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FRANCO GALLO

Dialogo nell’oltretomba di un uomo della musica e di una bottiglia di vino

[Ade, plaga nera e tristissima. Uno scheletro mutilo a una gamba, ma fornito di chitarra, si sincera di una certa accordatura e inizia a cantare   This tune was composed by Spencer the Rover, As valiant a man as ever left home…   Ha un attimo di trasalimento e aggiunge come tra sé e sé:

[Ade, plaga nera e tristissima. Uno scheletro mutilo a una gamba, ma fornito di chitarra, si sincera di una certa accordatura e inizia a cantare

 

This tune was composed by Spencer the Rover,
As valiant a man as ever left home…

 

Ha un attimo di trasalimento e aggiunge come tra sé e sé: … ma anche l’ultimo ad aver goduto della dubbia distinzione della forca pubblica nella reale città di Sheffield!

 

Lo scheletro barcolla, un suo maldestro inciampo sposta un mucchio, prevedibilmente, di ossa: sotto le quali appare una bottiglia di vino, manifestamente senziente, che sembra riconoscere il suonatore non appena questi, visibilmente interessato, dà mostra di volerne cavare il tappo a corona.]

 

 

Bottiglia [trema] Ahiomamma…! son spacciata.
Uomo [canticchia] “…Here a fine line, there a fine wine…”
B Mica sono tanto raffinata, anzi roba dozzinale.
U Purtroppo per te non sono in vena di fare lo schizzinoso. E dovresti essere ben lieta che ti si nobiliti.
B Immagino che resterà traccia di me in qualche svasata di echoplex…
U Forse. O forse non ne resterà alcuna.
B Oh bella, e come mai? Ne andrebbe della mia fragile natura senza alcun compenso? Alcun contributo alla gloria imperitura?
U Guarda che l’unico perituro, e vieppiù perito ormai, sono io, con ‘sto epatos scasso e tutto il resto…
B E la poesia? L’arte?
U Che roba è?
B Oh signor mio, non facciamo i furbi: tu fosti cantante – anzi artista. Un bohémien. Mi bazzicavi, me e le mie sorelle, per alate ragioni. L’ispirazione. L’evasione, l’estasi… ecchediamine.
U Forse sono solo un alcolizzato? Un po’ più ricco dentro e un po’ più incerto fuori?
B Ma come: e la lucidità della dissipazione? L’esperimento con la vita? Quel fervere ideale dell’uomo che supera i propri confini e crea?
U Come bottiglia sarai scadente, ma di estetica banfi e come…! e per te io capirei?
B Almeno spero!
U E qui sbagli. Di roba così seria non ne faccio!
B [basita vibra, con qualche percepibile beccheggio]
U C’è chi tenne (o tiene, se il mio genere sopravvive) un diario; io trovai, non oso dire altro, la mia musica. Nulla più. E attenta che rischi di rovesciarti…
B Mon coeur mis à nu. Banale…
U Esageri. Per me farsi lasciare Beverley non è stato affatto banale; e se è per quello, nemmeno farmi amputare o morire.
B Ma mi pare che accada a tanti, se non a tutti.
M Già, non è cosa così fuori dal comune. E oggi da morto mi pare che siamo in tanti ad essercela passata così.
B Ma allora, di grazia, a che pro quel che tu fosti, a che quello che dotasti di voce e note?!
M Forse la musica sovviene proprio in questo… a imparare per tempo come sia normale morire; ad adornare simboli d’amore e di dolore; a consumare con grazia questa vicenda umana. O, ma lo dico solo per me, con un dolore più intenso…
B Ma tutto il resto? L’impegno, la ricerca, la varietà della differenza creativa che in me si è per tanto tempo cercata?
M Io non ne trovai – ammettendo che intenda ciò che dici. Ma furono miei il suono e il timbro per dire della vita. Ma ora questi vaghi ricordi che sollevi mi stanno precludendo la vera ragione di questo nostro intrattenerci…

 

 

[Lo scheletro tenta di stappare il vitreo contenitore: il quale, con derisoria manovra bottigliesca, repentinamente si sversa da solo! Cacciato un orribile urlo di frustrazione, dopo un consulto tanto intimo quanto rapido, lo scheletro brandisce il vuoto involucro sogghignante, lo spezza, prende un frammento e chiama: Dai Robert, vieni avanti che c’è da suonare… e non vergognarti che non sei più nero. Un altro scheletro si affaccia, e risponde: John, e il demonio?; il primo chiosa: Non ci pensare: è di casa.]

 

 

 

 

 

 

Dialogo nell’oltretomba di un uomo della musica e di una bottiglia di vino” è per John Martyn (Iain David McGeachy, 1948-2009) e Robert Leroy Johnson (1911-1938). Aggiungo qualche nota per chi, interessato, non abbia ancora dimestichezza con i due personaggi testé menzionati. Spencer the Rover è uno dei brani più noti che John Martyn abbia inciso (Sunday’s Child, 1975, Island Records; nel brano introduttivo sono citati i primi due versi della canzone, di origine tradizionale, e la battuta dell’uomo monco riprende quanto Martyn avrebbe detto del protagonista della canzone prima di eseguirla una volta in pubblico nel 1980 (cfr. https://www.johnmartyn.info/song/spencer-rover). Un piccolo verso nel dialogo è da Fine Lines, brano di apertura di John Martyn, Inside Out, Island Records, 1973. L’echoplex è un dispositivo che permette di creare l’eco di una frase musicale o di una sequenza di suoni a una distanza arbitraria della sua prima esecuzione; Martyn ne fu uno dei principali fruitori (l’apparato è stato usato, tra gli altri, da Miles Davis e da molti chitarristi jazz) e il suo setup degli anni Settanta, con uso persistente dei modelli EP-1 e EP-2 anteriori alle successive tecnologie a stato solido, è documentato a https://www.johnmartyn.com/guitar/a-history-of-johns-guitar-set-ups/.
Beverley è Beverley Kutner, che fu moglie e compagna artistica di Martyn, anche firmando con lui due importanti album, Stormbringer! e The Road to Ruin, usciti nel 1970 per la Island Records. Il loro matrimonio terminò nel 1980, di fatto a causa delle dipendenze da alcol e droghe e del comportamento instabile di Martyn.
Il riferimento all’amputazione riguarda un’operazione subita da Martyn, che interessò la gamba destra sotto il ginocchio.
Some people keep diaries, I make records è una frase attribuita a Martyn a proposito del suo album Grace and Danger, che venne pubblicato da Island Records dopo la separazione da Beverley e che fu scritto nel periodo di massima tensione tra i due (cfr. C. Nickson, Solid Air: The Life of John Martyn, Liaison Music, Burbank, CA., 2011).
In questo piccolo omaggio a un autore così estremo e controverso, ho voluto immaginare che il suo posto all’inferno, meno doloroso della vita terrena, lo portasse a imbattersi in Robert Leroy Johnson, il leggendario chitarrista e cantante padre del Delta Blues style. La mitografia del personaggio riporta che egli sarebbe stato istruito dal diavolo, per la rapidità con cui avrebbe improvvisamente dominato la chitarra (cfr. la nota Me and the Devil Blues). Il riferimento alla bottiglia rotta e al suo impiego rimanda al cosiddetto bottleneck style, di cui Johnson era maestro, quando la chitarra viene suonata facendo scivolare un ditale di vetro o una lama di metallo sulle corde; ciò che ha dato origine alla cosiddetta slide guitar.

FRANCO GALLO

06 Lug 2020 in

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