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FRANCESCO TORRISI

Io? Non sono razzista!

  Era una frase che mi / ci sgorgava dal petto, tra l’ovvio e lo scandalizzato. Si usciva dal disastro della Guerra mondiale, che aveva avuto il suo epicentro emotivo nella Shoa, nell’olocausto, che vivevamo come qualche cosa di cui il genere umano dovesse provare profonda vergogna e noi Italiani, che in qualche modo ne

 

Era una frase che mi / ci sgorgava dal petto, tra l’ovvio e lo scandalizzato.

Si usciva dal disastro della Guerra mondiale, che aveva avuto il suo epicentro emotivo nella Shoa, nell’olocausto, che vivevamo come qualche cosa di cui il genere umano dovesse provare profonda vergogna e noi Italiani, che in qualche modo ne eravamo stati complici,non potevamo averne tratto gli anticorpi che ci rendessero totalmente immuni da tale indegno sentimento.

Il mondo intero, l’America, la Russia, l’Inghilterra si erano prese la responsabilità di cancellare dalla faccia della terra l’orrore dei vagoni piombati e dei campi di sterminio.

Il mondo intero aveva deciso di dotarsi di uno strumento internazionale , di un’Assemblea permanente con la partecipazione di tutti i Popoli, l’ONU, dotato anche di un proprio esercito, i fascinosi “caschi blù”, che scongiurasse financo la possibilità del ripetersi di crimini contro l’umanità!

Qualche decennio è oramai trascorso da quei tempi e mi vien fatto di chiedermi, oggi, in questa torrida estate del 2018 (ho ancora nelle orecchio la canzone di Bruno Martino “nel 2000”, che ci faceva sognare, un nuovo millennio che prometteva chissà cosa!) non nego con un certo sgomento: quanto siamo davvero convinti che persone con consuetudini, religioni, caratteristiche somatiche (colore della pelle prima di tutto, che le rende evidentemente individuabili ai nostro occhi), linguaggi così diversi da quelli che ci sono consueti, siano davvero “persone”, come noi e, in quanto tali, portatori di diritti inalienabili, primo tra tutti il diritto alla vita?

Perchè credo che alla base di tutto quanto ci sta accadendo attorno ( e in questo caso non possiamo assolutamente rifugiarci nel…” a nostra insaputa”!), a queste inconcepibili centinaia, migliaia di morti, bambini (quelli fuori da ogni ombra di dubbio, certamente innocenti!) compresi, alle quali in certo modo ci stiamo assuefacendo, la domanda alla quale non dobbiamo sottrarci, guardandoci alla specchio, sia quella.

E la risposta alla quale non possiamo sottrarci. sarà quella che dovrà determinare i nostri comportamenti di appartenenti ad uno Stato civile, democratico, repubblicano, oltre ogni condizionamento, obnubilamento, ipnosi provocate dai media oramai pervasivi della nostra vita.

Fuori da tanti (più o meno bei) “razionamenti” (una sorta di neologismo…. che mi è affiorato alla bisogna) mentali quello è il punto! (al solito, mi soccorre una “canzonetta” : “chillo fatto è nniro-nniro / nniro-nniro kummacchè….).

Buona estate a tutti….

FRANCESCO TORRISI

30 Giu 2018 in Attualità

19 commenti

Commenti

  • Ciò che è drammatico è che è solo accennata la situazione che ci attende fra due-tre decenni, per ragioni politico-geotermiche essenzialmente, perché il lasso temporale la pone apprentemente tanto lontano e uno o due milioni di migranti, a confronto delle attualii migliaia, un numero troppo enorme per prendere in considerazione costruttivamente la soluzione a lunga scadenza. Questa consiste, a mio avviso e purtroppo, in un intervento sul campo, di tipo culturale, che non può che essere omologativo allo stndard medio mondiale. Perché se esistesse un futuro incruento potremmo permetterci anche di disinteressarci dell’oggi, quasi come si trattasse di un litigio di cortile, ma questo futuro, se non si fa niente, non sarà solo cruento, ma raccapricciante.

  • Grazie, Ivano, per averci fatto conoscere la stupenda poesia di Shire.
    Ieri il presidente della Camera, Fico, ha posto l’esigenza di affrontare la questione migranti con intelligenza e cuore, tenendo sempre ben presente la dignità di chi scappa (dalla guerra o dalla fama, non ha molta importanza dal punto di vista di chi fugge)

    Temo anch’io, Francesco, che stiamo scivolando, grazie anche alle parole d’ordine che piacciono tanto a tanti italiani, in un burrone disumano.

    Quando è accaduto il caso Aylan, tutto il mondo si è commosso.
    Ora che abbiamo assistito alla tragedia di un centinaio di persone in mare, non facciamo una piega: non toccava a noi.
    Già toccava alla Guardia costiera libica che, tuttavia, scarsa di mezzi, sta facendo l’impossibile per salvare vite umane e riportarle in Libia (se oggi solo il 50% circa delle attraversate ha la probabilità di finire in Europa contro il 90 e rotti per cento di tempo fa, è grazie ai libici).
    Avrebbe potuto intervenire una nave Ong, ma non ha avuto alcuna autorizzazione da parte della Marina italiana.

    Stiamo scivolando, scivolando…
    Capisco le ragioni della politica (ne parlo da cinque anni), ma la politica non può disgiungersi dal rispetto dei diritti umani.
    Mai.

  • In verità il merito va a Viviana. Mi ha chiesto Lei di inviarla.

  • Che dio ci salvi (per chi ci crede) dalle Ong. Se non fossero piombate in massa nel Mediterraneo (chiediamoci il perché), la tratta degli schiavi non sarebbe andata a gonfie vele come invece è andata negli ultimi anni e tanta gente non sarebbe annegata. Che poi un giorno o l’altro qualcuno dovrà spiegarci come mai ne affogano cento (secondo le Ong, sono loro la fonte) e se ne ritrovano solo dieci. Io vengo dal mare, dalle mie parti non c’è famiglia che non abbia dato in passato il suo tributo di annegati (le navi moderne hanno notevolmente migliorato la navigazione). Sappiamo bene, purtroppo, cosa succede in certi frangenti. La nave di mio nonno, ad esempio, è naufragata proprio nel canale di Sicilia e nessuno dell’equipaggio si è salvato, sicché dopo una ventina di giorni i corpi sono venuti tutti a riva. Le correnti, è cosa nota, restituiscono immancabilmente alla terra ciò che il mare toglie, e viceversa. Se fossero attendibili i numeri che fino ad oggi le Ong hanno riferito le coste di Malta, Lampedusa e della Sicilia dovrebbero essere dei cimiteri a cielo aperto. Poi non stupiamoci se a fronte di certe notizie la gente “non fa più una piega”. Non si tratta di insensibilità, ma di legittimo dubbio.

    https://scenarieconomici.it/ong-finanza-e-migranti-il-caso-jacques-attali/

    Anche ai tempi del povero Aylan, ricordo che non sono state poche le voci fuori dal coro. Un discorso che esula ovviamente dalla morte che è sempre un fatto tragico, figuriamoci quella di un bambino, ma che evidenzia a scanso di equivoci da che parte sta il cinismo, giusto per non cadere in fraintendimenti.

    http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2015/9/7/come-siamo-diventati-buoni-di-fronte-alla-foto-di-aylan.html

    https://cristianesimocattolico.wordpress.com/2015/09/05/fusaro-aylan-usato-per-ideologia-e-lemblema-di-una-grande-menzogna-nietzsche-diceva/

  • Hai ragione Rita, sono tutte balle, come i bambini messicani separati dai loro genitori, come la camere a gas. Tutta propaganda comunista. Rita, non potevi inviare commento più ideologico. Supportato da nessun dato. Vergogna!

    • Scusa, Ivano, ma quando i bambini messicani li separava Clinton (il costruttore del muro!) dai genitori in accertamento (la legge c’era anche prima), oppure il premio Nobel per la pace Obama, tu dov’eri? Questa e’ la vera propaganda, e guai a chi lo dici.

  • Anche stamattina c’e’ la notizia di un “naufragio” nel canale di Sicilia. In pratica da quando Salvini ha preso la decisione di chiudere i porti italiani alle Ong (se li chiudono altrove non importa, la mafia e’ qui), ogni giorno ci “sarebbero” 100-90-60 morti in mare. Ora, considerato che su tutte le navi Ong c’e’ almeno un giornalista, un fotografo, un cronista a caccia di scoop (a loro piace cosi’), come mai non arrivano “immagini” che documentino quello che riferiscono? La stampa-no global non s’e’ imbarcata proprio per documentare? Ce lo chiediamo in tanti.

  • ….. pensavo di aver detto “altro”!
    La domanda era, la ripeto senza ….fronzoli:
    quanto siamo davvero convinti che persone con consuetudini, religioni, caratteristiche somatiche (colore della pelle prima di tutto, che le rende evidentemente individuabili ai nostro occhi), linguaggi così diversi da quelli che ci sono consueti, siano davvero “persone”, come noi e, in quanto tali, portatori di diritti inalienabili, primo tra tutti il diritto alla vita?

  • La supremazia bianca di danni ne ha fatti e ne fa un casino. E’ questo il mainstream contemporaneo. Altro che quello delle élite. Ergo… il bianco vale più di tutti gli altri colori.

  • Bravo Franco, i clandestini all’arrembaggio sono persone come noi. Non si vede per quale motivo, del resto, non dovrebbero esserlo. Si comportino allora come noi. O meglio, come i loro connazionali e concittadini che lavorano, hanno casa e famiglia, una vita loro, la mucca e la terra, oppure la bottega. In Africa vivono un miliardo e trecento milioni di abitanti, di cui solo qualche centinaia di migliaia di esagitati decide di darsi all’avventura.

    Premesso che chi “s’imbarca” deve avere 4-5mila euro a portata di mano e dunque non si tratta di straccioni, né di bisognosi. Premesso che solo il 7% ottiene poi il permesso per motivi umanitari, ergo il restante 93% non scappa da un bel niente. E’ la bufala del secolo quella che “fuggono da fame (con 4-5mila euro in tasca!!!) e da guerre (fosse vero, li avrebbero impallinati prima di arrivare alla frontiera)”. Premesso che se “qualcuno” ha messo loro in testa che in Europa i soldi piovono dal soffitto senza far niente a noi europei interessa un fico secco, vadano pure a far valere le loro ragioni presso chi ha fatto l’indebita pubblicità, la colpa è loro. Ecco, premesso tutto ciò, “facciano le persone come noi”. Non vediamo l’ora!!!

    Non si capisce perché qualcuno debba venire in Europa perché HA DECISO di venire in Europa. Tu, io, possiamo entrare in un Paese straniero senza visto? Se non ci arrestano, ci sbattono fuori a pedate nel sedere. Ed è giusto così, poiché la democrazia poggia sullo Stato di diritto, altrimenti è anarchia. Ti risulta che i 10milioni di poveri assoluti italiani possano decidere autonomamente di andare in Svezia o in Australia, o dove pare e piace a loro? Si auto-certificano “migranti economici” e partono?

    Se siamo tutti uguali – e ovviamente lo siamo – facciamo gli “uguali”.

    Se poi qualcuno soffre di sensi di colpa perché cent’anni fa i nostri nonni hanno tentato, non riuscendoci, di fondare delle colonie in Africa, è un problema suo. Si rivolga a un bravo psicanalista. Il 90% degli italiani non ha alcun senso di colpa, non si vede dunque per quale motivo dovrebbe espiarne uno a caso.

  • Anche io ho una domanda da porre senza fronzoli. Perché quel 93% che non fugge dalla guerra ma dalla povertà, con i suoi 3000 dollari in tasca non prende un aereo, spendendo un quinto e arrivando in Europa in poche ore e in tutta sicurezza? Forse perché così facendo dovrebbe presentare documenti in regola, mostrando chi è, e non avrebbe diritto a due anni di mantenimento gratuito?

    • Due-tre anni di mantenimento gratuito più l’accesso a tutti i benefit del wellfare europeo, visto che poi non vengono rimpatriati. O almeno, finora è stato così. In parallelo con tanti giovani italiani che lavorano sottopagati a tempo determinato, i ragazzotti africani vivono non lavorando a tempo indeterminato. Quindi, per favore: siamo uguali! Vogliamo essere tutti uguali.

      Nel frattempo noto che i telegiornali cominciano a farsi qualche domanda, è un buon segno. Adesso quando riferiscono i numeri quotidiani degli “annegati” nel canale di Sicilia, la cui fonte unica è l’UNHCR (il mentore della Boldrini), cominciano a usare il condizionale: “dovrebbero …”, “sembrerebbe …”, ci sarebbero …”. Si saranno ricordati del principio di Archimede.

    • Sinceramente non riesco proprio a mettermi nei panni di chi abbandona il luogo dove è nato e vissuto, attraversa il deserto, si mette nelle mani di trafficanti (previe violenze, stupri, schiavitù), con la prospettiva di un improbabile “imbarco” a rischio di annegamento quasi garantito, perchè non ha documenti in regola per “prendere un aereo per l’Europa” , avendo come miraggio …. “due anni di mantenimento gratuito”.
      Non ci riesco e davvero fatico parecchio a …. “spiegarmela” in questi termini questa immane tragedia dell’umanità, questa nuova “shoa” di uomini donne bambini.
      Non fatico affatto viceversa, io, laico convinto, a condividere in toto le considerazioni espresse in questi giorni, in una lettera-appello rivolta ai giornalisti da padre Alex Zanotelli, missionario comboniano, profondo conoscitore della regione subsahariana.
      Di seguito il testo:

      “Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo” si legge nella lettera, diffusa in settimana.

      “Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto. Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale”.

      “So che i mass-media purtroppo sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa” continua padre Zanotelli. “Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa”.

      La lettera è anche una denuncia: “È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga. È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur”.

      “È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni. È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa. È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai. È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera”.

      “È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi. È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi”.

      “È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’Onu. È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile. È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!)”.

      Ecco, continuare ad accanirsi sui “sintomi”, senza affrontare le “cause” del male, o è assurdamente, colpevolmente sciocco, o è perfidamente, indegnamente disonesto!
      E comunque, prima di ogni altra cosa, le vite umane (quelle delle “persone”, intendo, bianche, nere, rosse o gialle che siano) si salvano e chi …”fa finta di niente” è una persona indegna!

    • Alla faccia del commento chilometrico!!! In compenso, io sarò breve. Non commettiamo l’errore di confondere la narrazione sui movimenti migratori dall’Africa all’Italia con quello che realmente accade, perché sennò facciamo il gioco degli sfruttatori, e non mi sembra il caso. E’ chiaro che nessuno s’imbarca con “la prospettiva di un annegamento”, non saranno mica scemi, semplicemente la favola che viene loro raccontata è di tutt’altro genere.

      Ma è normale che il franco delle colonie francesi africane adesso sia ancorato all’euro? Chi detiene attualmente il debito africano? Perché i giovanotti della classe media sono disposti persino ad indebitarsi accettando prestiti e crediti offerti dalle Ong? Quali balle spaziali stanno raccontando a questi poveri ingenui?

      All’origine di questa manovra post-coloniale c’è l’Italia?
      Ovviamente, no: c’é la Francia. Se li porti dunque a casa sua, hanno più spazio di noi.

      Per rimuovere i problemi dell’Africa, bisogna innanzi tutto rimuovere la Francia dall’Africa.

  • Francesco, che non si possa salvare il mondo è un dato di fatto, ma è questo accanimento assolutamente superficiale che sconcerta. Io non ho soluzioni, ma di questo pagheremo tutti. Tutto l’Occidente pagherà. È in corso un declino che in molti si rifiutano di constatare. E non dipende dall’immigrazione. E non credo di esagerare.

    • Rita, se avessi messo il link alla lettera di Zanotelli le mie sarebbero state 15 righe!

  • Mentre scrivevo è arrivato l’ultimo commento di Rita. Zanotelli adesso la smetterà di pontificare. Vada a predicare alla Francia, male assoluto, e unico.

    • Chi ha detto che la Francia è il male assoluto?
      Il formaggio è squisito, e anche i cioccolatini.
      Qui si sta parlando di post-colonialismo, forse non mi sono spiegata?

      Sono sicura, comunque, che in Francia riceveranno don Zanotelli a braccia aperte.

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