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FRANCESCO TORRISI

Giovedì mattina a Taranto è stato inaugurato il primo parco eolico realizzato nel mare italiano. Si chiama Beleolico ed è formato da dieci turbine. Ha una potenza complessiva di 30 megawatt ed è in grado di produrre fino a 58 mila megawattora all’anno, pari al fabbisogno annuo di energia elettrica per circa 60mila persone. Secondo le stime dell’azienda che l’ha costruito, l’impianto resterà operativo per almeno 25 anni e consentirà di risparmiare 730mila tonnellate di CO2. I lavori per la posa delle pale eoliche sono iniziati ad agosto 2021 e sono stati relativamente brevi, senza complicazioni rilevanti.

Il problema, piuttosto, è stato il percorso amministrativo necessario per ottenere tutte le autorizzazioni: da quando è stata presentata la prima proposta, nel 2008, ci sono voluti 14 anni.

Il parco eolico è stato costruito nella rada esterna del porto di Taranto, chiamata Mar Grande. Solitamente gli impianti realizzati in mare sono definiti “offshore”, in questo caso è più appropriato chiamarlo “near shore”, perché la distanza dalla costa va da 100 metri fino a due chilometri e mezzo in un’area di 131mila metri quadrati.

Il parco eolico inaugurato a Taranto è il primo di questo tipo realizzato nel mare italiano. Negli ultimi anni sono stati presentati altri 40 progetti e di questi almeno 22 hanno già fatto alle capitanerie di porto la domanda di concessione.

L’obiettivo del ministero della Transizione ecologica è ambizioso: il piano nazionale energetico (PNIEC) prevede di raggiungere entro il 2030 una capacità produttiva di 114 gigawatt da fonti rinnovabili compresi l’idroelettrico, il fotovoltaico, le centrali a biomasse e quelle geotermiche.

Al momento in Italia sono operativi impianti per 56 gigawatt di potenza complessiva. Per raggiungere gli obiettivi del piano si dovranno realizzare impianti per altri 58 gigawatt di potenza, 6,3 gigawatt all’anno per i prossimi nove anni, un ritmo significativo soprattutto se si considera che il percorso per ottenere le autorizzazioni è spesso lungo, complicato e incerto.

Il caso del parco eolico di Taranto è un chiaro esempio delle difficoltà politiche e burocratiche che devono affrontare le aziende per portare avanti progetti di questo tipo in Italia: oltre alle normali procedure, infatti, solitamente servono diversi anni di attesa per arrivare all’esito di ricorsi presentati da amministrazioni locali, aziende concorrenti o associazioni contrarie ai progetti.

L’attuale gravissima situazione in atto connessa alla Guerra di invasione e distruzione voluta dalla Russia di Putin nei confronti dell’Ucraina di Zelenski, ha evidenziato nei suoi effetti collaterali la quasi totale dipendenza, quanto a fonti di energia, del nostro Paese in particolare dalle risorsi fossili (Gas/petrolio, quindi assolutamente non rinnovabili!) acquistate ( a caro prezzo) dall’estero, dalla Russia canaglia di Zarputìn in particolare.

Ben venga quindi, a mio parere, qualche sacrificio connesso con i disagi estetico/paesaggistici connessi con la realizzazione (ovviamente programmata, progettata e realizzata al meglio) di nuovi impianti che generino energia “pulita”, da fonte rinnovabile e che ci affranchino dalla dipendenza, dalla schiavitù e conseguenti ricatti di governanti senza scrupoli di altri Paesi!

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Ndr: in corsivo estratto da https://www.ilpost.it/2022/04/21/parco-eolico-mare-taranto/

 

FRANCESCO TORRISI

22 Apr 2022 in Ambiente

23 commenti

Commenti

  • E se non si agisce questa volta d’autorità… Sì, perché c’è una bella differenza fra un giramento di pale e uno di palle. Potere di una minuscola lettera L!

  • Invece si preferisce ancora andare a contrattare con paesi diciamo non propriamente democratici. Misura temporanea in attesa di evoluzioni green? Oltretutto a me le pale eoliche piacciono. Esempio anche utile di land art piuttosto di interventi con solo funzione estetica, qualche volta. Vedasi il padiglione italiano alla biennale di Venezia in apertura oggi con l’unica presenza di Tosatti che denuncia la fine manufatturiera e il decadimento industriale italiano, mi pare di aver capito, e auspica il ritorno delle lucciole citando anche Pasolini che diceva: toglietemi la Montedison, ma lasciatemi le lucciole. Ecco, non land art, ma di spazio fisico glien’e’ dato fin troppo per un’operazione concettuale trita e ritrita. Concedetemi a questo punto una considerazione a margine sull’arte contemporanea, mi pare solo monumentale e con effetti speciali che la tecnologia offre da decenni, come le acque nere dove sul fonto buio dove brillano e ballano lucine che credo vogliano sembrare lucciole. Che poi non é vero che sono sparite. Tre anni fa, fine maggio primi giugno, la festa di saluto alle mie classi e la festa per la mia pensione. Uscendo dall’agriturismo il prato dove avevamo parcheggiato era pieno di quelle lucine danzanti, a migliaia, spettacolo stupendo. E scusate la divagazione, ma stamattina sono in vena di chiacchiere, anche per ribadire che le pale eoliche sono senza dubbio più belle dell’orredo intervento di Christo di qualche anno fa sul Sebino.

    • Sta il fatto che il Lago d’Iseo ricevette una quantità di turisti che volevano camminare sul lago; e non riuscirà ad avere per tutta la sua storia turistica, come pari numero, per decenni, la stessa fortuna. Fu in successo incredibile per il Sebino, che è turisticamente il più sfigato dei “grandi” laghi del nord d’Italia.
      Così è, che piaccia o no. A Massimo Fini, uno dei cronisti bastian contrari de “Il Fatto Quotidiano” non piacque per nulla la zona in costruzione di Portanuova, piazza Gae Aulenti di Milano. Scrisse che snaturava Milano. Sta il fatto che piace parecchio, ed è diventata meta turistica frequente. È un pezzo di Berlino a Milano, che avendo un gran bel cinema vicino, frequento spesso. Le nostre opinioni sono solo opinioni. Valgono? O sono imbecilli tutti gli altri oppure abbiamo torto. Non ho camminato sul Sebino, perché è un lago che mi ha stancato, che conosco bene, e m’importa ora solo per la tinca di Clusane. Invece la parte nuova del quartiere Isola di Milano è bella. Milano è una gran bella città. Scopro sempre cose nuove. Come il chiostro della Facoltà di Teologia, che tra poco sarà pieno di rose.

    • Ci son lucciole e Lucciole, sempre questione di L… E devo dire che di escursioni notturne giovanili alla ricerca di entrambi i tipi ho una tenera nostalgia.
      Ma tornando all’energia la coniugazione eolico- chimico (legami chimici come immagazzinatori) è una figata pazzesca!

    • Mi inserisco qui dopo il mio accenno in un commento pecedente. Certo non c’entra un cazzo, e meriterebbe un post dedicato, ma ormai Cremascolta si sta esaurendo, e mi spiace molto. Diciamolo un tentativo fuori tema, ma chissà che qualche artista voglia dire la sua. Io dico solo che non si capisce più niente tra logiche di mercato che sono le logiche di tutto il mondo economico fatto di re Mida, vedi Cattelan e la sua banana, capaci solo di far soldi, e sappiamo bene com’è finito il mitico re, così che la confusione planetaria ha ormai coinvolto titto il mondo sensibile che sempre più sembra un’astrazione contro il concreto fatto di disparità economiche e sociali con conseguenze imprevedibili con mondi che hanno perso il reale come riferimento. Scusate lo sfogo, ma io non ci capisco più un cazzo. E non c’entra niente il fatto che da pensionato abbia ricominciato a ripitturicchiare. https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&url=https://www.iltempo.it/attualita/2022/04/25/news/biennale-di-venezia-delusione-padiglione-italia-brutto-e-costoso-due-milioni-di-euro-gian-maria-tosatti-31341162/amp/&ved=2ahUKEwjIz_na4a_3AhWFQ_EDHTTVCGkQFnoECBUQAQ&usg=AOvVaw0jwreFZSOdeopU2qyZM03A

  • E il sistema mi toglie il “rispondi” a Marino e così sembra che risponda a Adriano!
    E allora prima Adriano e la sua …..”figata” (ehm!). Si la combinazione “mulini a vento” (con le sue connessioni poetico/letterarie) “chimica” atta a immagazzinare il prodotto della “macinazione” è un gran bel segno di speranza nella creatività intelligente di questo bistrattato genere umano!
    E poi Marino, che tramite l’assist di Ivano (artista militante!) dal tema della sostenibilità ecologica passa disinvoltamente al profluvio di plastiche (quelle invece inquinanti e proprio non rinnovabili) cifra caratterizzante le invenzioni di Christo che, dopo aver “impacchettato” il mondo intero (Arco di Trionfo di Parigi compreso), ha vellicato la vanagloria dei gitanti domenicali lombardi, illudendoli di riproporre (Cristo!) la camminata sulle acque del Sebino!
    Leggo in rete che “Floating Piers” ( al tempo mi espressi in modo fortemente contrario rispetto alla realizzazione dell’opera), la struttura sia stata completamente smantellata e i suoi materiali siano stati distribuiti in tutta Europa per essere riciclati o smaltiti.
    Speriamo sia andata davvero così e, cmq, sic transit ……….

    • Non difendo Christo. Non ho camminato sulle acque. Conosco il lago d’Iseo e non era mai capitato da quelle parti un afflusso così intenso di turisti anche dall’estero. Per un lago che non ha il nome internazionale del Lago di Como e del Garda è stato un successo indubbio. Ho fatto a piedi più volte intorno a Montisola, ma l’incuria bresciana del territorio, e bergamasca, che hanno abbruttito nel tempo il lago, è realtà. Dell’arte contemporanea se ne dicono di tutti i colori. Non sono un’esperto. Preferisco il vecchio monumento di Cesare Beccaria nella piazza che porta il suo nome a Milano. La piazza dell’illuminismo lombardo che si batte’ contro la pena di morte. E ci sono bellissime pitture sui muri di Milano sparse ovunque.

    • Sulla scarsità di commenti a questo blog, ho detto più volte quelli che ritengo i motivi. Crema, come tutti i paesoni vive di parrocchie: quella della Curia; quella dei Nonn sei di Crema, di Bagnolo, di Sergnano, di Guastalla se…”; quelli del partitino terzomondista anticapitalista; quelli che hanno un nome importante che pesa nel paesone. Un mio breve accenno a uno scritto di Anna Politkovskaja ha ricevuto su due profili Facebook oltre 80 “mi piace”, una decina di condivisioni. Anche critiche, certo. L’importante è uscire dalla pozza locale. Del resto, l’unica faccenda degna di nota a Crema è il quartiere Portanova, progettato da un architetto non cremasco, ma fiorentino se non sbaglio. Non è un caso.

  • Non so se l’esperimento Portanova ha funzionato. Se l’obiettivo era decentrare la marmaglia del centro storico direi che non è riuscito, anche se a me quel vuoto quasi metafisico piace. Bere un bianco in tranquillità senza invadenti vicini di tavolo non è male. Frequento i due locali aperti, ma il resto è una desolazione. Negozi mai affittati e molti appartamenti vuoti. Oltretutto la piazza, previo permesso padronale, essendo spazio privato, si presterebbe a qualche evento perché si sa che la gente non la smuovi dal centro, e neppure tutto. Per certi versi hai ragione tu quando dici che a Crema si é fatto poco per valorizzarla ed é rimasta il paesotto di un tempo. Certo, qualche evento raccoglie, come la mostra della donazione Stramezzi al Museo che ha visto una lunga presentazione, assessora alla cultura commossa, con, diciamo, molta gente, ma lo spazio é quello che é ed é subito pieno. Poi, presenzialisti a parte, sempre quelli, non so quanti altri la vedranno. Ma non sto a dire se i cremaschi sono curiosi e interessati o meno. Si sa, le élite culturali sono sempre una minoranza. E questo mi permette di agganciarmi di nuovo al tema dei pochi commenti su questo blog, dove secondo me ci gioca il fatto che in una piccola città ci si conosce un po’ tutti e metterci la faccia può essere difficile. Allo stesso tempo non vedo neppure commenti forestieri che smentirebbero il detto che Nemo profeta in patria. Invece se paragono questo blog ad altri social, non so se lo riscontri anche tu, io noto che il detto che ho citato vale eccome. Io su Instagram i like che raccolgo vengono
    per lo più da fuori, e mi pare che a Crema, e qui il provincialismo é palese, tutto funzioni in questo modo: se non mi segui prima tu io non ti seguo. Campanilismo da contrada, come di tu. In verità potrebbe anche essere che i miei lavori e le mie foto non interessino, ma ho il sospetto di un po’ di grettezza paesana si possa interpretare. Poi negli anni di ragioni ne abbiamo analizzate altre, pudore, soggezione culturale e stilistica rispetto ad alcune firme, competizioni, polemiche, aggressività…

    • In tutti i casi i like impegnano meno che pensare e scrivere.

    • Correggo: “confermerebbero il detto nemo è profeta in patria”. Signor Macalli, rilegga prima di inviare.

  • Mi fa piacere, Ivano, che dici quello che scrivo da tempo sul nostro paesone. Hai ragione sulla collezione Stramezzi. Mi capitò di vedere anni fa, nel salotto di Marina Stramezzi alcuni bellissimi quadri, preziosi, citati anche in uno studio medioevale edito dalla Normale di Pisa, di Adriano Prosperi. Portanova è una soluzione architettonica che a Milano, Bergamo sarebbe stata apprezzata e vissuta e riempita di negozi, nonostante la crisi di questi ultimi anni, anche per la pandemia. Crema è una piccola realtà, molto piccola, e si è abituata a stare chiusa nelle sue parrocchie. Vive di sponda, aspettando che situazioni esterne la determino. Come ho sempre detto, non è una città, una realtà urbana, ma tentativi di essere cose, con perdite più che acquisti.

    • Si, Crema è emblematica della “provincia” Italiana, con un delizioso centro storico ed una pessima periferia, sviulppatasi a casaccio con, per lo più, indegna urbanistica, salvo l’esempio da voi citato che, proprio per l’abitudine al brutto che lo circonda, non attecchisce, intimidisce, abbisogna di tempi lunghi per superare la diffidenza degli …..”indigeni”!.
      Peraltro i pregi della piccola “provincia”: tranquillità, piccoli spazi e distanze facilmente percorribili a piedi o in bici, non sono affatto apprezzati perchè la Città e sporca, per nulla presidiata da polizia urbana e no, a far rispettare le regole del viver comune civile, accanto a una persistente, pervicace assenza di un piano di percorribilità cilabile specie nel centro, storico e no, degno di questo nome.
      Di particolare nota poi l’assurda inesistenza di un decente collegamento ferroviario con i molti, importanti,centri urbani circonvicini dei quali Crema è praticamente al baricentro, Milano, Brescia, Bergamo, Cremona, Piacenza, Lodi in primis.
      Sui temi “ciclabili”, “Ferrovia” proprio qui su CremAscolta ci eravamo battutti, ma chi di dovere ci ha ascoltato poco!
      Oltre a ciò, noi (voi, per me da quasi 40 anni, ritirato in campagna!) della “repubblica del tortello”, siamo riusciti nella nobile impresa di farci scippare da sotto i piedi il Tribunale e l’Università e, vediamo come butta con il ….. “potenziamento della “Sanità territoriale “Regionale. Che, se il buon giorno si vede dal mattino…….
      Come dire? Nessun dorma?!?

  • La Repubblica del tortello dolce. Hai ragione, Francesco. Ma gli abitanti sono di solito permalosi, e non amano le critiche, che siamo in Padania, dove i Comuni di Trescore Cremasco e Casaletto Vaprio sono divisi da una strada larga meno di dieci metri. La campagna di chi è nato in campagna è differente da quelli come te che sono andati ad abitarci. Ricordo un “pezzo” giornalistico su un quotidiano francese che segnalava l’incomprensione degli “urbani” che vivevano nei villaggi francesi e e gli agricoltori del posto. L’idea “urbana” della campagna è romantica. I paesani, la domenica vanno ancora oggi “a fare il giretto” nei negozi delle città piccoline o grandi.

    • Mi viene in mente il film di Diritti “Il vento fa il suo giro” e dell’impossibilità di integrazione da parte di foresti, più civili di loro, in una comunità occitana nelle vallate del Piemonte, la loro grettezza e chiusura.

  • Il film che tu citi, hai ragione, è un bel film; è
    stato molto apprezzato da chi ha inventato l’ecologia, gente urbana che vede la campagna, la montagna senza esserci cresciuti. È gente scolarizzata, che ha fatto l’università, gli autori di film come “Il vento fa il suo giro”, che vede le montagne scabre, dure del Piemonte come un modo, altro, per trovare se stessi. Anche Marco Revelli ha acquistato un borgo di montagna partigiana per farne un luogo di nuova vita della montagna. Ci vanno vari movimenti comunisti piemontesi, i partitini che litigano fra di loro, a fare pic nic. A Paralup. Suo padre, Nuto, scrisse “Il mondo dei vinti” che era un’indagine sui contadini dell’alta Langa. Tante belle cose, scritte da chi viveva, gran parte del suo tempo a Torino, e in vacanza andava, anche per un mese in montagna a rifarsi l’aria. Nuto Revelli andava a Barolo, in un bellissimo castello-albergo dove non mangiavo perché costava un botto. Ho dormito li’ due notti. E mangiavo altrove, anche panini. Bisogna viverci in Val Maira, in Valle Stura, tutto l’anno, con il bagaglio di chi è nato lì, per poi sapere cosa vuol dire. Prendere l’autobus, magari, alle cinque del mattino tutti i giorni per andare in pianura per studiare al liceo, magari, che sarebbe già una conquista rara. Marco Revelli, ha studiato al liceo a Torino, senza alcun problema, e da tempo pontifica da Torino, non dalla Val Maira, sui disastri del mondo capitalistico. La sinistra della sinistra ha una sua narrazione suggestiva, ma in fabbrica a far l’operaio non ci va; a fare il bergamino nelle stalle non ci va; ma si commuove su chi fa quei mestieri.

  • Sì, indubbiamente. É l’altra faccia della medaglia. Mi vengono in mente i vip, attori e cantanti con tenute modaiole nel Chianti a produrre vino e olio, che fanno raccogliere e spremere da altri, facendo finta di fare i contadini, senza sperimentare che la terra é bassa. Le viti e gli ulivi meno, se proprio vogliono dare una mano. Anche se i tempi sono cambiati e i contadini faticano meno, ma di bucolico comunque poco nonostante la visione edulcorata che trasmettono alcune trasmissioni domenicali prandiali che vogliono farci credere che il ritorno alla vita in un maso del Trentino é bello anche nei tre mesi di isolamento innevato tra animali da mungere all’alba e formaggi da far stagionare, per i turisti della primavera a cui rifilano magari prodotti da caseificio industriale.

    • Quanto a me (e tra l’altro non sono nemmeno un “vip”!) l’orto, il giardino e le piante me le curo io, niente di modaiolo ve l’assicuro!
      La voglia, mia e di mia moglie, quasi 40anni fa è stata quella di lasciare un condominio al 3^ piano con ascensore in città, per poter sentire sotto i piedi l’erba uscendo dalla cucina di casa.

  • Dai Francesco, non fare il modesto che un po’ lo sei 😊

  • A proposito di condizioni abitative nelle grandi megalopoli cinesi, anche 26 milioni di residenti, un delirio, pare si possa vivere senza mai toccare il suolo, vedi l’erbetta che calpesta Francesco uscendo dalla sua cucina. Pare, anche senza pare, che in quegli enormi grattacieli collegati tra di loro, tutto sia a portata di mano, dal supermercato all’ospedale, dall’asilo o scuola al giardinetto pubblico, dalla piscina all’ufficio postale, così che un residente tra un piano e l’altro, tra una scala mobile e un sovrappasso trovi tutto quello che gli serve e per mesi potrebbe non calpestare mai la terra e l’erba. Il sole lo vedono dalla finestra o nei solarium. Insomma tutto a portata di mano senza muovere un passo o quasi. Non é una condizione terribile? D’altronde se ogni famiglia avesse a disposizione la villetta unifamiliare con giardinetto, mi immaginate quale consumo di suolo ci sarebbe? Non vorrei mai vivere una condizione simile. Comunque da noi il pericolo non c’è , fortunatamente.

  • Ivano, alla luce di quanto qui sopra, arrossisco perfino al ripensare che noi, io e mia moglie, siamo scappati da Crema, condomonio, terzo piano con ascensore!

    • 🤗 Avete fatto benissimo.

  • Chi va a vivere in campagna fa benissimo. Non è per me, anche perché sono nato tra gente di campagna e con i campi vicini, e il mondo paesano in casa. Non ci so stare a lungo in campagna, se non in vacanza, o in gita. Da provinciale al 100%, ho imparato ad amare le grandi città. Ci sono voluti anni perche’ questo accadesse. Di solito, invecchiando, aumentano quelli a cui basta una passeggiata in luoghi placidi, lontani dalla nevrosi del mondo. A me è successo il contrario. La penso come Woody Allen, in campagna, non coltivando l’orto, la noia mi affogherebbe. M’interessano i cinema, i teatri, dove la vita delle persone pulsa, dove i giovani passano serata nei tanti baretti sparsi, che ci sono a Bologna, Roma, Milano, Parigi. Anche solo passeggiare in una vera città è per me un piacere. Come diceva Eugenio Montale, a Milano puoi camminare senza che i soliti smorfiosi hanno bisogno di salutarti passandoti di fianco, o far finta di non conoscerti. A Milano, Roma sei felicemente uno sconosciuto tra la gente. E questo lo trovo rilassante.

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