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FRANCESCO TORRISI

BrExit

  Non mi pare giusto lasciar passare sotto silenzio, almeno qui su CremAscolta, la data in cui si formalizza l’uscita del Regno Unito, ufficialmente Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (abbreviato UK) dall’Unione Europea. Non sono certo portatore (sano?!?) del necessario bagaglio storico, economico, culturale che mi consenta di azzardare analisi e

 

Non mi pare giusto lasciar passare sotto silenzio, almeno qui su CremAscolta, la data in cui si formalizza l’uscita del Regno Unito, ufficialmente Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (abbreviato UK) dall’Unione Europea.

Non sono certo portatore (sano?!?) del necessario bagaglio storico, economico, culturale che mi consenta di azzardare analisi e sintesi che possano essere di qualche valore e interesse per alcuno e quindi sgombro il campo da ogni possibile equivoco al riguardo.

Cionondimeno mi sento innescare il tema Brexit sul blog, anche perché i contributi , i commenti de los amigos, assai spesso hanno contribuito a migliorare la comprensione, il senso di consapevolezza rispetto a quanto ci stava accadendo attorno.

L’Unione Europea vede le prime luci della sua alba quando l’Europa stessa è ancora pesantemente, drammaticamente segnata dai disastri di una guerra mondiale che aveva visto la sua origine proprio nel suo cuore, quella Germania così baricentrica del Continente.

Il conflitto tra le Nazioni è stato immane, il tributo in termini di vite umane, di distruzione urbanistico/ambientale, il coinvolgimento nella guerra e nella morte non solo di eserciti, ma anche, terribilmente di civili, donne, bambini, intere città e campagne, così come mai era avvenuto in precedenza, ci aveva lasciati esausti e profondamente segnati nel corpo e nella mente.

Restavano indelebilmente (!?!) segnati, marchiati nei nostri cuori, nella nostra mente, nelle nostre membra gli orrori dei campi di concentramento e sterminio che “avevamo” incredibilmente accordato a governanti malati di delirio di onnipotenza con la nostra vigliacca, egoistica, colpevole indifferenza, quand’anche con la partecipazione attiva, lasciando che prevalesse la parte peggiore di noi stessi!

Iniziare un percorso che si poneva viceversa come obiettivo la pacifica convivenza tra le Nazioni del cuore dell’Occidente, rappresentava per la gran parte di noi un motivo di soddisfazione e speranza per il definitivo abbandono dei conflitti a risolvere (?!?) le situazioni di disaccordo, percorrendo il nuovo cammino di civile confronto e cooperazione assai più consoni a viventi intelligenti.

Ecco l’Europa Unita, senza più frontiere, con leggi comunitarie, con un’unica moneta di scambio, con la libera circolazione dei cittadini Europei, con un Parlamento liberamente eletto a governarla, si delineava come un nuovo orizzonte credibile, praticabile alla nostra portata.

Sono stato costretto ad usare l’imperfetto (si, “imperfetto” in tutti i sensi, purtroppo!) perché la scellerata decisione presa dal governo UK di uscire dall’Unione, la Brexit, ha rappresentato e rappresenta per me cittadino, alla fase finale della propria vita, la scelta di abbandonare la via della tolleranza, del colloquio, della democrazia, dell’apertura, non potendo quindi, io cittadino, fare a meno di riandare a quanto di negativo mi aveva lasciato la generazione precedente, all’inizio della mia vita!

E la delusione, nei confronti dei miei simili (si, insomma i bipedi eretti come me) è davvero grande!

FRANCESCO TORRISI

01 Feb 2020 in Europa

20 commenti

Commenti

  • E purtroppo adesso far marcia indietro son…acidi, per qualche decennio! Operazione orchestrata da lontano e interpretata da un leader da operetta, ma che comunque trova un suo substrato forte nello spirito inglese, quello di un continente di dimensioni B, ma che con l’Europa ci sta come i cavoli a merenda. Chi ha già visto 1917, un bel pugno nello stomaco, ha notato il senso di estraneità dei soldati inglesi allo scenario bellico? Proprio non capiscono che ci stanno a fare lì! E ora non è facile commercialmente, non credo politicamente, perché un’Europa più compatta è forse meglio che una col cugino spurio: serriamo i ranghi, e valutiamo bene da chi dobbiamo imparare a non dipendere, non certo il cucciolotto oltremanica, ma il cagnaccio oltreoceano, e rivendichiamo il nostro primato culturale, perché la cultura è mercato commerciale, è inventiva, non solo blasone.

  • Vi è chi osa oggi (vedi lo stesso presidente del parlamento europeo, Sassoli) che, rivolgendosi agli inglesi dice “arrivederci”.
    Prevedere un rientro nel medio-lungo termine è oggi impossibile.
    Tutto dipenderà dai “problemi interni” che causerà la Brexit (non ultima l’implosione interna con il distacco della Scozia) e dipenderà anche dall’evoluzione dell’Unione europea: se ad esempio, questa avrà davvero la forza di portare a termine la rivoluzione verde (il Green New Deal) per cui ha già previsto mille miliardi di euro per i prossimi dieci anni, allora sì che potrà ancora esercitare un ruolo “attrattivo”!

  • Forse per capire meglio la Brexit bisogna tornare a Margaret Thatcher, al carattere isolazionista molto forte e sentito nell’Inghilterra profonda che vota il Partito Conservatore, i Tories. In un lungo articolo apparso su “The New Yorker”, 2.12.2019, James Wood ricorda quanto la Thatcher ha cambiato profondamente, con la sua politica, l’idea di cosa gli inglesi vorrebbero che fosse il Regno Unito, anche nei suoi rapporti con l’Europa comunitaria. In una battuta dopo la semifinale dei mondiali di calcio, 1990, la Germania battè l’Inghilterra, e Helmut Kohl sarcasticamente lo sottolineò in un ‘intervista, con queste parole: ” Gli inglesi non se la prendano per questa sconfitta, ache se pensano che la Storia non è giusta. La Germania è così ricca, mentre la Gran Bretagna soffre economicamente. Loro hanno vinto la guerra ma hanno perduto l’Impero e la loro economia è in affanno”. Per la “Signora di ferro”, l’Europa comunitaria era una catena ai piedi. Lei rispose così a Kohl:”l’UE priva le singole nazioni di poter controllare la loro moneta e i tassi d’interesse, e nello stesso tempo favorisce i benestanti tedeschi e la superbia francese”. Questo ragionamento è presente e vivo fra le persone oltre i sessant’anni, che ricordano, anche per i racconti dei loro padri, che il Regno Unito era una potenza mondiale, e seppe resistere con eroismo, agli attacchi aerei della Germania di Hitler. Per chi conosce un pò l’Inghilterra (che non è affatto solo Londra, ma tante zone rurali, piccole città, e aree industriali in ginocchio), nelle abitazioni che ho frequentato (diverse) c’erano quasi sempre cimeli militari, enciclopedie sulla Marina britannica, sull’aviazione della Royal Force, e ho assistito a due matrimoni con lo sposo, vestito da aviatore, e in un’altro con il padre da ufficiale di Marina. L’Inghilterra profonda disprezza i politici indecisi, ed è convinta di saperci fare da sola. E’ parte del carattere. Certo, se a votare per la Brexit fosse stata solo la gioventù studentesca, gran parte del mondo intellettuale delle grandi città (come quasi ovunque) la Brexit avrebbe certamente perso. Nelle interviste di corsa dei tiggi italiani, anche per la fretta, per i tempi brevi sfugge quasi sempre un’analisi accurata della faccenda. E’ vero, comunque, che il “Regno” è spaccato; che anche nelle stesse famiglie si litiga e gli psicologi hanno tanto lavoro.

  • Massì, a parte il mio “sfogo” di delusione, ritengo che se la Commissione si decidesse a fare politica europea ….come si deve, anzi, lasciare la “perfida albionne” un pò per i c…i suoi, con quel bell’elemento di premier che si ritrova, potrebbe essere anche buona cosa!
    Sempre che questo “Conte enne” decida di ….”andarci e frequentare” in Europa!

    • I Conservatori britannici, con l’alleato populista Farage, fregandosene dell’omicidio barbaro di Giulio Regeni, hanno dato il via libera a una folta delegazione di universitari britannici in visita in Egitto, con sorrisi, strette di mano, sbicchierate, nonostante la protesta di oltre duecento docenti universitari britannici che chiedevano di rinunciare all’incontro, per il comportamento del governo egiziano sul caso Regeni. I populisti britannici se ne fregano di Giulio Regeni, che è stato barbaramente torturato, massacrato. Regeni? Un “comunista”. Per i populisti mondiali, uno come Giulio Regeni se è crepato, peggio per lui; non avrebbe dovuto nemmeno andarci in Egitto a fare lo studente-giornalista. Ma stare a casa sua. Questo non lo dicono, ma lo pensano. Da metterci le mani sul fuoco. Questa è la mentalità populista. Mia figlia ha il doppio passaporto, italiano e del Regno Unito, il paese principe della democrazia, delle libertà prima di tutto. O almeno lo era. Lei, come la maggior parte dei giovani britannici, o italiano-britannici è prima di tutto un’ europea. Ma non dell’Europa di Farage, di Salvini, di Orban, della Meloni. Sono un padre fortunato. Quella dei populisti non è Europa, ma un salto nel buio.

  • Ma sai caro Marino, nell’intimo mi sono convinto che noi “democratici” sarà bene ci mettiamo l’animo in pace; storicamente, semplicemente ….é il loro momento, dei Trump, dei Putin, dei Farage, Salvini, Orban, Le Pen, Meloni e via populisteggiando!
    Il “socialismo” ha ceduto il passo ai “social”. La radice etimologica sembre la stessa, ma il contenuto….
    Vediamo ( si fa per diere!) cosa resterà da ….”.coltivare , su questa terra” ai nostri figli!

  • Scusa Franco, ma secondo te qual è oggi la forza politica, in Italia, che esprime e attua istanze socialiste? Se vuoi far dell’ironia, farci ridere (che fa sempre bene) puoi dire: il PD, o ‘la sinistra’. Ma parlando seriamente…?

    • Non riesco a capire di quale “socialismo” state parlando. Socialismo utopistico, socialismo reale, socialismo sovranista, socialismo liberale, socialismo scientifico? Secondo Treccani il termine si addice a una “dottrina, teoria o ideologia che postuli una riorganizzazione della società su basi collettivistiche e secondo principi di uguaglianza sostanziale.” Direi dunque che il Piddì made in Italy va escluso dalla lista, visto che è il fedele guardiano dell’establishment e guarda “il popolo” con un certo distacco (non sa neanche votare!). Tutt’al più può piacere ai residenti Ztl, che stanno benissimo come stanno.

    • Cos’è Livio? Mi fai la domanda ed anche la risposta, così ….per ridere?!?
      Le mie considerazioni erano di tipo socio/culturale.
      Nessun riferimento ai partiti, italici, per di più!
      Da quando dopo “mani pulite” ho chiuso la sezione “Pisacane” del PRI a Crema (salvo un fugace ….”incidente di percorso” con Italia dei Valori) di “Partiti”, per me, non se ne è più parlato!
      Tra i personaggi politici che seguo con attenzione e sintonia citerei Elly Schlein e Andrea Scanzi che proprio non sono persone “di partito”!

    • Certo Franco, era un domandare-rispondere retorico. Tanto per non avallare l’assurdità di considerare il PD, o la ‘sinistra’ italiana di oggi, una compagine social-democratica.

  • Bisogna riconoscere, Rita, che la sinistra (PD) ha concorso all’uguaglianza tra ceto medio e ceto basso, impoverendo il primo. In questo senso lo si potrebbe dire ugualitario e quindi socialista.

  • Questo è vero, in effetti. Ma sempre avendo cura di tutelare il padrone. Il PD è “la voce del padrone” ufficiale. Una delle sue più note incarnazioni è quello zoticone di Oliviero Toscani, che per difendere il padrone (Benetton & Co.) ha persino infangato la memoria delle 43 vittime del Ponte Morandi con un’allucinante: “ma a chi interessa che caschi un ponte, smettiamola!”. Qualcuno spieghi al fotografo radical chic che non si può disquisire su tutto solo perché si sa usare una macchina fotografica. Ci vogliono competenze (e intelligenza) per esprimere pubblicamente dei pareri, altrimenti si va al bar e si blatera a ruota libera.
    A Franco: mi dispiace dover dissentire ma, personalmente, la Schlein e Scanzi mi fanno venire l’orticaria. Al massimo, riesco a reggere le loro interviste per una ventina di secondi. Non di più. Roba da salotto inamidato alla frau Gruber, dove infatti vanno spesso. Che non siano “di partito” è tutto da vedere, ma certo più “posizionati” ideologicamente di così si muore. Il Paese non ha bisogno di vecchie idee riciclate, ci vuole una scossa per ripartire. E bella forte.

    • Mi pare strano, Rita, che nessuno qui obietti a quello che abbiamo detto, cioè che la sinistra italiana di oggi non ha più niente di socialista. Tu come lo spieghi? Sono tutti d’accordo?

    • Da questo giudizio generico sulla sinistra va però escluso il Partito di Rizzo, legato ancora a romanticismi socialisti ormai obsoleti, coma la difesa dei ceti deboli ecc..

  • Caro Francesco, a proposito delle nuove tecnologie, che hanno soppiantato e reso obsolete tanti metodi del fare politica, come tu scrivi, voglio citare questo articolo di una rivista che considero tra le più serie e qualificate di politica internazionale. “Foreign Affairs” il cui cartaceo si trova, è costoso, ma si può leggere online. “The Digital Dictators”, del 6 febbraio, cita il caso della Stasi, la polizia che si occupava d’informazioni sui cittadini della Repubblica Democratica Tedesca, e che aveva 100mila impiegati dei servizi segreti e circa 2milioni d’informatori. Oggi, una struttura così elefantiaca non serve più. Un caso che è seguito dai governi autoritari è quello della Cambogia, con il regime di Hun Sen, dal 1985. La sua elezione è stata riconosciuta dalla comunità internazionale fraudolenta. Nel 2014 c’erano state ben 36 mobilitazioni di massa dell’opposizione. Con l’instaurazione di un sistema di controllo tecnologico “Cyber War Team”, il blocco di Facebook, la chiusura dei siti d’opposizione, degli Internet cafè, le mobilitazioni di massa d’opposizione si sono ridotte a una sola nel 2017. Con il controllo attraverso internet, s’individuano coloro che esprimono opinioni discordanti al regime, e si bussa alla loro porta. “In real life”, nella vita reale con controllo direttamente a casa delle persone, con minacce, arresti, torture, e il carcere. In breve tempo, la protesta in Cambogia si è ridotta notevolmente. In Cina, nonostante la procedura di controllo sugli individui è ancora nella fase iniziale, già si è arrivati a monitorare dettagliatamente milioni d’individui: le loro cartelle cliniche, con vere e proprie schedature personalizzate, e attraverso l’incrocio dei dati, scoprire gli individui sospetti di atteggiamenti, e critiche al regime. S’interviene con vari sistemi, obbligando anche le società private a consegnare tutti i dati a loro disposizione sui dipendenti. Gli individui sospetti di essere catalogati come oppositori sono spiati con sistemi sofisticati, Ciò vale anche per i membri del Partito; per evitare nuovi casi di critiche, o altro, dall’interno della dirigenza cinese. Ogni protesta che sale dalla Rete viene individuata e bloccata in un tempo rapido, e per questo sono state effettuate esercitazioni, sessioni prototipo. Perchè la velocità d’arresto della protesta attraverso la Rete, con il monitoraggio predisposto dalle autorità, è l’assillo dei regimi autoritari. Un modello quello cinese, che è seguito dai russi, che hanno studiato il metodo cinese, e da diversi regimi autoritari africani che stanno imparando “il management” sul controllo tecnologico sui cittadini, con apposite sessioni di lavoro con esperti cinesi.

    • Livio, ti parrà strano allora anche quello che ha commentato qui sopra Marino! O no ? Dicci dai….

    • Franco, che fai, sfotti?

  • Ma sai, Livio ….. strano per strano!

  • Aggiornamento: Oliviero Toscano poi è stato licenziato dai Benetton. Almeno questo è il comunicato ufficiale. LIcenziamento per salvarsi la faccia? Non sarebbe la prima volta, salvo poi essere reintegrato, e potrebbe risuccedere. Ma per ora è così.

  • Toscani

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