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RITA REMAGNINO

DAI DIRITTI SOCIALI AI DIRITTI CIVILI

Prima Torino e poi Catania, si moltiplicano in questi giorni le coppie omogenitoriali che in assenza di una precisa norma si registrano in anagrafe come “genitori ufficiali” dei propri figli, realmente partoriti da uno dei due oppure frutto della pratica dell’utero in affitto. Non è mia intenzione aprire un dibattito (che, al momento, non porterebbe

Prima Torino e poi Catania, si moltiplicano in questi giorni le coppie omogenitoriali che in assenza di una precisa norma si registrano in anagrafe come “genitori ufficiali” dei propri figli, realmente partoriti da uno dei due oppure frutto della pratica dell’utero in affitto. Non è mia intenzione aprire un dibattito (che, al momento, non porterebbe a nulla) sull’argomento bensì riflettere sul “passaggio” in sordina dai diritti sociali ai diritti civili, un fenomeno contemporaneo che in futuro potrebbe avere importanti ripercussioni.

Ultimamente si fa un gran parlare della «società dei diritti», principalmente attraverso il martellamento mediatico, sembra quasi che qualcuno voglia convincere gli individui che la nuova frontiera dell’umanità siano i «diritti civili» anziché i «diritti sociali», ovvero comunitari. Siamo sicuri che sia davvero così?

Mentre i diritti civili si configurano come diritti privati, e quindi vantaggiosi per una parte ristretta della società, quando non addirittura lesivi di diritti inalienabili altrui, i diritti sociali sono universalmente applicabili e fruibili. E’ più opportuno ascoltare la minoranza rumorosa, o la maggioranza silenziosa?

Senza nulla togliere al valore di ogni libertà di scelta personale, di pensiero e di parola, non passano inosservati gli eccessi di certe imposizioni di alcune minoranze sul comune sentire di una società. Si pretende quasi di assurgere i diritti civili a nuova religione laica, ovviamente a scapito di quelli sociali. Così facendo si rischia però di costruire una casa esteticamente gradevole ma senza fondamenta. Quanto tempo potrà durare? Non sarebbe più opportuno concentrare gli sforzi sul benessere generale dei cittadini?

 

Non serve a nulla avere il diritto alla maternità surrogata, se poi gli asili nido hanno costi spesso proibitivi; non serve a nulla avere il diritto alle unioni civili, se poi le giovani coppie non mettono su famiglia perché non se lo possono permettere; non serve a nulla abolire il maiale dalle mense scolastiche per non dispiacere ai mussulmani, se poi i pensionati vanno a raccogliere gli avanzi di cibo nella spazzatura.

 

A differenza dei diritti civili, sicuramente importanti, i diritti sociali sono inalienabili: un’esistenza dignitosa, un lavoro, un’istruzione adeguata, una casa decorosa, cure sanitarie garantite. Basti pensare a cosa sta causando l’assenza del lavoro, che è in pratica assenza di dignità. I suicidi che nel tempo della crisi economica permanente e nel «mondo migliore possibile» hanno colpito imprenditori e lavoratori ci dicono spietatamente che senza l’occasione del lavoro, senza impresa, la vita non accede ad alcuna libertà ma, anzi, tende a disumanizzarsi e a percepirsi come superflua e insignificante.

 

Soltanto a partire dai diritti sociali è dunque possibile costruire un mondo basato sulla tolleranza e sul reciproco rispetto, sulla cooperazione e sul vivere civile. Non sarà di sicuro imponendo questa o quella aspirazione di certuni che si potrà ottenere un mondo in cui l’individuo sia sempre meno homini lupus e sempre più homini deus. Un’idea, questa, ben chiara nella mente dei nostri predecessori che hanno fondato le più antiche civiltà: finché la società non viene percepita come un corpo unico e messa nella condizione di progredire, realmente, verso un fine ultimo superiore e vantaggioso per tutti, il cammino è interdetto e l’uomo non va da nessuna parte. Non è costruendo l’homo liberalis, individuo egoista e interessato al raggiungimento di scopi particolari, che si potrà avere una società migliore. La strada maestra deve rimanere quella del bene comune, del raggiungimento di quelle finalità che mettano chiunque nella piena condizione di realizzarsi e di trovare il proprio posto nella società, ovvero di comprendere il proprio Destino.

 

RITA REMAGNINO

30 Apr 2018 in Senza categoria

38 commenti

Commenti

  • Perchè questa contrapposizione? Cosa c’è di inconciliabile tra diritti civili e sociali, tra pubblico e privato? Cosa tolgono i diritti civili ai diritti sociali? Rita, le leggi che consentono, mai obbligano. Non credi che il bene comune possa passare anche attraverso alcuni riconoscimenti? Perchè l’uomo ideale e la società ideale esistono? A quali modelli ci riferiamo? La crisi contemporanea siamo sicuri che derivi da qualche cambiamento di costume? Non credo proprio.

  • Via Ivano, non puoi non aver notato il trend: i diritti sociali sono stati seppelliti a mano a mano che i diritti civili sono venivano plasmati. Non è che le due cose “non possano” andare in parallelo, è che “non ci sono proprio andate”.

    Parlo di Occidente, ovvio. L’est del mondo fa parte di un’altra storia.

    Ti sei chiesto il perché di questa altalena? Io, sì, e mi sento di escludere che il fatto sia casuale. Il caso non esiste. Davvero pensi che alla famiglia media importi che due donne diventino padre e madre di un neonato, se poi i loro figli ventenni sono costretti a fare gli schiavi a €3,60 l’ora? No, il bene comune non passa attraverso “alcuni” riconoscimenti, i desideri di una minoranza non possono soddisfare i bisogni della maggioranza. Né esiste la cosiddetta “società ideale” che, forse può essere esistita in passato e in tutt’altro contesto. Noi, oggi, ne siamo certamente lontani anni luce.

  • Homo liberalis: mi piace! Il punto è che siamo imbioccati in una strada con divieto di marcia indietro, e allora, visto che dovremo tornare poveri e si ipropongono le classi sociali ci si addolcisce la pillola con piccole concessioni, e nessuno ha il coraggio i dir di no, perché il disastro che si prospetta all’orizzonte è troppo travolgente! Un tempo sarebbe stato il caso di passare a una parentesi di tirannide e successiva controrivoluzione, ma un tempo le scelte erano facili, basta smettere di far chiacchiere e imporle, magari facendo scorrere sangue. Adesso il problema è così variegato, e le risorse così ridotte, che nesuno ha la soluzione, non c’è uomo al mondo che si voglia prendere la responsabilità, perché il suo fallimento è certo, non dipende dalla sua abilità. Quindi, non potendo promettere altro… ma sposatevi pure con l’elefante, che faremo finta i niente! E non c’è esempio storico a sostegno: la situazione è del tutto nuova!

  • …. “diritti civili Vs diritti sociali”…… ma kusa et a tirà a mà, Rita!
    Ma la nostra nella quale sguazziamo è una “società” dei consumi o una “civiltà” dei consumi?
    E l'”homo lberalis” punta al viver “civile” o al viver “sociale”?
    Certo è che la mia generazione (intendo quelli dell’Italia liberata), partiva alla grande!
    Una guerra (anche civile) che finiva, le donne al voto, la Repubblica che vinceva il referendum, i saggi che scrivevano tutti assieme la Costituzione, c’era un avvenire davanti (sole o non sole) verso il quale avviarsi con entusiasmo, con grandi aspettative, questa nuova “Democrazia” ( e non solo “cristiana”) da scoprire.
    Da non credere che sia bastato il tempo di vita di una persona, per cancellare tutto!
    Essere costretti a …. “far finta di niente” leggendo l’articolo 1 della Costituzione!
    Agli “eroi” chi ci crede più? Si ….”tirano i remi in barca” (se si è abbastanza fortunati di essere su una che non ….faccia acqua!).

  • ” ….se poi i loro figli ventenni sono costretti a fare gli schiavi a €3,60 l’ora?” Questo vale per qualsiasi lavoratore comune e non saranno di certo quei due o tre messi al mondo sinteticamente a togliere il pane a chi prodotto da un bel colpo di reni.
    “Davvero pensi che alla famiglia media importi che due donne diventino padre e madre di un neonato” E perchè le coppie omogenitoriali dovrebbero avere il placet delle famiglie medie? Dipende da loro la prospettiva di cui sopra? Qui il problema della capra e dei cavoli non si pone. Dal futuro economico che si prospetta, come dice Adriano, non si salverà nessuno.

  • Adriano lo dicono “loro” che tornare indietro vuol dire tornare poveri (siamo già tornati poveri!!!), così come dicevano che la Gran Bretagna dopo Brexit sarebbe andata in malora, l’Europa dell’est con la vittoria dei partiti populisti sarebbe ripiombata nei fascismi, e via dicendo. In realtà non è successo niente di tutto ciò, sono i soliti spauracchi del potere.

    Ma stiamo “sul pezzo”: basta una manciata di diritti civili di cui beneficia lo zero virgola della popolazione mondiale a giustificare l’assenza di diritti sociali che invece riguarda tutti? Perchè ormai è chiaro che i primi sono lo “zuccherino” che fa digerire (almeno nelle intenzioni) i secondi.

    Ma fino a quando? Quanto ancora potrà durare l’inganno? L’arroganza e la cecità del potere politico supportato dal servilismo delle élites privilegiate sta evidentemente portando a maturazione in un numero sempre maggiore di persone attualmente non tutelate – siano essi diseredati, disoccupati o eterosessuali con famiglia a carico – una ribellione talvolta inconsapevole destinata a crescere nel tempo e a produrre pericolosi fenomeni di disgregazione sociale. Poi, non lamentiamoci.

  • Ivano, non so so non mi spiego o se fai finta di non capire. Qui non si tratta di prendere posizione nella curva sud o nella curva nord, ma di valutare una situazione in atto. A chi/cosa serve la disgregazione sociale attraverso la sottrazione dei diritti sociali? Poi, è chiaro che non si poteva fare la figura del “feroce dittatore”: e diamogli un contentino, va’ …….

    Questa è una cretinata: “le coppie omogenitoriali dovrebbero avere il placet delle famiglie medie?”. Ma perché, scusa, non vivono nella stessa società? Non condividono spazi e luoghi? Cos’è per te una società, una congrega di coriandoli di carne ognuno libero di fare quel cavolo che gli pare? Andiamo bene. A furia di predicare il vietato vietare, cioè il nulla, stiamo implodendo, anche se c’è ancora in piedi l’apparenza di un’esistenza ancora relativamente razionale.

  • Ma Rita, nessuno vieta a te di esistere. Hai dovuto chiedere il permesso a qualcuno? Che differenza c’è tra te, una coppia omogenitoriale e la massa?

  • Ivano che differenza c’é tra me che faccio la raccolta differenziata e il mio vicino che butta i sacchi nella roggia? Una società, per dirsi tale, deve RICONOSCERSI in obiettivi, principi, valori, tradizioni e identità, altrimenti è un’accozzaglia di persone che vivono loro malgrado nello stesso spazio pur non sopportandosi affatto.

    Se io abito su un’isola solitaria in mezzo all’oceano posso andare tranquillamente in giro nudo, ma se sto in un condominio prima di spogliarmi devo chiedere il permesso agli altri, che non sono obbligati a vedermi senza mutande. Si chiama vivere civile, che è una cosa che viene prima del “diritto” civile. Proprio qui sta il punto su cui invitavo a riflettere: in una società sana prima viene la comunità, con il “bene comune”, e in seconda battuta c’è l’individuo. Il contrario, lo vediamo in questi tempi travagliati, genera malessere e malattia sociale.

    Nel caso specifico, che comunque era un esempio per introdurre il tema principale che è quello che ho appena detto, i genitori gay in questione hanno potuto riconoscere i figli naturali e/o in affitto (un’orribile pratica di sfruttamento dell’altrui povertà) non perché una legge varata dal parlamento italiano, e dunque condivisa dai cittadini, lo consenta ma perché dei parlamentari codardi hanno lasciato la decisione alle libere interpretazioni dei burocrati. Non so se mi spiego. E si chiedono anche perché non sono stati rieletti.

  • Quando Rita si incaponisce non c’è niente da fare, e nessun distinguo la distoglierebbe dalle sue convinzioni. E’ del tutto inutile quindi distinguere la raccolta differenziata dai sentimenti, che poi prima che un diritto dovrebbe essere un dovere. Se poi qualcuno si indigna uguale di fronte ad una coppia omogenitoriale o al paesaggio devastato nella Terra dei fuochi significa aver individuato le cause della disgregazione del tessuto sociale in cui viviamo. Non l’approssimativa cultura di massa, non la tecnologia rimbambente, non le fake news, non la crisi economica, non l’immigrazione incontrollata, non le multinazionali, non l’elettorato che non vota, non la speranza che i giovani han perso con conseguente rassegnazione, ma il riconoscimento civile a quattro gatti.

  • Qui la questione è di mentalità, Ivano. Gli elementi naturali sono parte di noi, ce li portiamo dentro, dalla nascita fino alla morte, mentre i rapporti tra uomini sono un fatto del tutto esterno alla nostra più intima interiorità. L’uomo è un essere decisamente sopravvalutato, e tu evidentemente sei uno di quelli che lo sopravvaluta.

    Il “passaggio” dai diritti sociali ai diritti civili è molto ben rintracciabile nella Storia e ha delle precise motivazioni. Non è estraneo alla nascita dell’Ego, capostipite di tutti i mali che ci affliggono, con i desideri materiali in contrasto con quelli dello Spirito, con il momento in cui il più furbo, o il più prepotente, dipende dai punti di vista, colui che con maggiore facilità riusciva a convincere l’altro che il rosso era verde e che il nero era bianco, ha cominciato per avere la meglio su qualcun altro. L’uomo solo al comando, quello che a te piace tanto, nasce qui ed è figlio della stessa madre: io/mio. A differenza di altre epoche oggi l’uomo se ne fotte alla grande del bene comune, ovvero dei diritti sociali, e pensa solo a se stesso. La sua visione è sostanzialmente retta dalla logica dei piaceri e dei dolori, dal suo solo interesse, o dalle sue preferenze, non essendoci altro fondamento possibile delle norme etiche all’infuori della felicità dell’individuo. Un concetto le cui varianti possono essere moltiplicate all’infinito, a seconda, ad esempio, di come siano determinati e misurati piaceri e dolori, oppure del grado di consapevolezza e razionalità di chi li calcola.

    Il “passaggio” è stato un buon affare? Stiamo meglio?
    A me, sinceramente, non sembra. Forse c’è qualcosa che non va.

  • Oggi, primo maggio, c’è ben poco da festeggiare.
    Uno dei principali diritti sociali, forse il più importante di tutti, ovvero IL LAVORO, non c’è più. Così avremo tanto tempo libero da spendere, vanno dicendo alcuni teorici forti del loro pingue conto in banca. E’ una delle tante stupidate del mondo contemporaneo che non tiene conto che senza il lavoro l’umanità smarrisce il proprio orizzonte di senso. E, difatti, l’ha smarrito.

    Premesso che la forza per sostenere entrambi l’uomo di oggi non la possiede, valeva la pena di abbandonare la difesa dei diritti sociali (bei tempi) per dedicarsi ai privatissimi diritti civili? Non so voi, ma io me lo chiedo.

  • Ma questo abbandono lo vedi solo tu. Nessuno ha abbandonato i diritti sociali a vantaggio dei diritti civili. Non si è scelto tra gli uni e gli altri. Non credi che sia solo il mondo economico ad essere cambiato? Cosa c’entra il diritto al lavoro coi diritti civili? O altrimenti spiega come gli altri abbiano inficiato gli uni. O non sarebbe ora di ritornare tutti insieme alla difesa di alcuni diritti senza imputare colpe a chi non ne ha? Apro ora l’ultima bolletta del gas, credo che il diritto al riscaldamento sia sacro santo. Una botta. E la gente dovrebbe stare a preoccuparsi di chi inchiappetta chi o di due mamme registrate? Ma per piacere.

  • Mi spiego meglio. Degli stipendi e pensioni che hanno perso il loro potere d’acquisto, del fatto che molte famiglie non arrivano alla fine del mese. Certo che ci si dovrebbe occupare di questo, ma certamente due mamme o due papà negati non risolverebbero il problema. Anzi Rita, come dice Francesco: ma kusa et a tirà a mà?

  • Il lavoro, certo, è un diritto “sociale” fondamentale, ma i governi possono incidere ben poco: pensiamo solo agli oltre 20 miliardi spesi per incentivare le imprese ad assumere (e ad assumere con un contratto a tempo indeterminato).
    Non basterà neppure la flat tax, sempre che sia possibile realizzarla, considerate le esperienze di altri Paesi, in particolare dei Paesi dell’ex orbita sovietica.

    Certo, lo Stato deve creare le condizioni (ma quali?), ma è la congiuntura economica che svolge la parte più importante, una congiuntura che può sicuramente essere influenzata dalla politica (pensiamo al danno che potremo avere noi europei dalla guerra delle tariffe con gli Usa!).

    Anche il potere contrattuale (potere politico) dell’Unione europea è fondamentale per dissuadere la politica dei dazi di Trump.

  • Per Rita del 30 aprile 2018 alle 20:13: “ Difficile darti una risposta, se non che l’io forse non esiste, tante sono le interferenze che lo negano o lo rinforzano. Ma a disposizione abbiamo solo quello, a meno che non si voglia ritornare ad una naturalità o animalità, già inesistente quando vivevamo sugli alberi. Impossibile. Sto parlando dell’io. L’uomo è essenzialmente culturale e l’io singolo si trova inevitabilmente in contrasto “parallelo” con l’io che possiamo definire collettivo, anche se contraddizione in termini. Di fatto la Storia dell’uomo è stata sempre una lotta feroce tra le due entità, tra la società e il singolo, tra il potere e la sudditanza, vuoi la famiglia e i rapporti parentali, vuoi la Politica, vuoi la convivenza dai primi nuclei sociali in poi. E la negazione di quelli, o i tanti scavi compiuti da filosofia, religioni, psicanalisi per darne una definizione o laico concilio non può andare oltre la semantica o la rappresentazione, o semplicemente la narrazione. E anche riconoscendo la pochezza del singolo io, se inserito nel “collettivo” di prima, anche questo non garantisce il raggiungimento di quel risultato auspicabile del bene comune che dovrebbe essere la via maestra. E’ impossibile. “Ognuno per sé” garantisce le singole sopravvivenze. E cosa c’è di più umano di questo? Con quale diritto si dovrebbe chiedere all’io di abdicare a se stesso perché diventi vittima sacrificale in nome di cosa? In nome di un salvataggio del mondo o della vita di tutti gli altri? Perché la pochezza di sè è anche la sua grandezza. Recalcati pubblicizza il suo nuovo programma in televisione dicendo che un bambino lo si deve amare per gli straordinari difetti che ha, non per via delle nostre grandi aspettative di genitori. L’io Rita, pur con il suo egoismo o narcisismo, e pochezza, è l’unica ancora alla vita che ci permette di sopravvivere. Il contrario non è mai esistito. Quindi, non esageriamo. Queste cose lasciamole a quei bontemponi dei filosofi.

  • Scusa Ivano, dove vivi? Non si sono abbandonati i diritti sociali? Perché non chiedi a un giovane quanti ne ha? Ammesso che sappia di cosa stai parlando. Avrai ben visto che nei cortei di routine c’era solo gente con i capelli bianchi, o tinti.

    La realizzazione del “mondo economico” così come oggi lo conosciamo è stata resa possibile grazie all’abolizione dei diritti sociali, altrimenti quel mondo non sarebbe mai nato. La colpa è solo nostra, solo e soltanto nostra, che non avendo più pane da servire ai commensali ci siamo dati da fare per mettere in tavola il caviale.

    Nel mondo felice del Mulino Bianco si può avere l’uno e l’altro, in quello terra terra è già tanto se si riesce a combattere una battaglia per volta, e abbandonare le rivoluzioni incazzate per mettersi a fare quelle colorate, vista a posteriori, non è stata sicuramente una bella scelta. Parlo di società, comunità, Stato, nazione, non di individui che possono fare delle loro vite ciò che meglio credono. Per il benessere di un popolo conta il “bene comune”, non quello individuale.

  • Rita, rilancio il mio commento delle 09:28 che tu non hai evidentemente letto: “Mi spiego meglio. Degli stipendi e pensioni che hanno perso il loro potere d’acquisto, del fatto che molte famiglie non arrivano alla fine del mese. Certo che ci si dovrebbe occupare di questo, ma certamente due mamme o due papà negati non risolverebbero il problema. Anzi Rita, come dice Francesco: ma kusa et a tirà a mà?”
    E aggiungo, e ripeto, i diritti civili non hanno eliminato quelli sociali. Diciamo che è stato solo dedicato loro un pò di tempo e riconoscimento. Solo questo.

  • Piero, se i governi “possono incidere ben poco” su un diritto sociale come il lavoro, c’é da chiedersi cosa ci stanno a fare. Per cos’altro li paghiamo? Ci stanno simpatici? Chiaro che non potranno trovare soluzioni utilizzando i “metri” di ragionamento che hanno causato i danni, qui ci vuole una vera e propria rivoluzione culturale e morale. Un pensiero totalmente diverso, insomma, che per ora non mi sembra di scorgere.

    Non so come andrà a finire la storia dei dazi di Trump, ma la faccenda riguarda principalmente la Cina e la Germania. Francamente, da italiana, sono anche stufa di combattere le battaglie altrui. Qualcuno si è stracciato le vesti per l’Italia, dopo che le sanzioni dichiarate da Bruxelles a Mosca dietro ordine Usa le hanno fatto perdere 5 mld. l’anno in export alimentare? Non mi sembra. Se la vedano i crucchi con il loro acciaio.

    Dovremmo preoccuparci piuttosto delle minacce all’Iran, quella sì è una faccenda seria.
    E dai, e dai, prima o poi ce la faranno a trascinare il mondo in uno sfracello nucleare.

  • Che poi, che i diritti sociali stiano scomparendo, è altra questione che preoccupa te quanto me.

  • Ci vuole, Rita (così dici) una rivoluzione culturale e morale.
    Concordo con te, ma non sarà questa a generare posti di lavoro.
    Non possiamo chiedere a un governo (di qualsiasi colore) di creare degli ateliers nationaux per creare lavoro.
    Lo Stato, è vero, può creare lavoro, ma solo grazie a ingenti investimenti pubblici in infrastrutture o/e nella ricerca.
    Già, ma nelle condizioni attuali dei nostri conti pubblici, dove andiamo a trovare le risorse? Ci indebitiamo e così aumentiamo il debito pubblico e i suoi interessi?

  • Ivano se solo pensi a quanto tempo hanno perso le ultime tre/quattro legislature nella discussione in parlamento dei “diritti civili”, seguite ovviamente dai chiacchiericci delle perpetue mediatiche, ti rendi conto di quanto poco tempo ci sia stato invece per dibattere i “diritti sociali”. Dov’erano, ad esempio, i parlamentari quando sono state varate leggi-truffa come il Jobs Act e la Fornero? Al mare, probabilmente. O meglio, in qualche salotto televisivo a blaterare di “mamme e papà negati” (da Madre Natura, più che dal popolo zotico e insensibile … eccetera, eccetera), o di ius soli che non gliene frega niente a nessuno perché la legge 91/92 svolge già egregiamente il suo servizio.

    Quanti mesi (anni) sono stati a parlare di unioni civili, ad esempio, mentre si consumava la tragedia dei ragazzi-Foodora? Quanto hanno litigato su fecondazione eterologa e uteri in affitto mentre le piccole/medie imprese licenziavano e chiudevano? E’ questo che deve fare uno Stato? Non sarebbe suo preciso compito concentrarsi sulle priorità del Paese? Se in Italia le coppie omosessuali conviventi non sono più di settemila (7.513, dice l’Istat) e i senza lavoro sono milioni, cosa viene prima?

    Non credere che “il popolo” non abbia fatto le considerazioni che io sto facendo adesso, tant’è che i perditempo sono stati elettoralmente puniti. Se poi ti guardi attorno, anche solo in Europa senza andare troppo lontano, ti rendi conto che i Paesi dove prima di ogni altra cosa vengono i “diritti sociali” sono vincenti, mentre gli altri sono inconcludenti. Sarà un caso, non so, ma se fossi il prossimo governo dell’Italia ci rifletterei.

  • In tutto il mondo, da est a ovest, il 1 maggio si e’ trasformato da celebrazione a rivoluzione. Ed e’ solo l’inizio. Ecco cosa accade quando i governi non rispettano i “diritti sociali” delle comunità. Non c’e’ contentino (diritti civili) che tenga.

  • Dimenticavo: la festa c’e’ stata solo in Russia, dove notoriamente il popolo e’ sottomesso. Ecco perche’ festeggia.

  • Non c’è da esser contenti, né noi nè i governi, quando ci sono. Senza fare dell’allarmismo la situazione si fa drammatica. L’Italia è sempre più divisa in due. Anche dopo la debacle di Di Maio in Friuli. Ammettiamo anche che la Lega di Salvini prenda sempre più piede, forse è quello che sta giocando meglio, ammettiamo che pretendano che prenda corpo il referendum che Lombardi e Veneti han vinto in termini di risorse ecomomiche da trattenere al nord, ovviamente in contrasto con la mentalità assistenzialista del sud che ha decretato il successo dei 5*, ammettiamo tutto questo, cosa succederebbe poi? Succederebbe che ritornerebbero i vecchi slogan di Bossi, che magari darebbero respiro alle regioni del nord, e questo per un po’, ma poi? A quel punto la secessione sarebbe violenta e il passagio dai nazionalismi ai regionalismi sarebbe dolorosissima, anche per noi.

  • Sveglia, Ivano: Bossi e’ politicamente morto e, com’e’ noto, vede Salvini e le sue politiche come il fumo negli occhi. Ti dice niente che la parola “nord”, con urli e strepiti dei bossiani (tre), sia stata tolta dal simbolo? Salvini ha tutt’altro disegno in mente, che e’ un “politico” di razza lo ha dimostrato negli ultimi 60 giorni.

  • Ritorneranno quegli slogan, sveglia tu Rita. Salvini si sta rivelando più stratega di quanto ci immaginiamo.

  • E più diplomatico. Con la sua campagna anti immigrazione, ormai subliminale, ad esempio, sta convincendo anche i più tolleranti, fino a cominciare a guardare con fastidio i ragazzi col cappellino. Perché il successo della Lega viene tutto da lì. Siamo ormai alla legge del più forte. Mors tua vita mea. Pensa un po’ come siamo messi. E quindi ritornerà anche la voglia di secessione.

  • Non è Salvini che “convince” i più tolleranti ma la realtà dei fatti. Sono appena tornata da Milano e, come esci dalla cerchia dorata del centro, dei negozi luccicanti e dei musei, c’è veramente di tutto di più. Di giorno, perché di notte è meglio barricarsi in casa. Credi che le persone non abbiano occhi per vedere e orecchie per sentire? Hanno bisogno dell’abile affabulatore che le convinca? Davvero, io non capisco dove vivi. Se vai a Bologna è anche peggio e su Roma caliamo un velo pietoso. Le grandi città italiane sono offese e vilipese per metà dai selvaggi ineducati locali e per metà dai selvaggi delinquenti importati dal resto del mondo, che ha colto l’insperata occasione offerta dai taxi-Ong per liberarsene.

    La voglia di fascismo e di secessione deve essere rimasta imprigionata in qualche angolo remoto del tuo cervello perché la metti dappertutto come il prezzemolo.

  • Va bene, il problema sicurezza esiste, nessuno lo mette in discussione. E risolto quello? E non mi rispondere che sarebbe già qualcosa e che i problemi si affrontano uno alla volta. Perchè io ho l’impressione che la situazione generale sia anche più drammatica. Ma non perchè non posso tranquillamente girare per la città perchè i clandestini mi rapinano, ma perchè di questo passo anche loro non avranno nessuno da rapinare. E’ questo il problema dell’occidente post industriale. Si è parlato in questi giorni di Costituzione e lavoro e da tempo assistiamo a tentativi di revisione della prima e a rinunce a cercarlo rispetto al secondo. Fai tu.
    Poi arriva qualche furbo che ci dice che comunque il reddito di cittadinanza è possibile e che la crisi economica non sarebbe tale se non mantenessimo un sacco di ragazzotti abbronzati. Non è vero niente di tutto questo. Non inganniamo il popolo bue con false illusioni. Andiamo alla radice e alle vere cause di ciò che ci sta accadendo. E poi, io non sono fissato con fascismo e secessione. Me lo insegna la Storia che in periodi di vacche grasse non c’è bisogno di autoritarismo ma che nei periodi grami sì. Che poi è quello che tu non fai che sbandierare. Cara Rita, ai posteri l’ardua sentenza

  • Per l’Italia, il problema sicurezza oggi è “il” problema. Una città che ha paura di uscire di casa non migliora, non si sviluppa, non vive socialmente, è scarsa di cultura e ha sempre meno voglia di andare avanti. E non stiamo parlando di paure immaginarie, quelle che i pirla degli ultimi governi chiamavano “percezione d’insicurezza”, ma di paure REALI.

    I ragazzotti abbronzati ci costano (sta scritto nell’ultimo Def) 5 mld. l’anno; ti pare poco? Sai quanti “redditi di cittadinanza” si pagavano con quei soldi? Sanità, scuola, formazione …….

    Che poi, oltre a questo, abbiamo problemi enormi che aprono scenari da non dormirci la notte, siamo tutti d’accordo :
    https://ilmanifesto.it/flotta-usa-con-mille-missili-nel-mediterraneo/

    L’autoritarismo-amarcord che hai in mente tu non ha nulla a che vedere con il governo autorevole che auspico io. Ti faccio un esempio: Cina e India, due promesse per il futuro fino a dieci anni fa. L’India, dove c’è un casino governativo e sociale che metà basta, è rimasta una “promessa”; la Cina, dove regna quello che è stato chiamato l'”autoritarismo pragmatico”, sta sorpassando gli Usa (ex leader mondiali) in tutti i campi. E non è che i cinesi “soffrono”, o stanno male, tutt’altro: alimentano il turismo alla grandissima, sfornato invenzioni e artisti a tutto spiano, hanno industrie invidiabili e adesso stanno entrando persino nell’alta moda. Da che mondo è mondo, disordine e incertezza non hanno mai portato da nessuna parte.

  • Rita, ma che paragoni fai?

  • Parlo di Stati che privilegiano i “diritti sociali”, i soli capaci di mandare avanti un popolo, anche a scapito di alcuni “diritti civili” che non riguardano la comunità bensì sparute minoranze. Se fossimo nell’Età dell’Oro si potrebbe fare tutto quanto benissimo, ma non lo siamo.

    L’impressione (non solo mia, ovvio) è che avvicinandosi al momento del trapasso la decrepita Europa, come spesso accade alle vecchie signore, si sia lasciata prendere la mano dall’esigenza di purgare i suoi tanti peccati dedicandosi al “micro” (che ritiene “più bisognoso”) per finire di ignorare il “macro”, con il risultato edificante che sta sotto gli occhi di tutti. Ad altri è andata meglio, tutto qui.

    Il problema è ampio, parlando di “diritti sociali” negati, si potrebbe parlarne per giorni.
    Vediamo intanto che governo, o non-governo, ci riserva la sorte e poi caso mai ci ritorniamo.

  • Molto bello, Rita, l’articolo di Risé. Mi fa molto piacere apprendere che le idee di Freud sul complesso di Edipo sono ormai screditate.

  • Risè, in effetti, non ti tradisce mai. Mi ha conquistato subito, a inizio Anni ’90, quando Red Edizioni, che pubblicava dei titoli coi fiocchi (bei tempi, oggi degli 80mila titoli l’anno che escono in Italia, 79.900 sono da buttare), gli stampò “Il maschio selvatico”. Come tutti i libri ben riusciti, ancora attualissimo.

  • Quindici anni fa “Il padre” ha fatto arrabbiare molte signore e messo in imbarazzo parecchi signori. Condivido con te, Rita, il giudizio positivo sul “Maschio Selvatico” (la seconda release di tre anni fa è meglio della prima). Però non condivido tutto. Vista la nostra attitudine di specie dominante e devastatrice, penso che meno siamo meglio stiamo, nel mondo, in Italia e a Crema. Per cui, non condivido in Risé la continua lode della moltiplicazione prolifica e quindi, necessariamente, della sovrappopolazione planetaria. Se fossimo la metà, con fasce d’età adeguate e apporti esterni controllati, andrebbe tutto molto meglio: quattro miliardi sula terra, trenta milioni in Italia e, qui allarghiamoci un poco, ventimila a Crema. La storia che dobbiamo fare più figli perché se no ce li fanno in casa nostra i musulmani mi sembra una fesseria. Se ci invadessero dei prolificissimi dianetici, dovremmo allora darci dentro come forsennati per pareggiare la progenie scientologista? Ovviamente la soluzione è differente. Per il resto, bravo Risé. Non male “Vita Selvatica” dell’anno scorso, con Borgonovo, e “Sazi da Morire” di due anni fa. Certo, la nuova trinità piacere-ricchezza-immagine e il tema della società malata stanno diventando, col passare del tempo, meno originali. Ma repetita iuvant.

  • Mi sembra, Pietro, che la continua lode alla prolificazione di Risé sia un’esortazione rivolta all’Occidente e non al mondo. Anch’io sono d’accordo, anzi d’accordissimo, sul meno siamo e meglio stiamo. Ma poiché questo discorso vale solo per noi e la nostra cultura, capisco anche il grido disperato di Risé: ci stiamo estinguendo! Detto tra noi: meno male. Non si può dire che ultimamente abbiamo fatto cose indimenticabili, anzi, è proprio meglio dimenticare. Ma si sa, … l’istinto di sopravvivenza è l’ultimo a morire. Sarebbe innaturale se non ci fosse. Come pochi altri intellettuali italiani, Risè è una persona competente e preparata che non teme di essere giudicato “politicamente scorretto”. Cammina fuori dal gregge, e questo già basta a renderlo simpatico.

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