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WALTER VENCHIARUTTI

Storia e memoria dell’epopea medica

Nel suo antimanuale medico fatto di storia e memoria Adriano Tango riesce, abbandonato il linguaggio specialistico e grazie all’innata simpatia colloquiale, ad avvicinare anche il lettore più distratto o sospettoso nei confronti della medicina ufficiale. I ricordi, gli avvenimenti privati legati alla lunga esperienza professionale, maturata come primario ortopedico, trovano singolare compendio nella scorrevole vena

Nel suo antimanuale medico fatto di storia e memoria Adriano Tango riesce, abbandonato il linguaggio specialistico e grazie all’innata simpatia colloquiale, ad avvicinare anche il lettore più distratto o sospettoso nei confronti della medicina ufficiale. I ricordi, gli avvenimenti privati legati alla lunga esperienza professionale, maturata come primario ortopedico, trovano singolare compendio nella scorrevole vena narrativa che si  traduce in una forma letteraria divulgativa e piacevole,  a metà strada tra novellistica e romanzo.                                                                                                                                                  Sin dalle prime pagine il racconto si snoda attraverso un excursus millenario arricchito dalle avventure turistiche e dai simpatici aneddoti  legati  ai ricordi e alle amicizie. In questo viaggio nel tempo e nello spazio, incontriamo le testimonianze fornite dai primi reperti chirurgici utilizzati, fin dal paleolitico, per le trapanazioni craniche. Il processo di laicizzazione della scienza medica, dallo sciamano allo studioso, prende inizio dal periodo egizio dei  faraoni e giunge alla Grecia degli eroi omerici, dalla medicina mistica di Esculapio vola a quella laico-scientifica di Ippocrate. Il percorso prosegue poi a Roma con le figure di Celso e di Galeno e ancora la scuola salernitana, le influenze islamiche, la medicina monastica, i segreti dell’alchimia, per giungere alla caduta dei  dogmi e all’epoca delle grandi scoperte.

La curiosità intellettuale  di Tango non è aliena nel considerare  l’approfondimento delle conoscenze alternative giungendo a confrontare le doti “magiche “ dei suoi maestri alle doti  della veggente medicona.  I medici un tempo sapevano diagnosticare in base alle urine dei pazienti con l’esame  olfattivo e degustativo, usavano i polpastrelli delle dita come occhi.

In sintesi la lectio di questo compendio storico è testimonianza di una sincera umanità  che si è espressa in modo caritatevole verso i bisogni del prossimo. Tale predisposizione all’arte medica  nasce non solo grazie dall’impiego di appropriate cure scientifiche, prerogativa dell’apparato sanitario moderno,  ma anche supportata dall’aiuto di una buona parola, un sorriso comprensivo, modalità che spesso  sanno essere più efficaci di una  pillola. Ė facile arguire che la completezza di un medico si realizza pienamente  quando è chiamato a sanare non solo le ferite del corpo ma anche quelle dello spirito.

 

WALTER VENCHIARUTTI

23 Dic 2017 in Recensioni

3 commenti

Commenti

  • Hai saputo, Walter, cogliere l’anima profonda della nuova avventura scientifico-letteraria di Adriano.
    Concordo: un mix di scienza e di brillante narrazione, di scienza ufficiale e di saperi alternativi, di passato e di presente, di diagnosi e terapie da un lato e tanta umanità dall’altro, di… pubblico (medicina) e di privato (intense esperienze personali), di orizzonti planetari e di orizzonti di casa nostra.

    Un libro maturato a lungo non solo attraverso una meticolosa ricostruzione dell’excursus nel tempo dell’arte medica, ma anche dell’intreccio tra arte medica e mondo letterario.
    Un libro, inoltre, reso “caldo” dalla personale e originale vulcanica personalità di Adriano.

    Un libro che consiglio a tutti (io ho avuto il privilegio di leggerlo in anteprima).
    Ricordo che è in tutte le librerie e sarà presentato pubblicamente nei prossimi mesi.

  • Mi è piaciuto molto. Perché è un libro ma anche un viaggio, che parte da tempi e spazi lontani eppure resi familiari da una ricostruzione ambientale precisa e coinvolgente, mai didascalica. Un viaggio in cui Adriano ci guida seguendo un sentiero a lui noto e caro: quello di una medicina rigorosamente scientifica ma attuata su un percorso “sacro”, e “non perché bagnato dall’Acqua Santa, o attraversato dalle sorgenti degli Asklepieia”, ma perché “sacralizzato da mille storie di dolore, e speranza, e d’unione… tra due individui: un medico e un paziente”. In fondo, nella storia degli uomini, nei loro momenti più importanti, tra nascita, vita e morte, è proprio questo incontro tra medico e paziente il punto di arrivo e di possibile ripartenza davvero essenziale, l’autentico momento della verità. Proprio una “epopea”, quella della medicina. Una storia appassionante, spesso difficile e contrastata. Una vicenda che vede questa figura, questo uomo salvifico che può guarire e risanare, il medico, nella posizione di chi può fare la differenza fondamentale, quella tra l’esistenza e la perdita dell’esistenza. Un compito cruciale, “sacralizzato” anche da un “passaggio del testimone” che Adriano descrive molto bene: “Un testimone è giunto fra le mie mani da molto, molto lontano, custodito e trasmesso da uomini antichi, di era in era. I primi, dal capo e corpo piumato, o coperto di pelli, poi altri vestiti di un bianco lino di un sol telo, e poi altri ancora con eleganti abiti forensi, e infine i più recenti, coperti di camici bianchi. E ora son giunti quelli con tute verdi totalmente isolanti, da astronauti, e infine altri seduti dietro al banco di comando di strumentazioni da astronavi, armati non di bisturi, ma di un minuscolo joystick, ma tutti della stessa tempra, accomunati nella devozione, non verso un Essere Trascendente, ma al servizio Proprio Simile”. Grazie, Adriano. Aspettiamo la presentazione.

  • Caro Walter, cari amici
    avete scritto cose molto belle, che mi ricompensano di tre anni di ricerca, su libri, memorie di persone, sui luoghi dei fatti, nel confronto attento con specialisti prima di dare la smentita su cose date come tradizionalmente per assodate. Come sempre il viaggio non vale la meta, e per questo temporeggio per una presentazione, che sarebbe comunque inopportuna nell’attuale momento celebrativo! Ma la farò, per il piacere di discutere con voi e, spero, tanti altri; penso in marzo.
    Sapete com’è, i libri sono come le ciliege, e ora, lasciati orfani due romanzi da tempo monchi, per niente male nelle premesse, già sono attratto da una nuova ricerca sull’Uomo.
    E per quanti ancora vorranno commentare scusate se non risponderò subito: dopo Natale con la mia diletta sposa saremo in trasferta per una settimana.
    Grazie e auguri a tutti.

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