menu

FRANCESCO TORRISI

Il CONTRATTO Lega/5* in sintesi dal “Fatto Quotidiano”

ndr: da “Il Fatto quotidiano.it” riporto per gli amici del blog una sintesi assai dettagliata del patto Lega/5*. In questa stesura ilfatto.it si è impegnato a semplificare il più possibile le 57 pagine, depurandole dalle enunciazioni più generali . 1. Il funzionamento del governo e dei gruppi parlamentari “Vogliamo rafforzare la fiducia nella nostra democrazia

ndr: da “Il Fatto quotidiano.it” riporto per gli amici del blog una sintesi assai dettagliata del patto Lega/5*. In questa stesura ilfatto.it si è impegnato a semplificare il più possibile le 57 pagine, depurandole dalle enunciazioni più generali .

1. Il funzionamento del governo e dei gruppi parlamentari
“Vogliamo rafforzare la fiducia nella nostra democrazia e nelle istituzioni dello Stato. Intendiamo incrementare il processo decisionale in Parlamento e la sua cooperazione con il governo”, è l’esordio. Quindi di base ci si pone come obiettivo quello di rimettere al centro l’assemblea e darle maggiore rilievo. Il contratto ha valore per la “diciottesima legislatura” (quindi per 5 anni) e si specificano alcuni “impegni metodologici”.

Cooperazione tra le forze: il Comitato di conciliazione e l’impegno a non far andare in minoranza gli avversari
I contraenti, quindi Di Maio e Salvini, si impegnano a “tradurre il contratto in una pratica di governo” e sono “insieme responsabili di tutta la politica dell’esecutivo”. Sempre loro ” si adopereranno per ottenere il consenso rispetto a questioni relative a procedure, temi e persone”. Il contratto fa riferimento anche agli obiettivi “non inclusi” in questo accordo: le parti, si legge, dovranno impegnarsi a verificare come attuarli e come discuterne all’interno dell’esecutivo, ma soprattutto (ed è una specifica importante) si impegnano a “non mettere in minoranza l’altra parte in questioni che per essa sono di fondamentale importanza”.

Nella pratica: dovranno impegnarsi a discutere se ci sono “divergenze” e nel caso in cui queste persistano verrà convocato un Comitato di conciliazione. Il Comitato è composto da: presidente del Consiglio, capo politico M5s e segretario federale della Lega, i capigruppo dei due partiti a Camera e Senato, i ministri competenti. Possono partecipare “come uditori” altri esterni. L’organo delibera a maggioranza di due terzi. Il Comitato si riunisce in caso di: conflitti e divergenze rilevanti; se subentrano tematiche extra rispetto al contratto o se ci sono “questioni con carattere d’urgenza e/o imprevedibili al momento della sottoscrizione del presente contratto”; se richiesto da uno dei due contraenti.

Il contratto si sofferma in particolare anche sul fatto che ci deve essere un coordinamento “politico” di fronte all’Europa: ovvero “il governo dovrà assumere un assetto compatto rispetto alle istituzioni e ai partner europei”. Si devono quindi accordare “preventivamente e in maniera puntuale”.

Cooperazione tra gruppi parlamentari
Le iniziative legislative per mettere in pratica il programma saranno presentate dal governo o dai capigruppo dei due partiti. Gli altri parlamentari hanno la possibilità di presentare iniziative legislative e “la richiesta di calendarizzazione deve essere oggetto di accordo” tra i capigruppo.

Codice etico dei membri del governo
E’ una delle novità più sostanziali e ricalca la selezione fatta dai 5 stelle per le candidature in Parlamento, che ha previsto l’esclusione di condannati. Nel governo non potranno esserci, appunto, condannati anche non definitivi per i reati previsti dalla legge Severino e per i reati di riciclaggio, autoriciclaggio e falso in bilancio. Ma l’esclusione è estesa anche a chi sa di essere indagato o a chi è imputato per reati gravi (mafia, corruzione, concussione), a chi appartiene alla massoneria o chi si trova in conflitto d’interessi con la materia oggetto di delega da ministro.

Valutazione
Nel contratto è prevista anche una verifica a metà legislatura. Segno che i due contraenti intendono formare una squadra che lavori su un orizzonte di cinque anni e non solo per fare un numero ridotto di riforme. “Gli esiti della verifica complessiva sono resi pubblici sul sito internet del governo”.

Altre elezioni
Lega e M5s si sono anche posti il problema di come comportarsi nelle prossime competizioni elettorali. Nello specifico si scrive che “il presente contratto nulla implica rispetto all’azione politica dei contraenti nelle amministrazioni territoriali”. Il Carroccio, in sostanza, resta parte della coalizione di centrodestra e con quello schema continuerà a presentarsi alle urne. L’unica concessione è questa dicitura: “I contraenti competono in modo corrette nelle varie competizioni elettorali”. Cosa significhi “correttezza” resterà da scoprirlo, ma è verosimile che si tratti dei toni da usare gli uni contro gli altri nelle campagne elettorali.

2. Acqua pubblica
Non presente nella prima bozza circolata nei giorni scorsi, il capitolo è stato inserito in testa (in rigoroso ordine alfabetico) e fa contenti molti dentro il M5s, perché è, appunto, una delle cinque stelle del movimento. Il contratto specifica che “è necessario investire sul servizio idrico integrato di natura pubblica applicando la volontà popolare espressa nel referendum del 2011″. Si prevede dunque la “ristrutturazione della rete idrica”, definita “la più grande opera utile”, bonificando le tubazioni in amianto e piombo e portando “le perdite al minimo”.

3. Agricoltura e pesca-made in Italy
I precedenti governi vengono definiti “storicamente remissivi e rinunciatari in Europa rispetto alle esigenze del settore”. Per questo, le due parti, ritengono che sia necessaria “una nuova presenza del governo italiano a Bruxelles per riformare la politica agricola comune“. Tra i concetti chiave: “misure di sostegno all’agricoltura con interventi espressamente finalizzati a realizzare obiettivi di interesse generale (come tutela paesaggio o difesa assetti idrogeologici)”, “tempi certi per l’attribuzione ed erogazione da parte delle Regioni dei fondi della Pac”; “tutela del Made in Italy” attraverso un “sistema di etichettatura corretto e trasparente”. Anche in questo caso entra in gioco il rapporto con l’Europa: si chiede che i trattati europei sul tema “siano qualificati come misti” e quindi ratificati dai Parlamenti nazionali. Si propone inoltre “la riforma dell’Agenzia nazionale per le erogazioni in agricoltura e del Sistema informativo unificato di servizi del comparto agricolo. Infine per quello che riguarda la pesca, si chiede di “riconsiderare in sede europea i vincoli e le direttive impartite dal settore”, come quelle che impongono i “fermi pesca” non “basati su criteri oggettivi”.

4. Ambiente, green economy e rifiuti zero
Sostenere la green economy è uno dei punti chiave. L’obiettivo è “decarbonizzare” e “defossilizzare” produzione e finanza promuovendo “l’economia circolare“. In particolare il sistema di riferimento preso a modello è quello della provincia di Treviso e ci si pone come obiettivo quello di “incentivare e semplificare l’avvio di iniziative imprenditoriali legate al recupero e al riciclo della materia”. Rientra in questo filone “la mappatura di tutte le eventuali strutture a rischio amianto partendo dalle scuole” per intervenire “su smaltimento e rimozione”. Seguono varie proposte in tema di sostenibilità a tutela dell’ambiente in generale come “lo snellimento dei procedimenti di bonifica”, manutenzione ordinaria e straordinaria del suolo contro i rischio idrogeologici, “rigenerazione urbana” e “riqualificazione energetica” per fermare il consumo di suolo, “interventi che accelerino la transizione alla produzione energetica rinnovabile spingano sul risparmio e l’efficienza energetica”.

Aree terremotate. Chiudere la fase dell’emergenza e passare alla fase della ricostruzione. Semplificazione delle procedure, certezza nella disciplina generale in decreti e ordinanze, maggiore coinvolgimento dei Comuni.

Ilva, uno dei nodi più difficili da affrontare. Nel testo si legge che Lega e M5s si impegnano a “concretizzare i criteri di salvaguardia ambientale, secondo i migliori standard mondiali a tutela della salute dei cittadini del comprensorio di Taranto, proteggendo livelli occupazionali e promuovendo lo sviluppo industriale del Sud, attraverso un programma di riconversione economica basato sulla chiusura delle fonti inquinanti, per le quali è necessario provvedere alla bonifica, sullo sviluppo della Green economy e delle energie rinnovabili e sull’economia circolare”. Una posizione che, in queste ore, viene giudicata irrealizzabile da fonti ministeriali. A preoccupare sono soprattutto i tempi: la liquidità di cassa sta finendo e serve trovare rapidamente una soluzione.

5. Banca per gli investimenti e risparmio
Banca per gli investimenti
. Previsione (“con strutture e risorse già esistenti”) di una banca per investimenti e sviluppo di economia e imprese che deve usufruire di una diretta garanzia dello Stato. La supervisione viene affidata a un organismo di controllo pubblico in cui siano presenti i ministeri dell’Economia e dello Sviluppo. Le funzioni saranno: co-finanziamento con il sistema bancario per le Piccole e medie imprese, finanziamento di iniziative di interesse pubblico e strategico nazionale, credito alle aziende che operano in Paesi in via di sviluppo, gestione del fondo di garanzia delle Pmi come asset strategico.

Tutela del risparmio con responsabilizzazione del management e delle autorità di controllo (anche con l’inasprimento delle pene per i fallimenti dolosi) e risarcimento dei risparmiatori “espopriati” con l’uso “di risorse, come da legge vigente, provenienti da assicurazione e polizze dormienti”. Allargamento della platea dei risparmiatori anche ai piccoli azionisti “delle banche oggetto di risoluzione”. Necessità di ridiscutere i parametri dei protocolli di rating di Basilea. “Ridefinizione” da parte dello Stato azionista “della missione” del Monte dei Paschi “in un’ottica di servizio”. Il percorso indicato è di “un sistema in cui la banca di credito al pubblico e la banca d’investimento siano nettamente separate”. Cancellazione “di qualunque norma” che consenta a banche e società finanziarie “di poter agire nei confronti dei cittadini debitori senza la preventiva autorizzazione dell’autorità giudiziaria”.

6. Conflitto di interessi
E’ il tema a cui i 5 stelle hanno vincolato la partecipazione al governo. Il capitolo prevede la formulazione voluta dal M5s. La novità è che si intende “estendere l’ambito di applicazione della disciplina estendendo l’ipotesi di conflitto oltre il mero interesse economico“. “Riteniamo che debba qualificarsi come possibile conflitto di interessi l’interferenza tra un interesse pubblico e un altro interesse, pubblico o privato, che possa influenzare l’esercizio obiettivo, indipendente o imparziale, di una funzione pubblica, non solo quando questo possa portare un vantaggio economico a chi esercita la funzione pubblica e sia in condizione di un possibile conflitto di interessi, ma anche in assenza di un vantaggio immediatamente qualificabile come monetario”. Importante è l’estensione dell’applicazione anche a chi ricopre “incarichi non governativi“, quindi a chi “ha potere di influenzare decisioni politiche o che riguardano la cosa pubblica”, come “i sindaci delle grandi città o i dirigenti delle società partecipate“.

7. Cultura
Come già per l’Ambiente o l’Agricoltura, si attacca la gestione precedente della materia da parte degli altri governi. “Lo Stato non deve solo limitarsi alla conservazione del bene, ma deve valorizzarlo“, scrivono. E questo può avvenire anche grazie a “una gestione attenta e a una migliore cooperazione tra gli enti pubblici e i privati”. Poche le proposte concrete in materia. L’unica consistente è quella che prevede una “riforma del sistema di finanziamento del Fondo Unico per lo Spettacolo”.

8. Debito pubblico e deficit
Nella versione finale del testo non c’è più la richiesta di una riduzione del debito di 250 miliardi alla Bce. Si dice invece che “l’azione di governo sarà mirata a un programma di riduzione del debito pubblico, non con ricette basate su tasse e austerità, politiche che si sono rivelate errate ad ottenere tale obiettivo, ma con il tramite della crescita del Pil, attraverso la ripartenza della domanda interna e con investimenti ad alto moltiplicatore e politiche di sostegno al potere d’acquisto delle famiglie”. Sul deficit si prevede “attraverso la ridiscussione dei trattati dell’Ue e del quadro normativo principale a livello europeo una programmazione pluriennale” per un “finanziamento” delle proposte del contratto con risorse recuperate da taglio agli sprechi, gestione del debito e ricorso “limitato” al deficit. Al fine di raggiungere tale obiettivo “riteniamo necessario scorporare la spesa per investimenti pubblici dal deficit corrente in bilancio”.

E’ saltato, rispetto alle prime bozze, l’impegno a proporre che i titoli di stato di tutti i Paesi dell’area euro acquistati dalla Bce attraverso il Quantitative easing fossero esclusi pro quota dal calcolo del rapporto Debito/Pil.

9. Difesa
Si prevede la “tutela del personale delle Forze armate (quindi il ricongiungimento familiare)”; “la tutela dell’industria italiana” (ovvero finanziamento della ricerca e dell’implementazione del know how nazionale in ambito non bellico); nuove assunzioni sia tra i carabinieri sia per la Difesa. Ma soprattutto, uno dei temi che fa riferimento al percorso politico di entrambi i partiti, si ritiene “opportuno rivalutare la presenza dei contingenti italiani nelle singole missioni internazionali geo politicamente e geograficamente distanti dall’interesse nazionale”. Non si specifica però di quali missioni in particolare si parla. Razionalizzazione dello spreco di risorse nell’ambito del patrimonio immobiliare dismesso.

10. Esteri
Come richiesta da Sergio Mattarella, non si prescinde dall’appartanenza all’Alleanza atlantica e gli Stati Uniti vengono definiti “un alleato privilegiato“. Compare però anche la Russia, come invece “partner economico e commerciale” e non come “minaccia militare” e in questo senso va intesa la proposta del “ritiro immediato delle sanzioni imposte alla Russia, da riabilitarsi come interlocutore strategico al fine della risoluzione delle crisi regionali” come in Yemen, Libia e Siria. Necessario anche, si legge, “rifocalizzare l’attenzione sul fronte del Sud”, dove l’Italia dovrebbe “intensificare la cooperazione con i Paesi impegnati contro il terrorismo”.

11. Fisco: flat tax e semplificazione
Sterilizzazione clausole di salvaguardia Ue che comportano l’aumento delle aliquote Iva e accise. Eliminazione delle “componenti anacronistiche” delle accise sulla benzina”. Correzione dell’extratassazione sulle sigarette elettroniche.

Flat tax, detassazione, semplificazione. Revisione del sistema impositivo dei redditi delle persone fisiche e delle imprese attraverso il “concetto-chiave” della flat tax: due aliquote fisse al 15 e al 20 per cento per persone fisiche, partite Iva, imprese e famiglie. Per le famiglie è prevista una deduzione fissa di 3mila euro sulla base del reddito familiare. Si specifica che “la finalità è quella di nona rrecare alcun svantaggio alle classi a basso reddito”, per le quali rimane “la no tax area”.

Revisione del rapporto Stato-contribuenti: in particolare abolizione dell’inversione dell’onere della prova e riduzione dei tempi dell’accertamento “nei casi di attiva e costante collaborazione del contribuente nell’assolvimento degli adempimenti di contabili”. Si parla anche “di potenziamento delle procedure finalizzate al recupero bonario del credito”. La parola chiave è “pace fiscale“: “Esclusa ogni finalità condonistica, la misura può diventare un efficace aiuto ai cittadini in difficoltà”. Poi “risolvere la questione dei debiti insoluti della Pa” e “abolizione dello spesometro e del redditometro”. In coda, inserita una delle proposte dei 5 stelle: “Inasprimento dell’esistente quadro sanzionatorio, amministrativo e penale per assicurare il carcere vero per i grandi evasori”. Quindi “favorire la cooperazione internazionale in materia di scambio di informazioni, favorendo la tassazione dei grandi capitali esteri”.

12. Giustizia rapida ed efficiente
Magistratura. Revisione del sistema di elezione nel Csm per “rimuovere le attuali logiche separtitorie e correntizie”. Il magistrato che entra in politica, una volta eletto, “non potrà tornare a vestire la toga”.

Tribunali. Rivisitazione della geografia giudiziaria e modifica della riforma del 2012 che “ha accentrato sedi e tribunali” per riportare tribunali, procure e giudici di pace vicini a cittadini e imprese. Implementazione e semplificazione del processo telematico e informatizzazione degli uffici giudiziari. Completamento delle piante organiche di magistratura e personale amministrativo. Completa modifica della “Riforma Orlando” sui magistrati onorari.

Legittima difesa. Riforma ed estensione della “legittima difesa domiciliare”, con eliminazione degli elementi di incertezza interpretativa “che pregiudicano la piena tutela della persona che ha subito un’intrusione”.

Procedura penale. Revisione del rito abbreviato per togliere questa facoltà in caso di reati puniti con l’ergastolo e i “più gravi delitti di cui all’articolo 51” (tra questi c’è l’associazione a delinquere, ecoreati, violazione in materia di immigrazione). Inasprimento delle pene per la violenza sessuale, con introduzione di nuove aggravanti quando la vittima è un soggetto vulnerabile. Femminicidio: specifica formazione per gli operatori delle forze dell’ordine sulla ricezione delle denunce. Equo indennizzo per le vittime di reati violenti con aumento dello stanziamento per il Fondo delle vittime dei reati intenzionali violenti.

Minori. Revisione in senso restrittivo delle norme sull’imputabilità, la determinazione e l’esecuzione della pena dei minorenni “eliminando la possibilità di trattamento minorile per il cosiddetto “giovane adulto” infra-venticinquenne”.

Certezza della pena. Abrogazione dei provvedimenti approvati nella legislatura precedente “tesi a conseguire effetti deflattivi in termini processuali e carcerari: in particolare l’abrogazione e la depenalizzazione di reati trasformati in illeciti amministrativi e civili, la non punibilità per tenuità del fatto, l’estinzione del reato per condotte riparatorie anche in assenza del consenso della vittima e i periodici “svuota carceri”. Riduzione del margine di impunità per i colpevoli di reati odiosi come furto in abitazione, furto aggravato, con strappo, rapina e truffa agli anziani, con innalzamento delle pene.

Procedura civile. Riduzione dei riti solo a quello ordinario e a quello del lavoro. Introduzione dell’obbligo per il giudice di prevedere la calendarizzazione dell’intero procedimento. Rafforzamento dello strumento della class-action. Ridetermina di valori e modalità di pagamento del contributo unificato. Soppressione dell’aumento imposto nella legislatura precedente. Proposta di rendere alternative tra loro, anche se obbligatorie, mediazione e negoziazione assistita per tutte le materie e, in caso di “mediazione delegata” dal giudice, che avvenga solo su richiesta concorde delle parti.

Diritto di famiglia. Riorganizzazione e semplificazione del sistema delle adozioni nazionali e internazionali. Rivisitazione dell’affidamento condiviso dei figli. Necessità di assicurare “la permanenza del figlio con tempi paritari tra i genitori rivalutando anche il mantenimento in forma diretta senza alcun automatismo circa la corresponsione di un assegno di sostentamento”.

Ecoreati. Implemetazione delle leggi sui reati ambientali e nei confronti degli animali. Maggiore contrasto al bracconaggio.

Mafie. Potenziamento degli strumenti normativi e amministrativi e in particolare per lo scambio politico mafioso. Rafforzamento degli “strumenti di aggressione ai patrimoni di provenienza illecita, attraverso una seria politica di sequestro e confisca dei beni. Revisione delle linee guida sul 41-bis per “un effettivo rigore”.

Ordinamento penitenziario. Piano di edilizia penitenziaria per contrastare il sovraffollamento nelle carceri. Piano straordinario di assunzioni per la polizia penitenziaria. Revisione e modifica del protocollo della cosiddetta “sorveglianza dinamica” e del regime penitenziario “aperto” con una “piena efficienza” dei “sistemi di sorveglianza”. Riscrivere la riforma dell’ordinamento penitenziario per garantire la certezza della pena per chi delinque. Rivisitazione sistematica e organica di tutte le misure “premiali”.

Giustizia tributaria. Riforma del processo tributario con l’istituzione di giudici di ruolo specializzati.

13. Immigrazione
Si prevede la riduzione della pressione dei flussi sulle frontiere e verifica sulle missioni europee nel Mediterraneo, in particolare per le clausole che prevedono l’approdo delle navi usate per le operazioni nei porti nazionali senza responsabilità condivise con gli altri Stati europei. Cooperazione e coinvolgimento della polizia giudiziaria degli Stati Ue per scardinare il business degli scafisti “che ha causato sbarchi e morti nel mar Mediterraneo” e smantellare le organizzazioni criminali internazionali per la tratta degli esseri umani.

Superamento del regolamento di Dublino. Ricollocamento obbligatorio e automatico dei richiedenti asilo tra gli Stati dell’Ue in base a parametri oggettivi. Velocizzazione della verifica del diritto a status di rifugiato. Si definisce necessario “implementare gli accordi bilaterali” e che la valutazione dell’ammissibilità delle domande di protezione avvenga nei Paesi di origine o di transito in strutture che garantiscano la piena tutela dei diritti umani. Revisione della normativa su ricongiungimenti familiari e sussidi sociali. Previsione di fattispecie di reato che comportino, qualora commessi da richiedenti asilo, l’immediato allontanamento dall’Italia. Blocco della vendita di armi ai Paesi in conflitto.

Islam, moschee. Introduzione di una normativa ad hoc per “l’istituzione di un registro dei ministri di culto, lo svolgimento delle prediche in lingua italiana e la tracciabilità dei finanziamenti per la costruzione delle moschee e, in generale, dei luoghi di culto”. Disposizione di strumenti per il controllo e la chiusura immediata di tutte le associazioni islamiche radicali nonché di moschee e luoghi di culto irregolari.

Accoglienza. Controllo dei costi e sui fondi stanziati. Obbligo di pubblicità dei bilanci dei gestori per verifiche puntuali. Superamento dell’attuale sistema di affidamento a privati dei centri e maggiore coinvolgimento del pubblico, affidando la gestione dei centri alle Regioni. In ogni Regione dev’esserci almeno un centro di permanenza temporanea finalizzato al rimpatrio. Il trattenimento, si legge, “dev’essere disposto per tutto il periodo necessario ad assicurare che l’allontanamento sia eseguito in un tempo massimo complessivo di 18 mesi”.

14. Lavoro
Introduzione di una legge per un salario minimo orario. Stop all’apprendistato gratis. Cancellazione totale dei voucher. Riforma e potenziamento dei centri per l’impiego.

Riduzione del cuneo contributivo e semplificazione, razionalizzazione e riduzione degli adempimenti burocratici per la gestione amministrativa dei rapporti di lavoro.

Riorganizzazione della formazione finalizzata all’effettivo impiego e di qualità per favorire la nascita di nuove figure professionali nell’ambito di scuole superiori e università. Misure di sostegno a micro e piccole imprese.

15. Lotta alla corruzione
“Una severa e incisiva” legislazione anticorruzione. Aumento delle pene per tutti i reati contro la Pa di tipo corruttivo per i quali devono essere preclusi gli sconti di pena attraverso un sistema che vieti l’accesso ai riti premiali alternativi. Il Daspo per corrotti e corruttori: interdizione dai pubblici uffici e incapacità a contrarre con la Pa per chi è condannato definitivamente per un reato di tipo corruttivo. Introduzione delle figure di “agente sotto copertura” e “agente provocatore“. Potenziamento dell’utilizzo delle intercettazioni soprattutto per i reati di corruzione.

16. Ministero per le disabilità
Rafforzamento dei fondi sulla disabilità e la non autosufficienza. Esclusione dei trattamenti assistenziali, previdenziali e indennitari dal calcolo Isee o altri indicatori reddituali. Superamento della frammentazione dell’intervento pubblico nazionale e locale con una governance coordinata. Aggiornamento delle agevolazioni per l’acquisto di beni e ausili per persone con disabilità.

“Reale specializzazione” degli insegnanti per il sostegno e percorsi di aggiornamento per i docenti curricolari. Ricognizione della legge 68/99 sul collocamento al lavoro delle categorie protette. Abbattimento delle barriere architettoniche.

17. Pensioni. Stop alla legge Fornero
Si prevede “l’abolizione degli squilibri” introdotti dalla riforma Fornero con 5 miliardi per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro delle “categorie ad oggi escluse”. Inoltre viene prevista la possibilità di andare in pensione quando la somma dell’età e degli anni di contributi è pari a 100. In particolare per le donne si permette di andare in quiescenza le lavoratrici con 57-58 anni e 35 anni di contributi.

18. Politiche per la famiglia
Rifinanziamento per gli enti locali con priorità al welfare familiare. Tra le altre misure previste asili nido gratis per le famiglie italiane e straniere residenti in Italia da almeno 5 anni, “politiche per le donne, per gli anziani e la terza età, il sostegno alle periferie”.

Si prevede poi l’innalzamento dell’indennità di maternità, un premio economico a maternità conclusa per chi rientra al lavoro e sgravi contributivi per le imprese che mantengono al lavoro le madri dopo la nascita dei figli.

Introduzione di agevolazioni alle famiglie con rimborsi per asili nido e baby sitter, “fiscalità di vantaggio”, tra cui Iva a zero per prodotti neonatali e per l’infanzia.

19. Reddito di cittadinanza
Saranno stanziani 17 miliardi annui. Il beneficiario dovrà aderire alle offerte di lavoro dei centri per l’impiego (massimo tre proposte in due anni) con decadenza del beneficio in caso di rifiuto. Si prevede, per applicare il reddito, un finanziamento di 2 miliardi per riorganizzazione e potenziamento dei centri per l’impiego. Sarà poi “avviato un dialogo” con le istituzioni dell’Ue per garantire l’utilizzo in questo settore del 20 per cento del Fondo Sociale Europeo. Qui dentro si prevede anche una pensione di cittadinanza per chi vive sotto la soglia minima di povertà.

20. Riforme istituzionali, autonomia, democrazia diretta
Riduzione dei parlamentari a 400 deputati e 200 senatori. Vincolo di mandato per trasformare il trasformismo. Potenziamento del referendum abrogativo, cancellando il quorum. Obbligatorietà di una pronuncia del Parlamento sui disegni di legge di iniziativa popolare “con puntuale calendarizzazione”. Misure per maggiore trasparenza dei finanziamenti e delle attività finanziarie delle fondazioni collegate ai partiti.

Altre questioni da affrontare: abolizione del Cnel, affermazione di prevalenza della Costituzione sul diritto comunitario. Priorità nell’agenda di governo per l’attribuzione a tutte le Regioni che lo richiedano di maggiore autonomia: “Il riconoscimento delle ulteriori competenze dovrà essere accompagnato dal trasferimento delle risorse necessarie”. Utilizzo del modello dei “costi standard” per i servizi regionali e locali.

Semplificazione e diminuzione delle norme in vigore, anche con un “tagliando” “per valutare se gli effetti ottenuti nel lungo periodo siano quelli originariamente proposti”. Stesso discorso per rendere più semplificati e uniformi i procedimenti, razionalizzare le banche dati pubbliche, uniformare i criteri di nomina delle autorità amministrative indipendenti.

Si prevede l’introduzione della cittadinanza digitale dalla nascita, con l’accesso gratuito a Internet. Introduzione di un “efficace sistema di valutazione delle performances della pubblica amministrazione”.

21. Sanità 
Intervento incisivo sulla dirigenza sanitaria con selezione “secondo la competenza e il merito, non sulla base di logiche politiche o partitiche”. Garanzia di trasparenza e valutazione dell’operato dei direttori generali.

Finanziamento prevalente dal sistema fiscale e riduzione al minimo della “compartecipazione del singoli cittadini” (i ticket). Il recupero delle risorse avverrà con “una efficace lotta agli sprechi e alle inefficienze e grazie alla revisione della governance farmaceutica e sanitaria, all’attuazione della centralizzazione degli acquisti, all’informatizzazione e digitalizzazione del Sistema sanitario nazionale“, in particolare al Fascicolo Sanitario elettronico, alle ricette digitali, alla dematerializzazione dei referti e cartelle cliniche.

Si prevede di superare il modello “ospedalo-centrico” con lo sviluppo diffuso di servizi territoriali, “con standard organizzazioni e costi di accesso ai servizi omogenei e predefiniti”. Sugli ospedali viene definito “improcrastinabile” l’intervento sui tempi di attesa ai pronto soccorso e necessario “garantire che non vi sia alcuno squilibrio tra le prestazioni istituzionali e quelle erogate in regime di libera professione, soprattutto con riguardo ai tempi di attesa”. Viene definita “indispensabile” l’assunzione di medici, infermieri, personale sanitario.

Tra le altre cose viene previsto l’inserimento di una rappresentanza significativa dei pazienti ai vertici gestionali delle strutture assistenziali dedicate all’età avanzata.

22. Scuola
Viene definito “necessario” assicurare la revisione del sistema di reclutamento dei docenti. Introduzione di “nuovi strumenti che tengano conto del legame dei docenti con il loro territorio affrontando all’origine il problema dei trasferimenti (ormai a livelli record)”. Interventi su “classi pollaio”, edilizia scolastica, graduatorie e titoli per l’insegnamento. Attenzione alla questione dei diplomati magistrali e al precariato nella scuola dell’infanzia e nella primaria. Superamento della “chiamata diretta” dei docenti da parte dei dirigenti, prevista dalla cosiddetta Buona scuola. Formazione continua ai docenti. Viene considerato “dannoso” lo strumento dell’alternanza scuola-lavoro senza controllo sulla qualità delle attività né sull’attitudine con il ciclo di studi.

23. Sicurezza, legalità, forze dell’ordine
Forze dell’ordine. Aumento dei fondi per il potenziamento degli organici, con previsione di aumento del personale, rinnovo dei contratti, riordino delle carriere. Gli investimenti sono necessari, si legge, in particolare su veicoli, armi non letali (come i taser), armi e giubbotti antiproiettile adeguati ai rischi delle minacce terroristiche. Dotazione di tutti gli agenti che lavorano in strada di una videocamera sulla divisa, nell’auto, nelle celle di sicurezza, sotto il controllo del Garante della privacy. Interventi per l’ammodernamento delle strutture, anche delle diverse specialità della polizia (postale, di frontiera, stradale, ferroviaria, nautica).

Polizia locale. E’ necessario un riordino di tutto il comparto con l’introduzione dell’accesso alle banche dati Sdi, migliore definizione dei compiti, obbligo di strumentazione minima, contratto collettivo.

Vigili del fuoco. Misure per la stabilizzazione del personale, il potenziamento della formazione, l’adeguamento delle retribuzioni delle altre forze dell’ordine.

Incentivazione del settore della cybersecurity. Sul bullismo viene prevista l’introduzione di “misure repressive per chi commette reato e premianti per chi denuncia”. Gioco d’azzardo: divieto assoluto di pubblicità, trasparenza per le società del settore, migliore regolamentazione per le autorizzazioni per le slot machines solo in luoghi definiti (non i bar), con limitazione di orari e luoghi (aumento di distanza da scuole e centri di aggregazione giovanile).

Occupazioni abusive. Velocizzare le procedure di sgombero: le sole condizioni di difficoltà economiche non possono mai giustificare l’occupazione abusiva. Gli occupanti abusivi stranieri irregolari vanno rimpatriati.

Sicurezza stradale. Tra le altre cose viene introdotto un sistema di premialità per chi non commette infrazioni (sconti sull’assicurazione o sul bollo auto).

Campi nomadi. Chiusura di tutti i campi irregolari, contrasto ai roghi tossici, obbligo di frequenza scolastica dei minori pena l’allontanamento della famiglia o perdita della potestà genitoriale.

24. Sport
Revisione delle competenze del Coni. Il governo deve assumere il ruolo di controllore delle modalità di assegnazione e spesa delle risorse del Comitato olimpico, “fatta salva l’autonomia e la discrezionalità delle scelte di natura tecnico-sportiva”.

Introduzione di ulteriori agevolazioni fiscali e contributive per le piccole associazioni sportive dilettantistiche. Agevolazioni economiche per la stipula di assicurazioni che coprano tutte le fattispecie di responsabilità civile di dirigenti e presidenti delle associazioni. Potenziamento del fondo di garanzia a favore delle associazioni e delle società sportive per la ristrutturazione o realizzazione di impianti sportivi con la relativa gestione diretta.

25. Sud
Non sono individuate “misure specifiche” perché “tutte le scelte politiche previste” dal contratto sono adeguate a uno “sviluppo economico omogeneo per il Paese”.

26. Tagli ai costi della politica e delle istituzioni
Ricondurre il sistema previdenziale (vitalizi o pensioni) di parlamentari, consiglieri, componenti e dipendenti degli organi costituzionali al sistema vigente per tutti i cittadini, “anche per il passato. Taglio delle pensioni d’oro (superiori ai 5mila euro netti mensili) non giustificate dai contributi. Razionalizzazione di auto blu, aerei di Stato, uso dei servizi di scorta.

27. Trasporti, infrastrutture, telecomunicazioni
Mobilità sostenibile: riduzione dell’uso di auto con motori a diesel e benzina. Uso di “strumenti finanziari” per favorire l’acquisto di veicoli ibridi ed elettrici a fronte di rottamazione o vendita di un veicolo a motore. Incentivazione dello sviluppo di reti ciclabili urbane ed extraurbane e del bike-sharing con integrazione di differenti sistemi di mobilità su ferro o gomma.

Porti. Devono avere lo status di “porti gateway” (aree di sdoganamento merci) e non “transhipment” (di solo passaggio tra una nave e l’altra).

Ferrovie. Ammodernamento e potenziamento delle linee preesistenti, recupero di risorse “attraverso una politica tariffaria basata sull’analisi del rapporto costi-benefici”. Terzo Valico: l’opera va completata.

Alitalia. Va rilanciata nell’ambito di un piano nazionale dei trasporti “che non può prescindere dalla presenza di un vettore nazionale competitivo”.

Rai. Linee-guida per maggiore trasparenza, eliminazione della lottizzazione politica, promozione della meritocrazia, valorizzazione delle risorse interne.

28. Turismo
“Un Paese come l’Italia non può non avere un ministero del Turismo”. Il percorso sarà in due fasi: “scorporazione delle competenze” fuori dal ministero della Cultura per ricollocarle sotto Palazzo Chigi sottoforma di dipartimento. Dopo, con “passaggi legislativi graduali e oculati rispetto alle competenze regionali” e una “riorganizzazione delle risorse finanziarie”, si potrà realizzare il ministro “con portafoglio”. Riorganizzazione dell’Enit, ente nazionale del turismo, anche dal punto di vista finanziario, economico, operativo.

“Interventi importanti” su fiscalità, abusivismo e maggiori “tutele in Europa” per le aziende. Introduzione della “web-tax turistica” contro quella che viene definita “concorrenza sleale” delle “online travel agency“. Abolizione della tassa di soggiorno.

Decontribuzione per minimo 2 anni alle imprese turistiche che assumono giovani lavoratori. Riordino della professione di guida turistica e trasformazione degli istituti alberghieri in “college specialistici”. Fattori di sviluppo previsti sono l’estensione del wi-fi sul territorio e “l’implementazione di pratiche e iniziative che consentano di governare i flussi del turismo”.

Revisione delle piattaforme digitali per domanda e offerta e realizzazione di una piattaforma nazionale unica, non solo per la promozione, ma anche per prenotazioni online.

28. Unione Europea
Richiesta di piena attuazione del trattato di Maastricht. In particolare, tra l’altro: estendere alla Bce lo Statuto vigente delle principali banche centrali del mondo, condividere le scelte per “affermare l’identità europea sulla scena internazionale”, di attuare l’impegno di istituire “una cittadinanza dell’Unione” che sia espressione della parità dei diritti e degli interessi dei cittadini europei, di rafforzare una stretta collaborazione in giustizia e affari interni.

Si prevede inoltre la richiesta di un rafforzamento di ruolo e poteri dell’Europarlamento. Incremento dei percorsi di coordinamento decisionale a livello europeo. Rivedere l’impianto di governance economica europea (politica monetaria, Patto di stabilità, fiscal compact). Correzione del funzionamento del mercato interno: riduzione e semplificazione delle regole, eliminazione dei fenomeni di dumping interno all’Ue, priorità “al principio di precauzione per tutelare la salute prima di ogni interesse economico”, abbandono di ogni decisione di politica commerciale lesiva delle piccole e medie imprese, lotta alla contraffazione, alla violazione dei marchi, al falso made in Italy.

Impegno per il superamento degli effetti “pregiudizievoli per gli interessi nazionali” della Direttiva Bolkestein. Opposizione in tutte le sedi a trattati come Ceta, Ttip, MesChina.

29. Università e ricerca
Aumento delle risorse destinate all’università e agli enti di ricerca e ridefinizione dei criteri di finanziamento. Sinergia con la Banca per gli investimenti per assicurare maggiori fondi per incrementare il livello di innovazione. Incentivazione dello strumento delle partnership pubblico-private.

Riforma del sistema dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica. Riforma del sistema di reclutamento della classe docente per renderlo meritocratico, trasparente e corrispondente alle esigenze delle università, garantendo un regolare turn-over e un sistema di verifica “vincolante”. Introduzione di nuove norme per garantire l’accesso agli studi del maggior numero di studenti. Revisione del sistema di accesso ai corsi “a numero programmato”. Ampliamento della “no tax area”. Incentivazione dell’offerta formativa online e telematica delle università statali.

Aumento delle risorse finanziarie per adeguare le condizioni lavorative di docenti e ricercatori e superare la precarietà. Semplificazione della legislazione universitaria. Correzione della governance del sistema universitario con riforma del ruolo dell’Anvur. Creazione di un’Agenzia nazionale della ricerca.

FRANCESCO TORRISI

18 Mag 2018 in Senza categoria

64 commenti

Commenti

  • Non mi permetto di fare le pulci al programma: mi pare una esercitazione che lascio agli accademici.
    Tutti i governi nascenti presentano dei programmi “di cambiamento” (vi ricordate Berlusconi, Prodi, Renzi?). E tutti promettono un libro dei sogni.
    Ciò che conta è quanto riuscirà a realizzare il nuovo governo e in quali tempi, una volta si misurerà davvero con i conti pubblici (e magari con i contratti miliardari legati alla Tav).
    Le stime di Cottarelli e di Perotti – due… esperti di conti pubblici – sono inquietanti.

    Su alcuni temi, poi, dalla flat tax (che non è più… flat e che regala a chi ha redditi più alti), sul reddito di cittadinanza e sul superamento della Fornero (non più azzeramento) ho già espresso le mie modeste convinzioni.
    Tutto dipenderà comunque da come saranno “declinate” tali misure e se si riuscirà a recuperare le ingenti risorse mancanti.

  • I portabandiera dell’antieuropeismo saranno i più proni nel seguirne il suggerimento di ridurre le tasse su industrie e persone (fatto nei programmi), ma calcar la mano sui patrimoni e immobili (avverrà). E se questa ricettta dovesse quadrare il cerchio del rilancio io ci starei anche a buttarci dentro il cuscinetto di sicurezza di famiglia, almeno in parte, sperando ne resti qualcosa per gli eventi aleatori, ma se è solo una pezzolina calda per ripartire con l’anima candeggiata, ma con la solita solfa?

  • Uno non legge i media ortodossi (ma ormai parlano a reti unificate e dicono tutti le stesse cose) per evitare pericolose contaminazioni e/o inutili perdite di tempo, e poi si ritrova il Travaglio-pensiero (in senso lato) copia-incollato sul blog. Andiamo bene.

    I giornali non li legge più nessuno e i pochi ‘aficionados’ ormai vanno perdendosi per ragioni principalmente anagrafiche; tra un po’ non leggeranno più nemmeno noi, se al posto d’inventarci qualcosa di nuovo (e interessante) ci limitiamo a fare quello che tutti fanno. Se seguiamo l’onda, sperando che non diventi uno tsunami.

    Eppure un problema davvero grave su cui discutere c’era: Mattarella che fa melina perché gli euroburocrati “non gradiscono”. Stiamo imboccando una strada pericolosissima. Quando mai s’è visto in Italia un’esame microscopico dei curricula dei candidati al governo? Andatevi a leggere quelli degli attuali ministri, o di quelli passati, e sbellicatevi dalle risate. O strappatevi i capelli, dipende dai punti di vista.
    Dopo che per anni ci hanno (dall’alto) triturato metaforicamente gli attributi con diritti civili veri e/o presunti calpestando puntualmente i diritti sociali, ci ritroviamo oggi con un gravissimo problema di democrazia. Un brivido mi percorre da capo a piedi se penso a cosa potrebbe succedere. Altro che programmino giallo/verde.

  • Coraggio Mattarella dai l’incarico come ministro dell’economia a Savona.
    Per noi sarebbe scacco matto nei confronti della Francia e Germania.

  • Vedremo, Romano, quanto pesano sulla bilancia gli intessi dell’Italia rispetto agli intessi “altri”. Finché non tocco con mano, io non ci credo. E comunque il “caso Savona” è l’esempio lampante del cul-de-sac in cui gli intelligentoni dei precedenti governi ci hanno cacciato: finché Savona è stato Ministro del Tesoro di Prodi e faceva cenno di sì con la testolina, tutto bene. Quando poi ha iniziato a pensare con la “sua” testa, tutto male. Questa è la democrazia che si vorrebbe contrapporre ai “regimi” dei feroci dittatori, veri o presunti poco importa.

  • Quasi strike

  • Questo individuo a colazione si fa di Campari.
    Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker: “Giudichiamo i governi non su ciò che annunciano ma su ciò che fanno. Ma resteremo attenti per salvaguardare interamente i diritti degli africani che sono in Italia”

  • L’indole ad alto tasso alcolico di Juncker è largamente nota. Questo è lo spessore morale e culturale di quelli che ci comandano. Di quelli che ci hanno fatto scassinare la Costituzione per inserire il pareggio di bilancio, zelantemente eseguito da vari inetti destinatari. Quelli che sotto il nome di Bce ci hanno chiesto: di “rivedere le norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti” (art.18 e Jobs Act). Quelli che ci hanno obbligato a “intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico” (legge Fornero). Quelli che era ora di “ridurre gli stipendi” e meno male che arrivano gli africani. Quelli che bisognava introdurre “una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali” (clausole di salvaguardia). Quelli che c’era da mettere “sotto stretto controllo l’assunzione di indebitamento e le spese delle autorità regionali e locali” (consolidamento del patto di stabilità interno). Quelli che bisognava “abolire o fondere alcuni strati amministrativi intermedi come le Province” (così quando nevica crollano gli alberghi perché nessuno è tenuto a pulire le strade).

    Risultatone: il debito è passato dal 111% dell’Era Berlusconi al 133%.

    Loro sono gli economisti mentre tu sei il deficiente che dovrebbe informarsi meglio sui loro giornali e studiare di più sui loro libri. E’ il bello della democrazia: diritti civili per tutti (tanto costano poco o niente) e diritti sociali per nessuno (quelli invece costano).

  • ….Rita: “il Travaglio pensiero”?
    Il “sunto” per punti del “patto” Lega/5* tu me lo definisci il “Travaglio pensiero”?
    Certo che “non leggeranno più nemmeno noi” se li mettiamo “fuori strada” in questo modo!
    Mi spieghi, dato che il “copia/incolla” l’ho fatto io nell’intento di far capire su cosa hanno deciso di concordare Salvini/Di Maio, dove ci hai trovato il “Travaglio pensiero”?
    Io, il “Travaglio pensiero” lo leggo sul Fatto quotidiano, spesso lo condvido, ma non mi sognerei mai di copia/incollarlo sul blog!
    Se ci mettiamo anche noi con gli …”slogan”, difficile capirci/ farci capire!
    Io ho postato il 18/5, subito dopo la prima definitiva divulgazione del “Contratto”, al fine di dare la possibilità di entrare nel merito, di capire, e tu mi fai questo bel ….”servizio” il 23? Con quello che c’è stato di mezzo? Cosa dovevo “inventarmi, di nuovo”, proponendo il “contratto”?
    No, proprio, non capisco! Ma. certamente, non mi adeguo!

  • Il Fatto Quotidiano “e'” il Travaglio-pensiero, nel senso piu’ ampio del termine, come ho detto. La gente non ne puo’ piu’ dei pensieri altrui, so di molti che ultimamente sono tornati al libro e alla radio (musica). E questa e’ senz’altro una buona notizia, un segno dei tempi che cambiano. Se anche noi ci mettiamo a fare “il giornale” di riporto, siamo fritti.

    Leggere le tavole dei comandamenti del cosiddetto “contratto” (sarebbe interessante scoprire in quanti l’hanno fatto) equivale a dire niente. Sulla carta c’e’ un mondo bellissimo, o bruttissimo, ma cio’ che conta sono le azioni. Su quelle c’e’ da discutere e dibattere, non sul libro dei buoni/cattivi propositi, che sono aria fritta. Capisco che lo facciano i giornali che qualcosa devono pur dire ogni mattina, ma a noi cosa ce ne viene … apriremo dei confronti sui decreti attuativi, quando ci saranno e se ci saranno.

    Come dicevo l’osservazione dei fatti suggerisce ben altro. Abbiamo un grosso problema di democrazia negata. Dovremo semmai discutere di pressanti interferenze esterne e di un Presidente che non si capisce se sia dello Stato italiano o dell’Europa. Ora voglio vedere quanti ministri saranno promossi o bocciati, e sicuramente non nell’interesse degli italiani.

  • NO FICO, LE MANI IN TASCA NO
    Oltre ad essere un gran maleducato trasmetti alle nuove generazioni un messaggio sbagliato.
    Piaccia o no qualcuno ha creduto e crede ancora nei valori patriottici. Qualcuno ha dato la propria vita.
    Tu devi il rispetto a noi cittadini e alla mia Nazione Italia, se non ti sta bene puoi tornare a non fare niente come prima di essere parlamentare.
    Maleducato e arrogante.

  • Ammettendo anche qualche secondo di distrazione da parte di Fico, dicono i giornali, ciò che mi sconcerta di più è l’avvertimeno-minaccia dei due Dibba/s a Mattarella, che, non essendo neppure parlamentari, trovano tanto credito presso la stampa.

  • Per i Dibba li mettiamo sotto psicofarmaci.
    Per Fico sull’attenti davanti alla bandiera 24 ore al giorno

  • Rita, mi pare che non ci si voglia capire: il punto non è che “Il Fatto Quotidiano” sia o non sia il “Travaglio pensiero”. cosa di cui assai poco mi cale (peraltro, sul fatto, che leggo, scrive Gomez, che apprezzo, Padellaro che apprezzo, Colombo, che apprezzo, Lillo, che apprezzo…..) , il punto è che il “sunto per punti” del “Contratto” che io ho postato copia/incollando in modo dichiarato dal “Fatto”, non conteneva commento alcuno di merito da parte di Marco T, e quindi nulla che potesse far riferimento al “Travaglio Pensiero”. Mi sono spiegato?
    Quanto alle “mani in tasca” del Presidente Fico, giacca sbottonata e sguardo vagante compresi, non credo nemmeno io siano stati comportamenti azzeccati, specie partecipando ad un evento carico di significati, da un lato e di ipocrita retorica, dall’altro (quanti mafiosi, conniventi, fiancheggiatori, simpatizzanti c’erano su quel palco e dintorni?).
    Se poi si guarda il video per intero, e non ci si ferma alla foto e agli “alti lai” dei “giornaloni” ci si accorge che il barbuto Presidente, le mani in tasca le ha tenute per 7 secondi sette!
    Se poi uno vuol gonfiare il petto e farsi prendere dal “groppo patriottico”, per me, no problem, certo la “forma”, soprattutto per chi ricopre incarichi istituzionali importanti, diventa “sostanza” e non ponderare per bene i comportamenti e le possibili conseguenze diventa quindi “colpa”!

  • Del “Fatto”, Franco, salvo solo Gomez. Ma, ovviamente, è un’opinione personale. Ciò che intendevo dire è che i giornali (“Fatto” incluso, quindi) negli ultimi due mesi si sono scatenati con nomi, liste di buoni propositi, supposizioni, voci di corridoio vere o presunte e via dicendo. La gente non li sopporta più. Avendo la fortuna di non essere un giornale, noi non siamo obbligati a farlo. Quando il governo sarà operativo e comincerà a legiferare si potrà entrare nel merito delle varie questioni, ma per il momento non c’è proprio niente da commentare. Solo pettegolezzi.

    Quanto a Fico, l’esperto in canzonette di Mario Merola, è chiaro che non è un “signore”. I giornalisti però non me li ricordo altrettanto scatenati con quel cafone di Renzi, anzi, riuscivano anche a ridere delle sue battutacce. Memorabile la figuraccia a Strasburgo, durante la bilaterale, con Schultz in attesa perché lui si stava facendo dei selfie: “Vai, chi ci fa la foto? Vai Martin, vieni anche tu”. In perfetto stile Bar dello Sport. A Otto e Mezzo ha anche detto: “L’Eni è un pezzo fondamentale dei nostri servizi segreti”, visto che adesso si parla tanto di “preparazione” dei futuri ministri. E si potrebbe continuare.

    Quello che sta diventando insopportabile è il doppiopesismo. Da parte mia, sono sempre più felice di non “frequentare” i giornali, che ormai viaggiano a reti unificati e si commentano l’uno con l’altro, che squallore.

  • Io, invece, i giornali li leggo alla ricerca di più punti di vista (e ce ne sono, sia sui giornali di centro-destra che sui giornali di area di sinistra), ma cerco di essere il più possibile indipendente: non è un caso che mi sia sforzato di vedere tutto il positivo possibile nelle mie numerose considerazioni del dopo-voto.
    Indipendente da tutti i guru, anche da quel guru di Massimo Cacciari che ieri sulla Stampa ha sparato a zero contro sia il contratto sia i due firmatari del contratto.

    Per me il contratto è solo un elenco di intenzioni, ma i disegni di legge saranno ben altro perché ci si dovrà misurare con numeri, con risorse da prelevare e con tagli (non sempre semplici) da compiere.
    Si tratta solo di aspettare.

  • Sì, aspettar…si deiprelievi forzosi sui conti o delle superpatrimoniali, unico sistema per ammortizzare prima che si veda se col nuovo ssitema di tassazione la barca galleggia.
    Realistico, non pessimistico, e se fosse un buon inizio ci starei anche!

  • Piero mi fa piacere che tu dica adesso quello che io vado dicendo da mesi, dopo gli oltre duecento commenti sull’altro post basati su articoli di giornale: il contratto giallo-verde, che poi non è un contratto bensì un normale accordo politico, ha lo stesso significato delle “linee programmatiche” che qualsiasi gruppo politico è costretto ad allegare alla sua candidatura alla vigilia di un ‘elezione. Capisco che le pagine dei giornali debbano essere riempite di qualcosa, ma un blog (vivaddio!) è libero di parlare d’altro. Per entrare nel merito quando ci saranno dei fatti concreti, è chiaro.

    In ogni caso fa ridere l’esercito dei pennivendoli che riescono a malapena a decifrare il loro estratto conto bancario disquisire sul “ci sono/non ci sono le coperture” per questo o quel provvedimento. Ma che ne sanno di bilanci dello Stato? Riportano le parole di qualche prof non propriamente “neutrale” e, a tale proposito, sarebbe interessante sapere quanti di questi hanno mai fatto un bilancio statale “vero”.

    Se poi tra i tuoi riti mattutini c’è la lettura dei giornali e tra i miei non c’è, questi sono fatti nostri. Ognuno ha il suo modo di aprire le finestre sul mondo, l’importante è non stare chiusi in casa. Comunque la si giri, ad ogni caso, un fatto risulta forte e chiaro: se da due mesi e passa ci troviamo in questa situazione di stallo è perché si sta cercando il pelo nell’uovo per impedire ai giallo-verdi di andare al governo. Non si ha nessuna intenzione di rispettare la volontà di oltre 17 milioni di persone. Viva la democrazia!

    Forse qualcuno dovrebbe ricordare a Mattarella che l’Italia non è una Repubblica presidenziale ma parlamentare. E’ dunque il Parlamento, e solo il Parlamento, che può sfiduciare i ministri, in pectore o già in carica, o dare loro credito, non è lui che può escludere chi non gli garba. C’è mai stato nella storia italiana un Presidente del Consiglio NON nominato dai partiti vincitori di un’elezione? Quando mai s’è visto un Presidente nominato che NON va al Quirinale con la sua brava lista dei ministri? Come mai tutto d’un botto le regole sono diventate altre? Questi sono problemi “veri”, su cui discutere.

    Io non so, come non lo sa nessuno, se il governo giallo-verde funzionerà oppure no alla prova dei fatti. Ma visto che è stato votato a furor di popolo, lasciamolo provare. Dovrebbero rileggersi, le élites che hanno messo in atto questo braccio di ferro, la vecchia storiella dei due fidanzati ai quali le famiglie impediscono con tutte le loro forze di sposarsi. Proprio quando il matrimonio “non s’ha da fare” e gli ostacoli appaiono insormontabili, l’unione diventa granitica e finisce immancabilmente con il “vissero per sempre felici e contenti”.

  • E’ il premier incaricato che “propone” i ministri, Rita: lo prevede la Costituzione la quale, tuttavia, sottolinea il principio che tocca al presidente della Repubblica “nominare” i ministri.
    Si tratta, quindi, di una prerogativa del Capo dello Stato la nomina.
    Questo, secondo l’attuale Costituzione che, come tutte le Carte, si può sempre cambiare seguendo le procedure previste dalla stessa Carta.

  • E difatti il premier incaricato, Giuseppe Conte, probabilmente oggi si recherà al Quirinale con la sua brava lista dei ministri. Ovvio che l’investitura ufficiale spetterà a Mattarella, visto che il cerimoniere è lui, ma il conferimento dell’incarico avviene “su proposta” del Presidente del Consiglio, ovvero dei partiti. E per “scartarne” uno, o più d’uno, ci vogliono gravissimi motivi.

    E’ così da sempre, com’è noto, cerchiamo di non prenderci in giro.

  • Questa “scoperta” che, secondo la Costituzione, è il presidente della repubblica che ha il potere di nominare il capo del governo e quest’ultimo quello di nominare i ministri è, in concreto, un puro flatus voci poiché la parola definitiva spetta al parlamento, cioè ai partiti, cioè a Salvini e di Maio, i quali possono sempre bocciare le proposte suddette avendo la maggioranza in parlamento. In altri termini, i consigli di Salvini e Di Maio sono proprio i classici consigli che non si possono rifiutare.

  • Pima di leggere chiudere porte e finestre
    Il settimanale tedesco Der Spiegel si occupa dell’Italia e nella sua edizione online — in un editoriale a firma di Jan Fleischhauer — accusa il Paese di voler «scroccare» dal resto dei partner delIl settimanale tedesco Der Spiegel si occupa dell’Italia e nella sua edizione online — in un editoriale a firma di Jan Fleischhauer — accusa il Paese di voler «scroccare» dal resto dei partner dell’Unione europea. Non si tratta di un Paese povero, scrive il giornalista nel commento al piano del futuro governo gialloverde, targato Movimento 5 stelle e Lega, e poi attacca: «Come si dovrebbe definire il comportamento di una nazione che prima chiede qualcosa per lasciarsi finanziare il suo proverbiale “dolce far niente”, e poi minaccia coloro che dovrebbero pagare se questi insistono sul regolamento dei debiti? Chiedere l’elemosina sarebbe un concetto sbagliato. I mendicanti almeno dicono grazie, quando gli si dà qualcosa. Scrocconi aggressivi si avvicina di più» alla condotta dell’Italia. Stando alle prime stime degli economisti, le politiche portate avanti in Italia avrebbero un costo compreso tra 100 e 125 miliardi di euro all’anno, rivolgendo un durissimo attacco alla Penisola. «In effetti si procede verso il ricatto», continua Spiegel, affermando che «rispetto all’Italia la Grecia è una bazzecola».
    «Euro alla fine»
    La posizione dell’Italia, accusa il settimanale, «è peggiore di quella di un accattone», perché «questi ultimi, almeno, ringraziano»; i populisti, invece — sostiene sempre lo «Spiegel» — minacciano di far saltare il tavolo del dialogo con l’Ue se quest’ultima non si piega a pagare i debiti italiani. L’Italia è la terza economia dell’Unione, con un quarto del debito totale. Se gli italiani decidessero di non rispettare più i loro obblighi di pagamento, l’euro sarebbe finito e i tedeschi rimetterebbero tutti i soldi che hanno gia’ versato per salvare la moneta unica, paventa il settimanale. I tedeschi, dovrebbero ricordarlo al presidente della Banca centrale europea Mario Draghi che «ridicolizzava i loro timori mentre svalutava le loro assicurazioni sulla vita e i loro risparmi». Il «a qualunque costo» pronunciato da Draghi per salvare l’euro «faceva riferimento a Roma i cui titoli di Stato, per un valore di 390 miliardi di euro, sono ora in mano della Bce che salva il governo italiano dall’insolvenza». L’editoriale conclude definendo l’evasione fiscale uno «sport nazionale italiano» e definisce «indecente imporre i costi delle decisioni politiche a persone che hanno un’idea molto diversa della politica e che scelgono di conseguenza nei loro paesi». Infine, l’editoriale ipotizza sarcasticamente che il voto italiano che ha premiato le forze populiste sia un esercizio di politica post-nazionale: «Nessun paese che disponga di mezzi propri chiederebbe aiuto ad altri se in grado di aiutarsi da sola. Chi vorrebbe essere definito uno scroccone? Gli Italiani, a quanto pare, hanno superato questa forma di orgoglio nazionale».
    l’Unione europea. Non si tratta di un Paese povero, scrive il giornalista nel commento al piano del futuro governo gialloverde, targato Movimento 5 stelle e Lega, e poi attacca: «Come si dovrebbe definire il comportamento di una nazione che prima chiede qualcosa per lasciarsi finanziare il suo proverbiale “dolce far niente”, e poi minaccia coloro che dovrebbero pagare se questi insistono sul regolamento dei debiti? Chiedere l’elemosina sarebbe un concetto sbagliato. I mendicanti almeno dicono grazie, quando gli si dà qualcosa. Scrocconi aggressivi si avvicina di più» alla condotta dell’Italia. Stando alle prime stime degli economisti, le politiche portate avanti in Italia avrebbero un costo compreso tra 100 e 125 miliardi di euro all’anno, rivolgendo un durissimo attacco alla Penisola. «In effetti si procede verso il ricatto», continua Spiegel, affermando che «rispetto all’Italia la Grecia è una bazzecola».
    «Euro alla fine»
    La posizione dell’Italia, accusa il settimanale, «è peggiore di quella di un accattone», perché «questi ultimi, almeno, ringraziano»; i populisti, invece — sostiene sempre lo «Spiegel» — minacciano di far saltare il tavolo del dialogo con l’Ue se quest’ultima non si piega a pagare i debiti italiani. L’Italia è la terza economia dell’Unione, con un quarto del debito totale. Se gli italiani decidessero di non rispettare più i loro obblighi di pagamento, l’euro sarebbe finito e i tedeschi rimetterebbero tutti i soldi che hanno gia’ versato per salvare la moneta unica, paventa il settimanale. I tedeschi, dovrebbero ricordarlo al presidente della Banca centrale europea Mario Draghi che «ridicolizzava i loro timori mentre svalutava le loro assicurazioni sulla vita e i loro risparmi». Il «a qualunque costo» pronunciato da Draghi per salvare l’euro «faceva riferimento a Roma i cui titoli di Stato, per un valore di 390 miliardi di euro, sono ora in mano della Bce che salva il governo italiano dall’insolvenza». L’editoriale conclude definendo l’evasione fiscale uno «sport nazionale italiano» e definisce «indecente imporre i costi delle decisioni politiche a persone che hanno un’idea molto diversa della politica e che scelgono di conseguenza nei loro paesi». Infine, l’editoriale ipotizza sarcasticamente che il voto italiano che ha premiato le forze populiste sia un esercizio di politica post-nazionale: «Nessun paese che disponga di mezzi propri chiederebbe aiuto ad altri se in grado di aiutarsi da sola. Chi vorrebbe essere definito uno scroccone? Gli Italiani, a quanto pare, hanno superato questa forma di orgoglio nazionale».

  • Ma perché i giornali danno sempre spazio allo scemo che parla? Questo qui non ha capito niente, oltre a non sapere niente di economia. E lo pagano pure.

    Un motivo in più per tifare per Savona, uno che ne ha viste di tutti i colori:
    https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=60563

  • Scusa Romano ma è una “scelta editoriale” la tua, quella di scombicchierare, ripetere, reiterare lo stesso testo? Cos’, solo per capire è ….

  • Ieri un certo Cazzola, credo ex parlamentare, ma non sono certo del nome e neppure del personaggio, in effetti non so bene chi sia, l’ho sentito dire per radio che se fosse coraggioso si cospargerebbe di benzina e si darebbe fuoco come fece Jan Palach. Parlava naturalmente dell’attuale situazione politico-economica. Sempre ieri, sul mio giornale di riferimento, ho letto che con la flat tax le pensioni di 5.000 euro nette aumenterebbero di circa 1600. Del resto non lo diceva anche Martini tempo fa che i borghesi benestanti ci avrebbero guadagnato? Va a capire chi ha ragione. Naturalmente avranno ragione gli economisti di Rita, e Rita stessa.

  • Cazzola, braccio destro della Fornero, è uno di quelli che difendono a spada tratta il “suo” vitalizio, e non aggiungo altro. Nemmeno sul tuo giornale di riferimento, Ivano, tanto sai già tutto. Ho sentito invece un’interessante intervista dell’imprenditore Vito Gulli, il “papà” di una fabbrica alimentare di rilievo come As do Mar, il quale ha portato al top la sua creatura e poi ha ceduto la totalità della sua quota azionaria ad altri per darsi al mare e alla vela. Parliamo di un ricco intelligente e di successo, insomma, uno che “si è fatto da solo” e anche piuttosto bene. Dopo aver dichiarato che il 4 marzo non ha votato il governo giallo-verde (ma potrebbe farlo in futuro), costui ha spiegato all’intervistatore in modo ammirevole, semplice e chiaro, come la flat tax, qualora venisse applicata, non favorirebbe affatto quelli come lui, che GIA’ PAGANO il 18-25% sulle obbligazioni che hanno in banca bensì la classe media, che si troverebbe qualche euro in più in saccoccia da mettere in circolo a vantaggio di tutti. Se per caso trovate l’intervista in rete, ascoltatela perché spiega più di un bigino. Anche l’uomo merita, non è il classico cretino che parla tanto per mettersi in mostra, né un politicante, né un giornalista, né un teorico. E’ uno che l’economia l’ha vissuta e la vive.

    Ad ogni modo, staremo a vedere se tra oggi e domani questo governo decolla. Il veto su Savona è ridicolo, oltre che ingiustificabile. Mentre fa arrabbiare l’atteggiamento eterodiretto di Mattarella, uno che (non dimentichiamolo) è stato assunto come controfigura di Napolitano, il quale, non sapendo cos’altro dire si giustifica lamentandosi che la lista dei ministri non è farina del sacco di Conte. Come se gli italiani, notoriamente tonti e ignoranti, non sapessero da quale sacco era uscita la farina dell’attuale governo Gentiloni-Silveri Viendalmare, a sua volta assunto come controfigura di Renzi. Se poi consideriamo che a dare manforte al presidente in pectore ci sono statisti del calibro di Brunetta e Martina, capiamo quale potrebbe essere l’alternativa che ci aspetta e scappiamo a gambe levate.

  • 5mila euro di pensione classe media? Ma per piacere. Vedremo cosa porterai a casa tu. Il singolo imprenditore poi non fa testo. Quanto alla Fornero io sarei ben contento della quota cento, perché già scritto, non tocca a me salvare l’Italia. Ma poi? Tu Rita non vuoi capire che siamo ormai al Salviamo il salvabile, almeno per un po’, prima che la nostra “civiltà economica” collassi. Altro che le misure che prospetta il futuro governo, forse, ma no. 😢

  • ITALIANI, NON DISTURBARE
    Caso Savona.
    Il Presidente non accetta le richieste di Salvini ma accetta imposizioni dai tedeschi, americani e francesi.
    Non mi risulta che loro chiedano a noi il benestare per le nomine.
    Rimarremo sempre la solita Italietta, i competenti non potranno mai avere ruoli, infastidiscono i nostri “ amici”.
    Debito pubblico: l’Italia ha un debito complessivo di poco superiore a quello tedesco

  • Riformulo una domanda già fatta: se per ogni disoccupato italiano ci fossero tre possibili offerte di lavoro che bisogno ci sarebbe del Reddito di cittadinanza? Questi fantomatici lavori non si potrebbero offrire subito? Mi piacerebbe che qualche grillino mi rispondesse.

  • E’ chiaro, Bruno, che l’ultima parola spetta al parlamento: un governo diventa pienamente legittimo non tanto quando viene nominato (sia premier che ministri) dal presidente della Repubblica, quanto quando riceve la fiducia del parlamento.
    La Carta costituzionale ha previsto un gioco di equilibrio di poteri.
    Certo, tutto si può cambiare e per cambiare ci sono delle procedure ben precise da seguire previste appunto dalla Carta.
    Finora, però, la revisione della Carta non ha fatto fortuna a nessuno: né a Berlusconi né a Renzi.

  • E’ vero, Romano, che il debito pubblico tedesco in termini assoluti è maggiore di quello italiano, ma è anche vero che in termini percentuali quello tedesco è al 65% del Pil, mentre il nostro vola oltre il 132%.
    E’ questa la differenza che conta ed è questa differenza che fa paura ai mercati (mercati che, in larga parte, hanno come protagonisti Fondi (che raccolgono risparmi dei cittadini).

    Il Belgio nel 1994 aveva un debito che era del 134% (più alto del nostro attuale) e in pochi anni ha attivato un piano di rientro che è riuscito alla grande e oggi non ha zavorra di interessi da pagare che ha l’Italia.
    Ci auguriamo tutti che il governo nascente (con un parto travagliato) ci riesca, tagliano soprattutto sprechi e privilegi di ogni tipo.

  • Mattarella ha rotto: prima ha rifiutato di fare ciò che doveva, ossia affidare l’incarico alla coalizione di Centrodestra che aveva ottenuto maggiori consensi per raccogliere adesioni in Parlamento; e adesso, l’inaccettabile veto su un personaggio di tutto rispetto come Savona. Persino chi non si occupa di politica ha capito che qualcosa non quadra, e la stampa del Quarto Reich lo conferma.

    Stento a capire anche Bruxelles, sinceramente li facevo meno stupidi. Interferenze, moniti e minacce di appioppare pagelle negative a chi non si allinea ai propri desiderata stanno indisponendo anche quella parte dell’opinione pubblica che sino ad oggi non se l’era sentita di votare per partiti populisti, pur essendo scettica di fronte ad alcune scelte politiche dell’UE. I burocrati europoidi non temono un effetto boomerang? A maggior ragione adesso, che anche la Spagna scricchiola e le elezioni europee si avvicinano.

  • Oggi ho risentito alla radio una commemorazione di Robert Kennedy, passato alla storia soprattutto per quel suo famoso e durissimo discorso contro Pil, che riteneva un indicatore capace di misurare tutto “eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta”. Era il 1968, e lui tre mesi dopo è morto ammazzato.

  • Per Piero
    La nuova valutazione lo farebbe scendere di oltre il 60%.

  • Perché Mattarella è così platealmente e scompostamente contrario a Savona? Mattarella non sa nulla di economia e non ha nessuna competenza in merito. Ne deduco che Mattarella sta seguendo “consigli” altrui, il tutto naturalmente nel pieno rispetto delle norme costituzionali che prevedono l’autonomia del presidente della Repubblica.

  • In realtà Mattarella non è mai stato autonomo: prima dietro la schiena aveva Napolitano e adesso che il “grande vecchio” della Prima Repubblica è fuori combattimento dietro la schiena ha Bruxelles. E poi (sempre con il suggeritore nella buca) ha pure il coraggio di dire che Conte parla per conto dei giallo-verdi. Dica piuttosto “lui” per conto di chi parla, sarebbe più onesto. Anche se tutti, ormai, lo hanno capito.

  • …una cosa mi suona “fessa” nel procedimento in atto relativo alla formazione del Governo: sul sito del Governo Italiano, Presidenza del Consiglio dei Ministri, http://www.governo.it/il-governo-funzioni-struttura-e-storia/la-formazione-del-governo/186 si prende in esame l’articolo 92 della Costituzione e se ne da un commento articolato in: FASE PREPARATORIA – INCARICO – NOMINA – GIURAMENTO E FIDUCIA.
    Nella fase dell’ INCARICO si legge alla fine del paragrafo:

    ” Una volta conferito l’incarico, il Presidente della Repubblica non può interferire nelle decisioni dell’incaricato, né può revocargli il mandato per motivi squisitamente politici”.

    Ora, non so fino a che punto possa essere cogente quanto appare nel sito della Presidenza del Consiglio, ma mi pare che quello che stia accadendo in relazione al candidato Savona, risulti in chiaro contrasto con quanto sopra! Il Presidente “interferisce” eccome!!!!

  • Io non credo che Mattarella stia venendo meno al dettato costituzionale. Se così fosse saremmo al golpe e le forze in campo l’avrebbero già detto a gran voce. Sarebbe gia in stato di impeachment. È invece semplicemente probabile che le forze in campo non trovino loro la quadra, addossando ad altri responsabilità loro. Del resto tra i commenti letti anche su questo blog si era previsto o immaginato che potesse finire così. Ecco, non vogliono lasciarci governare. Ma se così fosse saremmo in uno Stato sudamericano, non in Italia. Del resto i tempi lunghi di questa formazione dimostrano l’eterogeneità delle componenti di questa squadra. Io credo che le lungaggini siano dovute a questo. Perché favorevole o contrario a questo governo non ci vengano a dire che da noi la democrazia non esiste. Hanno la maggioranza? Ebbene, lo dimostrino e si accordino. Dopodiché nessun Mattarella avrebbe e potrebbe eccepire alcunché.

  • “Il Presidente può dire di no per tutelare i principi quadro della Costutuzione, scegliendo persone che diano una minima garanzia” . Questo quanto spiegato il presidente emerito della Corte costituzionale Ugo De Siervo. E alcuni precedenti ( Previti/Scalfaro, Maroni/Ciampi, Gratteri/Napolitano ) confermano che il no del Colle è assolutamente legittimo. Io trovo quindi più probabile un tentativo camuffato di ritorno alle urne. Uno dei due avrebbe certamente da guadagnarci, l’altro da perderci. Il braccio di ferro si gioca su questo, gioco a due, non a tre.

  • Il golpe lo hanno già fatto, Ivano, era il 2011. Lo hai dimenticato? Adesso, semplicemente, visto che negli ultimi anni l’hanno fatta franca (tre governi non eletti dagli italiani!!!) ci stanno riprovando. Ma temo per loro (si fa per dire) che le condizioni siano cambiate. Molto cambiate. E se non stanno alla gatta, e saranno così fessi da ri-mandarci al voto, stavolta il golpe lo fanno gli italiani.

    Se siamo in ballo da oltre due mesi, quasi tre, è a causa delle numerose interferenze.
    Mattarella ha fatto il triplo salto mortale con capriola per mettere insieme Pd e M5s, un governo che sarebbe stato gradito sia al Quarto Reich che a Bruxelles, è andata male, se ne facciano una ragione. Una volta tanto, l’ha spuntata la democrazia.

  • Ma dai Rita.

  • Rita, non abusiamo della democrazia, e non enfatizziamola. Piuttosto si stia vigili. La democrazia in questi settant’anni, anche grazie all’Europa, ha avuto un significato ben preciso. Non sputtaniamola ora per la smania di potere e sogni di gloria di qualcuno. Hanno diritto di governare? Bene, ma lo facciano secondo le regole della nostra democrazia. I proclami demagogici non hanno mai portato niente di buono. Perché le grande riforme non si realizzano dall’oggi al domani. I grandi capovolgimenti, dicasi rivoluzione, sono costati sempre lacrime e sangue, per poi, magari dopo decenni, capire che non erano niente di buono. E io lacrime e sangue non voglio versarne. Preferirei essere dirottato verso il bene, anche piano piano, non di corsa attraverso i liquidi di prima.

  • Ivano non capisco come tu faccia a non vedere ciò che tutti vedono. Sei cieco? Sordo? Sicuramente, non muto. L’Europa l’hanno GIA’ sputannata i burocrati europoidi, e lo hanno fatto in una quindicina d’anni appena. Sono stati rapidissimi. La ciliegina sulla torta è rappresentata dal “caso Savona”, che si configura come il classico reato d’opinione: Savona non è un rivoluzionario, né un feroce assassino, ma semplicemente un economista e accademico internazionalmente apprezzato che contraddice il modo in cui la Germania in questi anni ha tagliato e cucito l’Europa a sua misura. Tutti lo hanno capito fuorché quelli come te che si riempiono la bocca di slogan riferiti ai “diritti civili”, lo zuccherino che il Sistema ha cucinato per tener buono il popolo, ma che ormai non vuole (quasi) più nessuno.

    Finora le purghe imposte dai domines europoidi e finanziari non sono servite a niente e il debito non ha smesso di aumentare, passando dal 111% rispetto al Pil del crepuscolo di Berlusconi al 133% odierno, grazie a Monti, Letta, Renzi. Il Tesoro oggi deve piazzare mensilmente titoli per circa 40 miliardi, dei quali il 40% va a compratori internazionali. Con il cosiddetto quantitative easing di Draghi, l’acquisto da parte di BCE ha consentito nel 2017 un interesse dello 0,63 per cento. Quest’anno pagheremo di più, ma che succederà al termine dell’era Draghi, ovvero fra pochissimo? Il fabbisogno ci costerà di più, forse molto di più, senza contare l’effetto gregge che sgonfierà la presente bolla azionaria.

    Nessuna obiezione sarà tollerata da Bruxelles e Francoforte, a meno di mostrare i denti, ovvero una nazione unita decisa ad accettare oggi un certo grado di sofferenza in cambio del domani. A questo punto entrano in gioco la “ridefinizione” del 3% tra debito e deficit pubblico, l’eliminazione del pareggio di bilancio dalla Costituzione, il controllo statale sulla Banca d’Italia (legge 262/2005), per ristabilire la sovranità monetaria e un rapido ritorno in mani italiane del debito. Non sarebbe una bestemmia neppure il regime di doppia moneta, tipo i mini Bot. Per fare tutto questo ci vuole un “governo con le palle” e i giallo-verdi sono la nostra ultima speranza. Se anche loro fallissero, cominciamo pure a cercare casa alle Canarie, o in Portogallo, dove le colonie italiane sono ormai una realtà consolidata.

  • Una mia sensazione: Salvini più ricorre al braccio di ferro, più raccoglie consensi, tanto più che la sua battaglia è “narrata” come una battaglia contro l’establisment (contro il presidente della Repubblica, contro i tedeschi…).
    Un vero e proprio capolavoro “politico/elettorale”.
    Siamo d fronte a un capo-popolo di grande abilità: non è un caso che col suo 17% sta massacrano Di Maio che ha il 32%.
    Il nuovo governo, se nascerà, sarà a trazione leghista e se non nascerà, il consenso elettorale sarà tutto leghista: e la presidenza della repubblica (non Mattarella) ne uscirà con le ossa rotte.
    Ma non solo: uscirà con le ossa rotte anche la Costituzione: altro che lo stravolgimento operato dal tiranno Renzi col suo referendum!
    La carta che sta giocando Salvini non riguarda tanto Savona (che ha più saggezza ed equilibrio dei politici) quanto un’operazione mediatico-elettorale da… statista (di elezioni).
    Una cosa è certa: comunque vada, il vincitore sarà lui.
    E se si andrà a nuove elezioni, sarà lui il trionfatore, non solo ingoiando Berlusconi, ma offuscando lo stesso inesperto Di Maio: e sarà lui il premier, un premier forte (altro che il premier-fantoccio che è il prof. Conte!).

    Ripeto: è solo una mia sensazione.
    Non ho la pretesa che la mi sia l’unica narrazione possibile di quanto sta accadendo (qualcosa di gravissimo!).

  • Rita, volendo spendere un paio d’ore di tempo, credo che non sarebbe così difficile smentirti. Io vedo che banche, imprenditori, risparmiatori esprimono preoccupazione sul piano prefigurato da Savona che comunque sarebbe di impossibile realizzazione, stanti gli equilibri o disequilibri in atto (dipende dai punti divista, non dai numeri che tu sciorini cara Rita). Perché in verità non è tanto quello che Savona prefigura che preoccupa l’Europa (uscita dall’euro e antieuropeismo), tanto non ci riuscirebbe mai, quanto i costi folli delle promesse elettorali che farebbero aumentare in maniera vertiginosa il debito pubblico, mettendo oltretutto l’Italia in condizione di non poter onorare gli impegni internazionali in atto. Rita, siamo in Europa, e se altri paesi con un’economia più forte della nostra cercano di dettare la strada è allora colpa nostra se non riusciamo a competere. Ora, io non so nel programma elettorale dei due ragazzi ci siano misure adeguate di sostegno alla crescita e al lavoro. Io vedo solo spese. E anche gli imprenditori (quello delle sardine a parte)cominciano a rendersene conto. Quindi credo che le misure da intraprendere sarebbero altre. In tutti i casi io continuo a credere che senza Europa e senza euro saremmo da tempo in bancarotta. E non basta dire chela gente è stufa, perchè non bastano i contentini promessi dal costituendo governo. Posso anche avere la pancia piena oggi, e andare in pensione un anno prima, ma io in queste nuove leve, pur nei limiti della politica rispetto all’economia, non vedo nessun progetto futuro. E mai come in questo momento di manicheismo esasperato, chi vota difficilmente ha dimestichezza coi numeri dell’economia, vedo, ma lo sappiamo tutti, che anche chi lavora sui numeri ( mai come ora interpretabili o capovolgibili ) i conti li fa comunque con la pancia, come fai tu. Del resto Romano (Romano chi?) qualche giorno fa non dava numeri sul deficit, poi smentiti da Piero? Rita, lascia stare i tuoi numeri. Sono solo letture ideologiche che niente c’entrano con la matematica. Brutta bestia l’informazione. E allora anch’io, adeguandomi al nuovo establishment intestinale, che ha espresso questa maggioranza (? ) rivendico il diritto, senza dare i numeri come fai tu, di pensare solo con l’istinto del “Così fan tutti”.

  • Vedi, Piero, che ho ragione quando dico che i burocrati europoidi sono stupidi. Non so se hai visto il “fuori-onda” tra D’Alema e Grasso: il baffettino dice al compagno “Se andiamo al voto ‘sti qua prendono l’80% e noi andiamo a casa”, mentre l’altro mestamente annuisce.

    D’altra parte, se fossero stati intelligenti, negli ultimi 15anni avrebbero cercato di unire gli Stati d’Europa, non di dividerli pur di fare gli interessi della Germania e marginalmente della Francia. Chi ha colpa del proprio mal, pianga se stesso.

    Ivano, senza perdere un paio d’ore (per carità!), ti ha già smentito Savona con il comunicato ufficiale che ha appena divulgato. Il resto, sono le solite chiacchiere da presstitute, che notoriamente non capiscono un’acca di economia, è già tanto se riescono a esprimersi in italiano.

  • Forse il baffettino si sbaglia. Se andassimo di nuova ad elezioni ripartirebbe una campagna elettorale mai interrotta. Forse qualche nodo verrebbe al pettine e un discreto spostamento di voti si potrebbe verificare. E le ultimissime dichiarazioni di Savona, strumentali solo a tranquillizzare il Colle, non mi rassicurano affatto. Il signore si chiarisca le idee e poi lo ascolteremo. In tutti i casi, già detto, il suo no euro o no Europa sarebbe di difficilissima realizzazione. Hai presente la volpe e l’uva? Ma non è detto che ingenuamente poi non ci provi. A meno che non capisca che i sogni (i suoi) e governare non sono esattamente la stessa cosa.

  • Forse non ti rendi conto, Ivano, che non stai commentando ciò che ha detto Savona – che non essendo l’ultimo degli sprovveduti non ha mai pronunciato le parole no euro e no Europa – ma stai semplicisticamente ragionando sui tuoi articoli di giornale. Come al solito.

    Prova a dirmi cosa c’è di disdicevole in tutto questo :
    ” – Creare una scuola europea di ogni ordine e grado per pervenire a una cultura comune che consenta l’affermarsi di consenso alla nascita di un’unione politica.
    – Assegnare alla BCE le funzioni svolte dalle principali banche centrali del mondo per perseguire il duplice obiettivo della stabilità monetaria e della crescita reale.
    – Attribuire al Parlamento europeo poteri legislativi sulle materie che non possono essere governate con pari efficacia a livello nazionale.
    – Conferire alla Commissione Europea il potere di iniziativa legislativa sulle materie di cui all’art. 3 del Trattato di Lisbona.
    – Nella fase di attuazione, prima del suo scioglimento, assegnare al Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo compiti di vigilanza sulle istituzioni europee per garantire il rispetto degli obiettivi e l’uso dei poteri stabiliti dai nuovi accordi. ”

    Ad ogni buon conto, Lega e M5s sentitamente ringraziano quelli come te (e Mattarella) che stanno facendo al loro programma una pubblicità della madonna.

  • Sulle “preoccupazioni espresse nel dibattito sul debito pubblico e il deficit” scrive nel comunicato rimandando al paragrafo 8 di pagina 17 del Contratto “l’azione del Governo sarà mirata a un programma di riduzione non già per mezzo di interventi basati su tasse e austerità – politiche che si sono rivelate errate ad ottenere tale obiettivo – bensì per il tramite della crescita del Pil, da ottenersi con un rilancio della domanda interna sia della domanda estera, creando condizioni favorevoli alle esportazioni”. In grassetto e sottolineato, se il sistema prende, ma vedo dopo il copia-incolla che non lo fa, quello che mi suscita un grande interrogativo, da Crescita del Pil in poi è: in che modo? Quanto al Savona pensiero, sceso finalmente a miti consigli, si può anche essere d’accordo. Non so fino a che punto credibile, ma a questo punto lasciamolo lavorare.

  • ….io torno al mio commento di stanotte, nel quale citavo il “sito del Governo Italiano, Presidenza del Consiglio dei Ministri, http://www.governo.it/il-governo-funzioni-struttura-e-storia/la-formazione-del-governo/186 “, mica il ….gazzettino padano (con tuitto il rispetto, per il gazzettino!).
    Che il presidente Mattarella si sia comportato in un moto tanto “irrituale”, contraddicendo comportamenti consolidati ed “ufficializzati” da un sito governativo tanto autorevole, mi pare molto grave, da un lato ed irrispettoso della “sostanza” costituzionale, dall’altro.
    (leggere bene il Titolo II ed il Titolo III Sezione prima, della Costituzione, articoli dall’ 83 al 96, per capire il cuore di quanto sto dicendo).
    Ripeto: a me pare molto grave il comportamento “al limite della forzatura costituzionale” del Presidente Mattarella.
    Mi limito a questo fatto.
    Causa di ….”forza maggiore”? Fatto tutto a …..fin di bene?
    Vediamo come si concluderà questa tormentata vicenda!

  • Quanto tu riporti, Rita, è universalmente riconosciuto (solo i sovranisti non vogliono “più Europa”, cioè “un’Europa politica): chi si sta muovendo verso la fase due (che avrebbe dovuto essere la fase 1) sa bene che si devono rafforzare gli organismi comunitari, conferendo ad esempio, al parlamento europeo (eletto dai cittadini) il ruolo centrale .
    Abbiamo capito bene che il problema non è Savona (la sua antipatia per la Germania, per la Banca d’Italia e la Bce o il suo euro-scetticismo che non ha nulla a che vedere con l’uscire dall’euro), ma è di portata immensamente maggiore (quello che io, almeno, ho colto e mi sono permesso di scrivere).

  • Via Piero, “questa” Europa non la vuole più nessuno. La Germania è sola soletta e, come suo solito, prosegue testardamente verso l’autodistruzione. Non può contare neppure sul furbetto Macron, che è uno che oggi sta con te e domani con me, dipende da cosa decidono di fare i Rothschild.

    La fase due che tu citi, non la possono fare in alcun modo i personaggi che attualmente occupano a Bruxelles dei posti di rilievo, per il semplicissimo motivo che hanno fallito. Le loro idee, le loro strategie, i loro progetti sono fallimentari. Via, a casa, danni ne hanno già fatti abbastanza.

    L’anno prossimo alle elezioni europee, poco ma sicuro, ci sarà il boom dei governi sul modello giallo-verde. Noi potremmo (o avremmo potuto) essere gli apripista. E sarebbe ora che la cenerentola Italia tornasse in pole position, abbiamo i numeri per farlo, ma soprattutto siamo stanchi di essere insultati.

    Ivano, Savona non è affatto “sceso finalmente a miti consigli” (che bisogno ne avrebbe?) ma sta dicendo esattamente quello che diceva vent’anni fa. Informati.

  • A proposito di curriculum. Vedere per credere quello di Rocco Casalino, futuro portavoce di Conte. Importante personaggio dei 5*. 😋😋😋

  • Ma hai letto quello che hai postato? E’ la locandina di un tale prof. Vincenzo Scotti che spiega ai soci dell’associazione “Scenari Economici”, che sinceramente non so cosa sia, quello che secondo lui è la teoria di Savona. E’ come se domani io organizzassi al Sant’Agostino un evento pubblico per spiegare il pensiero di Ivano Macalli. Non sarebbe meglio, forse, che parlassi tu?

    Ascolta le sue parole, che è meglio :
    https://www.youtube.com/watch?v=juIMZZDLXhY

  • Rita, quelle dichiarazioni di Savona sono riprese oggi da tutte le testate web. E domani saranno su carta. Non sono solo interpretazioni. E se lo sono lo sono di piu di quelle di un singolo commentatore. Le leggeremo tutte. Perche non credo che sia un rispolvero a caso. E l’autopromozione che posti tu mi conferma nel mio pensiero.

  • La cosa in assoluto che m’interessa di meno sono i giornali e i giornalisti.
    Se ho bisogno di un’informazione, vado direttamente alla fonte.
    Nella fattispecie, Savona in viva voce.
    Avrai pur sentito con le tue orecchie cosa dice, che ti frega dei giornali.

  • Rita, le fonti: Jean-Claude Juncker un ubriacone. Ci passi forse le serate per contare quante birre si scola?

  • La propensione al bere di Juncker è universalmente nota, e del resto basta guardarlo in faccia. Ma è inutile che stiamo qui a fare insulsi botta e risposta, visto che quello che dovevamo dire sul “caso Savona” lo abbiamo già detto. Che poi, è sottinteso, non è neppure questo il punto, che in realtà sono due: a) l’Italia è un Paese in democrazia vigilata; b) il suo presidente della repubblica risponde chiarissimamente a “poteri altri”.

    Due problemini di poco conto, come vedi.

  • a e b: meno male. E anch’io la chiudo qui. Quanto a Junckel io non lo sapevo. Lo sapevano tutti, tranne Ivano Macalli. Anche se avrei dovuto capirlo dalla faccia che ha.

  • Caro Piero,
    puoi ufficialmente aprire un “La fantasia al potere – parte II”, da domani inizia la nuova campagna elettorale, e ne avremo fino al prossimo ottobre.

    I miei complimenti (insieme a quelli di moltissimi altri italiani) all'”illustre sconosciuto” Conte, che si è comportato egregiamente. Sarebbe stato un buon Presidente del Consiglio e avrebbe fatto davvero l'”avvocato degli italiani”. Adesso i partiti-establishment si preparino al massacro, le carte che avevano in tasca le hanno già giocate tutte e gli italiani non hanno creduto a una sola parola di quello che hanno detto.
    Anche stavolta quella vecchia volpe del baffettino ci aveva visto giusto.

  • ….avevo concluso il mio commento ieri pomeriggio con :
    “…Causa di ….”forza maggiore”? Fatto tutto a …..fin di bene?
    Vediamo come si concluderà questa tormentata vicenda!”
    L a vicenda si è conclusa, l’Avvocato (“degli Italiani”) ha rimesso il mandato, ma prima, e questo non (mi) era noto, è emerso un “passo” determinate a illuminare questa trista vicenda, il “duo” aveva rifiutato l’alternativa a Savona (Ministro pomo della discordia) proposta dal Presidente Mattarella, un’alternativa che aveva una sua ferrea “logica politica” : il “Vice” di Salvini, Giancarlo Giorgetti!
    Una proposta che Salvini ….”non poteva rifiutare”.
    E invece, il “manzol” (così lo appellano con ruvido affetto i suoi fans!) ha rifiutato, ed è emerso a quel punto, nella sua perfida chiarezza il …… “trappolone” nel quale il “navigato” leader della Lega aveva attirato il “capo” dei 5*, “circuendolo” (con il profumo irresistibile dell’esca ….. “andiamo a governare”) quando oramai il tempo pareva definitivamente scaduto!
    Si! Era “una causa di forza maggiore”! Onore al merito del “Democristiano” che c’è dentro Mattarella!
    E adesso, raga, siamo davvero nella m…….

  • Lo Spread è sceso.
    Noi torniamo sotto lo zerbino. Berlusconi appoggerà Cottarelli, la tragedia ricomincia.
    Ieri nella trasmissione in 1/2 ora l’ Annunziata sosteneva che in marzo noi abbiamo votato per l’uscita dall’euro. Altra disinformazione voluta per creare confusione.

  • Berlusconi? Chi è costui? Quello che portano in giro in formalina come la salma di papa Roncalli?

Scrivi qui il commento

Commentare è libero (non serve registrarsi)

Iscriviti alla newsletter e rimani aggiornato sui nostri contenuti