ALLA RICERCA DELL’IDENTITÀ PERDUTA

.... cos'è la sinistra? .... Piero Carelli Pensiero e Società Etica e Filosofia

 Lacerazioni

 Una storia di lacerazioni, di anatemi, di accuse di tradimento. Il tutto in nome della fedeltà a Marx, al suo messaggio di liberazione dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

È accaduto in Italia prima con una scissione a sinistra (1921), poi a destra (1947), poi ancora a sinistra (Psiup) e infine con una costellazione di sigle alla sinistra della sinistra (da Il Manifesto a Democrazia proletaria fino alla miriade di gruppuscoli nati negli ultimi anni alla sinistra del Pd).

Una storia tutta alla ricerca della identità perduta in una società radicalmente cambiata rispetto ai tempi del Messia tedesco.

Una storia non solo italiana. Pensiamo solo, se ci riferiamo alla Germania degli ultimi decenni, alla scissione del partito “Die Linke” che nelle recenti elezioni ha superato nelle ex regioni della Germania dell’Est lo stesso partito socialdemocratico. Pensiamo alla Francia dove la sinistra si è letteralmente frantumata.

L’unica eccezione è rappresentata dal Labour Party dove Jeremy Corbyn, l’anima di sinistra, ha lottato a lungo dall’interno e ora sta raccogliendo i frutti.

Una storia segnata dalla contrapposizione tra riformisti e rivoluzionari, tra chi corre verso il centro nella convinzione che senza i ceti medi la sinistra è destinata all’opposizione e chi, invece, corre sotto la bandiera rossa, il vessillo della lotta per l’emancipazione del proletariato.

Una storia di divisioni che ha avvelenato (mi riferisco all’Italia) i rapporti tra le forze di sinistra (la sinistra ha dato l’impressione di sferrare più colpi al proprio interno che verso la destra).

 Il modello Schroeder o quello di Jeremy Corbyn?

 Anime diverse: vi è chi, di fronte a una società sempre più complessa e in cui la classe operaia è già andata quasi tutta… in paradiso, vede la politica come l’arte della mediazione (senza mediazione è impossibile governare) e chi, al contrario, punta a rimanere puro e duro.

Una sinistra smarrita, alla ricerca di un modello che coniughi Marx e il nostro tempo (segnato da fenomeni devastanti come la globalizzazione e la robotizzazione in corso).

Dopo tanti veleni, è possibile oggi una ricomposizione? Personalmente (per quello che possa valere la mia opinione), credo di no.

A meno che sia una semplice scelta “tattica” in funzione di una “coalizione elettorale”, in presenza di una destra che si sta, anche se con fatica, ricompattando.

Un orientamento, questo, presente anche a Crema: l’ho avvertito forte nella conferenza stampa di sabato 30 settembre indetta dai… bersaniani (Articolo 1). Dall’on. Franco Bordo e dall’assessore Attilio Galmozzi ho sentito parole “costruttive”, responsabili. L’obiettivo: la coalizione del centro-sinistra (quel centro-sinistra che, unito, ha di nuovo vinto le elezioni a Crema).

Andrà in porto a livello nazionale con la mediazione di Pisapia? Non è escluso visto che in questi giorni non solo Orlando, ma anche Franceschini si sta muovendo in quella direzione.

E... dopo (in caso di vittoria)? La priorità assoluta non potrà che essere il lavoro, soprattutto ai giovani. Ma quale la rotta che si seguirà? Il modello tracciato da Schroeder o il modello indicato dalla nuova stella del Labour Party?

Comments (54)

  • PIERO CARELLI

    PIERO CARELLI

    04 Ottobre 2017 at 10:45 |
    Oggi leggo che è in vista uno strappo di Mdp sul Def del governo: siamo all'ennesimo atto di separazione dei bersaniani & company dal Pd.
    Un orientamento che invece non ho percepito durante la conferenza stampa di sabato di Articolo 1 a Crema: mai un attacco al Pd, ma solo la volontà di "costruire" un asse col Pd, la volontà di "ricostruire" un "centro-sinistra" perché solo uniti si vince come ha dimostrato l'asse Pd-Articolo 1 Mdp a Crema (come ha precisato Attilio Galmozzi).

    Confesso, comunque, che le beghe della sinistra italiana mi toccano poco.
    Quello che mi interessa è capire, da osservatore esterno, che carte intende giocare in Europa la cosiddetta sinistra.
    Quando leggo che Schulz in Germania vanta la conquista realizzata dall'SPD dei matrimoni tra gay, mi cadono le braccia.
    Eppure sono proprio queste battaglie (sui diritti civili) che la sinistra (anche italiana, naturalmente: anzi, su questi temi la sinistra italiana è sempre stata unita) che hanno caratterizzato la sinistra, battaglie cioè "non di sinistra" (se teniamo come punto di riferimento la "redenzione sociale" di Marx), ma squisitamente "liberali", del liberalismo "radicale" che si è sempre battuto sui "diritti individuali".

    E' il "reddito minimo" - un'altra conquista - questa davvero di sinistra - dell'SPD che dovrebbe caratterizzare la sinistra anche in Italia: la lo lotta contro le nuove povertà, contro il precariato, contro la disoccupazione giovanile...
    E' la "questione sociale" che dovrebbe essere l'anima della sinistra, una questione che non deve essere posta in astratto, ma calata nella complessa società di oggi (non è più quella ottocentesca che aveva di fronte Marx) segnata dalla globalizzazione e dalle nuove tecnologie (da... governare, certo, ma non da prescindere da tali fenomeni).
  • PIERO CARELLI

    PIERO CARELLI

    04 Ottobre 2017 at 19:15 |
    La lotta contro l'evasione fiscale (Irpef, Iva...), il lavoro nero, la stessa elusione fiscale (non ci sono solo i big del digitale) è "di sinistra"?
    Per e è una lotta di civiltà, ma di sicuro dovrebbe far parte del dna della sinistra perché mira a rimuovere uno dei fattori più "odiosi" che sono alla base della disuguaglianza sociale.
    Ma... perché mai se ne parla da almeno 50 anni e nessun governo (neppure quelli di sinistra), è riuscito a debellare un cancro così macroscopico che significa almeno 100 miliardi di euro sottratti alla collettività?

    Di sicuro, in Italia il problema è più complesso che altrove perché da noi c'è una platea più grande che altrove di lavoratori autonomi.
    Ma questo non può essere una scusante. Perché mai perfino a Nairobi i pagamenti elettronici (anti-evasione) superano il 90% e noi non riusciamo a imporli?

    La spiegazione "mi pare" sia una: non si vuole perdere i voti in quel enorme serbatoio che è rappresentato dai ceti medi autonomi.
    Un serbatoio in cui pesca anche la sinistra, tanto più oggi che, con la crisi, si è sviluppato ampiamente il... popolo dell'Iva.
    E così noi abbiamo la maglia nera dell'evasione dell'Iva!

    E così continuiamo a spremere i cittadini, dipendenti e pensionati, che non possono evadere.
    E così continuiamo a indebolire il potere di acquisto dei ceti più deboli con i ticket.
    E così ogni anno siamo costretti a varare manovre di decine di miliardi.

    Sinistra, se ci sei, batti un colpo!

    Sindaco, Giunta, l'evasione fiscale anche da noi è un cancro (si veda quanto ha accertato negli ultimi mesi la Guardia di Finanza in alcuni studi di medici).
    Come è un cancro il lavoro nero (che costituisce pure un furto di oneri contributivi).
    Non avete alcun potere in tale senso?
    Negli anni 80 so che era in funzione il Consiglio Tributario che semplicemente faceva da supporto "democratico" agli organi dello Stato deputati ad hoc.
    Una domanda: è previsto ancora dalla legge vigente tale strumento?
    Se no, ne esiste un altro in cui i cittadini possono dare una mano alla Guardia di Finanza e all'Agenzia delle Entrate?
    Un consiglio: utilizzate ogni strumento a disposizione (fino a poco tempo, addirittura veniva premiato il contributo dei Comuni nella lotta all'evasione fiscale).
    Non si tratta di fare i... giustizialisti, ma solo di "segnalare" "evasioni evidenti" come la mancata ricevuta fiscale?
    Avete la cortesia di risponderci?
  • PIERO CARELLI

    PIERO CARELLI

    05 Ottobre 2017 at 16:21 |
    Siamo complici, amico: io e tu.
    Siamo complici quando non chiediamo la ricevuta fiscale da un dentista o da un cardiologo.
    Siamo complici quando paghiamo in nero un idraulico.
    Siamo complici quando prendiamo una badante e non le paghiamo i contributi...
    Siamo complici.
    D'accordo che occorra stanare i grandi evasori e metterli in galera come fanno negli Usa e in altri Paesi "civili", ma da noi - più che altrove - l'evasione fiscale è un "fenomeno di massa".
    ed è proprio perché di massa che il problema della sua soluzione è "politico": tutti i partiti, anche quelli di sinistra che dovrebbero battersi di più in nome della giustizia sociale e della ridistribuzione delle risorse a favore delle fasce più deboli, non hanno alcuna intenzione di perdere consensi.

    Vedo che il tema dell'evasione fiscale è tornato alla ribalta: ieri su Repubblica due paginone di Sergio Rizzo, questa mattina è stato il tema che ha animato sia Omnibus che Agorà.
    E meno male che torni ad essere un tema di dibattito.
    Che conta però è che si prendano le misure giuste.
    Leggo che l'eliminazione del superticket introdotto dalla legge finanziaria del 2011 costa un miliardo, ma quanto potrebbero generare misure adeguate contro l'evasione e l'elusione e il lavoro nero?
    Il governo è alla fase finale, è vero, e quindi è difficile che possa prendere delle decisioni radicali, ma dia almeno un segnale in tale direzione.
    E la Giunta di Crema, di centro-sinistra, metta in campo tutto quanto la legge consente.
  • Francesco T

    Francesco T

    06 Ottobre 2017 at 02:07 |
    …..mammamia che rimbombo in questo stanzone vuoto (quello della “sinistra” intendo!).
    Mi pare di intravvederlo, in quella attutita agghiacciante oscurità, “padron Piero” con la lanterna di Diogene, ad aggirarsi per trovare se hanno lasciato almeno qualche traccia, prima di dileguarsi tutti quanti (quelli “della sinistra”!).
    Provo a “dargli una mano”, sfregando la lampada per far uscire il “genio della canzonetta” ….ed eccolo li che ancora una volta non mi delude: https://www.youtube.com/watch?v=4kuySYnIvt4 non solo, ma esagera pure: https://www.youtube.com/watch?v=emoFu3iejiQ . Giorgio Gaber, anni settanta, una quarantina d'anni fa!
    Da “comunismo” a “consumismo”, quasi un anagramma, assai semplice, c'è solo una esse “che balla e....cosa sarà mai una “s”, che se poi è “lunga”, è pure un esempio ( Landini docet: “faccio un esempio” ) che aiuta a capire il concetto! Non solo, ma la beffarda ironia delle parole, solo che cambi il “codice” da Italico a Ispanico diventa un “Con/su/mismo” che è quasi una presa in giro!
    In questi quarant'anni, l'acqua è continuata inesorabilmente a passare sotto i ponti, “...la classe operaia è già andata quasi tutta… in paradiso”, e “...una sinistra smarrita, alla ricerca di un modello che coniugasse Marx e il nostro tempo,segnato da fenomeni devastanti come la globalizzazione e la robotizzazione...” ha perso progressivamente, inesorabilmente la sua “identità”.
    Oramai le analisi, le chiavi di lettura, le prospettive, sono solo di tipo economico/finanziario, in ossequio al “dio PIL” che deve sempre (!?!) aumentare ed ai “consumi” ai quali finalizziamo la nostra vita.
    Trovato nulla “padron Piero”?
    Il mio “genio della lampada” non credo ti sia stato di grande aiuto, ci ha solo detto: che questa “deriva” è iniziata ...”da mò” e noi ci siam trovati progressivamente “imbalsamati” nel “culto del supermercato” nel quale soddisfare le nostre pulsioni vitali e (a patto che scegli il supermercato giusto) è diventato di sinistra” anche questo!
    Cos'è la destra, cos'è la sinistra....
    • .graziano  calzi

      .graziano calzi

      06 Ottobre 2017 at 11:10 |
      Mi prende questo smantellare le parole...Sembra Jazz.
      Provato con la pubblicità ?

      P.S. ...Gabbiani ipotetici?

      Cos'è la destra,cos'è la sinistra,finisce con "Basta"
      • Francesco T

        Francesco T

        06 Ottobre 2017 at 11:43 |
        ....uellai, Graziano, uno che le canzonette le .... ascolta, pure!
        ....rara avis...
        • .graziano  calzi

          .graziano calzi

          06 Ottobre 2017 at 15:03 |
          ....Più anatroccolo che cigno nero...
  • PIERO CARELLI

    PIERO CARELLI

    06 Ottobre 2017 at 09:43 |
    Un... affresco, il tuo, brillante (come sempre).
    La sinistra ha smarrito la sua identità. Da qui la sua disperata ricerca. Da qui le lacerazioni. Siamo di fronte a una sorta di volontà di autodistruzione.
    A che cosa assistiamo anche in questi giorni? A una corsa al riposizionamento pensando esclusivamente alla propria fetta elettorale, tanto più grazie alla maledetta tentazione di tornare a una legge elettorale... proporzionale. Non si pensa al Paese, ma al proprio potenziale elettorato.
    Sia chiaro: non è solo il problema della sinistra. Quale partito in Italia non consuma quasi tutte le sue energie (e soldi pubblici) per accarezzare i propri elettori?

    La sinistra o rilancia la cosiddetta "questione sociale" (si diceva nell'Ottocento), o muore, non ha più nulla da dire. Solo che la questione sociale non è più quella che sottolineava il guru del marxismo e neppure quanto esprimeva la Rerum Novarum.
    Siamo di fronte a una società di gran lunga più complessa e di gran lunga meno facile da "governare". Ma è questa la strada da percorrere: elaborare un progetto (mi riferisco alla sinistra europea) che prenda il meglio da Marx e dalla esperienza delle socialdemocrazie da coniugare con il nostro tempo: pensiamo, in primis, al tremendo problema del "lavoro" (non si tratta di rilanciare gli ateliers socieaux e neppure l'industria pianificata dall'alto di Stalin e neppure di tornare con nostalgia al "posto fisso"!
  • PIERO CARELLI

    PIERO CARELLI

    06 Ottobre 2017 at 09:54 |
    Ritengo utile riprendere il tema della lotta all'evasione fiscale (111 miliardi di euro secondo Sergio Rizzo, più di 140 miliardi secondo l'ex ministro Vincenzo Visco). Lo ripeto: non si tratta di una lotta tout court di sinistra, ma di civiltà, ma di sicuro è la sinistra che si deve battersi di più contro tale scandalosa ingiustizia sociale che impedisce (insieme agli sprechi della spesa pubblica) una redistribuzione del reddito a favore della fasce più deboli e investimenti per creare posti di lavoro.

    Lo ripeto: si tratta di un fenomeno di massa di cui noi tutti siamo in qualche misura "complici" (se non evasori noi stessi - mi riferisco ai milioni di italiani che non possono evadere in quanto dipendenti o pensionati).

    Leggo che in questi giorni sta crescendo il numero dei parlamentari che aderiscono allo sciopero della fame a favore della Causa dello ius soli.
    Io dico: la lotta all'evasione fiscale (che è possibile fare perché il problema, come ho già abbondantemente chiarito non è tecnico, ma "politico" - tutti i partiti, compresi quelli di sinistra, pescano nell'elettorato degli evasori o del lavoro nero) non è una Causa ancora più nobile?
    Purtroppo nessuno sente il problema.
    Già nessuno, neppure la sinistra, vuole perdere voti!
    • .graziano  calzi

      .graziano calzi

      06 Ottobre 2017 at 11:14 |
      E' una lotta con se stessi..."Uno su mille ce la fa"
  • Francesco T

    Francesco T

    06 Ottobre 2017 at 11:47 |
    ....contagiato, contagiato!
  • .graziano  calzi

    .graziano calzi

    06 Ottobre 2017 at 14:53 |
    Ta-ta taaa ! Ho gli anticorpi !
  • Ivano Macalli

    Ivano Macalli

    06 Ottobre 2017 at 19:06 |
    Banche e multinazionali che scappano da Barcellona. Quindi chi ne decide la sorte? Come al solito economia e finanza. Intanto che qui si discute dell'identità della politica ( della sinistra), perché la destra un'identità ce l'ha sempre, pronta nei momenti di crisi ad alzare la testa e tirar fuori gli artigli. Per dire cosa? Per dire che, pur contrario al referendum catalano, pur nella consapevolezza di confini artificiali disegnati nel tempo dai vari imperialismi di turno, per dire, ripeto, che non esiste più e non può più esistere un primato della politica, tanto meno della sinistra, con un mondo del lavoro frantumato in mille rivoli ormai impossibile da ricanalare, e dove tutti ci siamo ormai fatti incantare da quei miraggi egoistici del denaro, del potere, del successo, dell'invidia, con modelli che della sperequazione ormai insanabile, estrema, han fatto una bandiera da difendere a tutti i costi. Come può allora esistere ancora la sinistra? Oddio, forse esiste ancora, ma come moto dello spirito in anime candide, ma anche quelle consapevoli di navigare a vista nel mare di Utopia, senza nessun progetto possibile, se non attraverso puntate estemporanee nella contemporaneità. Certamente non come ricerca del bene comune, che vuol dire di tutti. Podemos dice : ”faremo la fine della Turchia”. Scenario forse credibile tanto da far dire anche a me che il governo centrale spagnolo ha sbagliato, pur in nome della Costituzione. Avrebbe dovuto permetterlo il referendum, tanto per tirare le fila della volontà popolare, magari per poi verificare che non è vero che i secessionisti sono la maggioranza. E se anche fosse, senza un plebiscito, arrivare a trattative tanto da scongiurare quelle prevedibili fughe di capitale che ridurrebbero la Catalogna ad un qualsiasi provincia della Spagna, da far pentire i secessionisti. Leggermente fuori tema, ma mi premeva dirlo.
    • Ivano Macalli

      Ivano Macalli

      07 Ottobre 2017 at 08:54 |
      Ricevo nottetempo da un amico un messaggio che smentisce categoricamente quanto affermo nel mio intervento di ieri. L’amico in questione, dandomi dell’incompetente, afferma che non corrisponde al vero che le banche o le multinazionali, spostando in altra sede le direzioni porterebbero ad un impoverimento della Catalogna, perché le attività rimarrebbero comunque a Barcellona. Io rispondo che a lungo termine, se il processo secessionista arrivasse a compimento, anche le attività verrebbero delocalizzate. L’amico risponde, sentito telefonicamente, che i soldi di questa banca, nello specifico, sono in tutti i casi soldi catalani e che quindi la banca non avrebbe nessun ovvio vantaggio al fallimento della stessa, qualora gli investitori li spostassero, e che quindi avrebbe tutto l’interesse a mantenere nelle attuali sedi filiali e attività. Io ribatto che a lungo termine potrebbe succedere di tutto e che navigare a vista non gioverebbe a nessuno. Questo naturalmente molto in sintesi, non avendo strumenti culturali per ribattere adeguatamente. Oltretutto i media, almeno quelli che frequento non entrano molto nel merito. Che abbia ragione il mio amico? Che oltretutto dice anche che un’uscita della Catalogna dall’Europa avrebbe conseguenze economiche disastrose per l’economia locale, come il pagamento delle pensioni che non verrebbero più erogate (piccolo particolare adesempio). Ma qui sto divagando. Per inciso, l’amico è un unionista convinto, come lo sono io. Chi ha ragione? Qualche direzione spostata non avrebbe conseguenze neppure a lungo termine? Non è che ho ragione io?
      • Ivano Macalli

        Ivano Macalli

        07 Ottobre 2017 at 09:10 |
        Per favore, ti prego, caro amico X, intervieni.
        • Adriano Tango

          Adriano Tango

          07 Ottobre 2017 at 15:21 |
          La cosa meriterebbe un approfondimento a tema, no?
          Dico, ma questi incoscienti sanno cosa vuol dire metter in campo un autonomo sistema sanitario, un esercito, e quant'altro? O assolderanno i Lanzichenecchi e stipuleranno polizze sanitarie in concessione a compagnie estere? Perché la guerra di invasione non attende altro che i ventri molli, e la peste, che sta tornando come prevedevo, i sistemi sanitari sguarniti.
          Cose del passato? Aspettate e vedrete. Facile fare i conti sui propri guadagni quando si vive a casa di mamma e papà con vitto e alloggio gratis! Non è un riferimento al prossimo referendum lombardo: certo , un minimo di maneggevolezza autonoma in più come premio produttivo è previsto da tutte le economie aziendali, esisteva addirittura fra reparti quando ero ospedaliero! Parlo di forte coesione, di sicurezza sociale. Fanne un tuo pezzo Ivano, io sono impegnato su altri fronti, e non sono un tecnico del ramo, ma merita!
          • RITA R

            RITA R

            07 Ottobre 2017 at 20:03 |
            L'amico di Ivano ha perfettamente ragione. Sono i soliti spauracchi agitati dal potere del tentativo di terrorizzare le pecorelle e non farle scappare dall'vile. Al lupo, al lupo, e poi non arriva nessuno. Le stesse cose che oggi dicono a proposito della Catalogna le dicevano l'anno scorso della Brexit (sono anche scarsi di fantasia, tra l'altro). Nel primo trimestre del 2017 Londra ha registrato una crescita del pil del +0,2%. Non è un granché, ma Usa e Giappone hanno fatto un +0,3% e la Germania un +0,6%. Chi si aspettava la fine del mondo dovrà accontentarsi della "catastrofe dello zero virgola". Queste sono le autentiche fake news, non le "altre", quelle che viaggiano controcorrente. E scoprono gli altarini.
            • RITA R

              RITA R

              07 Ottobre 2017 at 20:05 |
              Sorry, non era un "vile" ma un "ovile". Né un lapsus freudiano.
            • Ivano Macalli

              Ivano Macalli

              07 Ottobre 2017 at 20:47 |
              Non credo si possano paragonare Brexit e Catalogna. Comunque chi vivrà vedrà.
              • Adriano Tango

                Adriano Tango

                08 Ottobre 2017 at 18:53 |
                l'Inghilterra non è mai stata Europa, l'Italia non è mai stata unita, ma con l'aria fredda che tira è meglio stringersi un po' per darsi una scaldata.
                Questo non vuol dire che la maniera "garbata" veneto-lombarda non mi piaccia, anzi, se devo giudicare dalla sfera intima piace a tutta la mia famiglia, di terroni, due attempati e due giovani, ma la corda deve essere tesa sino a un punto calibrato, con degli accordi chiari di mutuo soccorso.
                • Ivano Macalli

                  Ivano Macalli

                  08 Ottobre 2017 at 19:29 |
                  Adriano, dal sito della Diocesi di Bergamo: avrei potuto incollarlo al post di Francesco, ma va bene anche qui. Forse è lungo da leggere, ma mi pare un'analisi molto obiettiva,
                  "Il referendum sull’autonomia lombarda del 22 ottobre 2017
                  Premessa.
                  Quanto segue è stato rielaborato dall’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro, come strumento per
                  comprendere meglio la proposta referendaria alla quale saremo chiamati nei prossimi giorni. Ci piace
                  pensare che sia utile alle nostre realtà ecclesiali associative e comunità parrocchiali, come anche a tutti
                  i gruppi informali o istituzionali che desiderano informarsi e formarsi per andare oltre la superficie che
                  spesso porta a comprendere male e quindi travisare contenuti e scelte. E’ stato preparato con l’aiuto di
                  persone competenti, che pur nella brevità dei contenuti, non tralasciano di evidenziare i passaggi
                  fondamentali.
                  La cronistoria.
                  Il 22 ottobre 2017 gli elettori lombardi saranno chiamati alle urne per un referendum consultivo,
                  indetto per decisione del Consiglio regionale con DCR 17 febbraio 2015, n. X/638 “Indizione di
                  referendum consultivo concernente l’iniziativa per l’attribuzione a Regione Lombardia di ulteriori
                  forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione”.
                  Tale decisione è stata assunta con 58 voti favorevoli, 20 contrari e 2 non votanti (o assenti) su 80
                  membri, quindi con la maggioranza dei due terzi dei consiglieri regionali richiesta dall’art. 52 dello
                  Statuto della Lombardia.
                  La data (il 22 ottobre 2017, in concomitanza con l’analoga iniziativa referendaria promossa dalla
                  Regione Veneto) e le modalità di svolgimento (tramite voto elettronico, anziché cartaceo) del
                  referendum sono state poi determinate dal Presidente della Giunta regionale Maroni con decreto 29
                  maggio 2017, n. 683, solo dopo la definizione di alcune questioni aperte:
                  • il chiarimento circa l’ammissibilità nel quadro costituzionale (alla luce della sentenza n. 118 del
                  2015 della Corte costituzionale, che ha dichiarato illegittimi tutti i quesiti previsti in un parallelo
                  referendum regionale veneto, tranne uno pressoché identico a quello lombardo);
                  • l’esito della riforma costituzionale promossa dal Governo Renzi, in base alla quale sarebbe
                  cambiato il quadro di riferimento (riforma poi respinta nel referendum nazionale del 4
                  dicembre 2016)
                  • il reperimento delle risorse necessarie per lo svolgimento della consultazione (attorno ai 50
                  milioni di euro, totalmente a carico della Regione).
                  Il dispositivo del referendum si riferisce all’avvio di una trattativa col Governo centrale, per aprire la
                  quale in realtà non è richiesta una consultazione preliminare dell’elettorato: la stessa Regione
                  Lombardia nel 2006 attivò autonomamente una procedura in tal senso e giunse all’apertura di un
                  negoziato ufficiale nell’ottobre 2007. L’operazione si impaludò nella crisi del Governo Prodi e fu
                  lasciata cadere dal successivo Governo Berlusconi (di cui Maroni e Zaia erano ministri).
                  Oggi, a differenza di 10 anni fa, “l’espressione favorevole della popolazione regionale” è stata
                  considerata politicamente “indispensabile e necessaria per l’assunzione di un provvedimento specifico
                  del Consiglio volto alla richiesta di attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia”
                  (così la citata DCR 17 febbraio 2015, n. X/638); per questo si è aggiunto un passaggio in più, il
                  referendum appunto, politicamente legittimo ma estraneo alla procedura.
                  Il quesito.
                  Si interpellano quindi gli elettori lombardi affinché si dichiarino favorevoli o contrari alla richiesta di
                  maggiore autonomia in tutti gli ambiti consentiti dall’art. 116, terzo comma, della Costituzione: “Volete
                  voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale,
                  intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme
                  e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo
                  116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale
                  procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”
                  La “specialità” della Lombardia (termine che ha sollevato interrogativi e perplessità) non va intesa
                  come analoga a quella delle Regioni a statuto speciale, ma come relativa al ruolo nazionale che essa
                  riveste, e toccherebbe quindi “la dimensione economico-produttiva e la capacità fiscale … che
                  certificano l’oggettiva “diversità” della Lombardia, che possiede di gran lunga tutti i requisiti per
                  meritarsi una maggiore autonomia politica e amministrativa poiché vanta degli ineguagliati e
                  ineguagliabili tassi di virtuosità” (secondo quanto afferma la recente deliberazione del Consiglio
                  regionale n. X/1531 del 13 giugno 2017).
                  Le materie nelle quali Regione Lombardia vorrebbe, e potrebbe costituzionalmente ottenere, più
                  autonomia sono:
                  • norme generali sull’istruzione; tutela dell’ambiente e dell’ecosistema; tutela dei beni culturali;
                  organizzazione dei giudici di pace (che attualmente sono attribuite alla potestà legislativa
                  esclusiva dello Stato, in base all’art. 117, comma 2, Cost.)
                  • rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni (non la politica estera
                  complessiva); commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione (salva
                  l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione
                  professionale, già oggi di competenza regionale); professioni; ricerca scientifica e tecnologica e
                  sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute e organizzazione sanitaria;
                  alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e
                  aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione;
                  produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e
                  integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei
                  beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di
                  risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e
                  agrario a carattere regionale (che attualmente sono attribuite alla potestà concorrente di Stato
                  e Regioni in base all’art. 117, comma 3, Cost., con il primo chiamato a fissare i principi
                  fondamentali – ma di fatto portato a disciplinare l’ossatura di ciascuna materia – e le seconde
                  le norme più specifiche e di dettaglio).
                  Il campo d’azione è molto ampio e non si può scegliere fra l’una e l’altra materia: la Regione vuole che
                  “si tratt[i] su tutto”, e chiede all’elettore di esprimere un unico sì o un unico no.
                  Gli effetti.
                  Il referendum, che in Lombardia (diversamente dal Veneto) non richiede alcun quorum di
                  partecipazione, ha natura consultiva: il suo risultato, positivo o negativo, non sarà giuridicamente
                  vincolante e comunque si indirizzerà soltanto agli organi regionali e non a quelli statali, con i quali la
                  Regione dovrà poi trattare.
                  In pratica, esso avrà soltanto effetti politici, legati non solo al voto ma anche al numero di elettori che
                  sceglierà di esprimersi: l’esito della consultazione acquisterà un valore diverso a seconda del dato
                  dell’affluenza alle urne. E’ evidente che una vittoria del sì ottenuta con una larga partecipazione
                  darebbe alla Regione maggior forza (o minore debolezza) nella trattativa con il Governo nazionale. Al
                  contrario, una bassa presenza alle urne sarebbe interpretabile come segno di disinteresse, se non di
                  contrarietà. Questo referendum può, quindi, essere considerato un’arma a doppio taglio che la
                  Regione ha scelto di impugnare.
                  In ogni caso il Governo è tenuto soltanto a trattare (a seguito della richiesta del Consiglio regionale,
                  non dell’espressione popolare referendaria) ma non è obbligato ad accettare le richieste regionali, né
                  a concludere un accordo a tutti i costi, dovendo
                  perseguire l’interesse complessivo degli italiani e
                  dovendo considerare i riflessi di una eventuale
                  maggiore autonomia lombarda sulla condizione delle
                  altre Regioni. Tra l’altro dovranno essere sentiti
                  anche gli enti locali lombardi (Comuni, Province, Città
                  metropolitana), che potranno così esprimere il loro
                  parere.
                  Inoltre, l’eventuale e non scontata intesa che venisse
                  sottoscritta fra gli esecutivi statale e regionale dovrà
                  essere trasfusa in una legge statale approvata da
                  ciascuna Camera del Parlamento a maggioranza
                  assoluta, ossia col voto della metà più uno dei
                  componenti (mentre per approvare le altre leggi
                  ordinarie basta la maggioranza semplice, cioè che i
                  favorevoli siano più dei contrari).
                  Insomma, questo tipo di referendum non incide
                  direttamente sull’ordinamento, non abroga una legge
                  in vigore né completa l’iter di una proposta, ma
                  nemmeno vincola il Consiglio regionale a deliberare.
                  Evidentemente potrà assegnare (o meno) un
                  mandato politico, i cui tempi d’attuazione sono incerti
                  e certamente lunghi. Benché non sia giuridicamente
                  vietato, difficilmente entreranno nel vivo della
                  trattativa organi istituzionali in scadenza quali sono
                  quelli attuali, dato che tanto il Governo e il
                  Parlamento nazionali che il Presidente e il Consiglio
                  regionali saranno rinnovati nei primi mesi del 2018.
                  Le prospettive e i limiti.
                  Negli ambiti sopra indicati la Lombardia potrà chiedere allo Stato di avere innanzitutto una più ampia
                  potestà legislativa e regolamentare, ossia di poter adottare con maggiore libertà le leggi e i
                  regolamenti necessari, stabilendo anche i principi fondamentali delle diverse materie.
                  Poi potrà chiedere anche più autonomia amministrativa e gestionale, nel rispetto però dello spazio
                  garantito dalla Costituzione, in questo campo, agli enti locali.
                  Procedura ex art. 116, comma 3, Cost.
                  richiamata dal Referendum del 22
                  ottobre 2017
                  Richiesta di trattativa al
                  Governo formulata con
                  Delibera del Consiglio reg.
                  e
                  Apertura del negoziato Confronto con
                  gli enti locali
                  Accordo Stato/Regione Legge dello Stato a
                  maggioranza assoluta
                  Infine potrà chiedere anche più risorse, sotto forma di maggiori quote di tributi statali riscossi in
                  Lombardia o della facoltà di tassare fonti di reddito oggi sottoposte ad imposizione statale.
                  Su questo punto bisogna, però, essere chiari: ottenere più autonomia non significa necessariamente
                  disporre di più risorse. Lo Stato potrebbe non aderire alle richieste lombarde (se ritenute eccessive) o
                  potrebbe accettarle in tutto o, più verosimilmente, in parte: ad esempio, potrebbe aderirvi in materia
                  di governo del territorio ma non di ordinamento della comunicazione, o ancora soltanto per alcuni
                  profili di ciascuna materia. Non ultimo, potrebbe accettare di concedere più autonomia legislativa in
                  certi settori, ma non maggiori spazi sul piano amministrativo o finanziario.
                  In ogni caso, e questo è un ulteriore punto da chiarire senza equivoci, a seguito di questo referendum
                  la Lombardia non potrà diventare una Regione a statuto speciale (come la Sicilia, ad esempio),
                  occorrendo a tal fine una modifica della Costituzione.
                  Qui termina l’orizzonte di questa consultazione referendaria: ogni altro obiettivo e aspirazione, per
                  utile che appaia, ne esula formalmente e non vi andrebbe associato.
                  Al riguardo aggiungiamo un paio di osservazioni.
                  Senza entrare in disamine di natura politica, evidenziamo come appaia giuridicamente debole
                  l’aspirazione “a negoziare, all’indomani dell’esito positivo del referendum, contestualmente alle nuove
                  competenze e alle risorse relative, anche l’autonomia fiscale così come riconosciuta alle Regioni a
                  Statuto speciale” (aspirazione espressa dalla recente deliberazione del Consiglio regionale n. X/1531
                  del 13 giugno 2017); questo perché, in generale, tale autonomia fiscale non può essere concessa tout
                  court ad una Regione ordinaria e, poi perché, se applicata alla Lombardia (che produce un quarto del
                  PIL italiano), potrebbe sconvolgere gli equilibri finanziari complessivi dello Stato.
                  Il profilo finanziario è delicato ma non è l’unico difficile da affrontare: non possiamo dimenticare che
                  questa procedura negoziale si inserisce nel quadro dell’unità nazionale, da cui non potranno
                  prescindere né il Governo né il Parlamento quando e se saranno chiamati ad esprimersi. Si pensi, ad
                  esempio, alle norme generali sull’Istruzione: è lecito e opportuno pensare ad una scuola dell’obbligo
                  lombarda eventualmente diversa da quella del resto d’Italia?
                  Si è già detto come questo referendum non consenta di delimitare il campo: di fatto chiede il consenso
                  degli elettori (quasi una delega in bianco) ad attivare un percorso di cui, però, essi possono decidere
                  solo il punto di partenza. Da lì in avanti sarà un susseguirsi di bivi, davanti ai quali i cittadini non
                  saranno più chiamati ad esprimersi. Con i referendum abrogativi o confermativi l’espressione popolare
                  produce un esito chiaro, immediato e tangibile. Nel caso di specie, invece, di fatto avviene l’opposto.
                  Dopo aver cercato di illustrare i diversi aspetti legati al referendum e così contribuire ad un approccio
                  consapevole, concludiamo con un pensiero sul concetto di autonomia. In qualunque declinazione la si
                  intenda, nessuna richiesta estensiva di autonomia deve mettere in discussione l’appartenenza alla
                  comunità nazionale ed europea. In nome del principio di sussidiarietà è legittimo spostare funzioni,
                  competenze e risorse ad un livello istituzionale diverso, purché questo rimanga funzionale al
                  perseguimento del Bene Comune, sia uno strumento e non il fine dell’azione politica. In altri termini,
                  maggiore autonomia non può significare distacco, chiusura, autoreferenzialità, isolamento, non deve
                  sottendere mai un obiettivo disgregante; sia al contrario funzionale ad una rimodulazione virtuosa del
                  nostro stare insieme, del nostro appartenere ad una comunità ampia ed inclusiva.
                  Un particolare ringraziamento a Damiano Amaglio e Silvio Troilo per il generoso lavoro."
  • Francesco T

    Francesco T

    06 Ottobre 2017 at 19:16 |
    ....epperchè "fuori tema"?
    Anzi, bene, bravo, Ivano...... 7+!
  • PIERO CARELLI

    PIERO CARELLI

    06 Ottobre 2017 at 22:58 |
    Sul questione Catalogna, Ivano, concordo con te: si è comportato meglio il governo di Baghdad a proposito del referendum per il Kurdistan di un governo... civile e democratico come quello spagnolo.
    Ma... tornando sul tema della sinistra, posso farti una domanda: la scelta della regione più ricca della Spagna di rendersi indipendente è di destra o di sinistra?
    Supponiamo che un domani segua la stessa strada la Baviera che è la regione più ricca della Germania.
    Supponiamo che segua la stessa strada la trentina di regioni che oggi hanno tentazioni sovraniste.
    Quale sarebbe il risultato? Verrebbe meno il patto di solidarietà che tiene insieme una comunità. La Germania ha ancora la palla al piede dell'ex Germania dell'Est: kohl (non era di sinistra) ha fatto una scelta lungimirante o no?
    Già, la sinistra non dovrebbe guardare lontano e vedere che certe scelte genereranno inevitabilmente più sofferenze a chi già soffre?
  • PIERO CARELLI

    PIERO CARELLI

    06 Ottobre 2017 at 23:03 |
    Leggo che Mdp sta facendo una battaglia per sopprimere il superticket introdotto da una finanziaria del governo Berlusconi. Siamo di fronte a una battaglia "di sinistra"? Il superticket è applicato solo da 9 regioni (non c'è tra queste la Lombardia). Altre regioni hanno modulato la... sovrattassa a seconda del reddito. Le province autonome non hanno applicato nulla.
    Ora, non sarebbe più "di sinistra" eliminare le disuguaglianze di trattamento con una legislazione "nazionale"?
  • PIERO CARELLI

    PIERO CARELLI

    06 Ottobre 2017 at 23:12 |
    Tu, Ivano, parli di sinistra come un moto dello spirito delle anime candide.
    Tutto dipende dalla prospettiva con cui la si vede. Così potrebbe essere anche il quadro che dipinge l'attuale centro-destra (pensiamo solo all'atteggiamento che le forze in questioni hanno nei confronti del referendum del 22 ottobre della Lombardia e del Veneto).

    Tutto dipende dalle aspettative che si hanno: siamo in un mondo in cui non solo il lavoro (come divi bene) è frantumato, ma è frantumato qualsiasi corrente politica (di destra e di sinistra).
    E' la Babele. E in politica la Babele è alimentata ancora di più dall'esigenza di accarezzare o conquistare una fetta di elettorato. Una Babele alimentata anche dalla legge elettorale col sistema proporzionale.
    Io insisto sulla legge elettorale: è di destra temere le conseguenze di ingovernabilità a causa del sistema proporzionale?
  • PIERO CARELLI

    PIERO CARELLI

    07 Ottobre 2017 at 15:13 |
    Il tema della Catalogna, Ivano, tutto sommato non è lontano dal tema del post. Si tratta, infatti, di sapere se l'istanza autonomistica (in questo caso indipendentistica) possa connotarsi in sintonia con la tradizione di sinistra (la lotta contro le disuguaglianze sociali) o di destra (facciamo in modo che le regioni "ricche" possano amministrarsi autonomamente le loro risorse senza doverle condividere con le regioni "povere" o povere semplicemente perché non intraprendenti.

    Non so, Ivano, come te, quali potrebbero essere gli effetti economici a medio e a lungo termine (lo vedremo anche a proposito della Brexit): tutto dipenderà dalle relazioni che terrà con la Spagna e, soprattutto, con l'Europa.

    Personalmente, al di là delle categorie di destra e sinistra, vedrei volentieri un'Europa non delle nazioni, ma delle regioni, l'Europa delle autonomie.
    La ragione è squisitamente politica (non ho ancora indagato quali potrebbero essere le conseguenze economiche): in un mondo in cui si andrà sempre più verso (anche se con qualche stop) verso macro-aggregazioni che vanno oltre le nazioni, e quindi si andrà sempre più verso lo svuotamento dei poteri nazionali perché le sfide globali esigono risposte "globali", la "democrazia" potrebbe vivere solo con le autonomie, più vicine alla gente (Bruxelles è lontanissima, almeno ora, dai cittadini).
    Sono convinto comunque che tali autonomie dovrebbe conservare il legame con le nazioni perché rimanga un minimo di "solidarietà" con le regioni più sfortunate (non quelle più "incapaci"). In caso contrario, avremmo una macro-aggregazione costituita non da 28 membri ma da un numero ipertrofico di membri, di fatto ingovernabile.
  • PIERO CARELLI

    PIERO CARELLI

    07 Ottobre 2017 at 22:41 |
    Torno volentieri, Ivano, sul tuo discorso relativo al "lavoro frantumato ìn mille rivoli". E ci torno perché il diritto al lavoro dovrebbe essere la principale bandiera della sinistra.
    Ma come affrontare il dramma della disoccupazione giovanile? Su un tema così cruciale la sinistra, invece che cercare anche se con fatica una soluzione, tenendo conto anche delle esperienze sperimentate all'estero, si divide. In Germania come in Italia e come in Spagna. La sinistra della sinistra prova schifo di fronte ai contratti a tempo determinato e sogna il posto fisso, prova schifo di fronte alle decontribuzioni alle imprese come incentivo alle assunzioni, prova schifo di fronte ai milioni di mini-jobs tedeschi...
    Prova schifo, ma... intanto in Germania il tasso di disoccupazione è ai minimi storici (intorno al 3-4%. E così negli Usa.
    Ora, è migliore la situazione tedesca o la nostra?
    E, stando ai risultati, chi è più di sinistra? La Germania o la sinistra italiana (a maggior ragione la sinistra della sinistra italiana e le sue mille sigle)? Se una ricetta altrove funziona, perché rifiutarla in nome di ciò che è "idealmente migliore"?
    In altre parole, su tale fronte, è più di sinistra la sinistra italiana o la democristiana Angela Merkel (che ha fatto proprie le riforme di Schroeder)?
    • Ivano Macalli

      Ivano Macalli

      08 Ottobre 2017 at 06:44 |
      Piero, accidenti a te che me lo virgoletti anche. “lavoro frantumato in mille rivoli”, quando sappiamo tutti che “frantumato” attiene al solido mentre “rivoli” al liquido. Insomma, una brutta metafora, ma dev’essere stato Bauman, che come niente passava dal solido al liquido, a confondermi, e che se fosse vissuto ancora avrebbe certamente toccato anche il terzo stato. Come è mancato poco che il gassoso ce lo mettessi anch’io. Perchè come niente si finisce col fare la figuraccia di quei giornalisti che denunciarono “le condizioni disumane in cui vivevano le orche in cattività” o raccontarono dell’incendio scoppiato in una fattoria per cui le pecore si trasformarono in “torce umane”, dimenticando che forse “umano” mal si appiccica a degli animali. Quindi, prima di inviare…rileggere, rileggere, rileggere. Lo dico per me naturalmente. Buona domenica a tutti.E quanto al resto, a dopo.
      P.S.: Al signor Cadè non sarebbe mai successo.
      • Ivano Macalli

        Ivano Macalli

        08 Ottobre 2017 at 11:24 |
        Anche se sono certo che il signor Cadè "l'Umano" lo appiccicherebbe più volentieri agli animali che alle persone, e per certi versi avrebbe ragione.
    • Ivano Macalli

      Ivano Macalli

      08 Ottobre 2017 at 09:39 |
      Piero, ce lo stiamo chiedendo in tanti, mentre Ilva e Perugina preannunciano esuberi e minacciano licenziamenti. Del resto se la campagna elettorale va avanti a strombazzate tipo: "votate noi altrimenti vince la destra", senza mettere in campo niente di concreto,succederà come in Catalogna, dove una campagna contro il referendum fomentata dal governo centrale di Madrid ha sortito proprio l'effetto opposto, cioè quello di mandare alle urne anche gli oppositori, pur di difendere la democrazia. Non a caso l'ultradestra sta raccogliendo quel dissenso da periferie che la nostra sinistra non ha saputo intercettare. Chi è causa del suo mal quindi pianga se stesso. Vadano pure avanti a separarsi o a parlare di Rosatellum un pò proporzionale un pò maggioritario che alla gente non può fregare di meno, oltre a non capirci niente, che alla fine è solo tattica strategica o politica senza contenuti, e vedremo cosa succederà. Per arrivare al punto che se la destra impedisse lo scatto dell'età pensionabile della Fornero previsto per il 2019, che mi farebbe lavorare un anno in più, la voterei anch'io. Forse. Tanto ormai siamo alla sopravvivenza.Hai fatto bene Piero a ricordare che in Italia c'è un'evasione fiscale di 11 miliardi l'anno che coprirebbe tutto il sistema sanitario.
      • Francesco T

        Francesco T

        08 Ottobre 2017 at 10:36 |
        ....oddio Ivano, più che dissensi, il mio timore è che raccolgano consensi! Che poi ( e credo fosse anche il senso del tuo commento) per noi poveri "votanti non tifosi" è purtroppo oramai assai difficile individuare una formazione politica che ....se lo meriti, il nostro "consenso"!!!
  • PIERO CARELLI

    PIERO CARELLI

    08 Ottobre 2017 at 10:08 |
    E' questo, Ivano, uno dei nodi fondamentali: un'evasione di 111 miliardi (ma vi è chi arriva alla stima di 140-150 miliardi). Dovrebbe essere una battaglia della sinistra perché è da qui che può ripartire davvero una operazione alla grande per creare lavoro: effettuare investimenti pubblici.
    Non ci sarebbe che l'imbarazzo della scelta: pensiamo solo al dissesto geo-idrologico alla messa in sicurezza degli edifici nelle zone sismiche).
    E' lo Stato cioè, che in tempo di crisi (e non siamo ancora in crisi, se pensiamo al tasso spaventoso della nostra disoccupazione, secondo solo dopo la Grecia), deve fare investimenti pubblici (le imprese private, anche se incentivate lautamente con decontribuzioni, se non hanno commesse, non assumono).
    Ma... ecco il problema: non possiamo fare questi investimenti pubblici perché abbiamo vincoli di bilancio. La battaglia all'evasione, quindi, è centrale: pensiamo a quanti e a quali investimenti si potrebbero mettere in atto (avviando un circolo virtuoso: più occupazione, più reddito, più consumi, più entrate fiscali per lo Stato) con 111 miliardi ogni anno!

    Solo che - l'ho precisato bene - siamo di fronte a una lotta che anche la sinistra combatte solo a parole perché in Italia il fenomeno evasione/lavoro nero/elusione è di massa e anche la sinistra pesca in tale serbatoio di voti.

    Perché - lo rilancio per la terza volta - non accelerare i "pagamenti elettronici" (che dovrebbero rimuovere a monte una fetta importante dell'evasione fiscale), quando persino a Nairobi tali pagamenti superano il 90%? Troppi elettori (tra commercianti, liberi professionisti...) che si perderebbero?
  • Francesco T

    Francesco T

    08 Ottobre 2017 at 10:48 |
    .... Lavoro e la Lotta all'evasione fiscale, certo, sono i due temi che una "sinistra" degna di questo nome dovrebbe fare sventolare sulle sue bandiere, ma per vincere elezioni nelle quali, a rappresentarla (la "sinistra") ci siano persone "degne" di farne parte! Ce le facciano vedere, le mettano in lista, facciano ....."qualcosa di sinistra"!!!!
    • RITA R

      RITA R

      08 Ottobre 2017 at 15:46 |
      La cosiddetta "sinistra" italiana e' oggi rappresentata da personaggetti come l'avvocato Pisapia che parla con la erre moscia, e' cresciuto con la tata madrelingua e non ha mai lavato un pavimento in vita sua. Puo' gente cosi' rappresentare il "popolo"? Claro que no.

      Quanto all'evasione fiscale (uno dei baluardi ideologici dei governanti incapaci di governar), se e' occulta come puo' essere "stimata"? Se invece sono certi che le cifre siano quelle non dovrebbero avere difficolta' ad andarle a prendere. Il fatto e' che quando devono "rimaneggiare" i numeri e far tornare i conti tirano fuori non si sa bene da dove le cifre dell'evasione fiscale. Risolvano il problema a monte: perche' si evade in Italia?
  • PIERO CARELLI

    PIERO CARELLI

    08 Ottobre 2017 at 17:55 |
    Già, Francesco, qualcosa di sinistra, qualcosa di quel messaggio di redenzione sociale di quel profeta dimenticato (se non da un giovanissimo filosofo che parla nel deserto) che è stato Marx.
    Lavoro in primo luogo, ma tenendo conto delle condizioni attuali segnate dalla globalizzazione e dalla rivoluzione tecnologica che sempre più distrugge posti di lavoro (e creandone molti di meno).
    Con pragmatismo, senza fughe ideologiche, senza i sogni romantici di certa sinistra della sinistra italiana, o tedesca, o inglese.
    Il sogno del posto fisso appartiene, appunto, al libro dei sogni: oggi i venti miliardi spesi dal governo Renzi per creare contratti a tempo indeterminato hanno prodotto, sì, posti di lavoro ma in larga parte a tempo determinato. L'economia si può governare, ma non si può costringere un imprenditore ad assumente a tempo indeterminato quando non ha commesse stabili, quando i mercati sono in fibrillazione e non danno certezze, quando la politica stessa non dà garanzie di stabilità (da qui l'importanza della legge elettorale: il sistema proporzionale, per fortuna oggi un po' appannato, non può che creare instabilità).
    C'è una terza via tra le riforme del mercato del lavoro di Schroeder (poi sostanzialmente applicate dal Jobs act, che a sua volta sta per essere realizzato - in termini ancora più radicali, anche in Francia da Macron) e i sogni della sinistra della sinistra europea, da Corbyn a... alle nostre mille sigle di sinistra?
    • RITA R

      RITA R

      08 Ottobre 2017 at 18:53 |
      La Merkel, pero', e' riuscita a chiudere il rubinetto. Mentre Minniti ha combinato poco o niente: mentre invitava a cena i sindaci libici, i clandestini arrivavano ( e arrivano) a migliaia dalla Tunisia. Chiudere i porti, come sarebbe logico fare, non puo' perche' il Pd non vuole giocarsi i voti della sua ala demagogica. E intanto i cittadini subiscono l'orda.
  • Costantini Renato

    Costantini Renato

    08 Ottobre 2017 at 20:45 |
    Certo che in questo scenario “nel .. buffo stivale.. come dite voi” c’è poco da stupirsi se non si va a votare e l’astensione aumenta; la gente vuole esercitare (non credere di esercitare) la propria libertà d’opinione e vederla rispettata.
    Per assurdo, e dico per assurdo, se alle urne i restanti votanti dovessero imbucare scheda bianca, come descritto da Saramago nel “Saggio sulla lucidità”, cosa farebbero i nostri politici? Andrebbero nel panico col conseguente stallo delle istituzioni prendendo decisioni schizofreniche ed impopolari come nel racconto?
    I nostri governanti farebbero bene a leggere questo romanzo di (fanta)politica per cambiare rotta e scongiurare una vera protesta degli aventi diritto al voto. Un po’ più di attenzione al bene comune e meno al proprio orticello. Chimera? Penso proprio di si. Peccato!
  • PIERO CARELLI

    PIERO CARELLI

    09 Ottobre 2017 at 18:07 |
    A proposito del referendum del 22 ottobre, mi permetto, Renato, Ivano, Franco... una provocazione (a prescindere dal botto pubblicitario che avrà la Lega se andrà a votare più del 50%):
    chiedere più competenze regionali e relative più risorse (necessarie per fornire nuovi servizi) è di destra o di sinistra?
    A me pare che siamo al di là di queste tradizionali categorie, a condizione tuttavia che le risorse in più non implichino meno risorse per le regioni "più economicamente sfortunate" (e non per le regioni "incapaci").
    La Lombardia è in grado di offrire alcuni degli stessi servizi che oggi offre lo Stato in modo più efficiente (e quindi a costi inferiori)? OK: che cosa ci sarebbe di destra?

    Ma... a questo punto, formulo un'altra provocazione: è giusto differenziare servizi essenziali (come la sanità oggi) sulla base dell'autonomia delle singole regioni? Non crea, di fatto, disuguaglianze, come ad esempio la gestione del superticket?
    • RITA R

      RITA R

      09 Ottobre 2017 at 19:20 |
      Siamo sicuramente al di la' della destra e della sinistra, che non ci sono piu', visto che votano SI sia la Lega che il Pd. Ed e' solo un esempio. Chi andra' a votare lo fara' se giudica buona la proposta, dubito che gl'importi qualcosa di quel che dicono i partiti. O che gl'importi dei partiti.
    • Ivano Macalli

      Ivano Macalli

      09 Ottobre 2017 at 19:56 |
      Penalizzare la classe dirigente di una regione non virtuosa è di sinistra, penalizzare gli utenti del sistema sanitario nazionale, ad esempio dal sud migrano un sacco di malati per farsi curare al nord, è di destra. Allo stesso tempo ci sarebbe da chiedersi quali sarebbero le responsabilità di chi vota, e una facile analisi antropologica o storica avrebbe già la risposta prefatta. Io, magari mi sbaglio, in questi climi di divisionismi, ho l’impressione che anche in Italia, nonostante le incursioni siciliane di Salvini, si stia ritornando ad un atavico scontro tra nord e sud. Vuoi vedere che tanti anni di campagna leghista sta producendo i suoi effetti? E qualcuno, anche a sinistra, credo che stia già dicendo: “meglio tardi che mai”. Che sarebbe la conferma che le due antiche categorie non esistono più. Ma il peggio, e questo riguarda tutti, è che ormai siamo alla legge della sopravvivenza. Niente di edificante o almeno progettuale quindi, solo un difficile contingente.
      • Ivano Macalli

        Ivano Macalli

        09 Ottobre 2017 at 21:05 |
        In verità, vedi Palazzo dei Normanni, la tentazione di togliergli l'autonomia sarebbe forte.
        • Adriano Tango

          Adriano Tango

          11 Ottobre 2017 at 13:58 |
          Caro Ivano
          vado sempre meno volentieri a passare un tempo superiore a quello di una gita turistica nella mia casa al sud, ma anche nelle mie "fughe" di giorni in altre sedi del sud, perché infastidito da questo nuovo e ostentato "orgoglio del sud", ben più feroce del leghismo. Capisco la reazione, ma, e l'ho scritto su pezzi letti in centri del sud, cominciamo a far pulizia degli errori, se tali li vogliamo chiamare. Capisco che io sono come Manfredi di "Pane e cioccolata", né Svizzero, né più Italiano, ma c'è da essere orgogliosi di un mondo culturale dove ti devi difendere dalle Istituzioni, perché i tributi sono realmente inventati, con l'avallo di società di gestione in appalto del nord? Salvo poi, pagati i consulenti un "ma ci scusi, sono quelli che si sono sbagliati!" Il Sud non c'è più, non c'è più quella crema di sapore internazionale che ha attirato tanti Bergamaschi, da Torquato Tasso in poi, per non parlare dei mostri del pensiero del grande Nord anglofono e scandinavo. Parli di Sanità, certo, con anni di ritardo si stanno facendo gli stessi passi di razionalizzazione fatti al nord, che ne ha fatto tuttavia un'industria, e il rigore contro gli sprechi è feroce, ma credo che il ladro si annidi ancora fra le pieghe e ne soffra solo la povera gente. Sono cattivo? Non sono neanche realmente "del Sud", il mio cuore è rimasto legato alla Bologna degli anni '60, ma spero; spero nell'ingegno imprenditoriale di tanti giovani brillanti che restano lì, e inventano, ma la vedo dura. Ultima: ho dato in gestione una parte eccedente della casa al mare a un'impresa di promozione turistica, e alla fine ci abbiamo perso sia io che loro! Ma i Comuni dicono che ogni sera c'è uno spettacolo gratuito! Ma gratuito cosa! Pago io! Spero sempre, però di poter ricollegare qualche mia radice, ma capisco quel ramo della famiglia Tango, tre miei cugini, che vivono felici in tre diverse località spagnole e ci hanno dato un taglio, e in Italia ci vengono a prendersi periodicamente il meglio. Sulle autonomie in generale, uno scandalo, puro sperpero, e forse addirittura più quelle del super Nord che del ladruncolo storicizzato del Sud.
          • Ivano Macalli

            Ivano Macalli

            12 Ottobre 2017 at 18:19 |
            Invio qui anche se in quota a Referendum forse sarebbe stato più pertinente, e Francesco avrebbe ben d'uopo di richiamarmi.
            Caro Adriano, ogni mondo è paese. Certo che se lo si guarda con gli atavici occhiali del pregiudizio di differenze se ne vedono moltissime, tanti mondi a parte così tragici da sfiorare la commedia. Ho visto recentemente in televisione su Rai 3 una replica di non so quale programma, che messa la lente delle disparità da raccontare, ha detto con verità pornografica da non credere. Girato su una spiaggetta popolarissima, e inquinatissima, di Napoli, tra parmigiana e maccheroni a quintalate, con un’umanità miserrima, la trasmissione ha messo a nudo quelle differenze dove l’orgoglio partenopeo ha solo lasciato spazio, e a buon diritto, a testimonianze umanamente così toccanti dove il pittoresco da viaggio ottocentesco e intellettuale proprio non avrebbe trovato consolazione. Tra donne sovrappeso ed espedienti da sopravvivenza, abbronzature esibite come status symbol a riscattare pancioni da pessima alimentazione, i loro piccoli commerci al limite della legalità, anzi illegali, contrabbando e vendita d’oro matto come fosse vero, acidi bomboloni gridati a gran voce, fette di cocco rinfrescate ormai da acqua tiepida, poca scolarizzazione o nessuna in un racconto autoironico, ma anche rassegnato, è emersa una spudoratezza della quotidianità da far sorridere con benevolenza quelli che le regole ergono a necessità culturale, sociologica o politica. Con benevolenza, ripeto, perché le situazioni estreme sempre lo richiedono, come quando si era più bravi perché si stava meglio e i Ladri di biciclette e Umberto D. commuovevano. Poi, la settimana dopo, forse altro report, va in onda dalla Sicilia il racconto di ragazzi che tramite Libera gestiscono un podere confiscato alla mafia, tra intimidazioni e piccoli vandalismi che solo un grande coraggio, o l’orgoglio di cui parli tu, trattiene a quelle terre, con il risveglio nottetempo per un capanno dato a fuoco da quella criminalità organizzata che ancora detta legge. E questi ragazzi coraggiosissimi, almeno a favore di telecamere, sorridenti, a raccontare della fatica della legalità che non chiede sussidi Crocettiani per lavori socialmente inutili, ma un riscatto fatto di voglia di autosufficienza e dignità. Per questo credo che non andrò a votare al referendum, o se ci andrò voterò no. Voterò no perché queste due piccole umanità che ho raccontato, tra rassegnazione o voglia di rivincita, non sono distanti da quella realtà che ormai viviamo anche qui, tra nuove povertà e rinnovati razzismi, che basta cambiare bersaglio e sempre trova espressione, e non basteranno di certo alcuni milioncini in più per sanarli, che come al solito finiranno per far star meglio chi già bene ci sta, e a tutti gli altri misere briciole. Del resto il gap tra ricchi e poveri non me lo sono inventato io. E siccome io non so più cosa siano bene o male, o per lo meno i valori si alternano, in un mondo economico come questo, credo che a votare non ci andrò proprio, delegando a quelli che di questa complessità hanno trovato il bandolo, di pensiero o di portafoglio che sia.
            • BIBO'

              BIBO'

              13 Ottobre 2017 at 06:00 |
              Ben d'uopo? Ben donde naturalmente. Ma come scrive questo qui?
  • Francesco T

    Francesco T

    09 Ottobre 2017 at 19:35 |
    ....."padron Piero", con tutto il rispetto, ci abbiamo un bel post, fatto apposta per parlare del Referendum!
    Perchè non lo facciamo?
  • PIERO CARELLI

    PIERO CARELLI

    10 Ottobre 2017 at 11:17 |
    In questa sede, Franco, ho cercato di declinare il tema del referendum di casa nostra sul versante del post: è da leggere in chiave di destra o di sinistra, o siamo al di là di dette categorie?

    Capisco bene, Ivano, il tuo sconcerto: non è un caso che io stesso ho parlato di "provocazione". Si tratta tuttavia di una provocazione che ci fa riflettere al di là di tante semplificazioni che si sentono in giro.

    Ecco un'altra provocazione.
    Ieri due partiti conservatori (di destra) hanno stabilito in Germania il tetto massimo per i rifugiati di 200.000 all'anno: un atto politico che sarebbe assolutamente inconcepibile in Italia, neppure tra due forze di sinistra.
    Vuol dire che i due partiti democratici cristiani tedeschi sono più a sinistra della nostra sinistra?
    Sia chiaro: mutatis mutandis (la Germania ha una ben altra statura economica e ha un tasso di disoccupazione molto diverso), ma non dimentichiamo che il tasso di natalità è lo stesso sia in Germania che in Italia, che la Germania in due anni ha già accolto un milione e duecentomila profughi e che è la prima tra i partner europei che sta mettendo in atto concretamente la redistribuzione dei migranti attualmente ospiti in Grecia e in Italia decisa dall'Ue.
  • PIERO CARELLI

    PIERO CARELLI

    12 Ottobre 2017 at 18:15 |
    Sto assistendo allibito agli ulteriori strappi dentro la sinistra, non perché mi interessi più di tanto le vicende della sinistra (a me interessa che ogni forza politica dia il suo contributo alla soluzione dei problemi della comunità sulla base della propria identità), ma perché una sinistra lacerata non può contare, come non può contare una destra lacerata (se infatti la sinistra piange, la destra non ride affatto).

    Provo amarezza ne vedere i pentastellati urlare contro l'eversione della maggioranza - molto ampia - che sostiene la legge elettorale.
    E' questa una buona politica o è una pessima politica? Ora rivendicano il diritto a scegliere con le preferenze, quando il disegno di legge da loro approvato non prevedeva affatto le preferenze.
    La politica è dire no (anzi, è aizzare la piazza) quando si è all'opposizione, sempre?
    Che squallore! Non so se se i pentastellati siano o no "di sinistra" (forse sono un mix di destra e di sinistra), ma di sicuro di sinistra è la sinistra alla sinistra del Pd: tutti contro il furto che si fa agli elettori, contro l'inciucio.
    Come? Un'alleanza previa, alla luce del sole come prevede la legge in questione, è un inciucio? E un'alleanza successiva (come sta accadendo in Germania e come accade in non pochi Paesi europei e non solo europei) è un inciucio?
    Perché mai le forze politiche non potrebbero trovare un'intesa con altre considerato che con la maggioranza dei seggi distribuita col sistema proporzionale, nessuna forza politica realisticamente può avere l'ambizione di raggiungere il 50 più uno dei voti, e dovrebbero seguire il modello dei pentastellati che non vogliono contaminarsi e rimanere "puri e duri"?
    • RITA R

      RITA R

      12 Ottobre 2017 at 19:31 |
      Hai ragione Piero, e' un vero squallore: quanto tempo hanno perso dietro questa legge elettorale (tuttissimi, nessuno escluso!!!) mentre i due maggiori problemi dell'Italia ( lavoro e sicurezza/immigrazione) restano al palo?

      Stanno solo pensando alla distribuzione delle loro poltrone, non sanno fare altro.
  • PIERO CARELLI

    PIERO CARELLI

    13 Ottobre 2017 at 11:50 |
    Leggo che il Fondo monetario internazionale lancia l'appello ai governanti ad aumentare le tasse alle fasce alte di reddito non solo per una questione di equità sociale (la globalizzazione ha accresciuto in modo spaventoso le disuguaglianze sociali), ma anche perché il sistema economico si inceppa sulla base di tali squilibri (come potrebbero crescere i consumi se i lavoratori e il ceto medio vengono penalizzati dalle tasse?).
    Una domanda: siamo al paradosso che il FMI (l'orco per la Grecia) sta scavalcando a sinistra ogni sinistra europea?
    Negli ultimi decenni le tasse alle fasce più alte sono diminuite un po' ovunque nella convinzione (erronea) che questo avrebbe generato più investimenti e quindi più occupazione. Ciò che è accaduto, invece, è che i super-ricchi gli investimenti, sì, li hanno fatti, ma non nell'economia reale, ma nel tempio della finanza.

    E intanto gli squilibri son cresciuti ulteriormente.
    E intanto l'ostilità nei confronti dell'élite finanziaria è aumentata.
    Il FMI dice una cosa saggia, ma i partiti di sinistra, in generale (si salva il Labour Party di Corbyn e Articolo 1 in Italia) pensano solo a tagliare le tasse.
    A tutti.
    • Adriano Tango

      Adriano Tango

      13 Ottobre 2017 at 13:58 |
      Io so solo che le mie entrate, a parte quel che mangio, se ne vanno in pagamenti di terze figure. Il denaro mi attraversa, e se calerà mi cadrà il tetto in testa, a me o ai miei figli.
  • .graziano  calzi

    .graziano calzi

    13 Ottobre 2017 at 14:30 |
    E intanto ...
    il vescovo incontra Roberto Vecchioni,in duomo,coi giovani,
    sul significato della felicità. Venerdi 27 ottobre alle -21-
  • PIERO CARELLI

    PIERO CARELLI

    13 Ottobre 2017 at 18:15 |
    Non so se Christine Lagarde (FMI) abbia rettificato il tiro o se i giornali stranieri abbiano distorto il suo pensiero. Leggo oggi che la Lagarde sostiene che più che tassare i super-ricchi, occorrerebbe ridurre drasticamente il divario tra uomo e donna in termini di accesso al lavoro e di livelli salariali.
    E il nostro Mario Draghi insiste sulla necessità di alzare i salari se si vuole davvero che la ripresa si consolidi (non basta il quantitative easing).
    Siamo di fronte a due misure che rientrano perfettamente nel dna della sinistra: combattere le disparità, le disuguaglianze.
    Ancora una volta sentiamo i... poteri forti che... scavalcano a sinistra tanta sinistra che ha smarrito la propria... identità.
  • PIERO CARELLI

    PIERO CARELLI

    15 Ottobre 2017 at 19:24 |
    Domandarsi se una legge elettorale sia di destra o di sinistra è fuorviante: riguardando le regole del gioco, dovrebbe avere un valore che va al di là dei partiti (e dei partiti contingenti).
    Eppure non si tratta di una domanda peregrina. Come sappiamo i primi sistemi elettorali sono stati creati dalla borghesia e si basavano, appunto, sul censo.
    Poi (in Italia con Giolitti) è arrivato il suffragio universale maschile, una bandiera della sinistra di allora. Nel 1946 (sempre in Italia) è stato il diritto di voto è stato esteso alle donne (una tappa ancora più marcatamente di sinistra se la sinistra punta alla "uguaglianza" dei cittadini.

    Ma c'è un suffragio elettorale a suffragio universale che più di altri ha un'anima di sinistra?
    Di sicuro il sistema "proporzionale" in quanto consente a ogni forza politica di essere rappresentata in parlamento in proporzione dei voti raccolti.
    E' il sistema che in Italia è durato fino all'introduzione, su spinta di un referendum, del maggioritario.
    In altre parole, il criterio "proporzionale" (che prevede più "uguaglianza") è stato sostituito dall'esigenza di "governabilità".

    In Italia il sistema uninominale di tradizione anglosassone non è mai decollato, in quanto si è preferito un mix di maggioritario (75%) e di proporzionale (25%): è il celebre Mattarellum.

    La legge passata in questi giorni alla Camera è un Mattarellum rovesciato (2/3 di proporzionale e 1/3 di maggioritario).
    A questo punto, domandasi che "colore politico" la caratterizza non ha senso, anche perché è stata approvata sia dalla sinistra (centro-sinistra) che dalla Destra (fino a Salvini).

    Siamo in presenza di una legge del blocco di potere (sinistra-destra) per sbarrare la strada a una forza politica emergente quale il movimento dei pentastellati?
    In effetti la legge, prevedendo la possibilità di coalizioni, di fatto mette i bastoni tra le ruote dei 5 stelle che non in intende allearsi con nessuno.

    Sui vantaggi e sugli svantaggi (tutte le leggi elettorali premiano alcuni e penalizzano altri) non entro nel merito perché è poi l'elettorato che deciderà, a volt spiazzando tutti i sondaggi.
    Lo stesso Italicum concepito secondo l'accusa a misura di Renzi avrebbe dato con ogni probabilità per vincitore il Movimento 5 stelle.
    Il Rosatellum (un esponente di "sinistra") - stando agli scenari degli esperti - dovrebbe privilegiare il centro-destra.
    Le elezioni sono sempre una sorpresa, tanto più in una stagione così... mobile come quella attuale.

    Il mio personale parere?
    Avrei preferito che passasse il Mattarellum: una legge già sperimentata, al riparo da vizi costituzionali e in più avrebbe dato maggiori garanzie per la governabilità. Ma anche il Mattarellum, spingendo verso le coalizioni avrebbe penalizzato i 5 stelle

    Di positivo è che la legge stia passando con una maggioranza che va oltre la maggioranza governativa.
    Leggo che tutti i leader che l'hanno sostenuta non la riconoscono come loro. E non può che essere così, considerato che si tratta di una "mediazione" di quattro forze politiche (di destra e di centro-sinistra)
  • Francesco T

    Francesco T

    16 Ottobre 2017 at 09:35 |
    ....ottimo il tuo "inquadramento", prof, che mi sollecita un paio di considerazioni.
    - la nuova Legge elettorale passa con la "fiducia", che è atto sostanzialmente "di governo" e quindi segno di "resa" di un parlamento che rinuncia alla sua precipua funzione di approfondimento democratico, che attraverso il confronto costruisca regole condivise. Ciò rappresenta segnale di estremo malessere per la nostra "adolescente" democrazia!
    - il movimento 5 stelle, nasce come "non partito", che costruisce il suo rapido, "pesante" condiviso consenso tra i cittadini proprio sul diffuso senso di sfiducia nei "partiti", nella loro conduzione della "politica", nella loro perversa involuzione a pepetuare se stessi, a discapito dell'azione politica democratica che ha in vista il bene della "cosa pubblica"..
    Da qui la nascita di spurie alleanze tra i "partiti" tese a ridefinire "regole" che escludano dalla possibilità di governo proprio quel movimento nato dalla esplicitazione del loro fallimento.
    Una democrazia, quella che sta dando il peggio di se stessa nel "buffo stivale", che si è avviata su un percorso di involuzione che non può che preoccuparci gravemente.
    A questo punto, tornando al tema del post, ancora più che la "sinistra", è proprio la Democrazia che si dimostra "alla ricerca di una identità perduta" e per chi, come me, almeno anagraficamente (ma, vi assicuro, non solo!) ci è ..."nato dentro", non può che rappresentare triste fallimento e delusione!

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