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GIORGIO CINCIRIPINI

i ricchi sempre più ricchi! anche grazie al coronavirus …

Vi rimando ad un articolo comparso su Reuters che affronta il tema , con esempi, interviste a società di private equity o agenzia immolibiari specializzate in residenze lussuose … che colpisce.  Tema del resto già affrontato da Piero Carelli nelle sue ‘lecturers’ e nel suo bellissimo Libro.   Uno stralcio   Mentre i paesi continuano

Vi rimando ad un articolo comparso su Reuters che affronta il tema , con esempi, interviste a società di private equity o agenzia immolibiari specializzate in residenze lussuose … che colpisce.  Tema del resto già affrontato da Piero Carelli nelle sue ‘lecturers’ e nel suo bellissimo Libro.

 

Uno stralcio

 

Mentre i paesi continuano a fare i conti con le conseguenze della pandemia, gli economisti indicano un problema più grande che incombe:

 

il disallineamento della ricchezza estrema dalla prosperità economica complessiva.

 

All’inizio di marzo, la ricchezza dei miliardari statunitensi era aumentata di 1,3 trilioni di dollari, o di quasi la metà, dall’inizio della pandemia, secondo una ricerca condotta dall’Institute for Policy Studies e Americans for Tax Fairness.

Questo porta la loro ricchezza a 4,2 trilioni di dollari, circa un quinto della produzione economica degli Stati Uniti per il 2020 e il doppio della ricchezza totale detenuta dalla metà inferiore della popolazione di 330 milioni di americani .

 

https://www.reuters.com/article/us-wealth-billionaires-outlook-insight/in-2020-the-ultra-rich-got-richer-now-theyre-bracing-for-the-backlash-idUSKBN2BH0J7

GIORGIO CINCIRIPINI

27 Mar 2021 in Economia

12 commenti

Commenti

  • Chi dei due ha postato prima? Fatto sta che ci siamo sovrapposti, ma per fortuna i temi sono diversi, anzi, quasi agli antipodi, perché nei flussi di capitale non c’è assolutamente niente di naturale.
    Riporti all’attenzione uno dei temi su cui non so dire nulla, quindi dipendo da voi.
    Già, perché l’ultima azione seria la dobbiamo a Roosevelt, e ancora un po’ che aspettiamo saranno passati cento anni.
    Allora c’erano le condizioni per far ingoiare bocconi amari, ma ora….
    In più, allora c’erano degli interlocutori, ora pochi uomini e tanti sistemi. Con chi ce la prendiamo, e chi si ribella? I nuovi schiavi?
    Tuttavia credo che il voto possa servire ancora, ma anche lì si confondono le acque e le ideologie, perché con stati e partiti di sinistra che professano il neolibertarismo e si prostrano al PIL in cosa dobbiamo sperare?
    La prossima evidenza dei fatti, incontrovertibile sarà il totale e irreversibile sfruttamento delle risorse, ma non ci arriveremo, perché altri guai, meno eclatantemente collegati, ci coglieranno prima.
    Di sorpresa, apparentemente.

    • Il voto serve sì ancora a qualcosa. C’è gente che si è fatta ammazzare per permettere che si possa scegliere, senza troppe illusioni. La democrazia è un miracolo che tenga con la stupidità e l’ignoranza che, entrambe, sono ben frequentate. Con tantissimi limiti, errori, furbate, fragilità, ipocrisie, la democrazia ha tanta pazienza a sopportare la nostra avidità.
      E mi viene in mente una battuta, se si può, dedicata ai signori delle rivoluzioni mancate: gli ex contestatori della politica, gli incendiari da ragazzi, che urlavano: proletari di tutto il mondo unitevi! Prima, però dicci a Piero di ricordarsi di portar a lavarmi la macchina, o dille alla Carla, la collaboratrice domestica, di non dimenticare di prenotarmi il parrucchiere.

  • Io ricordo anni fa, lavoravo in un laboratorio di restauro, il padrone, persona bravissima, buonissima, avrò avuto vent’anni o pressappoco, mi mandava in banca a pagare le cambiali, che spesso risultavano protestate. Io assunto come operaio restauratore, se avessi lavorato con mio padre, con attività che andava bene e non mi sarebbe capitato, mi rifiutavo. I rapporti di lavoro certo si prestano ad alcune ambiguità, ma dopo anni di rivendicazioni civili mi stupisco della Boldrini, paladina dei diritti di tutti, magari anche dei ruoli. Anche Fico. Oddio, magari pettegolezzi, come direbbe Francesco.

  • Ragazzi mi muovo a tentoni, riflessioni sparse. Ma mi viene in mente subito una delle più antiche e brillanti democrazie, paritetica anche di genere, salvo il ruolo del capo clan, ma paritetica fra i clan, tanto da non avere un re: i Vichinghi. Quando, normanni di origine, riconquistarono la Francia, quasi, risalendo la Senna fino a Parigi, il re di Francia chiese di parlare col loro re. Scoppiarono a ridere per questa barbara visione, unirono tutte le barche, e iniziarono a discutere. Perché erano così avanti? Andando in Norvegia lo si capisce solo vedendo le loro case cmuni: per il timore maggiore di una natura avversa. Idem er i Greci e le comuni di Lipari e di Pozzuoli (allora la paura era degli Etruschi).
    Morale: l’uomo ha bisogno di sfide (e quante volte l’ho detto!). E si comporta bene fra simili se in pericolo.
    Che facciamo? Come gli facciamo paura ai nostri simili?
    No perché siamo di fronte al massimo pericolo di tutti i tempi, e nessuno lo capisce e cambia comportamenti!
    O sono in errore?

  • Vediamo quando comincia a “spenedere i soldi EU” il nostro “super Mario the Drake”, con quel pò pò di “consigliori politici” che la nostra, di democrazia, gli ha messo di fianco, sottosegretari compresi!.
    Vediamo se le spese saranno all’insegna del cambiamento o se “il gattopardo”, ancora una volta, avrà fatto valere le sue collaudate ragioni!
    Per adesso mi pare che i fari siano puntati su …… Scanzi che “avrebbe saltao la fila” e la Boldrini che avrebbe imposto prestazioni extra ad una sua collaboratrice parlamentare!
    E i ….colpi d’ala?!?

  • Non tralascerei, mi pare degno di nota, il consigliere in quota Lega, subito silurato, del Ministro della pubblica istruzione. Noto stalker, denunciato dall’ex Azzolina, che avrebbe dovuto occuparsi di prevenzione al bullismo. Molto divertente.

  • Non ci trovo niente di strano che la signora Boldrini dica alla sua cameriera, che oggi si chiama con un’altro nome, come gli spazzini li chiamano operatori ecologici, di prenotarle la parrucchiera. La Boldrini è una parlamentare, molto indaffarata in cose importanti, forse non si occupa di pulire il cesso, e se deve telefonare lo fa non per bazzecole come chiedere la messa in piega, che può farlo qualunque domestica anche ignorante. Appurato che la rivoluzione dei proletari uniti non si fa, anche perché magari debbono pulire il cesso alla Boldrini e telefonare prima alla parrucchiera della signora parlamentare, e così, è evidente, ma lo è già da tempo che è andato a faŕsi benedire il sole dell’avvenire, e tutti quei coglioni che dicevano che i veri socialisti non si arricchiscono, ma condividono i loro guadagni, e all’inizio del Novecento correvano in Russia alla patria del socialismo, furono dei coglioni. Per una socialista radicale e’ ovvio che si debba condividere pure il lavoro sporco, anche quello di prenotarsi la parrucchiera. Ma le sciurette della sinistra radicale, forse tutte, preferiscono occuparsi della pace nel mondo, non della parrucchiera. Per quello ci sono gli stupidi proletari a cui si fornisce lavoro e quindi tanta manna per loro: altro che non lavorare il sabato o la domenica! Mia mamma mi diceva che la faccia delle persone dice abbastanza: una sciura la si vede: basta guardarla in faccia, anche se per un po’ ha sognato la rivoluzione proletaria.
    Il caso Scanzi. È evidente che ha sbagliato; poi, magari non ci saranno strascichi legali, ma sono in molti, anche il direttore del Corrierone, pure all’interno del “Fatto Quotidiano” a pensare che Scanzi è meglio che prenda la bicicletta, e abbandoni la motocicletta (anche quando parla che pare una macchinetta), e prenda mestamente una bicicletta e vada a Caravaggio a chiedere perdono per aver fatto una cazzata, magari senza furbizia, magari sì, comunque credo che ora avrà qualche difficoltà a far la morale agli altri. Un giornalista serio deve essere specchiato. Se ci sono nubi, come questa faccenda del vaccino dove ci sono anziani che crepano ogni giorno, non va bene. Se non è specchiato un cronista, sono guai quando scrive, racconta. Smette di essere credibile.

  • “la rivoluzione dei proletari uniti non si fa” ci dici. E forse io sono fra quelli che “per un po’ ha sognato la rivoluzione proletaria”. Eppure non capisco: non ho mai pensato da giovane al mio futuro come a quello di un benestante, capace di fare i mobili mi sono arredato due case con le mie mani, innanzitutto il letto di assi e panforte truciolato. Poi innegabilmente il mio lavoro ha prodotto benessere, ma da zero. Non è che stai saltando un passaggio Marino, che certe cose successse sono state e basta? Se vuoi non mi i rispondere. Non ti contesto nell’ottica, mi manca solo un pezzo, forse perché l’ammnistrazione domestica era affidata a mia madre, che, risparmiatrice taccagna, ci ha fatto crescere in un’illusione di reale povertà, ma mi sento sincero, guardando il tutto dall’altro estremo della vita.

    • Certo che ti rispondo, Adriano. E senza girarci attorno, se riesco. Non penso che chi non ha avuto mai una stanza per sé, fino ai vent’anni, quando sono uscito di casa dopo il militare, e già lavoravo con i bollini da quando ne avevo sedici di anni, sappia bene cosa sia avere una casa grande. Ho vissuto per tanto tempo in case in affitto: cinque, sei? Di più:tredici o quattordici, dovrei contarle e ricordare; anche in famiglia si cambiavano più case che scarpe: Viale Repubblica, due volte; Via Cadorna, Via Suor Maria Crocifissa di Rosa, Via Boldori, sei mesi in una via di Santa Maria che non ricordo il nome, e il cesso in casa, l’abbiamo avuto che avevo undici anni. Bisognava pisciare in una tazza nel cortile (a Santa Trinita e in Via Cadorna), e per fare i bisogni corporali c’era appesa a un gancio da macellaio la carta da giornale.
      Non credo di aver saltato niente d’importante. Non andavamo mai in vacanza, mai in trattoria. Ma non ho mai pensato che uno resta mediocre per questa diciamo, chiamiamola, educazione spartana. Uno resta mediocre nella vita perché è mediocre. Poi, bisogna che ci sia il coraggio, l’onestà, e questo è raro, molto raro, di ammettere le proprie fortune, che le proprie fatiche per crescere erano niente in confronto alle porte chiuse in faccia per altri. .Chi ha questa onestà? Quasi mai si è onesti nel dire le cose agli altri, che riguardano se stessi.

  • Ed è vero che con il coronavirus i ricchi, e i poco palancosi o poveracci sanno di esser ancor più distanti. Quel vecchio pugliese che è morto soffocando in ospedale per il tubo difettoso, sostituito dopo, quando ormai lui era crepato, sarebbe successo a Trump, Berlusconi, che avevano diversi medici e infermieri intorno a prendersi cura? Non è cosi? E ora il governo italiano non permette a quelli di Aosta di andare fuori comune, ma permette a uno di Gorgonzola di andare alle Canarie in aereo. Non c’è giustizia, si sa, e la gente non ci fa più caso. Anche se, insisto su questo, la vita la si deve costruire camminando. Come dice Anton Machado, Caminante no hay camino, / se hace camino al andar. Per il viaggiatore mica c’è un cammino già imparato / il cammino lo si fa, lo si impara camminando.

    • Hai dipinto un’esperienza di vita a tinte nette. Faremo in modo tale che le cose non siano realmente più così, non posso dire certo tutti insieme, ma gli uomini onesti almeno sì.

  • Basterebbe fare tre cose. Primo, garantire a tutti un punto di partenza il più possibile uguale o almeno simile. Una uguaglianza di tipo giuridico, che da noi c’è, e anche una più sostanziale, che da noi la Costituzione indica bene ma che ancora manca in parte. Secondo, riconoscere e premiare il merito effettivo e reale. Con tutte le conseguenze sociali ed economiche che ne derivano. Altrimenti si cade nella uguaglianza dei risultati e dei punti di arrivo, una cosa che, lo si è visto bene, ammazza la società, crea parassitismo e favorisce i peggiori. Terzo, temperare il criterio fondamentale del merito con un principio di solidarietà rettamente inteso e saggiamente praticato, non con provvidenze a pioggia ed elargizioni indiscriminate ma in modo efficace e intervenendo laddove veramente sono necessari correttivi sociali di cura e d sostegno dei più deboli. Certo, sono cose molto difficili, tutte e tre. Ma altrimenti ci si trova in una società di caste in cui sfruttamento e ingiustizia restano impunite. Oppure nel mondo in cui Marx diceva “a ciascuno secondo i suoi bisogni”, senza tener conto del valore, dell’impegno e del risultato vero dato da ognuno al contesto civile. In pratica, come negli Atti degli Apostoli, dove si dice di vendere tutto e mettere tutto in comune, un testo a cui ogni tanto qualcuno fa finta di riferirsi, pur continuando a mantenere l’establishment strutturale e organizzativo esistente. Oppure ancora, in una situazione sociale dove si finge di ignorare che parte del merito deriva non da impegno e sforzo personale ma da un substrato cromosomico che le neuroscienze ci stanno spiegando sempre meglio, ragion per cui la solidarietà verso i più deboli e incapaci funge quasi da parziale indennizzo per il loro corredo genetico.
    Per questo sono sempre molto prudente quando sento solo discorsi troppo incentrati sul fatto che in fondo i poveri sono tali perché “una ragione ci sarà” e quindi sono (quasi “calvinisticamente”) predestinati in base a presunte leggi umane o divine. Oppure quando sento soltanto discorsi sui ricchi che “sono sempre più ricchi”, per il Covid o per altri motivi, e quindi dobbiamo tutti inneggiare non solo all’eguaglianza di possibilità iniziali ma anche a quella dei punti di arrivo, condannando, “in re ipsa” e a priori, il benessere economico familiare, un poco di risparmi accantonati in una vita di lavoro e di micidiali assoggettamenti IRPeF, una seconda casa, buone scuole e buone relazioni sociali, magari una buona pensione frutto di pesantissima e duratura contribuzione. E, udite udite, magari un SUV (che da euro 6 inquina molto meno di un’utilitaria euro 2 o 3).
    Se la vita è una gara sui cento metri, tutti devono partire sulla stessa linea. Ma pretendere che tutti debbano tagliare il traguardo nello stesso momento, francamente, come per Marx e per gli Atti degli Apostoli (ripeto, del tutto in teoria, oltretutto) mi pare cosa molto discutibile, oltre che significativa della solita convergenza ideologica e politica che sappiamo. Certo, oggi la forbice della ricchezza, in certi paesi, sembra allargarsi. Bene, usiamo bene questa forbice e riduciamo le disuguaglianze. La politica dovrebbe servire proprio a questo, non a ostentare di continuo certi scemenzai. Però senza ipotizzare, direttamente o indirettamente, che a fine gara ci si affolli tutti sul gradino più alto del podio.

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