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ANNA ZANIBELLI

Usciamo a cena?

– Ah già, non è consentito dal decreto. Chissà quando la nostra regione diventerà bianca che più bianca non si può!- Si chiedono milioni di italiani desiderosi di ritornare alla vita normale. Incontrarsi per mangiare fuori con familiari e amici è una delle cose che, all’italiano medio, manca di più. La quasi totalità della nostra

– Ah già, non è consentito dal decreto. Chissà quando la nostra regione diventerà bianca che più bianca non si può!- Si chiedono milioni di italiani desiderosi di ritornare alla vita normale.
Incontrarsi per mangiare fuori con familiari e amici è una delle cose che, all’italiano medio, manca di più.
La quasi totalità della nostra ristorazione ha infatti un valore sociale: cene di compleanno, di anniversario, dei coscritti, delle aziende, delle numerose associazioni culturali, sportive, ecc.
Sentiamo la mancanza del ritrovarci, ci mancano persino quei dettagli stupidi come l’ordinare “una gasata e una naturale”, mangiare tutti i grissini prima dell’antipasto, fingere di capire qualcosa di vini con i camerieri, esaminare il menù con la voglia di provare tutto. Perché si sa, conviene ordinare piatti diversi così “poi ti faccio assaggiare il mio e tu mi fai assaggiare il tuo”. Infine, infilare la forchetta nel dolce mentre quasi ci piange il cuore, perché ci sembra di rovinare un’opera d’arte.
E che dire di alcuni proprietari che accolgono i clienti con calore e, oltre a raccontare i piatti della tradizione, affascinano con la storia del locale attraverso aneddoti, leggende, curiosità.
I camerieri, con i quali si instaura un simpatico rapporto umano, molti dotati di gran senso dell’umorismo.
Locations che, solo ad entrarci, ci si sente a casa o quelle che ci fanno un po’ sognare per la loro unicità.
Cosa importa se devono misurarci la temperatura all’ingresso, dei menù digitali, del gel igienizzante e di doverci spostare con la mascherina?
Cosa importa se il nostro vicino di posto, con maniacale e giustificata pretesa di igiene, analizzerà la carica virale dell’oliera? Se i tavoli standard sono 80×80 e per poco non si arriva al metro di distanziamento?
Basta stare insieme. Noi italiani abbiamo questo pregio, il dono della convivialità, che molti altri Paesi ci ammirano e un po’ ci invidiano.
Tante cose belle nascono davanti a un piatto di cibo: storie d’amore, accordi produttivi di lavoro, legami di vera amicizia. Il cibo è un collante magico che spiega tanto di una persona, di una cultura, di uno stile di vita.
Perciò, anche con i coperti dimezzati, anche con misure restrittive e anche se saremo tutti un po’ più poveri, sforziamoci di far sopravvivere locali storici, piccoli ristoranti a gestione familiare, pizzerie che frequentiamo fin da quando eravamo ragazzini, luoghi che hanno fatto la nostra storia. Dalle prime cene fuori alle baldorie con la compagnia per poi arrivare alle ricorrenze con le nostre famiglie. Se chiudessero alcuni posti se ne andrebbero anche piccoli pezzetti della nostra vita fatti di ricordi ed emozioni. E fidatevi, poi non basterebbero litri di Amuchina per cancellare la nostalgia.

ANNA ZANIBELLI

28 Mar 2021 in Attualità

10 commenti

Commenti

  • Anna, come mi piace quello che ha scritto, credo fuori ironia. Se manca a me una pizza servito al tavolo perché non ad altri? Oltretutto con questo clima si potrebbe già mangiare all’aperto, come al mare. Non c’è più promiscuità in metropolitana?

    • Concordo in pieno Ivano! Pensiamo anche a coloro che lavorano in giro, spostandosi con l’auto i quali, a pranzo, non possono neanche godere di una pausa davanti a un piatto caldo!

  • Godibilissima, al solito, l’immagine di copertina, Anna!
    Vero vero, quello che ci hai raccontato, anche se tra i miei ricordi del “passato remoto”, i ristoranti non c’erano proprio, dopoguerra, soldi pochi pochi, mai andato al ristorante con i miei genitori! Solo una volta l’anno, con tutta la “gallineria” (mia Nonna era una Gallini ed aveva uno stuolo di fratellie e sorelle) tutti a festeggiare “al Platano”, per noi bambini, una festa!.
    Più avanti.passato prossimo, da….. “giovanotto” ci andavo si, ma quasi tutti non ci sono più: “Franchina” a San Bartolomeo dei morti, tortelli e salame, sempre, magari a mezzanotte, dopo qualche scorribanda, “Al Pozzo vecchio”, Via mazzini in pieno centro città un foiolo a qualsiasi ora, “La pesa” ti rimpinzavi con ….quattrolire, la Pizzeria “Da Tonino” in via XX Settembre, direi la prima pizzeria in città …di questi non c’è più traccia!
    venendo al contemporanero, il 15 Febbraio, del mio Nesimo anniversario di matrimonio, il riferimento, proprio di quelli che dici tu è stato (e se sto covid si degna di togliere il disturbo) è e sarà il” ViaVai” di Stefano, al Bolzone di Ripalta e li, si crea quell’atmosfera che piace tanto a noi italianuzzi!

    • Che meraviglia questo “revival” attraverso i locali storici del Cremasco! Francesco è stata proprio l’immagine di copertina a darmi l’idea per questo scritto. Inoltre, dato che è assolutamente in tema, colgo l’occasione per augurare a tutti voi una buona Pasqua😘

  • Franchina ai morti, l’anno della maturità, con un’amica strepitosa, che bei ricordi. Oltretutto pagava sempre lei. Bellissima e ricca. E il foiolo anche per me, al Ponte di Rialto, dopo il cinema.. Che bello essere diventato vecchio. Che belli i ricordi, quelli belli.

    • Vorrà dire che mi consiglierete qualche locale simpatico per il dopo-zona rossa. Un abbraccio 😊

    • Vero Ivano, il “vecchio” Ponte Rialto, con il cameriere gay (ma allora la definizione di genere era …..diversa, ops!) ….ta ma portet an foiolino!!!!!

  • La foto di copertina mi era sfuggita. Quella vediamo di rimandarla sempre di più. Non c’è fretta. 😆

  • Cara Anna, un piglio da vera scrittrice: un bozzetto d’ambiente perfetto, oltre che nostalgico.
    E ascoltando la tua citazione dell’occasione gastronomica di accordi di lavoro mi viene in mente il periodo in cui si pretendeva di moralizzare i congressi medici abbattendo le spese all’osso, a scapito di location e convivialità, e posso dire che sarebbe stato un delitto, perché le discussioni roboanti si fanno con un microfono in mano, ma quelle costruttive con la forchetta in mano! Quanti trucchi ho imparato a tavola dai grandi nomi che, complici atmosfera e vinello, si aprivano più facilmente alla confidenzialità…
    Insomma brava come sempre.

    • Verissimo! Le decisioni importanti di solito non si prendono nei momenti formali ma in quelli informali, vedi appunto pranzi o cene di lavoro. Vera scrittrice ancora no Adriano! C’è molta strada da fare, ma diciamo che l’entusiasmo puó essere un buon inizio. Ciao e grazie!😘

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