovremo incontrarci per studiare insieme le modalità e i canali.

    Non ho dubbi: il tuo allarme potrebbe generare un movimento di sensibilizzazione e il blog potrebbe diventare uno dei canali.

    • Grazie mille per le tue immeritate parole.

      Se interessa questa ‘tematica’ posso … tediarvi con molta documentazione ed informazione! Sono membro di una micro associazione: AIE Associazione Italiana Elettrosensibili (www.elettrosensibili.it) che pur piccola è molto attiva per dare informazione a popolazione, e magari anche dei decisori e alla classe medica.
      La associazione ha supportato un regista per la produzione di un docu-film: SENSIBILE (trailer https://vimeo.com/198648834, che raccolta la esperienza, la vita di persone ‘normali’ che si sono scoperte affette da elettrosensibilità, in genere accompagnata da MCS) che sta avendo dei riconoscimenti e sta facendo il giro in Italia con proiezione ed un dibattito insieme al Presidente di AIE, Dr Paolo Orio.

  3. Sparito il mio commento, che era il primo! Sgretolato dalle radiazioni. O non ho confermato con l’invio? Non mi va di riscriverlo, ma mi riferivo principalmente alla prossima tecnologia basata sull’entanglement per abolire le radiazioni e creare anche la sicurezzza assoluta antintrusione (col metodo del gemellaggio scompare la comunicazione e l’informazione non ha quasi limiti sopaziali). Se qualcuno è interessato lo spiego di nuovo. Così,tanto per rassicurarvi, anche se non sappiamo cosa sia, anche se lo usiamo già. Del resto anche il fuoco l’abbiamo usato prima di capirlo, poi qualcuno si è scottato, altri li hanno arsi, ma potevamo far senza fuoco?

    • ….mai pervenuto al blog, Adriano, il tuo commento “sull’entanglement”!
      Do it again, please! E…..conferma, mi raccomando!

    • La somma del discorso in “ristretto” l’ho ripetuta. Si vede che m’è scappato il bottoncino che invece di solito premo senza aver riletto!

  4. Trovo molto interessante questo testo pubblicato ieri dalla Redazione e ricevuto da Giorgio Cinciripini.
    Per insufficiente aggiornamento scientifico, non sono sicuro di comprendere il riferimento di Adriano alle tecnologie basate sull’entanglement per contenere il problema.
    Un mio sapiente e paziente amico mi ha già spiegato l’entanglement in rapporto ad altri temi ma devo ammettere che in questo caso non riesco a comprendere il ruolo delle “particelle vanitose”.
    Non voglio fare atto di piaggeria filo-presidenziale ma sarebbe bello se Adriano ci spiegasse di più in rapporto ai rimedi opponibili a quanto indicato nell’interessante contributo inviato da Giorgio Cinciripini, salvando il suo testo prima di inserirlo nel riquadro dei commenti.

    • Se c’è una richiesta così autorevole rispondo volentieri, e magari interessa anche ad altri: l’entanglement è un fenomeno per il quale due particelle, inizialmente dimostrato nelle subatomiche, ma poi sono arrivate conferme fra strutture maggiori, fino alle molecole, hanno un destino legato alla loro genesi: tu produci bombardando due frazioni? Adirittura si è riusciti a gemellare particelle fra loro diverse! Saranno per sempre legate, ed è stato dimostrato che anche se a una fai fare giri a vuoto per la galassia, come per ritardarla, e l’altra viaggia “in pianura a lento ritmo” (si fa per dire) orienteranno sempre il loro spin (destro o levo-versione, potremmo semplificare, un ago di bussola) allo stesso modo. Conseguenza: l’informazione viaggia, ma senza alcuna comunicazione riconoscibile! (principio della non intrusione spionistica garantita senza chiavi informatiche). Ovvio che, basandosi il computer su un solo tipo di informazione del tipo si o no questa fisica si adatta alla perfezione. L’assenza di un mezzo “postale” di comunicazione abolisce il problema di radiazioni qualsiasi: sono sincrone senza parlarsi. Ma non basta, sono così pudiche che se ne agguanti una per sapere cosa sta facendo l’altra il sistema collassa. In altre parole non esiste un osservatore e un osservato, ma una coppia che non ammette guardoni. Come è possibile? Boh! Ma quel che è certo che la realtà, l’Universo, stanno sempre più assumendo caratteristiche di unitarietà, in cui più contano i rapporti, i legami, che le unità rapportantesi. In altre parole il grande orologio può essere compreso unitariamente, oppure delle singole rotelle dentellate avremo capito solo che servono a far girare quella connessa. Inoltre torna a cadere la distinzione fra conoscenza tecnologica e filosofia. Una considerazione in più? Pietro, questo non te lo so spiegare, ma la previsione, neanche tanto remota, è che sensori quantistici, basati sullo stesso principio, aboliranno la necessità di interfacce fra la nostra intelligenza e quella artificiale: saremo in connessione non dico senza tastiera o comandi vocali, ma senza nemmeno il bisogno di elettrodi impiantati, né il ricorso alla risonanza magnetica, mediante la quale già adesso possiamo accendere o spegnere una luce, o far partire un missile, che è la stessa cosa, solo col pensiero. Tuttavia questo è un artificio pappagallesco: l’RMN legge dove si svolge la tua attività cerebrale, per cui se pensi al sole vuol dire sì, se pensi al buio vuol dire no. In due o tre decenni potrai semplicemente pensare: dammi la bibliografia completa sui testi di conteggio delle pulci nei topi irlandesi, e i dati potranno, al minimo, svolgersi sui fogli di una stampante, o a monitor, oppure, e ci metto un forse, direttamente nella nostra capoccia, cosa meno utile perché la nostra capacità mnemonica è infinitamente minore di quella della macchina. Sufficit? Abbraccio.

  5. Caro Adriano, ti ringrazio molto per i tuoi chiarimenti, così l’esaustivi ma al tempo stesso così in grado di rendere la materia accessibile anche a un profano di fisica quantistica come me.
    Si tratta di aspetti estremamente interessanti, anche per quanto riguarda quella parte organica di noi che sinora abbiamo chiamato “pensiero”, soprattutto per l’elemento della “intelligenza” rispetto alla “coscienza”.
    Non so come tu la pensi riguardo alle due declinazioni più recenti di quella parte di neuroscienze di cui abbiamo a volte discusso sul blog, quella di una essenza in termini di “algoritmi organici” e quella del “datismo” (come flussi di dati, più o meno strutturati). In entrambe le ipotesi, quanto tu dici aprirebbe le porte a forme di telepsichismo o trasmissione del “pensiero”, per usare un termine forse un poco desueto, di enorme interesse scientifico, sia per le applicazioni civili che militari.
    Sufficit. Magnas gratias ago. Ricambio l’abbraccio.

  6. ….molto stimolante, intrigante, Adriano, quanto ci proponi circa l’entanglement (che parulasa!!!), però il post di Giorgio Cinciripini, lanciava un un allarme bello forte, rispetto alle emissioni delle tecnologie wireless!
    E si tratta di inquinamento che ci coinvolge, a….nostra insaputa, tutti quanti , al quale non possiamo sottrarci!
    Poca “filosofia”, poca …fanta/scienza su quello!
    Cinciripini ci dici , pepele/pepele che “…..le trasmissioni wireless guidano l’energia elettromagnetica attraverso la nostra aria, attraverso praticamente tutti gli ambienti di vita interni ed esterni….. Nessun essere vivente sulla terra si è evoluto con questo carico di radiazioni a radiofrequenza / microonde e non abbiamo alcun adattamento biologico ad esso…..”!
    Certo che ci fa comodo mollare le prolunghe con dentro quella miriade di cavetti multicolori, ma a ….quale costo?
    Che razza di spadonedidamocle ci abbiamo sulla capozza? Cosa richiamo? This is the question!

  7. Per Pietro: il libero arbitrio esiste: l’ho dimostrato con una specie di logica spinoziana in un post su questo blog. La rivoluzione è molto più ampia: ci prepariamo a uscire dallo stretto individualismo e a dare più sostanza ai rapporti che ai rapportanti, e a quel punto esiste un superlibero arbitrio. Ti rimando quel post sulla tua email. La telepatia esiste: ne ho avuto prove, come anche di altri fenomeni parapsichici.

    Per Fanco: sapevi che un terrone è più resistente alla radioattività di un settentrionale?
    E sai perché? la radioattività base della terrra su cui viviamo è la stessa, ma le case al sud sono cotruite con tufo e altrre pietre vulcniche, raianti! Ergo, col dovuto debito di morti, l’uomo può divenire resistente anche ad altre radiazioni, nelle generazioni, si capiisce, ma ora sappiamo per certo che ne bastano cinque.

  8. Se non ne sei al corrente, Pietro, ti informo che venerdì prossimo, presso l’università, alle 21, l’associazione Ipazia ha organizzato una conferenza sul rapporto tra fisica e filosofia: di sicuro ci sarà un approfondimento sulla fisica quantistica e sulla compatibilità tra tale fisica e la relatività.
    Magari, ti può interessare e può interessare anche ad altri blogger e lettori.

    • Grazie per la segnalazione, Piero. Il tema è dei più interessanti e se posso ci vado senz’altro.
      Sui rapporti tra fisica quantistica e relatività sta uscendo parecchio materiale e anche i profani come me possono cominciare a farsi un’idea meno approssimativa, per quanto sempre a livello divulgativo.
      Però il punto, in rapporto alla fisica ma anche ad altri ambiti scientifici, è quello della “fine della filosofia”. Ormai ogni libro di un certo spessore che si legge ti espone la “fine” di qualcosa su cui da giovani ci han fatto sudare le sette camicie. Accidenti a questi o a quelli, non so.
      Per cui, caro algoritmo organico e flusso di dati Piero Carelli, sappi che da parte di questo algoritmo organico e flusso di dati Pietro Martini il concetto stesso di filosofia comincia a vacillare, viste le recenti scoperte delle neuroscienze e quanto già si intravede sul determinismo degli stimoli originati dalle sinapsi neuronali: tra genetica e casualità ci stiamo perdendo anche l’illusione filosofica. O no?.

  9. Caro Pietro
    ma è il contrario! La scienza madre era la filosofia, di cui tutte le branche tecniche, la mia medicina compresa, erano le succursali. attualmente non credo che vi sia più uno scienziato tecnico che non si chieda quello su cui sta mettendo le mani che implicazioni filosofiche abbia. semplicemente la filosofia, che reggeva le sue gambe su due soli principi e l’argomentazione osservazionale, adesso inizia ad asomigliare a un millepiedi, ma si sta avviando alla sua piena maturità. Cosa ancor più appassionante, sta cadendo anche il muro fra scienza tecnologica e spiritualità. L’avevano predetto grandi pensatori, anche religiosi cristianoi (minuscolo in quanto aggettivo, non per irriverenza), ma il momento di guardar Dio negli occhi si avvicina.
    Dreaming Tango

  10. Grazie, Adriano. Meglio così.
    Mi preoccupavo di una scienza ormai indirizzata verso una spiegazione omnicomprensiva, per cui gli organismi sono sostanzialmente algoritmi e la vita fondamentalmente un processo di elaborazione dati. Di una scienza dove l’intelligenza si sta affrancando dalla coscienza, poco utile nei processi decisionali e di soluzione dei problemi. Di una scienza che sta costruendo algoritmi non coscienti ma dotati di grande intelligenza. Algoritmi che presto saranno in grado di conoscerci molto meglio di quanto noi conosciamo noi stessi.
    Mentre cerchiamo di “guardare negli occhi” i risultati delle nostre sinapsi neuronali e delle loro narrazioni filosofiche, artistiche e religiose, potremmo tra poco trovarci a essere noi guardati negli occhi da qualcosa che ha a disposizione dati infinitamente maggiori dei nostri e che possiede un’intelligenza artificiale notevolmente superiore alla nostra. Ci potremmo soltanto consolare del fatto di accorgercene grazie alla nostra anomala coscienza organica, forse una inutile deviazione evoluzionistica, una increspatura anormale nel continuo flusso dell’evoluzione degli algoritmi e dei dati di cui siamo, come tutto, costituiti.
    Se però dici che posso star tranquillo, ci conto.
    (Ma non dovevi mandarmi quel post via mail?)
    Sulla telepatia, parliamone. Magari proprio in rapporto a quanto ci circonda, indicato da Giorgio Cinciripini.
    Ho ricevuto stamattina dalla Segreteria UniCrema l’inoltro della comunicazione di sabato, inviata da Ipazia sull’incontro con Marco Maggiora. Se “il progresso del sapere scientifico si è sempre intrecciato con il mutare del pensiero filosofico, essendone frutto ed allo stesso tempo origine”, come dice Maggiora (fonte autorevole, Nuovo Torrazzo), allora la partita, tra algoritmi organici e non, potrebbe essere ancora aperta.

    • Non che io sia un profeta, ma ho colto per radio le conclusioni sull’IA, e si stanno allineando sulle mie previsioni di non invasione della sfera umana, anche perché hanno fatto il mio stesso calcolo dell’efficienza energetica.

  11. Di sicuro, Pietro, lo sviluppo delle scienze ha messo in discussione certe costruzioni teoriche dei filosofi, come del resto le teorie quantistiche e relativistiche hanno messo in discussione (o, comunque, aggiornato) le teorie di big della scienza come Newton.
    Ma la voglia di porsi domande (la molla della ricerca, sia filosofica che scientifica) non morirà mai.
    Almeno, lo credo.

    • Personalmente, Piero, sono felice di appartenere all’ultima generazione alla quale è stato possibile credere, e con passione, alle narrazioni intersoggettive culturali, politiche e soprattutto artistiche e anche alle pulsioni di piacevolezza o spiacevolezza indotte dai nostri processi biochimici. E’ stato molto bello, davvero, e i miei vizi percepiti, al di là dei loro meccanismi organici di produzione, saranno gli ultimi ad abbandonarmi.

    • Ma da “morti” neanche noi l’avremo! Abbiamo un’ingiustificata fede nei nostri sensi: creiamo davvero che toccare un corpo sia una prova? Certo, a volte è un piacere!

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