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PIERO CARELLI

Il Bronx di Crema?

La politica alta, scrivevo nei giorni scorsi a commento del bel saggio di Donata Ricci presente nell’ultimo libro del Gruppo Antropologico Cremasco “Le vie della paura”, dovrebbe partire dalle periferie: è qui che spesso troviamo un’umanità ferita, degrado, condizioni di emarginazione. E indignazione contro tutti e contro tutto. Una classe politica degna di questo nome

La politica alta, scrivevo nei giorni scorsi a commento del bel saggio di Donata Ricci presente nell’ultimo libro del Gruppo Antropologico Cremasco “Le vie della paura”, dovrebbe partire dalle periferie: è qui che spesso troviamo un’umanità ferita, degrado, condizioni di emarginazione. E indignazione contro tutti e contro tutto.

Una classe politica degna di questo nome non può non prestare attenzione più agli “esclusi” che agli “inclusi”, più a chi è fuori dal banchetto che agli invitati.

A Crema non abbiamo certo le periferie di Milano o di Roma, non abbiamo zone segnate dal degrado umano e ambientale. Parlando di periferie, tuttavia, ci viene spontaneo pensare al quartiere di Sant’Angela Merici (lo stesso quartiere oggetto di analisi del saggio di Donata Ricci sulle periferie), un quartiere che dai più è considerato “malfamato”, luogo di spaccio e di delinquenza, luogo-rifugio di immigrati…

È così o si tratta solo dell’immaginario collettivo che non ha alcuna corrispondenza con la realtà? È così o sono i nostri “pregiudizi” che ce lo dipingono a tinte fosche?

CremAscolta, può/vuole ospitare testimonianze di persone che conoscono il quartiere.

Dopo di che potremo confrontarci su eventuali misure da suggerire all’Amministrazione comunale e ad altri Istituzioni pubbliche a seconda delle competenze.

Ecco una prima testimonianza di L.L.

“Intanto, mi preme dire che la cattiva fama di cui soffre il supercondominio è in buona parte immeritata e frutto di pregiudizio. Nonostante sia abitato da molte famiglie, delle più varie culture, ricordo quegli anni come assolutamente tranquilli, con rapporti cordiali con tutti, e in un ambiente decisamente silenzioso e regolamentato. La parrocchia di S. Angela Merici, aggregata a Santo Stefano e retta da don Francesco Gipponi, fa la sua parte. Mia madre, in quegli anni, ha stretto amicizie e raccolto aiuto concreto come mai le era capitato.

I problemi c’erano e ci sono tuttora, è innegabile. I due maggiori sono la percentuale di morosità che per qualche tempo è stata rilevante, e la condizione della maggior parte degli immobili, che richiede interventi di manutenzione. Le due questioni sono ovviamente legate fra loro. Circa il primo problema, occorre dare atto all’amministrazione (Vanazzi) di aver ormai recuperato la maggior parte dei crediti; alcuni appartamenti sono andati all’asta, mentre molti sono stati resi autonomi dal punto di vista energetico (in precedenza li alimentava la caldaia centralizzata). La situazione attuale permette di ripensare agli interventi necessari, essendo la situazione finanziaria sotto controllo. Va detto che gli appartamenti, di per sé, sono veramente apprezzabili: vi si trovano molti ampi quadrilocali, con doppi servizi, box e cantina. I loro prezzi medi sono molto più bassi della media di mercato, proprio perché condizionati dal contesto e dal pregiudizio, che è duro a morire. Inoltre, se ci fossero più servizi molti alloggi potrebbero essere affittati agli studenti universitari. Non ti nascondo del resto che l’appartamento che abbiamo ereditato da mia madre è in vendita, e mio fratello e io sappiamo che non sarà facile.

Penso che quanto scrivo sopra sia abbastanza noto. Mi limito a dare un piccolissimo contributo per sfatare un mito negativo, e cioè che Via Bramante sia il “Bronx” di Crema. Francamente una stupidaggine”.

 

PIERO CARELLI

19 Nov 2017 in La città

16 commenti

Commenti

  • ….prendo al volo Piero, dal tuo post, un tema, magari collaterale rispetto al tuo “titolo”, ma che ho verificato essere davvero degno di attenzione (che per ora non c’è stata): l’alloggio degli studenti dell’Università.
    Anche per bervi periodi, per esami, per frequentare Corsi, servirebbe davvero una struttura snella, magari autogestita, di facile utilizzo, a prezzo da ….studente.
    L’università non è solo “aule” di lezione, io credo debba offrire un minimo di servizi accessori che in un piccola città come la nostra, la qualificherebbero in positivo verso l’utenza.

    • In generale trovo che l’università debba essere il polo del quartiere in cui si trova, soprattutto in questo caso, data la posizione che definirei “la terra di mezzo” tra la Città e il quartiere di Santa Maria. Mi chiedo però se gli alloggi servano effettivamente agli studenti. Da studente universitario (se pur di un altro ateneo) posso dire che l’esigenza dell’alloggio c’è per chi abita molto lontano dall’università (viaggio di più di un’ora/un’ora e mezza). Non conosco il bacino di utenza dell’uno Crema, ma non credo attiri gente da così lontano; mi preparo ad essere smentito su questo, è solo un’ipotesi.

      In chiusura porto anch’io la mia breve esperienza del quartiere Merici. Qualche tempo fa mi trovavo a giocare a calcetto con degli amici in quell’oratorio in copertina, e ho passato qualche settimana in uno degli uffici della limitrofa area industriale. Non ho mai notato degrado o pericoli, semmai desolazione e abbandono, “non c’è mai nessuno in giro” (stesse sensazioni trasmesse dalle vicine fabbriche abbandonate).

  • Ma di che parliamo? Direi fama superata. La zona è trafficatissima, a piedi, in auto, per recarsi in siti industriali, Università, sedi di imprese e altro, quindi sotto gli occhi di tutti: chi ha visto fatti di costume anomali, se non delinquenziali, li riferisca! Io no.
    Diciamo invece che si tratta di un satellite cittadino, da raggiungere per scopi precisi. D’altra parte la sua caratteristica di luogo di interconnessione fra residenti e lavoratori solo diurni, multietnia, pluristratificazione sociale (gente che fatica a pagare l’affitto come studi professionali di proprietà, darà delle potenzialità di interconnessione più stretta fra queste componenti, o almeno quella è la via. Sarebbe un dato di fatto opposto a quanto avviene in altre periferie. Prendiamo la tristemente famigerata Scampia, del napoletano: è in contrasto l’area con la più alta densità di associazioni culturali, ma queste due popolazioni di residenti non si incontrano. Punto di contatto la bascullante di un autorimessa che un signore in giacca e cravatta chiude frettolosamente prima di rientrare in macchina per recarsi al circolo del… prima che il popolo della notte, quello scuro e con le bustine, prenda possesso del territorio, e idem la sera per rientraree nelle blindate mura di un appartamento. Eppure anche lì c’è un tacito patto di non intrusione, la possibile aggressione del professore al rientro non avvviene, perché attirerebbe l’attenzione, intralcerebbe gli affari, e questa disconnessione è la vra malattia.
    La “nostra” periferia è l’ideale per ritagliare delle finestre e guardarsi negli occhi, e l’Università, come le installazioni produttive ne sono i catalizzatori. Il cemento? Ma il solito! Le unioni che travalicano colore e risvolto dei pantaloni o baveri di giacca, quelle sentimentali, le famiglie che ne possono derivare, che definirei plurirappresentative, anziché miste o ibride, come purtroppo ancora accade di sentire

  • La testimonianza mi pare estremamente interessante perché
    – mette in discussione un pregiudizio diffuso,
    – sottolinea l’appetibilità economica degli appartamenti in vendita,
    – mette in luce il ruolo positivo della parrocchia come vero e proprio luogo di aggregazione,
    – dà lo spunto (raccolto da Franco Torrisi) per quanto riguarda l’alloggio degli studenti dell’Università.

    Leggo, poi, che anche Adriano sfata, con ulteriori argomentazioni, il pregiudizio diffuso.

    La testimonianza di cui prima, tuttavia (e anche il commento di Adriano), fa intuire un risvolto critico: i prezzi a buon mercato degli appartamenti di via Bramante (vale a dire – dal punto di vista dei proprietari – la loro “svalutazione”) sono dovuti al “contesto”.
    Già, il contesto. Si tratta solo, semplicemente, della presenza di immigrati o c’è dell’altro?
    Quanti sono questi immigrati?
    In che misura la loro presenza allontana i potenziali acquirenti?
    Siamo in presenza, a monte, di un pregiudizio (che mette in atto un circolo vizioso) o altro?

    Amici, se conoscete delle persone che abitano nei paraggi, potreste chiedere se sono disponibili a offrici la loro testimonianza?

    Abbiamo bisogno di conoscere. Conoscere.

  • In risposta a Mattia (non trovo il pulsante, sto imparando): e invece vengono proprio da lontano, perché Milano è ben fornnita e capita che Crema “raccatti” studenti altrove non accolti. Piuttosto la sera per questi ragazzi… un po’ deprimente! A parte due baer e una pizzeria, zero. Si può fare un’indagine. Giovanni Righini ci può aiutare.

  • A proposito di alloggi per gli studenti universitari ho letto una tesi di laurea (fresca fresca) di un giovane ingegnere/architetto di Crema, Stefano Stramezzi (con una sua collega) che ha studiato l’ipotesi di un “campus universitario” (un abstract verrà pubblicato dal numero di quest’anno di Insula Fulcheria che sarà presentato il 13 dicembre): potrebbe essere estremamente interessante non solo per gli studenti stessi, ma per tutto il quartiere.
    L’autore si è reso disponibile a sintetizzare la sua proposta per CremAscolta: l’attendiamo.

    • Ottimo, ho visto altri lavori dell’ing./arch. Stramezzi, un valido progettista; attendo con particolare interesse questo intervento.

  • Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima. Frase ambigua, che a me piace interpretarla in questo modo: ciò che si “vede” rispecchia ciò che si è e ciò che si prova. Il quartiere di via Bramante appare insicuro ed ostile non perché lo sia oggettivamente, ma perché soggettivamente è quello che ci trasmette. La vocazione direzionale/produttiva dell’ex Olivetti (che implica tipologie stradali e veicolari fuori scala e che soffoca le esigenze di cittadini e city-users), la cesura di ferrovia/canale/Manni-Sipre difficilmente sanabile se non con interventi urbanistici massicci, la mancanza di un centro di aggregazione pubblico che magnetizzi le energie positive, fanno di questo quartiere un luogo poco piacevole, lontano dalla nostra idea di città, direi quasi alienante. L’università è sì la chiave di volta per un cambio di rotta, ma fino a che gli interventi su di essa si limiteranno a qualche puntello metallico di sostegno alle coperture non ci potrà essere alcun cambiamento. Occorre un progetto organico di tutta l’area Poverina, scevro dagli interessi individuali e speculativi di questa o quell’altra azienda/società ma rispondente all’esigenza di creare un habitat adatto alla vita e alla socialità. Un luogo urbano bello che accolga i diversi interessi senza prescindere dell’interesse primo, che è quello pubblico. Bellezza, questo a mio avviso è il punto chiave. La bellezza degli spazi ispira una bellezza nei comportamenti. Un’università bella, accogliente, che si apre alla città attraverso patii,piazze e giardini, un campus urbano che diventa spazio di tutti: il mio progetto di tesi (del quale si potrà avere un sunto nel prossimo numero di Insula Fulcheria) vede nel campus Statale e nel recupero degli spazi della vicina cascina Pierina il perno su cui far leva per un riscatto di tutto il quartiere. Che, lo dico per esperienza personale, è tutto fuorché insicuro.

    • Vedo, Stefano, che oltre alla tua proposta oggetto della tesi di laurea, riporti anche la tua testimonianza “rassicurante”.
      Mi fa davvero piacere leggere che il campus universitario che auspichi sia concepito come uno spazio aperto alla città e, quindi, in primis, al quartiere di via Bramante: potrebbe essere proprio questo non solo ad essere un punto di aggregazione (ho visto a Stoccarda un campus universitario immenso frequentato da tutti) per la comunità di Sant’Angela Merici, ma anche un modo per far cambiare radicalmente l’immagine ancora piuttosto diffusa del quartiere, immagine che oggettivamente allontana potenziali acquirenti di appartamenti, nonostante i prezzi appetibili, e che produce il circolo vizioso che oggi ha come effetto, tra gli altri, quello di svalutare gli immobili stessi.
      Grazie, Stefano.
      Oltre all’invito a leggere l’abstract della tua tesi che apparirà nel prossimo numero di Insula Fulcheria, non potresti, con un post ad hoc e con immagini opportune (oggi la nuova interfaccia consente di pubblicare all’interno del post una serie di immagini) la tua proposta che fai alla città?
      Magari, potresti anche quantificare, se possibile, i costi di tale progetto (o anche solo informarci su come hanno fatto altre città a finanziare un progetto analogo)?

  • Posso confermare che il problema degli alloggi per gli studenti universitari esiste. Gli italiani che frequentano i nostri corsi cercano spesso alloggio a Crema, ma finiscono in appartamenti non propriamente economici. Anzi, a volte ho come l’impressione che l’assenza di strutture ricettive studentesche a Crema tutto sommato faccia anche comodo ai possessori di appartamenti sfitti. Una “casa dello studente” rovinerebbe il business… Le due richieste che mi sono sentito fare più spesso dai miei concittadini da quando lavoro in università a Crema sono state “Non avresti uno studente per fargli fare questo lavoretto (gratis)?” e “Se conosci qualche studente a cui può interessare, io avrei un appartamento da affittare”. Ogni tanto mi sembra che siano le uniche due cose che i cremaschi hanno capito dell’università (ma ovviamente mi sbaglio).
    Il problema maggiore riguarda però gli stranieri, sia quelli che frequentano per tutto l’anno sia quelli in visita per periodi più brevi. Quest’anno per esempio abbiamo più di 50 studenti indiani che si sono iscritti alla laurea magistrale in informatica, col fatto che i corsi a Crema (a differenza che a Milano) sono erogati in lingua inglese. Ebbene molti di questi hanno dovuto trovare casa a Milano! Altri pare siano stipati ad Ombriano (devo ancora verificarlo). Certo, come tiene un appartamento un gruppo di giovani indiani può forse essere diverso da come lo tiene un cremasco generico medio, ma l’internazionalizzazione ha i suoi costi e i suoi rischi e passa anche dalla disponibilità ad affittare appartamenti a giovani indiani (che peraltro mi sembrano persone assai civili).
    Per quanto riguarda infine gli ospiti temporanei, tipo studenti erasmus o in stage per qualche mese, è praticamente impossibile ospitarli. Io ho cominciato a farlo da più di dieci anni fa ed ogni volta è stato un “bagno di sangue”, risoltosi grazie al buon cuore di don Cappelli che negli anni ha ospitato per tre mesi in un appartamento sopra l’oratorio di san Giacomo prima tre indiani, poi uno spagnolo, poi altri due indiani (a cui se n’è aggregato subito un terzo che stava al Politecnico e non sapeva dove andare) e infine un olandese. L’ultimo mio ospite, sempre per tre mesi, è stato un altro olandese un paio d’anni fa, al quale abbiamo trovato un posto in condivisione con tre studenti italiani in un appartamento in via Bramante: una stanza di 6mq (a occhio) + bagno e cucina condivisi a 300 euro al mese. Ormai non ci provo nemmeno più. Dubito che sia questa la strada per l’internazionalizzazione.
    Mi fa molto piacere sapere che c’è qualcun altro che batte sul tasto del campus universitario, tanto più se ha competenze professionali in materia di progettazione urbanistica. Sono molto curioso di vedere il progetto. Solo un appunto: per favore non chiamatelo “campus Statale”, ma “campus di Crema”. Se c’è un soggetto che ha cancellato Crema dall’agenda delle sue priorità e sta investendo dappertutto tranne che a Crema è proprio la Statale. Esistono molte altre università qua attorno…
    Per quanto riguarda la pecunia necessaria, segnalo la comunicazione del presidente regionale del 10 aprile 2017 intitolata “SVILUPPO DI HUB INTERNAZIONALI DELLA CONOSCENZA, DELLA RICERCA, DELL’INNOVAZIONE IN AREE TERRITORIALI STRATEGICHE”, che delinea la volontà di Regione Lombardia di dedicare centinaia di milioni di euro a progettti di riqualificazione di aree industriali dismesse in coerenza con le “smart specialization strategies” regionali. E’ un treno ancora più grande di tutti quelli che già ci siamo lasciati scappare finora.

  • Un contributo illuminante, Giovanni, il tuo intervento.
    E illuminate è pure l’indicazione finale per un possibile accesso ai finanziamenti.
    Ne è a conoscenza la Giunta comunale? Immagino di sì.
    Conosce la proposta del “campus universitario” (di Crema!) del neo ingegnere-architetto Stefano Stramezzi?
    E tu, Stefano, sei al corrente della comunicazione della Regione di cui sopra?
    Non è forse il momento di unificare gli sforzi?

  • Ho letto un pò tutti i vostri commenti che spaziano molto nel teorico e poco o niente nel pratico. Abito in questo quartiere dal 2 novembre 1985 e posso portarvi una testimonianza diretta di cosa è stato in passato e di cosa è attualmente questo posto. Mi sono sempre occupato delle problematiche del quartiere e di come risolverli facendo la mia parte da consigliere di condominio. Effettivamente abbiamo avuto, in passato grossi problemi economici causati dai tanti, troppi morosi, ma dal 2013, quando finalmente siamo riusciti a dotare ogni appartamento di riscaldamento autonomo le cose sono pian piano migliorate fino ad oggi che possiamo effettivamente ritenere del tutto appianati i bilanci. Comunque a prescindere da questo aspetto non ho mai avuto la sensazione di vivere in un posto insicuro, violento o pericoloso. Leggevo di furti, spaccio, prostituzione, risse e quant’altro avvenuti in questo complesso e posso assicurarvi che trattasi di pure “Legende metropolitane” in quanto, facendo una media, non credo che tanti altri quartieri di Crema in questi ultimi trent’anni se la siano passata tanto meglio !!!! Ma passiamo alla realtà ed a cosa sia oggi il “Quartire Bramante”(non si chiama quartiere Merici). E’ un posto dove si vive divinamente, vicinissimi al centro, a poche centinaia di metri da un fornitissimo supermercato, piscina comunale, cinema e quant’altro. Case che pur con i loro 40 anni non presentano alcuna imperfezione(oltre il 50% sono state tutte ristrutturate e rimodellate al proprio interno), immerse nel verde e nella tranquillità più assoluta. Non rimpiangiamo affatto di non avere locali pubblici nelle vicinanze(ne sanno qualcosa i cremaschi del centro) ed a pochissimi metri all’esterno del complesso ci sono centinaia di parcheggi gratuiti. Negli ultimi mesi ci siamo dotati di nuovissimi impianti d’illuminazione ed idrici(siamo autonomi), video di sorveglianza agli ingressi, ristrutturati i tre passi carrai e relativa pavimentazione, nuovi impianti di citofoni e videocitofoni. In buona sostanza, credetemi, è tutto cambiato e non mi risulta che si faccia più tanta fatica a voler vendere(per chi ne ha necessità) questi appartamenti. Vogliamo parlare anche dell’adiacente e bellissima chiesa di Sant’Angela Merici(ideata e voluta dal grande Don Giulio Bellandi)? A mio parere il luogo adatto per partecipare ad una funzione religiosa con la sua particolare architettura in legno e soffitti bassi che danno una sensazione di accoglienza e calore. Invito gli scettici a fare un giro all’interno del quartiere, non è il Bronx, per consentire a voi stessi di cambiare una volta e per sempre questo pregiudizio. Siamo qua……e vi aspettiamo(le auto vanno lasciate tassativamente fuori !).

  • Ho letto un pò tutti i vostri commenti che spaziano molto nel teorico e poco o niente nel pratico. Abito in questo quartiere dal 2 novembre 1985 e posso portarvi una testimonianza diretta di cosa è stato in passato e di cosa è attualmente questo posto. Mi sono sempre occupato delle problematiche del quartiere e di come risolverli facendo la mia parte da consigliere di condominio. Effettivamente abbiamo avuto, in passato grossi problemi economici causati dai tanti, troppi morosi, ma dal 2013, quando finalmente siamo riusciti a dotare ogni appartamento di riscaldamento autonomo le cose sono pian piano migliorate fino ad oggi che possiamo effettivamente ritenere del tutto appianati i bilanci. Comunque a prescindere da questo aspetto non ho mai avuto la sensazione di vivere in un posto insicuro, violento o pericoloso. Leggevo di furti, spaccio, prostituzione, risse e quant’altro avvenuti in questo complesso e posso assicurarvi che trattasi di pure “Legende metropolitane” in quanto, facendo una media, non credo che tanti altri quartieri di Crema in questi ultimi trent’anni se la siano passata tanto meglio !!!! Ma passiamo alla realtà ed a cosa sia oggi il “Quartire Bramante”(non si chiama quartiere Merici). E’ un posto dove si vive divinamente, vicinissimi al centro, a poche centinaia di metri da un fornitissimo supermercato, piscina comunale, cinema e quant’altro. Case che pur con i loro 40 anni non presentano alcuna imperfezione(oltre il 50% sono state tutte ristrutturate e rimodellate al proprio interno), immerse nel verde e nella tranquillità più assoluta. Non rimpiangiamo affatto di non avere locali pubblici nelle vicinanze(ne sanno qualcosa i cremaschi del centro) ed a pochissimi metri all’esterno del complesso ci sono centinaia di parcheggi gratuiti. Negli ultimi mesi ci siamo dotati di nuovissimi impianti d’illuminazione ed idrici(siamo autonomi), video di sorveglianza agli ingressi, ristrutturati i tre passi carrai e relativa pavimentazione, nuovi impianti di citofoni e videocitofoni. In buona sostanza, credetemi, è tutto cambiato e non mi risulta che si faccia più tanta fatica a voler vendere(per chi ne ha necessità) questi appartamenti. Vogliamo parlare anche dell’adiacente e bellissima chiesa di Sant’Angela Merici(ideata e voluta dal grande Don Giulio Bellandi)? A mio parere il luogo adatto per partecipare ad una funzione religiosa con la sua particolare architettura in legno e soffitti bassi che danno una sensazione di accoglienza e calore. Invito gli scettici a fare un giro all’interno del quartiere, non è il Bronx, per consentire a voi stessi di cambiare una volta e per sempre questo pregiudizio. Siamo qua……e vi aspettiamo(le auto vanno lasciate tassativamente fuori !).

  • Personalmente non ho mai pensato alla rotonda di via Bramante come a un Bronx perche’ credo fermamente che nell’Italia di oggi il Bronx sia equamente spalmato un po’ dappertutto. Da quelle parti venivo tranquillamente al “Paniere” quando c’era e la “Santa Lucia” e’ la mia pizzeria preferita. Mi da’ piu’ pensiero attraversare il centro, la sera.

    Ringrazio comunque Paco Genovese per la sua descrizione del quartiere, che detto cosi’ sembra un posto bellissimo, e probabilmente lo e’. Ci tenga aggiornati.

    Quanto ai discorsi sul tema troppo teorici e poco pratici, abbia pazienza, non siamo noi gli amministratori del condominio.

  • Grazie anche da parte mia, Paco.
    Personalmente ho aperto il post con un punto interrogativo chiedendo a chi abita nel quartiere se davvero corrisponda a verità il cliché ancora piuttosto diffuso.
    Il tuo intervento, unitamente a quello di Luca Lunardi, smentisce la… leggenda metropolitana e questo è quanto mi attendevo: verificare o falsificare.
    Grazie, ancora.

  • Vorrei aggiungere, Paco, che don Giulio Bellandi – lo ricordo benissimo – è stato un prete straordinario (in tutti i sensi, anche perché contro-corrente) e ha dato l’anima per il tuo quartiere raccogliendo anche i frutti. E so pure che oggi avete un altro prete, don Francesco, che sta lavorando moltissimo per fare della parrocchia un punto di “aggregazione”.

    Una seconda osservazione: se dovesse davvero realizzarsi l’idea di Stefano Stramezzi (sviluppata nella sua tesi di laurea di ingegnere/architetto) di creare un campus universitario alla Pierina, il quartiere vivrebbe una nuova stagione.

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