menu

ADRIANO TANGO

Social egg freezing

Le feste bene o male sono andate, di fatto, ma attendiamo la Befana, e quando ne avrà scopato via i rottami potremo riprende il ritmo, seriamente sul blog, ma nella giornata io l’ho comunque riagganciato a partire dalla posta non aperta e le riviste non lette rimaste in sospeso. Questa notizia del solito “Le scienze”

Le feste bene o male sono andate, di fatto, ma attendiamo la Befana, e quando ne avrà scopato via i rottami potremo riprende il ritmo, seriamente sul blog, ma nella giornata io l’ho comunque riagganciato a partire dalla posta non aperta e le riviste non lette rimaste in sospeso.
Questa notizia del solito “Le scienze” merita un confronto, per il significato non scientifico, ma sociale della cosa.
Partiamo dal titolo originale di testata: “Ovuli al fresco”. Si parla della banca degli ovuli femminili e della banca del freddo estremo cui ogni donna può conferire questa sorta di assicurazione sulla fecondità a ogni età. La tecnologia è più che matura e, per una volta, anche la legislazione, basata in Italia su una legge del 2004.
Risolti per le donne i problemi tecnici con una garanzia di risultato buona (3/4 di certezze di attecchimento del reimpianto e nessun rischio di induzione di aberrazioni), per i maschietti, la cui fertilità cala in maniera molto più lenta, si può comunque assicurare che il “gioco” è ancor più semplice: “un tuffo dove l’acqua è più blu, niente di più”, detto in frase canzonettistica, alla Torrisi, e 100% di garanzie. Ma il problema non riguarda noi cromosomi Y, appunto, salvo quei casi di trattamenti antitumorali capaci di indurre mutazioni.
Ma torniamo alla novità nel senso non scientifico, insita già nella prima parola: “Social”.
Già, la fertilità, per la prima volta, è sentita non come il bene individuale massimo, o almeno suscettibile del maggior indennizzo in caso di perdita, ma come patrimonio della Collettività. E presto sentiremo anche in Italia, dopo gli States, vento di aria nuova (freschina a dir poco). Non a caso Milano ha ospitato nell’anno appena trascorso due incontri scientifici nazionali sul tema.
Dopo gli States, come ho detto, visto che il costume d’oltreoceano precede la nostra adesione di dieci-venti anni generalmente. Bene, allora guardando oltreoceano non è un caso che colossi statunitensi del mondo del lavoro introducano fra i benefit per le dipendenti la congelazione degli ovuli.
Ma di quali colossi finanziari parliamo? I Google e analoghi della comunicazione e indottrinamento di massa; e non è un caso che gli stessi consentano (leggasi investono su) ore retribuite dei dipendenti senza mansioni lavorative precise da trascorrere nell’ambito della giornata lavorativa.
Perché lo fanno? Perché in queste ore contano che i dipendenti producano idee nuove per la ditta, tanto che si vocifera li incoraggino ad assumere sostanze psicotrope, quelle dell’H+. E allora il cerchio si chiude: voi non potete permettervi gravidanze nella fase della vita più produttiva, noi vi permettiamo allora di pianificare con calma, per prima rendere e poi prolificare, senza fare scelte avventate da cui noi e voi avremmo tutto da perdere (intendo le attuali rinunce alla gravidanza per motivi carrieristici e viceversa alla carriera per gravidanza).
Ho cercato di essere sintetico. Che ne pensate? Partiamo da come la penso io: molto, molto positivo, e che qualcuno potrebbe entrare nella mia pianificazione di vita non potrebbe fregarmene di meno (solo un’opportunità in più) perché:

1 L’ottica è quella allineata con la natura: figli solo in presenza di adeguate scorte alimentali. Il nuovo costume viene quindi a correggere un comportamento umano, e solo umano o canino, simil canceroso.
2 Si risolve il problema dell’angosciante scelta su esposta dei giovani in carriera, comportante una perdita di patrimonio genetico rilevante per la specie (scusate il franco biologismo).
3 Risponde alla mia abituale ottica del pochi ma buoni, sempre più nobile in questi possibili ultimi sgoccioli di evidenza della follia umana.
Più chiaro di così! A voi la parola… e buon anno, anzi, vediamo di cominciarlo bene!

ADRIANO TANGO

02 Gen 2020 in Società

2 commenti

Commenti

  • Poni, Adriano, un problema grosso e delicato.
    Per quanto possa valere la mia opinione, ritengo che la pianificazione dei figli debba rispondere solo a esigenze della coppia e non a quelle dell’azienda: compito dell’azienda, semmai, è quello di garantire “servizi interni” (alcune aziende lo fanno già, ma lo facevano pure al tempo del Duce) a tutela della maternità.
    E’ bene, poi, che la pianificazione dei figli venga fatta quando i genitori sono ancora giovani e questo, soprattutto, pensando ai figli (e non alle esigenze dei genitori stessi).

    • Capisco Piero, gli stessi mmi miei, ma intanto le risposte dei nostri coetaneialla domanda “Hai nipoti” è sempre più frequentemente “No, mio figlio/figlia non può, è in carriera” del resto ‘età genitoriale si sta spostando in avanti di vari anni, con rischi connessi. Con i sarebbe meglio è difficile costruire una nuova società, da riprogettare dalle fondameenta, tenedo saldo quel nucleo di affetti che costituirà sempre coppia e famiglia.

Scrivi qui la risposta a Piero Carelli

Annulla risposta

Iscriviti alla newsletter e rimani aggiornato sui nostri contenuti