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IVANO MACALLI

Diritti

Altro tema in agenda politica: il suicidio assistito. Orbene, le ragioni dei favorevoli sono note, come lo sono anche quella dei contrari, solo che sono più divertenti. Alcuni cattolici, gli immaturi, dicono: la vita è un dono. Prima obiezione, dal momento che la vita è data a tutti i viventi, anche non credenti, se è un dono perchè non posso farne quello che voglio? Devo render conto di un regalo ricevuto? Che regalo è? I cinesi dicono che una cosa non è mai veramente tua finchè non l’hai regalata. A quel punto verrebbe da dire che il regalo è in parte di chi dona e in parte di chi riceve. Difatti è un modo di dire del c***o. Seconda obiezione: oltretutto il dono lo si può riciclare, la vita no. Quindi di chi è allora? E scusate questo inizio un po’ scherzoso, su un tema che tocca molte sensibilità (i favorevoli) e molte insensibilità (i contrari), ma io credo che rispetto a questo argomento non ci sia speculazione intellettuale che tenga. In verità il signor Cadè ci potrebbe anche provare, con le sue dotte argomentazioni che comunque non andrebbero oltre i condizionamenti culturali di cui, purtroppo, siamo tutti vittime inconsapevoli. Quasi tutti veramente, perchè alcuni di noi resistono a tutte quelle imposizioni che non sono altro che invenzioni degli uomini, quindi fallaci. Terza obiezione ai contrari:il suicidio assistito sarebbe un diritto civile e come tale soggetto al libero arbitrio, come tutti i diritti. Non sarebbe un obbligo per nessuno, come non lo sono altri diritti. Una legge che lo consentisse sarebbe solo un’opportunità che non dev’essere certamente condizionata da una morale che implicherebbe solo un incontro con la propria coscienza e non con perbenismi bacchettoni, sempre ipocriti, tipo obiezione di coscienza. Ripeto, i medici contrari all’aborto poi praticavano in cliniche private e il divorzio ha fatto comodo a tanti sedicenti cattolici. A Cesare quel che è di Cesare quindi, e lo siamo tutti, non a Dio che non esiste per tutti.

IVANO MACALLI

07 Ott 2019 in Religione

64 commenti

Commenti

  • Signor Macalli, penso che La deluderò. E forse deluderò molti altri.
    Primo. Io credo che “la vita è un dono” sia solo una formula retorica. Chi ci crede può dire che il donante è Dio. Ma il ricevente chi è? Il dono (la vita) e il ricevente (il vivente) non sono la stessa cosa? Non c’è nessuno separato dalla vita che riceve la vita e non c’è nessuno dunque che la possiede. E se anche Dio fosse un mago che estrae dal nulla del suo cilindro degli esseri viventi, questi, conigli o uomini, non potrebbero dire di aver ricevuto un dono, ma solo di essere prodotto di una magia non richiesta e forse sgradita. La vita ‘si è’, non ‘si ha’. A meno di non immaginare che vi sia un ‘io’ incorporeo, in qualche astratta regione dell’essere, che preesiste alla vita, e che ‘Dio’ gli doni un corpo come si dona la bicicletta a un bambino. E questo è contrario alla dottrina ufficiale. Inoltre si dovrebbe dire che la vita coincide con il corpo e che è un semplice accessorio dell’anima o dello ‘spirito’. Così, però, si deduce che l’anima in sé non ha vita. E si ammette anche che l’anima possa disfarsi del ‘dono’ ricevuto quando se ne è stancata, come si portano alla discarica certi vecchi regali venuti a noia. In questo modo l’anima tornerebbe a una condizione di ‘non vita’. Questo contraddice tuttavia l’idea dell’anima che sopravvive al corpo. Quindi, chi crede all’immortalità dell’anima, deve riconoscere che la ‘vita’ non coincide con le funzioni biologiche e che, chi anche si uccide, non si priva in realtà del dono della vita ma che continua a goderne in altra forma. Se invece corpo e psiche sono indivisibili, con la morte del primo muore anche l’altra. Preciso che per me queste sono speculazioni senza senso, che mostrano solo l’incoerenza di certe idee ‘religiose’. Quindi, “la vita è un dono” è una suggestione poetica, ed esprime la natura non intenzionale del vivere, ma non credo la si possa applicare logicamente ai problemi concreti.
    Secondo. Anche se la vita è un mistero inesplicabile, il dolore è una realtà che tutti ben conosciamo. E in certe circostanze eccezionalmente dolorose e senza sbocco togliere la vita a qualcuno è per me un atto di pietà. Cito sempre quei boia che, per evitare ai condannati al rogo la tortura delle fiamme, li strangolavano prima di accendere la pira. Era un omicidio quello? Era ‘un’offesa a Dio’? Uccidere quel disgraziato era per me una forma di compassione, di rispetto della vita e della dignità della persona.
    Terzo. Definire delle leggi che regolino queste circostanze eccezionalmente dolorose e senza sbocco mi pare un compito di difficoltà estrema e che inevitabilmente potrebbe legittimare abusi e aberrazioni. Personalmente, per esempio, trovo aberrante che si lasci morire di fame e di sete qualcuno perché non si ha il coraggio di offrirgli una morte più rapida e dignitosa. Ma ricordo che c’è anche chi è contrario a cure palliative alla sofferenza, perché ‘offuscano la coscienza’ e impediscono di vivere l’esperienza ‘purificante’ del dolore. E io temo che in molti comportamenti cosiddetti ‘religiosi’ si celino forme di sado-masochismo.
    Infine, il nostro è il tempo dell’ipocrisia. Quindi, si continueranno a sganciare tranquillamente bombe sulla gente, ma a indignarsi se si parla di eutanasia.

  • Signor Cadè, sapevo di poter contare su di Lei. Grazie

  • Pensi signor Cadè che alcuni cattolici integralisti pensano ancora che negli Hospice si pratichi l’eutanasia (altro tema), accorciando la vita del malato, tema di cui comunque si dovrà cominciare a trattare. Ho letto l’intervista ai genitori di due ragazzi affetti da una terribile malattia degenerativa. La volontà dei ragazzi è che qualora smettessero di respirare autonomamente è che venga immediatamente praticata loro l’eutanasia. I genitori si dichiarano d’accordo.

    • E’ un fatto che la dispnea è sofferenza, e che gli stessi farmaci che alleviano tale sofferenza, quando di riserva respiratoria non ce n’è più, deprimono il respiro.esempio lampante di necessità virtù, rientriamo nel campo di Livio della garrota per il condannato alla moorte per ustione (sconto di pena per gli Ebrei che si convertivano in extremis).

  • Io porrei la domanda sulla liceità in altro modo: la cessazione della vita è atto individuale?
    Perché esistono un’etica e delle leggi, laiche o religiose contro il suicidio: l’etica, fenomeno collettivo plastico, evolutivo e utilitaristico, non ha mai realmente mutato in passato la propria posizione. Di conseguenza le leggi si sono adeguate. Perché? Semplicemente perché le pulsioni suicide sono così comuni in certi momenti della vita, anche giovanile, anzi di più, da richiedere una prima barriera dissuasiva nel superio, o senso comune o nella religione e legge. Un senso di inadeguatezza alla vita, di frustrazione, può impadronirsi di chiunque, in assenza di motivazioni serie, ed essere passeggero come uno scroscio di pioggia d’estate, tanto da lasciare incredulo a distanza di tempo chi lo ha sperimentato. Quindi la decisione è opportuno sia collegiale. Intendiamoci, un senso di infelicità assoluta e permanente non è che sia meno grave di una tetraparesi, e per questo vi è stato il caso, non mi chiedete in quale paese nord europeo, di autorizzazione al suicidio, ma sempre con una decisione collettiva, in cui un organo esprime simbolicamente l’assenso dell’intera umanità.

    E allora si può dire: ma sono fatti miei o dell’umanità? Qui bisogna studiar bene il concetto di individuo. Ognuno, anche l’essere più solitario, ha dei legami, magari dimenticati.
    Quel che io penso poi dell’illusorietà dell’individualità assoluta, influenzato forse da certe posizioni sull’inconscio collettivo, ma non credo, non conta, basta già il legame tangibile fra tutti gli individui che fa sì che la collana si possa sgranare se si sfila una sola perla (esagerato forse), per cui la soppressione di una singola vita non può prescindere dalla corresponsabilità allargata. A questo punto si tratterà di stabilire dei parametri di storicizzazione del giudizio in base al quale la collettività trova elementi sufficienti, e non dei contrari insuperabili, al suo assenso.
    In altre parole si tratta di un processo a tutti gli effetti, in cui le motivazioni di giudizio hanno variazioni epocali tali da richiedere aggiornamenti legislativi, come nel momento attuale in cui, superato il dogma del veto assoluto, c’è necessità di rimettere dei paletti.

  • La vita è un dono…
    Sii dono.

    • La vita è un dono che nessuno ha chiesto, esistono anche regali non graditi che è giusto restituire.

  • Adriano, mi pare che non si possa parlare di ‘cessazione della vita’ né come atto individuale né come atto collettivo. La vita cessa per legge di natura. Semmai si può parlare di una ‘interruzione volontaria’ della vita. È etico uccidere? Dipende. Vi è una morale legalistica e vi è un sentimento popolare, legato a valori tradizionali. E forse vi è anche un’etica innata, legata all’empatia con i propri simili. Dire che è un “fenomeno utilitaristico” è per me profondamente sbagliato. È una riflessione sul senso e sul valore del mio essere nella sua relazione con l’universo, con gli altri esseri. È la ricerca di una strada ‘giusta’. Perciò l’etica si mescola fatalmente con la religione, con l’ontologia, con la cosmogonia. E quando prendiamo una decisione morale, che lo sappiamo o no, tutte queste dimensioni interagiscono in noi per darle una forma. L’etica non ha nulla a che vedere con l’utilità. Legare i due concetti crea solo paradossi e mostruosità. In questo momento storico, ‘utile’ sarebbe eliminare sei miliardi di persone. Utile sarebbe anche eliminare i malati, gli imperfetti, i vecchi, gli improduttivi.
    E così finiremmo per chiederci se interrompere la vita di qualcuno è ‘utile’.

    • Liivio manca il senso di proporzione in quel che dici sull’utile. L’etica cambia con i tempi secondo la pressione ambientale. la giustizia è garante del fatto che l’etica sia amministrata imparzialmente. Purtroppo sull’etica tocchi un mio scoglio.

  • Adriano, un uomo di scienza come te che si chiede se possa esistere un’individualità? Il contrario sarebbe un concetto metafisico, non credi. Addirittura parli di affetti dimenticati. In verità credo anch’io che la mia scomparsa, ad esempio, per alcune persone, potrebbe rappresentare un cambiamento importante, come è stata la mia presenza in vita. Mi chiedo: senza di me, non voglio naturalmente personalizzare, vale per chiunque, la vita delle persone che ho incontrato sarebbe stata la stessa? Certamente no, sarebbe stata altra, come la mia senza le persone che mi sono state intorno. Quindi è ovvio pensare che sia proprio questa individualità, ad aver inciso, condizionato, formato anche esperienze e sensibilità di altri, e proprio per questo io attribuirei all’individualità quella referenzialità che ci rende assolutamente unici. Possiamo far parte di una famiglia, un gruppo, una società e possiamo aver lasciato un segno, ma alla fine è solo questo segno che conta ed egoisticamente mi verrebbe da dire che il mio contributo alla costruzione è stato più che sufficiente, da interrompere nel momento in cui, fossero malattia del corpo o dell’anima, non sia più in grado di offrire ulteriori apporti. Certo, la scomparsa di un padre o una madre per un bambino sono traumatici, come magari il suicidio della persona che si ama, ma qui non si sta parlando di suicidio tout court, ma di un suicidio come allontanamento della propria sofferenza ormai insopportabile ed è sacrosanto che appunto l’individualità abbia l’ultima parola. Chi rimane dopo di noi se la caverà sempre. Direi quindi che già è difficile gestire la propria individualità e non mi sembra il caso di gravarla troppo anche di quella degli altri.Gli altri, se non pirla, capiscono e lasciano andare.

    • Se un mio caro decidesse gradirei parlarne. Poi potrei essere d’accordo. Mio padre, anni 80, accconsentì all’eutanasia clandestina di mio nonno, e ne sono fiero. Solo ora capisco tante frasi bidsbigliate, o l’incoraggiamento di mio padre a dare l’ultimo bacio al nonno, ora che sono depositario di tanti segreti di famiglia. Ma per i medici molto è cambiato. arrivato a Crema mi trovo ventisettenne con sola esperienza ortopedica a dover gestire di notte anche uno straccio di Rianimazione (più una scritta che una realtà) e queste decisoni erano, al limite deglii eventi, proprio diiscrezionali. Certo, un pezzo della nostra storia è comune con qualcun altro e in un mondo di gente matura si può anche discutere cosa fare della nostra pelle, quando le cose si mettono male. Pensa che una volta si celava la reale gravità dello stato! Non era specularmente più colpevole?

  • Naturalmente il signor Cadè, estremo come sempre, è già passato all’eutanasia, che è cosa ben diversa dal suicidio assistito.

    • Signor Macalli, porgiamo a Socrate la cicuta e lui la beve. Questo è suicidio assistito. Però poniamo che Socrate non ce la fa da solo, quindi gliela facciamo bere noi. Questa è eutanasia. Non vedo una gran differenza. Sempre che Socrate sia d’accordo.

  • Vorrei rispondere alle belle parole del signor Calzi dicendo che anche la morte è un dono. La morte è parte integrante della vita quanto la nascita.

    • Bravo!

  • Non é vero signor Cafe, il suicidio assistito é un atto richiesto da un individuo senziente o che prima ha espresso la sua volontà. L’eutanasia può essere praticata su individui inconsapevoli.

  • Infatti ho scritto: “sempre che Socrate sia d’accordo”.

    • Ovviamente c’è il problema del consenso. Se uno non ha lasciato alcuna indicazione che si fa? Si dovrebbe ricorrere a un ‘consenso presunto’, cioè presumere che nessuno vorrebbe essere tenuto in vita in determinate condizioni. Ma è un terreno scivoloso…

  • Basterebbe che il Testamento biologico fosse operativo, invece che una legge ancora metà. Io potrei anche depositarlo presso i Comuni, dove neppure esiste un registro,o presso un notaio, ma senza collegamenti in rete non servirebbe a nulla. Se mi sentissi male o avessi un incidente anche a pochi chilometri e fossi solo, correrei il rischio di finire nelle mani di medici bacchettoni che agirebbero secondo il loro codice morale, che non è certamente il giuramento di Ippocrate. Chissà che qualche lettore di Cremascolta possa raccontare la sua esperienza diretta.

    • Ecco un caso in cui lo spiritismo potrebbe tornar utile…

  • In che modo? Se un corpo fosse già spirito il problema non si porrebbe, altrimenti signor Cadè, spieghi bene gli altri campi o modalità di applicazione, magari senza passare dal cazzeggio di qualità.

    • Ma su, non sia bacchettone anche Lei, era solo una battuta.

  • Che strano: credevo parlasse seriamente.

  • Preciso, quando parlavo dell’eutanasia di mio nono con anni 80 non intendevo l’eretà dell’avo, ma gli anni 80. Non era poi nemmeno una malattia così grave, ma uno stato cachettico, degradante per un vecchio guerrrierro, in tutti i sensi.
    altro richiamo: ma ci siamo già dimenticati il ruolo di Cremascolta, con raccolta di firme, nel far varare la legge 2017? Certo, le nostre 700-800 forme furono convogliate da una piattaforma più ampia, ma le nostre erano le prime! Non che la legge sia gran che, ma voglio dire che possiamo non solo fare opinione, ma anche fatti.

    • Adriano, le nostre firme,e le altre, non sono bastate. La legge non è ancora operativa, è tronca nella sua applicazione.I tempi della politica o è ancora un problema culturale? Non so.

  • Per intenderci:…Morte non come un secondo prima o un secondo dopo…
    Non la classificherei come dono.

    • “Morte non come un secondo prima o un secondo dopo…”
      Mi scusi ma non capisco.

    • Signor Cadè, secondo me Graziano non sta parlando della morte, ma della vita.

  • Per Livio, ma per tutti quelli che negli anni ci hanno dato seguito: sai Livio, il tema mi ricorda tanto la tua storia del missionario cui gli indiani stavano cuocendo i piedi “con piuccolo fuoco” (a fuoco lento). Ponevvi il dubbio di un intervento pietoso umano (un colpo di carabina alla testa), o divino (uno scroscio di pioggia per spegnere il fuoco), e delle eventuali interferenze. Pensa come siamo cresciuti, allora non abbiamo mica capito bene il dilemma!

  • Per Ivano: accidenti, quuanto seguo poco, la davo per una legge tronca ma approvata!

  • Adriano 14:27. Pensa il delirio di negare l’evidenza. Lo può fare il malato, per difesa, ma che un tempo lo facessero i medici era di un moralismo inutile. Del resto non è forse vero che un tempo si negava la malattia vissuta come senso di colpa? Come castigo di Dio? E il malato terminale sapeva benissimo di esserlo. In verità ora sembrerebbe spietatezza la sincerità con cui un medico ti annuncia che stai per lasciarci la pelle, ma una certa medicina adesso evidenzia come la reazione del paziente sia determinante nell’affrontare la malattia. Ma anche questo non so se sia vero. Me lo dice il mio fatalismo. Penso alla medicina narrativa e all’utilizzo dei social per raccontare e condividere come per esorcizzare stoicamente, o per sfida, o con false speranze quanto ci sta per accadere. Altrimenti spiegami tu se è vero. E’ anche vero che ormai la medicina ti tiene in piedi fino a pochi giorni prima della dipartita. Quante volte di un malato che conosciamo e di cui apprendiamo la morte fino a pochi i giorni prima si vedeva a passeggio, così da farti dire: ma come, l’ho visto in giro pochi giorni fa.
    ADRIANO, non è che non sia stata approvata. Semplicemente, lo dico nel mio commento delle 11:46, la legge è tronca perchè i dati non sono in rete. A Romano di Lombardia non sanno se io ho dato o meno disposizioni. E’ qui il difetto.

  • Anche a Crema non so se in Comune sia già stato predisposto un Registro.Non dico di aspettarmi una risposta dall’Assessore, i nostri amministratori non lo fanno da tanto tempo, ma se qualcuno lo sapesse gliene sarei grato. Anche se io stesso prendo con riserva quanto scrivo. Per tante ragioni il mio testamento non l’ho ancora redatto, tanto ho tempo, mi dico. Sarà per scaramanzia?

  • E comunque non vale solo per me. Questa legge l’abbiamo voluta in tanti ma redatte le volontà in pochissimi, e le dichiarazioni a voce non servono a mogli o amici a niente, vedi il caso Englaro. E’ anche vero che in pochi anni la sensibilità è cambiata. La Corte Costituzionale ha praticamente assolto Marco Cappato per aver aiutato Dj Fabo, demandando alle Camere il compito di legiferare sul tema in oggetto del mio post. Fino a pochi anni fa sarebbe stato dichiarato punibile.

  • “a mogli o amici non servono a niente”

  • Dono o non dono (da chi a chi?!?) la vita appartiene esclusivamente a chi la vive/sta vivendo, e fintanto che lo fa, credo che ne possa/debba disporre senza limite, fintanto che sia in grado di intendere e di volere.
    Confido che il mio percorso di vita non mi porti a quello che ha indotto Mario Monicelli (grande regista di grandi films della grande stagione del cinema italiano, un titolo tra tutti “AMICI MIEI”) a 95 anni a buttarsi in sedia a rotelle, da un balcone dell’ospedale nel quale era ricoverato per un tumore in fase terminale.
    Credo non ci sia di peggio che la grande stanchezza di vivere e soffrire senza prospettiva alcuna di uscita dal ….tunnel!
    Molto grave, a questo proposito, come segnalato da Ivano, che la tribolatissima , preziosa LEGGE 22 dicembre 2017, n. 219  Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento. (GU Serie Generale n.12 del 16-01-2018) entrata in vigore del provvedimento: 31/01/2018 https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2018/1/16/18G00006/sg , alla quale aveva fatto seguito la Circolare Minniti 8/2/2018 https://www.associazionelucacoscioni.it/wp-content/uploads/2016/09/Circolare-2018.pdf , che recava le prime disposizioni attuative per la predisposizione delle “DAT”, Disposizioni Anticipate di Trattamento da parte dei singoli cittadini, allo stato attuale non sia in grado di garantire le eventuali scelte dei cittadini che si trovassero in situazione di “fine vita” in luogo diverso da quello nel quale avessero depositato le loro Disposizioni (DAT).
    Credo che come appartenente al genere umano, prima ancora che come cittadino, abbia diritto di essere personaggio e interprete della mia vita secondo un “copione” del quale ho la responsabilità di essere (nel “bene” e nel “male”, dentro o fuori gli ambiti definiti dalle Leggi del “viver civile”) il solo ed esclusivo autore.

  • Si tratta di un tema, Ivano, divisivo e quindi occorrerà trovare una mediazione tra diverse sensibilità etiche presenti in parlamento: considerato che, dopo la sentenza della Consulta, una legge deve essere fatta, non la si faccia a colpi di maggioranza ma col contributo di tutti e con molta cautela (che non venga ignorata la possibilità che la… libera volontà del soggetto in questione sia in qualche misura estorta, magari con nobili motivi).

    Come divisivo (un altro tema, ma sempre di diritti si tratta) è il tema dello ius culturae: proprio perché rischia di lacerare ulteriormente il nostro vivere civile (non abbiamo bisogno di altri strappi), non è opportuno prenderlo in considerazione oggi. Magari un domani, si creeranno condizioni diverse che ora non si vedono all’orizzonte.

  • Proprio in merito alle DAT, in effetti è in atto una vibrata azione di protesta contro il ritardo del Ministero della salute (segnatamente quello del Ministero del precedente Governo “giallo/verde”) rispetto alla creazione della “Banca dati Nazionale delle DAT”, concretizzatasi in un rocirso al TAR ad opera dell’Associazione Luca Coscioni (Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.):
    “Il ricorso al TAR presentato dall’Associazione Luca Coscioni fa seguito alla diffida per la mancata istituzione della Banca Dati Nazionale delle DAT. Sono saliti a 17 i mesi di ritardo accumulati dal decreto.

    L’udienza al Tribunale Amministrativo del Lazio è prevista per il 16 dicembre. L’Associazione Luca Coscioni chiede al Ministro Speranza di intervenire prima dei magistrati.

    Due mesi e mezzo dopo il parere favorevole arrivato dalla Conferenza Stato-Regioni al decreto del Ministero della Salute per la creazione della Banca dati nazionale sulle DAT -parere che esauriva tutti i passaggi formali obbligatori per l’emanazione del decreto-, nel corso della Commissione Fine Vita al Congresso dell’Associazione, l’avvocato Giulia Crivellini, membro di giunta dell’Associazione Luca Coscioni, annuncia la data dell’udienza davanti al TAR Lazio.

    Nel frattempo, sono saliti a 17 i mesi di ritardo accumulati dal decreto che, secondo la legge di bilancio pluriennale 2018-2020, doveva essere emanato entro il 30 giugno 2018. Per questo, dopo aver diffidato il Ministero della Salute per l’inadempienza, l’Associazione Coscioni è passata ad un vero e proprio ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, con l’auspicio che il Ministro Speranza sani l’inadempienza del Ministero prima dei magistrati. Il ricorso, redatto e firmato dagli avvocati Giulia Crivellini, Dario Capotorto, Corinna Fedeli e Filomena Gallo, è stato assegnato alla Sezione Terza-quater del Tar Lazio.

    Dichiarazione di Filomena Gallo, segretario Associazione Luca Coscioni, dal Congresso dell’Associazione in corso a Bari: «La mancata emanazione dei decreti pregiudica il diritto dei cittadini a rendere noto ai sanitari il proprio testamento biologico e a veder rispettate le proprie volontà nelle scelte di fine vita. La creazione del registro nazionale è uno strumento essenziale per consentire che le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) siano conoscibili a livello nazionale, siano utili anche a chi non dispone di un fiduciario e assicurino il deposito anche delle videoregistrazioni previste per chi non può firmare».”

    • Grazie Francesco per i riferimenti normativi utilissimi a capire lo stato dell’arte. E lo stato della nostra politica, di qualsiasi orientamento sia. Viene davvero voglia spesso di fare del sano qualunquismo per concludere che i nostri politici sono tutti uguali, capaci solo di demagogia che lascia le cose a metà.

  • “che non venga ignorata la possibilità che la… libera volontà del soggetto in questione sia in qualche misura estorta, magari con nobili motivi). “ Cosa vuol dire Piero? Stiamo sul concreto e immaginiamo i due casi che io ho menzionato: Eluana Englaro e Dj Fabo e proviamo ad immaginare quali potrebbero essere i motivi che indurrebbero qualcuno ad estorcere false volontà. Nel primo caso non mi verrebbe mai di pensare che il padre di Eluana potesse avere qualche subdolo motivo per chiedere l’eutanasia per la figlia, nel secondo caso cosa si potrebbe pensare? Pensare che magari c’era di mezzo un’eredità e compagna e parenti avrebbero avuto tutta la fretta per porre fine alla questione? E di ipotesi se ne potrebbero fare un’infinità. Ma io non credo assolutamente a macchinazioni del genere e mi chiedo come tu possa avere simili pensieri. Nei due casi siamo di fronte prima ad un coma irreversibile, nel secondo ad uno stato che si potrebbe definire vegetativo nonostante un cervello ancora rispondente, e quindi con la coscienza necessaria a non dipendere da nessuno e in grado ancora di fare scelte autonome. Ma siccome i casi sarebbero infiniti io credo chela tua speculazione lasci il tempo che trova. E fin qui ho cercato di controllare l’impeto che però sta per esplodere. Tu parli di diverse sensibilità, siamo una repubblica parlamentare rappresentativa, e secondo te si dovrebbe cercare quella mediazione in grado di urtare poco, se non del tutto le varie sensibilità. Ma ti rendi conto mediamente da chi siamo rappresentati?Quindi io dopo queste considerazioni non trovo altro modo di dire che di questo metodo mi son rotto i coglioni. Qui non si sta parlando dell’aumento dell’Iva, ma di una morale che non si può costruire a suon di maggioranza, tanto più che certi diritti non ledono le libertà di nessuno, quando il divieto lederebbe la mia di autodeterminazione. Ripeto, nel caso di diritti civili non si obbliga nessuno, ognuno è libero di usare una legge o di non usarla. Non si può costruire la morale in questo modo, a suon di compromessi, soprattutto intorno a temi che riguardano la propria coscienza, non quella di quattro imbecilli che mandiamo a Roma. Se io chiedo il suicidio assistito a te non succede assolutamente niente. Tu rimarresti libero di marcire in qualche ospedale, o casa di riposo o nella propria, magari rompendo i maroni a tutti per un sacco di anni. E qui non c’è voler bene che tenga. Io piuttosto di dipendere dagli altri e costringere altri a sacrificarsi per me preferisco una bella dose letale di morfina, nel caso non riuscissi a buttarmi dal terzo piano. Piero, scusa lo sfogo, ma di questa morale che puzza ancora di dottrinale o confessionale, costruita a suon di maggioranza parlamentare e clericale, spesso, mi son proprio rotto le balle. Naturalmente niente di personale, questi discorsi si sentono spesso non solo da te, ma io di questi moralismi da “SOCIETA’ INCIVILE” non ne posso più. E non sto più a ricordare altri temi che magari han fatto comodo a tutti, anche agli ipocriti che predicando bene e razzolando male formano la cosiddetta ”SOCIETA’ CIVILE”.

    • Il mio discorso, Ivano, non era di carattere moralistico, ma esclusivamente “politico”. Trattandosi di una materia divisiva, evitiamo il più possibile di lacerare ulteriormente il Paese cercando un punto di mediazione tra sensibilità diverse, una mediazione che, naturalmente, deve salvaguardare la centralità della “volontà” del soggetto in questione.

  • O altrimenti, cercando la mediazione tra i nostri eticissimi parlamentari o le varie lobby che agiscono, potremmo legiferare di suicidi assistiti a metà o uno sì e uno no. La battuta è in parte di Viviana. E scusa ancora per lo sfogo di ieri sera, sembrato proprio rivolto a te Piero, e non è così, ma non ho potuto farne a meno. Però insisto: può essere la morale soggetta a norme legislative quando riguarda solo, in questo caso, ma anche in molti altri se si parla di diritti civili, la coscienza di ognuno?

    • E non rispondermi che si tratta di sapere quale società vogliamo costruire.

  • Un secondo prima di nascere ,c’ero…
    Un secondo dopo,c’ero.

    • Cos’è, Graziano? Una tua visione immanente dell’eternità del tuo essere?!?

    • Io continuo a non capire.

    • Prima di nascere non c’eri; anche un attimino prima non c’eri, caro Graziano. L’Onnipotente aveva altro da fare che prevedere la tua nascita, a meno che hai avuto una raccomandazione. Chissà, magari anche lassù c’è chi va avanti, è prenotato e chi resta indietro. Nessuno può dirlo. Comunque, l’Onnipotente non può avere occhi dappertutto, anche se lo tirano per la giaccetta e rispondono presente e gli impediscono di dormire, dai mormoni ai pentecostali, dai membri dell’Esercito della salvezza, ai Testimoni di Geova, dai neo evangelici ai cristiani fondamentalisti, dai cattolici apostolici romani agli avventisti, dai luterani ai battisti, dai metodisti ai valdesi. Tanta brava gente, anche se c’è qualche picchiatello. C’è chi oggi s’inventa anche di essere credente in qualcosa e poi va a cercarsi un’autorità a cui prostrarsi. La noia, si sa, dilaga. E poi ci sono gli altri, altre confessioni che non so se piacciono o no, lassù, non si può chiedere. Lui non risponde alle domande, alle interviste. Almeno lui evita il talk-show, e anche per questo merita il mio rispetto.
      Sei figlio del caso, del caos e delle necessità, e di altre faccende. Qualcuno, a proposito di “c’eri o non c’eri”, è sicuro che un cero, o una batteria di ceri, per te, anche per te, li accenderà. Per me, invece possono fare a meno; niente ceri. E sono certo che non c’ero un secondino prima di nascere. Hanno girato la trottola ed estratto il bigliettino con su scritto “Marino”

    • Graziano, non è forse più realistico dire che un attimo prima c’eri, più o meno cosciente, e un attimo dopo non c’eri più e manco lo sai?

  • Mia zia novantaquattrenne,
    può testimoniare,

  • C’era anche mia sorella che è nata settimina.

  • E’ che è più facile intuire il principio che la fine.

  • Fra un po’ arriveremo all’uovo e la gallina, prima l’anima o prima il corpo? (tesi tutte e due con loro sostenitori, intendiamoci, la prima fondamentalmente religiosa la seconda esoterico-evoluta). Ma è questo che Ivano si attendeva? porrei la questione in altri termini allora: normalmente la maggioranza ha ragione//potere. Ciò vale anche in un tema basilare quale l’autodeterminazione alla pemanenza in vita? Se sì, direi che il partito dell’individualità della scelta ha la maggioranza, se no pace (non eterna). Allora se sì, che faccciamo per sbloccare la situazione, qui, a Crema, proprio come se dipendesse da noi? Perché con la raccolta firme è proprio questo che al tempo facemmo. Far meglio, far peggio, è sempre peggio del non far niente, chiudere gli occhi sulla tragedia di certe esisttenze!

  • Grazie Adriano per essere tornato sul pezzo, ma oltre il contigente, che mi interessava era il tema della morale, della sua costruzione, essendo solo, appunto, una costruzione culturale.

  • Signor Macalli, la morale, intesa come usi e costumi di un popolo, è certo un prodotto in larga parte artificiale e può differire nei tempi e nei luoghi. Io credo però vi sia un’etica naturale, comune a tutti, che si fonda sull’empatia e sulla compassione per gli altri. Anche se, in effetti, viene talmente deformata dalle nostre follie o soffocata dai nostri egoismi che è difficile riconoscerla. Si potrebbe definire ‘il rispetto per la vita’. Ogni essere dovrebbe essere lasciato libero o, in alcuni casi, aiutato, a crescere, a svilupparsi e a realizzare le proprie potenzialità. E come si aiutano i bambini a nascere, non dovrebbe sembrare così terribile aiutare qualcuno a morire. ‘Rispetto per la vita’ significa anche concedere una morte dignitosa, il che non vuol dire prolungare l’esistenza biologica di qualcuno il più a lungo possibile. L’idea di sostituirsi così alla ‘volontà di Dio’, idea che ossessiona qualcuno, è un’assurdità, dato che nessuno può sapere quale sia questa volontà e quindi, ad ogni passo, dovremmo temere di surrogarla con le nostre scelte personali.

  • Signor Cadè mi fa molto piacere il suo commento. Solo che purtroppo non é lo sfondo integratore di tutti. I retaggi culturali impediscono inevitabilmente il libero pensiero con l’aggravante da parte di ognuno di non voler rendersene conto. Se in una società le regole sono necessarie queste sono sempre sbagliatissime se invadono la sfera personale, come nel caso dell’autodeterminazione di fronte a via e morte. Sono quindo certo, smentendomi, che se si sottoponesse la questione tramite referendum, vincerebbero i favorevoli come fu per divorzio e aborto. Piuttosto che delegare alla politica a ai suoi compromessi.

  • Gli argomenti del suicidio assistito e dell’eutanasia, per non parlare del suicidio in quanto tale (elementi presenti da sempre, dovunque e comunque nelle società umane), tornano periodicamente alla pubblica ribalta, dividendo mediaticamente l’opinione pubblica, la stampa, i social, i bar, i salotti.

    Tuttavia, da almeno mezzo secolo la problematica ha perso molti dei suoi ancoraggi concreti e operativi, acquisendo più che altro valore culturale, etico, religioso, ideologico. In pratica, da almeno un cinquantennio chi vuole porre in essere determinati comportamenti lo fa e basta, senza incontrare particolari sbarramenti ostativi e dirimenti. Basta mettere in campo le opportune accortezze organizzative e modalità relazionali. Ormai certi comportamenti si realizzano senza reali penalizzazioni. Basta realizzarli in modo ben fatto e ben compiuto. Non ci sono più le scomuniche coi cappelli d’asino, i campi sconsacrati per le salme e le marchiature a fuoco per i facilitatori. Anzi, spesso la compassione sociale diventa malcelata approvazione. Certo, occorre evitare malaugurati incidenti di percorso, come un medico obiettore, un giornalista molesto, gli impiccioni ficcanaso nei fatti altrui. Si può fare.

    Invece, da almeno un cinquantennio abbondano le risonanze mediatiche, le battaglie civili, le prese di posizione cultural-ideologico-religioso-bioetiche su questi temi. Per carità, tutto buono e giusto. Se le istituzioni e la legislazione della società devono diventare oggetto di dibattito e confronto, anche serrato, per il riconoscimento o il disconoscimento, per l’ufficializzazione o la criminalizzazione di determinate prassi divenute di uso consolidato, va bene, non c’è problema. L’esistenza e lo sviluppo dei popoli e dei costumi sociali si basano anche sui livelli di esplicitazione e sui meccanismi di riconoscimento formale dei dati di realtà da tempo recepiti da parte dei consociati. Il sentire comune si nutre anche di queste esigenze di pubblica ricezione e conclamata accettazione. Come si dice in burocrazia, “a ogni documento il suo timbro”.

    L’importante è sapere che i casi mediatici, le spettacolarizzazioni televisive, le enfatizzazioni sulla stampa servono a una certificazione normativa di comportamenti oggettivi di fatto acquisiti. E ben poco potranno fare i negatori della realtà. Ma filosofi, teologi, scrittori, giornalisti, psicologi, sociologi, politici impegnati, associazioni militanti, influencer e defluencer devono pur campare.

  • Per Piero delle 16:57: ” la centralità della “volontà” del soggetto in questione” non può contemplare nessuna mediazione possibile. Sarebbe una contraddizione in termini. Non posso autodeterminarmi a metà, o un pò di più.

  • Pietro, tu parli di leggi, ma non si potrebbe considerare il suicidio assistito, non parlo di eutanasia, esclusivamente un fatto privato? Sono comunque covinto che si pratichi già, senza troppo clamore, e senza norme. Perché un medico pietoso dovrebbe girarsi dall’altra parte di fronte ad una richiesta di aiuto disperata? È scontato che non si tratti più di un fatto etico, ma solo ideologico, essendo sia l’etica che le ideologie questioni solo personali e non legiferabili, non cinciliabili dalla ragione. Nessuna legge quindi, perché se io trovo un medico umanissimo e io sono determinato non sto certo a verificare che una legge ci legittimi o meno.

    • Dubito che di questi tempi ci siano medici disposti a perdere il posto di lavoro per andare incontro alle richieste di un perfetto sconosciuto. Basta che l’ultimo degli inservienti (con tutto il rispetto per la categoria) lo denunci, e il “medico umanissimo” (?) ha finito di star bene fino alla fine dei suoi giorni perché non chiamandosi “Cappato” non avrebbe dalla sua parte nemmeno in Gazzettino di Roccacannuccia.

  • Se così fosse ben venga il coraggio di Cappato e altri, capaci magari di autodenunciarsi di fronte alla palude della Politica solo attenta ai sondaggi e ad accontentare tanti poteri forti ed ipocriti che ancora la influenzano. Ti ricordo che anche per l’aborto fu così. Molte donne si autodenunciarono perchè la legge venisse approvata. Quando all’inserviente, dopo avergli dato un cazzotto, gli augurerei le stesse sofferenze di chi sta chiedendo aiuto quando magari anche le cure palliative non bastano più. Ti ricordo oltretutto che la sedazione profonda, garantita da un medico o equipe, molto si avvicina al suicidio assistito, e viene ormai messa in atto in tanti casi, spesso su richiesta del paziente. Poi che non determini la morte immediata per me non fa nessuna differenza. La sedazione profonda è ormai un addio alla vita. Comunque la tua sicumera mi sconcerta. Cara mia, la società civile è molto più avanti della politica, e tutte le conquiste, d’accordo o meno, delle quali si avvantaggiano in molti, le abbiamo raggiunte proprio grazie a gente coraggiosa che non ha avito paura a scontrarsi contro il potere costituito. Perchè se aspettiamo la Politica faccia il suo corso, vedi le Dat, non succederebbe assolutamente niente, guidata com’è solo da calcoli elettorali e dalle poltrone da occupare a tutti i costi. Io inorridisco al pensiero che il mio fine vita sia nelle mani di politicanti che di attenzione per il singolo non ne hanno mai. Di Maio che decide come deve avvenire la mia dipartita? Stiamo scherzando? Mi si potrebbe obiettare che esiste il classico suicidio, ma esistono casi in cui questo metodo classico non è applicabile. E in tutti i casi, piuttosto che sfracellarmi sul selciato preferirei congedarmi più dignitosamente. Ripeto: è ora di finirla che i fatti privati debbano essere normati da leggi o leggine. Intanto che il medico pensa il paziente muore.

    • Ma sei capace di leggere? Ho forse parlato di “società civile”? Ho forse parlato di politica (che a casa mia si scrive con la “p” minuscola)? Ho solo detto che la classe medica che oggi non si azzarda neppure a prescriverti un farmaco senza avere in mano la contro-prova delle analisi di laboratorio non sarà certo quella che deciderà oppure no se e quando “staccare la spina”, con il rischio di beccarsi una denuncia dal collega obiettore o dal congiunto in disaccordo. Punto.

      Personalmente credo che “il segreto” stia nello stare alla larga dalle strutture pubbliche quando si avvicinerà il momento dell’addio. Non vedo per quale motivo a decretare la morte di qualcuno debba provvedere un camice bianco o il magistrato di turno. L’iter legislativo del suicidio assistito pertanto non mi appassiona, tanto si sa che fatta la legge fatto l’inganno. Se negli Anni ’70 ci s’illudeva ancora che i popoli contassero qualcosa, nell’Era dell’ordoliberismo certe cose sono ormai superate. Prima vedranno se da una nuova legge le multinazionali farmaceutiche e medicali possono, o no, guadagnarci qualcosa (si dirà che ne va di milioni di posti di lavoro) e poi decideranno il da farsi. Finché non si risolve “il problemino” della rappresentatività dei cittadini pari allo zero, si può giusto fare delle chiacchiere. All’infinito, s’intende, perché qui non c’è una parte giusta e una sbagliata: l’uomo nasce e muore da milioni di anni con modalità differenti, ma comunque muore.

  • Nel confermarti, Ivano, che il mio precedente commento non entrava nel merito della questione, che conosco molto poco e sulla quale quindi faccio fatica a formarmi un’opinione fondata, mi permetto di ribadire che oggi in Italia, di fatto, se ci si vuole organizzare in proposito e se si intende risolvere certe situazioni senza destare troppo clamore e senza sollevare troppa polvere, ebbene il problema è a mio parere tutt’altro che irrisolvibile. Di fatto, ripeto. Di diritto, sappiamo invece quanto, sin dagli albori dell’umanità, l’ordinamento giuridico abbia optato nelle varie epoche e realtà geografiche per forme di normazione più o meno estesa anche dei fatti cosiddetti privati, qualora essi siano ritenuti di un qualche valore e significato per il consorzio civile e il bene comune. Il diritto privato norma anche fatti privatissimi. A seconda del sistema giuridico e della sua maggiore o minore permeabilità alle istanze sia etiche, sia religiose, sia del cosiddetto giusnaturalismo o simili, anche fatti come quelli in questione vengono ricompresi nell’area normativa. Personalmente, il cosiddetto diritto naturale (su cui si sprecano le biblioteche), con i varchi che questo apre nel diritto positivo, non mi entusiasma e ho detto altrove di ritenermi giuridicamente un kelseniano normativista. La faccenda si ripropone sempre, con gli uni che accusano gli altri di contrabbandare per universali e naturali dei semplici portati culturali situazionali e transeunti, mentre gli altri accusano gli uni di aprire la strada alle peggiori nefandezze in nome di una legge disancorata dai principi di umanità (d’obbligo la citazione nazista), citando Antigone col badile e Schindler con la lista, ignorando Socrate con la cicuta e la plurimillenaria tradizione legalmente legittimista. Insomma, Ivano, una neverending story, un ginepraio infinito, una pacchia per tutti i volonterosi alfieri della psicosociologia televisiva, dell’intrattenimento etico, del presenzialismo editoriale, del sommovimento commotivo mediatico. Libera nos domine.

  • Primo: la P maiuscola serve solo ad enfatizzare ironicamente un ruolo che non ha. E secondo me è possibilissimo usare la maiuscola se usata come sostantivo, altro se accompagnata da un aggettivo: politica economica, interna, estera etc. etc. Credo insomma che non sia grave. Secondo: se anche tu non hai parlato di società civile ne ho parlato io, dove sta il problema? Terzo: nel contingente esistono situazioni per cui non puoi proprio rinunciare alle strutture pubbliche. Quarto, per ognuno la parte giusta o sbagliata c’è: si tratta di un fatto privatissimo. Quinto: una legge favorevole, RIPETO, sarebbe un’opportunità, non un obbligo. Sesto: Rita, almeno nei toni, datti una calmata..

  • Grazie Pietro, tu sì che sei una persona educata, anche se mi trovi in disaccordo. Troppe norme generano esattamente la loro trasgressione. Appena possibile si scantona. Come mangiare fagioli per non scorreggiare.

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