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RITA REMAGNINO

Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio

Non tanto l’ignoranza quanto piuttosto un’interminabile catena di disgrazie ambientali avvalorò nella mente dell’uomo la convinzione secondo cui il mondo, a sua discrezione, poteva capovolgersi in poche ore. Una normale eclisse divenne così un motivo sufficiente a gettare interi popoli nel panico, una brutta mareggiata faceva pensare a un mostro marino in cerca di cibo,

Non tanto l’ignoranza quanto piuttosto un’interminabile catena di disgrazie ambientali avvalorò nella mente dell’uomo la convinzione secondo cui il mondo, a sua discrezione, poteva capovolgersi in poche ore. Una normale eclisse divenne così un motivo sufficiente a gettare interi popoli nel panico, una brutta mareggiata faceva pensare a un mostro marino in cerca di cibo, un terremoto veniva ricondotto alla collera degli dèi.
Pronto ad assumere ansiolitici al minimo stress emotivo, l’uomo di oggi non sarebbe sopravvissuto un giorno nelle condizioni in cui vennero a trovarsi gli antenati post-diluviani, per cui c’è poco da sorridere. Da parte sua l’umanità dell’epoca confezionò nuove «superstizioni», che, per quanto possano sembrare assurde ai nostri occhi, servirono se non altro a farla sentire accettata da una Natura che sembrava divertirsi a giocare con l’uomo come il gatto con il topo.

 

 

Era merito dei riti celebrati regolarmente dai gruppi umani il ritorno alla normalità dopo ogni evento calamitoso. Grazie alle «formule magiche» la boscaglia verdeggiava di nuovo, le rondini ritornavano a primavera, i semi ricominciavano a maturare per sfamare il clan. Persino il Sole veniva spronato dai suoni di certe parole di potere, come ben sapevano gli Egizi che celebravano incantesimi ad ogni alba per assicurarsi che l’astro fiammeggiante, sprofondato la sera prima nel cielo scarlatto dell’Occidente, uscisse di nuovo dalla sua tana notturna.
Dopo tutto quello che era accaduto, nulla poteva essere dato per scontato. Se l’uomo non avesse fatto la sua parte con esorcismi e scongiuri, il Sole avrebbe potuto anche decidere di non presentarsi all’appello. Era già successo, e il ricordo di quella tragedia si era impresso in modo indelebile nella memoria dei popoli. Senza le rappresentazioni magiche destinate a risvegliare il Cielo e la Terra, persino la ruota cosmica avrebbe potuto frenare, incepparsi, fermarsi, o forse rompersi del tutto.

 

 

Questi pensieri non appartenevano ad «anime semplici e primitive» ma a persone che si erano prese degli spaventi bestiali e ciò nonostante conservavano ancora una briciola della saggezza primigenia. Sapevano (all’opposto di noi) che il benessere dell’ambiente dipendeva dal grado di comunione con la Natura che l’uomo riusciva ad intrattenere con il Tutto, e indirizzavano ogni loro sforzo in questa direzione.
In qualità di enzima più evoluto della macrocellula chiamata Cosmo che lo comprendeva, l’essere umano aveva il compito di elaborare e trasformare gli elementi coinvolti nel mastodontico processo di trasformazione. Non stava a lui interrompere l’evoluzione biologica e spirituale di quel vasto organismo, per cui preghiere e scongiuri dovevano continuare fino a data da destinarsi.

 

 

Per molto meno, cioè per un virus killer che in Italia ha oltrepassato la media di poche migliaia di morti, noi ci siamo fatti paralizzare dalla paura. E cosa abbiamo escogitato per esorcizzarla? Siamo ricorsi ai mirabolanti poteri della scienza e della tecnica? Neanche per sogno. La massima autoritĂ  religiosa è salita sulle guglie del Duomo di Milano e si è messa a salmodiare “O mia bela Madunina che te dominet Milan, aiutaci nei giorni tribolati di questo coronavirus“, mentre a Napoli un altro prelato si rivolgeva a San Gennaro affinchĂ© si prendesse cura del popolo provato dall’infezione letale. Una compagnia di sacerdoti caldei non avrebbe saputo fare di meglio.
Al netto dunque del bombardamento di «studi americani» in grado di spiegare sulle riviste scientifiche praticamente ogni cosa, sarà meglio ritornare con i piedi per terra. Non reggerà ancora per molto la favola bella della società forgiata dai riflessi pop del decostruzionismo, prima o poi si dovrà ammettere che è infondata l’idea secondo cui la nostra scienza medica avrebbe raggiunto vette mai toccate prima.

 

 

Il difetto principale della medicina occidentale moderna sta nella visione materialista, meccanicista, riduzionista, che le impedisce di vedere l’uomo nella sua totalità. Oggigiorno non si riesce a inquadrare la dialettica salute/malattia nella giusta prospettiva. Si considera la realtà corporea una mera entità biologica anziché il Tempio dello Spirito in cui l’«uomo intero» impara ad apprezzare il Buono, il Bello, il Giusto. In un simile contesto non è difficile considerare l’individuo come un «capo di bestiame», isolarlo e atrofizzarlo, facendogli perdere le sue qualità uniche e irripetibili, svuotandolo da ogni attitudine morale, estetica e religiosa.
Ma sarebbe riduttivo circoscrivere le critiche alla medicina. Di fatto tutte le teorie scientifiche, che da qualche tempo se la tirano da reginette di bellezza, pullulano tanto di misteri quanto di astrazioni e sono del tutto avulse dall’esperienza reale. Se pure elaborate, nulla dicono sul mistero della vita ma semplicemente spostano i confini dell’ignoto un po’ più in là, aprendo le porte del castello degli specchi in cui è difficile entrare e praticamente impossibile uscire.

 

 

Dopo oltre due secoli di studi scientifici e astrofisici non abbiamo dell’infinito un’idea più chiara e meno vertiginosa di quella posseduta dall’uomo primordiale, o da un Leopardi. Higgs non ha scoperto dio né Darwin è riuscito a provare la sua inesistenza perché certi incontri non avvengono in biblioteca o guardando attraverso i telescopi. Ci vuole un cuore puro per conoscere «l’altro» da sé, la comunione d’intenti non avviene quasi mai attraverso il filtro culturale della coscienza.
Per questi motivi, e molti altri ancora, andando avanti ribadire la presunta ovvietà di certe categorie non sarà più sufficiente. Già oggi fa sorridere lo slogan «è vero perché lo dice la scienza». Ne consegue che la prossima sfida da raccogliere e possibilmente vincere sarà quella di ridare un senso al mondo, e per fare ciò si dovrà ri-cominciare daccapo, ovvero ri-partire dai principi elementari che tengono insieme una società permettendole di vivere. Attualmente l’uomo è letteralmente uscito dal racconto cosmogonico ma, se vuole sopravvivere a se stesso, prima o poi dovrà rientrarci.

 

 

Con il senno di poi bisogna riconoscere che non è stata una grande idea quella di gettare via il bambino con l’acqua sporca, eliminando con incosciente leggerezza le ciarlatanerie insieme ai cosiddetti «mezzi magici», la maggior parte dei quali era invece di ordine spirituale.
Nessuno si è preoccupato di fare distinzioni tra l’autentico e il falso, così è andato perduto il grande complesso di riti, credenze e costumi che hanno caratterizzato le società precedenti in una concezione religiosa dell’esistenza che, comunque, nel bene come nel male, conferiva ad essa un orizzonte di senso. Ne è uscita una grande confusione che ha causato un indebolimento della ragione e la scomparsa del senso critico.
Per pigrizia e comodità, ormai non si crede più alla magia se l’ordine è quello di non crederci e si crede alla scienza se l’ordine è quello di crederci. Sebbene la disciplina chiamata «scienza», cioè il complesso di conoscenze che a partire dagli anni di Descartes ha fondato la sua fortuna su teorie che hanno scientemente ignorato la psiche dello scienziato che le elaborava, sia alquanto discutibile. Ma come si fa a prescindere dalla mentalità, dagli umori, dalle costrizioni, dalle tendenze e dalle competenze (limitate per ovvi motivi) del ricercatore?

 

 

Figlio del suo tempo e della sua mentalità, lo scienziato non fa altro che inserire le proprie conoscenze in un paradigma, seguendo una felice definizione del filosofo Thomas Kuhn, per arrivare al punto di partenza. Si pensi, ad esempio, all’attuale concetto di vuoto quantistico, che sembra uscito dalla sunyata di Nagarjuna (II secolo d.C.). Come migliaia di anni fa il dualismo vuoto-pieno è scomparso dal mondo degli uomini, “A” e ”non-A” possono coesistere per cui il cosiddetto «vuoto» è «pieno» di particelle che nascono e muoiono in continuazione, vivendo meno del tempo massimo loro concesso. L’indeterminazione della massa è infinita, e dunque il concetto di «esistere» è privo di significato, così che tocca adesso al moderno concetto di vuoto quantistico ri-descrivere la meravigliosa danza di energie che continuamente nascono nell’essere e svaniscono nel nulla, sebbene in realtà ci fossero anche prima.

 

 

Nella prima metà del Novecento il fisico austriaco Erwin Schröedinger avanzò dei dubbi persino sulla tanto decantata «individualità», o Io cosciente, che magari poteva essere una semplice illusione. La nuova trovata era in verità una vecchia conoscenza dei maestri delle Upanishad, i quali insegnavano che l’uomo non era realmente un individuo spirituale ma «parte» di una stessa Entità.
Noi non siamo qualcosa di diverso rispetto al Tutto e ogniqualvolta c’illudiamo del contrario anche la nostra scienza perde colpi, come adesso, mentre nei periodi di grazia i risultati non si fanno attendere. Molte delle più strabilianti scoperte della modernità sono nate proprio dall’analisi di ciò che precedentemente era stato omesso per vizio di forma e di cultura ma che l’innata percettività della subcoscienza era riuscita ad avvertire e suggerire.
Non appesantite da inutili sovrastrutture le nostre oscure sensazioni organiche, che risiedono nello stato di subcoscienza che è «natura», sono capaci di indirizzarci verso il meglio. La «voce della scienza» (autorizzata dai Padroni Globali) non è la sola in grado di offrire certezze, mentre la megalomania dell’uomo appare francamente fuori tempo massimo.

 

 

Facciamocene una ragione: l’ingegno umano non è perfetto, e dunque un metodo scientifico imperniato sulla divulgazione di «certezze» (saldamente ancorato a qualcosa di molto simile al paradigma di Laplace) è destinato a naufragare.
Qui non si tratta, evidentemente, di ingaggiare una gara tra magia, scienza e coscienza per vedere chi la vince, ma semmai di scaricare un po’ di zavorra prima di andare avanti. Sappiamo che senza il capitale non ci sarebbe stata alcuna scienza: se non fosse stato per gli uomini d’affari che cercavano di arricchirsi, Colombo non sarebbe arrivato in America, James Cook non avrebbe raggiunto l’Australia e Neil Armstrong non avrebbe mai messo piede sulla superficie della Luna. Ma ultimamente si è esagerato.
Negli ultimi secoli la visione del mondo meccanicistica legata al capitalismo è stata l’agente propulsore dell’ascesa fulminea della scienza, che ormai è diventata puro scientismo. Un dogma che ha distribuito a profusione false promesse, a cominciare da quella secondo cui povertà, malattia, guerra, carestia, vecchiaia e persino la morte non sono il destino inevitabile del genere umano bensì il frutto di un’ignoranza superabile attraverso le «conoscenze scientifiche».

 

 

Quali? Chi finanzia la ricerca? Non sfugge che la prima domanda che si pone un investitore è: “questo progetto ci consentirà di aumentare la produzione e i profitti? Contribuirà a una crescita economica?” Un progetto che non è in grado di rispondere a tali requisiti ha poche possibilità di vedere la luce, ovvero di trovare uno sponsor.
Da troppo tempo capitalismo e scientismo vanno a braccetto. Gli scienziati dipendono dai magnati dell’industria e questi devono ringraziare i ricercatori che a cadenza regolare se ne escono con qualche nuova scoperta, sia essa il motore a scoppio o la pecora geneticamente modificata. L’andamento dell’attuale economia dipende in larga misura da quel che avviene nei laboratori farmaceutici, dove si brevettano nuove medicine e nuovi vaccini i cui profitti stanno ripagando i miliardi di soldi finti che le banche e i governi hanno creato a partire dal 2007-8 con il potenziamento della cosiddetta «finanza creativa». Arte contemporanea.

 

 

Vale lo stesso discorso per la tecnologia che promette all’uomo un futuro radioso e favoleggia di avveniristiche intelligenze artificiali. Non sarà facile trovare l’attrezzo adatto a sganciare questa specie di catena di Sant’Antonio, tutto è talmente interconnesso che se i laboratori non esaudissero le aspettative dei loro finanziatori milioni di lavoratori rimarrebbero in mezzo a una strada. Prima o poi bisognerà tuttavia uscire da questo labirinto d’interessi, se non vogliamo rimanere al palo per i prossimi mille anni.

RITA REMAGNINO

11 Giu 2020 in Cultura

27 commenti

Commenti

  • La societĂ  contemporanea ha decretato il tramonto non solo della vera religione ma, paradossalmente, anche della vera scienza. Le ha sostituite con un ibrido mostruoso, una nuova ‘dogmatica’ che nasce dal servilismo del mondo scientifico – universitĂ , ricerca, convegni, pubblicazioni – nei confronti del mondo di interessi privati che lo finanzia. I motivi di questa collaborazione tra mondo della scienza e mondo del capitale non sono nĂ© scientifici nĂ© filantropici o filosofici, ma attengono alla creazione di ‘dogmi’ utili alla realizzazione del profitto e del controllo sociale.
    Questi ‘dogmi’ divengono poi ‘senso comune’ attraverso una divulgazione – libri, giornali, riviste, media – che è funzionale alle stesse finalitĂ . E questa scienza bastarda condiziona infine le stesse decisioni dei governi. Questo intreccio tra capitale>scienza>media>politica ha effetti drammatici non solo sulle condizioni fisiche e materiali della gente, ma anche sulla loro intelligenza e sul loro equilibrio mentale. Ne abbiamo avuto una dimostrazione tragica nella recente esperienza del Covid.
    Un altro aspetto tragico della neo-scienza è il suo essere sempre piĂą ancella di una tecnologia che si rivela fonte di pericolo piĂą che di speranza per l’umanitĂ .

    • Aggiungerei un ingrediente. Formalmente i nuovi specialisti della scienza non sono dei sapienti, come lo furono invece i primi maghi, ma neppure degli ignoranti. Un’ambiguitĂ  non priva di pericolose insidie perchĂ© messi di fronte a una qualsiasi questione tra le tante da essi ignorate costoro non si comportano da ignoranti, non essendolo in realtĂ , bensì da maestrini saccenti e prepotenti. Quando invece gli antichi uomini di scienza erano sicuri del fatto che il “vero” mistero fosse che non c’era nessun mistero da svelare. Almeno in linea di principio, nel senso che tutta la vita andava vissuta come un’iniziazione senza illudersi di «scoprire» alcunchĂ©.

  • “Masturbazione e sesso virtuale sono considerati a “basso rischio”, anche se gli esperti avvisano di potenziali problemi legati alla diffusione su internet di immagini intime.” Io spero che ci siano stati errori nella traduzione, perchè se non spiega se la masturbazione non dev’essere reciproca e in presenza,- vis a vis senza toccarsi preserva?- è chiarissima la bestialitĂ  di dire che anche la diffusione di immagini intime in rete potrebbe causare il contagio. In che modo? Tramite pc? Perchè in questo caso il ventaglio di malattie veneree è amplissimo. Dopo un film porno, in solitudine, potrei essermi beccato la sifilide. E se qualcuno credesse a queste scemenze smetterebbe anche di divertirsi. A parte il fatto che non capisco perchè il signor Cadè abbia diffuso questa informazione. Capisco la sua campagna denigratoria, e in questo caso sono certo che anche il nostro divulgatore non ci crede, ma non è scorretto ridurre la scienza, magari per i creduloni che seguono Cremascolta, che spero non ce ne siano, a sciocchezze del genere? Signor Cadè non poteva trovare qualcosa di piĂą vicino alla scienza invece di ridurla a notiziole di solo spasso? In questo modo Lei fa un favore alla scienza insegnando a distinguere le baggianate dalla serietĂ  della ricerca. Trovi qualcosa di piĂą verosimilmente scientifico per la sua campagna, non le barzellette. O qualcuno che almeno nella scrittura argomenti con un minimo di credibilitĂ . La forma è sostanza. Nessuno crederĂ  mai o prenderĂ  seriamente il suo link. La scienza è altra cosa. Ma lo sa anche Lei, o dovrebbe saperlo. Non c’è bisogno di stupidate per annullare tutta la ricerca scientifica, ci sono ricercatori che la loro vita la dedicano ad indagini serie.

    • E non è colpa mia se la scienza sembra ormai una barzelletta. Basta andare per le strade, in mezzo a gente mascherata, che si igienizza e si misura la temperatura stando a debita distanza, per capire che non solo dalla scienza alla scemenza il passo è breve, ma che a volte non serve neanche fare un passo.

  • Letto e estraggo questa perla: “L’astinenza è l’approccio piĂą a basso rischio per la salute sessuale durante la pandemia. La masturbazione è un’ulteriore raccomandazione sicura per i pazienti di soddisfare le loro esigenze sessuali senza il rischio di infezione da SARS-CoV-2.” E Lei lo chiama scienza? Rinnovo il consiglio: non cerchi di spacciare per scienza quello che non lo è assolutamente. Sia serio.

  • Me la prendo con Lei perchè sta spacciando per scienza quello che non lo è. Se anche all’interno degli articoli che Lei ha linkato ci fosse un minimo di veritĂ  basterebbe quello che ho sottolineato io per smentirlo. Pensi che anche i non vax, i terrapiattisti o quelli delle scie chimiche, o i complottisti credono di diffondere veritĂ  scientifiche, anzi, antiscientifiche. Pur di contrastare la scienza ufficiale credono sempre di essere nel vero. Ma quanto a credibilitĂ …

    • Signor Macalli, sembra che non ci capiamo. Sono altri che spacciano per scienza quello che non lo è. E lo sottolineo perchĂ© da mesi ci stanno massacrando la corteccia cerebrale, il sistema limbico e le gonadi con fesserie pseudo-scientifiche. E con il pretesto di idiozie parascientifiche stanno distruggendo il mondo. Questa ‘scienza’ delenda est. E lasci stare la terra piatta ecc., abbia pietĂ .

    • Non e’ certo colpa di Livio se lo scientismo s’e’ mangiato la scienza. D’altronde questi ultimi tre mesi sono stati per molti una rivelazione: s’e’ capito finalmente a livello planetario (anche grazie all’Oms) che nel mondo umano ci sono solo opinioni, e dunque c’è poco da sbraitare. Giu’ la cresta.

    • Però io non direi che “la veritĂ  non esiste”, che la veritĂ  è ‘soggettiva’ ecc. Questo diventa uno stratagemma per propalare una montagna di falsitĂ . Vi sono di sicuro realtĂ  a noi sconosciute, sulle quali non possiamo affermare nulla di sicuro, ma ve ne sono altre di cui possiamo parlare con certezza. Se qualcuno dice che i bambini li porta la cicogna, dice qualcosa di non vero, e si può dimostrare che la veritĂ  è un’altra. Non è una questione di opinioni. In questi mesi han voluto farci credere una montagna di corbellerie sul virus, le mascherine ecc. E mentre un ‘esperto’ dice una cosa un altro dice il contrario, tanto che si può ormai pensare, come dici tu, che nel mondo vi siano solo ‘opinioni’. Non è così. Alcune affermazioni sono totali falsitĂ , altre sono falsitĂ  parziali, altre corrispondono alla realtĂ . E ognuno deve sforzarsi di capire la differenza, non semplicemente credere a quello che legge o che sente.

  • Volevo solo dire che se leggo quelle righe che ho estrapolato non mi verrebbe mai in mente di dire che quella è scienza. Per confutare la scienza ci vuole altra scienza, o quella che per noi è tale. Cioè quella che secondo noi si avvicina di piĂą alla veritĂ . Se mi dicono che se non mangio e non bevo muoio non ci vuole la scienza per capirlo, ma vedo che alcuni non mangiano carne rossa solo perchè certa scienza dice che fa male, e magari sono addirittura vegani, e non credo che sia solo esperienza. Anche quella è scienza, ma di quelle che io mi metto sul c***. Stabilire che sia la veritĂ , o vicina alla veritĂ  è, appunto, solo questione di opinioni. Ma credo che esistano casi in cui la scienza si mostra con un fondamento di veritĂ . Non generalizziamo come al solito.

  • Ho scattato tempo fa una fotografia per me profetica. L”ho pensato immediatamente, ed ora ne ho una certa prova. Ma cosa faccio? Qualcuno mi direbbe che quello scatto era di tale veritĂ  e che la situazione si sarebbe concretizzata. Naturalmente in quella foto non c’era niente di preveggente, cioè capace di cambiare l’ordine delle cose, ma qualcuno ci crederebbe e cercherebbe di imbastirci su un discorso scientifico. Ma se usassi quella scienza per interpretare tutti gli avvenimenti del reale non vivrei piĂą nella realtĂ , ma in un’altra dimensione. E qualcuno è così. Io mi accontento di dire: però, che combinazione. Girava tempo fa in rete un estratto di previsione astrologica di quel pirla che fa gli oroscopi su Rai Due, quello con gli occhi da rana. Questo prevedeva per i primi mesi di quest’anno un periodo radiosissimo per tutti, fatto di salute, soldi e amore. Ricordate invece quel parapsicologo che indovinava tutte le risposte in un gioco a quiz di Mike Buongiorno?
    Ebbene, lì si parlava di parapsicologia. Per molti una scienza. Perchè tutto questo? Impariamo bene a distinguere scienze e pseudoscienze. Avremmo una visione del mondo più lucida e le scelte degli uomini sarebbero più avventate.

  • Scusate, volevo dire non avventate o piĂą avvedute.

  • Mi dispiace per il post di Rita.

    • Il mio discorso, in effetti, era di tutt’altro genere.
      Ma non mi ero fatta illusioni. Pazienza.

  • Bello, ampio, in convergenza di tuoi spunti, e anche con le mie visioni.
    “l’uomo di oggi non sarebbe sopravvissuto un giorno nelle condizioni in cui vennero a trovarsi gli antenati post-diluviani”
    Già, la beffa dell’amputazione della sacrosanta sfida di cui necessita l’uomo, la delocalizzazione della paura. Per fortuna che con l’attuale maturità mi risulta che i maturandi abbiano ancora più paura, almeno quello! Ma non è certo dell’esame che hanno paura, lo sentono che lasciano un mondo. Le cose fondamentali le sentono ancora. Ma l’uomo rischia la sanità mentale per confusione, perché parole come nemico, dio… si confondono nel marasma.
    “L’indeterminazione della massa è infinita” e idem per i paradossi di Schröedinger , e se ti è mai capitato di leggere la mia narrativa lì l’individualità non trova posto, ma quella è fiction, e non conta che narrando io dica anche la verità!
    Abbiamo bisogno di semplicità, perché se faccio l’incidente non posso dimostrare che le nostre due distinte autovetture in collisione fanno parte di un tutto.
    Viviamo l’indeterminazione, ma visto che nel rimescolare le carte di casino ne abbiamo giĂ  fatto abbastanza necessitiamo di semplicitĂ , di cose poche e condivisibili, e questo è il metodo occidentale, quello della comunicabilitĂ . Così è da Aristotele in poi, e Chiesa cristiana sua annessa. Lasciamo stare poi che la scienza porti all’affermazione del suo opposto, che Gòdel ci privi addirittura della certezza della rappresentazione matematica del mondo: per contar le pecore, per salvare un singolo bambino, che non è interconnesso proprio per niente, che se muore sarĂ  fonte di un dolore che non si mescola con nulla di cosmico, ci serve una scienza semplice, che è una grande e continua conquista, e si consiglia di utilizzare le proprie migliori energie per capire dipiĂą di cose concrete. Con un occhio all’interpretazione del grande mistero, certo, e delle sue manifestazioni terrene che con il nostro meccanicismo abbiamo epurato, certo. Ma quelli sono fatti privati, in quanto non condivisibili, salvo sdcadere nel gatto nero.
    E allora, pur essendo vissuto a stretto contatto con cose e conoscenze varie e diverse, anche personalmente in contatto con realtĂ  strane, che si potrebbero dire paranormali, io ho affidato la mia vita alla scala a pioli, con la fiducia che questa porta, i piĂą o meno muscolosi, prima o poi, a un cammino che riassorbirĂ  tutte le contraddizioni. E non ho fretta.
    “Cosa ti ha detto Gesù?”. E Tommaso disse loro: “Se vi dicessi una sola delle cose che mi ha detto voi prendereste delle pietre e me le scagliereste, ma del fuoco verrebbe fuori da esse, e vi brucereste”
    Cito a braccio, e credo in quest’apocrifo, ma io preferisco far bene la mia parte e sapere che da un’altra parte si può anche attendere, e che “scientificamente insensato” non ha senso. Ma io avvito i bulloni. E soprattutto cerco di non far del male alla gente mischiando le due cose.
    Tanto che le cose non stanno così come sembra lo so, ma sono fatti miei, non si può comunicare, quindi non v’è spazio di discussione su questo tema.
    Oh, ma voi parlatene!

    • Direi che il periodo pandemico di spunti di riflessione ne ha offerti parecchi. Secondo me è da ri-pensare lo gnostico che in questi mesi ha indossato i panni dello specialista della scienza (virologo, “esperto” a vario titolo, eccetera) per autorizzare o proibire lo svolgimento di conferenze, lezioni, riunioni, presentazioni, contatti di lavoro ed eventi pubblici in generale. Nulla secondo costoro avrebbe dovuto uscire dagli spazi tridimensionali consentiti dalla cosiddetta «realtĂ  aumentata», perchĂ© tutto ad un tratto quella tradizionale (in cui gli uomini sono vissuti per millenni) era diventata obsoleta. Ma l’uomo costretto al distanziamento sociale a tempo illimitato (la cosa durerĂ  molto a lungo, fa parte del gioco), è ancora un uomo? Non vi siete accorti che le persone non si comportano piĂą come prima?

  • Non faccia come Marino, spieghi perchĂ©.

    • Chi?

    • Caro Ivano, non so cosa devo spiegare. Forse posso spiegare che è la terza estate che non ricevo la liquidazione aziendale: questo, che non credo interessi a chi riceve oltre duemila euro di pensione fissa tutti i mesi, piĂą la liquidazione giĂ  bonificata, piĂą la moglie o il marito che incassano altrettanto, è una cosa che ho spiegato male? Devo rispiegarla? Forse grazie a questo ben di Dio, che non tutti ricevono (c’è chi il lavoro non ce l’ha, o lo ha perso, o ce l’ha precario, e non tiene nonni con le palanche), ci si può sbizzarrire con un sacco di pensieri belli pesanti. E fare utili considerazioni per l’umanitĂ .

  • Il signor Cade’ naturalmente.

  • Rispetto al post di Rita, forse letto distrattamente, troppo lungo, io non direi che l’uomo moderno sarebbe incapace di affrontare i problemi o dolori o guai del passato. Sarebbe banale dire che ogni epoca ha i suoi drammi? Io direi che alla luce di questo che se l’umanitĂ  non si Ă© estinta Ă© perchĂ© ha saputo adeguarsi a ciò che nel bene e nel male ha creato. Certo che se venissimo catapultati nel passato non sopravviveremmo, ma spravviviamo nel nostro presente ed Ă© giĂ  grande fatica.

    • Se non hai voglia di leggere, liberissimo, commenta qualcos’altro.
      Elementare, Watson!

  • ….go mia temp da pert!!!!

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