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RITA REMAGNINO

Scandalo al sole

Negli States se le stanno dando di santa ragione: i clintoniani  raccolgono le “prove”  che Putin ha influito sulle presidenziali Usa facendo eleggere Trump, mentre i trumpisti stanno dimostrando a suon di scandali e indagini che la Clinton Foundation sta in piedi anche grazie alle sovvenzioni milionarie del marcio e corrotto mondo di Hollywood. Niente

Negli States se le stanno dando di santa ragione: i clintoniani  raccolgono le “prove”  che Putin ha influito sulle presidenziali Usa facendo eleggere Trump, mentre i trumpisti stanno dimostrando a suon di scandali e indagini che la Clinton Foundation sta in piedi anche grazie alle sovvenzioni milionarie del marcio e corrotto mondo di Hollywood. Niente che non si sapesse già. Viene quindi da chiedersi se non si tratti di “azioni di disturbo” volte a distogliere l’attenzione degli americani, e del mondo intero, da problemi ben più gravi come, ad esempio, i ferri sempre più corti che dividono gli Usa dall’Iran.

Ad intorbidare ulteriormente le acque ha pensato il “caso Weinstein”, che ha aperto il vaso della Hollywood a luci rosse dove registi e produttori, attori affermati e attrici di successo avrebbero approfittato del proprio potere e popolarità per abusare di giovani donne e uomini all’inizio della loro carriera. A questo proposito, abbiamo visto spegnersi in un lampo la stella del pluripremiato Kevin Spacey, dichiaratosi omosessuale, e, vista la velocità con cui si sta diffondendo la macchia d’olio degli scandali, è probabile ce ne saranno altre.

L’accoppiata ipocrisia-puritanismo conferma ancora una volta, caso mai ce ne fosse bisogno, che l’America “democratica”, quella in cui una delle maggiori istituzioni, l’Onu, si occupa attivamente di transgender e censura Stati e religioni per il mancato riconoscimento delle coppie omosessuali, in realtà non esiste. Non che ci giunga nuova la doppia, tripla morale quacchera della cultura a stelle e strisce che presiede al tristo teatro degli inganni planetario. Tuttavia, è bene rimarcarlo. Non fosse altro che per non pronunciare a sproposito il logoro vocabolo “democrazia”.

Fatta eccezione per i cineasti Clint Eastwood e Oliver Stone, le maggiori icone e superstar dello spettacolo (compresi Madonna e Bono Vox, quelli che speculano in società off shore nei paradisi fiscali e poi si fanno fotografare con i bambini poveri) erano tutte schierate dalla parte dei “democratici” durante l’ultima campagna elettorale. Mentre i media diffondevano i loro messaggi universali: diritti civili (per i gay, soprattutto), uguaglianza a 360°, pane, amore e felicità per tutti. Fermo restando che se qualcuno si fa beccare con le mani nella marmellata, sono pronti ad offrire un patrimonio per la distruzione delle fotografie che li ritraggono insieme.

È un segno della miseria culturale del nostro tempo, del clima dissociato in cui viviamo, nel quale non c’è regola né coerenza. Ciascuno vive in un proprio mondo, negandolo però agli altri. Nel caso specifico degli scandali sessuali americani, non si tratta di stabilire chi ha torto o ragione ma di capire come funzionano certe dinamiche. Ovvero, fino a che punto può arrivare l’ipocrisia dell’Occidente che rappresenta se stesso come portatore di idee di libertà, democrazia, uguaglianza, rispetto ma agisce poi in un modo non sempre conforme a questi principi. I popoli che oggi ci odiano non ce l’hanno con noi per quello che siamo, per la nostra (presunta) larghezza di vedute, o perché le ragazze vanno in giro in shorts. Ci odiano per quello che noi diciamo di essere e non siamo mai stati. Si tratta solo di esserne consapevoli.

RITA REMAGNINO

08 Nov 2017 in Attualità

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