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RITA REMAGNINO

Pulizie di Primavera

Tempo di pulizie di primavera, lavori eseguiti di fino, ripulitura delle aiuole, cambio degli armadi, ordine in casa e inizio della dieta per la “prova costume”. Ogni anno con l’arrivo delle prime giornate di sole sentiamo un bisogno fisiologico di queste azioni rituali, il cui farle dà soddisfazione. Segno evidente che pulizia, ordine e chiarezza

Tempo di pulizie di primavera, lavori eseguiti di fino, ripulitura delle aiuole, cambio degli armadi, ordine in casa e inizio della dieta per la “prova costume”. Ogni anno con l’arrivo delle prime giornate di sole sentiamo un bisogno fisiologico di queste azioni rituali, il cui farle dà soddisfazione. Segno evidente che pulizia, ordine e chiarezza fanno parte del nostro essere più profondo e vanno ben oltre qualche banale abitudine o convenzione consolidata. Tale esigenza si estende anche alla vita privata: si comincia a pensare al taglio di qualche “ramo secco”, si razionalizzano i contatti, si riallacciano i rapporti con le persone con le quali pensiamo di poter fare qualcosa di buono e si cercano gli amici più amati, ingiustamente trascurati perché intanto “loro ci sono sempre”. Persino la vita civile in primavera necessita di maggiore rigore, di fatti concreti e di poche parole, un desiderio che quest’anno in Italia appare particolarmente sentito poiché la frenesia di mettere tutti d’accordo ha fatto slittare in secondo piano l’esigenza di chiarezza e pulizia. Viene da chiedersi se non sarebbe stato meglio avere un unico “centro di potere” in grado di decidere al posto di tanti “caminetti” dai quali ci si allontana immancabilmente brilli e desiderosi di un letto in cui dormire.

 

“Unico centro” è sinonimo di “dittatura” per tanti figli del ‘68. Sarà davvero così? Sono fresche di ri-nomina le candidature di Putin e Orban che hanno raccolto un suffragio altrove impensabile. Peccando di superbia e cecità sociale, come si conviene a un nobile decaduto, l’Occidente s’è fatto un’idea degli “altri” come di Paesi monolitici, rigidi, bloccati dentro un autoritarismo immutabile. Ma fino a che punto queste credenze sono reali? Siamo sicuri che non si tratti di stereotipi frutto di una costante manipolazione costruita dai centri d’interesse che controllano i media? Ad esempio in Russia il «dibattito sul cambiamento» appare molto più vitale di quanto lo sia nell’Europa degli anonimi tecnocrati, custodi ottusi del fallimento dell’euro e di un modello che sta portando le economie europee al collasso.

 

E’ un fatto che l’Occidente di oggi abbia smarrito se stesso e i propri valori tradizionali in favore di un incerto e transitorio senso di ultra-libertà che, oltre a produrre l’annichilimento dell’identità e l’annullamento sociale di interi popoli, non ha dato i frutti sperati. E’ stata una pessima trovata quella di sostituire all’ordine la liquidità, poi divenuta caos, che ha impoverito l’individuo sia sotto l’aspetto materiale che spirituale. Nel frattempo si è fatta avanti la manipolazione “dolce” volta a far credere ai cittadini, secondo la lezione di Huxley, che ognuno “è libero” di scegliere ciò che gli piace. Quando invece un solido sistema di controllo panottico reso invisibile, permanente e capillare dalla sorveglianza tecnologica (ne abbiamo avuto un assaggio con lo scandalo di “Cambridge Analytica”), è più che mai attivo e consente a chiunque di spiare il prossimo, arrivando persino a “segnalarlo” e a tradirlo schierandosi di fatto col potere invisibile, come si conviene nel più bieco dei regimi.

Eppure abbiamo ancora il coraggio di parlare di “democrazia”, di libertà, che sarebbe il sistema che fa da contrappeso a quello instaurato dai “regimi autoritari”. Come si può non vedere che ormai tutti controllano tutti grazie all’omologazione dei cittadini che non si rendono conto di essere solo le pedine di uno schema di controllo più grande di loro? Questo non è ordine bensì disordine. A chi di noi, facendo le pulizie di primavera, verrebbe in mente di mettere una telecamera in ogni stanza, in ogni armadio? Servirebbe a ripristinare l’ordine perduto durante le gozzoviglie invernali? No, ovviamente.

 

 

Ciò che serve dentro una società, esattamente come dentro un armadio, è l’applicazione di “regole” di cui l’esperienza garantisce la funzionalità. Naturalmente queste regole possono essere migliorate e modificate in corso d’opera, trasformate in altre regole più efficienti, che però rimangono sempre regole. Non può dirsi tale una società priva di soggetti che siano l’espressione di norme condivise e facciano applicare le leggi. Quando tutto va in pappa, nelle case dove le pulizie di primavera non si fanno da anni – perché tanto … chi se ne frega – si finisce con i delinquenti a piede libero, le istituzioni che non funzionano, gli alunni che minacciano i professori e gli eredi dei fratelli Taviani che girano “Figlio padrone”. Sarebbe dunque cosa buona e giusta, prima di giudicare gli altri, accusandoli di essere ottusi dittatori, fare le pulizie in casa propria memori di uno dei principi fondanti della nostra civiltà: la forma è sostanza, per mettere a posto le cose bisogna perciò stabilire limiti e definire contorni.

RITA REMAGNINO

23 Apr 2018 in Senza categoria

35 commenti

Commenti

  • Le regole, Rita, non mancano (forse sono anche troppe e confuse: da qui, ad esempio, l’ampia possibilità che esiste in Italia di evadere il fisco e di farla franca nei vari step del contenzioso), ma purtroppo non sempre vengono fatte rispettare (pensiamo anche solo alla nostra piccola città dove certi comportamenti – anche sulle strade – non vengono sanzionati perché i controllori sono negli uffici).
    Fare pulizia vuol dire anche questo: ridurre e semplificare le leggi (anche dopo il falò del ministro della Lega) e, nello stesso tempo, programmare interventi mirati a punire e a prevenire comportamenti illegali.

    Fare pulizia vuol dire pure impedire ai centri commerciali di vendere i loro prodotti con un sacco di plastica: non basta (anche se è educativo) coinvolgere gli studenti e i volontari per liberare la città e .li corsi d’acqua dai rifiuti, ma è necessario prevedere norme severe che riducano al minimo l’utilizzo di plastica (anche se qualche passo in questa direzione si sta compiendo).

  • Venendo meno ai miei principi democratici: anche se Presidente, le si tolga la parola. Non dimenticando, inutile tentativo di riportarLa alla ragione, di puntualizzare alcune cosette sulla libertà di Stampa e sulla presa di potere di personaggi che, proprio grazie alla mancanza di quella, trovano o ritrovano quel consenso popolare, che passando per democratico, neanche più ha il pudore di velarsi. ILLIBERALI, punto. Capaci tutti a vincere in quel modo. In Turchia, in Russia, a Budapest la stampa indipendente è stato soppressa, nel nome di un ordine che apparentemente tutti vogliono, ma che non si rendono conto che senza quella, ultimo bastione democratico, la deriva inevitabile è proprio l’attacco a quelle fondamenta che ancora reggono le nostre libertà. Costituzioni che vengono cambiate dall’oggi al domani dimenticando che la ricerca della verità ha bisogno delle voci di tutti. Non di voci asservite a poteri che hanno come fine solo se stessi, ingannando coloro che credono che tutto sia finalizzato al bene comune. Ricavo alcune informazioni, memoria e citazioni da un articolo di Adam Michnik, veterano di Solidarnosc, e direttore di un importante quotidiano polacco. Che in incipit cita Thomas Jefferson che nel 1786 scrisse: “Alla base del nostro sistema c’è l’opinione pubblica, il nostro compito principale è mantenere tale diritto. Se dovessi scegliere tra un governo senza giornali e giornali senza governo, non esisterei un istante a scegliere la seconda opzione.” E mi stupisco che Piero Carelli non abbia colto lo spirito eversivo di questo bisogno di pulizia invocato da Rita, in questo post non commentato (disagio, sconcerto da parte di chi legge?) che non ha ancora capito neppure cos’è l’Educazione, che dovrebbe essere fatta sì di rimbrotti, ma anche di abbracci, superando quella concezione solo punitiva della trasgressione delle regole, quando sappiamo benissimo tutti che le carceri russe, turche o ungheresi sono piene quanto le nostre, con l’aggravante dei detenuti politici che almeno in Italia sono ancora liberi di dire la loro, altro che affermare che in quei paesi il bullismo non esiste ed è tutto rose e fiori solo perché c’è il consenso popolare, conquistato si sa a quale prezzo. Senza considerare la banalità delle maestre mamme (altro post) sempre pronte a perdonare le discolate dei loro alunni, se non figli. Perché non è così: il rispetto delle regole a scuola si insegna eccome, cercando di conciliare o rimediare ad imprinting di cui bambini di 5 anni sono già portatori. Allora è tutto un violento accusare la Scuola, sempre responsabile dei disastri contemporanei, sparando a zero contro incapacità didattiche od educative, dimenticando che il mondo va oltre quelle sei ore passate a scuola, dove gli insegnanti diventano matti nella personalizzazione dei rapporti all’insegna della pedagogia che vorrebbe garantire a tutti i bambini il successo formativo. Oltretutto ricordo che presso gli insegnanti, ai casi numerosissimi di burnout, si sono aggiunte in questi decenni la malattie oncologiche, lo dicono le statistiche. Altro che lunghe vacanze e scatti di anzianità. Ma qui sono già fuori tema, mescolando Bullismo e il valore della Libertà, tema di questo mio “grido di dolore”. Sì, permettetemelo, anche se enfatico o sproporzionato. Ma non si può restare indifferenti di fronte alle affermazioni della vostra Presidente che più bulla di Lei non ce n’è. Anche se ribadisco, e qui ritorno ai miei principi democratici, riconosco che “per via dello stato imperfetto della mente umana, l’interesse della verità ha bisogno di una pluralità di opinioni”(Joan Stuart Mill). E allora il pericolo qual è? E quello del dissenso soffocato, della negazione della pluralità che i paesi tanto decantati dalla Presidente, in nome di chissà quale ordine o demenziale pulizia, propagandano come panacea di tutti i mali, decretando di fatto “la morte del liberalismo democratico ”, anticamera di regimi ben peggiori, lo sappiamo tutti. Rita, le pulizie falle a casa tua! Lascia sporca la mia. E mi fermo qui, senza però elegantemente, come farebbe Adriano, chiedere scusa per lo sfogo.

  • Purtroppo, Piero, se le regole non vengono fatte rispettare è come non averle. E come tu ben sai, prima ancora della mala amministrazione e del lavoro nero, l’Italia ha il grosso, per non dire enorme, problema della giustizia che proprio non va, non funziona, né mai ha funzionato.

    C’é rimedio? Vista la scarsa qualità delle pedine attualmente presenti sulla scacchiera politica italiana, non nego di essere pessimista. Credo che alla base di tutto ciò ci sia l’atteggiamento mafioso che fa parte del nostro Dna: se tu non rompi le scatole a me, io non le rompo a te. Così siamo tutti felici.

    Resta da vedere per quanto ancora si potrà andare avanti in questo modo, mi sembra che la misura sia ormai colma. Nè (purtroppo) serve a molto stare qui a elencare i “fare pulizia vuol dire …”, che sarebbe come dire “amore è …” (un bacio a mezzanotte), perché poi nessuno fa niente. Neppure, come dici tu, in una piccola cittadina di provincia come la nostra.

    Faccio un esempio pratico: ieri il governatore Fontana ha dichiarato di voler “riformare” il movimento su ferro in Lombardia non escludendo persino una revisione degli appalti. Qualcuno si sta precipitando da chi di dovere per far presente la tragica situazione in cui versa la Milano-Cremona? Non so, chiedo. Questa, si, sarebbe una bella pulizia di primavera.

  • Ivano, confesso di non aver capito molto del tuo collage, e meglio decoupage. Noiose e ripetitive le solite minacce democratiche rivolte a chi non è allineato con l’altrettanto democratico mainstream, assurda l’affermazione “le pulizie falle a casa tua, lascia sporca la mia”. Ma la casa non è la stessa? C’é un’Italia “mia” e “tua”? Ero rimasta all’una e indivisibile.

  • Rita, è la nefasta onda lunga della legge Basaglia. L’unica possibilità che vedo è un TSO.

  • Finalmente il prof. Cordani! La conferma che il Tso non viene messo in atto. Sarà la pietà umana?
    Rita, nessun mainstream, solo buon senso. Comunque se i tuoi riferimenti “d’ordine” sono quelli che tu tanto decanti, io a casa mia (Italia, mia, tua, e di Cordani) non li voglio proprio. Insieme a tanti italiani come me, e non come te, che magari oggi stanno celebrando il 25 Aprile. E comunque hai capito benissimo. Cordani non so. Quindi ripeto: le pulizie falle a casa tua, la mia lasciala sporca, insieme a quella di tanti altri connazionali.

  • Credo di avere colto bene, Ivano, il taglio del post di Rita.
    Io mi sono limitato, semplicemente (lo faccio di proposito), a riprendere e a declinare secondo il mio punto di vista (ognuno ha il suo punto di vista) uno spunto… spendibile a casa nostra.
    Abbiamo, certamente, anche noi un po’ di pulizia da fare, ma di sicuro non seguendo regimi illiberali che hanno un consenso plebiscitario (tutti l’hanno avuto e ce l’hanno).
    La democrazia – lo sappiamo – è un’altra cosa: richiede tanta fatica, tanta paziente mediazione.
    Lo vediamo nello stallo attuale: due minoranze vincitrici che non riescono, pur avendo non poco in comune, a trovare un’intesa per costruire una “maggioranza” che possa sostenere un governo.
    La democrazia è questa: anche per fare… pulizia ci vuole una maggioranza in parlamento e non basta proclamarsi vincitori.

  • …..”amici” del “sud”, adusi a conseutudini di “delitti e pene” assai più rapide e cogenti di quelle di “casa nostra” (in effetti a volte con un semplice cambio di vocale: casa/cosa ……..!) direbbero “sissciaccuasse la bocca, prima di dire “Basaglia”!
    Ma questo è un altro discorso.
    Tornando a bomba (ops!) , letto e riletto il “forte” post di Rita, graziosamente “mascherato” da lettura “parrucchiera” da “mani di fata”, premesso che comunque non mi sfiorerebbe nemmeo la tentazione di “scambaire” questa nostra “spompata” democazia con i “regimi” di Putin & Orban, mi pare che “padronPiero”, ancora una volta abbia distillato, con la sua pacata saggezza, delle considerazioni che non posso che condividere.
    Il problema dei problemi è che nel “buffo stivale”, si ha la memoria maledettamente corta, da un lato e, dall’altro, si fanno leggi, si prendono decisioni, si definiscono norme che restano pateticamente “sulla carta”, in attesa di decreti attuativi/regolamenti che non arrivano mai, o comunque senza nessuno, ma proprio nessuno, cui sia demandato per davvero il compito di farli rispettare.
    Anzi la volgare, becera arroganza dei più consiste nel mostrare, esibire il loro trasgredire clamorosamente, in modo eclatante leggi, norme, regolamenti!
    Ho commentato recentemente su fb chiedendo ai Vigili urbani quante contravvenzioni abbiano elevato per uso del cellulare durante la guida o per superamento della velocità consentita nelle zone 30/50 della città!
    La prima e più importante “pulizia” da fare riguarda proprio l’atteggiamento, diffuso nella stragrande maggioranza, al non rispetto delle regole, alla trasgressione abitudinaria delle norme, all’insofferenza e dileggio dei pochi che anzichè la furbizia hanno scelto la via dell’intelligenza e della civiltà.

  • Ivano, non si sa bene perché il “buon senso” sia sempre e solo quello del mainstream al quale ti lega un matrimonio indissolubile. Traspare comunque dalle tue parole una non-conoscenza della “vera” politica di Paesi come, ad esempio, La Russia e l’Ungheria, ma potrei citarne altri, verso i quali non sai fare altro che ripetere i soliti vetusti slogan da centro sociale occupato. Anche, basta.

    Quello che tu vuoi o non vuoi per la casa degli italiani è irrilevante davanti a quella cosa misteriosa che si chiama “decisione collettiva”, o democratica. Non ti suggerisce niente che Orban sia stato rieletto con oltre il 50% dei consensi e Putin addirittura con il 76%, mentre in Italia i tuoi partitini di riferimento sono naufragati miseramente? Occhio a dire che le elezioni sono state truccate perché l’indiziato numero uno sarebbe Trump, che a sua volta avrebbe ottenuto la presidenza con un raggiro orchestrato proprio da chi adesso lo contrasta apertamente. Che poi le “prove” di tutti questi maneggi, come gli altrui depositi di armi chimiche, non si trovino mai, è ovviamente un particolare di nessuna importanza.

    Non credi anche tu che specialmente in Italia una fettina di persone sia rimasta fuori dalla Storia? O ritieni che siano (siate) dei baciati in fronte dal Signore che hanno capito tutto mentre gli altri non capiscono nulla? Sei hai dei dati certi (no perditempo) su come vanno male i Paesi in cui governa uno che sa fare il suo mestiere, tirali fuori e dimostra che ciò che sostieni corrisponde al vero. Altrimenti, son chiacchiere da bar.

  • Piero, il “taglio” del post di Rita non ha bisogno di essere “colto” poiché mi sembra del tutto chiaro. O, almeno, spero. Non è mia abitudine dire una cosa per sottintenderne un’altra, ormai dovresti saperlo. Quanto al tuo insistere su “spunti… spendibili a casa nostra”, come se vivessimo in una torre d’avorio, mi sembra di aver fatto un esempio preciso: ferrovia Milano-Cremona, nuovo programma di trasporti del nuovo governatore. Tanto per non fare nomi e cognomi: si sta muovendo Piloni in Regione Lombardia? Cosa sta facendo? Tu lo sai? Decliniamo.

    Quanto alla necessità di avere un governo meno “molle”, sono più di 70anni che viviamo nella mollezza, questa mi parrebbe opportuna per contrastare la degradazione antropologica in atto, che è certamente il frutto di un certo stile di vita, quello consumista e beota figlio del ’68, figlio a sua volta dell’ideologia propria della modernità iniziata con l’Illuminismo, proseguita con Locke e Rousseau, ripresa dal Concilio Vaticano II, e cioè del cattolicesimo rivisto e corretto alla luce del progressismo e del modernismo. Le linee guida del pontificato di Bergoglio (che a te piace e a me no), ossia l’orizzontalismo e l’umanesimo laico – massima attenzione ai diritti della persona e silenzio assordante sui grandi temi spirituali, con la Chiesa cattolica ridotta alle funzioni di una colossale Ong – non è che il logico punto d’arrivo di questa tendenza, che potremmo anche definire dell’individualismo di massa. Forse non saremo noi gli artefici del cambiamento, ma prima o poi qualcuno metterà le mani a questa situazione, farà qualcosa.

  • Franco, non hai idea di quanti italiani farebbero volentieri cambio con i “regimi” di Putin e Orban. O tu, preferisci Di Maio? In Russia e in Ungheria i cittadini non vivono con le sbarre alle finestre e sofisticati sistemi antifurto fuori dalla porta, noi invece si. E’ indubbio che il governo perfetto non sia mai esistito, né mai ci sarà, ma il governante che in soli dieci anni dimezza la povertà e fa salire sensibilmente il Pil è degno del mio rispetto, non gli sputo in faccia, casomai lo critico se fa qualcosa che non mi piace.

    C’é un mondo che cambia là fuori, oltre le mura del nostro vecchio salotto, vogliamo cominciare a guardarlo e considerarlo, o ci giriamo dall’altra parte come l’Ombretta sdegnosa del Missipipì, convinti che noi siamo il massimo? Fa niente se i pilastri della casa sono già crollati, noi ci teniamo strenuamente abbracciati ai ruderi di ciò che rimane.

  • L’Ungheria è il paese che maggiormente attinge a fondi europei. È in questo modo che ha risanato il bilancio. Nonostante questo gli stipendi sono rimasti gli stessi. Nelle campagne l’orticello e le galline, nelle città il divertimento, che quello pare che costi poco, cosi da rimbambire i sudditi. E consideriamo anche la chiusura alle quote immigrati, e qui l’Europa dovrebbe intervenire. Il principale giornale di opposizione è stato chiuso con la scusa dei conti in rosso. Fino al giorno prima i giornalisti non ne erano informati. Questo ha richiamato in piazza centomila persone. Guarda caso il giornale è stato poi acquistato da un magnate sostenitore di Orban. Se poi tu hai dati per smentire che il controllo dei media garantisca a Orban i suoi successi elettorali pubblicali, altrimenti sono i tuoi gli argomenti da bar. Da bar di Tor Vergata, quelli frequentati da Casa Pound e Forza Nuova.

  • …..ma certo Rita, che c’è “un mondo che cambia” (se “in bene” o “in male” lo considera poi ognuno in base alla propria etica) e nel “mondo che cambia” ci metto ovviamente in primis, quella fetta di mondo che mi sta attorno ….fuori casa, qui nel Paese in cui vivo, e il risultato delle elzioni politicha ha detto che la maggioranza relativa dei votanti ( e non erano nemmeno pochi, stavolta) si è espressa per i 5* di DiMaio e conterà pure qualche cosa no?
    Sinceramente non mi pongo affatto il problema di domandarmi se “preferisco DiMaio a Putin o a Orban”, non ne capirei il senso!
    E proprio perchè non mi pongo nel personaggio dell'”ombretta sdegnosa” ( ben conscio che non siamo affatto “il massimo”) cerco di seguire con attenzione i cambiamenti/tentativi di cambiamento in atto nel Paese in cui vivo, prima di tutto perchè è su questi che posseggo le “unità di misura”.
    In questo senso il tentativo di introdurre un cambiamento profondo nella gestione della partecipazione dei cittadini attraverso i mezzi offerti dall’informatica, introdotta dai 5*, a mio parere, merita di essere seguito con attenzione.
    E derubricarlo in modo tutto sommato becero al “questi non hanno mai lavorato”, “questi sbagliano i congiuntivi” e facezie consimili, mi pare ben peggio che fare ….. “l’ombretta sdegnosa”!
    ieri ho visto “Loro 1” di Sorrentino, (che pure, proprio dal punto di vista filmico, non mi è affatto piaciuto) fotografa l’Italia socialmente, moralmente corrotta conseguente alla “discesa in campo” di Berlusconi; e lui, processato, condannato, ineleggibile, in pieno decadimento fisico, è ancora li, seduto sul divano del Presidente della Repubblica e a presentarsi ufficialmente ai microfoni con Gelmini&Carfagna !!!!
    E’ di questo che mi vergogno come cittadino Italiano.
    Non di certo di DiMaio e DiBattista, quelli mi fanno intravvedere un possibile barlume di luce (e le parole hanno un significato) in fondo al tunnel!

  • Suvvia signori della Redazione, un po’ di coerenza. Non si mette in evidenza il 25 Aprile senza commentare che ieri a Milano non c’era una bandiera pentastellata. Vorrà pur dire qualcosa! Luce in fondo al tunnel o buio pesto? A meno che non fossero tutti al Sud.

  • Ivano se l’Ungheria “è il paese che maggiormente attinge a fondi europei” e l’Italia riesce a spenderne solo l’8%, significa che gli ungheresi sono più in gamba degli italiani a presentare progetti e portarli a termine. poiché i cosiddetti “fondi Ue” non sono una lotteria che premia i fortunati, bisogna conquistarli e meritarli. Non puoi essere così sprovveduto da non capire chi rema contro l’Ungheria e il Gruppo di Visegrád: tra le promesse elettorali di Orban c’era l’approvazione del pacchetto di leggi “Stop Soros”, il quale ha sdegnosamente respinto ogni accusa dichiarando che quelle misure “criminalizzerebbero la società civile”, ovvero la sua Open Society Foundation. Il resto, lo lascio alla tua immaginazione.

    https://comedonchisciotte.org/propongo-viktor-orban-per-il-premio-nobel-per-la-pace/

  • Francesco, auspico anch’io un cambiamento profondo nel panorama italiano, ma mi sembra che siamo ancora in alto mare. Purtroppo “l’Italia socialmente e moralmente corrotta” ce la stanno facendo vedere in tutte le salse almeno dagli Anni ’90, ma nulla è cambiato nel frattempo. Anzi, la situazione è notevolmente peggiorata.

    Probabilmente, a meno di colpi di scena, in autunno ci richiameranno a votare. Ma a cosa potrà servire? Qui è marcio l’intero sistema, bisognerebbe iniziare a fare un lavoro da certosini per cambiare e sostituire tutto quanto, pezzo per pezzo, ci vorranno secoli. Ecco perché un governo “forte”, autorevole ma non autoritario, sarebbe auspicabile.

  • Mi permetto di utilizzare questo spazio (con un po’ di forzatura ci può stare) per informare chi no lo sapesse ancora che il consigliere comunale Simone Beretta ha presentato una interrogazione (o mozione, non ricordo bene) con cui rilancia la questione Stalloni chiedendo all’Amministrazione comunale di pronunciarsi su quali intenzioni ha sul futuro di tale spazio strategico per la città. Intanto lui espone le priorità della minoranza, tra cui il trasferimento di buona parte del mercato coperto dentro gli Stalloni e sempre in area coperta.

    Chiedo: non è il caso di tirar fuori dal cassetto il nostro progetto, su cui tanto ci siamo confrontati, di lanciare un CONCORSO DI IDEE per raccogliere le proposte più idonee (che siano, naturalmente, economicamente sostenibili)?
    Aspettavamo la nuova Amministrazione regionale e questa si è già insediata: credo che i tempi siano maturi.

  • ……si allo step by step, Rita, ma assolutamente niente ….. “passeggiate”, tanto meno a Roma ! La Storia dovrà pure insegnare qualche cosa no?
    Ho video/sentito pocanzi le conclusioni di DiMaio e Martina all’uscita del secondo incontro con il Presidente Fico, ed ho sentito parole ragionevoli, di persone che puntano un obiettivo che condivido: nessun “inciucio”, nessun “matrimonio di convenienza”, nessun “mercato acquisti” (si, “B. regnante” è accaduto in Parlamento anche questo, anzi il “gigliato Denis” teorizza che i “voltagabbana in Parlamento siano necessari” sic!) ma verifica “sul campo” , sulle cose che è possibile/non è possibile fare tra due forze politiche che hanno avuto consenso elettorale dai cittadini.
    Incrocio le dita ….

  • Mi sembra prematuro parlare di “passeggiate” a Roma, Franco, sappiamo quanto i media pompino ogni baggianata per creare la notizia e riempire d’inchiostro la loro carta straccia. Credo non valga neppure la pena di soffermarsi su certe cose. Anche perché penseranno i cittadini a fare ciò che ritengono giusto al momento opportuno. Il Paese in fondo è il loro, ovvero nostro.

    Certo che dopo aver creato tribunali della santa inquisizione per mettere alla gogna tanti presunti dittatori (che non si capisce per quale motivo raccolgano una mole di consensi in casa propria, ma probabilmente saranno tutti scemi), ci sarebbe da ridere (per non piangere, ovvio), se dal futuro governo italiano venisse esclusa la coalizione di centro-destra che ha vinto le elezioni per assegnare le poltrone a M5s (non gradito alla classe produttiva del Paese, che manda avanti la baracca) e Pd (il grande bocciato all’esame del 4 marzo).

    Allora, sì, che ci sarebbe da intavolare un discorso sulla democrazia.
    Sul serio, stavolta.

    Questo l’ho letto stamattina bevendo il caffè, e l’ho trovato interessante:
    https://www.maurizioblondet.it/17481-2/

  • Rita, ho letto il link di Blondet. Dice cose che, molto banalmente “nel nostro piccolo”, tu ed io stiamo dicendo da anni.

  • Si, Bruno, è vero. Ma sai com’è, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, per cui non è male ripetersi. Costa un po’ di fatica, ma chissà ……… così come adesso stando andando le cose, e a dispetto delle apparenze, mi sento di essere ottimista. Sempre più persone stanno aprendo gli occhi.

  • …ho letto anch’io Mr. Blondet e, devo dire, non mi sento affatto a mio agio con le persone che “sanno tutto”. Non avevo il ….piacere di conoscerlo, quindi sono andato a vedere, come uso fare in questi casi il “chi è” sul suo stesso sito: https: //www.maurizioblondet.it/chi-e-maurizio-blondet/ e…..mizzica !
    Che curriculum!
    Certo, più cose sai ….ma, di questi “guru”, faccio volentieri a meno!
    Leggerlo si, ma farcisi “battezzare”, nel mio piccolo, nix!!!!!

  • Il solito complottista. Ha addirittura raccolto “indizi” per smentire la versione ufficiale sull’11 settembre. Peccato non le prove. Da non perdere.

  • Il piemontese Blondet è un editorialista tra i più seguiti e commentati da chi si occupa di politica e credo che non si dispiacerà se a qualcuno in questa piazza non piace. Sulla sua preparazione non ci piove e, tra l’altro, in tempi non sospetti (2007/8, o giù di lì) è stato tra i primi a scendere in piazza a Torino con il “popolo del vaffa..”, conosce il movimento dal di dentro, quindi il suo parere non è gratuito. Alle persone in gamba, comunque la si pensi, l’onore delle armi è dovuto. Anch’io non sopporto il jazz, ma sono pronta a complimentarmi con certuni che lo suonano.

    Non parlare di “prove”, Ivano, perché ultimamente è un argomento che fa morir dal ridere. Cosa sia successo realmente l’11 settembre nessuno lo sa (o, forse, tu si). Abbiamo appena bombardato la Siria senza prove, abbiamo fatto fuori alcuni sedicenti dittatori senza prove, abbiamo sanzionato la Russia per il caso Skripal senza prove, facciamo raid “punitivi” uno dietro l’altro senza prove, e la pianto qui perché ho uno sformato di carciofi in forno che probabilmente è pronto.

  • Rita, per favore, un’altra volta non rischiare di bruciare uno sformato di carciofi, non ne vale la pena.

  • Democrazia: si’, forse è ora di ricominciare a parlarne, proprio perché il mainstream è ormai quello dell’elogio alle democrazie illiberali. Non il contrario. Basta vedere l’aria che tira in Europa, e non solo a est, con firme che disinvoltamente passano da autoritarismo ad autorevolezza, senza conoscerne la differenza, salvo poi smentirsi oltre il ragionevole apparente ravvedimento. Perché è evidente che alcuni la Storia la dimenticano, trascurando il particolare rilevante che da noi la democrazia, conquistata col sangue, ha significato anche, e soprattutto, libertà. Che adesso la si banalizzi rincorrendo nuovi autoritarismi camuffati da autorevolezza la dice lunga su una visione con paraocchi o testa sotto la sabbia di chi preferisce sentirsi sordo per non voler sentire, credendo che un apparente ordine imposto rimetta a posto il mondo. Non smetterò mai di ripeterlo. In momenti come questi ci siamo già passati, coi grossi numeri della libera partecipazione scambiati per verità. Ai posteri l’ardua sentenza, perché se è vero che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, è anche peggio che chi si crede un lettore sia incapace di leggere. O capace solo di leggere quello che conferma, dribblando ciò che non si vuole volontariamente confutare. Eppure, qualche dubbio sarebbe salutare. Senza allinearsi acriticamente a ciò che sparge la rete. Quasi sempre merda. Che apparentemente ha reso il mondo più democratico, dando voce a tutti, oltre il voto elettorale, ma senza nessun filtro ha garantito a tutti i cani che si sentono sciolti di abbaiare, se non di ragliare. Tanto c’è sempre qualcuno più asino di noi che ci crede. Correre ai ripari? Impossibile. La disonestà intellettuale – alias mainstream contemporaneo – è ormai imperante. E la frammentazione che ci ha consegnato il risultato elettorale è la dimostrazione del caos prossimo futuro che ci aspetta.

  • Ivano, confesso che ho spesso l’impressione che tu viva su un altro pianeta. ll mainstream favorevole a “cio’ che succede a est”? Democrazia? Libertà? Ma dove le vedi tutte queste cose? In quale mondo stanno? Nel Paese delle Meraviglie, probabilmente.

    Il concetto di libertà va ben oltre qualche manciata di fiori d’arancio sparsa qua e là e il motivo per cui “è stata data voce a tutti” risiede nella certezza che nessuno ha più niente da dire. Credi che sarebbe stato così in altre epoche, quando davvero parlavano (pace all’anima loro) le voci della dissidenza? Che timore può avere, il potere, di una montagna di cretinate in un mondo di cretini? Caso mai, bisognerebbe interrogarsi sul “come” si sia formata quella montagna e da “dove” sia spuntata. Sarebbe un lavoro utile a tutti.

    Non so se tu ritieni che l’Italia sia un Paese “libero”, io NO di sicuro. È sufficiente leggere i Trattati europei per capirlo. Prima Maastricht e poi Lisbona hanno messo la stabilità dei prezzi e l’economia di mercato «fortemente competitiva» davanti al benessere dei popoli e al lavoro. I “nonni” godono ancora di qualche privilegio derivato da vecchi patti ormai estinti ma i “nipoti” sono schiavi fatti e finiti.

    Vogliamo parlare dei 70anni di sudditanza Usa-Nato? Siamo usciti dalle mani dei tedeschi (mai del tutto, in realtà) per finire in quelle degli americani. Per 40anni siamo stati coinvolti economicamente e militarmente nel confronto con l’Urss e il Patto di Varsavia, da anni bombardiamo il Medioriente che non ci ha fatto alcun male e domani (dio non voglia) potremmo trovarci nel ben mezzo di un conflitto nucleare con l’Iran. Libertà? Democrazia? Indipendenza? In che film?

  • Rita, politica internazionale ed economia globale: ce lo stiamo ripetendo in tutte le salse da cinque anni. Due scuole di pensiero, la tua nazionalista, sovranista, isolazionista, autarchica, la mia esattamente il contrario. Non ci sto a fare un passo indietro nella Storia, non voglio che si ritorni ognuno al proprio orticello dove prima o dopo ci si rubano i pomodori. Il mondo va ormai governato globalmente, punto. Quanto alla libertà prendi un anno a caso tra il 22 e il 45. Quello che tu auspichi sarebbe inevitabilmente un ritorno a quelli. E io preferisco il 2018. Me lo tengo stretto, e mi rifiuto di pensare che ancora oggi, anno corrente, ad Ivrea un giornalista sia stato estromesso da un convegno, o celebrazione, perchè sgradito a questo o quello. Preferisco il 2018, anche se avvisaglie di restaurazione si leggono già. Ai posteri…

  • Sono i nazionalismi (con le connesse politiche protezionistiche o autarchiche), è vero, che hanno creato regimi illiberali in Europa e hanno creato le premesse di due terrificanti conflitti mondiali nel Novecento.

    Naturalmente, un conto è il nazionalismo e un conto è difendere l’identità culturale di ogni nazione: in un mondo sempre più globalizzato e quindi sempre più tendenzialmente omologato, la salvaguardia del patrimonio di un popolo non è un modo per aggrapparsi nostalgicamente al passato, ma un punto di partenza per giocare le proprie carte (non quelle made in Usa o in Russia) in tale mondo.

  • Ma dai Piero, qual è l’identità italiana? Anche di questo se n’è parlato a iosa. Quali valori accomunano un cittadino Trentino e uno Calabrese? Va sempre bene, secondo me, il detto che fatta l’Italia si dovevano fare gli italiani. Ebbene, operazione non ancora riuscita.

  • Ivano, il mondo non sarà mai governato globalmente perché il globalismo non ha alcuna possibilità di realizzazione. Guardati attorno, le prove abbondano. Questa minchiata è stata messa in circolazione dal 10% della popolazione globale che nel frattempo sta aumentando la sua ricchezza a dismisura. La falsa notizia viaggia in parallelo con il suo contrario, che viene chiaramente dalla stessa fonte, secondo cui l’alternativa al globalismo sarebbe l’autarchia. O bianco, o nero. Non esistono altri colori per la dittatura finanziaria che impera in Occidente sotto il vetusto nome di democrazia. Ma per fortuna l’Occidente è un morto che cammina.

    Da morir dal ridere l’atteggiamento della stampa di regime: Iacoboni di “La Stampa”, noto foglio super partes, non viene accettato al convegno di M5s (era obbligatorio?) e nel pollaio tutte le galline starnazzano, se invece viene annullata la conferenza di un intellettuale tradotto in decine di lingue come Alain de Benoist alla libreria Feltrinelli di Milano (gran figura di m**** internazionale) le galline vanno a dormire. E’ questa la democrazia che piace a te, Ivano, ormai è chiaro: gli amici dei miei amici sono amici, gli altri si possono tranquillamente eliminare.

  • Proprio cosi’ Piero, per una volta sono d’accordo con te: sovranismo e salvaguardia della propria identita’ non hanno nulla a che vedere con vecchi esperimenti falliti come l’autarchia.. Siamo in un altro mondo, viviamo in un’altra epoca., altri sono i paradigmi. Una cosa e’ sicura: quello attuale non funziona.

  • Dopo il miracolo della Corea,sono più ottimista.

  • Barzelletta “protezionista” raccontata da Moni Ovadia, credo in ”Ballata di fine millennio”. Millennio scorso naturalmente, ma sempre più attuale: “Due amici che si vendono un quadro l’un l’altro. Finchè la moglie del primo proprietario si incazza e lo rivendica. Dopo innumerevoli transazioni, sempre l’un l’altro, perchè il secondo lo vuole ricomprare a tutti i costi, e il primo riavere, facendo aumentare le quotazioni del dipinto, il secondo, stufo, lo vende ad un terzo. Finchè il primo, estenuato dalla moglie che lo rivuole a tutti i costi, si rivolge all’amico che come tutta risposta spiega di averlo venduto al terzo. Commento del primo: che cretino che sei stato, stavamo guadagnando così bene noi due!”

  • Voi come interpretate la dichiarazione di Zuckerberg al Parlamento Europeo che ha annunciato “la creazione di un piccolo esercito di ventimila guardiani (?) per garantire la correttezza delle elezioni europee del 2019”? Mettono le mani avanti prima di cadere? Volontà di controllo dall’alto dell’opinione comune? O espressione massima di libertà? Dovremo assistere di nuovo al penoso teatrino delle marionette dei sedicenti hacker russi (che poi erano inglesi, ma in fondo che differenza fa) che “sostengono” i partiti politicamente scorretti? Per questo vincono le elezioni, non perché gli elettori li votano.

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