martedì 14 agosto 2018

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Commenti recenti

Ivano Macalli ha commentato:

14 agosto 2018 alle 09:18

La mutazione

Pietro, altro esempio: nelle case di riposo esistono ormai più contratti, tarati al ribasso, per operatori con le stesse mansioni. Assunzioni antecedenti, con contratto Sanità, a fronte di nuove assunzioni con contratti Uneba e altre sigle. Così che lavorano uguale prendendo molto meno e diritti diminuiti. E il clima teso, con rivalità, competizioni e lassismo è all'ordine del giorno. Questo a proposito di dignità.

Ivano Macalli ha commentato:

14 agosto 2018 alle 09:12

SO O NON SO

Piero, ho usato il termine "buonista" di proposito.

Ivano Macalli ha commentato:

14 agosto 2018 alle 09:09

SO O NON SO

Piero, sai che i buonisti non sono più di moda. Dileggiati da uomini forti ( anche donne) con le palle, passano per retorici, liquidati con alzate di spalle se non con sorrisetti sprezzanti e sarcastici. Per questo ritengo asseccatissima, se non profetica, la favola di Esopo lo schiavo, che con la metafora del cavallo definisce benissimo l'uomo contemporaneo, che, sempre più insicuro, terrorizzato dal futuro, pretende di stare ancora in una scuderia credendo che la geografia degli altri sia la stalla.

Ivano Macalli ha commentato:

14 agosto 2018 alle 06:14

La mutazione

Date l'ora e i riflessi non ancora coordinati del tutto. In quale direzione andare. È vero, forse di lavoro ce n'è, e senza bisogno di inventarlo. Ritorno su un mio vecchio spunto. Servizio televisivo di pochi giorni fa: un piccolo comune della Sardegna, dove si sta girando un reality made N.H di grande successo. Venti partecipanti, e un Sindaco che regala case ad un euro l'una per un rilancio di tradizioni locali, agricoltura, turismo. Cinque tra i partecipanti, olandesi, hanno accolto la proposta e già iniziate delle attività, Altro esempio: Matera. Un buon numero di donne straniere, per amore d'accordo, ma anche con spirito imprenditoriale, folgorante dal maschio latino, ma anche della bellezza della città, ci si sono trasferite da anni, tra alberghi diffusi, ristorantini e altre turisticita'. Tutti stranieri. Ritornando invece all'ultimo commento di Pietro, vorrei invece segnalare che ormai le sperequazioni salariali sono tali per cui alcuni lavori, nei servizi ad esempio, non garantiscono più la sopravvivenza. Ridare dignità al lavoro, anche ai più umili, vorrebbe dire far corrispondere adeguato compenso. Io non so, basta fare un giro di buonora in città per vedere che tra pulizie di uffici, smerigliate alle vetrine dei negozi, gli addetti sono ormai tantissimi, per immagginare quanto portino a casa alla fine del mese. Ma ormai tra lavori specializzatissimi e umilissimi c'è una tale differenza euro che a me pare che questo rappresenti il problema principale. Non c'è bisogno solo di trattoristi o di non so quanti mungitori indiani, che anche lì con l'automazione ne basta uno. Ecco, tra romantiche signore o televisivi concorrenti o assistenza alla persona, o addetto alle pulizie, credo si debba trovare quella via di mezzo, che non c'entra niente con l'assistenza, in modo da garantire quella sopravvivenza che ha significato anni di lotte per tutti i lavoratori. Anche nell'industria, prima, seconda o terza che sia, un tempo gli operai lavoravano quindici ore al giorno, bimbi compresi. Poi, fortunatamente i tempi sono cambiati, e lavorare in una fabbrica di automobili ha voluto dire per l'operaio potersela anche comprare. Adesso si sta andando nella direzione opposta. E questa mutazione non porterà niente di buono, una pace sociale a queste condizioni sarà impossibile. Del resto è impensabile immaginare donne organizzate, anche di una certa età, scendere in piazza con secchi e spazzoloni al posto di tute blu. Insomma, a me pare di assistere ad un'involuzione di diritti che garantitissimi a pochissimi e nagati ai più, solo perché a sostituire una donna delle pulizie non ci vuole niente. E se mai sopravviveremo a questi cambiamenti epocali sempre più assisteremo all'emergere di nuove schiavitù. E non vuole essere il solito discorso di sinistra, ma solo la previsione che nuovi assalti ai forni e prese di fortezze potrebbero verificarsi di nuovo. Anche per noi italiani.

Pietro Martini ha commentato:

13 agosto 2018 alle 22:09

La mutazione

Tutte cose giuste, Rita. Come non essere d’accordo con te? Ma vogliamo provare a uscire dalla logica della “colpa di tutti e di nessuno” e tentare di mettere in ordine di schifosità tutte queste porcherie? Così, solo per gusto nostro, visto che le piazzate e i comizi tribunizi dei nuovi demagoghi arruffapopolo seguono obiettivi diversi. Allora, vediamo. Il top dell’orrore lo darei agli assegni agli stranieri che non han mai cacciato un euro. Chi era capo del governo quando si è stabilito? Poi le pensioni sociali. Non è previdenza, è assistenza. Siamo pieni di quattrini per tanta carità? Troppo comodo fare i samaritani con le pezze al sedere. Si calibri l’assistenza, si misuri la carità sulle risorse disponibili. Come dicevo nel commento precedente, quanti sono i meritevoli di carità, quanti invece i fancazzisti di cui sappiamo bene il mestiere materno? Chi erano i capi di governo che han fatto i samaritani coi soldi dei nostri figli e nipoti? Inoltre, le pensioni baby. Una storia vergognosa per cui non occorre chiedere chi era al governo nei periodi in cui i più sporchi giochi di partito e di potere politico hanno portato a questo scempio economico. Lo sappiamo. E ci sarebbe molto altro. Ma mi limito al tuo elenco. Ci aggiungerei i vitalizi ai politici, ma i nuovi tribuni della plebe son riusciti a fare la cosa giusta nel modo più sbagliato. La riforma Fornero ha dimenticato gli esodati, d’accordo. Ma è stato un provvedimento che ha segnato (in realtà, ha proseguito, sia pure drasticamente) un’inversione di tendenza rispetto agli sfasci precedenti. Adesso, insieme al reddito di fancazzismo, alla flat tax, alla luna nel pozzo e alle altre promesse elettorali spartachiste dei tralalà e tiracampà, il progressivo smantellamento della riforma Fornero è imminente. Tutti (o quasi tutti) in Italia hanno oggi, andando in pensione in questi anni, un pezzo di retributivo e un pezzo ormai sempre maggiore di contributivo. Anche il conoscente di cui ti parlavo non è andato in pensione illo tempore col retributivo ma pochissimi anni fa con una massa notevole di contributivo. Ecco, invece di por mano e rimedio alle cose dette sopra, si parte dalla parte opposta. Là di quattrini ce n’è uno sfracello, qui quasi niente. Perché?

Pietro Martini ha commentato:

13 agosto 2018 alle 19:51

La mutazione

Che oggi il lavoro manchi e che la disoccupazione sia un problema sociale, Piero, siamo tutti d’accordo. Si potrà discutere sulle ragioni di questo stato di cose, si potranno avere opinioni diverse sulle soluzioni da trovare. Ma i fatti sono sotto gli occhi di tutti. Però … Esiste tuttavia un piccolo però. Poca cosa forse, che per chiarezza non andrebbe comunque ignorata. Si tratta di quale lavoro oggi manchi di più e di quale invece manchi di meno oppure non manchi affatto. Semplifichiamo e generalizziamo a livello italiano, esponendoci pure all’accusa di genericità e superficialità, ma provando a cogliere gli elementi generali e principali. Manca il lavoro intellettuale, speculativo, mentre non manca il lavoro manuale, fisico. Il che è paradossale, visto il tanto declamato effetto sostitutivo delle macchine. Manca il posto fisso come pubblici impiegati, magari assenteisti, mentre non manca il lavoro in agricoltura e nelle attività di trasformazione e valorizzazione dei prodotti agricoli italiani. Manca l’impiego nei comparti in cui ci si illude di essere grandi protagonisti della siderurgia, della petrolchimica e delle altre attività industriali più pesanti, mentre non mancano le opportunità nei comparti dell’ospitalità turistica, delle infrastrutture alberghiere, dell'assistenza alla persona. Insomma, il lavoro manca, la disoccupazione è grave ma bisogna anche capire in che direzione muoversi. È noto e assodato quanto la media unica fosse una delle contropartite negoziali al momento dell’entrata dei socialisti nel centro-sinistra. È noto e assodato quanto l’esplosione degli accessi universitari rispondesse a determinate istanze ideologiche. Ovvio che a questo punto, laureati e intellettualizzati, molti si indirizzino non dove il lavoro c’è ma dove il lavoro manca. Lo si sapeva, tutti lo sapevano che gli italiani si sarebbero aspettati un lavoro degno delle proprie illusioni scolastiche. E tutti sapevano che la realtà invece sarebbe stata quella in cui non tutti possono fare i colletti bianchi o gli insegnanti o i “creativi”. Nelle nostre campagne i trattoristi sono pagatissimi. Faranno anche questo i cingalesi? Piero, anche qui, guardiamoci bene dentro, prima di preconizzare la scomparsa del lavoro. Senza attendere troppi ozi ateniesi, molti giovani stanno capendo che si può vivere bene, con pari dignità e maggior salute, anche senza birignao intellettuali e con i calli sulle mani.

RITA R ha commentato:

13 agosto 2018 alle 19:27

SO O NON SO

Lo chiediamo allo Stato del Vaticano, che ha immobili e terreni in tutto il mondo per un valore approssimativo di circa duemila miliardi, di cui circa la metà si trova in Italia, e non pagano neppure l'Imu. Hai voglia a ospitare africani.

RITA R ha commentato:

13 agosto 2018 alle 19:17

SO O NON SO

Non so se stavi pensando all'attuale governo, Piero, ma ne hai fatto un ritratto perfetto: "un punto di mediazione tra tante verità parziali", tanti “punti di vista”. Per la prima volta nella storia della Repubblica il governo è formato da due forze completamente diverse che per stare in piedi sono costrette a dialogare quotidianamente e ascoltarsi. E' una bella sfida ascoltare le ragioni dell'altro per poi decidere la cosa giusta. Non sempre in effetti ci si riesce, e allora l'ascolto diventa esercizio fine a stesso. Ma noi speriamo sempre in bene.

RITA R ha commentato:

13 agosto 2018 alle 19:09

La mutazione

Ovvio che anch'io conosco al sud qualcuno che ha sgobbato e versato, non sono tuttavia la maggioranza. Capisco benissimo che non sia colpa del tuo collega se è andato in pensione con il retributivo perché un tempo si usava così, così come non è colpa dei baby pensionati che ci sono costati in questi anni la bellezza di 150 miliardi di euro, non è colpa neppure di quelli che sono stati fregati dalla Fornero, né degli esodati. Non è colpa di nessuno. D'altra parte, a maggior ragione oggi che le casse dell'Inps si stanno svuotando (grazie anche alla demenziale "annessione" dell'Inpdap, studiata da non so quale genio dell'economia, sono in tanti), da qualche parte bisogna pur incominciare a tagliare i rami secchi. Personalmente credo sia giusto che ognuno abbia indietro ciò che ha versato, il resto ricade nella categoria "omaggio di Stato". Finché le vacche erano grasse, si poteva fare, ma adesso che sono pelle e ossa ...... Non sono mai stata favorevole neppure al bonus renziano degli 80 euro, e non certo perché a me non è toccato. Ho trovato profondamente ingiusto che chi si era fatto un mazzo tanto per ottenere degli scatti di carriera alla fine prendesse la stessa cifra di chi, avendo meno oneri e responsabilità, si trovava a livelli inferiori. E' stata un'ingiustizia, alla faccia della meritocrazia. Altra spina nel fianco sono le cosiddette "pensioni sociali" che toccano molto spesso a chi ha lavorato in nero per tutta la vita o non ha lavorato affatto, spesso per sua libera scelta. Il vero scandalo resta comunque l'assegno sociale agli stranieri over65 arrivati in Italia grazie ai ricongiungimenti familiari, i quali non hanno mai versato un centesimo all'Inps (e prendono 448,07 euro per 13 mensilità!!!), né probabilmente al loro Paese d'origine. Ora Salvini dice di voler abolire queste "pensioni", mi auguro che ce la faccia, visto che ci costano oltre un miliardo all'anno. Staremo a vedere. Quanti in Italia hanno la coscienza a posto con fisco e contributi? Ti rispondo, Pietro, con un'altra domanda: chi ha approvato la legge 183/2011, altrimenti detta "Autocertificazione", ovvero come fregare lo Stato e vivere felici?

Piero Carelli ha commentato:

13 agosto 2018 alle 19:05

SO O NON SO

Ivano, per riprendere uno dei tanti motivi del tuo post, posso dire come nei secoli scorsi nessuno si scandalizzava di fronte alla tratta dei negri, oggi - tanto più dopo il nuovo linguaggio introdotto da Trump e dai tanti Trump europei, non ci si scandalizza più di fronte a certe espressioni che vengono usate (anche sul nostro blog) nei confronti di esseri umani. Siamo diventati tutti indifferenti. Abbiamo la mente che si sta obnubilando. Il vento, Ivano, è girato, ma nessuno si preoccupa. Anzi, tutti plaudono. Papa Francesco esortava i giovani al "rispetto della dignità umana" (questo a prescindere dalle misure politiche). Già, la dignità umana va sempre rispettata. Lo chiediamo alla Turchia. Lo chiediamo alla Libia. E intanto l'Europa non si è ancora decisa di indicare un porto sicuro a una nave con oltre 100 migranti salvati. E intanto, nella cristianissima Italia, continuiamo a usare espressioni sprezzanti, comprensibilissime se pronunciate nei confronti dei... carnefici, ma del tutto tollerabili nei confronti delle... vittime.

Pietro Martini ha commentato:

13 agosto 2018 alle 18:39

La mutazione

Riprenditi, Francesco, perché il Maestro, sul blog e in campo musicale, sei sempre e solo tu. Considero già un favore il fatto che abbiate pubblicato questa mia scherzosa esternazione ferragostana sui michelazzi fancazzisti e sul loro prossimo reddito di fancazzismo. E poi amo Napoli, la napoletanità, i napoletani veraci, la loro fantasia, anche i loro sfottò. A proposito di sfottò, l’altra settimana un mio buon conoscente di Napoli, appassionato di musica napoletana, mi ha informato dell’attuale utilizzo polemico, da parte di molti suoi concittadini e nei confronti di alcuni politici campani recentemente assurti al ruolo di statisti, di questa canzone molto conosciuta a Napoli. È il tipico pezzo leggero e orecchiabile, che si presta bene, da quanto ho compreso, ad accompagnare musicalmente le immagini di quegli statisti quando compaiono in televisione a far discorsi, azzerando intanto il volume della trasmissione. Ho provato e devo ammettere che l’effetto non è male.

Pietro Martini ha commentato:

13 agosto 2018 alle 18:05

La mutazione

Credo, Rita, che dovunque in Italia, al nord, al centro e al sud, ci siano persone che hanno sgobbato una vita versando imposte e contributi elevatissimi. E persone che non hanno mai versato un “emerito nulla” e adesso fanno la sceneggiata del “chiagne e fotte”. Conosco un napoletano verace, un tempo mio collega, che ha versato importi IRPEF paurosi e contributi INPDAI e poi INPS pazzeschi. E non è colpa sua se, come per tutti, assolutamente per tutti, prima del sistema contributivo c’era il retributivo. Adesso gli toglieranno una fetta di pensione. Però il ricalcolo si fa solo da un certo importo in su. Quindi non si colpisce il retributivo in se’. Si colpisce chi ha avuto retribuzioni elevate e non è evasore. Quando si dà per scontato che chi guadagna tanto va punito di per se’ e chi guadagna poco va premiato di per se’, allora abbiamo capito in quale situazione ci troviamo. Nella storia, sono momenti precisi. Il clima è quello del “farina, festa e forca”. Conosco anche diversi fancazzisti delle nostre parti che, non versando imposte e contributi, han sempre fatto i michelazzi, vivendo di espedienti, spendendo e spandendo, sempre in bilico tra bollettino dei protesti e Crif, non versando quasi nulla in imposte e contributi. Adesso confidano nel “reddito di fancazzismo” e poi in un trattamento pensionistico del tutto a ufo, rispetto ai loro versamenti inesistenti. Insomma, chi da formica ha riempito la collettività di quattrini c’è in tutta Italia, così come chi da cicala ha vissuto da fancazzista e oggi vuol cavare quattrini alla comunità. Nei paesi civili, a un certo punto della vita, la realtà ti presenta il conto. Ecco, oggi in Italia troppi vogliono barare sul conto. Quanti di quelli che oggi sarebbero senza pensione o con pensione insufficiente sono vittime di situazioni o di fatti del tutto non dipendenti da loro? A questi, massimo rispetto e massimo aiuto. Ma quanti hanno veramente la coscienza a posto riguardo al lavoro, alle imposte, ai contributi, alla regolarità e all’onestà della loro posizione lavorativa, fiscale e previdenziale? Dove sta la giustizia? Dove sta l’ingiustizia? Perché non si guarda dentro alla realtà? Dopo le ultime elezioni, la risposta la conosciamo tutti.

Francesco T ha commentato:

13 agosto 2018 alle 15:10

La mutazione

.....cheddire, Pietro? Mi prostro appetto a cotanto senno! Mi hai surclassato, giocando sul "mio campo", per di più!!! L'immagine di copertina, poi: Una "chicca che'llevati"!!!! Non so se mi riprenderò, Maestro! Nel merito, cmq, ripeto che il tema si merita davvero riflessioni profonde!

Piero Carelli ha commentato:

13 agosto 2018 alle 14:46

La mutazione

Sarà pure un pezzo... ludico, ma nel contenuto è una più che salutare provocazione. Il guru da te evocato più volte, Domenico De Masi, proietta lo scenario che tu illustri in un tempo non certo vicino (si veda la... sterzata dell'ultimo libro in cui si parla dei numerosi "nuovi lavori"), ma i pentastellati il sogno di una società dell'... ozio ateniese (un ozio grazie al lavoro degli "schiavi" e degli "stranieri") lo vogliono realizzare subito, già con legge di bilancio dell'autunno. La... fantasia al potere! Scrivevo nei giorni scorsi che sono nato... calvinista e morirò calvinista, ma chi vivrà vedrà. A meno che il sogno venga arrestato dall'unica opposizione che conta: i mercati. Saranno questi i giudici. E i pentastellati dovranno rispondere più a questi che ai propri elettori! A meno che grideranno al complotto dei plutocratici, chiederanno nuove elezioni e avranno un consenso ancora più forte. Il sogno di diventare tutti come i "liberi" di Atene è troppo allettante!

Piero Carelli ha commentato:

13 agosto 2018 alle 14:27

SO O NON SO

Hai detto, bene, Ivano: non esiste la sapienza (anche se oggi è di moda ostentare certezze assolute). Non esiste il... sofòs, ma il ricercatore della sapienza, l'appassionato del sapere (filo-sofòs). Oggi più di ieri in un mondo di post-verità in cui tutti sembra abbiano la Verità in tasca. Quel poco di... verità (con la iniziale minuscola) a cui possiamo approdare non può che essere il punto più alto di mediazione tra tante verità parziali, tanti "punti di vista". Ascoltare le ragioni degli altri: dovrebbe essere la massima non solo di ogni ricercatore, ma anche di ogni "politico" che punta o dovrebbe puntare (se uomo di Stato) non al proprio "particulare" (elettorale", ma all'interesse generale.

Pietro Martini ha commentato:

13 agosto 2018 alle 09:55

La mutazione

Franco, il post di Adriano è una cosa seria, il mio una cosa scherzosa. Collazionali pure, ci mancherebbe, solo tieni presente che il suo è un contributo culturale, il mio un contributo ludico.

Pietro Martini ha commentato:

13 agosto 2018 alle 09:42

La mutazione

È estate, molti di noi sono in vacanza e mi sono permesso qualcosa di volutamente scherzoso e senza alcuna pretesa culturale o ideologica. In questi giorni i media ci forniscono di continuo messaggi politici impegnativi, piuttosto pesanti e spesso tesi a una certa drammatizzazione della realtà. Forse anche perché la realtà è quella che è. Anche per questo, mi sembrava opportuno tentare di sdrammatizzare un po’ e buttar giù, di getto e senza troppa attenzione alla forma, una sorta di divagazione politica di una sera di mezz’estate, così, per alleggerire il clima sempre più nibelungico che pare aleggiare sulla nostra politica. Mi scuso anzi se talvolta le locuzioni usate non sono in linea con quello che dovrebbe essere lo stile di una persona matura e posata. Ma ogni tanto qualche prestito dal linguaggio colloquiale aiuta a non prendersi troppo sul serio. Naturalmente, ho sostituto il termine più disdicevole, peraltro ricorrente, con un altro non riprovevole. L’idea mi è venuta ascoltando una vecchia canzone napoletana. L’immagine utilizzata per accompagnare l’articolo riproduce infatti il lato B del disco a 78 giri della Fonit, in resina di gommalacca (il vinile sarebbe arrivato più tardi, con i 33⅓ e i 45 giri) che contiene questa canzone, della durata di 2:35 min. e dal titolo “L’arte ꞌe michelasso”. Gli autori erano molto noti al tempo. Furio Rendine era il compositore, oltre che protagonista di importanti attività in campo musicale (a proposito, il celebre Sergio Rendine è suo figlio). Dionisio Sguaglia (in alcune opere, come questa, è riportato come Squaglia) era il paroliere. Il lato A contiene “Na rosa senza spine”, degli stessi autori. Entrambe le canzoni sono cantate da Aldo Piacenti, anch’egli allora molto in auge, e l’orchestra è la famosa Orchestra Rizza, con il suo direttore, Piero Rizza. Per chi fosse interessato, buon ascolto.

RITA R ha commentato:

13 agosto 2018 alle 09:08

La mutazione

Lungi da me la tentazione di difendere il "fancazzismo" istituzionale (avendo vissuto una vita nella pubblica amministrazione so solo io quanti ne ho incontrati di questi soggetti, e più li pagavano meno facevano!!!), mi sembra doveroso aggiungere che la schiatta dei fancazzisti al governo e ancora di più nell'apparato burocratico dello Stato (che, in ultima analisi, è quello che decide) c'è sempre stata e ha contraddistinto alla grande sia la prima che la seconda Repubblica. Non si spiegherebbe altrimenti il punto in cui siamo arrivati. La parte meridionale del Paese ha contribuito largamente alla formazione di questa categoria, e ovviamente la ragione non è etnica bensì culturale. In certe aree geografie è stata sempre ben presente (e continuerà ad esserlo) la filosofia dell'"adda pensà ò Stato" che è l'equivalente dell'""inshallah" di più antica memoria. La matrice è dopotutto la stessa. E su questa scia sono sorti persino dei movimenti giovanili. https://www.identitainsorgenti.com/la-lettera-io-elettore-meridionale-dei-5-stelle-non-voglio-un-governo-di-salvini/ Non credo pertanto che "la partitocrazia precedente sia stata sconfitta dai fancazzisti odierni", essendo convinta, al contrario, che al governo ci siano sempre gli stessi: sono solo cambiate le facce, ma la sostanza è identica. La domanda, semmai, è se "quell’altra forza politica" riuscirà a scalzarli oppure no, che poi mi sembra di capire che sia un po' questa la madre di tutte le battaglie: l'Italia vorrebbe entrare, culturalmente parlando, nella grande famiglia mitteleuropea, ma per i motivi di cui sopra non ci riesce. Inutile dire che il vampirismo finanziario gioca alla grande in questa partita, anzi, alla grandissima. Il tentativo di africanizzazione dell'Italia aveva anche lo scopo di far pendere la bilancia più da una parte che dall'altra, indebolendo così gli apparati, ma per il momento tale progetto sembra essere stato accantonato, e auguriamoci che rimanga lì dov'è. Non so se l'umanità del futuro avrà ancora tra le sue priorità il lavoro, mi sembra di capire però che tutti i segnali vadano nella direzione opposta. Sono invece convinta, ma credo di averlo già detto in svariate occasioni, che una mutazione della nostra specie sia in atto e presto si manifesterà completamente. E' sempre stato così, in fondo. Cosa ci aspettavamo? La verticalizzazione infinita? Vorrà dire che saremo più forti al "prossimo giro".

Ivano Macalli ha commentato:

13 agosto 2018 alle 08:27

SO O NON SO

Sì Francesco, dissolti I fumi. Essere o non essere, sapere o non sapere, that's the question. Che io tradurrei nell’ossimoro “ vivacchiare” per essere e non essere, e “sapicchiare “ per sapere e non sapere. Un tempo si diceva “scuole di pensiero”, ora si dice meno. Si dice meno perché l’evoluzione, per richiamare Martini, sempre di più attaglia, non attanaglia, i due Stati in ibridi tali che la sopravvivenza ormai impone. Per dire che sapere è ormai sinonimo di conclusioni le più disparate. In verità una “verità” non è mai esistita e a maggior ragione sparisce quando il gioco si fa duro e il vivacchiare rispolvera i peggiori istinti. Conclusione: lasciamolo da parte il sapere, tanto non porta da nessuna parte. Se mai è servito nella Storia rassegniamoci a non farne più uso. Almeno per qualche decennio assisteremo ad uno scontro di saperi, perchè infiniti, che potremo definire scontri di civiltà, anche in seno alla stessa. E' questa la nuova guerra civile.

Francesco T ha commentato:

13 agosto 2018 alle 00:23

La mutazione

....sto collazionando i due post di Pietro e di Adriano. Quello di Pietro, giocato sul paradosso e quello di Adriano storicamente raziocinante. Certo il tema è da affontare nel profondo. Cambiano i paradigmi, le sintassi, i linguaggi, si spara a zero sulla Costituzione ..... mi prendo del tempo ( e dei commenti ) per pensarci. Buona notte.....

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