sabato 20 Luglio 2019

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Zebre killer

Zebre killer

È passato un anno dalla mia analoga esposizione sugli intricati rapporti e pericoli della circolazione, in alcune situazioni urbane,  promiscua dei tre elementi mobili fondamentali: pedone, bicicletta, auto. Non cito i motorizzati a due ruote perché non hanno gli stessi diritti di percorrenza delle biciclette. E quindi scusatemi se insisto.

E l’occasione mi viene dall’ultimo episodio di frenata in emergenza: ho ancora dimostrato di aver buoni freni e buoni riflessi, ma meglio testarli in situazioni di laboratorio e non di rischio. Rientro in Crema da un viaggio, dalla via Piacenza, quando al primo passaggio pedonale mi sfrecciano avanti tre biciclette condotte da esuberanti adolescenti, incuranti del pericolo (neanche uno sguardo alla viabilità).

Con tutto il rispetto per i miei amici Franco e Davide, ciclo-sostenitori istituzionali, non ritengo che tutto l’onere della prudenza debba cadere sul conducente a quattro ruote. Se poi l’angolo visuale consente un preavviso molto ridotto dell’impegno di corsia, l’impatto diviene probabile.

Se poi l’angolo visuale dell’automobilista e quello del ciclista si riassumono a zero per un ostacolo, e quindi altrettanto il preavviso, è dovere degli organi tecnici e politici provvedere all’installazione di mezzi fisici e di segnaletica che obblighino a portare la bici a mano, perché far riferimento all’obbligo di prudenza sempre e comunque, in situazioni quali quelle dalla foto seguente non ha senso: più calzante il paragone con la roulette.

D’altra parte sono gli organi tecnici  e politici cittadini a dover creare condizioni che limitino i limiti di errore, e in particolare la velocità del velocipede in tratti a traffico scorrevole  ed intenso.

Circa il comportamento disinvolto dei ciclisti vorrei ricordare che parlare al cellulare conducendo una bici è passibile delle stesse sanzioni che incombono, giustamente, sugli automobilisti. Inoltre in occasione di tratti ad uso promiscuo il loro comportamento deve conformarsi alla legge, e cito:

Art. 41 co. 15 del C.d.S. “In assenza di lanterne semaforiche per velocipedi, i ciclisti sulle intersezioni semaforizzate devono assumere il comportamento dei pedoni”.

E leggiamo ancora:

I ciclisti devono condurre il veicolo a mano quando, per le condizioni della circolazione, siano di intralcio o di pericolo per i pedoni. In tal caso sono assimilati ai pedoni e devono usare la comune diligenza e la comune prudenza”, e tale è il caso dell’intera zona pedonale, ma anche le strisce pedonali, attraversamenti in cui un pedone intelligente e prudente è già impegnato ad osservare il traffico automobilistico, sono a rischio di collisione per “distrazioni”.

Ma è così difficile smantellare queste presunzioni di invulnerabilità, o l’equazione parte più debole = parte con accresciuti diritti è incrollabile?

Caro Davide, caro Franco, vi parla uno che ama la bicicletta, che l’ha usata in età giovanile e adulta. Anzi, ancora adesso, ritrovandomi in giardino un vecchio catorcio ridotto a un ammasso di ruggine, ho desistito dal portarlo alla piattaforma ecologica: mi son rifornito di disincrostanti e pennelli, colori a tinte vivaci, e ne farò una bici floreale in stile liberty: così almeno se tornerò per la terza volta al ruolo di ciclista, non potrò passare inosservato!

Commenti

7 risposte a “Zebre killer”

  1. Una denuncia, Adriano, che di sicuro condividono in molti.
    Il nodo è sempre quello: i… vigili non… vigilano.
    Da… lungo tempo: sono anni che il nostro Franco Torrisi punta il dito contro l’Amministrazione su questo tema.
    Chissà, Adriano, che il tuo post sia… l’occasione per la volta buona.

    • Già, ma una volta ci arrivavano dall’Amministrazione risposte e spiegazioni puntuali, mentre ora… assuefatti? stufi di ascoltarci?
      Giuro che se mi accadesse e accadesse alla controparte qualcosa in uno di quei posti, solo esemplificativi,chiamerei in causa i Comune come correo.

  2. Hai ragione, Adriano, quando ti riferisci a certe situazioni in cui i ciclisti non rispettano il codice della strada. Chi passa pedalando sulle strisce pedonali come se fossero ciclopedonali, magari senza guardare prima su entrambi i lati e soprattutto in tratti con visuale molto limitata ai veicoli sopraggiungenti, a causa di auto parcheggiate o altri impedimenti, ha certamente torto e va censurato.

    Ma in presenza di strisce ciclopedonali, fermo restando che è sempre meglio per i ciclisti evitare prudentemente il suicidio, sta agli altri veicoli fare attenzione ed evitare l’impatto, anche se la viabilità urbana è demenziale. A proposito della quale, va detto che, come sai meglio di me, all’estero (non parlo di Caracas o Mogadiscio) il comportamento degli automobilisti davanti alle strisce, di qualsiasi foggia, colore o disegno, è ben diverso da quello degli italiani, soprattutto in certe aree territoriali.

    Inoltre, il vantaggio di poter memorizzare nel tempo i risultati della fantasia segnaletica dei nostri amministratori è per noi cittadini cremaschi davvero notevole. Rispetto a chi viene in città per la prima volta, conosciamo già dove sono collocate le perle viabilistiche segnaletiche che farebbero la gioia dei partecipanti a una discussione rabbinica.

    Vale comunque, più di ogni altra cosa, il fatto che dentro le lamiere si sta più al sicuro che spetasciati dalle lamiere. Infine, non dimentichiamo che la quantità di auto parcheggiate, più o meno cialtronescamente, in centro città è una delle cause di angoli ciechi, schermature di visuale e uscite di cofani alla sperindio.

    Viva la bici.

  3. Ed è delle bici che mi preoccupo, perché per l’autista al massimo è una seccatura (bastano 40 giorni di prognosi, compresi quelli rinnovati dal medico personale, spesso a fini risarcitori). ma il ciclista “non corazzato”, rischia. “sta agli altri veicoli fare attenzione ed evitare l’impatto”, e infatti a volte mi è riuscito con scarso margine, ma colpevolizzo la segnaletica e l’assenza di limitatori di velocità che preavvisino di un “attraversamento killer”, quindi ufficio tecnico, credo.
    Inoltre si dice che il ciclista sulle strisce non è tenuto a chiedere permesso all’automobilista per esercitare il suo diritto di transito, ma non è più civile ed educato, gratificante umanamente, incontrarsi alle strisce e mandarsi un segno d’intesa con un sorriso?

  4. Sì, Adriano, il livello di comportamento strettamente giuridico e amministrativo non coincide con quello, più ampio, delle buone relazioni e del buon vivere. Sono quindi d’accordo con te sul valore, anche “on the road”, dell’educazione e del senso civile.
    Inoltre, è giusto dare risalto innanzitutto alle dinamiche dei rapporti tra ciclisti e conducenti di veicoli a motore. Ma anche i rapporti tra ciclisti e pedoni offrono spunti interessanti. In questo caso, la cosiddetta “utenza più debole” non è quella ciclistica. Anche a Crema, soprattutto in certe situazioni, succedono in proposito cose alquanto spiacevoli. Abbiamo la fortuna di avere in centro vie e piazze lastricate a “sassi”. Anche a “finti sanpietrini” (quelli non interi ma “a foglia” superficiale, insomma quelli un po’ sfigati, comunque meglio dei rivestimenti bituminosi). Ebbene, diversi ciclisti, forse infastiditi dalle vibrazioni del telaio e del sellino e dal cioccare del carter, invece di pedalare sui sassi e sul pavé, vanno sui marciapiedi pedonali, anche a velocità sostenuta.
    I pedoni che non lasciano il passo, sfidando l’incombente ciclista con occhiate preventive da sparatoria western, rischiano comunque il peggio. C’è poi chi esce di casa a piedi e, confidando di poter legittimamente allungare le gambe oltre il proprio uscio, finisce col naso sul manubrio o coi tommasei sul copertone del sopraggiungente invasore del marciapiede. Forse si tratta di ciclisti (più spesso cicliste) col culetto morbido, gente troppo sensibile di natica per affrontare i selciati del centro storico, se non sconfinando sui lastroni pedonali.
    Certo, rispetto ai problemi che ci sta creando questo governo di giostrai, niente di particolarmente rilevante. Ma è meglio, prima di uscire di casa e di sporgere le parti anatomiche di cui ci si intenda ancora servire, saper riconoscere il leggero sibilo a raso muro delle bici guidate dai pedalatori (più spesso pedalatrici) di chiappa delicata.

    • Per fortuna sulla nostra Città possiamo incidere, sui Governi… anche se abbiamo la presunzione di aver fatto da starter a una legge e di essere almeno stati letti in altre occasioni, anche a livello governativo. ma torniamo a noi: le strade sono le stesse dei tempi delle carrozze ma anche in zona ATL il traffico è intenso. I nostri Amministratori devono provvedere a una maggior premessa strutturale di sicurezza e l’ottica comune deve chiarire che la bici è il più simpatico dei veicoli, ma pur sempre un veicolo, con una sua massa e una sua inerzia, ma con una minor visibilità di un’auto e con una maggior velocità di un pedone.

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