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RITA REMAGNINO

Pane e acqua

Chi di noi non se lo chiede: cosa c’è nel pane e nella pasta che mangiamo? Da dove viene il grano? Dopo l’assassinio programmato dei coltivatori italiani, messi strategicamente nella condizione di guadagnare di più rinunciando alla coltivazione dei loro campi, il grano presente sulle nostre tavole viene dall’estero, in prevalenza dal Canada e dall’Ucraina,

Chi di noi non se lo chiede: cosa c’è nel pane e nella pasta che mangiamo? Da dove viene il grano? Dopo l’assassinio programmato dei coltivatori italiani, messi strategicamente nella condizione di guadagnare di più rinunciando alla coltivazione dei loro campi, il grano presente sulle nostre tavole viene dall’estero, in prevalenza dal Canada e dall’Ucraina, dove, è noto, non si risparmia sul glifosfato (per forza, il sole è freddo), il diserbante più usato al mondo e dichiarato dall’AIRC “probabilmente cancerogeno per gli esseri umani”. Di più, non potevano fare.

Nel frattempo, la Monsanto ha esteso il suo controllo sui semi a circa il 95% e alcune “nuove tecnologie”, già brevettate, controllano le fonti della vita. È il caso della “Delta and Pine Land”, un’azienda biotech creatrice di una tecnica, definita “sistema di protezione della tecnologia”, che rende sterili le piante cui viene applicata. In pratica si prende una pianta, la si sterilizza e si costringono i produttori a usare “altre” sementi di laboratorio, che poi vengono rivendute al raccolto successivo, e così via. Il brevetto si chiama correttamente “Terminator” ed è attualmente nelle mani della solita Monsanto, che per il momento vende i semi “suicidi” in Asia, Africa e Sudamerica, ma non c’è dubbio che miri a Europa e Usa. Sappiamo bene quale valore strategico e militare possieda un seme OGM, o un diserbante, in termini di controllo demografico della popolazione mondiale. È quasi meno pericolosa la bomba atomica.

Non va meglio per l’acqua. In modo particolare in Veneto, Piemonte, Lombardia e Toscana, dove le falde acquifere sono inquinate dai Pfas, un composto chimico originato dalla fusione di solfuro di carbonio e acido fluoridrico e usato industrialmente per impermeabilizzare di tutto, dai giacconi agli sci, dagli smartphone, alle padelle, alla carta da pizza. Gli scarichi degli impianti chimici vengono riversati nei fiumi, che bagnano i campi, che entrano nel circolo alimentare. In certe zone la presenza di Pfas nel sangue degli adolescenti raggiunge livelli allarmanti. Eppure, forse troppo impegnato nella crociata contro morbillo e scarlattina, il Ministero della Sanità non si è ancora preoccupato di fissare delle soglie limite per questo genere di veleni. Sta a noi, quindi, chiedere a gran voce alle Amministrazioni locali di eseguire puntuali controlli sull’acqua e di darne opportuna informazione ai cittadini. Vogliamo sapere.

Nonostante oggi, anche grazie alla Rete, se ne sappia sempre di più. Nel bene e nel male, perché poi ci tocca assistere con disgusto al quotidiano “cambio di poltrone”, e non solo in ambito economico e politico ma anche in quello alimentare. Tanto in sede europea quanto nell’ambito delle organizzazioni affiliate all’ONU, vige il sistema delle porte girevoli, ovvero il regolare passaggio di funzionari, esperti e professionisti vari dalle grandi aziende multinazionali alle cosiddette strutture “di controllo”. Oggi alla Monsanto, domani all’EFSA (Autorità per la Sicurezza Alimentare), o viceversa. Che problema c’è se da controllati si finisce per fare i controllori, in fondo la “sacra famiglia” (molto unita) è sempre la stessa. Oggi è questo il volto vero ed oscuro della globalizzazione, quello che svela la sua anima distruttiva, rivoltante e antiumana.

Facciamo dunque rete e scambiamoci informazioni. Non per fare pubblicità, che c’importa, ma per puro e semplice istinto di sopravvivenza:

http://www.irisbio.com/

http://www.girolomoni.it/

https://www.alcenero.com/

RITA REMAGNINO

01 Nov 2017 in Attualità

34 commenti

Commenti

  • Vedrai Rita che con più autonomia la acque di Veneto e Lombardia ritorneranno chiare e fresche. Ah, ah, ah!

    • Sarà la novità, ma la nuova interfaccia ha solo complicato le cose. Non mi piace neanche un po’. L’home di prima dava da subito un’idea del tutto. Ora si devono fare piu’ passaggi. Questa novità allontanerà ulteriormente i lettori. Non mi piace, non mi piace, non mi piace. E scusate se non c’entra con l’articolo di Rita.

    • Cosa c’entra Ivano una maggiore autonomia fiscale e impositiva di Veneto e Lombardia con il pane e acqua che mangiamo e beviamo? Le leggi in materia le fa lo Stato (ovvero Bruxelles) , fino a prova contraria.

      Quanto alla nuova interfaccia, è chiaro che all’inizio creerà qualche disagio, come tutte le cose nuove. Ma poi ne apprezzeremo i vantaggi. Ad esempio si potranno pubblicare foto e video anche senza testo, un’occasione per quanti non amano scrivere e preferiscono le immagini.

      Nessuno di noi è nato digitale, a differenza di Mattia, e affrontare nuove sfide tecnologiche ci mette alla prova. Perchè rinunciarvi, dopo tutto.

      Prestissimo ritorneranno anche la biblioteca e la pinacoteca virtuale. Non abbiamo mai pensato di rinunciarvi.

    • Un altro tassello alla complessa questione dell’ acqua: il problema dei fanghi sparsi in agricoltura. La provincia cremonese è tra le quattro della bassa Lombardia (insieme a Pavia, Lodi e Mantova) che da più lungo tempo e per maggiori estensioni ospitano questa pratica agronomica che include anche lo smaltimento dei residui derivanti dalla depurazione delle acque, civili e industriali. Premesso che la legislazione nazionale, del 1992, non prevede alcun limite alla quantità di idrocarburi presenti nei fanghi, esistono però i limiti previsti dalla normativa che regola le bonifiche dei siti contaminati da trasformare in spazi a verde pubblico e questi sono stabiliti in 50 milligrammi per chilo (definito da una sentenza della Corte di Cassazione del gennaio 2017). Con delibera del 11 /9 /2017 la Regione Lombardia ha alzato di 200 volte i limiti degli idrocarburi presenti nei fanghi utilizzati in agricoltura. Il valore soglia è passato infatti dagli attuali 50 milligrammi per chilo a 10.000. Come spiega il geologo Alberto Maccabruni, consulente dei comuni che hanno deciso di ricorrere al Tar contro questa delibera : “Alzare questi valori è un insulto all’agricoltura di qualità. Questi inquinanti si accumulano nel tempo, finiscono nei terreni, entrano nel ciclo delle acque, raggiungono quelle superficiali e, alla lunga, possono contaminare anche l’acqua potabile. In base al principio di precauzione si dovrebbe evitarne lo spandimento in terreni agricoli”. Come se non bastasse la Iarc classifica molti derivati del petrolio come possibili scatenanti dei tumori e l’Agenzia per l’ambiente americana ha definito gli idrocarburi tra gli agenti ambientali più inquinanti al mondo.

    • Grazie Elena per aver segnalato il problema dei fanghi in agricoltura, che personalmente conoscevo solo per sentito dire. Sono andata a consultare la pagina di Regione Lombardia, dove, stando alle dichiarazioni dell’assessore all’ambiente, le regole sarebbero diventate invece più restrittive (?) :

      http://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/lombardia-notizie/DettaglioNews/2017/09-settembre/11-17/fanghi-agricoltura-terzi/fanghi-agricoltura-terzi

      Purtroppo le mie conoscenze in materia non mi consentono di stabilire se l’assessore bara oppure no, Sembra, comunque, che il record nazionale (sic!) sia detenuto attualmente dalla provincia di Pavia. Sto pensando a tutte a tutte le risaie che ci sono in quella zona. Ma che riso mangiamo?

    • Grazie dell’informazione. Il riso che uso è un integrale che viene dalla Probios di Calenzano (FI). Mi sembra abbastanza sicuro, o almeno lo spero. Ha il “difetto”, se così si può dire, di cuocere in 45-50 minuti, ma non si può avere tutto dalla vita.

      In generale sono una fautrice dei “piccoli produttori” ed evito accuratamente le grandi marche. Non solo nel cibo “piccolo” è spesso sinonimo di cura, scelta, amore e coraggio. Ce ne vuole parecchio per nuotare in mezzo agli squali.

  • Articolo di Rita

    • Secondo l’assessore Terzi il fissare dei parametri precisi costituisce un miglioramento. Forse rispetto alla caotica situazione precedente, ma resta il fatto che tali parametri sono troppo alti, secondo gli agricoltori e i sindaci dei comuni del pavese e del lodigiano. Proprio quelli delle province maggiormente interessate alla coltivazione del riso. L’argomento è stato ampiamente trattato sulla stampa locale: il link è a uno degli ultimi articoli apparsi sulla Provincia Pavese.
      http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2017/11/01/news/fanghi-il-fronte-del-no-si-allarga-a-33-comuni-1.16068350
      Per rispondere alla tua domanda. “Che riso mangiamo?” io ti consiglierei di diffidare dalle grandi marche ( la concorrenza del riso asiatico è ormai un dato indiscusso) e di puntare, anche in questo caso, sui piccoli produttori della Lomellina e del basso lodigiano.

  • E poi dove sono spariti i post che erano un home page? E poi come si fa ad andare alle ordine precedenti? E i book, e le mostre?

    • Trovi tutti i vecchi articoli premendo su Archivio gli ebook e le mostre verranno implementati al più presto, di nuovo trovi i vecchi su Archivio : )

  • Volevo dire: alle pagine precedenti, e in home page.

    • Come da norma, è sufficiente premere sul logo per tornare alla home page, per tornare indietro puoi usare i tasti del browser

  • E ARCHIVIO dove lo trovo?

    • È l’ultima voce del menu in alto; se non lo vedi è perché stai utilizzando un display a bassa risoluzione, quindi il sito viene condensato come su tablet. Per visualizzare le voci premi il simbolo menu (l’hamburger: tre linee orizzontali una sopra l’altra)

  • E poi perché tutti i post in home sembrano scritti da Mattia?

    • Dovevo attendere che gli autori si registrassero per indicarli come autori anche al sistema. Ora li correggo. Il problema non si presenterà più. Ho dovuto fare questa procedura per non pubblicare il sito vuoto (sarà risolto prima di sera, appena arrivo a casa)

  • Caro Mac, dal 2014 il senato ha varato una legge che mette al bando i pesticidi, purtroppo nessuno va ha verificare…come nessuno verifica il tutto: l’asfaltatura delle strade, la qualità dell’aria che sembra venga contrallata tramite centraline comunali e dell’Arpa…che pero registrano gli inquinanti atmosferici, tramite decreto ministeriale. Quindi quello che veramente respiariamo ogni giorno non lo sa nessuno. Eppure noi paghiamo tutte questi enti statali o assessori che dovrebbero fare delle verifiche…

  • Secondo me, non essendo tutti esperti del mezzo, avete complicato tutto. Ad esempio, con riferimento all’icona Archivio, se qualcuno non la conoscesse, sarebbe vanificato il lavoro di 4 anni. E siccome il sottoscritto ritiene di aver contribuito all’alimentazione del blog insiste col disappunto più che espresso per questo cambiamento. L’impaginazione di prima era facilmente accessibile a tutti. Con questa vedremo cosa succederà, tra registrazione, password e altre diavolerie.

  • Ci siamo trovati un po’ tutti spiazzati, Ivano.
    Ma come vedi, man mano stiamo sistemando il tutto, anche grazie ai tuoi contributi e a quelli degli altri lettori.
    La nuova interfaccia, a mio avviso, presenta un valore aggiunto:
    – libera il capo-redattore da un lavoro immane,
    – consente di scrivere il testo in word (con titoli, paragrafi, spaziature, corsivi, grassetti che desideriamo,
    – ci inserisce nel mondo di Facebook, allargando quindi il nostro orizzonte,
    – offre ai giovani (e meno giovani) di pubblicare dei video.

    Tutte le novità possono creare disorientamento: io confido che tra qualche giorno ci orienteremo e ci troveremo più a nostro agio.

  • Ho visto che lunedì Report ha dedicato la puntata proprio a questo tema.
    Vedo, Rita, che sei in sintonia con il taglio del conduttore e del giornalista autore dell’inchiesta.

    • Caro Mac, con le “diavolerie di CremAscolta mi trovo bene. Non mi trovo bene con te…ti ho lasciato una risposta, almeno rispondi…! Perchè quando ti trovo in the City, tà maie le urege…!

    • Non ho visto Report, ma devo dire che quando mi capita di vederlo mi piace.
      Purtroppo questa è la cruda verità, c’é ben poco da girarci intorno.
      Possiamo solo difenderci.

  • Tra poco si troveranno bene tutti i “vecchi” blogger. Anzi meglio.
    Impareremo a postare foto, video e musica.

  • Secondo voi, prima o poi, sulle confezioni di farina verrà indicato la tanto decantata tracciabilità. Oggi, nella migliore delle ipotesi, sulla confezione di farina c’è “Prodotto e Confezionato da …..” ma della provenienza del grano nessuna notizia (la stessa cosa si riscontra nei derivati della farina). Noi consumatori potremmo fare la differenza se venissimo correttamente informati con OBBLIGO DI LEGGE, sicuramente valorizzeremmo i prodotti sicuri pagando qualcosa in più per la nostra salute.

    • So che le associazioni degli industriali del settore, grandi marche in testa, si stanno opponendo con tutte le loro forze all’obbligo di indicare sulla confezione della posta la provenienza del grano. E adesso abbiamo capito il perché. Le tre “marche” che ho indicato coltivano il loro grano (tra l’altro, hanno riesumato anche “semi antichi” e altamente proteici), ma non dubito che in Italia ce ne siano molte altre.

      Credo che debba essere questo il compito del consumatore: scegliere. Non farsi imbambolare, e abbindolare, dalla pubblicità ma andare oltre le apparenze. Visto che c’è di mezzo la nostra salute, direi che ne vale la pena.

      Bruxelles non vuole che l’etichettatura del grano vada a buon fine. I motivi li conosciamo. E l’Italia non sa farsi valere. Speriamo nella prossima legislatura, che altro dire.

  • Padania Acque pubblica on line regolarmente le analisi dell’acqua di Crema.
    Oggi, per esempio di Via Sinigaglia, indica questi valori medi degli ultimi 12 mesi:
    Residuo fisso=343 mg/L Durezza (da calcolo)=30 °F
    ( a titolo di puro confronto > Levissima=80 e 3,3; Bracca=297 e 29,8)
    Pura curiosità.
    Un anno fa circa, con un apposito liquido, ho confrontato la durezza dell’acqua della “Casa dell’acqua” di Santa Maria, Ospedale, Ombriano con quella del rubinetto di casa ottenendo gli stessi valori, circa 30 °F
    Sicuramente in questi ultimi anni hanno investimenti bene abbassando notevolmente la presenza di Ferro ed è una buona cosa; lo sforzo aggiuntivo necessario, se possibile, è quello di renderla meno calcarea. Azzardo dei valori a cui tendere > Residuo Fisso=200 Durezza=20. Possiamo sperarlo?
    Nel post sono citati i Pfas.
    Ho poca familiarità con la chimica ma d’istinto mi viene da chiedere: è un’eresia aggiungere sull’analisi, pubblicata on line da Padania Acque, questa voce coi relativi limiti di sicurezza?

    • L’acqua di Padania Acque sembra migliore di quella di altre parti d’Italia. Tuttavia, c’informano sulla durezza na non ci dicono quanti metalli contiene l’acqua, o cos’altro. Forse, dovremmo chiederlo.

      Sui “limiti di sicurezza” c’é sempre molto da dire. Son come le analisi del sangue, dove hanno modificato i parametri così siamo tutti da curare. Ricorderai anche tu, Renato, la vecchia storia dell’atrazina: hanno modificato i parametri e magicamente le “dosi” contenute nell’acqua sono diventate “normali”. Vale lo stesso discorso per l’aria che respiriamo.

      Credo che noi cittadini possiamo solo farci sentire, ed è giusto farlo.
      Ad esempio, nella bolletta d’acqua oltre al fatidici mq da pagare perché non stampano anche i valori riscontrati nell’acqua? Mica tutti vanno nel sito di Padania Acque a controllare, ma così tutti saprebbero cosa stanno bevendo.

      Da anni in casa mia, a scanso di equivoci, tè caffè tisane ecc. si fanno con l’acqua della bottiglia. Che anche lì, si potrebbe aprire un capitolo.

  • Acqua.
    Da semplice cittadino ed utente preferirei vedere, accanto alle analisi degli ultimi 12 mesi di Padania Acque, anche il valore ultimo puntuale rilevato. Dare solo gli ultimi 12 mesi ha l’inconveniente di mascherare la tendenza del momento, sia in un senso che nell’altro.
    Ho provato e riprovato a cercare in Internet ma non ho trovato il dato puntuale.

    Tutti, o quasi tutti, ricorderanno le scritte in blu e giallo di un anno fa sui marciapiedi di padania acque che pubblicizzava la bontà dell’acqua di rete a Crema:
    1°blu > 4300 controlli all’anno prima di arrivare A CASA TUA, l’acqua della tua città non è mai stata così pura – “padania acque” con la collaborazione e il patrocinio del comune di Crema.
    2°giallo > Una bottiglia d’acqua costa 250 volte l’acqua di casa tua FAI BENE I CONTI inizia a risparmiare, l’acqua della tua città è sempre la più economica –
    “padania acque” con la collaborazione e il patrocinio del comune di Crema.

    Perché quindi non completarla di questa informazione?

    • E’ perché non chiedere di avere in bolletta anche i dati delle analisi microbiologiche dell’acqua. Tanto Padania Acque li deve fare per legge, non sarebbe una spesa aggiuntiva. Non ci basta però essere aggiornati sulla “durezza”, vogliamo sapere anche quanti metalli ci sono. Che poi, sono quelli il problema.

  • L’incremento del glutine dal ’75 nelle farine è a un'”incollatura”dalla salute…Meglio diluire con Miglio e Saraceno… Vuoi vedere che il Dott. Mozzi …. …….

    • In effetti fino a una ventina d’anni fa se ti dimenticavi la pentola sul fuoco la pasta scuoceva, mentre adesso non scuoce più. E’ inamidata. I semi sono stati artificialmente “glutinati” perché la “nuova” pasta doveva essere a prova di casalinga maldestra, visto che il trend ormai era quello. Con il risultato che le intolleranze al glutine sono aumentate in maniera esponenziale e la pasta vende di meno. Bell’affare. Arridatece i mercanti dell’antichità, che se non altro erano furbi.

      Mozzi (che ha solo “riciclato” le teorie di Peter d’Adamo e non ha inventato niente) è stato preso per i fondelli dal mainstream per anni, come si usa fare fra pecoroni per mettere fuori gioco i politicamente scorretti. Però, aveva ragione.

      Anch’io “vado” di miglio. Meno di grano saraceno, alza la pressione.

  • PFAS, sementi sterili, glifosato, fanghi sono argomenti ovviamente tutti correlati alla salute umana, ma è difficile parlarne con un certo ordine, tutti insieme in una conversazione come questa.
    Se invece vogliamo cogliere l’ennesima utile occasione per porre in relazione il profitto commerciale con la qualità dell’ambiente, possiamo dire che purtroppo i due aspetti sono praticamente sempre anticorrelati.
    Facciamo l’esempio della provincia di Brescia.
    È la provincia che ha avuto tra i più alti indici di reddito.
    Purtroppo ora ci si lamenta per il PCB (Caffaro) e le discariche peggio della Terra dei Fuochi.
    Altro esempio.
    Soncino è sempre stato un paese sottosviluppato dal punto di vista industriale. Infatti non deve fare i conti con cose tipo l’amianto di Romanengo o gli odori di Offanengo dove i polimeri sono di casa da anni.
    Purtroppo non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.
    Questo lo dico anche in generale per i prezzi dei prodotti alimentari per i quali non si può avere un pollo di tre chili in quaranta giorni, perché un volatile di quel tipo in condizioni quasi naturali ci mette sei mesi per diventare due chili, e in sei mesi mangia, non digiuna.
    Quindi denunciare le occasioni di inquinamento va benissimo, ma poi non dobbiamo comprare la giacca di Goretex per stare più caldi e leggeri, ma mettere un giaccone di panno, la sciolina per andare più veloci, e le padelle anaderenti per poter cuocere dimenticandosi che la bistecca si “attacca”.
    Insomma dobbiamo cambiare stile.
    Ma l’unico modo certo per non cambiare è continuare a fare le stesse cose come ci insegna mamma TV.
    Ciao.

    • Mah, un po’ lo stiamo cambiando lo stile di vita. Molto lentamente, ma qualcosa si muove. Alle padelle antiaderenti si è sostituita la “pietra”, che poi si scoprirà tra qualche anno che è peggio. Il cappottino sta tornando di moda e, per fortuna, sono quasi sparite le pellicce.
      La Tv, non so se l’hai notato, non si occupa più di abbigliamento ma solo di biancheria intima. Per il resto, è solo tecnologia. Automobili e fibra. Ovvero inquinanti, perché la tecnologia inquina. Nel mezzo ci sta qualche brioche, fatta con il grano che sappiamo.
      Bisognerebbe schiacciare il bottone: “reset”.
      Magari, qualcuno lo sta già pensando.

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