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RITA REMAGNINO

“Siamo populisti”

“Siamo populisti”, ha proclamato orgogliosamente ieri il premier Conte durante il discorso di richiesta di fiducia alle Camere. Ha avuto un bel coraggio, dopo anni in cui l’accusa di populismo ha investito ogni idea, persona o attitudine non gradita all’establishment. Di fatto, un espediente per escludere l’avversario che di volta era chi si opponeva alla

“Siamo populisti”, ha proclamato orgogliosamente ieri il premier Conte durante il discorso di richiesta di fiducia alle Camere. Ha avuto un bel coraggio, dopo anni in cui l’accusa di populismo ha investito ogni idea, persona o attitudine non gradita all’establishment. Di fatto, un espediente per escludere l’avversario che di volta era chi si opponeva alla moneta unica, chi contestava il potere dei centri finanziari, chi era contrario alla perdita di sovranità dei parlamenti e degli Stati nazionali, chi desiderava controlli alle frontiere e non riconosceva le quattro libertà liberali: 1) la libera circolazione di beni; 2) dei servizi; 3) degli uomini; 4) dei capitali. Ciliegina sulla torta, c’era poi l’aggravante suprema: l’accusa di razzismo, rivolta a quanti non consideravano positivamente i fenomeni migratori e non credevano nella versione ufficiale, unica e indiscutibile, secondo cui l’immigrazione verso l’Europa sarebbe una sorta di evento naturale, inevitabile e inarrestabile, se non addirittura benefico.

 

Per anni essere chiamato populista è stato un insulto carico di disprezzo, pronunciato con l’indice alzato dei finti portatori di virtù civica e politica. Ma adesso il vituperato popolo può godersi lo spettacolo dello sconcerto dei sostenitori del politicamente corretto che, succubi del complesso di superiorità di chi tutto sa, non riescono a capire come abbia potuto prevalere quel popolo populista che non ha argomenti ma solo bassi istinti, perché “ragiona di pancia”. Nelle prossime settimane (poi, si abitueranno) il sonno di costoro sarà disturbato da questa nuova tendenza che rappresenta la fondamentale rottura ideale e morale dei popoli oppressi dalle élites, le quali vedono proprio in questo strappo la fine del loro dominio economico, sociale, politico e morale sui cittadini medesimi. Tale paura investe anche i media che, adesso, molto semplicemente, non servono più. Sono diventati superflui, quasi degli intrusi, giacché il politico si rivolge direttamente al “suo” popolo con un tweet e attraverso lo stesso mezzo riceve le risposte di cui ha bisogno. Non c’è più alcun bisogno d’intermediari.

 

 

Ma facciamo un po’ di storia e vediamo com’è nato il populismo, un fenomeno che ha radici lontane. Già il ginevrino Jean Jacques Rousseau teorizzava l’esistenza di una “volontà generale” del popolo e l’esigenza della democrazia diretta, senza mediazioni o rappresentanza. Ma fu in Russia, tra il 1860 e il 1880, che prese forma il movimento dei narodniki (narod=popolo) che vollero alfabetizzare le masse contadine e proporre una riforma agraria poiché, secondo loro, i contadini erano l’unica classe rivoluzionaria in grado di opporsi all’occidentalizzazione della Russia e all’espansione del capitalismo. Il progetto era rivolto alla salvaguardia della comunità rurale tradizionale, l’”obscina”, autosufficiente e autogovernata, gestita attraverso un sistema di solidarietà e mutua assistenza.

 

Nello stesso periodo negli Stati Uniti si sviluppò un movimento populista pressoché simile. Fondato nel 1867 da Oliver Hudson Kelley, il movimento detto dei grangers, che aveva come obiettivo quello di ampliare i diritti dei lavoratori agricoli e di salvaguardare l’autonomia dei piccoli proprietari terrieri con il duplice scopo di emanciparsi dagli interventi dello Stato e di tentare di mettere fine alla speculazione ed all’industrializzazione di massa. La protesta confluì nel Partito del Popolo, durato fino al 1908, che comprendeva anche i piccoli commercianti ed artigiani del Sud e del Midwest travolti dalle concentrazioni industriali, politiche e finanziarie, seguite al trionfo nordista nella guerra di secessione.

 

Solo parecchi decenni dopo il fenomeno si estese all’America Latina, dove si sviluppò un’interessante forma di populismo attraverso il peronismo, anch’esso imperniato sulla riforma agraria, oltre che sulla rivendicazione dell’accesso alla cittadinanza politica anche delle classi popolari, formate dai cosiddetti descamisados. Diversa fu la situazione in Europa, dove vi furono soltanto le brevi stagioni politiche di Pierre Poujade in Francia e di Guglielmo Giannini in Italia, tra il 1946 ed il 1948 con il movimento dell’Uomo Qualunque, da cui il termine, anch’esso enunciato dispregiativamente, di “qualunquismo”.

 

Di recente sono stati accostati al populismo i movimenti bolivaristi di ascendenza socialista del Sudamerica, il leghismo settentrionale italiano, il lepenismo francese (padre e figlia), i movimenti per la Brexit in Inghilterra, il berlusconismo e il renzismo per l’uso politico della comunicazione televisiva, il movimento Cinque Stelle e Podemos in Spagna. Evidentemente si tratta di fenomeni lontani tra loro nello spazio, nel tempo e nelle prospettive, uniti tuttavia da un filo di colore indefinito che oggi risiede in quella parola: populismo.

 

Lungi dall’avere una connotazione di destra o di sinistra, categorie obsolete e ampiamente superate dai fatti, i populisti portano avanti la loro azione di promozione di una forma originaria di socialismo comunitario opposto ad ogni forma di accumulo di capitale e di potere politico nelle mani di pochi oligarchi. Sotto questo aspetto lo si può considerare una delle più moderne forme di democrazia attiva e partecipativa, visto che nessuno s’illude più che la democrazia possa venire dal suffragio universale, o dai sistemi elettoralistici. In Italia abbiamo constatato con mano la correttezza di questa affermazione proprio nelle ultime settimane, mentre nelle prossime vedremo cosa potrà fare, in soldoni, il primo governo populista d’Europa: il governo italiano.

RITA REMAGNINO

06 Giu 2018 in Senza categoria

59 commenti

Commenti

  • Sarà nei prossimi mesi, Rita, che potremo farci un’opinione fondata sul nuovo governo. Il quale avrà, come sua più grande difficoltà oggettiva, quella di trovare preventive coperture economiche, secondo la nostra normativa costituzionale, per sostenere le spese necessarie al mantenimento di anche solo una parte delle promesse elettorali. Ma che avrà pure, come sua più grande opportunità soggettiva, quella di poter fare meglio, magari molto meglio, dei governi precedenti. Governi che hanno fatto male, maluccio o forse benino, comunque troppo poco e non quanto si poteva e si doveva fare a favore di quelle entità che oggi, dopo decenni di ostracismo linguistico e messa al bando lessicale, possiamo nuovamente, legittimamente, fieramente chiamare il popolo italiano, la nazione italiana, la Patria italiana.

    Saranno le cose e i fatti, i dati e i numeri a parlare, a consentirci valutazioni realistiche e giudizi attendibili. Vedremo. Una cauta sospensione del giudizio, una doverosa prudenza nell’encomio o nel biasimo sono ciò a cui, in uno scenario così confuso, turbolento e contraddittorio, il cittadino italiano di retto intendimento non può che attenersi, dopo tante tempeste politiche, tormente istituzionali e bufere mediatiche.

    Ovviamente, non può non recare conforto (soprattutto a chi da sempre ha creduto in certi valori, simboli e riferimenti emblematici) l’attuale ritorno a un linguaggio in cui abbondano gli apprezzamenti verso la nostra italianità, il sentimento nazionale, l’amor di Patria e tutto ciò che da decenni era stato disprezzato, deriso e combattuto dalle forze politiche portatrici delle ben diverse istanze dell’internazionalismo comunista, del capitalismo affaristico liberista, del giustificazionismo catto-clandestinista, delle intromissioni estere, lontane o vicine, nella sovranità dello Stato. E non può che stupire come tra i portatori di tale ritrovata linguistica spicchino coloro che fino a pochi anni fa attentavano secessionisticamente all’unità nazionale, bruciavano il tricolore, ingiuriavano i sacrari della storia italiana. E non può che sorprendere come a loro si affianchino molti di quelli che tacciavano di fascismo e minacciavano di violenze quei pochi, quei soli, quegli italiani che non si genuflettevano davanti alle loro bandiere rosse, alle loro manipolazioni culturali, alla loro iattanza intellettuale, alle loro prebende raccomandatizie.

    Quanto al dire, da parte di Giuseppe Conte, “siamo populisti”, è solo una provocazione semantica. Chiunque possieda un vocabolario italiano lo sa bene. Se voleva essere un rovesciamento dialettico, un espediente retorico, è piuttosto controproducente. Ma si sa, l’afrore elettoralistico si fa ancora sentire. Poco male. Adesso saranno i fatti a parlare. Il tempo delle parole è finito. “Populismo – Movimento politico-culturale russo, che si sviluppò tra la fine del sec. XIX e l’inizio del XX, aspirante a una sorta di socialismo rurale, in opposizione al burocratismo zarista e all’industrialismo occidentale. Estens. – Qualsiasi movimento politico diretto all’esaltazione demagogica delle qualità e capacità delle classi popolari”. “Demagogia – Degenerazione della democrazia, per la quale al normale dibattito politico si sostituisce una propaganda esclusivamente lusingatrice delle aspirazioni economiche e sociali delle masse, allo scopo di mantenere o conquistare il potere” (Devoto-Oli). Appunto. Gli italiani stanno aspettando che populismo e demagogia lascino il posto alla politica.

  • “Populismo”: Rita e Pietro, mi sento in dovere di puntualizzare; probabilmente nn avete ascoltato in diretta il corposo (un’ora e rotti) discorso del Presidente Conte!
    Le sue parole non sono state affatto tout court: “siamo populisti”, ma, ben diversamente “…. Le forze politiche che integrano la maggioranza di governo sono state accusate di essere ‘populiste’ e ‘anti-sistema’. Sono formule linguistiche che ciascuno può declinare liberamente. Se ‘populismo’ è l’attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente – prendo spunto da riflessioni di Dostoevskij tratte dalle pagine di Puskin -, se ‘anti-sistema’ significa mirare a introdurre un nuovo sistema, che rimuova vecchi privilegi e incrostazioni di potere, ebbene queste forze politiche meritano entrambe queste qualificazioni”.
    Il prof. Conte, da par suo, alla semantica ci aveva ben pensato, ed ha contestualizzato assai bene, nella fattIspecie; semplificare/banalizzare con un “siamo populisti”, non mi pare fare un buon servizio, a lui, in primis ed alla verità fattuale, in secundis (ma si dice secundis ? mah!)
    Magari nel suo discorsone, ha “dimenticato” la Scuola, ed è una dimenticanza grave, avendo toccato, punto per punto gli argomenti forti del Contratto, ed il Contratto, al titolo “Scuola”, dedica due pagine (delle 50 totali).

  • Lungi da me, Pietro, l’idea di giudicare un governo che ieri è stato “fiduciato” dal Senato e oggi dalla Camera. Da mesi sto dicendo che prima di esprimere giudizi bisogna avere qualcosa da giudicare, una precauzione osservata da pochi nelle ultime settimane.

    Quanto all’espressione di Giuseppe Conte “siamo populisti”, sarà pure “una provocazione semantica” (forse), ma rappresenta pur sempre un cambio di paradigma che non può passare inosservato. Le parole in politica sono tutto, talvolta possono apparire eccessivamente demagogiche (mai comunque quanto gli indici finanziari, che le hanno di gran lunga superate), altre volte costituiscono invece un manifesto d’intenti, descrivono cioè le linee programmatiche di un partito o di una coalizione. Credo che vadano letti in questa chiave le due lunghissime dichiarazioni di Conte, che non a caso ha citato il “realismo morale” di Christopher Lasch, memoria e speranza. Anche noi ci speriamo, ovviamente.

  • A voler ben guardare, Francesco, non dice niente di nuovo l’attuale governo che si dichiara populista per prendere le distanze dai governi filo-capitale che lo hanno preceduto. La storia politica dell’Italia repubblicana dimostra abbondantemente che sul nostro suolo sono state sperimentate le forme più diverse di populismo: il qualunquismo, il laurismo, alcuni aspetti del radicalismo pannelliano, il leghismo, il dipietrismo, la Rete di Orlando, il berlusconismo, il renzismo, i girotondi e via dicendo. Da quando è una Repubblica di diritto, l’Italia è sempre stata populista. E sempre lo sarà, probabilmente. Il populismo è in ultima analisi la deriva delle rappresentanze, la quintessenza di una griglia ideologica che include la destra e la sinistra. Quello che dà maggiormente fastidio è la sua capacità di riuscire a mettere a nudo quei modelli tendenziosi di una “società totalmente amministrata” che alcuni ideologi, sconclusionati e concettualmente molto più vicini di quello che si pensa al “processo della modernità capitalistica”, alimentano pur volendo dimostrare il contrario.

    Ovvio che il populismo teorico è altra cosa rispetto al populismo di governo, che ancora non si sa se possa essere messo in pratica poiché nessuno prima d’ora lo ha mai sperimentato. Anche il marxismo in teoria non faceva una grinza, però non ha mai funzionato. Non ci resta dunque che stare a vedere.

  • Grazie della precisazione, Francesco. Devo infatti ammettere che, accendendo raramente la televisione, non ho ascoltato tutto il lungo discorso di Giuseppe Conte in diretta. Il mio era solo un commento al post (e al suo titolo) di Rita, visto che tra i pochi media da me ogni tanto frequentati e considerati attendibili ci sono la radio nazionale (non sempre), CremAscolta (quasi sempre) e la settimana enigmistica (sempre). Mi fa piacere che Conte non abbia detto “siamo populisti”. Va tutto a suo favore. E a favore della sua conoscenza della lingua italiana e della storia delle dottrine e delle istituzioni politiche. Intanto, spero soprattutto che trovi i 125 miliardi (o 108, o 110: su queste cifre, la cosa non cambia) che gli mancano. Così evita ai suoi due vice di aver fatto, loro sì, la parte dei “populisti” e dei “demagoghi” (vedi), con promesse elettorali impossibili da mantenere.

    Certo, può fare a meno di trovare tutti questi miliardi attraverso la riduzione degli sprechi (si può fare) e il contrasto all’illegalità (si può fare), limitandosi invece ad aumentare il debito pubblico di conseguenza. Ormai chiacchierare a parole di possibili uscite dall’euro ha poco senso. Se le promesse elettorali saranno mantenute spendendo 125 miliardi senza coperture, se si andrà contro i trattati internazionali e contro la nostra Costituzione, che li ha recepiti per quanto si riferisce alle esigenze di copertura economica preventiva, allora, senza tante parole, in concreto, nei fatti, in termini oggettivi e risolutivi, non si potrà che trovarsi al di fuori da tutto: trattati, Costituzione, moneta unica, Europa, mercati economici. Non a parole, “parlandone”. Ma nei fatti, “facendolo”. Anzi, “avendolo fatto”, e basta.

    Ecco perché non c’è scritto nel famoso “contratto” che si esce dall’euro. Sarebbe un pleonasmo, una formalizzazione. Si può uscire per quella scopertura abnorme, non sanabile, evidente e palese. Ecco perché conviene adesso incolpare, caricando a testa bassa, l’Europa, l’euro, Bruxelles e i perfidi tedeschi, che prima con le divisioni corazzate di Hitler e oggi con le armi della finanza e dello spread perseguono sempre gli stessi scopi (fonte: un ministro che ha appena giurato non si capisce su che cosa e per che cosa). Ma, si diceva, magari Conte i 125 miliardi li trova, tagliando ladrismi e parassitismi tutti italiani (si può fare) e combattendo evasori fiscali e criminali mafiosi tutti italiani (si può fare). Stiamo a vedere. Adesso saranno i fatti e i numeri a parlare.

  • Hai ragione, Rita, l’accusa di populismo è aumentata notevolmente da quando le due attuali forze di governo hanno iniziato ad avere successo ma anche in passato altre formazioni politiche erano state indicate come populiste. Gli esempi da te fatti sono senz’altro significativi. Difficile dire se questo aumento di censure in tal senso sia dovuto a una effettiva maggiore propensione di queste due realtà al populismo, rispetto alle realtà politiche precedenti, oppure se l’insistenza sia dovuta fondamentalmente a una orchestrazione mediatica più strutturata.

    In ogni caso, concordo con te sul fatto che anche le peggiori accuse possano essere dialetticamente capovolte e rivendicate, polemicamente e retoricamente, come titolo di merito. È una modalità oratoria un po’ rischiosa ma, se si è bravi, il rovesciamento può funzionare. Mussolini era bravissimo. Hitler no. Peròn era bravo. Castro pure. Franco mica tanto. In questa figura retorica del capovolgimento semantico, i nostri attuali esponenti politici, se vorranno orgogliosamente dichiararsi al mondo come fieri populisti, potranno contare su esempi didattici di estrema efficacia e case study di sicuro interesse.

  • Rispetto ai populisti loro predecessori, “questi” si rivolgono sul serio al popolo. Berlusconi era un populista a parole, ma poi si faceva gl’interessi suoi, cosi come Renzi era al servizio del sistema bancario. Il governo Conte “rischia” pertanto di essere il primo vero populista dell’Italia repubblicana. Staremo a vedere, ovviamente.

    Eviterei per prudenza di entrare nel balletto delle cifre, che non coincidono affatto tra una “fonte” e l’altra, segno evidente che qualcuno ha sbagliato a fare i conti.

  • Evitiamo pure, Rita, di entrare nel balletto delle cifre. Lasciamo agli esperti discutere se il costo complessivo di tutte queste modifiche sia di 125, 108, 110, 100 miliardi o se conteggi più accurati (che per ora non ci sono) possano darci l’ottima notizia che non si tratti di più di 90 miliardi. Certo, non entriamo in una discussione sull’importo preciso. Non ci basterebbe tutto questo blog.

    Ovviamente, il problema di trovare una quantità di denaro comunque spaventosamente elevata e incompatibile con il nostro bilancio attuale, a meno di sforare a manetta e beccarci tutte le drammatiche conseguenze del caso, rimane in pieno. Che il buco si faccia a tempo di valzer o di polka. Una danza tra parassitismi, sprechi, evasione fiscale e criminalità mafiosa imperante, facendo attenzione a non pestare troppo i piedi a queste realtà. Anzi, facendo condoni fiscali e togliendo i vincoli alle procedure d’appalto.

    Pare proprio di assistere a una rimozione psico-politica dell’enorme problema dei costi delle promesse elettorali. Sembra come un voler girare la testa, un esorcizzare chiudendo gli occhi, un parlare d’altro facendo finta di niente. Tuttavia, mettendo la testa sottoterra come gli struzzi si rende più vulnerabile una certa parte anatomica.

    “A questo mondo, peggiore del peccato c’è solo il negare di essere peccatori”, diceva il mio parroco. E sappiamo, da non ricordo quale dottore della chiesa, che “la miglior astuzia del diavolo è di farci credere di non esistere”. Questi miliardi di debito aggiuntivo sono come le corna nascoste del diavolo secondo Mazzarino, che se ne intendeva: “si le diable ne montrait pas cornes, ce serait un formidable, redoutable menteur”.

  • Non credo che si possano esprimere “giudizi economici” prime del Def, che sara’ il vero banco di prova dell’attuale governo. Basti vedere la confusione totale in cui versano i media, nei/sui quali si dice quotidianamente tutto e il contrario di tutto. Lasciamoli blaterare e asteniamoci, almeno noi.

    Non credo neppure che si possano applicare i “vecchi” ragionamenti ai nuovi parametri che si propone di mettere in campo il governo. Dalla continenza assoluta (per noi, non per loro) all’idea di rimettere in circolo i danari delle famiglie ce ne corre. Vedremo.

  • Pericolosissimo quello che dice
    Rita, che equivale a dire che è meglio dove la stampa è silenziata.

    • Liberissima interpretazione, come di consueto. Non ho affatto detto che la stampa vada silenziata, non ce n’e’ motivo visto che quasi piu’ nessuno li segue. Ormai sono ridotti a commentarsi l’uno con l’altro, sono diventati fini a stessi. Ho solo detto che i media navigano nel caos piu’ totale, e lo sottoscrivo. In Occidente non c’e’ capo di Stato che non li eviti accuratamente rivolgendosi direttamente ai cittadini via social. Senza filtri.

  • Cara Rita, io non sono convinto che destra e sinistra siano categoria obsolete e superate. Anzi, secondo me il populismo non è una categoria applicabile a forze governative. Populista può essere un pensatore, populista può essere un movimento di pensiero o una forza politica in campagna elettorale.

    Condivido con te e gli altri questa mia riflessione. Credo che in questo momento si siano rafforzati partiti di destra con politiche di destra, che non sono forze populiste, ma, appunto, forze di destra, mentre le forze di centro e di sinistra patiscono i tempi che stiamo vivendo, Il populismo può essere un movimento di pensiero che si trasforma in forza politica e che, in quanto tale, assume una direzione verso destra o verso sinistra a seconda dei provvedimenti che adotta
    Nel nostro Paese c’è una forza di destra, che è la Lega, che persegue politiche di destra e un movimento di pensiero, che ha acquisito straordinaria forza elettorale, che è il movimento 5 stelle, che dovrà far capire da che parte sta. Qualcuno direbbe dalla parte del popolo, il che aiuta poco. Questo movimento di pensiero ha attirato elettori di destra, sinistra, centrodestra e centro sinistra. Allora il punto è che questo non è un governo populista ma è un governo con due forze, di cui una marcatamente di destra e l’altra senza una vera identità, che al momento collocherei al centro, visto che i provvedimenti previsti vanno un po’ a destra è un po’ a sinistra, destinata ad acquisirla nei prossimi anni.

    • Concordo con la “diagnosi” Giorgio; la “prognosi” mi appare “riservata”, anzi, riservatissima!
      Difficilissimo infatti prefigurare l’evolversi della “malattia” in atto, alla quale è stato assegnato un …… “codice giallo/verde”,( di quelli “rossi” non se ne trovavano più!).
      Unico “faro” lo “stellone italico”, peraltro ubicato su una “boa galleggiante”, finchè….galleggia!
      Impegnamoci su quello “che possiamo fare noi” per il nostro Paese (che è poi il “buffo stivale”) quello che dipende da noi, quello per cui possediamo le “unità di misura”.
      Su quello ….non ci sono scuse, per ciascuno di noi!

  • E’ chiaro, Giorgio, che partendo dal presupposto che esistano ancora categorie obsolete come destra e sinistra, si arrivi alla conclusione che il populismo – termine vetusto e improprio – non possa governare. L’una cosa e’ la conseguenza dell’altra. Vedo comunque che tu stesso fatichi non poco a definire cosa e’ di destra o sinistra, questo perche’ ormai e’ impossibile.

    Ci vuole un discreto coraggio a sostenere che “le forze di sinistra e di centro” in Italia scontano l’umore dei tempi. Pd e Forza Italia (il fatto stesso che operino di fatto insieme la dice lunga su molte cose) scontano semmai una caterva di errori ma soprattutto il fatto di essersi trasformati in comitati d’affari. Gli italiani hanno dato loro credito, per un po’, per poi decidere che danni ne avevano gia’ fatti abbastanza. Basta. Puo’ darsi che i giallo-verdi tra qualche anno facciano la stessa fine, oppure no, chi lo sa. Vedremo.

    Quanto al “governo con due forze” mi sembra che non ci sia proprio nulla di nuovo sotto il sole. L’Italia e’ stata per mezzo secolo governata dalle “due anime” della Dc, due era anche la cifra del Pci, mentre il Psi e’ durato troppo poco per dividersi. Alla fine gli italiani sempre italiani sono, e continueranno ad esserlo.

    Il fatto, comunque, che in tanti si sforzino di denigrare il governo Conte che ancora non ha fatto nulla, ne’ in bene ne’ in male, mi fa ben sperare. Auguro a noi tutti che ce la faccia, anche perche’ non ci sono alternative credibili.

  • Mi permetto, Rita, di dubitare anch’io, come ha fatto ieri Giorgio Cardile, del fatto che destra e sinistra siano concetti superati. Mi rendo conto di quanto oggi queste definizioni si applichino a fatica a partiti come Lega e Cinquestelle. Ma esistono, dentro e fuori il parlamento italiano, così come dentro e fuori molti altri parlamenti e organi politici in Europa e nel mondo, moltissime formazioni chiaramente di destra o di sinistra. In un’altra sezione del blog facevo cenno alle comunità militanti. Ne stanno nascendo di destra e di sinistra, anche se non hanno rappresentanza parlamentare. A destra si va dai nazisti a certi integralisti cattolici, a sinistra si va dai bolscevichi ai pauperisti mistici. Insomma, Lega e Cinquestelle rappresentano un esempio di un problema molto italiano, quello del proteismo politico e dell’arlecchinismo ideologico, un nostro problema risalente, che periodicamente ricorre in forma endogena ed endemica. Resta il fatto che, se dovessimo dare una definizione di destra e di sinistra, ciascuno di noi ne darebbe una diversa. Ma questo è un aspetto diverso, che meriterebbe una riflessione a parte. Sono comunque d’accordo sul fatto che la qualificazione di destra o di sinistra di Lega e Cinquestelle rappresenti un rompicapo. Ma forse, più che un problema definitorio nostro, potrebbe essere un problema politico loro. Che torna ad essere nostro perché, adesso, sono al governo.

  • Se s’intende la sinistra dei quartieri medio-alti e la destra di borgata, sono d’accordo. Ammetterai pero’, Pietro, che queste mutazioni genetiche nulla hanno a che vedere con le categorie originarie di destra/sinistra. Si tratta di fenomeni inediti a cui sono state erroneamente applicate etichette di cent’anni fa. Se tu mi chiedessi, oggi, di citare una “comunita’ militante” di estrema destra, d’istinto farei il nome degli sfascisti dei centri sociali. All’estrema sinistra invece, dove dovrebbe starci il popolo, non vedo nessuno.. Quanto poi a gruppi come le “teste rasate” che ostentano swastiche senza sapere di cosa si tratta, quella non e’ destra ne’ sinistra (non hanno mai rotto neppure un vaso di geranio) ma un qualcosa che puo’ essere derubricato a “note di folklore”. Mi sembra piuttosto difficile, in condizioni di totale confusione come l’attuale, applicare categorie antiche a fenomeni moderni.

    • Rita, vacci piano a derubricare tutto questo alla voce folklore. E leggi qualcos’altro oltre ai tuoi social, leggi anche la carta. Altrimenti continua pure a smanettare col PC. Questo lo trovi in rete, se proprio le pagine di giornale ti infastidiscono. Chissà che leggendo questo a video…
      http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/12/01/news/un-anno-di-violenza-fascista-1.315334

      E POI PROVA A SMENTIRE! P.S. : dopo questo numero dell’Espresso non c’è stata nessuna querela. Non è che è tutto vero?

  • Qualsiasi decisione politica può esser letta secondo le vecchie categorie. Non entro nel merito di quanto farà questo governo, oltre le promesse elettorali. Di fatto io ci vedo solo una gran voglia di POTERE. E la prova credo che sia la disomogeneità delle forze in campo, che, nonostante questo, hanno sottoscritto un accordo che chissà se mai vedrà realizzazione.

  • Spiacente di deluderti, Ivano, ma non frequento alcun social. Se il “nuovo fascismo”, quello che turba i sonni di Delrio e mette le fregole al Renzi/Espresso e’ rappresentato dai soliti quattro scemi al bar, ho addirittura esagerato a chiamarlo “folklore”, perche’ non e’ neppure quello. Semplicemente: non e’.

    Ma lasciando perdere queste stupidaggini, colgo l’occasione per complimentarmi con il presidente Conte che finalmente al G7 ci ha degnamente rappresentato. Viva l’Italia. Dopo barzellettieri, servi e giullari, abbiamo un uomo che non ci fa sfigurare in giro per il mondo. L’uomo che i media ormai sull’orlo di una crisi di nervi ci hanno descritto per settimane come un perfetto cretino. Meditate gente, meditate.

    • Concordo Rita
      Attenzione, attenzione.
      L’Italia s’è desta

  • Finalmente! Positivo anche, nel “caso Acquarius”, che i ministri Interno/Infrastrutture siano sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda. Non dimentichiamo che nella passata legislatura Minniti e’ riuscito a fare qualcosina ma non troppo a causa della palla al piede Delrio che, in qualita’ di responsabile della Guardia Costiera, gli ha tarpato le ali in piu’ di un occasione. La Ue ha bisogno di uno shock per cambiare atteggiamento, speriamo dunque che sia la volta buona. Nel frattempo i seicento e rotti clandestini ancorati al largo di Malta saranno mantenuti vitto e alloggio dalla nostra Marina e sono al sicuro. I loro problemi inizieranno dopo che avranno messo i piedi a terra e scopriranno che ad attenderli c’e’ il nulla.

    • L’alcolista “anonimo” non parla.
      Chieda a Francia, Malta, Spagna, che incassano soldi dalla UE, di aprire i loro porti.
      Le balle del solito ritornello ” abbiamo lasciato sola l’Italia, bravi Italiani etc…” andavano bene a Renzi che ha sottoscritto un accordo per sforare i conti pubblici. Nessuno ha mai chiesto al precedente Governo Italiano di dimostrare a fronte di una spesa la copertura.

  • La prova di forza del ministro Salvini in tema di immigrazione era del tutto attesa e, a mio avviso, è stata utile non solo perché ha… stanato il nuovo governo socialista spagnolo (che non può che rafforzare la sua immagine dopo la decisione di accogliere tutti i 629 migranti per ragioni umanitarie), ma perché ha posto con forza all’attenzione dell’opinione pubblica europea, la questione immigrazione come “questione europea”.

    Per fortuna, grazie all’offerta della Spagna, sono stati garantiti i diritti dei disperati, ma il problema dovrà essere affrontato con urgenza e non sarà per nulla facile risolverlo: il tentativo di modificare il regolamento di Dublino proprio è naufragato in questi giorni scorsi (e non solo grazie al no dei Paesi di Visegrad).

    Il caso dell’Aquarius dovrà costringere tutti ad assumere le proprie responsabilità.
    E subito perché è proprio l’estate la stagione più favorevole al trasporto dei migranti ad opera di organizzazioni criminali.

    La via di uscita, a mio avviso, è quella rappresentata dai “corridoi umanitari”, una via che sulla carta è in sintonia con chi vuole selezionare in loco i pochi aventi diritto all’asilo e alla protezione umanitaria.

    • Il regolamento di Dublino, Piero, non va “modificato” bensi’ cestinato con fermezza e decisione. Era una porcata fin dall’inizio. Non vedo alternative al blocco in acque internazionali della ditta di import messa in piedi in questi anni di lassismo politico e istituzionale dalle Ong che, sia chiaro, non salvano vite umane ma piu’ o meno consapevolmente fanno gli interessi della mafia/camorra e rispondono ai progetti deliranti di Soros & Co. Anche basta, abbiamo gia’ dato.

  • Colpo mortale alla mafia e alla camorra specializzate nel traffico di esseri umani, che adesso vanno altrove lasciando i faccendieri a bocca asciutta. Bravo Salvini, ma io mi domando e dico: ci voleva tanto? Non si poteva fare cinque anni fa? Stupidi o collusi?

    • Vai Salvini!!!! tieni duro, anche voi grillini e Conte
      Escono dalla tane le prime pantegane
      La Corsica voleva accogliere migranti, Macron lo vieta e dice:
      Italia cinica e irresponsabile

  • Nonostante non abbiano mai brillato per intuito politico, i tedeschi hanno capito (miracolo!) che era meglio per l’incolumità della “loro” Ue se l’Italia non s’arrabbiava. Hanno ordinato così a Spagna e Francia di prendersi in carico i passeggeri dell’Aquarius. E’ un inizio, anche se la strada è ancora lunga. Nel frattempo noi comuni cittadini ci stiamo scompisciando dalle risate nell’assistere alla “caduta dei falsi déi”: Bonino, Saviano, Delrio, Giannini, Mentana, e compagni di merende di varia estrazione, in pratica tutti quelli che fino ad ora si erano illusi che il loro parere contasse qualcosa. Sono stati clamorosamente smentiti dalle urne. E adesso gli italiani tifano per l’Italia ……. chi l’avrebbe mai detto.

    • E’ vero Rita, la strada è lunga e in salita ma le energie ci sono.
      Quando l’Italia mette la testa fuori dallo zerbino hanno paura e si esprimono in modo disarticolato.
      Eravamo il loro bidone della spazzatura, speriamo di non esserlo più
      Farò una confidenza: mi sta tornando l’orgoglio Nazionale.
      A proposito lo spread cala………….cosa succede??

  • Un regolamento, Rita, credo che sia necessario per stabilire che la questione migranti e quindi il problema della rimozione delle cause e quindi degli accordi con i Paesi di origine e di transito deve essere una “questione europea”.
    La partita, grazie a Sanchez, è vinta per Salvini (possiamo dire per il “governo Salvini”), ma come dici anche tu c’è ancora moltissimo da fare: non solo a valle (sono arrivo oltre 900 migranti su navi italiane), ma anche a monte.
    Molto, moltissimo da fare, anche per convincere i partner europei, soprattutto gli amici di Salvini.
    Io, personalmente, ho fiducia che qualcosa si smuova.

  • ….devo dire (grazie per la sua presenza “sul pezzo” di Enrico Mentana e la7) che anch’io ho avuto una (del tutto) insperata impressione di “squadra al lavoro” la notte scorsa rispetto all’atteggiamento/comportamento del Governo, conseguente all'”innesco” salviniano.
    Ovviamente i “giornaloni” in coro pdistico dicono altro!
    E del resto, a onor del vero ( si quello che si fa, ma …. non si dice) di “altro” che non compare /servizisegreti x accordi segreti e poco nominabili, e di gasolio esaurito (in libia!!!!) nei serbatoi delle motovedette nuove di pacca, dono di Minniti&c., credo ce ne siano assai!
    Mi viene addirittura da rimpiangre, adesso, con gli occhi del poi, (che lo so, non si deve fare!) il “bacio con annesse promesse autostrade” del Caimano a Gheddafi! Pensa te!
    Quanto alla “sinistra”, se il buon giorno si vede dal ….martina, semo mmmessi bbbene!
    Quando si decideranno a ….dire qualcosa di sinistra?!?
    E quel Trump che sta facendo ….scoppiare la pace!!!!
    Citerò con affetto il mio amato papà: “me ke kapese n’ostrega!”
    Vediam gli sviluppi nè …..

  • Piero la questione e’ diventata europea da domenica, immagino che tu te ne sia accorto, prima non lo era. E cerchiamo di non beatificare Sanchez, che ha agito per puro interesse politico (equilibri interni al suo partito) e pungolato da Merkel. La Spagna, comunque, l’anno scorso ha incamerato 17mila clandestini, noi viaggiamo sui 180mila e per di piu’ non spariamo, quindi caliamo un velo pietoso.

    I 900 in arrivo sono su una nave tedesca che batte bandiera olandese, non ho idea di dove andranno ma sono convinta anch’io che qualcosa si muova. Era ora.

  • Caro Franco, le considerazioni che fai sono quelle di tutti gli italiani. Vuoi vedere che stiamo scoprendo di essere un popolo?

  • Macron ha chiesto scusa a Conte, ovvero all’Italia: e’ una soddisfazione. Da notare comunque la debolezza di questi giovani politicanti: sia Sanchez che Macron hanno usato il “caso Acquarius” per dare segnali interni alle loro correnti di partito. Pensavano evidentemente di avere a che fare con la solita italietta pronta a svendersi per un piatto di lenticchie. Ora sanno che il vento e’ cambiato.

    • Salvini ha scoperchiato la pattumiera, l’odore è talmente nauseabondo che i deodoranti che la sinistra utilizza non riescono a coprirlo. La maggior parte degli italiani, anche di sinistra, ha capito il gioco sporco che la sinistra ha fatto in questi anni. Oggi leggiamo ancora tabelle che presentano numeri manipolati. Si crea confusione per coprire la verità, ma è tardi gli italiani si stanno svegliando dal torpore e si scoprono patrioti.

  • Concordo con te, Romano. Ma ancor piu’ dei politici delle passate legislature – che a sentirli chiamare “sinistra” mi si rivoltano le budella, lasciamo che la sinistra novecentesca riposi in pace, amen – fa specie il mainstream: mai li abbiamo visti cosi’ scatenati, o disperati. Dalle stelle alle stalle. Tutto d’un botto, ops!, non servono piu’. E’ un bel dramma quello che si sta consumando sotto gli occhi divertiti degli italiani.

    • ….ma, Rita, sai, di divertente io non ci trovo proprio nulla!
      Nn sono abbastanza “italiano” forse?
      Siamo alle solite poi, non appena appare all’orizzonte una “grande opera”: mazzette, favori, raccomandazioni ……”c’è il nipote di mio cognato che è così un bravo ragazzo ……”, c’è una “fondazione” che è tanto benemerita!
      La magistratura che ci ha sempre qualcosa in stand by da estrarre al momento opprtuno e i “giornaloni/ini/etti che “aggiustano” le notizie con l’evidenziatore ed il bianchetto a secondo dell'”editore” e una volta che la notizia “aggiustata” è apparsa in prima pagina, anche se poi c’è la rettifica (ovviamente non altrettanto evidenziata e in 5^ pagina) il danno è fatto!
      Sarà forse “molto pittoresco”, ma per me, per nulla divertente ……anzi!

  • Non pensavo che avrei ceduto. Ero convinto di tenere duro. Eppure, l’altro giorno non ce l’ho più fatta. Ho ceduto a un moto di simpatia verso Matteo Salvini. E adesso, dopo questo obnubilamento d’identità, temo di svegliarmi un mattino come Gregor Samsa o Mario Borghezio.

    Per ora, non ho la febbre alta (l’ho provata subito) e continuo a considerare demenziali le promesse elettorali da più di cento miliardi che ci metteranno dietro la lavagna, come gli asini, e aumenteranno la nostra ricattabilità da parte dei mercati economici, cioè degli investitori sia stranieri che italiani. E continuo a considerare inaccettabili gli ennesimi malcelati condoni agli evasori fiscali e la “pace” con chi viola le norme tributarie e quindi ruba ai concittadini. Per cui, forse si è trattato di un deragliamento sensoriale isolato. In effetti, prima di questo straniamento cognitivo, erano successe alcune cose, davanti alle quali avevo retto bene. Vediamole.

    Salvini attaccato dal PD che, ostentando cuor commosso e caritatevole, vuole in realtà africanizzare l’Italia per aumentare i propri elettori (gli ultimi possibili). Salvini attaccato da Dolores Delgado, ministra di quel nuovo governo spagnolo che, accettando seicento clandestini, si atteggia a demiurgo dei problemi migratori planetari e intanto spara a Ceuta e Melilla. Salvini attaccato dalle ONLUS … no, qui non lo dico, forse il blog è letto anche dai minori … insomma, attaccato dalle ONLUS, per ora basta là. Salvini attaccato da alcuni galoppini del mestatore libico Macron, travestitosi da protettore del terzomondo, dopo i blocchi a Ventimiglia e la caccia ai neri sugli scogli.

    Nonostante tutte queste cose, io comunque, tenace, tenevo duro. Non un cedimento, non un pensiero di comprensione per Salvini. Persino quando ad attaccare Salvini sono stati Saviano, Corona e Balotelli. E lì, ho fatto fatica a trattenermi. Ho poi rischiato proprio di non farcela a non provare simpatia per Salvini quando ad attaccarlo è stato Jacopo Fo (Jacopo Fo!). Quasi impossibile. Ma anche lì, niente, tetragono, ho resistito. Poi, l’irreparabile. L’altro giorno. E ho ceduto. Perché è successa una cosa che ha vanificato qualsiasi mio ulteriore tentativo di negare a Salvini ogni moto di simpatia.

    Che cosa è stato? È stato lui. Varoufakis. Con le sue dichiarazioni contro Salvini. Il ministro delle finanze truccaconti di un governo truccabilanci. Uno di quelli sorpresi a dilapidare facendo carte false, beccati con le mani nel sacco. Quelli che, smascherati e sbuguiardati, allora facciamo la rivoluzione, Europa boia, glie la faremo vedere. Poi, tutti finiti con la coda tra le gambe, con in casa gli ispettori europei. Adesso, quando fanno il compitino giusto, gli comprano il lecca-lecca. Varoufakis. Pure esperto di migrazioni. Il tuttologo. Basta guardarlo e sentirlo parlare, con quel sorrisetto sghembo, spocchioso, il sa-tutto-lui, con quello sguardo obliquo, saturnino, con quelle quattro frasi fatte che ricicla a seconda delle circostanze. Varoufakis. Che ha sul didietro l’impronta delle suole di mezza Europa. Persino lui hanno raccattato, pur di attaccare Salvini.

    Ecco, adesso ve l’ho detto. Dopo Varoufakis, ho avuto un moto di simpatia per Salvini. Molti conoscenti intellettuali mi toglieranno il saluto. E mi ostracizzeranno conventicole culturali, salotti impegnati, sacrestie influenti, giovinottazzi solidali, matrone benefiche. Pazienza. Viva l’Italia.

    • Franco di divertente io invece ci trovo moltissimo: e’ una soddisfazione vedere i vari Pinco Pallino con la faccia stizzita che prima pontificavano su questo e quello, spesso dicendo stupidate, mentre adesso non sanno piu’ che pesci pigliare. Non dimentichiamo che il 90% di loro ha ottenuto “il posto” per raccomandazione. Moltissimi sono i figli di giornalisti e personaggi noti, percio’ che adesso facciano i moralisti e’ grottesco. Quanto all’ultimo “caso Roma” e’ evidente che sono stati dedicati paginoni e speciali televisivi a spezzoni di intercettazioni telefoniche che, per il momento, non coinvolgono politici ma faccendieri. Se il malcostume italico e’ certamente deprecabile (ma esiste a tutti i livelli, inutile fare gli struzzi), ne abbiamo piene le scatole dei processi mediatici. Vogliamo processi veri e sentenze definitive.

  • Commento divertente, Pietro. Hai ragione. Mi permetto solo di dissentire sul “condono”, a cui adesso hanno dato il nome di “pace fiscale”. In effetti, e’ probabile che nel mucchio ci sia qualche furbetto, ma moltissimi sono i piccoli e medi imprenditori gettati sul lastrico dai crediti non pagati dallo Stato e dalla pubblica amministrazione. Qualcuno dovra’ pure “pacificare” queste posizioni.

  • Grazie, Rita. Non so quanti piccoli e medi imprenditori (so comunque che ce ne sono) siano stati “gettati sul lastrico dai crediti non pagati dallo Stato”. Riguardo a loro, la cosa più logica sarebbe stata che lo Stato li pagasse e che poi loro pagassero le imposte dovute. Sempre che i mancati pagamenti statali e la loro evasione tributaria fossero collegati effettivamente da un rapporto causale, da un nesso eziologico ben dimostrabile in termini economici, temporali e quantitativi. Ma non sono un esperto in materia e su questo aspetto, che non era essenziale nel mio commento, non mi permetto di andare oltre. Per tutti gli altri evasori fiscali, resto della mia idea, che poi è l’idea degli italiani che pagano mentre gli altri rubano alla collettività. Poi, una precisazione. Nel mio commento ho citato le “ONLUS”. Ce ne sono di ammirevoli, anche a Crema. Intendevo le “ONG”. Anche di queste ce ne sono di ammirevoli. Io indicavo “quelle ONG”, per intenderci quelle che hanno twittato su Salvini e di cui è recentemente tornato a parlare Zuccaro. Come in tutte le famiglie, ci sono i benefattori e gli speculatori.

    • Vai tranquillo Pietro, non c’e’ pubblica amministrazione in Italia, sia essa un Comune o una Regione, che non abbia fatture in sospeso con ditte private che vengono “regolarmente” pagate dopo mesi o anni. Capisci bene che quando il credito ammonta a svariati milioni di euro l’imprenditore e’ costretto a licenziare e indebitarsi con Equitalia, prima di andare a gambe all’aria. Sarebbe bello se lo Stato pagasse, ma con la burocrazia che ci ritroviamo non e’ cosi’ semplice. Mi sembra che il provvedimento di rottamazione delle vecchie cartelle vada proprio in questo senso: reset, dopo di che il sistema cambiera’ completamente. Questo, almeno, e’ il proposito. Speriamo.

      Quanto alle Ong, e’ chiaro come il sole che prima ancora di fare beneficenza fanno politica attiva, una cosa inaccettabile a maggior ragione quando le loro azioni (tipo i raid nel Mediterraneo) vanno contro l’interesse comune. Chi rappresentano? Quando sono stati eletti? Per quale motivo dovremmo stare in balia di gruppi di scalmanati i cui interlocutori privilegiati sono i trafficanti di schiavi? E sorvolo sul resto.

  • Ciao Salvini
    Quando prenderai accordi in Libia, non con i banditi che ha usato Minniti, ma ad alto livello, chiedi che vengano rilasciati dalle gabbie i migranti che vi ha lasciato Minniti e la sinistra che non ha voluto vedere.
    Dimostra alla sinistra che tu sei un pragmatico non un cinico.

    • Ai radical chic (basta chiamarli “sinistra”, tutt’al piu’ sono sinistri) non e’ mai fregato niente di dove andavano a finire gli africani, l’importante era “far vedere” che potevano sbarcare tutti. Adesso gli spagnoli (quelli che sparano) fanno i brillanti con l’Aquarius e bene ha fatto Salvini a dire “prendetevi anche i restanti 66mila che vi sarebbero toccati negli ultimi tre anni, non ci offendiamo”. Sono sicura che al vertice di fine mese a Bruxelles ci sara’ una resa dei conti. Era ora.

  • Io invece ritengo il comportamento di Salvini un atto/i di bullismo, come ritengo Macron un imbecille, sia chiaro, e su questo il nostro ha ragione. Ritengo sbagliato invece questi proclami di vittoria, che se mai servissero a ritrattare Dublino andrebbe anche bene. Mettere tutti di fronte alle responsabilità, e la Merkel che dice che l’Italia è stata lasciata sola, che ora è una barzelletta, se ne fosse accorta prima, la dice lunga sul peso che l’Italia potrebbe ancora avere. E su questo credo che si possa far conto, ma fino ad un certo punto. Non credo che l’Italia abbia la forza contrattuale per far riscrivere o scrivere tutte le regole. Per ora quindi sono tutte piccole conquiste, e l’Aquarius a Valencia e le altre navi in arrivo che verranno respinte non distolgono dalla situazione dei 600.000 che già ospitiamo, perché dubito che l’Europa intenda farsene carico. Sì, sganceranno un po’ di soldi pur di evitare la nostra uscita dall’euro, ma niente di più. Perchè se alzare la voce può intimorire un bambino, non credo proprio che dopo il contentino da parte spagnola il trionfalismo di Salvini potrà avere seguito. Tanto più che le dinamiche interne al Governo, anche dopo i fatti di Roma, che non sottovaluterei, sono sempre in fermento dopo la supremazia temporanea conquistata da Salvini. Ricordiamoci che la Lega ha avuto il 17% dei consensi, contro il 32 dei gialli. Che magari ora per inesperienza, o tra una gaffe e l’altra, non alzano la cresta, pur di stare dove sono, ma prima o poi lo faranno. Senza argomenti, oltre che senza copertura direi. Il restauro dei Centri per l’impiego, questi sì che fanno ridere, magari in territori del sud dove di lavoro non c’è traccia, se non la raccolta degli agrumi nella piana di Gioia Tauro a due euro l’ora come stanno accettando, ancora per poco, i nuovi schiavi. Che comunque alla nostra economia servono eccome. Tutto il sistema industriale della zona crollerebbe. E voglio vedere poi. Zaia che comincia a rivendicare che prenda corpo il referendum sull’autonomia del dicembre scorso, così come fanno Fontana, Toti ed Emiliano, la dice lunga su un programma di governo assolutamente irrealizzabile e forze incompatibili, tra soldi sottratti in nome dell’autonomia e reddito di cittadinanza assolutamente inconciliabili. Le regioni ricche che staranno meglio a dispetto di quelle che si impoveriranno ulteriormente, che lo sarebbero anche di più senza gli schiavi moderni, nonostante i voti alla Lega ramazzati anche al sud, stanno ritornando a quel passato separatista messo da parte in campagna elettorale, altro che sovranismo. Si sta tornando alla Lega Lombarda, cosa che i grillini non hanno ancora capito. E allo stesso tempo il Movimento sta mostrando tutte le falle che stanno imbarcando acqua. Del resto un partito senza storia, identità o leadership credibile cosa potrebbe fare, pur nella conta dei numeri? Proprio un fico secco. E se avesse anche avuto il 50% dei consensi cosa avrebbe realmente concretizzato? Assolutamente niente. Perché alle promesse deve seguire un programma realistico, non sparate ad effetto in un continuum da campagna elettorale. Anche se ormai in tono minore. L’unico che persevera è Salvini, ma prima o dopo dovrà abbassare la cresta anche Lui. Anche Lui non potrà realizzare niente di quanto promesso. Basterà il tentativo di cacciarne anche solo uno di clandestino. La mia impressione di fronte a tutto questo? La mia impressione, prevalsa ormai la paura per l’incertezza per un futuro che ormai preoccupa tutti, è che ormai i più sfigati di noi rappresentino lo specchio in cui sono riflesse tutte le nostre insicurezze. Siamo tutti vittime della paura di fare la loro stessa fine e mai come ora è emersa la nostra inconsapevole fragilità. E credo che proprio si sia intrapresa un’irreversibile strada sbagliata. Niente di più innaturale di un’alleanza come quella che ci governa per trovare la quadra in una globalizzazione che se rifiutata ci schiaccerà. E la Storia del secolo scorso, tra protezionismo, sovranismo e populismi vari dovrebbe ricordarcelo.

    • Ognuno e’ libero di pensarla come vuole, Ivano, sta di fatto che per la prima volta in assoluto il muso duro dell’Italia sta dando dei risultati concreti e ha sconquassato uno status quo europeo (tutti bellamente seduti sugli allori mentre il Belpaese fungeva da campo profughi) divenuto ormai inaccettabile. Non era mai successo, questa percio’ e’ una conquista.

      I 600mila che subiamo, non ospitiamo, c’ una bella differenza, sono clandestini e non rifugiati, l’Europa NON deve affatto farsene carico. Vanno, rimpatriati, punto e basta. Ci vorranno 2-3 anni? Vorra’ dire che aspetteremo, l’importante e’ cominciare a vedere l’inizio delle partenze. Step by step.

      Dice la cosiddetta informazione mainstream (la percentuale e’ quindi superiore) che il 60% degli italiani approva in pieno l’operato di Salvini. Il resto sono chiacchiere.

  • Per evitare contraddizioni, chiarisco che pur non essendo coinvolti politici nella faccenda di Roma, anche questo non farà che indebolire ulteriormente il ruolo dei Grillini. Del resto le ultime Amministrative hanno già dimostrato la volatilità dei voti ai cinquestelle. A quel punto non rimarrebbe che Salvini. Ma anche Lui se si andasse ad elezioni anticipate i voti intercettati al sud li perderebbe tutti. Per questo dico che il sovranismo sta di nuovo cedendo il passo al separatismo.

  • Rita, tutto é molto più complesso di come lo dipingi tu. Non banalizziamo, né il bene né il male. A problemi complessi non possono seguire soluzioni da spot elettorale. In tutti i casi lo vedremo al primo provvedimento.

    • Si certo, come diceva il genio Einstein il problema e’ complesso quando si tenta di risolverlo con i sistemi che quel problema lo hanno creato. Ma per fortuna l’Italia sta facendo cose mai fatte prima, e questo apre indubbiamente scenari inediti.

      Intanto sara’ impossibile, d’ora in avanti, scaricare cani e porci sulle coste italiane per poi caricarli sul groppo dei poveri contribuenti italiani, che per di piu’ devono stare in casa con le sbarre alle finestre come i carcerati. Cooperative, scafisti, mafiosi e no global del mare dovranno trovarsi a breve un’altra fonte di reddito. Si cambia.

      Quanto alla debolezza del M5s, essa va ricercata soprattutto nell’inesperienza e nella scarsa presenza sui territori. Puo’ darsi che l’esperienza di governo al fianco di una corazzata come la Lega di Salvini (niente a che vedere con la vecchia Lega Nord) si riveli una buona scuola. Noi cittadini italiani ce lo auguriamo, naturalmente.

  • Il malcostume in Italia e’ radicato a tal punto che viene dato per scontato: Jacopo Fo (figlio di Dario), Gaia Tortora (figlia di Enzo), Mario Calabresi (figlio di Luigi) e via dicendo sparano a zero sulle raccomandazioni e sui raccomandati dell’ennesimo “caso Roma”. Ma e’ mai possibile che questa gente non si renda conto che loro stessi hanno ottenuto una buona occupazione in quanto “figli di …”, altrimenti a quest’ora stavano a lavare le scale in qualche condominio? Qui, si, ci sarebbe da discutere sulle pessime abitudini di mamma Italia.

    La loro versione dei fatti, stamattina, e’ che il largo consenso di cui gode l’attuale governo va letto come un innamoramento che passera’ (siamo volubili e anche un po’ ignoranti, secondo loro) cosi’ com’e’ passata l’infatuazione per Renzi (?). Ma cos’hanno in comune Salvini e Renzi?

  • Cos’hanno in comune? La sbruffonaggine. A Renzi è bastato il “suo” referendum, a Salvini vedremo. A meno che ai populisti non corrispondano grande capacità di analisi e molta pazienza o indulgenza. Caratteristiche mancate alla sinistra. Intanto abbiamo già visto il voltafaccia di un po’ di populismo grillino.

    • Non sono d’accordo: Salvini e’ un uomo d’azione (piaccia o non piaccia) che fa quello che dice. Renzi era il classico toscanaccio fanfarone che al bar diceva di voler fare una cosa e poi ne faceva un’altra. Per appagare il suo ego smisurato si era inoltre circondato di un certo numero di ancelle adoratrici, una piu’ antipatica dell’altra, che giravano incessantemente i salotti televisivi recitando la poesia, sempre la stessa, che avevano imparato a memoria. Uno spettacolo penoso, giustamente bocciato dagli italiani.

      Ma Renzi non era quello che “per almeno un anno basta con la politica”? Perche’ continua a farsi intervistare? Non doveva girare il mondo in qualita’ di conferenziere a pagamento? L’esperto in barzellette sui carabinieri.

  • RITA, ANCHE SE NON SI E’ D’ACCORDO:
    “I maggiori provvedimenti adottati dal governo Renzi
    Jobs Act (riforma del lavoro)
    Stop Irap e taglio dell’Ires
    80 euro per 11 milioni di italiani che guadagnano meno di 1.500 euro al mese
    80 euro in più al comparto sicurezza
    Riduzione del canone Rai da 113 euro del 2015 a 100 euro del 2016 che diventeranno 95 nel 2017 e si paga direttamente nella bolletta della luce.
    Abolizione della tassa sulla prima casa, Imu e Tasi
    Abolizione di Equitalia, dal 30 giugno 2017
    Stop tasse agricole, 1,3 miliardi in meno
    Processo civile telematico
    Banda ultralarga e crescita digitale
    Unioni civili
    Divorzio breve
    Norme per la non autosufficienza
    Legge sul ‘Dopo di noi’
    Riforma Terzo settore e servizio civile
    Legge contro il caporalato
    Bonus bebè di 960 euro l’anno per ogni nuovo nato per 3 anni
    Aumento pensioni minime da un minimo di 100 euro a un massimo di 500
    Riforma del cinema e audiovisivo
    Riforma La Buona scuola
    18App, 500 euro per tutti i giovani che compiono 18 anni nel 2016
    Legge contro i reati ambientali
    Reato di depistaggio
    Tetto stipendi Pubblica amministrazione a 240 mila euro. “

    • Anche tu come le vestali del Pd, Ivano, ripeti la poesia a memoria stilando, tra l’altro, un elenco di fallimenti. Se “i provvedimenti” di Renzi avessero funzionato, non credi che gli italiani se ne sarebbero accorti? Adesso ci sarebbe bisogno di rottamare le cartelle dormienti se davvero avessero eliminato Equitalia? Com”e’ che siamo piu’ indebitati e stiamo peggio di prima? Dopo essersi accorto che era tutta fuffa, per non dire qualcosa di peggio, il Paese ha dato il foglio di via al partito degli annunci. Giustamente.

  • Come che succederà anche ai Grillini e a Salvini. Alla prima cazzata tutti a casa. E comunque la premessa era “ANCHE SE NON SI E’ D’ACCORDO”. Ma da qui a dire che è stato tutto un fallimento ce ne corre. E Salvini se non cavalcherà il suo cavallo di battaglia (e unico) fino alla fine, e non ci riuscirà, sarà finito anche Lui. E tu smettila di fare la vestale della destra. Perchè altrimenti ti ricordo quello che non fai che sbandierare: “prima lasciamoli lavorare”. Quindi astieniti da tanti speranzosi trionfalismi. Tempo al tempo quindi, che non ha niente a che vedere con le promesse elettorali e con la voglia tanto “generica” di cambiamento di tanto “generalistico” elettorato. Siamo “fattuali” per favore.

  • Avete notato che in questo giorni i bar e le pizzerie sono piene di ambulanti sordomuti che cercano di rifilarti le loro cianfrusaglie? Pare oltretutto che siano tutti russi. Non è che l’amicizia tra Salvini e Putin…

  • Il tuo grosso limite, Ivano, e’ che non riesci a formulare un discorso senza buttarla sul personale. A me non puo’ fregar di meno, capisco tuttavia quelli che si astengono dall’intervenire. Scappa la voglia, oggettivamente.

  • “Anche tu come le vestali del Pd, Ivano, ripeti la poesia a memoria stilando, tra l’altro, un elenco di fallimenti. “

    • Le vestali sono del Pd e i fallimenti del governo Renzi. Mai mi sono permessa di dire a qualcuno “tu smettila di fare …”, questo o quello, per quanto mi riguarda ognuno puo’ fare, dire e pensare cio’ che vuole.

      Comunque l’argomento e’ chiuso, se la discussione non entra nel vivo ma diventa il pretesto per scatenare delle accuse personali, non m’interessa. Ho altro da fare.

  • Rita, scusa se mi permetto, ma i tuoi due ultimi commenti sono dei sofismi. Altro: mi rifiuto di addossarmi la colpa dei pochi interventi, come non accetto di imputarmi, come accusato in passato, di avere allontanato alcune firme. E siccome io sono buono credo che potrei sacrificarmi e sparire. Tutto per il bene del blog. Ma credo che non ci riusciro’. Con simpatia.

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