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ADRIANO TANGO

Noi come le api?

NEUROSCIENCE

“Hyperscans” Show How Brains Sync as People Interact

 

L’analisi dell’attività cerebrale di persone impegnate in un’interazione sociale ha rilevato i segnali di una sincronizzazione dei loro cervelli. La scoperta è stata ottenuta attraverso una nuova metodologia di imaging cerebrale, denominata “iperscanning”, che coinvolge più soggetti contemporaneamente.

Non so che effetto vi faccia, son sicuro per la maggior parte repulsione, lo spettro della perdita di individualità, ma per me esultanza: dopo la fase di planetizzazione dei collegamenti stiamo arrivando alla sincronizzazione degli individui! Il vecchio Teilhard de Chardin  aveva previsto tutto, e, per quanto mi riguarda, brutte notizie solo per gli psichiatri, saranno oggetti da antiquariato sociale, nessuno avrà più bisogno di loro. Non è giusto? È così, così sarà: l’Umanità uscirà dalla sua adolescenza, se ce la caveremo.

Un pezzo breve? E che bisogno c’è di aggiungere altro? Potrei aggiungere molto d’atro, ad esempio che le lupe di un branco sincronizzano la montata lattea per il bene comune dei lupetti, e tanti altri esempi virtuosi, ma ho il sospetto che respingerete la filosofia di questo post in blocco, che mi considererete un provocatore. Ma forse ci penserete per un attimo, forse qualcuno dirà, ma infondo, e a qualcun altro resterà un minimo di dubbio.

Soprattutto perché, da individualista irreparabile, vado al mare a cercar solitudine nelle ore dell’alba e del tramonto, lontano da quegli alveari che sono le spiagge nell’ora del pieno sole… Beh, nessuno è perfetto, tantomeno io.

 

 

ADRIANO TANGO

25 Giu 2019 in Senza categoria

12 commenti

Commenti

  • Mi piacerebbe, Adriano, che ci si indirizzasse verso una maggiore interazione sociale, ma temo che non sia questa la direzione verso cui ci stiamo incamminando.
    Certo il web ha incrementato a dismisura le nostre “relazioni sociali”, ma di che natura sono queste relazioni?
    Credo che la nostra “comunione” virtuale sia ben altro rispetto allo stadio di socializzazione previsto da Teilhard de Chardin.

    • Se non credessimo che c’è un punto di arrivo ideale ed auspicabile non varrebbe la pena di darci tanto da fare. Certo, ci sono i periodi di stagna e gli scossoni, ma il punto d’arrivo è lì. Come sempre dico a chi mi vuole ascoltare: “questo non è un parco giochi, la vita val la pena di viverla per lasciare qualcosa nel pensero collettivo, non certo per godersela!” E non sono un masochista, solo un uomo cosciente dei propri doveri congniti.

    • Oh! … finalmente un discorso concreto. Stai diventando un saggio, fratellone. O, forse, lo sei sempre stato. Credo anch’io che l’eclisse della civilta’ non sia la fine della stessa. E’ solo un’eclisse. Quanto alla cosiddetta “interazione sociale”, credo che quella non sia mai morta a livello di realta’ ridotte mentre non esista affatto su scala planetaria. Io stessa, nel mio piccolo, mi trovo al centro di una rete sociale piuttosto solida, al mantenimento della quale contribuisco attivamente nel limite delle mie possibilita’. Ovvio che questo “alveare” e’ ben diverso da cio’ che usualmente ricade sotto la denominazione “il sociale”, che e’ invece qualcosa di piu’ simile a un partito politico comprensivo di una sua ideologia e di una sua struttura ben definita. Un conto e’ fare rete con persone legate fra loro da vincoli affettivi ed elettivi, altra storia e’ offrire qualcosa a uno sconosciuto. Bel gesto, niente da dire, ma finisce li’.

  • Osmosi di corresponsabilità.

    • Mi piace!

  • Per Rita (il sistema non consente la replica su replica), ma anche per tutti.
    Credo nei Cinesi, credo nelle api, ma credo anche nella libertà. Tre idee discordanti molto confuse?
    No: credo nell’integrazione, e dal gruppo, che non è necessariamente basato su un’idea, si può gradualmente ampliare la rete. Le api?, i lupi? Le api sono un unico organismo, collettivo e coordinato, come le formiche etc. I lombrichi, d’altra parte, sono un organismo unico fisicamente, una clone, non una somma di individui, ma molto autonomi nel comportamento. I lupi sono interconnessi, ma capaci di riprendersi la propria autonomia in ogni momento. Il “lupo solitario” è un modello classico. Se è vero che nel gruppo i maschi subalterni sopprimono la propria virilità e sono subordinati alla coppia dominante, è stato dimostrato che non perdono nulla della propria capacità, al cambiar delle condizioni, anche per una scappatella estemporanea fuori dal gruppo. Idem per le femmine subalterne che hanno la montata lattea in sincronia con la dominante partoriente.
    E noi? Ci stiamo provando, se non faremo la fine dei topi del pifferaio magico. Brutto? No.
    Da quando esiste l’informatica ho sempre fatto il paragone con le postazioni individuali, p.c. da lavoro, coordinate da un server centrale. Nessuna postazione ha perso la propria capacità di calcolo e memoria, semplicemente insieme funzionano meglio e sono più felici, ma nulla esclude che un lavoratore nel fine settimana si porti a casa la sua unità: sarà altrettanto felice del diversivo. La strada è lunga, ma mi piace!

    • L’alveare, ovviamente, e’ un piccolo mondo organizzato dove tutti lavorano alla stessa opera. Diversamente sarebbe una mostruosita’, allo stesso mondo del mondo globale e multiculturale (si fa per dire poiche’ ogni cultura in esso e’ disintegrata). L’esempio dei Cinesi, pertanto, puo’ andare.

      In un mondo organizzato ognuno gioca la sua partita ben contento di giocarla. E’ invece difficile trovare il proprio spazio quando non si sa dove andare. Il nostro, infatti, e’ un mondo di sofferenza.

  • Bei tempi quando il mondo era piccolo, l’Europa era piccola, l’italia era piccola, la città era piccola, il paese era piccolo, c’era la cascina.Tutto era armonia, era un mondo felice, altro che alveare.

  • Il sogno europeo ha già seminato il mondo.

    • Gia’ Graziano, e non ha funzionato.

  • Ma voi ci pensate cosa diceva la gente della politica ai tempi di Pericle? Difficile guardar le cose dal loro interno, anche perché all’esordio di uno schema nuovo particolari insignificanti sbagliati compromettono il risultato (medicina docet). Non ho qui parlato di politica, ma di assetti tendenziali evolutivi della specie umana, salvo disastro e … flop! Se una soluzione come struttura sociale vale prima o poi si ripresenterà, e le condizioni saranno forse più idonee. Potevano forse sapere i Greci che la democrazia si sarebbe attuata completamente fra i Vichinghi nei paesi scandinavi? Cosa mancava come catalizzatore? Una natura ostile. O scusa Rita, prevengo l’obiezione: la cultura greca viene dall’area subartica… ma è la stessa cosa in termini evolutivi. Ora che siamo in semidemocrazia, anzi, in fase calante democratica, possiamo guardare a un’ipotesi di ipersocializzazione. Sono stato chiaro, si capisce? Perché io cerco di fami capire, non di essere criptico, ma vale anche sempre la risposta di Paul Dirac, a chi non lo capiva. Quale? Storia troppo lunga, la spiegherò a richiesta.

    • Sono convinta anch’io che la “struttura giusta” si ripresentera’. Dopotutto e’ quella umana, mentre l’attuale costruita in laboratorio (in gergo si chiama infatti “ingegneria sociale” ) e’ del tutto artificiale. Passera’, speriamo presto.

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