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FRANCESCO TORRISI

Corsi e ricorsi

E, dopo due mesi tondi tondi, credo sia giunto il tempo di cambiare il “post in evidenza” di CremAscolta. Il precedente titolava “RESET” e prendeva spunto dall’annuncio di dimissioni dalla segreteria del Partito Democratico, annunciato da Nicola Zingaretti, che “si vergognava” del suo stesso partito! Tutti a quel punto, nel PD avrebbero dovuto assumersi le

E, dopo due mesi tondi tondi, credo sia giunto il tempo di cambiare il “post in evidenza” di CremAscolta.

Il precedente titolava “RESET” e prendeva spunto dall’annuncio di dimissioni dalla segreteria del Partito Democratico, annunciato da Nicola Zingaretti, che “si vergognava” del suo stesso partito!

Tutti a quel punto, nel PD avrebbero dovuto assumersi le proprio responsabilitĂ .

Da metĂ  Febbraio ci avevamo il “governone Draghi” con “tutti dentro” tranne i “fratelli d’Italia” che, evidentemente, non valutavano che appunto l’Italia non si fosse ancora adeguatamente ….”desta” con elmo di Scipio annesso!

Ecco, a due mesi di distanza dal “Reset” voluto dallo “Zinga”, mi rivolgo ancora al “Fatto Quotidiano”, per ….rifare il punto, e lo faccio citando pari pari un articolo di oggi di una delle tante “belle firme”: Pino Corrias, che sul Fatto di oggi titola: “Chiesa, P2 e Servizi. Riecco gli anni 70”.

Ancora una volta, “gattopardescamente” si sta cambiando tutto per non cambiare niente?

La parola a Corrias, poi se ne discute!

“…Giallisti di tutto il mondo unitevi. Dopo la sterminata apnea del Covid, l’Italia delle trame si è finalmente rimessa in moto. Un ex presidente del Consiglio con attitudini saudite lascia Rebibbia dove ha appena salutato un caro amico detenuto, si incontra con un campione delle spie a forte predisposizione americana, in un anonimo Autogrill a trafficare reciproche informazioni che in codice chiamano Babbi o Wafer o “Auguri di Natale”.

Il tutto, così sventatamente, da essere filmati, per 40 minuti di seguito, da una insegnante incuriosita e nascosta dietro a un finestrino che potrebbe anche essere uno di quei furgoni ciechi usati da tutti i servizi segreti del mondo per arricchire l’archivio e predisporre futuri ricatti.

Un cardinale fatto di granito sardo inciampa sull’intrigo di un palazzo da 200 milioni di dollari comprato a Londra con i soldi delle elemosine di San Pietro e si sbriciola (il cardinale, non il palazzo) sotto una pioggia di veleni vaticani, minacce di video compromettenti, imbrogli contabili e scandali sessuali. Mentre una sua dama in nero, esperta in segreti internazionali e borse Hermès, lo abbandona davanti alle telecamere, se ne va via con la sua scia Chanel, lasciandolo fradicio e al vento. Meno male che di lì a poco torni direttamente il Papa a portargli un piatto di minestra calda, la benedizione e l’ombrello.

Un magistrato che per anni, con faccia e pancia adeguate, ha navigato nel peggio della magistratura – coltivando pettegolezzi, malignità, inganni, false cattiverie e autentici segreti, il tutto a nome non della Giustizia, ma della Carriera – diventa d’improvviso autenticamente buono, sinceramente pentito, esce dall’Hotel Champagne dove cenava con gli amici degli amici e un trojan nel telefonino, si confessa in un libro, scala le classifiche, compare tutte le sere in tv a fare la morale, denunciando le correnti della magistratura. E provando a demolirle tutte, come putribonde fabbriche di abusive carriere, per far trionfare, nelle aule dello Spettacolo, finalmente la sua.

Nel frattempo al Palazzo di Giustizia di Milano, spuntano altri verbali, dove anche stavolta i cattivi non sono gli assassini o i ladri, ma certi magistrati romani e non romani che addirittura si riuniscono segretamente in un sontuoso appartamento per trafficare anche loro in nomine, inchieste e depistaggi. Una loggia, sembrerebbe, per di più battezzata “Ungheria”, dal nome della piazza che ne custodisce il covo e che a dire il vero un tempo ospitava all’angolo il bar più famoso dei pariolini neofascisti.

Ma quelli erano gli anni Settanta. Archeologia. Peccato che neppure gli anni Settanta manchino in questa rifioritura delle trame, essendo recentissima la retata di anziani ex terroristi, latitanti da quarant’anni, arrestati per un giorno a Parigi. Identificati. E subito scarcerati. A perfezionare un déjà-vu servito in definitiva a nulla, se non a riaprire per qualche ora l’album dei ricordi e dei dolori, se ne riparlerà tra due anni, come promette la diplomazia giudiziaria francese. In attesa che, prima o poi, compaia il Grande Vecchio.

Ma non ci sarà il tempo di annoiarci, visto con quanto zelo l’Italia torna a sfornare intrecci come ai bei tempi, quando i piani alti e altissimi della Repubblica progettavano golpe da dilettanti e stragi da professionisti. Si spartivano i soldi delle autostrade in costruzione e quelli della Cassa del Mezzogiorno in opere di bene per le banche, le mafie, i partiti. E senza troppe cautele trafficavano in petrolio e tangenti, dopo che Enrico Mattei era stato liquidato in volo, come un fuoco d’artificio.

Era l’Italia benedetta dalle gerarchie vaticana, americane, democristiane che nuotavano nel delta ancora abbondante del Boom, mentre i cavalieri del lavoro organizzavano il sacco di Palermo con qualche ficcanaso finito nel cemento. L’Italia che costruiva fabbriche incongrue e periferie invivibili che i giornali chiamavano Cattedrali nel deserto e Coree. E il doppio Stato allevava nell’ombra neofascisti veneti, parcheggiati tra i patrioti di Gladio, affinché nessuno si sognasse di interferire con le serrature a stelle e strisce della nostra indisciplinata Repubblica.

Il giallo Italia si è rimesso in moto. Sebbene in sedicesimo. Dai silenzi del presidente della Repubblica Antonio Segni e del generale dei carabinieri De Lorenzo, siamo transitati a quelli del senatore semplice di Rignano e del contabile dei Servizi, Marco Mancini. L’ombra di monsignor Marcinkus – con gli abissi del Banco Ambrosiano e del sangue sparso dai generali argentini – è lunga dieci volte quella appena sfiorita del cardinale Angelo Becciu e della sua annessa lady Cecilia Marogna. Per non parlare dei sontuosi depistaggi del Porto delle Nebbie, la Procura di Roma ai tempi dei leggendari Carmelo Spagnuolo, Vitalone e poi Squillante che per trent’anni hanno buttato sabbia negli ingranaggi delle inchieste indesiderate.

Ma tutto, in letteratura, si può migliorare. Persino l’incerto eloquio di Piero Amara, avvocato dell’Eni, già condannato per corruzione, titolare delle rivelazioni sulla loggia Ungheria. O i misteri di una tale Marcella Contrafatto, segretaria di Piercamillo Davigo, postina anonima dei verbali segreti. O lo sguardo spampanato di Luca Palamara e della sua schiera di raccomandati, che aspirano anche loro alla astuta demolizione della magistratura.

Dopo il giornale unico dell’emergenza, stiamo per intravedere il dopo Covid. La Storia e le storie si sono rimesse in moto. E sta arrivando il malloppo vero da Bruxelles, grande come un movente, quanto lo fu quello della nostra caotica industrializzazione, dopo il Piano Marshall. Dunque si muovono non solo i Re del mondo, ma anche gli alfieri, le torri, i pedoni della nostra povera Repubblica. In appendice tornano persino i fantasmi di Bisignani, Tavaroli, Gianni Letta, Denis Verdini, eroi di altre primavere, quando ancora Berlusconi irrigava le trame del suo giallo migliore, intitolato “Questo è il Paese che amo”, purtroppo interrotto nel momento in cui arrivavano le ragazze…..”

Si, mi sto rendendo conto che …..questo è il Paese amato da Berlusconi, facciamocene una ragione!

FRANCESCO TORRISI

06 Mag 2021 in Senza categoria

6 commenti

Commenti

  • Incredibile come dalle mie stesse fonti tu riesca a estrarre ciò che non vedo! E rientrando in macchina ascoltavo un’intervista ad Adreotti: il candore in persona. E allora capisco che sono io ad essere tonto…

    • Fratello, al solito hai cannato sulla tastiera: una “o” al posro di una “a” !
      Tu sei….. “tanto”, pure troppo, forse!!!!
      Big abrazo

  • Pino Corrias è un signor giornalista. Quando becco un suo scritto lo strappo, e li strappavo anche ai tempi quando scriveva altrove (se n’è andato, di recente, sbattendo la porta dalla “Repubblica” di Molinari); lo strappo, dicevo, e lo metto da parte. che vale la pena leggerlo senza fretta. Ormai, piĂą che giornali, leggo giornalisti, di cui, mi fido.
    Ha ragione Corrias: nei momenti delicati di svolta, possibile, nelle situazioni post emergenziali, ritorna a galla l’Italia delle ombre, l’Italia Occulta ben descritta da Giuliano Turone, grande magistrato.
    Certo che il nostro è il paese dei vari Berlusconi, dei falsiliberali! Purtroppo è anche il paese dei faziosi, di destra, di sinistra, e di centro. “Il Fatto Quotidiano” si concentra ogni santo giorno a spiegare che il governo Draghi non è migliore, ma peggiore del governo Conte. Italia Oggi si preoccupa dei superbonus e dei debiti del governo italiano. La VeritĂ , ci racconta quanto è bravo Boris Johnson, e che la Lombardia è di nuovo la regione d’eccellenza sui vaccini. Libero spiega che la magistratura italiana è un nido di serpi e caldeggia il referendum della Lega e dei radicali, contro la magistratura, e attacca Davigo. Il Giornale spiega che la destra-destra, deve farsi guidare dalla destra-centro, quella dei falsomoderati, per intenderci. Il manifesto: ci avrei giurato: titola sui barconi e il dovere di ricevere i migranti, e la necessitĂ  di togliere il brevetto sui vaccini.
    Tutti che tirano acqua al proprio mulino del pensiero.Tutti tifosi. Nessuno, o quasi che se la prende con se stesso, e i suoi.

  • Marino, ta met fat cagia’ !!!
    “….Quano becco un suo scritto lo strappo….” . Poi ho capito: c’è strappo e strappo!!!!

  • Eh si’, vado con il becco, avendo un buon becco: lungo, storto e curvo (la prima curva è a destra: effetto di uno scontro con una colonna mentre scendevo le scale guardando per aria); non serve che faccio finta di sapere la lingua italiana. Non la conosco; mi arrabatto, come tanti. Non scrivo libri. Solo sciocchezze, per tirar sera.

  • Una delle malinconie della sinistra politica, di ogni latitudine è, da sempre, che le sue aspettative cozzano e franano contro la realtĂ , che si vuol piegare, trasformare, anche non vedere per quello che è, sognando la Luna in terra; oppure, aggiornando la politica ai tempi nostri; inventarsi un populismo di sinistra, per far concorrenza all’altro populismo, antimoderno, qualunquista, erede del fascismo, e dei conservatori che calano le braghe, ogni volta che i tempi sono tempestosi , e mettono a rischio privilegi e rendite.
    Il populismo di sinistra sta franando in Spagna, con “Unidad Podemos” che aveva ottenuto ampi consensi in cittĂ  importanti, ottenendo il 21%, cinque anni fa, alle elezioni nazionali. C’era molto entusiasmo e curiositĂ  e aspettative, nel capopopolo Pablo Iglesias, ora dimessosi dalla guida del partito. E, per il momento, pare abbia deciso di staccare la spina, anche, con la pratica politica.
    Un entusiasmo che aveva giĂ  messo al lavoro filosofi maschi e femmine, in Francia, pronti ad abbozzare una nuova tavola teorica. Chantal Mouffe “Per un populismo di sinistra” (Laterza, 2018). Contro la troika, l’Unione Europea, il neoliberismo, i danni della globalizzazione.
    Fa niente se poi, diventare capopopolo comporta dei vantaggi, e si acquistano ville con piscina, come è accaduto a Iglesias. Si può difendere i poveracci, ma vivere da poveracci è scomodo e poco piacevole: e la coerenza tra le parole e i fatti, non capita spesso che il collegamento ci sia; la vita vissuta è una cosa; le parole, i progetti, un’altra; i comportamenti, i desideri parlano a volte un’altra lingua.
    E così, fa tenerezza, leggere l’ostinazione del fondatore di ‘”Podemos” Miguel Urban, eurodeputato, che una sera in trattoria, lanciò l’idea di un nuovo movimento politico, insieme all’amico Pablo Iglesias. Un’idea che fu dirompente: una speranza europea: insieme a Syriza in Grecia; France Insoumise in Francia; Die Linke in Germania.
    Oggi, Urban tuona, in un’intervista sul giornale “Infolibre”, contro la decisione di Podemos di condividere il potere governativo con i socialisti del PSOE. Bisogna essere alternativi; sempre. Contro il capitalismo. Miguel Urban ha scritto un libro “Viva la Comuna!”, dedicato a quel tempo eroico della Comune di Parigi. Dice che quella esperienza è ancora palpitante nel cuore di tanti spagnoli. Bisogna ammettere, e lo dico con un filo di amarezza, che la sinistra politica non smette di essere struggente, e stupida, per certi versi. I sogni non muoiono mai; nemmeno se ci butti acqua gelida in faccia al mattino. Sono ostinati. Viva la Comuna! scrive Miguel Urban; e “la Comune” è pure un opuscolo che compare ogni anno al Primo Maggio, nelle manifestazioni dei lavoratori, a Milano. Magari ne riceve una copia anche Iglesias, che legge sorseggiando l”aperitivo, dopo un tuffo in piscina, nell’estate torrida di Madrid.

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