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PIERO CARELLI

L’investigatore Martini

  Bombe. Bombe contro la statua del re Vittorio Emanuele II in piazza Roma, contro la casa del vice-sindaco democristiano avv. Guido Crivelli, contro la sede stessa della Dc cittadina. Bombe contro il Teatro Nuovo, contro la sede del “Fronte dell’Uomo Qualunque” e più tardi contro la casa di Dafne Bernardi. A settant’anni di distanza

 

Bombe. Bombe contro la statua del re Vittorio Emanuele II in piazza Roma, contro la casa del vice-sindaco democristiano avv. Guido Crivelli, contro la sede stessa della Dc cittadina. Bombe contro il Teatro Nuovo, contro la sede del “Fronte dell’Uomo Qualunque” e più tardi contro la casa di Dafne Bernardi.

A settant’anni di distanza Pietro Martini, nei panni dell’investigatore, va a caccia degli esecutori e dei mandanti: lo fa setacciando gli archivi di Stato di Cremona, di Piacenza e di Pavia e gli archivi del Comune di Crema e della Diocesi.

Il rigore dello storico e l’arte del narratore

La sua è un’indagine scrupolosa, meticolosa, che non trascura nessun indizio. Pietro Martini, nel suo saggio “Le bombe della Repubblica” pubblicato sull’ultimo numero di Insula Fulcheria, riesce a coniugare il rigore dello storico (e Pietro ha la forma mentis dello storico: lo dimostra anche il ricchissimo apparato di note, ben 16 pagine!) e l’arte del narratore capace di catturare il lettore e di condurlo dentro le tensioni dell’immediato dopoguerra a Crema: dalla coda della Resistenza alle elezioni amministrative e al referendum su repubblica e monarchia.

L’autore non ha certo l’ambizione, dopo così tanto tempo, di trovare i colpevoli, ma sulla base della robusta documentazione raccolta, giunge ad escludere alcune ipotesi: esclude, considerata la “sequenza di attentati esplosivi così estesa nel tempo”, l’ipotesi di un solo esecutore, come esclude un unico mandante e ispiratore (“tutto configura la presenza di un gruppo di mandanti ben strutturato, munito di risorse e mezzi adeguati, dotato di opportune assicurazioni e coperture” e secondo precise “logiche politiche ed elettorali”).

Una merce quasi del tutto scomparsa

Un saggio che consiglio a tutti, anche agli appassionati di gialli, non solo per scoprire una “pagina nuova” della nostra storia (mai sondata con tale profondità da nessuno), ma anche per toccare con mano il “rigore” che è alla base di una seria ricerca storica (e Pietro Martini è uno storico serio). Già, il rigore: una merce rara del nostro tempo. Anzi quasi del tutto scomparsa, a tutti i livelli. In compenso abbondano i… bombaroli, coloro che le sparano grosse (le sentiremo ancora di più dopo l’avvio ufficiale della campagna elettorale).

Non credi, amico?

 

 

PIERO CARELLI

22 Dic 2017 in Senza categoria

2 commenti

Commenti

  • Che posso die? subissato di manoscritti e romazi di nostri concittadini e di miei stessi filoni di ricerca dopo questa dritta spazzo via tutto e passo la preceenza al mio amico-maestro Pietro Martini

  • E’ davvero, Adriano, un saggio storico e, nello stesso tempo, una sorta di romanzo giallo tale è la forza narrativa di Pietro.
    Naturalmente la trama è il rigore della ricerca.
    Ricostruisce, ad esempio, con con grande precisione il clima politico in cui sono maturati sia i mandanti che gli esecutori.

    Tutto ha inizio il 14 ottobre 1945 quando a Crema si svolge una manifestazione politica organizzata dal Pci e dallo Psiup (a cui poi aderiscono il Pd’A e il Pri). E’ in questa occasione che, in particolare, il dott. Ugo Chiappa (il medico che ha donato alla città, tra l’altro, il parco Chiappa) si distingue per degli attacchi dai “toni molto violenti” contro la Monarchia.
    Gli attacchi ai Savoia, poi, diventano attacchi contro la statua del Re (“colpire questo monumento significa colpire la Monarchia e favorire un esito referendario repubblicano”).
    Dopo questi attacchi, la stampa di sinistra non fa che attaccare la statua in oggetto come “il segno visibile, l’espressione concreta, materiale e pubblica della Monarchia a Crema”

    Una considerazione: la lotta politica, quando assume toni violenti, prima o poi può sfuggire di mano.
    E’ successo ieri e può accadere anche oggi.
    Temo che l’appello del presidente della Repubblica Mattarella a una campagna elettorale, pur accesa, ma rispettosa degli avversari, cadrà nel vento.

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