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RITA REMAGNINO

Ius soli?

Il primo obiettivo per qualsiasi organismo, sia esso un’ameba o una persona, una società o un governo, è quello di sopravvivere. Ecco perché l’attuale governo sta proponendo con ostinazione un provvedimento largamente impopolare come lo ius soli, ovvero la concessione automatica della cittadinanza agli stranieri che, anche casualmente, nascono in Italia. E’ un tentantivo in extremis di ricucire, in previsione delle elezioni politiche, i brandelli di un PD ridotto ai minimi termini. Si tratta di uno sforzo, insomma, per rimanere a galla.

Salvini e il centrodestra apprezzano e sentitamente ringraziano. A nulla servirà il sostegno dato al governo dai media, anch’essi ampiamente superati dal web, a cui solo qualche vecchio aficionados dà retta quando si “battono” per alcune idee progressiste in materia di diritti civili e political correctness. E’ mai possibile che siano tutti così unanimi su certi argomenti? Il popolo italiano sarà superficiale e farfallone, ma non è del tutto stupido. S’é capito ampiamente che dietro i mantra sui “valori laici”, una società più giusta, più moderna, più “smart”, 2,3,4.0 eccetera, ci sono sempre gli stessi.

 

Non funziona più neppure la tattica di presentare l’immigrazione solo nel suo aspetto di emergenza umanitaria o come problema culturale di chiusura al diverso, adesso che sono infelici e scontenti sia i migranti che gli ospitanti, tutti indifferentemente stretti nella morsa di un sistema di potere e sfruttamento globale che aumenta i propri guadagni producendo povertà, guerre ed emergenze di vario genere.

 

L’Italia di oggi ha tra le sue priorità lo ius soli?
La risposta è ovvia. Anche alla luce del fatto che circa venticinque anni fa il legislatore aveva già creato una corsia preferenziale per gli stranieri nati in Italia. Mi riferisco alla legge sulla cittadinanza attualmente in vigore e promulgata il 5 febbraio 1992, n. 91. L’art. 1 di questa legge, che anche i “non addetti ai lavori” possono leggersi tranquillamente in rete, stabilisce chiaramente che è cittadino italiano per nascita:

a) il figlio di padre o di madre cittadini;
b) chi e’ nato nel territorio della Repubblica anche se entrambi i
genitori sono ignoti o apolidi, ovvero se il figlio non segue la
cittadinanza dei genitori secondo la legge dello Stato al quale
questi appartengono.

 

In parole povere ciò significa che al compimento del 18°anno di età il Sindaco di un qualsiasi comune italiano consegna la Costituzione e dà il benvenuto nella vita civile del Paese sia ai figli di genitori italiani che ai figli di genitori stranieri nati in Italia. I quali genitori stranieri, se lo desiderano, possono, in quanto padre e madre di un/una italiano/a, fare a loro volta richiesta per ottenere la cittadinanza. Seconda corsia preferenziale.

 

Menando il can per l’aia i sostenitori dello ius soli (quanti di loro avranno letto la Legge 92/91?) sostengono che, sì, mah!, però, se in terza media la scuola va in gita scolastica a Barcellona il nato in Italia figlio di cittadini stranieri deve espatriare con il passaporto invece che con la carta d’identità. Questi signori non sarebbero più utili alla società se si domandassero come mai le famiglie, italiane o straniere non c’è differenza, non hanno più i soldi per mandare i figli in gita a Barcellona?

RITA REMAGNINO

26 Nov 2017 in Politica

6 commenti

Commenti

  • Se ti va di confrontarti con chi la pensa diversamente da te, Rita, martedì 28 alle ore 20,45, presso la sala del Centro S. Luigi, troverai chi ti argomenterà perché si tratta di un provvedimento importante e giusto.
    “Confrontarsi”, Rita, è sempre salutare.
    Magari, se vorrai intervenire, potrà essere salutare anche per il relatore.

    Personalmente (per quello che può valere la mia esperienza) ho avuto una… maturazione notevole su alcuni temi “confrontandomi” con gli amici di CremAscolta.

    E’ quando ci rifiutiamo di confrontarci che ci impoveriamo. Su qualsiasi tema.

    • Sai qual’é il problema di questi relatori-sostenitori della legge sullo Ius soli, Piero? Che fanno tutti finta che la legge 91/92 non ci sia. Che non esista. Sembra che il “nato in Italia” nel nostro trogloditico Paese non sia affatto tutelato, quando invece non è così. E’ la classica fake new veicolata dai professionisti della demagogia per raggiungere i loro scopi.

      Tu hai mai visto un funzionario dello Stato che si occupa per lavoro (magari da decenni) di cittadinanze a un dibattito televisivo, intervistato da un giornale, invitato a una conferenza?

      Mai !!! Neppure una sola volta.

      Il motivo è semplice: smonterebbe la teoria della necessità dello Ius soli in dieci minuti.

      C’é già lo Ius soli in Italia ed è la Legge 91/92 che conferisce la cittadinanza italiana allo straniero nato in Italia al compimento del 18° anno di età. Tu l’hai letta la legge, Piero? Ti consiglio di leggerla prima di andare al San Luigi martedì, così potrai confrontarti con il relatore. Confrontarsi è sempre salutare.

      Dopodiché, se il Pd vuole suicidarsi politicamente (lo sta già facendo, peraltro), come ho detto, Salvini e il centro destra sentitamente ringraziano. Mi chiedo per quale motivo chi ha organizzato l’incontro al San Luigi non abbia invece allestito un sano confronto tra uno ius soli-fautore e un funzionario dell’Ufficio Cittadinanze. Allora si, che chi prima non sapeva avrebbe potuto capire qualcosa.

      Il funzionario avrebbe anche potuto dire quanti diciottenni di origine straniera la cittadinanza italiana non la vogliono proprio, perché si tratta di una scelta e non di un obbligo. Avrebbe anche citato la quantità in sensibile e costante crescita degli ex-stranieri divenuti cittadinanza che sono rimasti sul groppo dell’AIRE, l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero, perché non appena hanno avuto in mano il passaporto italiano sono schizzati come schegge in Francia, Germania e Stati Uniti. Prima della Brexit il Regno Unito era la meta privilegiata; quando infatti si dice che in UK ci sono mezzo milione d’italiani s’intende anche indiani, pakistani e nordafricani di cittadinanza italiana.

      Se una conferenza tratta di questi argomenti “pratici, spiccioli e reali” (ce ne sono molti altri che per brevità non cito), allora stare due ore seduti al san Luigi ha un senso. Altrimenti, avrò forse la vista corta, non lo vedo.

  • Quanto scrivi è un motivo in più per confrontarti domani (ripeto, magari con un confronto pubblico): solo così misurerai la forza delle tue ragioni e la forza delle ragioni di chi sostiene lo ius soli.

    • Piero, non sono le “mie ragioni”. La legge c’e’, e’ in vigore e viene quotidianamente applicata dagli uffici preposti. Se qualcuno la vuole ignorare e’ un problema suo. Io stessa l’ho puntualmente applicata per un ventennio e oltre.

      Ad oggi, il nato in Italia figlio di cittadini stranieri diventa italiano (se vuole, ovvio) al compimento del 18esimo anno. Cosi’ come molti di noi, i nostri figli e tutti quanti, a 18 anni ( e non prima) abbiamo acquistato i diritti civili e politici. C’e’ da confrontarsi su una legge dello Stato?

      Si abbia almeno l’onesta’ intellettuale di dire che la questione non e’ amministrativa (la legge c’e’) ma politica. E allora, si aprono altri scenari, del tutto diversi, che nulla hanno a che fare con i cosiddetti “diritti umani”.

  • Personalmente ho perso ogni interesse allo jus soli, poiché le ragioni per essere contro (alcune riportate da Rita, ma ve ne sono molte altre) sono talmente evidenti da troncare sul nascere ogni discussione. L’unica vera domanda da farsi è: perché il PD ha scelta questa strada che porta dritta al suicidio politico? Qualunque persona raziocinante, anche se non ha letto Machiavelli, non può credere che siano i grandi ideali a guidare il gioco politico. Quindi l’unica spiegazione che mi so dare si riassume nel: “cercate da dove vengono i finanziamenti”.

    • Nella fattispecie il quesito non è: “ius soli si, ius soli no”.
      Ognuno si tenga pure la sua idea.

      Il quesito è: “perché incapponirsi sullo ius soli a tre mesi dalle elezioni quando per gli stranieri nati in Italia c’é già la Legge 91/92”? Se qualcuno voleva “aggiustare il tiro”, perché si sa che le leggi ogni tot anni vanno ritoccate, non poteva aspettare fino alla prossima legislatura? Che fretta c’é? Non sarà certo una leggina fatta in fretta e furia (e quindi male) a rimettere insieme i cocci del Pd. La perdita del consenso invece è assicurata, con la minoranza che stappa la bottiglia. Se questi sono gli strateghi della politica … siamo a posto.

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