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MATTIA BRESSANELLI

Lavoro e automazione, quale futuro

Salve amici di CremAscolta, Colgo l’invito di Piero, il “Ragioniamo”, e mi chiedo se stiamo andando verso un futuro senza lavoro? Questa domanda non è nuova. A seguito dello sviluppo industriale della prima metà del Novecento, e alla nascita dell’elettronica e dell’informatica della seconda metà, c’è stata questa preoccupazione, almeno a livello di ricerca. Ogni

Salve amici di CremAscolta,

Colgo l’invito di Piero, il “Ragioniamo”, e mi chiedo se stiamo andando verso un futuro senza lavoro?

Questa domanda non è nuova. A seguito dello sviluppo industriale della prima metà del Novecento, e alla nascita dell’elettronica e dell’informatica della seconda metà, c’è stata questa preoccupazione, almeno a livello di ricerca.

Ogni innovazione tecnologica porta alla scomparsa di interi settori, e alla nascita di altri, è sempre stato così, l’umanità non si mai ritrovata senza necessità di lavorare, tant’è che i sistemi economici sono fondati sul lavoro.

Viviamo in un periodo di evidente crisi del sistema, non ci resta che aspettare che la Storia venga in nostro soccorso e risolva la situazione?

O questa volta è diverso?

Un suggerimento si trova ampliando il significato della Legge di Moore «La complessità di un microcircuito, misurata ad esempio tramite il numero di transistori per chip, raddoppia ogni 18 mesi (e quadruplica quindi ogni 3 anni». Ciò che ci interessa qui non è la questione tecnica, ma la velocità con la quale il progresso avviene. In passato un cambiamento radicale impiegava decenni, oggi bastano pochi anni.

Storicamente solo lavori ripetitivi, pericolosi, malpagati sono stati sostituiti dalle macchine. Ma i cosiddetti “robot” che abbiamo davanti sono molto più avanzati, e minacceranno presto attività decisamente più intellettuali.

Il reddito è diretta conseguenza del lavoro. Senza lavoro non c’è reddito, quindi non ci sono consumatori. Il mercato ha bisogno di consumatori. Senza consumatori la produzione sempre più efficiente produce beni che nessuno può comprare.

Trascuro volutamente i problemi produttivi di materie prime, energia e inquinamento per non complicare ulteriormente la trattazione, e perché esulano dalla questione che sto cercando di porre.

C’è da considerare però che l’essere umano è naturalmente spinto a fare qualcosa e che i nuovi lavori che la tecnologia porta con sé non sono necessariamente ad essa collegati.

All’inizio della civiltà la maggior parte della popolazione era impiegata in agricoltura, perché non aveva scelta. Questo impediva che gruppi rilevanti di persone si occupassero di ricerca in nuovi settori, e quindi nuove attività.

Perché i computer sono arrivati solo pochi decenni fa? Infondo l’homo sapiens non è diventato più intelligente. La ragione è che a fine Novecento, come mai prima d’allora, più persone liberate dal vecchio impiego, hanno potuto sperimentare, studiare ricercare in nuovi campi. Il progresso è frutto della probabilità, e la probabilità di successo aumenta se aumentano i tentativi.

Se i robot libereranno molti dal lavoro, questa sarà l’opportunità di cercare qualcos’altro di interessante da fare. Da questo punto di vista non saremo mai a corto di lavoro.

Il problema fondamentale è capire come adattare il sistema economico-finanziario con sufficiente velocità e frequenza da portare reddito alle nuove attività.

E qui la storia finisce, e inizia la politica.

La soluzione che più mi convince è il reddito universale di base, forse perché è il sistema più facile da pianificare. Mi sembra difficile pensare a una politica di investimento, perché non sappiamo quali sono le attività del futuro.

Le critiche possono essere due: le coperture e “l’incentivo al divano“. Non parlo della prima perché esula dalle mie competenze, mi limito a osservare che si stanno sperimentando varie versioni nel mondo, su scale diverse, e in un sistema finanziario sano sembra fattibile. Inoltre tutti i più grandi imprenditori (Bezos, Musk, Zuckerberg per capirci) propongono questa soluzione, gente che di come usare i soldi qualcosa ne capisce.

La seconda è una critica più aperta ad opinioni; io credo che sia fondata, ma non mi sembra una ragione sufficiente per scartare la soluzione (che è per altro l’unica cosa sensata e pianificata che io abbia sentito… mi preparo ad essere sorpreso nei commenti). Non so voi, ma le scelte della mia vita sono dettate da ciò che voglio fare, non da quanto mi pagano per farlo. Le decisioni prese per ragioni economiche rientrano nella fascia: “questi mi servono per sopravvivere“, tutto il resto è spinto dalla volontà degli individui.

Ma potrebbe non bastare a schiodare qualcuno dal divano? Una soluzione è il reddito universale di base con incentivi, che traggo da una conferenza TED del 2017 di Martin Ford. Si tratta di un sistema di redditi a scaglioni, a cui si accede completando obiettivi scolastici, produttivi, intellettuali. Si ha diritto a un aumento per il diploma, poi per la laurea, poi per pubblicazioni, scoperte scientifiche, contributi alla società ecc. Aggiungo che un sistema di questo tipo invita le persone a unirsi in società, e quindi creare lavoro per altri, perché tutti hanno l’obiettivo di raggiungere l’aumento del reddito con questa o quella attività.

E intanto il 4 marzo ci sarà da mettere una croce… Ragioniamo gente, ragioniamo.

A presto

 

P.S. l’immagine di copertina con le porte dovrebbe rappresentare la possibilità di scegliere. Il post tocca tanti argomenti, era difficile scegliere un’immagine direttamente collegata 😉

MATTIA BRESSANELLI

26 Gen 2018 in Società

8 commenti

Commenti

  • ….è il tema dei temi, Mattia!
    By passando l’ultima riga del tuo post, sulla quale personalmente ci …. “metterei una croce” (la situazione politico/partitica è talmente sfilacciata, deteriorata, la legge elettorale così bizantinamente ed inavvicinabilmente cervellotica che, ad urne chiuse con tutta probabilità, al meglio, sarà lo ….”stallo”!), per chi, come me, ha vissuto dall’inizio l’evoluzione/involuzione del sistema è davvero arduo “resettare”!
    Si, dico “resettare”, perché ( e ci ho già fatto riferimento più volte su questo blog) la Carta di Costituzione di una Repubblica democratica non è fatto meramente formale, ma patrimonio etico/morale, riferimento derimente rispetto ai comportamenti, alle scelte, scritta dai rappresentanti del popolo .
    Questa Carta è imperniata sul LAVORO, e nessuno dei nostri “Padri Coscritti” è stato sfiorato dalla necessità di definire cosa si intendesse per LAVORO!
    Oggi, viceversa risulta attendibile prefigurare una Società nella quale il grosso del lavoro (quello a cui pensavano i nostri Padri Coscritti) non venga più fatto dall’uomo, da qui la necessità di “reset” mentale, valoriale, di “riscrittura” delle regole e, sinceramente ….non mi pare poco. Per usare un eufemismo non mi sento affatto di affrontare questo tema ……a cuor leggero!
    Tu citi con la “pura semplicità” che ti è consentita dall’essere “resident” del 2000: “…. La complessità di un microcircuito, misurata ad esempio tramite il numero di transistori per chip, raddoppia ogni 18 mesi (e quadruplica quindi ogni 3 anni)». Ciò che ci interessa qui non è la questione tecnica, ma la velocità con la quale il progresso avviene….”. Io sento che ci manchi letteralmente il tempo per rielaborare in termini etico/valoriali il precipitare di mutamenti che discendono dalla accelerazione (aumento della velocità) dei tempi di cambiamento della tecnologia.
    Mi viene da augurarmi che voi “2000resident” siate naturalmente dotati di un “valigetta di attrezzi” con i quali intervenire alla bisogna.
    Anche qui un bel “reset”: non più i “nonni” a insegnare ai nipoti ma …….

    • Sulla questione “valoriale”: non credo sia necessario resettare. Un lavoro è un’attività utile alla società, che rende dignità all’individuo. Se questo lavoro è sostenuto da un reddito base o da uno stipendio poco cambia dal punto di vista etico.
      Certo, come sottolinei, la semplicità nasconde complessità. Non si tratta di resettare il sistema economico ma di accompagnarlo nel cambiamento.
      Anch’io credo che dal 5 marzo ci sarà stallo, ma la politica è l’unico strumento che abbiamo per dichiarare dove sta andando il futuro secondo noi… riprendendo un post precedente: va verso la flat tax? Io non sono d’accordo.

  • E’ la solita scoperta dell’acqua calda. Non so se conoscete il «cilindro di Ciro» (539 a.C. circa), un blocco di argilla inciso con caratteri cuneiformi e oggi conservato al British Museum di Londra. Considerato la prima carta dei diritti umani della nostra storia il cilindro anticipa di oltre un millennio la Magna Charta e sfata il mito secondo cui nelle società cosiddette «primitive» c’era una collettività retrograda e un’economia di sussistenza che a fatica riusciva ad assicurare il minimo necessario per garantire la sopravvivenza del gruppo. E’ vero semmai che, lontano dal trascorrere le loro giornate in una febbrile attività di allevamento e coltivazione, gli Antichi riuscivano a vivere dedicando mediamente alla produzione di cibo non più di cinque ore al giorno, il più delle volte non più di tre o quattro. Una produzione interrotta da frequenti riposi, in cui il tempo lavorativo quotidiano non coinvolgeva quasi mai la totalità del gruppo e dove l’apporto di bambini e giovani all’attività economica era quasi nullo. Molti odierni lavoratori sarebbero ben felici di una settimana lavorativa di venticinque o trenta ore.

    Messi però come siamo adesso, con da pagare TARI, TASI, IMU, ICI e mille altri balzelli, come faremmo a pagare il reddito di cittadinanza o sussistenza che dir si voglia? I soldi chi li caccia? Non lo Stato, questo è certo, che li prende e basta. Né Zuckerberg, Gates o Bezos, altra certezza matematica. Quindi, chi ce li mette? In Italia meno del 20% della popolazione possiede oltre due terzi della ricchezza, forse ce li metteranno loro?

    Che poi sia una cosa bellissima non ci piove. A chi non piacerebbe seguire le proprie inclinazioni avendo assicurato il tetto sopra la testa e un piatto caldo in tavola?

    Su quello che succederà il 5 marzo invece non ho dubbi: non succederà niente. La sovranità di questo Paese non è nelle nostre mani. Sarà come il 2012 e la fine del mondo.

    • Di storia ne sai davvero troppo più di me per non darti ragione. Ti chiedo per informazione se la libertà dal lavoro delle prime civiltà si è protratta fino all’alba dell’era industriale, per capire se funzionava in un sistema economico-finanziario paragonabile al nostro, o solo nelle prime civiltà (già così avanzate?)

      Sulla questione economica anch’io non ho certezze.
      Non è però lo stesso problema di trovare le coperture per tagliare le tanto odiate imposte? Mi riferisco a iniziare ad applicare il reddito, che non sarebbe quindi universale, ma si comincia da qualche parte.
      Anche in quel caso, chi paga?

      Almeno il reddito eticamente regge. La flat tax è un regalo ingiustificato a quel 20% di cui parli, non credi?

    • Parlare di “sistema economico-finanziario” insieme a Ciro II di Persia, re di Babilonia, re di Sumer e di Akkad, re dei quattro angoli della terra, forse è un po’ troppo. In realtà i ritmi frenetici di produzione hanno avuto origine con il capitalismo manifatturiero di fine secolo XVIII, mentre nelle antiche società umane il lavoro per l’uomo corrispondeva a una «vocazione» nel senso letterale del termine, si svolgeva con il «cuore» e il profitto materiale che pur lecitamente poteva derivarne veniva considerato un fine del tutto secondario e accidentale rispetto allo scopo primario, che era l’imitazione da parte dell’artigiano dell’opera dell’Artigiano Divino con la prosecuzione della sua opera creatrice.
      La nostra epoca ha risolto invece tutto quanto ricorrendo ad un meccanico raziocinio regolatore, che ha fatto dell’economia una vera e propria religione laica. Ma l’economia è il problema, non la soluzione: fin quando non ne usciremo non ci sarà un vero progresso perché la mercificazione di ogni cosa va a braccetto con la prostituzione della più intima natura dell’uomo, relegata nelle catacombe dove vige l’unica legge della domanda e dell’offerta.
      Come vedi, quella degli antichi popoli non era un’economia della miseria.
      Era piuttosto un’economia della misura.
      Ci possiamo ritornare? Di sicuro, dobbiamo farlo, ma dubito in tempi brevi.
      Hai presente cosa vuol dire smantellare quel popo’ di roba che abbiamo messo in piedi?

      Non ho niente da dire contro il reddito universale, o contro la flat tax. In teoria potrebbero anche funzionare entrambe, in realtà non so, è da vedere. Resta irrisolto il quesito: chi paga?

      Tuttavia, da qualche parte bisognerà pure incominciare. La cosa peggiore è senz’altro l’immobilismo, che comprende anche l'”andiamo avanti come siamo sempre andati”.

  • Vedo che inizi a scaldare i motori in attesa della serie di lezioni. Il tuo discorso non fa una piega, ma, come dicono gli storici stessi, non sempre la storia è maestra di vita, nel senso che a nuove condizioni non corrisponde più una ripetizione di schemi nei fatti.
    Ora il sistema, rispetto al secolo scorso, è saturo, chiuso nei suoi limiti, anche produttivi di beni, salvo quelli immateriali. Tuttavia c’è di nuovo un enorme pressione evolutiva sull’uomo stesso per la sua sopravvivenza. Il problema dell’informatica nella nostra vita non va visto, allo stato dei miei studi, come una concorrenza o sottrazione di forza lavoro, ma come reale integrazione, nel senso di connessione e potenziamento. Ho incaricato Pub-Med di far ricerca sulle prospettive dell’homo plus, strettamente interconnesso. Dal motore di ricerca mi arriva già materiale, tutto in inglese, su futuri scenari che già sono realtà ben oltre la sperimentazione, mentre dalla mia bibliotecaria mi arrivano titoli di opere sul futuro dell’uomo.
    Per “sbobinare”, integrare con quanto avevo già raccolto, farmi un’idea precisa di attendibilità, mi servirà un anno credo. Non ne voglio far uscire una pubblicazione, o almeno non credo, al massimo delle lezioni per l’UNI-Crema, ma vi terrò aggiornati, perché dei salti di qualità erano già previsti anche a livello filosofico. Nicolai Hartmann ad es., già nella prima metà del ‘900, e ora si intravedono le modalità, e non è fantascienza pulp. Uno dei testi consigliati ad es. contiene un indirizzo per aggiornamento permanente delle previsioni alla luce dell’andamento di fatti discordanti, e previsioni erronee, e tutti possono contribuire nell’opera anche demolitiva.

    • Adriano: in attesa dell’homo plus strettamente interconnesso abbiamo, per ora, il minus habens sempre connesso. Non mi farei prendere troppo dall’entusiasmo per “futuri scenari” (da Blade Runner?) al di là dell’immaginazione. Si tratta di teorie, e dal dire al fare …..

      Piero: cosa dice il giovane olandese a proposito delle coperture del reddito universale? Chi paga? M’interessa.

  • Sto leggendo, Mattia, un libro estremamente stimolante di un giovanissimo (ha 29 anni!) studioso olandese (il suo libro è un vero e proprio besteller in Olanda), colui che alcuni anni fa ha lanciato l’idea del reddito di base universale. Posso dire che fino a ieri ero piuttosto scettico, mentre ora, leggendo esperienze già compiute in più parti del mondo, seppure su campioni molto ristretti, mi sto ricredendo.

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