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IVANO MACALLI

E dopo?

E DOPO?
Fontana: useremo le maniere forti e le misure saranno sempre più restrittive se tutti i cittadini non rispetteranno le norme in vigore. “Da alcuni giorni la regione Lombardia utilizza un sistema per analizzare gli spostamenti della popolazione durante l’epidemia da coronavirus, attraverso una collaborazione con i principali operatori di telefonia mobile. Stando alle informazioni fornite dalla regione, i dati sono raccolti in forma aggregata e anonima e consentono di farsi un’idea sulle distanze percorse da chi si muove con un cellulare in tasca, in modo da verificare il rispetto delle restrizioni sugli spostamenti decise dal governo per contenere il coronavirus. Seppure su scala più piccola, e per ora con sistemi più limitati, l’iniziativa lombarda ricorda le soluzioni di sorveglianza adottate in Corea del Sud e in Cina contro il coronavirus, che hanno sollevato molte perplessità da parte degli esperti sulla tutela dei dati personali.”
La Ministra frena: già serpeggia un certo nervosismo. Il sottoscritto: oltre a manifestazioni individuali potrebbero scoppiare disordini collettivi. Ma lo escludo. Torno da un’uscita obbligata alla Coop, escluse ormai le passeggiate lungo il fiume, e osservo un idiota che senza alcuna protezione tasta la verdura. Non ho potuto fare altro che richiamarlo.
Anche se l’epidemia riguarda tutti l’elaborazione rimane un percorso individuale. Come la paura. Ieri, passeggiando lungo il Serio ho osservato singoli podisti, ma anche passeggiatori in coppia, a tre. Si era presa l’abitudine, come sui sentieri di montagna di salutarsi. Questa buona abitudine è scomparsa. Ci si guarda sospettosi, tranne che nei piccoli gruppi naturalmente, inforcando la mascherina al primo incontro, pochi in verità. E se mai si risolverà tutto, come saremo poi rispetto agli altri?
E non è l’unico problema sollevato da molti: la bioetica cambia paradigmi. In questa emergenza si pone il problema dell’assistenza. Dovendo scegliere, con pochi posti in rianimazione, tra chi salvare tra un vecchio e un giovane chi si deve salvare? In teoria andrebbe curato chi ha maggiori probabilità di sopravvivenza, e questo in fase di diagnosi. Ammettiamo che un giovane dia poche speranze di guarigione e un vecchio ne dia apparentemente di più. Si lascia morire il giovane senza tentare l’impossibile e si salva un anziano che dopo sei mesi schiatta comunque. Giusto o sbagliato? Verrebbe da pensare che da subito la scelta cadrebbe comunque sul giovane e al vecchio un’ iniezione di morfina e belle fatto. Giusto o sbagliato? Ammettiamo che entrambi abbiano una significativa vita di relazione e affetti. A questi affetti mancherebbe di più il primo o il secondo? Verrebbe da dire che forse un giovane manca di più. A questo punto che senso ha una discussione sulla bioetica? Perchè secoli di riflessione e speculazione filosofica vengono annullati di fronte all’emergenza dove le scelte si devono fare in fretta e per cause di forza maggiore? C’è un solo letto? Dicevo: lo diamo al giovane. Magari questo giovane non ha nessuna vita di relazione, magari è un delinquente, un tossico, un malato di mente. In questo caso l’eugenetica troverebbe nuovo compimento. Invece il vecchio ha ancora una moglie, dei figli e dei nipoti. Dell’altro invece nessuno sentirebbe la mancanza.
Unica consolazione: ripeto, riguarda tutti . Se fossimo chiusi in casa a roderci come nelle prime fasi o in sospetto di malattia incurabile saremmo alla fase del “perchè io”. Adesso invece, “meno male che tutti”. Certamente di fronte all’ecatombe sarebbe saggio affidarci al destino individuale, ma ognuno pensa sempre il meglio per sé. Degli altri cosa ce ne frega? Cosa rimane quindi? Rimane l’imparare, se mai sopravviveremo. Anche se elencassimo nozioni o grandi metabolizzazioni come sarà il prossimo sapere collettivo? E quale sarà quello personale? Ma come niente si scadrebbe nella retorica. Allora indaghiamo ed elaboriamo, ma questo si fa dopo, indaghiamo pure con la nostra sensibilità, ma teniamo custodito nei nostri cuori quello che avremo imparato. Una nuova vita interiore. Niente agli altri serve della nostra esperienza, basta chiacchiere. Sarebbe già grande capacità e consolazione fare frutto egoistico di questa brutta bestia.

IVANO MACALLI

20 Mar 2020 in Attualità

25 commenti

Commenti

  • Crogiolarsi nelle paure del presente o gioco della fantasia, provare a coniugare l’oggi e il domani, la paura e la speranza, la fiducia nella scienza e l’imperscrutabilità del destino di tutti noi, il personale e il collettivo, tutte le ipotesi possibili e lo scoramento che annulla le più ottimistiche o pessimistiche che siano, la paralisi del pensiero o i voli che questo attimo di tempo ci concede, perchè sani in questo momento contro gli intubati con unica compagnia il pensiero della morte, il disincanto che potrebbe capitare a tutti, la rassegnazione o il tempo passato che forse cii fa dire di averla scampata, tra le misure precauzionali prese molto prima delle ordinanze e dei decreti, perchè più previdenti o paurosi o il contrario, sottovalutazioni da bar, fingere un tran tran anche quando le regole stanno cambiando tutte, ma ce lo deve dire la televisione perchè non saremo i primi a sacrificarci alla rinuncia. Perchè ce lo devono dire a gran voce, ci vogliono le leggi, Fontana e Cirio che invocano maniere forti, ma si sa, sono politici di destra, mentre la Merkel nel suo unico discorso alla nazione raccomanda i distinguo tra Europa e Cina, non siamo una dittatura noi, siamo paesi democratici, non possiamo limitare tutte le libertà. Ma è possibile usare solo le mezze misure democratiche quando il gioco si fa duro? Il lassismo dei primi tempi quali risultati ha prodotto? Forse misure più coercitive avrebbero già fermato il virus? In Cina ci sono voluti 4 mesi perchè forse l’epidemia si arrestasse, In Italia è passato solo un mese e sembra tantissimo tempo fa dal paziente 1. No, è troppo presto per imparare, congelati nel presente e terrorizzati dal futuro, le aule dell’imparare rimarranno vuote per molto tempo ancora.
    Se lo chiede anche David Gossman, che in un articolo pubblicato oggi, dopo aver analizzato i possibili scenari futuri, individuali o sociali, conclude chiedendosi: “Questi scenari si avvereranno? Chi lo sa, Semmai dovessero, temo che si dileguerebbero rapidamente e le cose tornerebbero ad essere come prima. Prima dell’epidemia. Prima del diluvio.E’ difficilissimo indovinare cosa succederà fino a quel momento. Ma faremmo meglio a continuare a farci domande,come se questo fosse una medicina, fino a che non troveremo un vaccino efficace contro il flagello”.
    SI’, E’ TROPPO PRESTO PER IMPARARE.

  • Caro Ivano, sei già avanti: “una nuova vita interiore”. Troppo avanti. Intanto i giochi televisivi dell’ora “per le famiglie” sono ancora lì, nonostante il bollettino di guerra giornaliero. Vedremo. E i populisti d’oltreoceano, o nel Regno Unito mostrano il volto del populismo. Donald Trumo pare volesse accaparrarsi dalla Germania, in esclusiva, un vaccino, o qualcosa di simile, in lavorazione. Spero si tratti di una notizia falsa, perchè se fosse vera, chi vota un personaggio così, allora è complice di un delinquente, e gli assomiglia. Anche Hitler, per intenderci, lo votarono bravissimi padri e madri di famiglia onesti. Onestissimi senza dubbio.

    • Marino, allunghiamo la lista.. Anche se europeisti o collaborativi convinti, con la gente che abbiamo intorno, qualche certezza vacilla.
      La Merkel annuncia un probabile contagio per il 70% della popolazione. Intanto non prende decisioni.
      L’inglese, che non vediamo l’ora che sia fuori del tutto, e che non provi a chiedere aiuto all’Europa, che dice che ci si deve abituare a perdere i propri cari perchè ne moriranno 400.000.
      Sanchez che chiude tutto, emulando l’Italia, solo quando scopre che sua moglie è positiva, come se i 7500contagiati non contassero.
      Macron che è partito in ritardo.
      Del ciuffone arancione hai già detto tu.

  • Caro Ivano, le scelte già cadono qualcuno, gli ammalati di altre malattie in primis, i tumorali, che vedono le loro attese di sopravvivenza ridursi. Sull’ottica del prima i giovani non è trascorsa la mia vita che già vedo un’ottica riaffacciarsi: quando feci la prima statistica a Crema sull’andamento delle fratture del collo del femore mi accorsi con stupore che il numero era esiguo all’inizio della vita dell’Ospedale, e cresceva lentamente nei decenni 60,70. Chiesi ai miei infermieri anziani se prima gli anziani non si fratturassero, se li portassero in altri ospedali. Mi risposero con un sorrisino: “Ma in quegli anni il nonno mica si portava sempre in ospedale, lo tenevano a letto, che tanto la sua vita l’aveva fatta, e quel che durava durava!”

  • Ma dove l’hai pescata, Ivano quella foto? Che i banchi non ci avevano neanche le ribalte?
    Si stava meglio quando si stava peggio?
    Ma quale Italy first! Molto meglio l’autarchico (scitto con le anellate) l’Italia innazi tutto, l’Italia prima di tutto!
    Che i treni arrivavano anche in orario! Che se ci fosse ancora lui, caro lei! Che Mussolini è dentro di noi! Che è l’aratro che scava il solco …..e l’Italia avrà il suo grande posto nel mondo! Che spezzeremo le reni alla Grecia!
    Che le Leggi razziali, la shoa e i campi di sterminio …..ma quello è un altro discorso!

  • Io seguo con costernazione, come voi, gli sviluppi del flagello, ma mi sforzo di essere positivo: ne usciremo meglio (sempre che ce la caveremo).
    Anche, Ivano, per prevenire il dilemma bioetico che tu hai evocato: investendo di più nella sanità (pensiamo al rapporto tra posti letto – rispetto alla popolazione – in Italia e in Germania), investendo di più nella ricerca, investendo di più nelle tecnologie digitali che potranno diffondere laddove sarà possibile lo smart working…
    Non avremo più i vincoli di bilancio perché tutta l’Europa è stata travolta e tutta l’Europa, anche se in misura diversa, dovrà investire nei settori strategici di cui prima.

    Piangiamo i nostri morti (chiamati eufemisticamente deceduti), facciamo la nostra parte per fermare il contagio, ma intanto guardiamo al futuro, giusto come nel dopoguerra.

    • Piero, positivo come sempre. Ma si deve pensare come te. Hai ragione, queste misure economiche stanno riguardando tutti e non potranno rivalersi su un solo paese, non ci strozzerà nessuno come è stato fatto con la Grecia. Perchè se non andasse così davvero i libri di Storia racconterebbero l’ennesima storia tragica di questo paese. Anche se oggi non sono per niente ottimista. Non so a te, a voi, ma per me è arrivata una discreta fase depressiva.

  • Sì Francesco. I prossimi libri di Storia parleranno anche di questo. Consoliamoci pensando che questo flagello almeno non l’abbiamo voluto noi. E che la bandiere “sbandierate”e l’amor di patria significano un augurio che tutto si risolva, non che tutto si distrugga.

  • Adriano, è questo che mi preoccupa. Quando sento che mancano presidi, mascherine, ventilatori, mi vien da pensare che tutta l’etica, qualora si arrivasse al peggio, andrebbe riscritta, magari arrivando anche alla scelta, come i tuoi fratturati di un tempo, di rinunciare a rivolgersi a chi di dovere. Tanto non mi curano più. lo vorrà il destino.Tante battaglie per la civiltà, e il nostro sistema sanitario lo è, buttate al vento per chi contro il quale non si potrebbe neppure scendere in piazza. Materiale da fantascienza.

  • 21 marzo, primo giorno di primavera. Che sia di buon auspicio.

    • Grazie Anna Maria, credo che sia un tema importantissimo che io ho sollevato, anche a commento di altri post, ma senza trovare riscontri.
      Copio dal Suo link poche righe, fondamentali, ma anche discutibili, vista la necessità di misure coercitive che stanno diventando forse più stringenti. Abbiamo assistito in queste settimane a comportamenti poco virtuosi da parte di molti italiani che hanno giustamente indotto il Governo a emanare norme, non sempre chiare, ma comunque di facile osservanza e controllo. Anche il sottoscritto agli inizi dell’epidemia ha creduto nel senso di responsabilità degli italiani, previsione poi smentita dai fatti.
      “Le misure volontarie di autoisolamento [combinate con l’istruzione, lo screening diffuso e l’accesso universale alle cure] hanno maggiori probabilità di indurre la cooperazione e proteggere la fiducia pubblica rispetto alle misure coercitive e hanno maggiori probabilità di prevenire tentativi di evitare il contatto con il sistema sanitario “.
      Di fatto i diritti individuali dovrebbero essere la guida per qualsiasi decisione governativa. Ma in questa gravissima emergenza la privazione delle libertà, o di alcune, è pure previsto dalla nostra Costituzione, col diktat che tutto dovrebbe essere temporaneo. “Temporaneo” in questo momento non ipotizzabile. Ma se io leggo nelle misure prese ieri fino al 25 marzo che l’attività motoria è permessa, purchè perimetrata, senza stabilire confini ben precisi e quindi misurabili, io mi chiedo come un cittadino possa reagire trovandosi di fronte ad un controllo. Chi stabilisce a quante centinaia di metri io posso allontanarmi da casa? Lo stabiliscono la polizia urbana o i carabinieri a loro discrezione? Ecco,queste piccole restrizioni, dopo aver pensato che il nostro Governo stia lavorando bene, mi fanno pensare che questa nostra democrazia cominci un pochino a vacillare, magari per incapacità, con queste limitazioni non chiare neppure a chi ci governa, che di fronte a comportamenti scriteriati sarebbe costretto a nuovi pugni di ferro. Ora io non voglio assolutamente pensare a piccole prove di dittatura. Di fatto noi Italiani cominciamo ad avere bisogno di misure coercitive mancando di quel senso di responsabilità, invocato nel testo che Lei ha linkato, che dovrebbe essere caratteristica di ogni cittadino maturo. Mi consola comunque una bella intervista di stamattina a Zagrebelsky che dice questo pericolo in Italia non esiste. Non siamo il Cile di Pinochet e neppure in Cina.
      E sempre con Zagrebelsky potremmo dire allora che queste restrizioni sono democratiche appunto perchè ci liberano dalla malattia e dalla morte e proprio per questo potremmo dire che il fine giustifica i mezzi. Ma non tutti, fino ad un certo punto, sia chiaro. Insomma, “chiederci, del tutto legittimamente quali siano i limiti ed i confini ordinamentali di una situazione come quella che stiamo vivendo.” Queste ultime parole sono estratte da link seguente:
      https://www.google.com/url?sa=t&source=web&rct=j&url=https://www.ilpost.it/carloblengino/2020/03/19/emergenze-e-diritti-fondamentali/&ved=2ahUKEwi_ncG3qKvoAhWjlosKHQoiBccQFjAAegQIBxAC&usg=AOvVaw0tye7eIvfBOHVp1R-DT3UJ
      Mi pare però di capire che Zagrebelsky considererebbe tutto questo un cavillo.

    • Un documento completo e ineccepibile, grazie

  • Per sintetizzare: la nostra Costituzione sul termine”emergenza” ha preferito non impantanarsi in terreni pericolosissimi.

  • So bene che noi, con la nostra civiltà fondata sui diritti “individuali”, ci parrebbe mostruoso usare il metodo coreano, ma io non ho dubbi: la “salute collettiva” vale immensamente di più della nostra “privacy individuale”.
    Siamo in guerra (una guerra in cui cadono… come foglie centinaia di persone) e noi stiamo qui a discettare sulla nostra privacy!

  • Piero, copiato dall’Espresso. LOGIN
    In Italia il virus uccide, in Germania no. Il mistero della resistenza dei tedeschi

    La letalità da Covid 19 del nostro Paese è la più alta del mondo. I tedeschi, che contano pure loro decine di migliaia di contagiati e una popolazione anziana come la nostra, hanno invece un tasso dello 0,3 per cento. Circa 28 volte più basso. Una differenza che dipende da fattori sociali e culturali. Dall’età media degli infettati. E dalla qualità del sistema sanitario

    21 Marzo, 2020

    Nella mappa dell’orrore della John Hopkins University, che ogni giorno traccia quasi in diretta il numero di infettatati e morti da coronavirus paese per paese, c’è una sorprendente anomalia. Quella della Germania.

    Con un ritardo di una settimana circa rispetto all’Italia, anche i cugini teutonici stanno subendo gli effetti devastanti del Covid 19, e il governo della cancelliera Angela Merkel ha seguito l’esempio italiano ordinando il lockdown di quasi tutto il paese.

    Eppure i dati sfornati quotidianamente dal loro istituto nazionale di ricerca, il Koch, sono assai diversi sia dai nostri, sia da quelli del resto del mondo. Se il tasso di crescita dei contagi è esponenziale (mentre scriviamo la Germania è il quarto paese al mondo per numero di infetti, in tutto 20.705), il numero dei morti assoluti resta bassissimo. Solo 72 al 20 marzo 2020.

    Il tasso di letalità è di conseguenza dello 0,3 per cento. È il più basso del mondo. Ancora meno grave di quello della Corea del Sud (all’1,1 per cento), di quello della Francia (12.483 casi e 450 morti, per una letalità del 3,6 per cento) e della Cina, ferma al 3,8.

    Ma è impressionante confrontare il dato tedesco con quello della Spagna (al 5,4 per cento) e soprattutto con quello dell’Italia, dove per Covid 19 muoiono 8,5 persone ogni 100 infettate. Un record di letalità che non ha paragoni.

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    Da qualche giorno gli esperti di mezzo mondo si stanno così interrogando sull’eccezione tedesca. E, di riflesso, su quella italiana. L’epidemia da coronavirus è ancora agli inizi, ed è troppo presto per tirare qualsiasi conclusione. Soprattutto perché – come suggeriscono da tempo Roberto Burioni e Nino Cartabellotta – la letalità in Italia (ma non solo) è probabilmente sovrastimata, perché il numero complessivo dei contagiati (un denominatore di fatto ignoto, a causa della grande percentuale di infettati asintomatici) è probabilmente molto più alto.

    Ma lo spread tra Italia e Germania è ormai così ampio che qualche scienziato sta provando a proporre alcune prime ipotesi. Basate sui dati epidemiologici, certo. Ma pure su fattori sociali e culturali che potrebbero spiegare il diverso decorso dell’epidemia. Senza dimenticare le differenze dei due sistemi sanitari nazionali, e le diverse risposte dei governi e delle autorità sanitarie alla pandemia.

    1) Partiamo dall’età dei contagiati. Gli esperti tedeschi del Koch Institute di Berlino segnalano che in Germania per ora si sono ammalati soprattutto i più giovani, rispetto a quello che è accaduto in Italia e Spagna. Le generazioni under 50 hanno, come sappiamo anche dalle prime statistiche cinesi, una probabilità molto più bassa di morire, intorno allo 0,4-0,3 per cento. Mentre l’esito rischia di essere letale soprattutto per gli anziani over 70.

    A differenza che in Corea o in Cina, dove l’età media della popolazione è più bassa che in Italia, la Germania ha una percentuale di anziani molto simile a quella italiana. Gli over 65 sono il 25 per cento dei tedeschi, in Italia (dati Istat 2019) quasi il 23.

    Dunque perché in Italia, e in particolare al Nord, si sono infettati così tanti anziani e in Germania no (o non ancora)? Bruce Aylward, vicedirettore generale Oms, ha ipotizzato al New York Times che le differenze tra paesi potrebbero dipendere dalle diverse strutture sociali. In Cina, per esempio, quasi l’80 per cento delle infezioni da Covid 19 si sono sviluppate in famiglia. Le famiglie numerose caratterizzano non solo Wuhan e il distretto di Hubei, ma anche l’organizzazione sociale dei paesi mediterranei. È possibile dunque che in Italia e Cina i giovani, spesso asintomatici o con sintomi blandi, abbiano poi contagiato genitori o nonni più fragili che vivono a stretto contatto con loro.

    In Germania, invece, giovani e anziani hanno rapporti più distanziati. Se in Italia e Cina (come ha spiegato Moritz Kuhn, docente di economia all’università di Bonn) le persone tra i 30 e i 49 anni che vivono ancora con i genitori sono più del 20 per cento, in Germania la percentuale si dimezza. Le statistiche Eurostat confortano il ragionamento del professore: in Italia la metà dei giovani tra i 25 e i 34 anni vive ancora con genitori, mentre i tedeschi in media vanno via di casa a 23 anni.

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    La solitudine degli anziani tedeschi, dunque, potrebbe aver abbassato il tasso di letalità. Almeno per ora. La cautela, spiegano dal Koch, è d’obbligo, anche perché la Germania è indietro nello sviluppo dell’epidemia almeno una settimana rispetto all’Italia. Hans Georg Krausslich, virologo dell’Università di Heidelberg, ascoltato dal Financial Times ha chiarito che tutto potrebbe cambiare presto anche lì: «In Germania la stragrande maggioranza dei pazienti è stata contagiata solo nell’ultima settimana o due, e probabilmente vedremo casi più gravi in futuro. Così come un cambiamento dei tassi di mortalità».

    2) Gli ottimisti, però, sono pronti a scommettere che i tedeschi avranno meno decessi di altri paesi europei. Anche grazie alla risposta rapida del loro sistema sanitario. Il basso tasso di letalità sarebbe dovuto infatti, come in Corea del Sud, all’uso massiccio dei tamponi fatto fin dai primi giorni dell’epidemia. Secondo la Federazione dei medici tedeschi anche prima di registrare i primi decessi in Germania sarebbero stati fatti decine di migliaia di test (solo 135 mila nelle prime due settimane di marzo), a cui bisogna sommare (chiosa un articolo di Le Monde) anche i tamponi fatti negli ospedali e nelle cliniche, il cui numero preciso non è ancora conosciuto.

    Lo screening massiccio fatto in tempi utili, insieme al distanziamento tra giovani e anziani, può aver abbassato di molto il tasso di letalità nazionale. «La capacità di fare test in Germania è molto importante» ha chiarito Lothar Wieler del Koch «Possiamo fare più di 160 mila tamponi alla settimana».

    In Italia i test fatti, soprattutto nelle prime settimane, sono stati molto inferiori. Non perché mancano tamponi, ma per una bassa capacità di analizzare i test da parte di cliniche private e ospedali. Solo ora Walter Ricciardi, esperto dell’Oms e consulente del governo, sta spingendo a copiare il modello coreano e tedesco.

    3) Infine, il tasso di letalità potrebbe essere legato alla risposta dei vari sistemi sanitari. Quello tedesco può vantare il più alto numero di terapie intensive. In Italia all’inizio dell’epidemia avevamo poco più di 5000 ventilatori meccanici, e gli ospedali delle zone più colpite (in primis il lodigiano, Cremona, Brescia e poi Bergamo) sono andati presto in tilt. Molti anziani sono morti nelle loro case, come raccontato da medici e politici, senza la possibilità di essere intubati e, forse, salvati.

    In Germania ci sono ben 28 mila terapie intensive, e il governo federale punta a raddoppiarli (grazie ai produttori tedeschi) in pochi mesi. «Qui siamo all’inizio dell’epidemia» chiude Wieler «e possiamo ancora garantire che le persone gravemente malate possano essere curate in ospedale». È probabile che la Germania riesca a non saturare mai le sue strutture.

    È probabile dunque che il mistero del basso tasso di letalità tedesco sia frutto di diversi fattori. Anche dovuti al caso (e l’Italia è stata molto poco fortunata) e all’imprevedibilità della pandemia. Gli scienziati si aspettano pure che, con il passare del tempo, la mortalità da Covid 19 si uniformi in tutto il mondo.

    Ma molti esperti scommettono che i tedeschi rispetto ad altri paesi europei riusciranno a contenere le perdite. Sia umane che economiche

  • Piero, io non sottovaluterei il tema. Ci troviamo, da oggi fino al 15 aprile, a convivere con misure ulteriormente restrittive a fronte di un tasso di letalità superiore a quello di altri paesi. Due considerazioni che viaggiano parallele. Van bene gli arresti domiciliari, ma che almeno che si muoia di meno!

  • Anche se non si esclude che anche per gli altri paesi, dato il ritardo dei provvedimenti, il tasso di mortalità possa uniformarsi al nostro. Da non augurare anche se sarebbe la conferma che il nostro sistema sanitario non è poi così male. Se così non fosse sarebbe da rivedere tutto, dalle privatizzazioni all’incapacità previsionale.

    • Tante sono le domande del “dopo”. Ivano tu sei uno istintivo, e attento anche a ciò che scricchiola; o che rischia di creare spaccature profonde, e poni diversi interrogativi che già vedo sparsi sulla stampa. Nonostante la crisi del cartaceo, i giornali provano a immaginare “il dopo”, si buttano sulle analisi, anche senza analizzare i dati; è un via vai di filosofi, psicologi, tuttologi, quando forse sono i virologi che possono aiutarci, per il momento, perchè non si può sapere nè quanto tempo resteremo dentro a questa tragedia, e cosa cambierà. L’esperienza della caduta del Muro di Berlino mi è bastata. Tutti, giustamente, io compreso, a festeggiare, ma non ricordo nessuno, se ben ricordo, che ha previsto che molte fabbriche italiane sarebbero finite in Polonia o in Romania, che i trapani elettrici avremmo smesso di produrli in Italia.
      Nonostante gli errori, e la sufficienza nostra dei comportamenti, ora vedo in questo dramma tremendo che la maggioranza delle persone è consapevole, e si comporta in maniera seria; insomma c’è un paese che quasi mai è stato unito, se non in particolari circostanze come i Mondiali di calcio, e nel dramma che stiamo vivendo, un pò, o molto, unito lo sta diventendo, magari per forza di cose. Poi ci sono gli speculatori, i complottisti, quelli che sono dispiaciuti perchè non possono, in questo momento, dare addosso agli immigrati, pare solo in Germania la destra estrema nei loro siti continuano a tenere botta, chiamando gli “stranieri”, “gli insozzatori del nido”, “Nestbeschmutzer”) un tema a loro caro ed elettoralmente redditizio. Ci sono anche certi personaggi, che non lo dicono apertamente, ma da certi passaggi sulla Rete pare, che il caos, la tragedia li accenda, forse perchè annoiati, e appartengono alla categoria che in tedesco, lingua che non conosco ma sto faticosamente studiando, “godono delle disgrazie altrui”, e in tedesco si dice in una sola parola “Schadenfreude”, leggo che deriva da due sostantivi: “Freude” (gioia), e “Schaden” (disgrazie). Ci vuole tanta vigliaccheria per essere così, ma non c’è giardino senza ortiche.
      Dalla mia finestra vedo una strada dove non passano che rarissime persone che vanno di fretta a casa, o che portano fuori il cane; e anch’io, come altri, ho smesso da un bel pò di fuggire nei campi, e cammino come i carcerati, avanti e indietro, per tenermi in esercizio.

  • Il tempo, brutta bestia. Da qui al 15 marzo ci sembra infinito, e lo è. Mai come ora ci facciamo i conti, oltre le speculazioni della filosofia o della fisica. Mai come questo periodo ci troviamo di fronte alla concretezza e alla materialità della nostra vita. Il resto lo lasciamo ai bontemponi che dicono che in teoria nel tempo si potrebbe anche viaggiare, tra passato e futuro. Se così fosse ci trasportino nel futuro della pandemia conclusa. E’ il tempo dei limiti dell’umano, come in altri momenti della Storia. Se tante intelligenze non avessero perso tempo inseguendo l’impossibile e si fossero concentrate sulla concretezza forse non saremmo arrivati a questo disastro. Piedi per terra ci vogliono, non tra le nuvole.

    • 15 aprile

  • Decreti e ordinanze che si contraddicono, Prefetti ( quello di Lecco per la spesa) contro il governo con ordinanze che vengono recepite man mano da altre province, e poi dal governo, e qui qualcuno ha minimizzato, sto parlando di libertà individuali, quando fior fior di Costituzionalisti ne hanno discusso e continuano a farlo. Qualcuno si è chiesto cosa sono mai queste restrizioni se valgono la pelle di tutti, e questo è ineccepibile. Ma anche tanti diritti sono ineccepibili. Dal reato per l’espatrio comunale si è tornati alla sanzione amministrativa, e qui i diritti costituzionali cetamente saranno stati di ispirazione. Se all’ingresso del supermercato trovassi qualcuno della vigilanza che mi misura la febbre sarebbe mio legittimo diritto oppormi, con quale titolo lo potrebbe fare, poi arriva la disponibilità della croce rossa (non sono dei volontari magari senza grosso titolo se non un corso autoprodotto dalla stessa ?), e tutto è legittimo?
    Governo contro Regioni, Regioni contro Comuni, regioni come la Basilicata che perimetra impedendo entrate ed uscite, e la Costituzione, art. 120, lo vieta. Si è entrati gradualmente, tante ordinanze, ormai una decina, in uno stato di emergenza neppure codificato dalla nostra Costituzione, creando ansia, malessere tra i cittadini, attenti solo, oltre al bollettino di guerra delle 18:00 della Protezione civile, alla Gazzetta ufficiale e sempre anticipata da voci di corridoio o da chi di queste normative dovrebbe avere anche rispetto comunicativo. Ai supermercati si entra con guanti e mascherine, queste introvabili. L’ho già scritto: in nostri padri costituenti furono ben attenti a non codificarla per inevitabili pericoli insiti.
    Avevo titolato il mio post E dopo?, ma avrei potuto titolarlo E adesso? Nel presente è sempre presente il futuro come è presente il passato. Certo, hai ragione Marino, niente è prevedibile, tra Cassandre e fiduciosi. Ieri ho sentito un economista che ipotizzava una possibile ricrescita economica quantificabile in un anno, per altri molto di più. Altri ancora che dicono che le tante aziende che forse non riapriranno sarebbero fallite comunque in tempi brevi data la situazione economica, quindi non imputabile all’epidemia, circoscrivendo all’Italia.
    Con un Governo impossibilitato a legiferare almeno si decreti, ma con Decreti di valore nazionale, tanto questa epidemia non scontenta nessuno. La si smetta con questa anarchia che crea solo confusione. Sia chiaro, questo mio commento non vuole essere una tirata contro questo Governo per alcuni considerato illegittimo, non per il sottoscritto. Se fossimo ancora al precedente direbbero la stessa cosa? Anche perchè parlare di elezioni politiche oggi sarebbe impossibile. Perchè capisco che uno stato di emergenza possa creare confusione, non ci sono manuali, ma almeno si lavori ad un maggior coordinamento tra le parti in causa. Che i poteri siano rispettati. O altrimenti rassegniamoci a questa incertezza caratteristica di tutti i momenti eccezionali della nostra esistenza, anche personale, e che il destino ce la mandi buona, anche se non siamo alla peste di Manzoni, di strumenti in più ne abbiamo. Del resto non si valuta tutto in base e solo attraverso la nostra esperienza.? Alla fine si spera che questo coordinamento, alcune volte fallito, trovi ragionevole e nazionale espressione.

  • E DOPO? 2
    Signora Anna Maria Zambelli, ritorno sull’argomento, prima di tutto per l’attenzione e lo stimolo che il suo intervento ha suscitato, cioè poco, e questo mi sconcerta moltissimo, tra banalizzazioni o semplificazioni, o minimizzazioni intorno al tema, ma anche perchè penso, data la Sua scarsa frequentazione del blog, che anche Lei lo ritenga un tema importante. Anche per parlare delle solite posizioni politiche, sull’esempio dell’Ungheria, che si sono magari rinforzate. Perchè oltre ai pochi blogger che si sono espressi esiste anche una valutazione collettiva che di alcuni orientamenti in questo momento si fa forte. E qui entra in gioco tutto il sistema politico non solo italiano, ma europeo e con questo intendo gli spazi che la Comunità sta sta ritagliando. Perchè, se in parte è sacrosanto lo spazio dedicato all’economia ritengo che anche quello dedicato ai diritti e alle libertà faticosamente conquistate sia fondamentale. Perchè ormai l’evolversi del pensiero si sta delineando. Da una parte i paladini di quest’ultimo baluardo delle democrazie, dall’altra un’emergenza difficilissima da gestire come è ovvio che sia e che potrebbe portare conseguenze politiche da non sottovalutare. Per arrivare a dire dire che non sempre il fine giustifica i mezzi, anche se mi pare che questo detto stia ormai convincendo i molti col pretesto che si vorrebbe un esito più veloce dello stato in cui siamo con misure coercitive che più lo sono e meglio è. E questo ha significato per la gestione dell’epidemia un susseguirsi di Ordinanze, date forse dalla fretta, non sempre chiare o di difficile interpretazione. Non ultimo il chiarimento che da ieri concede ad un genitore una passeggiata col figlio minore (anche senza correre, e questo è esilarante), ma che vale anche per anziani o disabili, che anche loro farli correre è come far resuscitare un morto. Naturalmente subito abbiamo letto le dichiarazioni di disappunto dei Governatori del Nord che hanno bollato il chiarimento come un passo indietro capace di vanificare le misure precedentemente prese. E questo magari è discutibile, anzi lo è a tutti gli effetti. Ma questo comunque fa parte del gioco democratico tra le parti. Invece un po’ distante da noi c’è qualcun altro che in nome dell’emergenza ha preso in mano la situazione perchè solo se si è autoritari si può uscirne. E qui risalta fuori la questione Europa di fronte ad un paese che ne farebbe parte, e non so a che titolo e perchè, che di queste misure vorrebbe fare l’emblema di un potere a tutto campo e a tempo indeterminato. Devo però riconoscere che di primo acchito la Comunità ha prontamente reagito dichiarando che avrebbe analizzato gli sviluppi e poi agito di conseguenza. Da un parte i Ppe di cui il sovranista farebbe parte, e lo potrebbe anche cacciare, dall’altra un’Unione che comunque in questi anni ha continuato a foraggiarlo nonostante il problema della distribuzione dei migranti. Tutto questo per dire cosa? Per dire che è fondamentale che l’Europa tutta sia stia occupando di economia, pur con le diverse posizioni o proposte, ma è altrettanto importante che si ponga il problema dei diritti che man mano vengono intaccati, fosse dall’epidemia, fosse dalle tentazioni autoritarie, che anche in Italia stanno avanzando, per arrivare a scongiurare l’idea di Europa infettata da contaminazioni che man mano la stanno snaturando nei suoi principi fondamentali. Perchè se possiamo perdonare con un po’ di ironia i piccoli svarioni del nostro Governo certo nessuno può giustificare con la scusa di questa epidemia i pieni poteri che alcuni hanno preso o invocano. Perchè se è vero che ogni popolo è sovrano per sé io mi chiedo anche come si possa tollerare un coinquilino che taglia la testa ai oppositori. Anche in Ungheria ce n’è. Scampato il pericolo Turchia io credo che autoritarismi a noi vicini possano essere altrettanto contaminanti di un’epidemia. E’ anche qui che L’Europa deve intervenire.
    P.S: pare che anche da parte della Germania si stia aprendo uno spiraglio a favore degli Eurobond.

  • E DOPO DOPO? Perchè ci siamo arrivati. Come da copione nella prevedibilità che siamo. Dalla rianimazione all’aula di giustizia, dalla politica alla Magistratura, dagli eroi ai risarcimenti economici. Poi ognuno valuti per se, valuti se usare il metro dell’errore umano o della fatalità, se la capacità della scienza medica o la vendetta, come quando si dice che la giustizia non riporterà in vita il defunto. ma che dev’essere fatta. Abituati a mercificare tutto, morte compresa, di una cosa siamo certi: quattro soldini fan sempre comodo. Di ieri la fila davanti alla Procura di Bergamo dei componenti del comitato “Noi denunciamo” coi loro portavoce che dichiarano di non intendere assolutamente colpevolizzare la classe medica, ma chiedere verità alla politica. Una dichiarazione :
    “I rappresentanti del comitato “Noi denunciamo” hanno in preparazione almeno altri 200 esposti “non contro i sanitari che hanno fatto il possibile ma contro i politici che non hanno fatto altro che raccontare bugie”. Tra essi i fratelli Pietro e Diego Federici, bergamaschi, che nel giro di quattro giorni hanno perso il padre e la madre a causa del Coronavirus: “Non ha funzionato niente, dalla comunicazione con gli ospedali alle cure”.
    E sottolineo CURE. Come la mettiamo quindi? E’ prevedibile che i parenti dei 35.000 morti si mettano tutti in fila davanti alle Procure? E con quali risultati?
    Lo so che questo mio commento potrebbe sembrare irrispettoso nei confronti del dolore di chi ha perso genitori e nonni, ma sono certo che ad alcuni non verrebbe mai in mente di rivolgersi ad un avvocato, vuoi per realismo vuoi per la consapevolezza che scienza e politica hanno fronteggiato senza armi un nemico più forte di loro. O tutti incapaci? Non so, fate voi.

  • Dimenticavo: dalla politica alla Magistratura e magari, come ci insegna la Storia, in itinere, alla politica peggiore.

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