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ADRIANO TANGO

E se facessimo tutti gli Indiani?

Tutti da bambini abbiamo giocato divisi in bande: guardie e ladri, Indiani contro cawboy, Moschettieri contro guardie del cardinale; e piaceva anche a me, ma quel che mi affascinava veramente, verso i cinque-sei anni, era, quando gli altri si allontanavano per la merenda, addentrarmi da solo nella foresta del Braccianese, fino al limite che i genitori mi avevano imposto, armato del mio arco e frecce self made, e immedesimarmi, ascoltare i richiami degli uccelli fingevo fossero segnali in codice dei miei guerrieri.

E pensavo che da grande dovevo trovare il modo di diventare molto ricco, ma non per goderne, per finanziare la rivolta indiana, armarli insomma, recarmi da loro oltreoceano e farmi riconoscere come un fratello lontano venuto a risvegliarne l’orgoglio, la sete di giustizia.

Fantasie infantili, inusuali, ma comunque inconsistenti.

Poi in pochi giorni spuntano due notizie “di fondo”:

  • Usa, sentenza storica della Corte Suprema: metà dello Stato dell’Oklahoma (compresa Tulsa) deve essere riconosciuto come riserva indiana…, l’oleodotto che attraversa i luoghi sacri dei nativi dovrà chiudere per almeno un anno. Si tratta di 140 chilometri quadrati. In conseguenza sono annullate anche le sentenze emesse dai tribunali dei bianchi. [Il fatto quotidiano]
  • …i leader dei Popoli Yanomami e Ye’kwana, che da generazioni abitano l’Amazzonia brasiliana, guadagnano terreno nella campagna internazionale #MinerosFueraCovidFuera lanciata lo scorso 9 giugno, che chiede il sostegno del popolo brasiliano e della comunità internazionale a una petizione per l’allontanamento immediato dalle terre Yanomami e Ye’kwana dei circa ventimila cercatori d’oro che vi si sono illegalmente introdotti e che rischiano di diffondere il Covid19 nei villaggi. Solo una petizione, ma andrà avanti, ne sono sicuro.

[Fonte: Notiziario online Greenpeace]

Il grande vaso del potere scricchiola, e si può capovolgere, si può far cadere dal sostegno e frantumarlo al suolo, e i buffoni usurpatori possono essere messi alla berlina allora!

E se facciamo gli Indiani, se facciamo per bene Cremascolta, non nel suo aspetto salottiero, nobile, apprezzato negli ambienti colti, specie dei docenti scolastici a quanto mi risulta, ma nella sua anima originaria di “educato pungolo…”

Immobilità su ferro, Stalloni, Università, Raccolta differenziata del sughero… gli altri temi forti ricordatemeli voi, ma soprattutto, coraggio ragazzi, rifar la punta alle frecce!

 

 

ADRIANO TANGO

11 Lug 2020 in Società

15 commenti

Commenti

  • Il tema fondamentale è trattato dal C.R. Torrisi: la residenza marina, con rete instabile, ha portato a una sovrapposizione. Considerate quest’appello solo il condimento, il sale sulla minestra, sul piatto principale degli intenti Cremascolta del momento espressi nel rendiconto-appello sull’UNI.

  • Si Adriano, certamente non nel modo di dire cremasco “…..dai, fa mia l’indiano”, che rimanda ad un comportamento tutt’affatto opposto (peraltro diffuso assai!).
    “Educato pungolo” tu dici, e sono proprio d’accordo, pur pienamente conscio, come sono, che “l’educazione, uno non se la può dare” ( déjà-vu?! …. massì era una cosa simile!) e “pungolare” impone , prima, informarsi come si deve per non sparare col …. fucilino a tappi!
    Tornando al tema “indiani”, uno dei ricordi di quando ero ragazzino per il quali provo ….tenera vergogna (assieme alla caccia all lucertole in giardino!), è l’urlo trianfole che si alzava al cinema dell’oratorio del Duomo, col quale accoglievamo l’arrivo delle “giacche blu” a cavallo, a sterminare i “musi rossi” che (“come fessi”) stavano a galoppare in circolo attorno ai carri dei “pacifici” coloni, brandendo i Tomahawk assetati di “scalpi”!
    Il film, ovviamente, nel tabellone in via Mazzini, in vetrina della “Buona Stampa”, era enfaticamente classificato “per tutti” (nemmeno “con riserva”!!!).

    • Queste cose ora le abbiamo capite. Intendiamoci, non è che essere Pellerossa sia di per sé un titolo di merito, ma essere un usurpatore lo è certamente di demerito. Ora tuttavia si esalta la capacità tutta pellerossa di prendere a prestito la terra senza danneggiarla e godendo dei suoi frutti spontanei, e questo è del tutto vero.
      Certo, c’è da chiedersi se queste nobili civiltà senza l’impatto con l’uomo bianco non sarebbero infine evolute in organizzazioni predatorie come le nostre, con tutte le loro aziende di sfruttamento dei beni naturali. Mi voglio illudere di un no, perché dato il pari tempo del distacco delle etnie da un comune antenato, ciò si sarebbe potuto verificare anche prima. Teniamoli nella mente così, come un nobile esempio da seguire o a cui tendere, non sciupiamo un bel mito.

  • Adriano, i popoli, le etnie, hanno avuto tempi e tappe evolutive non coincidenti , dovuti a condizioni geografiche e climatiche differenti, oltre che politiche diventate Storia, e magari anche i pellerossa, senza genocidio, avrebbero inseguito miti che si stanno dimostrando solo distruttivi. Non sapremo mai per cause di forza maggiore quale sarebbe stata la loro evoluzione. E quindi sono eticamente salvi. Sarebbe il caso di dire, per paradosso, che noi occidentali quella fortuna non l’abbiamo avuta.

    • Concordo e riaffermo: non sciupiamo un bel mito. Mi interessa il tuo ” condizioni geografiche e climatiche differenti”, fattori che nella genesi di storia e politica si stanno affacciando ora. Il primo esempio che mi viene in mente, anzi due, la nascita della democrazia da natura ostile dei Vichinghi e la nascita del comunismo a Lipari dei Greci, da isola attorniata da pirati Etruschi. Silvestro mi manda un lavoro sul crollo dell’imperto romano da esplosione di vulcano, alcune battaglie determinanti da condizioni del terreno… Altro che filosofia politica, piedi per terra, anzi, talvolta sprofondati nel fango!

  • Anche se leggendo le notizie di oggi, le condizioni geografiche e climatiche agiscono su lunghi periodi che sono appunto i grandi cambiamenti della Storia. A medio termine invece si assiste a cambiamenti repentini dove le condizioni di cui prima pare che non agiscano proprio. I risultati in Polonia e la riconversione di Santa Sofia da parte di Erdogan in moschea segnano invece inversioni di rotta che per i pessimisti preluderebbero a scenari ben peggiori, dove appunto caldo freddo siccità innalzamento dei mari delle temperature o erosione delle coste, tanto per fare esempi sotto gli occhi di tutti, se ne fanno un baffo delle conquiste di civiltà di tanti decenni, se non secoli. E subentra il caso quindi, vuoi il Coronavirus e la conseguente crisi economica che rispolvera tutti i populismi o egoismi che hanno caratterizzato i periodi di povertà e incertezza. E questo vale per tutti i popoli e le epoche. Perchè pare che basti niente, o tanto in questo momento, per scatenare quella irrazionalità, vedi il ritorno delle religioni o di valori che sembravano superati, o vedi la campagna di Duda in Polonia, che trova largo consenso appunto nelle periferie disagiate, dove la speculazione intellettuale o filosofica non esiste proprio, dove esiste solo il contingente gramo che sempre ha rappresentato i passi indietro della politica capace di spostare i problemi dal materiale all’immateriale come se i vecchi valori garantissero chissà quale rinascita. Ed è questo connubio che non capisco. Poi non so, non sono uno storico, se la mia considerazione di qualche righe sopra corrisponda al vero, cioè se può essere credibile l’analisi che la Storia si divida appunto in ere o lunghe rivoluzioni, o velocissimi salti in avanti o indietro. Così da valutare come un arco temporale di pochi anni, rispetto ai millenni di cammino evolutivo possa essere così incidente da sovvertire tutto. Anche se in questo momento, segnato dal quotidiano con tutte le sofferenze che comporta, non ce può fregare di meno di quello che poi i libri di storia racconteranno. Non so Adriano, non ho le idee chiare rispetto a niente, se non il dispiacere di assistere a cambiamenti economici, politici e culturali contemporaneamente, ma che potrebbero benissimo viaggiare su binari differenti.

  • Non sono stato chiaro, sembrerebbe di leggere il contrario di quanto ho scritto. Volevo dire che la politica, coi suoi bisogni di consenso immediato, se ne frega sonoramente di lunghe vedute, agendo nel quotidiano facendo credere agli sprovveduti che piccole pezze qui e là possano riempire quei buchi o rimediare a quei disastri che la modernità ha causato, anzi, fregandosene del tutto, e che bastino alcuni ritorni al passato, inteso ovviamente come età dell’oro,secondo loro, per rimediare a tutto. Ho appunto nominato Duda e Erdogan proprio come peggior esempio di dove potrebbe portare il camino della Storia, con un consenso appunto estemporaneo, sovrasostanziale, illudendo con facili soluzioni che sembrerebbero nell’immediato dare risposte, ma che a lungo termini si rivelerebbero quell’eterno ritorno non solo dei libri di filosofia. Ma mi sto ripetendo. Scusate. Ribadisco, qui sta la differenza: pensare all’oggi o al domani.

  • Poi Adriano, non avendo le tue competenze storiche, già hai citato situazioni ben precise, lascerei a te la risposta alla mia domanda. Che poi è: i cambiamenti climatici in corso, mi pare che il blog stia prendendo questa direzione verde, quali incidenze possono avere a lungo termine sugli assetti democratici o autoritari che si stanno contrapponendo globalmente con sempre più forza?

  • Lo dice anche Dragonem, ma se fossero bastati pochi mesi di lock down per ripulire aria ed acque, vedi l’enfasi dei canali di Venezia ritornati coi pesci visibili, ma secondo me solo apparenza, se tutti nel mondo adottassero misure coercitive magari un mese l’anno, questa misura, forse inutile, come verrebbe interpretata? Come un attacco alla democrazia? Lo abbiamo visto per l’epidemia ancora in corso, dove alla pelle di ognuno si è contrapposta da parte di molti una protesta contro la perdita di valori fondamentali. Per poi assistere alle esibizioni tardive di mascherine da parte di qualche potente imbecille della Terra che prima si vantava di non indossarle perchè negazionista dell’evidenza. Ma qui ho messo altra carne al fuoco e qualcuno mi potrebbe accusare del solito minestrone. Rimango del parere, e qui si ritorna ai vecchi temi, che il corso di politiche di ritorno dimostrano una visione egoistica da proprio orticello che porteranno al disastro. Da soli non si salva nessuno, altro che identità nazionali, moschee o omofobie.

  • Mi scuso in anticipo per la seguente provocazione scanzonata, indegna di questo blog di persone serie.
    Invece di dire “E se facessimo tutti gli indiani?”, potremmo dire “E se facessimo tutti la fine degli indiani?”, con un’aggiunta lessicale tanto storicamente tendenziosa quanto politicamente disdicevole?
    Lasciamo perdere, Hernán Cortés e Francisco Pizarro, gli atzechi, i maya e gli inca, parliamo dei nativi americani più a settentrione e di quella differente immigrazione europea.
    Non erano forse dei perseguitati i padri pellegrini sul Mayflower? Non fuggivano forse da persecuzioni religiose e da guerre in nome di Dio, così come i molti che poi presero la loro strada verso le colonie d’oltre oceano? Successivamente, i primi coloni non dovettero affrontare tremende avversità naturali, feroci ostilità dei nativi e terribili conflitti con le popolazioni residenti, subendo orribili atrocità e crudeli efferatezze, soprattutto quando decisero di spingersi a ovest, in cerca di incerta fortuna? Inoltre, anche quando non erano in fuga da guerre, persecuzioni e spaventose epidemie in Europa, quanti immigrati tentarono la fortuna per motivi soltanto economici, diventando profughi solo per cercare una sopravvivenza materiale per loro e per la loro famiglia, invece di morire di fame e di stenti nei paesi d’origine? E quanti infine fuggirono per evitare trucidissime punizioni e torture, persino esecuzioni capitali a causa delle loro idee e delle loro convinzioni?
    Bene, questi furono la stragrande maggioranza di coloro che conquistarono quei territori, sottraendoli ai nativi americani. Certo, ci furono anche avventurieri senza scrupoli, criminali incalliti, mafiosi italiani, irlandesi ed ebrei, oltre a politici corrotti e altri soggetti spregevoli. Ma la colonizzazione fu opera soprattutto di lavoratori, agricoltori, manovali, povera gente in cerca di un futuro negato in patria.
    Vi dice niente questa situazione?
    E qui arriva la provocazione, già ammessa all’inizio come tendenziosa e disdicevole: siamo sicuri, oggi in Europa, di non doverci domandare “E se facessimo tutti la fine degli indiani?”. Ovviamente, le situazioni presentano mille, diecimila differenze storiche. Ma hanno questo in comune: che certe cose non succedono solo quando arrivano i Cortés e i Pizzarro ma anche quando arrivano tante povere persone, tante vittime disgraziate in fuga dai paesi d’origine, tanti perseguitati in cerca, all’inizio, solo di un tozzo di pane.
    E poi, c’è una cosa da ricordare. In Oklahoma è stato un principio giuridico a guidare la sentenza della Corte Suprema, oggi sui media. Qualcosa frutto di una cultura giuridica evoluta, di una civiltà progredita, di una società democratica. Pacta sunt servanda. Certi trattati coi nativi americani sono stati violati, calpestati, traditi. Ed ecco oggi la giustizia affermarsi, tardiva e parziale, comunque legalmente riparatoria.
    Siamo sicuri che, qualora le cose dovessero andare come sempre vanno nella Storia, in futuro qualcuno possa restituirci qualcosa, come in Oklahoma?

    • Un bravo Pietro ti basta? E se un giorno guardassimo dall’alto in basso, ma solo in senso di statura media, i nostri piccoli padroni con pelle malaticcia e occhi… ma manco a mandorla! Teniamo saldi i capi di quella cultura che spero vorranno assimilare, come hanno fatto i tanti popoli delle storia conquistatori e conquistati dai loro conquistati. In fin dei conti per ora ci stanno solo imitando, ma proprio tutti! Poi ce ne sono altri, meno chiari, meno espliciti, ma che vuoi fare, l’innesto va accettato, anche per motivi salutistico/genetici oltre che per umanità, senza nessuno supino fatalismo, gestendolo.

  • Intanto, grazie, caro Adriano.
    Sul fatto poi che certe situazioni possano e debbano essere “gestite”, e bene, mi trovi pienamente d’accordo.
    L’importante è non lasciarsi suggestionare, in materia migratoria, da certi orientamenti fatalisti, per i quali è nel destino dell’umanità l’incessante, massiccio e parossistico nomadismo di tutti a casa di tutti gli altri, quasi una sorta di fato obbligato, di ipercinetismo biblico, a fronte del quale si può solo dire amen.
    Inoltre, quanto al fatto che, come tu dici, facciano bene al nostro patrimonio genetico, alla nostra salute e anche alle nostre strutture sanitarie determinati “innesti”, sai meglio di me, da medico e da storico della medicina (e magari pure da medico che conosce il pronto soccorso dei nostri ospedali), quanto la cosa sia da sempre oggetto di analisi, discussione e valutazione, soprattutto in merito alla misura, alle modalità e alla tipologia di tali “innesti”.
    Quanto poi alla numerosità, frequenza e significatività degli “innesti” avvenuti in Italia dai tempi delle popolazioni pre-romane, sono certo saprai quanto si sia parecchio ridimensionata la fola dei popoli italici geneticamente “frutto di tante invasioni e sovrapposizioni”, smentita da indagini scientificamente molto valide, a partire da quelle ormai assodate di Cavalli Sforza. Una cosa è la conquista territoriale, un’altra la modifica delle strutture genetiche.
    Per cui, “gestiamo” bene la faccenda, non inventiamoci “ineluttabilità migratorie” e ricordiamoci che i ceppi etnici antichi della nostra penisola hanno sino ad oggi subito variazioni non poi così rilevanti, come invece vorrebbero farci intendere i solerti zelatori della sostituzione etnica quale regola ancestrale della nostra specie.

    • Mi piace una cultura così com’è, certo, e ti firò di più: nelle cvapitali sono a disagio perché mi da fastidio la perdita di atmosfera da multiculturalità. Certo, altri potrebbero dirmi sai quanto cifrega della tua atmosfera a confronto dei problemi della gente, ma il discorso è come l’evoluzione della lingua, tale quale la indica nelle sue buone regole l’ “Accademia della crusca”: resistere fino a che si può, poi assorbire il nuovo elemento e sanzionarlo.

    • Perfetto, caro Adriano, d’accordissimo. “Resistere fino a che si può”, che è il contrario del colabrodo sociale, civile e istituzionale.. Una via di mezzo sarebbe “accogliere fino a che si può”, che significa fino a che si può offrire un lavoro ufficiale e dignitoso, un’abitazione decorosa e una vita non da criminali. Ho il sospetto che oggi in Italia sia un “si può” di gran lunga superato dalla realtà delle cose e dei fatti. Ottimo anche “assorbire il nuovo elemento”, che è il contrario di “farsi assorbire dal nuovo elemento”. Assorbimento non significa ammettere giurisdizioni separate, violazioni dell’ordinamento giuridico, pratiche incompatibili con il sistema sociale e via dicendo. Soprattutto, vuol dire che chi vuole “assorbire” noi, proprio qui a casa nostra, invece di farsi “assorbire” lui, ha davvero sbagliato porto, spiaggia, entroterra e comunità retrostante. Sul “sanzionarlo”, prendendo il termine nell’accezione che in questo contesto mi pare sia più corretta, quindi non in quella penale, nessun problema: prima i doveri, poi i diritti. Ce lo dicevano a noi bambini dell’asilo, penso che possano capirlo anche certi adulti, sia di qua che di là della linea di sbarco.

  • Sai Pietro, in fin dei conti anche io sono un assorbito, e ora un portabandiera della cultura cremasca. Ma forse non faccio testo: ero già un apolide aspirazioni di radicamento.

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