menu

ADRIANO TANGO

La Città in pieno risveglio culturale

La sala Pietro da Cemmo riapre gli appuntamenti al chiuso al Museo dopo un’intensa stagione di avvenimenti “istituzionali” in Cremarena. Il 21.9 l’evento inaugurale della mostra “Retiro”, un’incontro internazionale di artisti chiamati alla “resistenza culturale” anticovid da Marialisa Leone, mentre il 25.9 per la serata dell’Associazione “Argo – per te” abbiamo assistito al mix artistico,

La sala Pietro da Cemmo riapre gli appuntamenti al chiuso al Museo dopo un’intensa stagione di avvenimenti “istituzionali” in Cremarena. Il 21.9 l’evento inaugurale della mostra “Retiro”, un’incontro internazionale di artisti chiamati alla “resistenza culturale” anticovid da Marialisa Leone, mentre il 25.9 per la serata dell’Associazione “Argo – per te” abbiamo assistito al mix artistico, nuovamente comprendente la stimata pittrice, di cui già il CR Torrisi ci ha parlato.
E subito è tutto un rifiorire di iniziative in presenza fisica:
Il 28.9 ha ripreso il Letterario in sala Bottesini con Massimo Bacchio e la sua opera L’angelo di Monaco, edito Longanesi. Nella serata condotta dal Presidente Gualandris in persona, abbiamo apprezzato quest’opera corposa di un autore relativamente giovane ma subito compreso dal pubblico: narrativa ufficialmente, ma sul sottofondo una serissima ricerca sull’epoca nazista, con tanto di fuhrer nella sua veste più inedita in primo piano.
2.10, oggi, Collettiva d’arte ex allievi UNI-Crema presso l’ex Banca S. Paolo Ripalta nuova. L’Associazione riprende comunque da metà mese le attività didattiche presso la storica sede universitaria ex Olivetti, che è già peraltro aperta, sia pur con meno studenti (quelli del solo corso di Scienze della cosmetica), ma il brusio nei corridoi comunque riprende, sia pur da dietro le mascherine. E noi più attempati, fra docenti e studenti, ci prepariamo a seguirli a ruota.
E poi il 12.10 in sala Bottesini il è già in tabellone il Filosofico, le nostre “ragazze” di Ipazia mandano messaggi rassicuranti…
E gli annunci insomma si moltiplicano, perché la voglia di incontro ravvicinato di questo tipo è rimasta inevasa tropo a lungo, e, ben lungi dall’aver perso l’abitudine, ci si torna a stringere rivolti al relatore.
Domanda: ma il corona che ne pensa? Certo, è cultura, come la scuola, non dell’obbligo, forse del diletto, ma la distinzione resta opinabile, quindi, anche se rischio ci fosse, sarebbe giustificato.
Oppure affrontiamo il tema da un’altra angolatura: se si può entrare in mille allo stadio si potrà pur accedere distanziati in una sala!
E poi, la Conferenza Episcopale Italiana ha affermato che andare in Chiesa non è pericoloso, perché la fede attiva le difese immunitarie (non sono ironico). Non varrà forse lo stesso per la cultura?
Sarebbe un bel colpo per la scienza! Basta pillole e flebo negli ospedali, ma letture colte, conferenze, lezioni…
Ci credo poco, tuttavia a ognuno il suo giusto ascendente e, qualsiasi cosa vogliamo ancora pensare circa la pericolosità dell’animaletto con la corona, fra negazionisti, allarmisti e uomini di scienza, per quanto mi riguarda preferisco incontrarlo applicandomi in cose che mi lasciano, poco o molto, ma comunque cambiato! E visto che il motto attuale è “bisogna pur vivere”, che è sempre meglio di “bisogna pur far girare l’economia”, questo mi sembra un ottimo banco di prova per una riapertura alla normalità.
Certo, sarà difficile tracciare il virus dei futuri contagiati fino a risalire a un eventuale “effetto sala conferenze”, ma se l’ottima performance data dalla popolazione del nostro bacino continuerà a dare buoni risultati direi che staremo certi di poter fare una vita del tutto normale anche in piena epidemia, almeno noi non più da movida.
E allora a rivederci in presenza nella prossima sala conferenze, e per me che soffro di prosopagnosia (non riconosco le persone), ci sarà un vantaggio in più: potrò dar la colpa alla mascherina!

ADRIANO TANGO

02 Ott 2020 in Cultura

41 commenti

Commenti

  • Vabbè, confesso Adriano, che mi era venuto il dubbio di una tua ….”polpastrellata” con sta “prosopagnosia”, ma zio internet ha prontamente confermato la mia ignoranza, da unlato e l’attendibilità (in questo caso, mentre per il “tropo”, utilizzo retorico di una “deviazione e trasposizione di significato” (?!?), un pochetto meno! ) , dall’altro, dei tuoi polpastrelli!
    Cmq il piacere di vedere uno “spaccaossa” di granqualità come te,. così attento ai fatti d’arte che accadono “in Crema” è davvero grande! Il mio spirito antico di Assessore alla Istruzione/Cultura/Sport/Tempo libero (pure!) ritorna a palpitare!
    Quanto alla mia di “fede” (che pure non passa attraverso il vaglio della Conferenza Episcopale) assicuro che c’è uguale e credo mi darà cmq una mano.

  • A completamento degli appuntamenti e quanto esposto in merito vi passo il tema del filosofico: Questioni geo-politiche dell’Artico: il riscaldamento globale e la nuova frontiera liquida relatore prof. Bruno Pierri intervine prof. Franco Gallo.
    Importante visto che posi alla vostra attenzione già molto tempo addietro questo tema di nuove frontiere e dispute, così come per il corso di educazione all’economia posi il quesito dell’Antartide, su cui si stanno orientato tanti appetiti per il dopo disgelo. In effetti mi sembrano più temi economci che filosofici.

    • “uno ‘spaccaossa’ di granqualità come te,. così attento ai fatti d’arte”? Contento io di vedere un ingegenere meccanico con una passione artistica e un curriculum di “Assessore alla Istruzione/Cultura/Sport/Tempo libero”!
      E poi dimentichi che sono figlio di un Ingegnere e di una Scultrice/Pittrice/Orafa professionista, e l’arte l’ho sniffata in casa da sempre! Ma la forma insieme alla tenica ingegneristica rimodellar la materia ossea che ti fa? L’Ortopedia.

  • Bravi anche “I mondi di carta” inaugurato/a ieri con la statua di Francesco Messina in piazza Duomo e un programma abbastanza ricco, pur con le limitazioni Covid. Intervengono Elisabetta Sgarbi, De Bortoli, e altri che non ricordo.

    • Ero stato invitato ma non avevo capito l’importanza, invece mia moglie che c’era ne è stata entusiasta. Tenerci informati su ciò che vale fra tante proposte, e non solo commentarle dopo, è un valore per tutti noi. Quella del filosofico che vi segnalo, ad esempio, è importante dal punto di vista storico, date le forti motivazioni di attrito fra paesi, specie Cina, Russia, e U.S. che si affacciano sullo stesso territorio marino. E potrebbero aver tutti ragione, perché il domino si calcola secondo una proiezione geometrica dello stato terrestre che vi si affaccia o secondo la piattaforma continentale sommersa? fin’ora non interessava a nessuno, valevano le acque terrritoriali per pesca etc, ma ora? Ripescherò quanto avevo già pubblicato sul tema,.

    • E’ si, Ivano, quelli dei “Mondi carta” fanno sempre “il botto”, con la loro brava “Banda”, i Piazza del Duomo, in pompa magna a scoprire il monumento del “big” di turno, magari, come stavolta, un nudo femminile, con la sua brava “farfallina” al vento a inquadrare il Municipio e il Duomo!
      E la gente si accalca a vedere cosa c’era , nascosto sotto il drappo.
      Che poi si chiami anche “lady Macbeth” da un “valore aggiunto” mica da poco (personalmente mi sono chiesto che ci azzecchi quella ben tornita fanciulla con la violenta drammaticità dell’interprete della tragedia shakespeariana, ma forse, nel contesto non importa proprio!).
      E’ “arte” certamente anche questa che testimonia la scelta dei “Mondi carta” (che si assesta peraltro a mio parere,più sul versante della “carta ….. moneta”!), che consente di esporre nella piazza principale della città in modo eclatante, l’opera di un Maestro Italiano della scultura, universalmente riconosciuto come Salvatore Messina.
      Certo il “passaggio di consegne” tra il “Retiro”, che appunto ha chiuso i suoi 15 giorni di Mostra in “Sala Agello” Domenica, e l’inaugurazione dei “Mondi di carta”, una di seguito all’altra sta li a dimostrare quanto l’Arte possa essere interpretata con modalità diverse, con obiettivi diversi, con coinvolgimento dei fruitori (la agente, le persone, i cittadini) diversissimi tra loro!
      “Retiro”, centrato sul tema della pandemia, del “retiro” forzato per lungo tempo nelle proprie case nei propri atelier, testimoniato dalle opere di un grande numero di Artisti cemaschi, lombardi, italiani, internazionali, raccolti in un allestimento che ha visto centinaia di cittadini (cremaschi e no)
      a permettere che le “opere” “operassero” dentro di loro, con una testimonianza dal “vivo”, portatrice di grande energia, mediata appunto dalle diverse “opere d’arte”.
      Esibizione di una sola opera d’arte, opera di un grande Maestro (purtroppo scomparso ormai) disponibile, fruibile, per il tempo dell’esposizione, da tutti quelli che passano, più o meno attenti, più o meno incuriositi, per la Piazza Duomo, a testimoniare la capacità, la continuità di chi gestisce i “Mondi di carta” di portare con cadenza annuale alla città, opere d’arte di grande valore artistico (ed economico!).
      Ognuno ovviamente libero di fare le sue considerazioni su questi differenti modi di proporre arte, opere d’arte al pubblico, alla gente, ai cittadini.

  • Caro Adriano, pare che certi fogli locali online piuttosto che dar spazio e spago al risveglio culturale di Crema, si interessano di più alla cronaca nera, tanto da pubblicare una lunga lettera di qualcuno che lancia l’idea dei volontari vigilantes di quartiere. Secondo chi ha scritto quella lettera (un nuovo residente che si è stabilito a Crema appunto perchè luogo tranquillo e sonnacchioso), Crema si fa conoscere sul notiziario nazionale solo per brutte faccende, investita da piccole e grandi delinquenze e schiamazzi e furti e bulli che sfrecciano. Insomma, una botta di vita “mala” che preoccupa, dice lui, a cui va posto rimedio. Non so com’è andato poi il dibattito, le opinioni, vigilantes sì, no, ci deve pensare il Comune, assumere più vigili urbani, oppure se c’è un’aria incattivita pure nella cittadina ex-sonnacchiosa. Se fosse così, se ci fosse davvero una “mala” aria a Crema sarebbe una novità.

    • Marino ho sempre sostenuto che siamo tutti vigliantes! Meno privacy e più sicurezza è sempre stato il mio motto, e devo dire che almeno nella mia vita è stato recepito: più volte il sonno o la comune routine serale delle famiglie sono stati nterrotti da sopralluoghi di polizia per segnalazioi di vicini di rumori insoliti (una volta era solo un papà un po’ bambinone che gicava con la macchinina radiocomandata del figlio, altro che trapani e scassinatori! Un’altra è stato intercettato uno zio che di nascosto portava in un sacco i regali di Natale per i nipotini, altro che ladro d’appartamento! E così via, anche per mia colpa, ma la polizia ci ha sempre incictato a continuare, perché prima o poi può capitare di evirtare una tragedia. Del resto in via Viviani è andata proprio così, e data l’identificazione dell’intruso, noto killer, quello slavo con il passamontagna che già aveva ucciso in Toscana, la vita di una signora è stata salvata da vicini impiccioni. Crema che cambia faccia?
      Ma no, la calma di superficie è quanto di peggio.
      Con buona pace poi dei leghisti i vigilantes organizzati sono stati inventati al sud, dove, collaborando coi carabinieri senza tanti proclami elettorali, svolgono un ottimo servizio non cruento. Di solito sono fenomeni di paese.
      In definitiva comunque non sono favorevole alle ronde, quanto alla riappropriazione del territorio, anche giovani tiratardi, e chi se ne frega se son rumrosi, e all’intervento del cittadino. Meno perivacy!

  • E sì, c’è risveglio, e come sempre con discontinuità di calendario. giovedì ad esempio tre eventi che meritano tutti alle 21: Mercato Astroungarico serata Beatles (Luisa Guerini Rocco, Silvia Merico, ragazzi di Jessica Sole), Biblioteca presentazione letteraria di Silvia Merico, Sala Alessandrini serata di Jazz e letture. Che facciamo?

  • Adriano, mi limito a una sola parola del tuo commento: privacy. E subito mi viene in mente, cambio tema, il feto abortito e sepolto in un cimitero di Roma col nome della madre, a sua insaputa, con la Croce simbolo cristiano in cui la donna non si riconosce. Dopo averle strappato una firma tra le doglie del parto per un feto malformato al sesto mese e il dolore psicologico del momento. Tutto ancora retaggio di una legge fascista sui regolamenti cimiteriali. Cos’è cultura Adriano? Una mostra di lavoretti di principianti Uni Crema o una cultura che ancora permette offese di questa natura? Su cosa si deve lavorare? Forse é ora di distinguere tra cosa serve divulgare e riflettere e cosa no. Poi magari c’e spazio anche per i principianti dell’arte e del pensiero. Perché non é vero che tutto quello che passa il convento merita attenzione. Io, dopo 7 anni ho ricominciato a dipingere di mio, ma mi guarderò bene prima di espormi. Perché a me pare che in nome della “tolleranza” artistica si mandino messaggi quasi sempre sbagliati.

    • Io ho detto quel che passa il convento, non cosa ho pensato io facendo il giro delle opere. Certo, puoi trvare una rosa scoperta per caso come imitazioni, magari involontarie, di noti pittori. Altro discorso sull’appetibilità per commercianti d’arte, vendita a privati. L’abbinamento al Jazz della manifestazione Retiro non è casuale. Due forme che saltano il formalismo: empatia diretta. Se ascolto la mente dico: “ma che balla! solo moda, chi ci crede?” E tuttavia in un passato che mi sembra lontano ho curato una pittrice più o meno giovane, più o meno affermata. Quando ha esposto a Crema mi ha avvicinato nella sala e mi ha detto: “Ne scelga una, voglio regalargliela”. Ma quando ho fatto la mia scelta mi fa “Ma non è possibile, quella è pluripremiata, come ha fatto a individuarla?” E me ne rifila un’altra, magari contravvenendo all’offerta di dono.
      Conclusione: di arti figurative non so niente, eppure può essere che sta ca… di empatia colpisca davvero? Deduzione: esponiamo pure gli acquerelli dei bambini, soprattutto per abituarli a esporsi, che se poi fra questi ci fosse Leonardo sotto nuove vesti…Del resto tu non neghi di volerti esporre, mai più, dici per ora, e non sei certo un pivello. Stai solo prendendo le misure al tuo nuovo abito artistico.
      Comunque il mio senso era altro: il covid (ho detto il?) è cosa seria, ma anche la medioevaliizzazione lo è. Ritirarsi per rispetto degli altri, per un’occasione di riflessione, va bene, ma mai per paura! Il modo c’è.

  • Poi chi legge il mio ultimo commento potrebbe obiettare che le arti figurative o altre espressioni artistiche dilettantistiche e la cultura sociale e politica c’entrano come il burro con la ferrovia, ma non é così. Chi non sa distinguere un brutto e inutile quadretto dalla complessità in cui viviamo, e fa spallucce perché impegnarsi per capire é troppo faticoso, difficilmente troverà la quadra di un proprio pensiero almeno dignitoso.

  • Perché é sempre questione di buoni o cattivi maestri, difficilmente distinguibili soprattutto in età di formazione, pur considerandola permanente. Manca sempre lo spirito critico. É a quello che si dovrebbe puntare, e questo naturalmente comporta conoscenza, informazione. Mi pare manchi sempre in un’epoca dai saperi frammentati, parcellizzati, la capacita di mettere in relazione le nozioni che apprendiamo e che ci vengono spacciate per buone, così che il non metodo diventa il facile paradigma per tutto quello che agiamo. Siccome quella cosa la conosciamo pare che quella ci esenti dal cercare quella sintesi o quei collegamenti per far emergere un quadro unificante di lettura del reale.

    • Ma non potevo aspettare di leggerti tutto prima di rispondere?
      Convalidato quanto sopra, mi impegno a capire come, io, meccanico, affronto il giudizio, anzi, il “mi piace”, di musica, pittura… come? Assomiglia al giudizio sulle donne: e la parola giusta è evocativo. Un difetto di pronuncia che fa pensare a una fanculla riscìvegliata nel sonno, farfugliante, ancora intorpidita, una serie di note cupe che riportano alle porte di una caverna, o a una brusca ascesa fra le nuvole, una rappresentazione grafica onirica. Forse quando mi hanno chiesto commenti scritti su quadri è in questi termini che mi sono espresso, di meraviglia? Certo, la collina a forma di mezza scodella con la casetta e l’alberello… no.
      Direi tutte balle, se poi qualcuno che ne capisce non mi dicesse ogni tanto che non sono poi così incolto, che c’è corrispondenza. E in tutto ciò sono stato molto alla larga dal definire l’arte. E allora fanne tema da sviluppare, sì un post!

  • Ai vigilantes preferisco i vigili urbani o meglio ancora le vigilesse.
    Giusto esser felici che a Crema, sapendo che c’e chi si sposta poco e si nutre di quel che passa il convento, si facciano cose buone d’arte, si mastica letteratura, si fanno incontri, oltre che consumar scarpe nello struscio. Ma so anche, da cremasco, che diventa oro o argento e si plaude a qualunque passaggio d’arte che vien o nasce dalle nostre parti, ma il più delle volte è roba modesta; anche se comprendo che se c’e solo la minestra fredda si mangia quella, se si ha fame.
    Pure a Milano che frequento più di Crema, dopo anni di minestre fredde cremasche, ci vado per il cinema, il teatro, le librerie, le biblioteche (quando si ripotra’ frequentare), la musica, e altre cose che ho imparato e che mi piacciono frequentando la metropoli. Nei luoghi come Crema che non sono né carne, né pesce, né verdura (non grandi città, non città vere, nemmeno campagna vera), ma un pizzico di tutto e niente, certe volte si applaudiva anche agli stonati. Anche a Milano e credo pure a Torino, Bologna, Roma c’è arte da strapazzo e una miriade di artistoidi, intellettuali a cui mancano purtroppo dei giorni in ferriera agli altiforni, o in ferramenta a tagliare il tubo in politene e piegarlo,mentre il cliente con le mani in tasca sta lì a guardarti, per riequilibrare i loro sforzi vani per credersi artisti o intellettuali che valgono più di due soldi. A Milano ogni giorno di robaccia ne passa, di incontri e parole a vuoto, anche di questi tempi ne passa. E svanisce.

    • Marino a Milano ci vado anche io, visto che ho figlio con figli, un ramo di famiglia d’origine e amici lì, ma prevalentementemente ci vado proprio per queste cose di stampo “parrocchiale”, perchè non so dir di no. In altri termini ci sono vunque. Se poi qui non ci sono eccellenze… vedremo, ma mi sembra che tu non ascolti abbastanza quel che si dice di Crema fuori Crema. Dico, ma devo fare il portabandiera della tifoseria proprio io che son terrone?
      Mbe’, Crema l’ho scelta professionalmente per quel che si diceva della Sanità cremasca, ma qui nessuno lo sapeva… Emh…

    • Marino, ho lamentato più volte sul blog che a Crema i Vigili (la “polizia urbana”) non si fanno vedere.
      Ed è malissimo!
      Quando ero ragazzo i “Vigili” era “quattro gatti”, anche ….male in arnese, ma via Mazzini, “quattro vie” e via XX Settembre erano sempre presidiate!
      Per l’atro argomento, l’arte, ho fatto un commento abbastanza diffusoa Ivano!

  • Caro Marino, svanisce tutto anche qui anche se un momento di gloria non si nega a nessuno. Del resto non c’è niente di più effimero della nostra epoca che corre corre senza sapere dove andare, proclami a parte. Tornando al tema io ritengo ormai che non ci sia niente di più intimo del fare artistico, che poi è semplicemente rispetto per sé e per gli altri. É sparito il pudore e mettersi in mutande, si fa anche sui social, pare diventato imperativo. Tanto ben pochi vedono che il re è nudo. O forse più di quanto si creda. Naturalmente non c’è niente di volutamente indirizzato in questo mio commento, ognuno fa le sue scelte, ma quando sento un artista o pseudo tale che si lamenta che non si vende una mazza, pretendendo di far diventare il suo hobby una professione di guadagno, mi vien voglia di dirgli, come anche tu velatamente dici: ma vai a lavorare.

    • Riconoscere di essere poca cosa nei propri slanci intellettuali o artistici, e ridere di se stessi quando si va in pubblico come artisti della domenica o commentatori del lunedì, ci vuole coraggio a guardarsi allo specchio ed essere critici seri di se stessi. Ma succede? O si preferisce far finta di valere qualcosa con l’aiuto di amici, amanti e familiari? Per come la penso ho forti dubbi che serva intasare l’editoria, incontri e mostre “d’arte” dove è come andare al mercato delle cianfrusaglie, e si fatica a distinguere cose decenti da roba da buttare. So di essere drastico, ma soprattutto per l’editoria c’è troppa scrittura cartacea che consuma l’ambiente e che va in riciclo.

  • Marino, non hai idea di come sia in sintonia con te. Mi fa piacere quello che scrivi. Siamo in una fase adolescenziale della nostra epoca, e crescere sarà una bella impresa. Anche se uscirne ormai non contempla più vie d’uscita concilianti. O ci si salva o si affonda.

  • A tutti e due, certo, e posso parlare dell’editoria non a titolo personale di scrittoruncolo, ma per tanti più o meno giovani che mi hanno chiesto di essere seguiti, o di avere un ruolo di interlocutore alla presentazione, e sì, si scrive troppo, ma dove c’è fermento esce l’eccezionale dote. Se lo sanno nel calcio non dovremmo evitare noi di scoraggiare gli sforzi per qualcosa che comunque spesso implica preparazione e studi anche in altri settori e del cui affinamento di capacità si alimentano altri settori?
    Per la carta Marino non ti preoccupare, l’Italia ha un giro di recupero in eccesso sul fabbisogno, ma è altro dicorso l’impiego della pubblicazione in ebook. Vado in giro per le presentazioni, non acquisto, poi torno a casa e vorrei caricare l’opera… e non si trova! Un editore serio dovrebbe usare i due canali in sintonia! E’ come la lezione in presenza e in remoto: nessuna delle due giusta, libera scelta.
    Per l’arte figurativa, nonostante mia madre si sia laureata all’Academia in età tardo adulta, e quindi per casa abbia visto passare tanti personaggi e immagini, non sono particolarmente impressionabile, sia pur fatte le riserve su esposte, per le quali sarebbe vero il contrario, comunque il discorso vale.
    Direi che quando si comunica bisogna conoscere grammatica e sintassi, e ciò vale per tutto.
    Caldeggando l’idea di riaprire le gallerie di settore artistico, letterario, pittoricco, musicale… (le “passioni”) questi punti di vista mi risultano comuneìque preziosi.

  • Io dico che esiste un apprendistato evolutivo e di questo si deve avere consapevolezza in un percorso non sempre destinato al traguardo. Posso capire il fuoco della passione che prima o dopo comunque si spegne fisiologicamente. Sempre per mancanza di risposte. Con questo nessuno ha il diritto di tarpare le ali a nessuno, ma la maturità consiste nel capire che se le ali sciolgono al calore del sole forse è più dignitoso mettere in fretta i piedi per terra piuttosto che sfracellarsi o restare con un pugno di mosche in mano.

    • La maturità è tutto diceva Pavese, che maturo non ci riuscì ad esserlo nonostante fosse un fior d’intellettuale e di poeta. Figurarsi tanta roba che passa e non resta.
      Adriano hai ragione, i giovani vanno caldeggiati, ma bisogna essere maestri per farlo e io non lo sono. La buona letteratura è non frequente , e di dattiloscritti e computerscritti, di roba mediocre ne ho letta per Adelphi edizioni, in due anni. Saper scrivere un buon racconto è complicato; non lo so fare, ma ritengo di saperlo leggere negli altri.
      Una bella storia, tra le tante che girano sul mio tavolo è “Il cielo è dei violenti” di una scrittrice americana del profondo sud, F.O’Connor. Un romanzo fulminante, che stavo per abbandonare dopo poche pagine, una storia che scotta le mani a leggerla tanto è intrigante e differente da molta altra letteratura. Letteratura al cento per cento.

  • Francesco, non Salvatore, ma Francesco come te. Quanto alla mission dell’arte, tra evocazione, come dice Adriano, o visione politica, Caravaggio ha indubbiamente aperto finestre, è una bella lotta. Io in genere provo una noia mortale anche di fronte ai miei lavori. Non dico la provocazione a tutti i costi, che della pornografia non se ne può più, ma l’intelligenza che non sempre salta all’occhio. Per riconoscerla si deve esserlo, intelligenti. E io ho il sospetto di non esserlo. E non c’è miglior provocazione di quella.

  • Anche i vigili urbani, le vigilesse se ne vedono poche a Crema; tagli strutturali, mi dicono. Anche a Milano. Ma nella metropoli vicina si vedono poliziotti e militari, anche nel quartiere ebraico, dove stazionano due camionette di militari, come in Via Guastalla c’e attenzione, vicino alla sinagoga.
    A Crema ci sono i genitori dei paesini cremaschi che parcheggiano il fine settimana in zona piazza Garibaldi, mentre i ragazzini e le figliole vanno su e giù lungo Via Mazzini e quando vien notte li recuperano. Poca cultura ma tanto su e giù, questa è Crema, da secoli; i giornali locali che fanno come i giornaloni e che titolano: c’è la movida anche a Crema!! Comoda tanto, la movida, mi disse una coppia di Ripalta Arpina, la vasca cremasca di passeggio, una sorta di sfilata per gruppi di ragazze e ragazzi che poi fanno i commenti e rifanno il giretto all’incontrario. La cosa più importante, più culturale di Crema è la vasca. Il su e giù. Il resto son bazzecole e noia. E d’altra parte o si va lì, nel Corso a veder gente, o dove si va? Quando ero ragazzo dovevo passare da Via Mazzini; era obbligatorio. Non andavo a nanna senza aver fatto almeno una volta su e giù, poteva scapparmi qualcosa. Anche se era tempo perso. È successa la stessa cosa un estate a Sabaudia, con un amica del posto; lei, prima di stare da soli doveva passare dal piccolo splendido centro della cittadina dall’architettura fascista, per fare su e giù e vedere gente. Poi mi vengono a dire perché mi dico provinciale; anzi, perche ‘ mi dico abitante di una colonia de Cremuuuuna. Perché Crema, dove sto, lo è.

  • Non sono un critico d’arte, nè ho una sensibilità per l’arte. Ciò che vado cercando nelle mostre d’arte sono i messaggi che tali opere mi trasmettono. È accaduto anche con la mostra Retiro: posso dire di avere trovato dei messaggi fulminanti, centrati, in perfetta sintonia con il tema della mostra stessa. Si tratta di messaggi a caldo, lanciati durante quell’evento straordinario (che rimarrà nella storia) che è srato il lockdown. Una testimonianza quindi importante a futura memoria. Da profano posso dire che in non poche opere esposte (prescindo dal valore artistico) ho colto un’unità profonda tra forma e contenuto.

    Una considerazione puramente personale.
    Mi piace vedere una grande volontà di tornare alla normalità anche in ambito culturale (anche sul termini… culturale si può discutere, come discute Marino). Io però ho sempre paura: dal lockdown non ho più partecipato a eventi culturali se non in rarissime condizioni.
    Per me è un impoverimento di relazioni, relazioni che tuttavia cerco di tenere vive con la comunicazione virtuale. E meno male che la telematica ci aiuta!

  • Visto che Crema è in pieno risveglio culturale ci sono dieci film, racconti filmici e documentari che giudico di grande qualità che i cremaschi possono vedere vincendo la pigrizia:
    Le sorelle Macaluso
    La candidata ideale
    Volevo nascondermi
    Non odiare
    Crescendo
    Undine
    Miss Marx
    Notturno (doc.)
    Molecole (doc.)
    Non conosci Papicha
    La terza guerra (quando uscirà)
    Tutte opere filmiche che si possono vedere, comunque, a poco più di 30 km. da Crema.
    Non perdeteli. È buon cinema.

  • …..”Bella palla”, Marino, potrebbe diventare una rubrica fissa!
    Resta la remora di sto maledetto contagio che disincentiva la frequentazione delle sale pubbliche (stante cmq, anche apprescindere dal virus, la incivile maleducazione, peraltro non contrastata, anzi…., dei buzzurri che mettono i piedi sulle poltrone davanti, si strafogano di pop corn e smanettano col telefonino!) ma….. “addaffinì a nuttata”! Or not?!?

    • l’idea della rubrica fissa mi piace: rientra nel campo del magic horn!

    • Le sale cinematografiche hanno riaperto. E ci sono ottimi film da vedere, con precauzione, mascherina, distanziamento. Le frequento anche in orari con scarso pubblico: la mattina, il primo pomeriggio; un po’ come nei festival del cinema. Ne ricordo uno di festival, memorabile, al lido di Venezia, che tra un film e l’altro in Sala Grande o in sala Volpi; allora si riusciva a passare dal Grand Hotel direttamente alla spiaggia privata dell’hotel: c’era ressa di giornalisti, attori, cinefili, curiosi e nessuno ti bloccava all’ingresso. A un tavolo vedemmo Fassbinder e la Hanna Schygulla (scrivo a memoria, il cognone potrebbe essere diverso). Con un amico e una bresciana conosciuta lì, munita di costume da bagno, decidemmo di farci un tuffo in mare. Non avevo i braghini da bagno, ma decisi che andavano bene gli slip blu che avevo indosso; l’amico aveva mutande bianche, ma nessuno badava a noi.
      Ci asciugammo in qualche modo e tornammo dopo poco, i capelli ancora bagnati, le mutande pure, al cinema, fino a notte fonda, all’Arena. Alle 3 di notte prendemmo l’ultimo vaporetto per Venezia che partiva dal Casinò,
      ammassati tra altri cinefili, tiratardi. Avevamo appaudito o fischiato, con il regista,spesso, in sala. A volte due ore di coda per un film che sarebbe uscito in programmazione ovunque, due giorni dopo. Quanti bei film in originale coi sottotitoli mai distribuiti in Italia. Ci spaccavamo gli occhi e mangiavamo cinema.
      Ah, il cinema, la sala buia, precipitare in una storia, il miracolo del fascio di luce che muove lo schermo. Che vita è senza il cinema. Non è vivere.

  • L’Anteo Palazzo del Cinema di Milano è un cinema multisala meraviglioso (da non confondersi con l’altro a City Life che ha una programmazione differente). Niente pop corn, ma spettatori appassionati del buon cinema.

  • Ieri ripresa delle lezioni del Filosofico in una sala Bottesini non proprio satura, al ilmte dei posti alterni, ma comunque con discrete preseenze. In aperttura della riunione ammnistrativa il Pres. Gabriele Ornaghi, ha ricordato l’importanza di un’Associazione che Crema ha e Milano no.

    • Adriano, è tenera la tua difesa di Crema, cittadina che non ha un territorio conosciuto, il cremasco, cioè un bel po’ di comuni, da molti cronisti a stipendio Rai,e non solo quelli, che ogni volta sbagliano la citazione, e si dimenticano il cremasco. Vergonzana è in provincia di Cremona hanno detto al Tg3 due sere fa. È curioso che un mezzo milanese come me lo sottolinea. Vergonzana è un quartiere esterno di Crema. Quando un territorio è impalpabile, è colonizzato da altri territori come il cremonese, che è diverso dal cremasco, vuol dire due cose: inconstintenza del suo territorio; e scarsa conoscenza della geografia. Milano non avrà l’associazione che tu citi, ma è una città vera, e di associazioni varie, e ne ha di associazioni a badilate lunghe come rotoloni Scottex. Crema, ha le bici a noleggio per turisti; quali? È comico che la pro-loco locale cita il film di Luca Guadagnino, come copertina, proprio il regista scappato a Milano, come icona propria. E il film è girato soprattutto in una villa, in gran parte rifatta, e poteva essere girato uguale a Lodi, Fidenza, e la sua campagna. Ha scelto Crema perché aveva casa a palazzo Premoli, con un amico cremasco, e nonostante l’opposizione di una parte del consiglio comunale,le proteste dei commercianti, con fatica ha finito il film.

  • Dal 22 ottobre al 1° novembre, a Milano è previsto il “JazzMi” più di cento concerti in teatri, bar e luoghi vari, con grandi e piccoli nomi. Crema risponde, a ottobre, con tre concerti tre di musica (classica; a Milano, la musica classica dal vivo c’è regolarmente, tutte le settimane),; a Crema è in una chiesa, con il Vescovo, forse in prima fila, se verrà. Adriano: ci si può accontentare di tutto, l’importante è accontentarsi, e non chiedere troppo, c’è sempre la tv o internet per connettersi, e per fortuna, per vedere o sentire i grandi concerti fatti nelle grandi città

    • Sì, ma alle manifestazioni bisogna poterci andare, parcheggiare, entrare non già stressati. Fino a diecia ni fa frequentavo amici scrittori milanesi, e quando partecipavano a presentazoni di Crema mi dicevano “noi questo non lo possiamo fare, quando giravamo in cerca di una sala per Milano mi tiravan fuori il listino prezzi, cose non alla portata dei non sponsortrizzati. Diciamo che a Crema facciamo il teatrino dei pupi e a Milano il teatro?

  • A parte il Covid, bisogna non essere pigri, caro Adriano. A Milano c’e tutto quello che vuoi: cose modeste,mediocri, di media e alta qualità. A Crema c’e la stessa qualità, la stessa varietà? No. Altrimenti non ci sarebbe l’afflusso di giovani e non solo che cercano casa a Milano (e non solo per il pane; ma perché Milano è tutta da vivere) e Crema sarebbe presa d’assalto da gente assetata di cultura, vita serale e notturna, cinema, teatro, danza, musica, mostre d’arte, locali dove passare la serata, negozi di tutti i tipi e di tutti i prezzi. Ha ragione Francesco Torrisi e’ impietoso. Un “paesone” non si può paragonare alla grande Milano, per le opportunità, l’arte,la cultura, gli spettacoli. Rassegnati Adriano: bisogna guardarla la realtà e accettarla; poi ci si accontenta di tutto.
    Si parcheggia facilmente e gratis a Rogoredo; poi metro’, e vai dove vuoi. I mezzi pubblici funzionano fino alle 2430 e il fine settimana, anche dopo. Se c’è da camminare, fa bene alle coronarie.

    • Laura Passaro, milanese, è stata mia professoressa di ripetizioni estive di latino, quando veniva in vacanza al mare, e ora novantaduenne è mia amica. Donna che traduceva dal cinese in inglese, e tanto d’altro. Bene, a me giovane scalpitante disse, quando le chiesi,appena approdato a Milano, consigli per le serate: Milano è la città dove se vuoi veder dipingere le zampe delle mosce di bianco devi solo sfogliare le pagine gialle. Mbè, se lo dite tu e Laura, vorrà dire che passerò il tempo più spesso di giorno a Milano e la sera a Crema. Devo solo smettere per la terza volta di lavorare…

  • Ha ragione Francesco Torrisi a dire che il paragone tra Milano e Crema è impietoso. È saltato una parte che avevo scritto. Mi scuso

  • Quando Crema sarà area metropolitana milanese, perché le metropoli in futuro si allargheranno ancora di più, anche per scaricare i tanti problemi relativi all’assembramento abitativo. Quindi: più collegamenti agili e veloci. Allora, io non ci sarò più, per prenderne atto, ma questo sarà il probabile futuro di Crema che dista 30 minuti da Milano. E Crema smetterà di guardarsi l’ombelico pensando di far bastare la minestra tiepida che fa passare per calda e saporita.
    Purtroppo, ora, c’e un grave problema da affrontare, e i lavoratori dello spettacolo sono in ginocchio. Ho assistito a qualche concerto, pochi, al chiuso; un po’ di cinema, soprattutto la mattina e il pomeriggio, ma i mezzi pubblici che frequento sono un pericolo costante. La domenica si può arrivare al parcheggio facilmente alla stazione di Lambrate e parcheggiare gratuitamente. Poi, a piedi c’è da camminare. Durante le ore frequentate dai pendolari è impossibile evitare assembramenti. Anch’io, devo limitarmi, come tutti, e prestare attenzione.

    • La tua saggezza, ti fa onore Marino!
      Ti consiglio vivamente di …..frequentare il “signore pelato” che ha sostituito Pavese!
      E’ covid free!

  • Torno da Torino, dove s’è svolto sul filo di labna “l’ultimo dei congressi”, riunione dei medici scrittori, e mi sa tanto che la già postecipata riuniunione del congresso annuale a Crema salta anche questa volta. L’aria che si respirava era comunque tranquilla e rigorosa. Così mi son goduto i miei amati senza tetto stile parigino.

Scrivi qui il commento

Commentare è libero (non serve registrarsi)

Iscriviti alla newsletter e rimani aggiornato sui nostri contenuti