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MARINO PASINI

NEL PAESE DEGLI UOMINI

Nel paese degli uomini esser donna è uno sfinimento, una minaccia se ci tieni alla libertà, all’indipendenza, a girar sola per strade buie, senza veli, scoperta e bella come l’estate, stretta nei calzoncini corti, le spalle e la schiena nuda, quel rosso fragola acceso sulle labbra, a far di testa tua in un mondo pieno

Nel paese degli uomini esser donna è uno sfinimento, una minaccia se ci tieni alla libertà, all’indipendenza, a girar sola per strade buie, senza veli, scoperta e bella come l’estate, stretta nei calzoncini corti, le spalle e la schiena nuda, quel rosso fragola acceso sulle labbra, a far di testa tua in un mondo pieno di uomini, con la bramosia degli uomini. Gli uomini che comandano, che decidono, assolvono o puniscono. Uomini pigri che fumano troppo, che quando non lavorano passano ore nei bar seduti a tirar sera, mentre le donne fanno la spesa, puliscono i pavimenti, rammendano, rincorrono i figli che fanno guai per i vicoli, preparano il tè forte di menta e salvia per gli uomini raccolti a cerchio e a gambe incrociate sul tappeto del salotto di casa. Donne supine, la faccia affondata nel cuscino, o a gambe spalancate, a osservar le ombre del soffitto, ancora mezze vestite, che attengono ai doveri coniugali quando l’uomo di casa, non da loro scelto vuol togliersi le voglie.

Nel paese degli uomini, i mariti sono più vecchi delle mogli, come nel romanzo di Hisham Matar “Nessuno al mondo”, Einaudi, 2006); il padre del narratore, che è un ragazzino (Sulemain Faraj al-Dewani), aveva 23anni quando convolò a nozze con la madre di Sulemain che aveva 14anni, costretta a questo matrimonio per riparare a un bacio dato a un giovane della sua età, un gesto puro, innocente, ma fu notato e spifferato allo zio della ragazza. E dopo una riunione di famiglia fu subito trovato lo sposo per lei, prima che certe “malate passioni” potessero portarla sulla cattiva strada. Lei è una femmina, deve ubbidire, nel paese deglio uomini, che lo accetti o no. L’amore? Una debolezza infetta, come certi venti di passione che soffiando s’infiltrano, come se si fosse lanciata una bomba dentro un corridoio; un rischio che si paga, la passione: donne picchiate, rinchiuse in stanze per mesi, stuprate per spegnere il loro malsano desiderio di libertà. Ma nel bel romanzo di Matar, scritto con il talento del vero narratore, non c’è soltanto questa vergogna, i soprusi subiti dalle donne nel mondo degli uomini. C’è l’educazione di un figlio che cresce e guarda il mondo, la passione del ragazzino per la propria madre che nonostante viva in una società dominata dagli uomini, non si può schiacciare del tutto la femminilità, la personalità, la voglia di vivere, il piacere. La madre di Sulemain fuma, beve, è bella, anche malata, tormentata, inquieta, appassionata lettrice de “Le Mille e una notte”, pure affezionata al marito che non è un ignorante, un rozzo arabo, ma un giornalista liberale. Il marito è un intellettuale che si batte contro il regime di Gheddafi. Siamo in Libia, Tripoli, nell’estate del 1979. E’ l’epoca delle rivolte studentesche e il colonnello Muammar al-Gheddafi, con le sue spie, gli agenti sguinzagliati per la capitale libica è alla caccia degli ispiratori delle rivolte che si propagano ad altre città libiche.

Stai attento, le ripete come un mantra, la madre di Sulemain al marito. Là fuori c’è un mondo ostile. Non siamo in Occidente, in America, in Europa. In Libia bisogna abbassare la testa, se vuoi sopravvivere. Lei è abituata all’obbedienza, è una donna in un mondo di uomini. Ma le imposizioni la fanno soffrire, le disturbano il sonno, è una vita sacrificata, dolorosa, anche se la voglia di vivere è tanta e non si può schiacciare del tutto.

La forza del romanzo è questa mescolanza di passioni, repressioni, incontri, amicizie strappate e vicini ostili, contraddizioni di una società malata che prova a cambiare, ma che è radicata in fanatismi e tradizioni che le impediscono di aprirsi alla modernità, a una vita degna. La parola libertà fa paura; è un’esagerazione come il sole che nelle terre arabe spacca, fa sgomento – come nella poesia di Salah Abd al-Sabur -, e mostra più di quanto si vorrebbe vedere. E l’ombra, l’ombra che arriva è solo un profilarsi, un’allungarsi di silenziose delusioni.

“Nessuno al mondo” è un romanzo intenso, carico di odori, sapori, passaggi di poesia. E’ una delle tante storie, che spesso sono le migliori, di questi anni, nella letteratura, al cinema, dove giovani nati da genitori arabi fuoriusciti o fuggiti, vivono ora a New York, Londra, Parigi, Roma, e raccontano il loro doppio mondo, la doppia cultura che li ha arricchiti, ma che strappa nel dolore del ricordo, le persecuzioni subite dai genitori, gli amici in galera, torturati o uccisi. Le donne costrette a una vita misera nel paese degli uomini.

In Italia, l’autore ha preferito il titolo un pò astratto “Nessuno al mondo”, piuttosto che il titolo originiale inglese “In the Country of Men” (Nel paese degli uomini), e spiega il motivo. Indeciso tra i due titoli, Matar ha pensato che mentre la lingua italiana accetta l’astrazione, la lingua inglese, pur così ricca, è più concreta, pratica, mal sopporta le astrazioni.

 

Note:

Segnalo un film intenso, molto bello, da poco uscito in Italia che racconta una storia tutta al femminile di una ragazza che sogna di diventare stilista nell’Algeria degli anni ’90, e delle sue amiche, studentesse, in una società di uomini al comando, che si sta radicalizzando nel fanatismo islamico. E’ un film carico di passione, di dolore, una storia che racconta fatti avvenuti in Algeria in quegli anni.

ll film è “Non conosci Papicha” (Papicha, il titolo originale). E’ stato un successo all’ultimo festival di Cannes, e in Francia, nonostante la pandemia ha avuto un buon risultato di pubblico. Si può vedere al cinema Anteo di Milano, e alla multisala Cremona Po, sempre di proprietà dell’Anteo.

Devo a Pierre Lemaitre, un grande scrittore, molto apprezzato in Francia, ma che in Italia non attacca, la frase “certi venti di passione s’infiltrano, s’impregnano, come se si fosse lanciata una bomba dentro a un corridoio”. “Il soufflait un vent de passion feutrée, comme si on avait laché une bombe dans un couloir”. La frase è a pag. 250 di un  romanzo che regala letteratura e narrazione senza intellettualismi, “Miroir de nos peines”, già tradotto per Mondadori, e disponibile in libreria, con il titolo “Lo specchio delle nostre miserie”.

MARINO PASINI

04 Set 2020 in Recensioni

16 commenti

Commenti

  • Perbacco, Marino, sembra incredibile che nel mondo esistano ancora modelli comportamentali maschili del genere, così utilitaristici a breve termine e così controproducenti a lungo (ma anche solo a medio) termine. Eppure, pare proprio di sì, pare proprio che nell’orbe terracqueo girino ancora figure del genere.
    Grazie, Marino, per questa interessante recensione. Che gente. Mi hai fatto proprio riflettere sugli errori maschili che, presto o tardi, portano a squalificare le figure dei padri e dei mariti, spianando la strada al matriarcato prossimo venturo. Ben gli sta.
    Per fortuna che in Italia, pur essendoci ancora molto da fare per l’effettiva parità di genere, noi uomini non siamo così. Un motivo di più per essere contenti di essere da queste parti e non da quelle. Per le donne, ovviamente, prima di tutto. Ma indirettamente, alla luce della rilevanza della componente femminile di specie per l’intera società, da almeno sei milioni di anni, non solo per loro davvero per tutti quanti.
    Mi permetto infine di aggiungere che, in questo positivo panorama maschile italiano, guardando più in particolare, gli uomini cremaschi sembrerebbero particolarmente positivi. Naturalmente, riporto solo le opinioni sentite in giro, non sarei mai così imprudente da affermarlo personalmente.
    Sarebbe interessante un sondaggio. O un dibattito.

    • “…matriarcato prossimo venturo” dici Pietro, ma questo presuppone un’organizzazione, nel senso che matriarcato si intende in ambito familiare, ma di pari passo con l’affermazione femminile la struttura stessa si disgrega. Non intendo pensare e dire che ci sia conseguenzialità, che questa sia un’equazione, ma un ruolo del maschile (sempre più ispirato al femminile) e femminile (che resta tale dopo un periodo di imitazione modale del maschile), andranno sempre più ridefiniti. E sì, pare proprio comunque che si possa procedere socialmente senza il ruolo maschile.

  • Io non ho che da inchinarmi all’amico che nella sua giornata di sessanta ore riesce a seguire di tutto e di più dandomi spunti su nuove direzioni da esplorare nelle mie normali di ventiquattro ore!

  • Certo che sarebbe interessante un sondaggio e auspico che si apra un dibattito come si deve perché non sono così convinto che qui “da noi” la situazione sia così ottimistica come ci dice Pietro. I casi di stalking non sono così rari, Presidi che corrono dietro alle inseganti femmine, capi e capetti che condizionano il proseguimento della carriera a ….prestazioni, nn proprio connesse con le mansioni di lavoro …… certo non si tratta di delitti veri e propri, ma cmq di patenti , arroganti prevaricazioni! Nel lavoro pubblicato dal Centro Galmozzi l’anno scorso se ne parla diffusamente.

    • E come al solito non posso non partire dall’etologia. Il “maschile” comporta un certo spirito predatortio rispetto al “femminile”, ma poi si frappone il sociale, con un suo disciplinare, galateo, codice, quel che vogliamo. Non è questione di maggiore o minore raffinatezza sociale, ma di consolidato uso: ad esempio un grosso interrogativo era “ma come fanno i lupi maschi del branco a restare insensibili al richiamo della lupa della coppia dominante quando è in calore? Saranno mica impotenti? Il dilemma si è risolto col semplice esperimento della cagna in calore: altro che impoternza, semplice inibizione sociale. Una specie così sociale che anche le lupe vergini hanno la montata lattea con la dominante!
      Qual’è la differenza con la nostra specie? L’uomo compie continue sperimentazioni di nuove formule e il codice comportamentale non si consolida mai. E allora non mi chiederei tanto cosa sia giusto, quanto come dettare regole di comportamento adatte al luogo e tempo. Come si conduce ad esempio un corretto corteggiamento? Corretto dove e quando?
      D’altra parte so cosa “sarebbe giusto”, ma gettare delle regole utopiche non serve tanto quanto insegnare ad adeguarsi al pensiero dominante, e se non ci piace lavorare per eroderlo.
      In effetti non faccio che ribadire che l’etica è il sistema-valore più relativistico esistente, ma la cultura di pensiero riesce a lanciare il sasso un po’ oltre l’uso corrente, e può influire con dei correttivi. Poi, mi posso anche indignare, ma se la mia funzione evolutiva sociale deve essere utile occorre che io tenga conto anche di tutte le premesse fatte. E Ivano starà pensando: “Come al solito non si capisce un accidente, si capisce lui solo!”

    • Certamente, Francesco, i piccoli uomini che usano il loro piccolo potere per soddisfare i loro piccoli appetiti ce li abbiamo ancora anche dalle nostre parti. E qui il discorso molto importante e scientifico di Adriano sulle componenti biologiche maschile e femminile, con le loro implicazioni etologiche, cede alla commedia dell’arte, anzi nemmeno, offenderemmo la commedia dell’arte, diciamo che siamo tra la pochade e i cinepanettoni.
      In Nuova Zelanda e in Finlandia, così come in innumerevoli realtà del mondo civile, il matriarcato è uscito da tempo dal’ambito familistico e sta diventando sociale, posto che adesso è politico. Eccome se è politico. Mi sono visto i ministeri finlandesi. E l’età media. Ma in tutta Europa e in tutti i paesi civilizzati il processo in atto è evidente.
      Comunque, senza scomodare Bachofen, di matriarcati siamo sempre stati pieni da sempre e in ogni angolo del pianeta, basterebbe studiarci un po’ sopra e non limitarsi a tre religioni monoteiste tra le tantissime politeiste (e con un sacco di divinità femminili), fermandosi a duemila anni fa, un niente nella nostra vicenda evolutiva.
      Sono ben diverse le attuali realtà sottosviluppate, arretrate e caratterizzate da ignoranza e pregiudizi. Gli esempi fatti da Marino non riguardano i paesi scandinavi, le fedi protestanti e calviniste, i sistemi politici occidentali. E ammirare la letteratura va bene. Però chiediamoci ogni tanto “perché sempre (o così spesso) proprio da quelle parti”.
      Nel mondo le donne sono assassinate, torturate, lapidate, infibulate, violentate, sposate bambine, schiavizzate e oppresse dove sappiamo, da chi sappiamo e perché sappiamo.
      Certi intellettuali filoterzomondisti e filoislamici, prima di scandalizzarsi perché il signor Pinetto ha accoltellato la signora Pinetta a Castelciaparatti (il che non va comunque bene, ci mancherebbe, mica difendo il Pinetto, anzi), farebbero bene a informarsi sulle stragi di donne e ragazze perpetrate impunemente in certi paesi. Perché “sta scritto” o perché sta comodo a qualche sottana teocratica.
      Altro che fare la ola a certa gente perché, adesso, dico adesso, ha dato alle donne il permesso di guidare l’auto.

  • Ma no Adriano, sei stato più chiaro del solito. Si potrebbe innescare però il solito dibattito tra naturale e culturale, ma sarebbe ormai minestra riscaldata. Da spazio e tempo non se ne esce. Io inviterei comunque, tanto per rabbrividire un po’ Yol (turco per La strada), un film del 1982 diretto da Şerif Gören e Yilmaz Güney, vincitore della Palma d’oro come miglior film al 35º Festival di Cannes. In modo particolare consiglio perchè in tema la vicenda, tra le più d’una raccontate, di Seyit, che “nella storia più straziante del film, ritrova la moglie che l’ha tradito mentre era in prigione e ora dovrebbe, secondo la legge della famiglia, ucciderla per riparare l’onore perduto”. Il film completo si può vedere in rete.

    • Corna turche a parte, Ivano penso che tu mi spii anche qui al mare, perchè sttavo propèrio scrivendo di cultura nel regno animale, che poi sarebbe quello degli animali di noi meno evoluti, a propsito di tendenze e stili canori e musica degli uomini. Materia vivente è pensante è tutt’uno con cultura. Ma sto uscendo fuori tema.

  • In Europa, o gran parte dell’Europa le donne hanno una vita decente, anche ruoli importanti, parlo di ruoli di comando di varie faccende non solo domestiche. Questo lo sanno hanno i sassi che stanno da quelle parti. Qualche problema, anche grosso c’è nei paesi dell’Europa ex-comunista, dove ci sono varie proposte di legge per limitare la libertà di tutti, anche delle donne, c’è una finta democrazia e sono al potere partiti che fanno scorrere brividi lungo la schiena, come il Partito di Russia Unita di Putin, il Partito Diritto e Giustizia di Jaroslaw Kaczynski in Polonia, e Fidesz, il partito di Viktor Orban; poi la Bielorussia e altri stati e statarelli che non sto a citare. Sulla loro stampa, tutta o quasi sdraiata sulla linea governativa ci sono temi e rimandi alla necessità di un ritorno alle origini, alle tradizioni, al ruolo di madre, di donne domestiche. La modernità fa ancora paura è mal digerita è causa dei guai contemporanei. Fuori dall’Europa, dai paesi occidentali, la vita delle donne è un incubo, se desiderano un pò di libertà, indipendenza, autonomia. Lo sappiamo, ma ricordarlo serve sempre. In Nigeria, niente succede quando le donne vengono stuprate, scrive oggi il “New York Times”, e lo dice Ibijoke Sanwo-Olu, moglie del governatore di Lagos, in Nigeria. Nel paese degli uomini, le donne non hanno diritti, nessuna libertà, e sono destinate a una brutta vita. Ma senza andare lontano, ho passato anni della mia prima giovane età nei bar di Crema, frequentati soprattutto da uomini, e ricordo i loro commenti sulle donne, le sciocchezze, le stupidate, le cattiverie; e c’erano quelli che tornati da San Siro, dopo il Milano o l’Inter si fermavano per una sveltina a pagamento sulla stradale. E’ capitato pure, che nelle bische a tarda serata, la faccenda saltava fuori, tra una “concia”, una partita a soldi a boccette, o a biliardo e i troppi bitter Campari e altro alcool in corpo. Tiravo tardi anch’io, e mi piaceva guardarli, i populisti di ieri, mai immaginando che sarebbero diventati così’ minacciosi oggi, ovunque, per le donne, e anche per gli uomini che hanno un pò di rispetto per la libertà, la democrazia, la responsabilità.
    Nel Regno Unito, i populisti inglesi hanno scritto’Inghilterra è un paese speciale, “superiore”, che se anche l’uscita dall’Europa comporterà danni agli inglesi sarà un bene, scrive “The Spectator” (uno dei tanti giornali che hanno cambiato pelle, conservatori diventati populisti); se ci saranno guai economici per gli inglesi, meglio così perchè sarà una scossa, la fine dei lazzaroni, e il paese ritroverà l’orgoglio che avevano contro i nazisti, e saprà ripartire. Le difficoltà, il peggio riporterà in salute, e l’Inghilterra a un ruolo fiero di grande nazione. Quindi, le donne non rompano troppo le scatole. Vanno bene solo le “principesse nere” o alcune donne orgogliosamente patriottiche, a rappresentare la politica.

    • Mi scuso perchè è saltato un pezzo di frase. Lo ricompongo: i populisti inglesi hanno scritto che l’Inghilterra è un paese speciale.

    • La BBC, la tv britannica è attaccata dall’attuale governo di Boris Johnson. Vogliono tagliare i fondi e già in alcune occasioni la BBC ha ceduto la sua antica e fiera indipendenza come durante i “Proms” musicali che hanno un forte pubblico di ascoltatori. Johnson ha imposto alcuni cori nazionalisti che ricordano la vecchia Britannia, come “Rule Britannia” o “Land of Hope and Glory”, con tanto di sventolio di bandiere che la direzione del “The Royal Albert Hall”, il grande teatro londinese mai aveva proposto da molti anni a questa parte, e mandato in diretta alla BBC. L’intenzione dei populisti britannici è quella di creare alcuni canali tv concorrenziali, privati, simili a Fox News negli Stati Uniti che prendano per mano i britannici e li rimbecilliscano, come avviene nella comunicazione televisiva guidata da partiti governativi che detestano la democrazia.
      Negli Stati Uniti, durante l’ultima convention del Partito Repubblicano, tutta sdraiata sulla linea di Trump, perchè la dissidenza è stata cacciata, un delegato ha detto che “il sistema di vita americano di cui andiamo orgogliosi da sempre, sta scomparendo, e dovremo tornare alle origini per ripristinarlo”; un’altro, molto applaudito ha detto
      che verrà il tempo quando i patrioti dell’America prenderanno la legge nelle loro mani”. Ne faranno quello che è giusto fare, per i veri patrioti, i veri americani. “A time will come when patriotic Americans have to take the law into their own hands”. E questo cosa c’entra con le donne? C’entra. Perchè dove è a rischio la libertà, la democrazia, le donne sono le prime a pagare.

  • Giusto, Marino, l’Europa è ancora abbastanza eterogenea, visto che i ritardi economici e sociali del mondo slavo non sono ancora stati risolti. Ma vedrai che anche loro recupereranno. Sono riusciti a far fallire il marxismo innestandolo sull’impalcatura feudale zarista, poi hanno preso il peggio dell’iper-capitalismo rampante e adesso faticano a tenere il passo col mondo civile. Ma ce la faranno. Sono popoli storicamente importanti, di grande forza e cultura, devono solo liberarsi dei figuri inquietanti che hanno oggi al potere.
    Penso che nell’Europa già civile da tempo, quella scampata al comunismo intendo, siano molte le nazioni in cui le donne possano dirsi sulla strada giusta verso la parità di genere. Oltre ai paesi scandinavi e a diverse aree mitteleuropee, basta aver viaggiato a sufficienza, anche e soprattutto di recente e per lavoro, per vedere come le ragazze di oggi vivano, riescano e si posizionino professionalmente persino in realtà più mediterranee. Certo, molto resta da fare, soprattutto nelle solite direzioni problematiche, l’est e il sud.
    In Italia l’istituzione del maschio finto-capo è ormai un’icona pubblica. A partire dalle famiglie in cui mogli e figlie gli lasciano il ruolo onorifico, per arrivare alla società civile in cui le “ridotte” maschili sono sempre più solo di facciata. Ovviamente, è il mondo del lavoro quello in cui, ai livelli alti, noi uomini teniamo duro. Ma è solo questione di tempo. La scuola è ormai in mano alle donne, a parte gli ultimi presidi comunisti in via di pensionamento (il PCI-DS-PD aveva fatto della scuola un suo feudo). Le donne medico, magistrato, avvocato, manager e via dicendo sono in Italia una realtà evidente e sempre più preponderante.
    Insisto sul buon rapporto dei cremaschi col mondo femminile e viceversa, nel senso che moltissime cremasche (effettive, cioè con genitori e almeno un paio di nonni cremaschi, oppure “importate” dai paesi vicini o da altre parti d’Italia, cioè locali da una o due generazioni) occupano posizioni di primo piano in molti ambiti rilevanti. Abbiamo un sindaco donna e abbiamo avuto assessori donna. Molte imprenditrici di successo hanno avuto, anche di recente, importanti riconoscimenti. Il mondo aziendale e delle professioni è pieno di donne che spiccano per bravura. Molte importanti associazioni culturali cremasche sono guidate da ottime presidenti donne (poi ci sono sempre i tre o quattro catafalchi maschili inamovibili ma quelli ci sono in ogni città, grande o piccola). L’anno scorso i due Rotary cittadini avevano entrambi presidenti donne. I vari Lions cittadini da tempo hanno donne al vertice e nei direttivi. Magari tra non molto qualche maschietto chiederà di entrare al Soroptimist, invocando la parità di genere. Ci fosse ancora il Ridotto, forse persino lì ci sarebbe una presidente donna. Donne brave, donne toste, donne dappertutto, qui a Crema. Impegnate sempre, non di rado di successo. E penso che sia proprio vero che noi uomini cremaschi abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto con le donne, soprattutto con quelle in gamba.
    Certo, ogni tanto qualcuna la ammazziamo.
    Ma non si può avere tutto.

  • Aggiungo, a riprova dell’attenzione dei cremaschi verso la componente femminile della nostra società civile, l’inaugurazione della mostra, sabato prossimo, “Linguaggi di donne”. L’evento è collegato ad altre iniziative, intorno a quella data, come ad esempio gli incontri sull’integrazione della donna nel mondo del lavoro o su chi ha riscoperto vecchie professioni oppure ne ha ideate di nuove. E mi pare, dai nomi che girano, che qualche buona conoscenza di CremAscolta sia coinvolta.
    Ma è solo un esempio.
    A Crema, sia pure con qualche omicidio ogni tanto, le donne sono ormai avviate a una effettiva parità di genere.
    Un merito in più, tra i tanti della nostra città.
    Con l’ovvio dispiacere per le donne dei paesi più arretrati, disgraziati e malfamati.

  • Adriano, “mi spii anche qui al mare” suona male. 😜

  • A chi interessa c’è un film da poco uscito in Italia “La candidata ideale” della regista saudita Haifa Al Mansour, che oggi vive in California, un film intenso e di grande qualità che parla di una donna medico in Arabia Saudita e della complicatissima vita delle donne, anche di donne medico, oppure di donne che decidono di candidarsi come consigliere comunali in un paese di uomini.
    In tema di conflitti tra culture, tra israeliani e palestinesi, tutti musicisti, con donne impedite od ostacolate nelle loro scelte, più degli uomini, c’è il film uscito da poche settimane nelle sale, dal titolo “Crescendo” del regista israeliano Dror Zahavi, di produzione tedesca, che ha ricevuto un’acclamazione, per me meritata, al festival del cinema di Monaco dello scorso anno. Il film è ambientato a Francoforte sul Meno, in Medio Oriente e in Alto Adige, con paesaggi stupendi sull’Alpe di Siusi.
    Entrambi i film sono importanti e per chi ama il cinema, imperdibili. Il film “La candidata ideale” per il rigore e la bellezza filmica, e il racconto di un mondo da noi così di rado conosciuto sullo schermo; “Crescendo” per essere un film che sa farsi piacere, indirizzato, si diceva una volta, al grande pubblico, quando non c’erano i distributori a comandare il mercato delle multisale, e a decidere che i piccoli centri, come Crema, muniti di multisala debbano avere una programmazione da idioti, da bambini che mai diverranno adulti.

  • Grazie Marino per le ….recensioni. Farò tesoro e magari poi se ne parla!

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