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LIVIO CADè

Un semplice schema

Un semplice schema “Il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura e in che senso egli è giunto a liberarsi dall’io”. La medicina indiana inquadra il suo modus operandi in un semplice schema: c’è la malattia; c’è la causa; c’è la terapia; c’è la guarigione. Questa sintetica formula in quattro punti

Un semplice schema

“Il vero valore di un uomo si determina esaminando in quale misura e in che senso egli è giunto a liberarsi dall’io”.

La medicina indiana inquadra il suo modus operandi in un semplice schema: c’è la malattia; c’è la causa; c’è la terapia; c’è la guarigione. Questa sintetica formula in quattro punti può venir estesa a ogni situazione di sofferenza. La si può applicare ai problemi del corpo e dell’anima, dell’individuo e della comunità.

Il Buddha, che era indiano, ne fece un fondamento dottrinale. Se ci fermiamo al primo punto, il suo messaggio può apparire cupo. Infatti, la diagnosi del male diviene per il Buddha costatazione di un dolore universale. È un’idea che ricorda il biblico vanitas vanitatum.

Il Buddha conosceva bene i lati piacevoli della vita. Essendo un ricco principe, aveva trascorso la giovinezza nel lusso e nel godimento. Tuttavia, scoprì ben presto che v’è nell’uomo un’infelicità di fondo che la ricerca del piacere non può sanare. Ogni cosa è caduca, insostanziale, fonte di insoddisfazione, e nulla può evitare a chi nasce di invecchiare e morire. Neppure gli Dei sfuggono a tale destino.

Secondo il Buddha, la causa di ciò è l’ignoranza, ovvero il fraintendimento del reale. La guarigione coincide quindi con una gnosi, similmente al detto evangelico “la verità vi farà liberi”. Ciò da cui ci si libera è la falsa coscienza del sé, da cui si genera la ‘sete’ di esistere, il desiderio. Occorre liberarsi di una volontà intrinsecamente malata, che ci trascina di vita in vita, di dolore in dolore, come una ruota cui si resta incatenati.

Quello che colpisce nel Buddha è il suo essere pragmatico, ostile alle speculazioni. Rifiuta le discussioni metafisiche, le ideologie, le astrazioni e ogni discorso che non abbia come scopo l’estinzione del dolore. Non risponde a domande su Dio o sull’anima, che considera oziose. “Non ha latte per i bambini”, cioè non offre facili consolazioni e non indulge a trastulli intellettuali.

Può sorprendere che da premesse apparentemente così aride sgorghi una religione della compassione universale, ricca di una calda empatia per tutte le creature, e insieme una profondissima filosofia dell’esistenza. Se si trattasse solo di liberarsi dalla propria sofferenza, il buddhismo sarebbe la filosofia dell’egoismo assoluto. Ma per il Buddha la guarigione non sta nel liberare l’io dai suoi malanni, ma nel liberarsi dall’io, da questo ‘soggetto cartesiano’ che è la vera radice del male.

Tuttavia, che l’io si sforzi per liberarsi di sé stesso è assurdo. E cercare la salvezza personale sarebbe solo un’altra forma di egoismo. Questo pone alla ‘terapia’ profonde difficoltà concettuali e di linguaggio. Lo stesso nirvana, o estinzione della sofferenza, non si può spiegare mediante categorie logiche. Occorre solo riconoscere la vacuità dell’io e dei fenomeni, così come ci si desta da un sogno. Ascetismo, altruismo, meditazione, dialettica, paradossi, valgono solo in quanto strumenti di risveglio. Discuterne in linea teorica, senza un’esperienza vissuta, non ha alcun senso.

E che interesse potrebbe avere questo per l’uomo moderno? Il nostro pensiero si colloca dove neppure la prima della quattro nobili verità può essere compresa. Infatti, pochi ammetterebbero che la vita è dolore. Si afferma al contrario che ‘la vita è bella’. E se esistono dei mali, fisici o psichici, sociali o individuali, si pensa sia solo la scienza a poterne individuare le cause e a offrirne i rimedi, non certo una filosofia religiosa.

E poi, la nostra è l’epoca del narcisismo, del culto dell’individuo, della celebrazione della ‘sete’ stessa come elemento cardine della felicità. Fino a una logica del consumo in cui il desiderio è visto non solo come un diritto ma come un dovere. Noi diremmo quindi che altra è la malattia, altre sono le cause, altre sono le terapie. E la stessa guarigione è per noi un concetto obsoleto, ormai sostituito dalla cronicizzazione dei sintomi. Il Buddha e il suo schema sono perciò totalmente anacronistici.

Ma i paradigmi moderni mostrano sempre più le loro interne contraddizioni. Il teorema liberale ha prodotto un totalitarismo tirannico. L’apologia del desiderio ci ha condotto nei labirinti della frustrazione e dell’angoscia. La società aperta ci ha chiuso in gabbie sempre più strette. Le teorie evoluzioniste hanno ridotto la vita a una lotta tra egoismi contrapposti, in un mondo dominato dalle leggi della forza e della violenza. E per la scienza siamo solo agglomerati di atomi, formati dal caso e destinati a svanire. Siamo diventati discepoli del Nulla.

È necessario quindi tornare a un’antica saggezza per sentirsi parte di un Tutto, di un’armonia che lega l’individuo alla famiglia, al popolo, alla tradizione, alla natura, alla realtà intera, con vincoli di solidarietà e responsabilità. Per il Buddha, ogni cosa, se presa in sé, è illusione; è reale solo se vista in un sistema di interdipendenze. Non propone perciò all’uomo una visione antropocentrica, ma una religiosità cosmica. È un invito a ritrovare l’unità e l’integrità perdute. Dobbiamo capire che tutti – uomini, animali, alberi, terra – siamo pulsazioni inseparabili di un’unica Vita. Per questo, quando un tale gli chiese “come posso evitare che una goccia inaridisca?”, il Buddha rispose “gettala nel mare”. È questa l’unica medicina.

LIVIO CADè

22 Giu 2019 in Cultura

39 commenti

Commenti

  • La citazione all’inizio è di Einstein.
    Ringrazio Franco e la redazione, che mi permettono di occupare questo spazio domenicale e di proporre argomenti tanto lontani dalla ragione sociale del blog.

    • Quale sarebbe la ragione sociale del blog? Sullo Statuto c’e’ scritto “promozione della cultura”. Non e’ cultura questa? Meno male che ancora qualcuno parla di certi argomenti, altrimenti saremmo ridotti a Costituzioni e Vangeli che con la cultura hanno poco o nulla a che fare, essendo l’uno legge e l’altro fede, o con “il sociale” che insieme al “social” impera ormai da alcuni anni. Cominciano tuttavia a rompere entrambi ….. era ora.

  • ….gocce gettate nel …”laghetto CremAscolta”, che così non “inaridiscono” (loro stesse) ma aiutano chi legge a uscire da “…..l’ignoranza, ovvero il fraintendimento del reale”.
    A me qualche buona goccia l’ha gettata anche Enzo J : https://www.youtube.com/watch?v=ioKqROpZwa4
    …..vediamo se fa lo stesso effetto anche a voi!

    • Grazie, Franco. È vero quello che dici. I nostri pensieri sono come gocce che inaridiscono se non li condividiamo con qualcuno.
      Comunque, guardando il video, mi sono commosso. Non per le parole di Jannacci, ma perché ho ripensato a quelle di Schopenauer: “Chi non ha mai posseduto un cane, non sa cosa significhi essere amato”.
      (e che Schopenauer amasse il buddhismo qui è puramente casuale)…
      Se ci fosse qualche motivo per salvare questo sporco pianeta uno di loro sarebbe l’amore del cane per il suo ‘padrone’.

  • Avvertenza: la parte più seria è alla fine, tanto da non scoraggiare la lettura. Volare alto, o il tentativo di elevarsi per poi, o magari, precipitare rovinosamente a terra, come Icaro, non è anche questa una forma di conoscenza e di superamento dell’io?
    “Ad esempio, fare figli, potrebbe essere un modo per trasferire o riversare l’attenzione di sè verso qualcun altro. E l’io diventa un Tu, per poi passare a svezzamento compiuto al Noi. E questo finch’è va tutto bene. Il Noi naturalmente comprende anche la persona con cui il Tu si è fatto. Naturalmente il Noi si rafforza. Quando qualcosa invece inizia ad incrinarsi si passa immediatamente al Voi e il secondo Tu diventa Ella o Lei. Finchè non se ne può più e tutti diventano nella migliore delle ipotesi Loro, nella peggiore Essi. Per chi invece non fa figli la situazione rimane più complicata. L’io permane l’unico pro-nome che man mano si rafforza. Diventando vecchi poi, di questo ingombrante pronome senza più speranza, il soggetto non sa più cosa farsene e l’io fuori di sé comincia a manifestarsi nel peggiore dei modi. Se da giovani l’Io garantisce statisticamente un po’ di dignità, da vecchi diventa l’impossibile modo di mantenerlo in vita. Il vecchio Io diventa la triste espressione della solitudine, piegato dalla fatica della vita, lacero nell’aspetto, sporco perché nessun Tu o Loro si occupa di te, finchè si muore, senza essere neppure passati attraverso tutti i pro-nomi. Se l’Io di un bambino è pieno di fiducia nel futuro l’Io di un vecchio solo, ignorato dal mondo, è una schifezza. Non c’è niente da fare, chi non fa figli è strano. Io non ho fatto figli. Naturalmente non si devono dimenticare neppure quelli che i figli li fanno, ma si dimostrano assolutamente incapaci di passare al Tu e agli altri pro-nomi. E anche questi della grammatica non sanno cosa farsene. Signor Cadè, mi scusi per questo piccolo divertimento, ma io credo che non si possa fare a meno di ciò che non si conosce. E solo passando attraverso tutti questi pro-nomi, al posto dei nomi che sono l’Io per eccellenza, si possa accedere alla via. Ma forse non c’è Buddha che tenga. Dell’Io, fruttuoso o sprecato che sia, con o senza figli, non ci liberemo mai. Invece, parlando seriamente credo che possano comunque esistere moderni gnostici che praticando un’uscita da sé attraverso la filantropia ad esempio, o forme di volontariato, la scelta di povertà personale, magari l’astinenza sessuale, una volta accettata senza sofferenza, possano trovare la loro strada superando quell’individualismo contemporaneo che ha ancora bisogno di guru che gliela sappia indicare, da Salvini a Steve Jobs. Conoscenza e volontà allora sono i compagni di viaggio necessari e imprescindibili. Quarant’anni fa tutti leggevamo Siddharta di Hesse riempiendoci la bocca di ciò che il libro poteva rivelarci, più applicato come esempio concreto che non percorso introspettivo. Insomma, insegnamento cosmetico che nel tempo ha lasciato spazio ad altri insegnamenti che di fatto non portano da nessuna parte, vedi le mode new age o tutte le altre importazioni orientali – vedi yoga – come se la conoscenza si debba per forza importare da lontano, e più esotica è meglio è.”

  • Ivano, porta rispetto al Siddharta di Hesse perché, insieme alle poesie di Prévert e alle citazioni del panzone cinese (dipendeva dal soggetto da snidare), ha costituito parte di quella letteratura da rimorchio giovanile senza la quale, illo tempore, molte mistiche rose non sarebbero fiorite.

    A parte gli scherzi, penso che Meister Eckhart non abbia molto da invidiare ai suoi colleghi orientali. Che poi i grandi capi gli abbiano contestato un po’ di roba, beh, visti i tempi, ci poteva anche stare.
    Ma in questo, si sa, sono condizionato dal mio spirito di parte, ovviamente di parte occidentale.

  • Per restare su Jannacci:
    “Ci vuole orecchio “… (Quello con l’orchestrina rialzata è il più comunicativo ).

  • Signor Cade’ perché non interviene?

  • Pietro, sono andato a cercarmi le opere di Meister Eckhart per poi passare immediatamente ad un sito di frasi celebri, così un superficiale o materialista come me, fa prima. A parte il fatto che un’opera del genere non si può ridurre a semplici aforismi che ne sminuirebbero la portata, come fatica intellettuale intendo, mi ha colpito uno in particolare: „ Chi vuole penetrare nel fondo di Dio, in ciò che ha di più intimo, deve prima penetrare nel fondo proprio, in ciò che ha di più intimo, giacché nessuno conosce Dio se prima non conosce se stesso.“ A parte il fatto che io dai discorsi dei teologi non ci cavo un ragno dal buco, e quanto citato di quel frate secondo me significa tutto e niente, a parte il fatto che le storie delle religioni, a prescindere da Dio, perché sono state inventate dagli uomini, possano avere qualcosa da insegnare o disimparare, vorrei invece riportare una dichiarazione di Don Ciotti che dice che nei Vangeli c’è molta politica e che nella nostra Costituzione c’è molto dei Vangeli. Verità sacrosanta se messa in pratica con la conclusione che I teologi non hanno niente da insegnare a nessuno, neppure i guru, neppure Buddha, se non mettendo in pratica quanto dice Don Ciotti. Ecco, questa sarebbe una via per uscire fuori di sé: i Vangeli e la nostra Costituzione, redatti dagli uomini, sarebbero più che sufficienti. Discorsi chiari, semplici che potenzialmente potrebbero arrivare a tutti. Se gli uomini non conoscono né gli uni né l’altra, e la politica contemporanea ne è la dimostrazione, vuol dire che l’uscire da sé come auspica Cadè non avverrà mai. Non scomodiamo né Buddha, né Eckhart. E se anche fosse vero quel che dicono i due, come strada possibile, nel 2019 vedo che pochissimi trascendono da sé, gli altri trascendono dando fuori da matto, che sempre di più mi sembra la cifra stilistica di questi anni. In verità mi si potrebbe obiettare che senza Buddha, o gli antichi filosofi o teologi non saremmo arrivati neppure a stilare quello che in questi duemila o settant’anni potrebbero essere le nostre linee guida, ma se io leggo questi due testi, con i loro linguaggi diretti, terreni, comprensibili posso trarre insegnamenti, dagli arzigogoli mentali no. E traducendo il teologo io ridurrei il suo aforisma semplicemente così: siamo uomini, non Dei, è già fin troppo.

    • Mi rendo conto, Ivano, che citando Eckhart von Hochheim potrei finire nel Censimento di Giacomo Papi. Ma, ringraziando anch’io, come il signor Cadè ieri mattina, per la licenza concessa in questa sede, rincaro la dose ammettendo di essermi appassionato anni fa a questo autore. Il quale, se fosse vivo e sapesse che ha dato a qualcuno motivo di appassionarsi, inorridirebbe. Ma tant’è, erravo talmente da appassionarmi anche a Daisetsu Suzuki, prima di scoprire qualche sua uscita antisemitica e, soprattutto, prima che di Zen si occupassero Richard Gere e Brad Pitt (il peggio è venuto dopo, con Carmen Consoli e Syusy Blady). C’era molto da studiare, sperimentare, respirare giusto, meditare, per chi ci credeva, però a Crema non c’era niente, si doveva andare a Milano, per di più quasi mezzo secolo fa, col Gilera 125, non era una cosa semplice, non una cosa tipo fare yoga al club med per risolvere la serata, cosa indegna ma umana. Insomma, Ivano, adesso che ho fatto outing, toglimi pure il saluto.
      Sul Vangelo, sono duemila anni che cercano di buttarlo in politica. Ogni tanto ci riescono. Basta pescare la frase giusta e ignorare quella che dice il contrario.
      Su don Ciotti, Ivano, lo conosco troppo poco per esprimermi.
      E adesso beccati questa:
      “Senza canto di uccelli
      la campagna è ancora più quieta.
      Il sole sorge la sera”.
      A Capergnanica (sì, lo so, non è come dire lassù in Tibet), l’altra sera, ne ho compreso il senso.
      Ma ora torniamo a Salvini, a Di Maio, al genio economico di Borghi e alle verità rivelate di Dibba.

  • Provato con i sacramenti ?…
    …Per comprendere bisogna chiedere di comprendere….

    • …..non toccherei questo tasto Graziano, perchè qui, di questi tempi, di ….. “sacramenti” ce n’è in giro anche troppi!!!!! (absit iniuria, neh, perl’amordiddio!)

  • Ripeto la domanda: perchè il signor Cadè non interviene più?

  • E perchè Rita interviene sempre?

  • Per Pietro delle 15:54. Toglierti il saluto per qualche tua debolezza? Non sia mai. Del resto nella vita hai fatto il manager, non l’incantatore di serpenti, con tanto di tappetino di gomma, musica d’ambiente e qualche bastoncino di incenso. E neppure il divulgatore “culturale” come quelli di In-chiostro, là ad elemosinare la vendita di un loro o di altri libretti “culturali”. Eckhart von Hochheim e Daisetsu Suzuki, lo dici tu, non l’avrebbero mai fatto.

  • Grazie, Ivano, per la comprensione nei miei confronti.
    Ne approfitto allora per insistere, aggiungendo che condivido in pieno certe affermazioni del signor Cadè, come quelle che seguono.
    “Ogni cosa, se presa in sé, è illusione; è reale solo se vista in un sistema di interdipendenze”. “È un invito a ritrovare l’unità e l’integrità perdute. Dobbiamo capire che tutti – uomini, animali, alberi, terra – siamo pulsazioni inseparabili di un’unica Vita”. E altre di questo genere.
    A volte si può arrivare a conclusioni simili seguendo percorsi diversi. Anche se ogni tanto, mi sembra, ci sono incroci in cui i tragitti possono essersi incontrati.

  • cultura
    [cul-tù-ra] s.f.
    1 Insieme di conoscenze che concorrono a formare la personalità e ad affinare le capacità ragionative di un individuo; nel l. corrente, insieme di approfondite nozioni: una persona di grande c.

    2 Insieme delle conoscenze letterarie, scientifiche, artistiche e delle istituzioni sociali e politiche proprie di un intero popolo, o di una sua componente sociale, in un dato momento storico SIN civiltà: c. greca; la c. borghese dell’Ottocento || c. orale, il sapere trasmesso a voce

    3 antrop. L’insieme delle credenze, tradizioni, norme sociali, conoscenze pratiche, prodotti, propri di un popolo in un determinato periodo storico: c. patriarcale; c. industriale || c. di massa, insieme di nozioni, valori e modelli di comportamento indotti dai mass media | c. materiale, gli oggetti, i manufatti, gli attrezzi di una data popolazione

  • Pietro, è vero, ci si può arrivare attraveroso percorsi differenti, ma se il risultato è il livore verso il mondo, allora vuol dire che si è sbagliata strada e non ci si è proprio arrivati. Vedi Rita e la sua cattiveria. E il suo concetto di cultura.

  • “Costituzioni e Vangeli che con la cultura hanno poco o nulla a che fare, essendo l’uno legge e l’altro fede” Come si fa a scrivere una stupidaggine simile?

  • Il messaggio che lanci, tramite Buddha, Livio, è il messaggio giusto per il nostro tempo, ma temo (come tu temi) che cada tra le pietre: come pensare all’obietto dell’unità in una stagione in cui la società è lacerata, i massa-media sono lacerati, il linguaggio è lacerato, in una fase in cui non si cercano mai i punti di convergenza ma solo le differenze (meglio ancora si divide il mondo in Buoni e Cattivi).
    Dove può crescere il seme dell’unità (di momenti di incontro, anche di superamento in politica di maggioranza e opposizione su temi strategici per una comunità) in un mondo così “frammentato”, in cui anche i cosiddetti corpi intermedi si sono frantumati e gli individui vivono sempre più come monadi (anche se costantemente connesse, ma solo virtualmente)?

    La religione può essere un punto di aggregazione: lo è stata per millenni, almeno, anche se oggi va di moda la… religione fai da te e gli ammiratori di papa Francesco sono più i laici che i cattolici.

    Non siamo al nichilismo annunciato da Nietzsche, ma non siamo lontani.

    • Ti ringrazio Piero per il tuo commento. Lo trovo pienamente condivisibile.
      Credo che la religione sia l’unico vero centro di aggregazione popolare. Direi anche di più, che la religione sia la sola vera anima di un popolo.
      Purtroppo oggi prevale una visione distorta della religione e anche questo Papa sembra muoversi in una dimensione puramente orizzontale. Penso sia questo il motivo per cui tanto piace ai laici.

    • Concordo pienamente sul fatto che la religione intesa nel suo significato … “originario” possa essere un fattore di aggregazione. Ma quella promossa dall’attuale papa e’ religione? Non e’ abbastanza eloquente che le persone religiose prendano le distanze da essa e comincino a cercare altrove?

    • Credo che nel prossimo futuro assisteremo al riemergere in Russia dello spirito cristiano ortodosso. La breve parentesi comunista non può dissolvere una tradizione millenaria tanto profonda.
      Così, non dubito che vi sarà in Cina un ritorno dello spirito confuciano.
      L’Europa è stata spezzata in due dalla Riforma, la sua anima cristiana si è lacerata e forse proprio quella frattura è stata l’inizio del declino.
      Per noi sarà più difficile.

    • Poche chiare parole.

  • “Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui proclamando: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato”
    Esodo 34, 5-7”
    “Nella Bibbia, le virtù della misericordia e della compassione sono menzionate in varie forme per centinaia di volte, soprattutto nel descrivere la natura di Dio. Invece di darci ciò che meritiamo, Dio ha mostrato di volta in volta la sua misericordia, non per toglierci la nostra responsabilità, ma per darci la possibilità di pentirci e di essere salvati. Ci possiamo chiedere: Che ne abbiamo fatto di quella opportunità?

    Come immeritevoli destinatari della misericordia di Dio, sarebbe opportuno che anche noi mostrassimo misericordia incondizionata e compassione verso gli altri. Infatti, ci viene comandato di essere misericordiosi come Dio è misericordioso! La Bibbia parla pure di compassione e cura per gli animali. La compassione è condividere il dolore e le sofferenze degli altri e di lavorare attivamente per aiutarli. Il nostro più grande esempio in questo è Gesù stesso, il quale ha preso su di sé la natura umana, dando la sua vita per aprire una via di salvezza eterna per noi.

    Riusciamo anche noi ad aprire il cuore agli altri, amici e sconosciuti allo stesso modo e a imparare ad amarli disinteressatamente, così come noi siamo stati amati? Considera una selezione tra le centinaia di versetti sulla misericordia e la compassione nella Bibbia.”
    LE OPERE DI MISERICORDIA CORPORALE

    1 – Dar da mangiare agli affamati

    2 – Dar da bere agli assetati

    3 – Vestire gli ignudi

    4 – Alloggiare i pellegrini

    5 – Visitare gli infermi

    6 – Visitare i carcerati

    7 – Seppellire i morti

    LE OPERE DI MISERICORDIA SPIRITUALI

    1 – Consigliare i dubbiosi

    2 – Insegnare a chi no sa

    3 – Ammonire i peccatori

    4 – Consolare gli afflitti

    5 – Perdonare le offese

    6 – Sopportare pazientemente le persone moleste

    7 – Pregare Dio per i vivi e i morti
    E senza stare troppo ad incollare, vorrei ricordare che l’ORIZZONTALITA’ di misericordia e compassione contro la verticalità della teologia nella Chiesa, o chiese, è sempre esistita. Poi ognuno per sé decide da che parte stare: o nei lazzaretti a curare i malati o sugli scranni di qualche inquisizione a mandare al rogo gli eretici. Stabilire poi la giusta misura tra orizzontalità e verticalità è forse mestiere inutile, se non stupido.

  • Che poi in Russia o Cina ci possa essere un ritorno alle religioni è banalissimo. Che una reazione a regimi dittatoriali, che di fatto impediscono le pratiche religiose sia scontata, cozza comunque con un eventuale dibattito tra bene e male di questi ritorni. Qualsiasi analisi sarebbe superflua. Quello che per tanti anni mi è stato impedito vien subito voglia di farlo. Umano, troppo umano.

  • A meno che il signor Cade’ non intenda il bisogno di “sacro”. Anche se il signore in questione non parla più con me.

  • E si,
    bisognerebbe proprio sentire
    il tempo che passa…
    Come la zebra di “Madagascar”,che giunta a dieci anni nello zoo,
    cercava un punto di fuga.

  • Nel passato i giorni “tristi” (pensiamo alle due guerre mondiali) erano uno stimolo forte per il ritorno ai valori della tradizione religiosa (durante il primo conflitto mondiale vi erano vescovi che sostenevano la tesi secondo cui la guerra costituiva la punizione di Dio perché l’umanità si era staccata da Dio abbracciando il materialismo, l’edonismo…).
    Oggi viviamo di nuovo in tempi “tristi”, anche senza guerra, ma non vedo la volontà i un ritorno alla religione dei padri. Viviamo nel presente e il passato quasi l’abbiamo camcellato. Dio, almeno nella coscienza di molti, è morto e ciascuno pensa alla propria sopravvivenza.

    Papa Francesco, è vero, Livio, ha dato una impronta “orizzontale” al crsitianesimo perché sa che oggi la teologia divide gli stessi teologi e gli esegeti biblici rischiano di far saltare quelle poche “certezze” che i cristiani hanno ancora.
    Ecco perché, forse, volendo poi parlare a tutti gli uomini di buona volontà e a tutte le religioni (oltre che confessioni cristiane, punta sui valori che “uniscono” tutti i credenti, in primis, sul valore della “solidarietà”, dello stare dalla parte degli “scartati” dalla società.

    • Piero non credo che il futuro tecnologico avrà bisogno di una religione riveduta e corretta (la tecnologia è già di per se stessa una religione), mentre andando avanti ci sarà sempre più sete di Sacro. Il grande convitato di pietra dell’Era moderna. Ed evidentemente la visione “orizzontale” di Bergoglio ne è distante anni luce: dopo il globalismo finanziario (devastante), manca solo il globalismo religioso, e siamo a posto.

  • Rita, scusa, ma questa qui sul “Papa con gli scarponi” del “….Non e’ abbastanza eloquente che le persone religiose prendano le distanze da essa e comincino a cercare altrove?” secondo me, fa il paio con l’altra sul “capitano ” del “…..dare dello stupido a uno che in tre anni ha portato il suo partito dal 3 al 35%……”! (anche se sai bene che la vignetta alla quale mi riferisco, non dava, cosi’ banalmente dello stupido al capitano!)
    Eppoi, mi sa che quel tipo di “persone religiose” che ….mollano la religione del “Papa con gli scarponi”, siano le stesse di quel tipo di votanti che osannano il “capitano”!
    Non credo proprio che il “consenso/dissenso di massa” (sapientemente governato dai “social”) sia condizione necessaria e sufficiente a legittimare, garantire la bontà, la eticità , la ….giustezza di un’azione!
    Rispetto l’intelligenza (almeno per quanto riguarda la limitatissima mia) e mi rifiuto di prestarla a questo tipo di …..”sillogismi”!

    • Chiediti come mai Bergoglio piace solo a “certi” laici, non tutti, mentre gran parte dei credenti non si riconosce nella sua politica. E’ già una risposta, mi pare.

  • Risposta sbagliata, se sono credenti senza essere cristiani vuol dire che non sono credenti. A meno che si credano credenti senza riconoscere Cristo e il messaggio evangelico. Bergoglio invece mette in primo piano il Vangelo, magari senza occuparsi troppo del “sacro” che nessuno sa cosa sia. Neppure i “credenti”. Lo dice un non credente naturalmente, che senza mettere in pratica il messaggio, lo riconosce. Senza partecipare a Madonnate o simili. Cristo e Madonna si risolterebbero nella tomba piuttosto che riconoscere chi Vangeli e crocifissi li brandiscono come armi.

  • “brandisce”.

  • Che poi questi cristiani lontani da Bergoglio, quindi dal messaggio evangelico, cosa chiedono al loro Dio, ma soprattutto cosa si sentono chiedere? Uno scambio anche “culturale” , di religione applicata, dovrà pur esserci. Le speculazioni intellettuali lasciamole poi a quei buontemponi dei teologi. Mi piacerebbe una risposta dalla gente comune.

  • E’ un mestiere; chi lo impara lo fa.

  • Il relativo che si tende verso l’assoluto, l’assoluto che si china verso il relativo. Questo, che è un unico movimento, è la dimensione verticale. Una religione fondata su solidarietà e valori etico-politici non è religione.

  • Non mi ha risposto. La prima parte non significa nulla, la seconda cancella millenni di Storia senza indicare un’altra strada. Se poi Lei vuol dimostrarmi di non essere una persona comune, in base alla conoscenza che ho di Lei, vedo che devo fidarmi sulla parola. Anche se nella prima parte della risposta fa il teologo, nella seconda pure. Ripeto, sono anch’io d’accordo che Dio e religioni non c’entrino un fico secco, ma allora, a maggior ragione, mi chiedo a quale scopo siano stati inventati. E dello scambio che Lei suggerisce, senza applicazione, io, persona comune, non saprei cosa farmene. Attendo sempre una traduzione non teologale, che forse da Lei non dovrei aspettarmi. A meno che non ci si accontenti dell’inspiegabile. Ma in questo caso saremmo qui a parlarci del nulla.

  • In tutti i casi per la gente comune una correlazione tra i due enti esiste. Poi stabilire se le religioni siano una stortura anche questo è impossibile da stabilire, non essendo mai nessuno riuscito a dimostrare nè l’esistenza di Dio nè le sue derivazioni, non emanazioni, confessionali. Dal mio punto di vista si potrebbe dire che si potrebbe fare benissimo a meno delle due invenzioni, dovendo ognuno di noi inventarsi la sua di religione. Niente di preconfenzionato. E per religione intendo nessun inciampo dogmatico. Che poi ognuno possa arrivare ad una qualsiasi verità anche questo sarebbe dogmatico. Ma qui il discorso si allargherebbe troppo, perchè implicherebbe i grandi temi su cui l’uomo si è sempre interrogato senza mai cavarci un ragno dal buco. Ma soprattutto, appunto, implicherebbe riconoscere il limite umano, la sua relatività e di conseguenza riconoscerne le virtù, ma anche giustificarne le malefatte. Anche nel nome di Dio e delle religioni. Questa è la mia filosofia spicciola. Non dare per vero niente. Coltivare solo il dubbio.

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