menu

PIERO CARELLI

Una spinta che non si è ancora esaurita

Da don Sturzo a Mattarella, da Guido Miglioli ai tanti esponenti di primo piano di un’ampia galassia dei nostri tempi: la spinta dell’organizzazione politica dei cattolici nata circa un secolo fa non si è ancora esaurita (nei giorni scorsi, tra l’altro, è stato un ex democristiano, Bruno Tabacci, a “salvare” la lista di Emma Bonino),

Da don Sturzo a Mattarella, da Guido Miglioli ai tanti esponenti di primo piano di un’ampia galassia dei nostri tempi: la spinta dell’organizzazione politica dei cattolici nata circa un secolo fa non si è ancora esaurita (nei giorni scorsi, tra l’altro, è stato un ex democristiano, Bruno Tabacci, a “salvare” la lista di Emma Bonino), una spinta alimentata da una serie di documenti pontifici (dalla Rerum Novarum alle encicliche sociali degli ultimi papi).

È questo il primo commento che mi viene spontaneo leggendo l’ultima pubblicazione del Centro Ricerca Alfredo Galmozzi, “La Democrazia cristiana cremasca, Autobiografia di un territorio 1945-1994”, a cura di Romano Dasti.

Non ho certo qui la pretesa di parlare del ruolo storico che il Ppi prima, la Dc poi e la diaspora dei politici cattolici ancora dopo hanno svolto, nel bene e nel male, a livello nazionale. Mi interessa solo limitarmi al nostro territorio e allo specifico arco temporale che ha visto protagonista il partito democratico cristiano.

Consensi… bulgari

Una prima considerazione. È stato il partito che ha interpretato per lunghi decenni il “sentire” di tanta gente e che ha segnato profondamente (non entro nella sfera dei giudizi) la nostra comunità. È il caso di ricordare che nelle elezioni del 2 giugno 1946 la Dc a Crema ha guadagnato il 48% dei consensi (molto più che a Cremona dove il partito ha raggiunto il 31%) e che il 18 aprile 1948 ha raccolto nel territorio cremasco la bellezza del 61% con quote di oltre l’80% a Capergnanica, a Chieve e a Credera.

Siamo lontani dal 30% che è la soglia a cui aspirano i partiti e movimenti più forti oggi.

Una formazione politica che manca

Una seconda considerazione. Leggendo le biografie degli esponenti di maggiore spicco della classe dirigente dc troviamo una lunga formazione nell’associazionismo cattolico (nell’Azione cattolica, in primo luogo, ma anche nella Cisl, nelle Acli e nello scoutismo), una formazione intesa come educazione alla dottrina sociale della Chiesa e come sperimentazione sul campo dei valori cristiani.

Una formazione solida che oggi pare sia pressoché scomparsa se pensiamo al diffuso vuoto di valori che caratterizza i partiti di oggi e la caduta di punti di riferimento culturale robusti: una povertà trasversale che non può che allarmare.

Siamo lontani anni-luce da quell’esperienza: la società nel frattempo si è frantumata, gli stessi cattolici si sono divisi in mille rivoli e si sono progressivamente non solo “laicizzati”, ma anche… atomizzati (il popolo cattolico è sempre meno “corale” e sempre più composto da “individui”).

Ricordare, comunque, quell’esperienza irripetibile ci è utile: più che mai oggi la classe politica ha bisogno di una formazione politica di base, di andare oltre i facili slogan (che non portano da nessuna parte, ma anzi peggiorano la situazione), acquisendo gli strumenti essenziali per decifrare la complessità del nostro tempo.

Occasioni in tal senso non mancano a Crema: dalle iniziative della Diocesi a quelle dei giovanissimi di “Rinascimenti” e alla scuola di educazione all’economia” (nata lo scorso anno grazie al ruolo fondamentale di CremAscolta) che è un pre-requisito per un’educazione alla politica.

Ciò che conta è che le forze politiche sappiano cogliere queste opportunità.

Ne sono davvero consapevoli?

PIERO CARELLI

08 Gen 2018 in Politica

27 commenti

Commenti

  • “formazione politica di base”, ci dici. Il vero grimaldello per sbloccare l’immobilismo, io aggiungo. Chi guida l’auto ha la patente, chi opera ha la specializzazione, ma chi governa ha la chiacchiera. Il punto è: riconosciamo il valore delle scuole politiche, che invece sono guardate con sospetto. Non è forse vero che è una delle più puntuali accuse che si fanno a Renzi, quella di essere occultamente uscito da una certa scuola politica?
    Certo, la scuola ti formatta il cervello, ti priva della libertà decisionale e di giudizio, come tutte le fedi salmodiate a manetta, per definizione immuni da critiche, ma ci vuole, e ci vuole un riconoscimento di ruolo che ne faccia, nella diversità, una D.O.C. Intendiamoci, i rischi ci sono: ad esempio che divenga un valore familiare, o corporativo, di classe. ma sempre meglio dei dilettanti allo sbaraglio. Circa l’attualità di quella che rievochi, ha seguito la mia vita, essendo comunque un figlio del dopoguerra.
    Ma comincio a essere preoccupato: mi lascio insolitamente attrarre da temi politici.

  • Ho sottolineati, Adriano, l’espressione “formazione politica di base”.
    Non si tratta di “scuola di partito” che, per sua natura è… di parte.
    Riferendomi ai cattolici impegnati politicamente nella Dc cremasca ho messo in evidenza il lungo iter formativo pre-partito: nell’Azione cattolica, nelle Acli, nello scoutismo, nella Cisl
    Quelli che, poi, si imponevano per le loro capacità, salivano tutti i gradini “pubblici”: dal Consiglio comunale al Consiglio provinciale al Consiglio regionale al parlamento (in parlamento è arrivato Fiorenzo Maroli, ex sindacalista).
    E questo era la norma per tutti i partiti di allora.

    Oggi ci sono politici che sono giunti in parlamento dal nulla. Certo (e non mi riferisco solo ai parlamentari del M5S) il parlamento è stato per loro una scuola di formazione, ma una scuola di formazione finanziata con i soldi delle tasse dei cittadini (e quanti soldi!).

    • Ora che non c’è più l’avviso di risposta via email capita i controcommentare in ritardo: remember ai nostri infotecnici: ripristinare. Ho sostenuto la necessità di una scuola di politica , ma pr favore Piero, il sindacato no! Ho fatto anche quello, e sai quanti scambi di poltroncine ho constatato? Espressioni del tipo: “sai, quando ne avevo bisogno mi ha lanciato una fune per non annegae, un posticino a mezza luce, ma tanto per ripartie…

  • Man mano leggo, aggiungo delle integrazioni.
    Ho parlato di spinta ideale che si può riassumere (parole di Camillo Lucchi) così: la funzione sociale delle ricchezze, la preminenza del lavoro sul capitale e la politica come disinteressato servizio ai cittadini.

    Non sta a me giudicare se il partito della Dc ha realizzato in concreto questo patrimonio di valori. Dico solo che si tratta di “valori” attualissimi, tanto più in una fase storica in cui, grazie alla globalizzazione economica e alla globalizzazione finanziaria, sempre più il capitale schiavizza il lavoro e le ricchezze aumentano sempre di più in poche mani.

    Mi permetto di mandare un messaggio a coloro che nel nostro territorio si candidano (o ricandidano) al parlamento o al Consiglio regionale): se davvero lo fanno come “servizio” alla comunità, non sarebbe opportuno che si impegnino ad abbattere tutti i privilegi dei parlamentari?
    Non si tratta tanto di un problema di “tagli della spesa pubblica in tempo di crisi”, ma di una scelta “etica”: in un periodo in cui la gente è davvero indignata di fronte alle diseguaglianze scandalose, i parlamentari e i consiglieri regionali (che godono di compensi non molto dissimili) devono dimostrare di “ascoltare” la voce della protesta.

    • ….caro Piero, io “sono nato” alla politica quando nel “buffo stivale” imperversava la DC e ero convinto che li nascessero i “mali” della nostra “democrazia bloccata. (PENSA TE!)
      La DC (dai pulpiti si raccomandava di votare per un “partito che fosse Democratico e Cristiano”, non ci voleva molta fantasia, in cabina, a mettere ….la croce sulla croce!) era …onnicomprensiva, c’era posto per i conservatori, per i moderati e per i ….”rivoluzionari”, ognuno aveva la sua “corrente”, ma poi al momento del voto, il Partito non si discuteva!
      Dall’altra parte, a farle da “sponda” c’era “il Partitone”, inesorabilmente “fuori gioco” con la sua falce e martello!
      C’era il “proporzionale puro” e per i “laici”, restava magari ….. “il Partito delle idee” che aspirava a fare ….. “la mosca cocchiera”. ( e riusciva anche a farlo, delle volte!)
      Che voglia di gridare: “ARRIDATECE ER PUZZONE”!!!!!!!

  • Piero, cuore a sinistra e portafoglio a destra, cremaschi esclusi naturalmente, perchè altrimenti qualcuno mi bacchetta, dovendo pero’ riconoscere che la proposta di tagli ai privilegi dei parlamentari sono venuti solo dai pentastellati, dalla sinistra mai. Del resto ricordiamo tutti i golfini di cashmere e i salotti di Cortina di Bertinotti, senza dimenticare la caduta del governo Prodi che lasciò spazio a Berlusconi. Duri e puri, ma che irresponsabili! Con tutte le divisioni ancora in corso vien voglia di votare Grillo.

  • Era, Franco, davvero una democrazia bloccata.
    La Dc, anche a livello locale, spinta da nobili ideali (se pensiamo ai programmi) ha lavorato, credo, bene, ma poi è vissuta “di rendita”, grazie alla copertura della Madre Chiesa (con tutte le sue associazioni cattoliche) e grazie alla… mancanza di alternativa a causa di un Pci a lungo delegittimato a governare per la sua alleanza col Nemico dell’Occidente, l’Urss.
    Il Pri, è vero, era un partito di nicchia e, confesso, il suo leader Ugo La Malfa, ha contribuito fortemente alla mia stessa formazione politica (ricordo i suoi fulmini contro gli sprechi della spesa pubblica e le sue prediche… inutili a favore del “rigore”).
    Altri tempi.

    Oggi nessuno più è oggettivamente delegittimato a governare e nessuno vive di rendita dietro a qualche Madre protettiva, ma ogni giorno sento, da ogni parte politica, che se dovesse vincere l’avversario, sarebbe il caos.

  • Condivido, Ivano, la tua amarezza. Dalla sinistra è venuta solo la proposta di legge Richetti che è stata approvata dalla Camera e si è impantanata al Senato e riguardava non i privilegi attuali, ma i privilegi degli ex parlamentari che percepiscono la pensione sulla base del privilegio del “retributivo”, quando tutti noi oggi (compresi i parlamentari) hanno diritto a una pensione calcolata col sistema contributivo.
    La sinistra (tutta la sinistra), ma anche tutte le altre forze politiche (tutta la destra) dovrebbero dimostrare di essere capaci di un colpo d’ala, se non vogliono essere spazzati via dall’indignazione popolare.

  • Evidentemente preferiscono aspettare il lancio delle monetine, come successe con Craxi, o che si rispolverino i forconi. Oltretutto leggevo stamattina di quanto ci costerebbero le loro promesse elettorali. O pensano che gli elettori siano tutti degli imbecilli o lo sono davvero loro. In tutti gli schieramenti. Meno male che a sinistra abbiamo Calenda e Padoan a ridimensionare tanto impossibIle ben di Dio. E naturalmente i nostri Parlamentari tacciono, anche se tirati per la giacchetta. Non nego che mi piacerebbe sentirli. Perché che Cinzia Fontana ci comunichi l’approvazione del testamento biologico con tutti i mezzi di comunicazione che abbiamo a disposizione, io l’ho saluto in tempo reale o quasi, non ce ne può fregare di meno, quando invece ci interesserebbe conoscere il suo o loro parere, anche dei consiglieri regionali, sul tema dei privilegi, che, per ora tollerati , potrebbero diventare insostenibili. Per i comuni cittadini intendo.

  • Concordo, Ivano.
    Ora. forse, i tempi sono prematuri, ma quando le candidature di politici locali al parlamento e al consiglio regionale saranno ufficiali, chiederemo loro degli impegni solenni, in primo luogo quello di farsi carico della soppressione degli attuali privilegi.
    So che bene che l’impresa è ardua, anche perché per molte forze politiche gli attuali compensi rappresentano una forma di “finanziamento” indiretto (è noto che ci sono partiti che chiedono ai parlamentari e ai consiglieri regionali un contributo al partito).
    Un’impresa che potrà essere affrontata non con pii desideri, ma con misure tese ad “alleggerire” i costi dei partiti (un alleggerimento che potrà essere realizzato sfruttando al massimo le potenzialità della Rete: non a caso i parlamentari pentastellati possono permettersi dei compensi meno grassi).

    • Piero, a proposito di Partiti, è emblematico il contenzioso tra il tesoriere del Pd Francesco Bonifazi e Grasso, che deve al partito ben 83.250 euro come da Statuto, che prevede, questo lo ricavo dal Foglio, che i parlamentari Pd versino nelle casse della loro organizzazione 1500 euro al mese. Naturalmente il “ragazzo di sinistra” non è l’unico inadempiente, per cui le casse del Partito hanno un buco di qualche centinaia di migliaia di euro, come tutti gli altri del resto. Oltretutto la lettera del tesoriere pubblicata ieri su Repubblica ironizza molto sul nuovo simbolo battezzato da Grasso, per cui la lettura della missiva risulta anche divertente, con cazzeggi del tipo: “Per noi siete tutti liberi e uguali. Tu invece ti ritieni molto libero, di non pagare, e per niente uguale a chi paga.”
      Domanda: non sanno amministrare i loro partiti e pretendono di amministrare l’Italia?
      Risposta: c’è molto che non va nella Politica e molto che va nell’antipolitica! E questo è gravissimo.
      Stanno tutti giocando sulla pelle della gente, in combutta con economia, finanza e globalizzazione mal gestita, e il popolo, incantato dalla ventata di ottimismo propagandata, (economia in ripresa, crisi quasi alle spalle, potere d’acquisto aumentato ecc) riempie gli alberghi, le piste da sci e gli aeroporti di questa Stultifera navis che è diventata l’Italia.
      Buona giornata a tutti.

  • …..parlare di altisonanti principi non “costa” niente, cacciare 1500 euri, invece, vuol di re aprire il portafoglio e tirarne fuori i danè e costa ….. 1500 euri!
    Sono esterreffatto (e stavolta, raddoppio tutto, tanto …. non mi costa niente!) che il “presidente” Grasso si faccia beccare così da ….”mariuolo”!
    Mi aspetto, spero, confido che dia una giustificazione credibile!

  • Francesco, sai che nessuno cavilla meglio dei politici. La giustificazione pare consista in una richiesta di prelievo non dallo stipendio da parlamentare, ma dai compensi accessori. Secondo alcuni questa sarebbe evasione fiscale, ma lì non ho approfondito. Comunque la stampa di ieri e oggi ne parla ampiamente.

  • Si tratta di… contenziosi che sono accaduti anche nel M5S.
    Hai fatto bene, Ivano, a evidenziare il fatto e concordo col tuo giudizio ironico, Franco.
    Io direi di andare “oltre” questi casi e di pensare a una proposta “realistica”. Il fatto che siano anni che il problema si pone e che neppure la Commissione creata proprio al fine di comparare i compensi dei nostri parlamentari con quelli dei parlamentari degli altri Paesi della Ue è riuscita a chiudere i lavori perché troppo disparate sono le voci – dirette e indirette – degli stipendi dei vari Paesi, ci dice che non possiamo semplicemente indignarci, ma dovremmo cercare una soluzione che possa essere condivisa (condivisa dal nuovo parlamento).
    Io la mia convinzione l’ho espressa: se non si alleggeriscono i costi degli apparati/partiti, non si troverà una soluzione.
    La ricetta trovata nella Comune di Parigi nel 1970 (uno stipendio uguale al salario di un operaio) credo sia… utopico.
    Si tratta di cercare una soluzione equilibrata, tenendo conto anche dei “costi romani”.
    Personalmente, mi sembrerebbe già una esagerazione ipotizzare un compenso superiore a 5.000 euro.
    Magari, si potrebbe porre come punto di riferimento lo stipendio di un dirigente scolastico (3-4 mila euro netti?).
    Che cosa ne dite?

  • Io faccio un’altra proposta. Siccome dei tanti eletti non si conosce neppure la voce e probabilmente in Parlamento un intervento non l’hanno mai fatto, io propongo una rotazione, almeno tra gli iscritti ai partititi, non so, mensile? perchè in tanti provino l’ebrezza o l’emozione di guadagnare così tanto facendo così poco, insomma, una bella vacanza a Roma, gran bella città, perchè tanto, per fare i gregari e schiacciare un pulsante dietro direttive di Partito son capaci tutti. Ricordo un servizio televisivo delle Iene di alcuni anni fa dove ad un Parlamentare cremasco si chiese conto del suo operato perchè sconosciuto ai più. Ricordo che questi si prestò con molta ironia alla presa in giro, magnificando quello che faceva in non so quale commissione, credo Istruzione. Ma comunque non fece una gran bella figura. Per ribadire che per un clic siam capaci in tanti. E’ anche vero che un’elezione è il giusto riconoscimento in alcuni casi di anni di impegno politico, come può essere il contrario, con candidati allo sbaraglio senza nessuna storia politica, ma allo stesso modo ambiziosi, ma è contemporaneamente un terno al lotto per noi poveri elettori quasi sempre traditi nelle nostre aspettative. Sto esagerando e sottovalutando le grandi fatiche e responsabilità dei nostri politici? Se così fosse chiederei umilmente scusa, ma solo dopo aver chiuso il giornale, altrimenti sarebbe impossibile. Buona giornata a tutti loro, impegnati come sono in questo periodo di campagna elettorale in mirabolanti promesse che nessun cittadino creativo sarebbe in grado di inventare, e non sto ad elencarle, tanto le stiamo ascoltando tutti. E in questo caso inventerei un privilegio ulteriore a chi le spara più grosse. Finalmente la fantasia al potere, antico slogan, che quando c’è va riconosciuta!

  • Ebbrezza. Scusate.

  • Una proposta, Ivano, da prendere in considerazione.

    Sulla… fantasia al potere, concordo perfettamente con te.
    La cosa che mi ha colpito in questi giorni è la… fantasia di Grasso, già magistrato di spicco e già seconda carica dello Stato. Confesso che da lui non mi sarei aspettato che… sparasse sull’abolizione delle tasse universitarie!

  • Così scriveva l’allora giovanissimo Giulio Mosconi, nella seconda metà degli anni Sessanta (faceva parte dei giovani dc – tra cui Tiziano Guerini, Piero Mariani, Valdo Talone…):”interessarsi alla politica e alla vita amministrativa oltre che un obbligo morale è un aiuto importante alla propria formazione”.
    Parole che hanno, oggettivamente, un valore anche oggi, ma pare che di questi tempi siamo lontani anni-luce: i giovani non avvertono più l’impegno politico (o anche solo l’interessamento) come un obbligo morale e tanto meno un aiuto alla propria formazione.
    Eppure, sono proprio i giovani il nostro futuro. Sono loro, quindi, che dovrebbero essere protagonisti del cambiamento.
    Ma… che fare perché i giovani sentano forte questa esigenza?
    Ho la sensazione che siamo dentro un circolo vizioso e questo mi preoccupa molto. Anzi, moltissimo.

  • Un altro giovanissimo esponente della Dc, allora, era Tiziano Guerini (che faceva parte, insieme a Giulio Mosconi & C, del gruppo dei contestatori) che ha dato il via, in qualità di assessore, alla stagione della “partecipazione”, con tanto di elezione dei consigli di quartiere da parte della popolazione.
    E’ stato un tentativo molto interessante di realizzare un canale diretto tra Istituzioni e la comunità, tra il Palazzo e gli elettori.
    Non so se sia una iniziativa ripetibile oggi, tanto più se si volesse catturare l’interesse dei giovani alla cosa pubblica.
    L’attuale Amministrazione ha pensato di ripescare l’idea della Consulta giovanile che si è già insediata (il coordinatore eletto è il nostro amico Giorgio Cardile): magari si dovrà far leva, oggi (siamo lontani dai primi anni ’70, gli anni della stagione della partecipazione) sui social, su quei “luoghi” frequentati dai giovani.

  • Così, inoltre, l’ing. Enrico Villa, la “mente” della Dc cremasca negli anni Settanta e Ottanta,, in Consiglio comunale: è necessario studiare la realtà con occhio attento e non costringerla nei nostri schemi prefabbricati e abbandonare la facile tentazione di un massimalismo preconcetto.
    Un messaggio quanto mai attuale in piena bagarre della campagna elettorale.
    So che all’Università cattolica di Milano, grazie al cremonese ex commissario alla spending revew, Cottarelli, è stato creato un Osservatorio che studia le “compatibilità” delle sparate dei politici.
    E’ proprio il caso di consultarlo.

  • Ho consultato l’Osservatorio di Carlo Cottarelli sui conti pubblici: i politici, prima di sparare, dovrebbero cercare di capire. So se si capisce, si può cambiare (e c’è tanto da cambiare).
    Quando sottolineo l’esigenza di andare oltre le semplificazioni (mi rivolgo soprattutto a me) e di cercare di comprendere che i problemi sono sempre più complessi delle nostre chiacchiere da bar o da blog (spesso coincidono), non intendo porre dei freni al cambiamento, ma al contrario: è solo quando si coglie la complessità di un problema che si hanno le carte in regola per risolverlo.

  • E’ il caso anche di consultare il blog “valigia blu”. Lì tutte le bufale (l’ultima quella riguardante i sacchetti biodegradabili che ha fatto il giro dei social) vengono setacciate, controllate con grande scrupolo (questa la mia impressione), ciò che non si vede normalmente sulla stampa.

    Realizzare un blog del genere sarebbe un mio… sogno: non può che contribuire a purificare la mente e a liberarci dai gas asfissianti della campagna elettorale!

  • Ho volutamente dato al presente post un taglio “attuale”, non storico, pensando soprattutto alla “lezione” che potremmo trarre nel nostro tempo, e nell’immediato, nella campagna elettorale.
    A questo proposito invito a esaminare l’articolo di “Valigia blu” sul tema dei “vaccini”, tema tra i più sottolineati nella campagna elettorale.

  • Mi permetto una confessione amara.
    Siamo in campagna elettorale anche per la Regione, ma io (come forse tanti altri) non seguo se non marginalmente e con scarsa attenzione a quanto viene deciso dal Consiglio regionale e dalla Giunta stessa e, di conseguenza, non ho alcuno strumento in mano per provare a dare un “bilancio” su quanto si è fatto (e come si è fatto) e su quanto si sarebbe potuto fare (e come).
    Sono, quindi, alla mercé dei retori della politica.
    E sì che io sono appassionato di politica e credo di seguire le vicende politiche un po’ di più (credo) della media degli italiani.

    E questo vale anche per le delibere del Consiglio comunale di Crema a cui presto un’attenzione sicuramente maggiore, ma non più di tanto.

    C’è qualcosa che non va.
    E’ colpa mia? E’ colpa della politica amministrativa che non “appassiona”?
    Che ne dite, amici?

  • Sempre in relazione alla campagna elettorale suggerisco un articolo di “Lavoce.info” sui costi del reddito di cittadinanza: non 14 ma 29 miliardi di euro.

  • Io suggerisco sempre, per chi se la senta di stenderlo, un prontuario per la buona valutazione dei programmi elettorali. Non dello storico, delle promesse future, date pur per buone e sincere. Non di parte, un vademecum, per non farsi abbagliare, emotivizzare. Voi politologi siete capaci, e non è partitica, ma cittadinanza partecipe e matura.

  • Io ci proverò, Adriano, anche perché dovremo pur votare anche per la Regione, ma i programmi elettorali per la regione, almeno in tv, io non lo ho ancora sentiti.
    Proverò a cercarli sulla Rete.

Scrivi qui il commento

Commentare è libero (non serve registrarsi)

Iscriviti alla newsletter e rimani aggiornato sui nostri contenuti