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ADRIANO TANGO

Ingiuriare e picchiare il Pubblico Ufficiale: si può per legge?

Oggi parlo di cose gravi. Prendo spunto da un articolo di Dott-Net: “Status di pubblico ufficiale per i medici, proposta in Parlamento. Servirà a ridurre le aggressioni ai camici bianchi”. Firmatari M. Rostan, F. Conte, G. Occhionero (Nomen-omen?), R.Muroni, P.Siani, F. Fornaro e R. Speranza. E poi: “Una proposta che mira ad apportare una modifica all’articolo

Oggi parlo di cose gravi. Prendo spunto da un articolo di Dott-Net: “Status di pubblico ufficiale per i medici, proposta in Parlamento. Servirà a ridurre le aggressioni ai camici bianchi”. Firmatari M. Rostan, F. Conte, G. Occhionero (Nomen-omen?), R.Muroni, P.Siani, F. Fornaro e R. Speranza. E poi: “Una proposta che mira ad apportare una modifica all’articolo 357 del codice penale”…

Sinteticamente parto con le obiezioni:

  1. Dov’è la novità?
  2. Questa figura è stata già svuotata, per legge e per costume, nel suo prestigio sociale-intangibilità.
  3. E gli altri? I professori, i vigili urbani, gli arbitri, perché no, e via dicendo?

1) La nozione di pubblico ufficiale è espressa nell’articolo 357 del codice penale italiano, al comma 1:

 Ė da considerarsi pubblico ufficiale anche chi «concorre in modo sussidiario o accessorio all’attuazione dei fini della pubblica amministrazione, con azioni che non possano essere isolate dal contesto delle funzioni pubbliche».

Segue una sfilza di possibili  colpe e relative pene: abuso d’ufficio, concussione, corruzione,  induzione indebita, peculato, rivelazione di segreti d’ufficiorifiuto e omissione d’atti d’ufficio.  Ma le tutele? Tutto da perderci e niente da guadagnarci, pare.

E tornando alla specificità medica, l’articolo di legge è chiaramente inclusivo rispetto a questa qualifica, ma la cassazione (n.35836/2007) si ritiene in dovere di precisare ulteriormente: “il medico convenzionato con l’ASL (attuale ATS o ASST) riveste la qualifica di pubblico ufficiale, e non quella di incaricato di pubblico servizio” .

2) E pur tuttavia il “prestigio, l’intangibilità,  iniziano già  ad essere erosi per legge (n. 7 del 15 gennaio 2016) che procede a un colpo di spugna circa l’oltraggio. Art. 341 bis c.p. oltraggio a pubblico ufficiale: “il  fatto non è più previsto dalla legge come reato”.

E le percosse? Semplici delitti contro la persona! O al massimo rientrano nella resistenza a Pubblico ufficiale (575-623 bis), ma le circostanze sono a questo punto eccezionali.

Non sono solo fenomeno da P.S., o da guardia medica notturna, ma l’abbiamo vista nei reparti del civile ospedale di Crema,  ad esempio a seguito della educata comunicazione del decesso di un familiare, e ciò, sottolineo, senza che seguisse l’arresto in flagranza di reato. Una leggerezza? No, un comportamento addirittura ora sancito per legge: dal Maggio 2018, con la delibera ”Disposizioni di modifica della disciplina del regime di procedibilità per taluni reati in attuazione della delega di cui all’articolo 1, commi 16, lettere a) e b), e 17, della legge 23 giugno 2017, n. 103” si amplia l’istituto della procedibilità a querela di parte, estendendola a quei reati contro la persona e contro il patrimonio che si caratterizzano essenzialmente per il valore privato dell’offesa… E di ingiurie non ne parliamo nemmeno: quando una volta all’anno proprio perdevo la pazienza e redarguivo qualche Utente mi son toccate, e anche con successiva vanteria sulla stampa locale, ghiotta di queste chicche! Dall’ingiuria alle percosse si sa, il passo è breve. Ma tanto poi non cambia niente lo stesso! Meglio dello psicanalista; picchia il Pubblico Ufficiale e vivrai sereno!

3) Se esaminiamo le altre categorie vediamo che molte figure, se non tutte, rientrano nell’articolo 357, ma nessuno ci pensa nemmeno più a valersi dell’aggravante!

Ma in fin dei conti, perché si deve aver paura di lavorare? Già, perché se reagisci poi sei davvero nei guai, mentre dall’altra parte c’è la quasi impunità!

Motto di Cremascolta: “Dalla protesta alla proposta”. La protesta è chiara, questa proposta di legge, che ho citato, è settoriale ed è solo fumo, in quanto non fa che ribadire lo stato di fatto, e se parliamo del quadro generale, dovremmo esserci abituati ormai! Il malcostume è sempre più protetto da leggi incompatibili con una Società orientata al buon costume collettivo.

La proposta?

Ripristinare il ruolo delle gerarchie, beninteso solo in termini di funzioni sociali. L’inasprimento e attuazione della pena, certo, servirebbero, ma quando è un intero clima culturale sotto accusa i provvedimenti debbono andare molto a ritroso, prima di una ignominiosa resa, e, siccome nel ruolo della famiglia poco ci credo, anzi, si denota una connivenza, per ironia l’onere non può che ricadere proprio su una delle principali vittime di questo nuovo malcostume criminoso: il mondo dell’Educazione scolastica.

E così conoscete anche il mio lato duro.

 

 

ADRIANO TANGO

23 Lug 2018 in Attualità

32 commenti

Commenti

  • ….premesso che il sistema non accetta titoli troppo lunghi ed allora accade che un “Ingiuriare e picchiare il Pubblico Ufficiale: si può per legge?” diventi un “Ingiuriare e picchiare il Pubblico Ufficiale: si può” che non vuol dire esattamente la stessa cosa.
    Non ho capito Adriano la tua “durezza”.
    Consiste nello scaricare sulla “scuola” l’ennesimo carico educativo inerente una matassa che noi “grandi” non sappaimo sbrogliare?
    Si certo se tutti quanti fossimo ben “educati” e ci comportassimo come tali, potremmo addirittura fare a meno del Codice civile/ penale, ma per diventare un pochetto meglio “educati” (e comportrci conseguentemente in modo “civile”) le “agenzie” che devono attivarsi, magari in ….sintonia sinergica sono parecchie. La “scuola” da sola non ce la può fare!
    Fammi capire meglio qual’è l’obiettivo del tuo post. Il tema credo lo meriti proprio ed il fatto che io, che mi reputo un “utente medio” del blog non abbia ben capito, detta un …. “supplemento di indagine” da parte tua.
    Grazie

    • Franco i nostri parlamentari (minuscolo) ormai fanno le leggi e colgono voti secondo i gusti della base elettorale, che non può essere tecnicamente preparata e lungimirante! Vedi l’ultima proposta di legge da cui son partito: ma quanti medici, e parrliamo di una classe preparata, coonoscono la loro posizione giuridica, quanti sono in grado di fiutare la bufala propagandistica? Io son partito da un’ipotesi di educazione scolastica, ma tute le analisi son valide, certo è che bisogna cambiare registro nel sentito comune! Nel mio ramo Paracelso fu il primoo a dichiarasi pari dei suoi pazienti minatori e quindi fare lezione con abiti da minatore, e la via era buona, ma, in tuttti i settori, chi poteva prevedere che si arrivasse a tali livelli di impudenza, popolare e conseguentemente legislativa! Da dove ripartire aiutatemi voi a deciderlo, forse ho individuato la classe già più tartassata e demotivata, ma qualcosa bisogna fare, a partire dal libero scambiio di idee per cambiare l’ottica comune. In altre parole far Cremascolta.
      PS: grazie per la correzione grammaticale al volo, mi scappano i tasti e il correttore non se ne accorge. Era meglio un bisturi forse, ma non faccio fatica a denunciare le mie manchevolezze.

  • …..vabbène, facciamo che correggo anche questo è ….

  • ….data una spolverata all’ultimo commento, Adriano, cheddirti?
    Per fortuna che ci ho le canzonette che mi salvano. “Vincenzina E La Fabbrica” dell’esimio Enzo Jannacci:
    Vincenzina davanti alla fabbrica,
    Vincenzina il foulard non si mette più.
    Una faccia davanti al cancello che si apre già.
    Vincenzina hai guardato la fabbrica,
    come se non c’è altro che fabbrica
    e hai sentito anche odor di pulito
    e la fatica è dentro là…
    Zero a zero anche ieri ‘sto Milan qui,
    sto Rivera che ormai non mi segna più,
    che tristezza, il padrone non c’ha neanche ‘sti problemi qua.
    Vincenzina davanti alla fabbrica,
    Vincenzina vuol bene alla fabbrica,
    e non sa che la vita giù in fabbrica
    non c’è, se c’è com’è ?
    http://www.toptesti.it/testo_vincenzina_e_la_fabbrica_enzo_jannacci_805167

  • Perché ti sembra sconvolgente che io chieda un ripensamento sulle figure autorevoli, tale da condizionare le leggi e far da deterrente a comportamenti aggressivi, verbali o altro?
    Se la situazione attuale fosse normale, o un ritorno di costumi già prima visti, il problema non ci sarebbe, ma così non è. Forse è il termine “gerarchie” fuorviante? Ma non parlo di centri o uomini di potere, ma di figure autorevoli che hanno ormai esaurito le armi dialettiche. Nessun altro? Franco ho chiarito, aumentando magari il deficit ortografico?
    Nessuno ha niente da dire?

    • Ben inteso questo è un discorso/protesta né di destra, né di sinistra, categorie agonizzanti!
      O mi sbaglio? Il giudizio di fsallibiliità, ma non disgiunto al rispetto, sia nei confronti del padre che di altre figure sociali equivalenti non hanno colore!

  • Adriano, tempo al tempo, se la legge sulla legittima difesa andasse in porto, con incremento di armi, al pronto soccorso, o scuola che sia, qualcuno si presenterà direttamente armato. Metodo più sbrigativo di scazzottate di gruppo parenti o madri di geni incompresi.

    • Ma questo non va bene: ha visto giusto Buttafuoco nel suo ultimo “armatevi e morite”. Sì ho capito che sei ironico, ma possibile che non si possa fare niente su questo tema? Ma vi pare poco? Se dico che un grande ruolo potrebbe averlo la scuola, nonostante sia essa stessa parte lesa, è perché credo negli intelletti che vi vivono, più che in quelli della Magistratura. Ma guardate che disegnoo di legge per i Medici: un rifacimento di regole già esistenti!
      Ma il punto di riqualificazione dovrebbe partire prima ancora della scuola, dall’asilo! Ed essendo nonno me ne rendo conto per esperienza diretta, di quanto non fa mio figlio, di quanto non sento dire faccia il personale didattico. Certo, una riconversione culturale deve essere trasversale, ma la formazione parte da famiiglie carenti e istruzione che ne può prendere atto. Ora sono comprensibile?

  • Si, grazie prof. adesso mi sei stato più comprensibile!
    Quello che serve è un segno forte da parte del nuovo Governo e il “brodino” delle “Disposizioni di modifica …..” a tuo parere non lo è affatto!
    I rapporti cittadino/istituzioni si modificano/deteriorano in tempi discretamente lunghi e, proprio per questo, poi recuperare è assai difficile.
    Nel “buffo stivale” nessuno rispetta i limiti di velocità, dico nessuno (!) e riabituare i cittadini/piloti a farlo, più passa il tempo e più è difficile! In un unico caso ( e il fatto mi ha lasciato esterrefatto per la sua inspiegabilità!) incredibilmente una legge/norma è stata rispettata da subito ed anche dopo: il divieto di fumare nei locali pubblici!
    Certo, “chisso è o ppppaese ddo sole”, ma chissà che questo “ossimoro politico” (te gusta questa? ci ho il copy right!) che ha dato luogo al Governo Conte, non porti con se anche cambiamenti comportamen tali e …..talarti!
    Uramai, ottimisti o pessimisti ….costa istess, tanto vale …..

    • A proposito di “o ppppaese ddo sole” i Campani nella nuova lunga galleria costiera (Km5)
      hanno subito imparato a non sorpassare e rispettare i 60, perché c’è un tale spiegamento di telecamere che non ne scappa uno. A proposito del fumo è loo stesso discorso, solo non telecamere, ma altri avventori salutisti. C’è bisogno in poche parole di fiato sul collo per far rispettare regole ponderate, sulla cui giuustizia nessuno avrebbe niente da dire, nemmeno i violenti, che comunque si sviolentano con poco. Un giorno chiesi a un delinquente superpalestrato: “Ma perché voi duri con me siete tutti acqua e miele?” Questo molto sincero mi risponde: “perché con lei mi sento una mozzarella”.

  • Adriano, social e politica sguaiata
    Cosa credi che possa fare la scuola
    ? Certo che le regole si danno, altrimenti la scuola sarebbe ingestibile, ma ormai i modelli vincenti son tutti fuori e molto più allettanti di educazione ed istruzione che comportano fatica. E poi quante balle, è questa la democrazia e l’altra faccia della medaglia è la scomparsa di quel timore reverenziale che caratterizzava il rapporto medico paziente e scuola ed utenza. Adesso basta andare in internet e chiunque si sente più competente di medico e insegnante.

    • Già a metà 500 Paracelso sancì l’uguaglianza medico paziente, spogliando i suoi abiti paludati e indossando quelli da lavoratore. E non perse il rispetto. Tre secoli dopo stessa cosa fece il Montano, e non perse il rispetto, nemmeno degli studenti che trattava alla pari. Viladot, defunto mostro sacro del piede, pretendeva di essere chiamato solo Antonio, e non perse il rispetto. Cosa ci sfugge? In che drogheria si compra il carisma? La ricetta è nel latte materno, che ne miscela giuste dosi secondo la comprensione e osservanza di buone regole da parte della nutrice.

  • E poi Adriano, vai a vedere anche su Cremascolta, e qui la Redazione potrebbe censurarmi, dove finiscono i Like. Dove c’è fatica e non solo affettività o sentimenti, o ricordi, di Like non ce ne sono. I post e commenti che comportano fatica, anche solo a leggerli, di “mi piace” non ne raccolgono. Cosa aspettarsi allora? Ormai anche i politici, e mi ripeto, comunicano con i twit, molto più efficaci di analisi approfondite.

    • ….la “cultura” del “like”, Ivano, in effetti è tremendamente nemica dell’approfondimento, della scelta ponderata, della partecipazione consapevole.
      Eppoi, dai, un “like” ….. non si nega a nessuno!
      Quanto a twitter, personalmente non ci sono mai “entrato”, pur conscio dell’enorme consenso che ha riscosso in tutti i contesti, anche in quello politico, purtroppo!
      Ho sostenuto l’introduzione del …. “clone twit” sul blog, per le comunicazioni veloci di eventi, appuntamenti et similia, ma ….nada mas!
      Quanto al “latte materno” citato da Adriano, credo non si possa non osservare che, dopo le prime ….. boccate, al pargolo viene subito somministrato (e le dosi crescono da subito in modo esponenziale) un aggeggino tattile, luminoso, e sonoro ad un tempo (quella è la “drogheria” di grande successo!) che lo avvia inesorabilmente per sentieri che ben poco hanno di umano …….come si dice Aldo? “Transumani”?

  • Viviamo in un clima avvelenato: sono stati i social che hanno dato il via e poi i politici l’hanno fatto proprio.
    I social sono un potenziale di partecipazione democratica straordinario, ma sono anche il luogo in cui si spara su tutto e su tutti, in cui parlano scienziati e ciarlatani (come dice bene Ivano) e ciarlatani che si spacciano per scienziati.
    I politici alla Trump (includo anche i Trump europei) hanno colto al volo questo clima e ne hanno fatto la bandiera per raccogliere il consenso.
    Quando sento che Casaleggio prevede un prossimo futuro senza “rappresentanti” del popolo (che, pur, con tutti i limiti, svolgono un lavoro di “mediazione” e devono per forza tener conto delle “ragioni” degli altri, se non altro perché sono costretti a “motivare” le loro scelte), avverto un brivido di paura.

    • Dire fantasia è ingenuo?

    • Piero, il tuo brivido è anche il mio. Un superamento della democrazie rappresentativa sarebbe, in un momento culturale come questo, il trionfo della banalità del male, e qui il compimento del transumanesimo sarebbe realizzato, almeno nella sua connotazione etica. Anzi il trionfo, ahimè, dell’umanesimo come oggi espresso.

    • Piero, il tuo brivido è anche il mio. Un superamento della democrazie rappresentativa sarebbe, in un momento culturale come questo, il trionfo della banalità del male, e qui il compimento del transumanesimo sarebbe realizzato, almeno nella sua connotazione etica. Anzi il trionfo, ahimè, dell’umanesimo come oggi espresso.

  • Mi piacerebbe un parere legale, e posso procurarlo, ma intanto, Pietro Martini? Toc-Toc|

  • Caro Presidente, la materia giuridica riferita al pubblico ufficiale, all’incaricato di un pubblico servizio e alle diverse fattispecie, pene e misure di sicurezza relative ai reati commessi da questi soggetti o in loro danno rappresenta da sempre una delle cartine di tornasole degli orientamenti penalistici e quindi di diritto pubblico di un ordinamento giuridico e quindi del sistema di gestione sociale di una data collettività in un dato momento storico. Nelle varie civiltà ed epoche i “pubblici ufficiali” e gli “incaricati di un pubblico servizio” e anche altre figure simili, comunque collegate all’espletamento di incarichi e compiti di rilievo pubblico e in rappresentanza degli assetti costituiti, si sono chiamati in tanti modi e hanno svolto funzioni di vario genere ma sempre hanno rappresentato i superiori interessi della collettività e sempre hanno tutelato le condizioni di possibile convivenza e vivibilità del corpo sociale, del popolo, della nazione, dello Stato. L’ho presa larga per dirti che questo era il mondo di ieri, in Italia. Quello di oggi è un puttanaio.

    La nostra generazione, la prima nella storia dell’Homo sapiens capace di perdere tutte le guerre senza aver avuto il coraggio di combatterne nemmeno una, ha la responsabilità, la colpa, la vergogna di questo stato di cose. La realtà vissuta oggi da queste figure di pubblico ruolo, significato e valore la conosciamo: forze dell’ordine aggredite e colpevolizzate se costrette alla difesa, insegnanti minacciati e irrisi da delinquenti minorili spalleggiati da genitori falliti, medici che con passione svolgono una delle missioni più antiche, nobili e generose e tuttavia sono percossi, malmenati, feriti (le donne anche violentate) proprio mentre offrono a chi ne ha bisogno le loro cure.

    Lascio agli esperti di diritto sanitario le considerazioni sugli ultimi parti legislativi in materia, che comunque appaiono a prima vista degni dei loro autori. Certo, una normativa valida, applicata, rispettata, con sanzioni e con carcerazioni non eluse da meccanismi premianti aberranti costituirebbe un primo passo importante. Però, per curare non solo gli effetti ma anche le cause, pandette, articoli, commi e postille non bastano. Al centro sta la Scuola. Intorno case, famiglie, uffici, fabbriche, negozi, caserme, ministeri. Anzi, al centro “stava” la Scuola. Quella attuale è la scimmia della Scuola. Rimettiamo la Scuola al centro. Le risorse economiche e materiali ma soprattutto le risorse umane migliori devono arrivare qui. Basta con l’equazione tra democrazia e ignoranza, tra successo e mancanza di disciplina. Adesso, datemi pure del fascista.

    • Pietro se parlo come te non è perché io sia un fascista, ma se arriviamo alle stesse conclusioni è solo per un buonsenso innato che va oltre ogni politica. Significativo che non si veda alcun movimento di condivisione di sdegno di fronte alla messa a nudo del problema.
      La scuola è una fabbrica di cittadini, di religiosi, di addetti ai lavori, perché stupirsi del fatto che io veda un punto di ripartenza proprio lì! Comunque ci vuole un potere forte e organizzato per ripartire e la politica sta mostrando la sua peggior faccia: una corsa acritica al voto nel compiacimento delle richieste della base: il gioco del pifferaio magico.
      E comunque di queste cose si interessa Rita nel blog, io son stato solo stuzzicato da una notizia medica, quindi è il suo parere che ci manca!

    • I pubblici ufficiali, Adriano, sottintendono pubblici interessi e poteri, insomma uno Stato. Detto tutto.

      Parlando di Scuola, intendevo la Scuola Pubblica Statale Nazionale Italiana. Beninteso, niente in contrario alle scuole private. Anzi, tutta ricchezza culturale in più. E magari senza troppi albi, protocolli, burocrazia. Che qualunque privato, se vuole, insegni privatisticamente quello che vuole, cose serie o meno serie, cose gravi o meno gravi, insomma tutto, dal sanscrito all’ikebana, dalla teologia all’origami. Massima libertà. Sarà premiato o meno a seconda dell’interesse privato suscitato. Certo, a spese private sue e non pubbliche dei contribuenti. Chiaro?

      Giovanni Floris non mi è molto simpatico. Eppure il suo “Ultimo banco” non mi è dispiaciuto. Non so se “insegnanti e studenti possono salvare l’Italia”. Però, intanto che si lavora sull’emergenza, si potrebbe anche cominciare a lavorare per qualcosa che in futuro certe emergenze possa evitarle o almeno contenerle. Purtroppo la politica attuale lavora per un futuro identificato con la successiva scadenza elettorale. Peccato.

      Da oltre un secolo e mezzo siamo una grande nazione, anche se spesso crediamo il contrario, e non è facile modificare la rotta di una struttura massiccia e complessa. Virare pilotando una fregata corazzata non è come virare pilotando una corvetta. Ma si deve pur cominciare. Anche se chi semina oggi non raccoglierà i frutti domani. Dalla logica dei “like” immediati dobbiamo tornare alla logica delle generazioni. La Scuola è il timone per rimettersi sulla rotta. Una lunga navigazione. D’altra parte, mai si parte, mai si arriva.

    • Non credo proprio, Pietro, che “insegnanti e studenti possano salvare l’Italia”, non guardando la foto del corpo docenti dello scientifico di Partinico che s’è presentato agli studenti impegnati negli esami di maturità indossando la maglietta rossa (non so il Rolex) invocata da don Ciotti e sostenuta da intellettuali del calibro di Saviano, Gad Lerner, Alessandro Gassman e Vanessa Incontrada ….. Alla faccia della terzietà della scuola. E poi si pretende anche rispetto?

      Non credo neppure, Adriano, che la politica stia “mostrando la sua peggior faccia”. Casomai sta mostrando una faccia, era ora, noi cittadini si cominciava a pensare ce non ne avesse una, che si trattasse di un magma indistinto. Si può essere d’accordo con la linea intrapresa oppure no, non è che tutti la debbano pensare allo stesso modo, ma i fatti sono fuori discussione :
      – in sole 5-7 settimane Salvini è riuscito a mettere con le spalle al muro il frusto direttorio Parigi-Berlino, totalmente inadeguato ad affrontare la drammatica questione dei flussi migratori. E intanto non sbarca nessuno … ;
      – tanto di cappello ai ministri che hanno avuto il coraggio di dire pubblicamente (alla Fantozzi) che il melting pot è una ca**** pazzesca perché dissolve popoli e nazioni. Solo qualche giorno fa una rappresentanza degli studenti neri/asiatici dell’università di Manchester ha cancellato con il bianchetto un murales che riportava le parole di “If”, scritte da Kipling nel 1895, da loro definite “razziste” (siamo alla follia!), quando invece Gramsci le inserì nel suo “Breviario per i laici” reputando utili i consigli che davano su come diventare uomini forti e impavidi di fronte alle avversità della vita;
      – è stata messa alla portata di tutti la questione dell’avanzo primario, da ben 27 anni usato esclusivamente per pagare interessi su interessi, e che adesso si vorrebbe attivare. Quest’anno è al 2,7% del PIL, guarda caso proprio i 50 miliardi “mancanti”. Dopotutto il famigerato pareggio di bilancio è nient’altro che una costruzione ideologica del neo liberismo dogmatico dell’UE, e francamente di ideologismi ne abbiamo fin sopra i capelli;
      – è finalmente chiaro (quasi) a tutti che il debito non è solo italiano ma globale. Nel 2017 (secondo l’Institute of International Finance) ha raggiunto l’incredibile cifra di 233.000 miliardi di dollari, ovvero il 325% del Pil mondiale. Questo significa che il ricatto del “voi italiani avete un debito mostruoso, e perciò non potete… ecc. ecc:“ non funziona più;
      – se poi venissero utilizzati meccanismi statistici diversi da quelli correnti, si capirebbe anche che l’Italia sta meglio di tanti altri. Esiste una “cosa” che si chiama debito aggregato: unendo il debito pubblico a quello privato e a quello delle imprese (una classifica assai più indicativa!) in testa ai più indebitati d’Europa c’è la Francia con un debito pari a quattro volte il PIL, l’Italia si ferma al 350 e la virtuosa Germania assomma un consistente 270. Chi è in bilico, dunque? Chi deve tirare la cinghia?

      Abbiamo saputo più cose nelle ultime sette settimane che negli ultimi sette anni. Ben venga dunque il tentativo dei giallo-verdi di picconare le regole ferree di un sistema che ha mostrato disfunzionalità, rigidità, prodotto povertà, diseguaglianze intollerabili e azzerato i margini di manovra dei governi, ridotti a lavoratori dipendenti di un potere oligarchico sovraordinato ai popoli. Pur non sapendo cosa riuscirà a fare questo governo, che li ha letteralmente tutti contro, non possiamo che considerarlo una speranza, una botta di vita, una ripresa dell’iniziativa politica abbandonata a favore dei meccanismi impersonali della tecnofinanza sostenuta dai soliti noti. Speriamo bene, facciamo gli scongiuri e auguriamoci che il cielo ci sia propizio.

  • I politici – lo sai bene Pietro – lavorano più che per la prossima scadenza elettorale (che, naturalmente, è il momento di raccogliere il consenso) – per i sondaggi della settimana dopo.
    Non credo sia un limite strutturale dei politici perché abbiamo avuto nella storia (non solo italiani) leader che invece di pensare al loro partito hanno pensato al futuro del Paese.

    Ora, il futuro di un Paese sarà determinato in gran parte dalla qualità del “capitale umano” che esce dalla scuola. Investire nella scuola significa investire nel futuro (tanto più oggi che rischiamo di perdere il tremo delle tecnologie digitali): certo, non bastano “competenze”, ma ci vogliono strumenti “critici”, e il valore della partecipazione democratica alla soluzione dei problemi collettivi.

  • Non ho risposte, ma vedo che il discorso scuola accoglie consensi, e io ci credo perché è ancora un mondo sano in percentuale maggiore di qualsiasi altra Struttura. Consideriamo poi il valore di un ricorso storico: l’Agoge ateniese, l’istruzione collettiva dei ragazzi, insegnava cose molto diverse dalle attuali, anche in tema di costumi, ma senza quel percorso para-liceale, statale, non si diveniva buoni mariti e padri (anche se l’iter insegnava due diverse forme di omosessualità), e buoni difensori della patria, (anche se non si insegnava a combattere). Traggo le notizie dallo storico M.V. Manfredi, quindi attendibili. I colpi di vento, le ghigliottine, certo che lasciano sempre qualcosa di buono Rita, ma mentre si individua l’asino dalle lunghe orecchie, quanta cacca ha già fatto! (gli aforismi li creo sempre al momento). E quella di cui parlo nel costume puzza tanto! Certo, la situazione stagnava da troppo tempo, per scrostare la muffa non bastava più una ritinteggiata! Che c’è di buono? Una ribellione giovanile portata fino alla violenza interpersonale, di cui non si capisce se gli adulti siano emuli o viceversa, un governo giovane che “non ci sta” sono segni di vitalità, ma in tutto il regno animale, mentre i giovani più brillanti spingono, la società degli adulti difensori della tradizione crea il fattore di gradualità del cambiamento, e su questo mix si sofferma spesso il nostro CGC. Giorgio Cardile, e se lo dice un giovane… Tuttavia, noi ex sessantottini, e vedi caso è il cinquantenario, ricordiamoci il vuoto che ci siamo lasciati dietro! Se manigoldi ci si sono intrufolati, e molti di questi eravamo noi stessi slatentizzati, ne abbiamo la responsabilità. Ma è indubbio che nel costume abbiamo lasciato molto di buono, “ci voleva”. Conclusione: il ventre molle, i debosciati veri siamo noi! Iniziamo a riassettarci. Aforisma: (se non puoi cambiar niente cambia te stesso), che non è mia, ma di chi? Grazie a voi dotti lo scoprirò.

  • Innanzitutto mi scuso con Adriano per essere partito dall’argomento dei medici dando poi troppo rilievo al tema della scuola. I farabutti che minacciano, percuotono e feriscono i medici (e violentano i medici donne, ma dico donne solo per ora, tra un po’ toccherà anche ai medici maschi, occhio ragazzi) e poi la fanno franca erano, mi pare, il soggetto dell’articolo.

    Aggiungo che sono d’accordo con Rita su quanto dice sulla scuola attuale, sulle magliette rosse e sul resto. Mi sembra però che Floris (citavo lui) non parli, nel suo libro, di salvataggi operati con le risorse attuali. Inoltre, mi scuso con tutti coloro che conoscono la scuola meglio di me per averci lavorato, magari per parecchio tempo e forse con impegno e passione. Io ho fatto un lavoro diverso e so della scuola molto meno di chi ci ha lavorato. Sono solo stato studente, padre di due studenti, figlio di una insegnante e con una famiglia materna in cui tutte le zie e quasi tutte le cugine erano insegnanti. Una “school immersion”, però solo esterna, senza cognizione di causa interna.

    Un’ultima cosa. Il problema della scuola non si risolve agendo in una sola direzione. Studenti, insegnanti e genitori sono tre aree di intervento da affrontare in modo sinergico. Nelle tre categorie ci sono elementi e situazioni che vanno dall’ottimo al pessimo, come in tutto, per cui sono consapevole di aver generalizzato e semplificato. Ma il risultato, ammettiamolo, è quello che è. E la media conclusiva è sconfortante. Delle tre categorie, quella messa peggio mi sembra quella dei genitori. Una frana. Essendo la famiglia la frana principale. E lo dico non essendo uno con i calli sottorotulei. Genitori impossibili. Il libro di Floris ne elenca esempi e comportamenti da brivido. Salvare la scuola significa salvarla dai cattivi studenti, dai cattivi insegnanti ma, soprattutto, dai pessimi genitori.

    • Non vedo necessità di scuse Pietro! Esatto tutto, ma dell’alchimia la famiglia è l’elemento meno dominabile, salvo si sancisca nessuno padrone in casa propria, e non vogliamo. Gettar semi al vento non è mai così impensato. Dico, ma Gesù Cristo, cos’altro avrebbe fatto? Se non fosse stato crocifisso, o forse grazie a ciò, sarebbe stato impensabile che il messaggio cogliesse e germogliasse, sia pur poi rimaneggiato più volte. Certo, Egli non sapeva che i tempi erano maturi, che c’erano tutte le condizioni, ma noi lo sappiamo? Potrebbe essere un momento di svolta, con una piccola spinta. E Ivano dirà: “ma iin croce ci vuoi mettere proprio noi insegnanti?” Saremo uniti.
      Richiamerei anche il concorso novellistico Cremascolta di due anni fa, dedicato ai giovani; 2 racconti su 33 parlavano di anziani perseguitati e percossi. Certo, una forma di bullismo irriverente diffusa già negli anni ’60, ma le bande erano anonime, nessuno poteva ipotizzare un servizio di camice viola, come nel racconto di non so chi! Insomma, muoviamoci in qualche modo!

    • Non escludo, Adriano, che quel messaggio abbia “colto” e sia “germogliato”, come giustamente dici tu, per via della crocefissione. Ma mi pare che, vista l’abitudine romana di punire in questo modo le insubordinazioni al potere costituito e visto il numero di crocefissioni davvero elevatissimo in quella Palestina di continue rivolte più o meno ammantate di religiosità, mi sa che il nocciolo della faccenda, che ha fatto “cogliere” e germogliare” il “messaggio”, sia stato soprattutto l’altro argomento, meno consueto e più originale, della resurrezione. In effetti, digli poco. Ecco, tornando al punto, dovremmo trovare qualche “messaggio” che faccia risorgere la scuola italiana? Nessuno pretende in tre giorni. Facciamo tre anni? Magari Marco Bussetti ci riesce, a farla risorgere. Chi di voi sa chi è Marco Bussetti, subito, senza andare a cercare qua e là? Da due mesi mica se n’è sentito molto. E dire che a Trastevere c’è anche un MInistero, mica solo Sabatini e Checco Er Carettiere.

  • Adriano, ti racconto un episodio. Cena di classe con bimbi e genitori, un paio di cicli fa. Genitori scatenatissimi, anche simpatici, ma di poche regole, da far dire ad una collega: adesso si capisce perché i bambini sono così. E anch’io credo che ormai educazione ed istruzione non siamo più modelli vincenti, almeno veicolati dalla scuola. I riferimenti, facili, allettanti, disimpegati, i falsi miti insomma, ormai vengono da fuori, dai social, da questa società difficile dove vincono il facile successo, la notorietà, i soldi guadagnati senza saper fare niente, vedi i vari influencer che guadagnano una paccata di soldi senza nessun merito. A questo punto puoi immaginare la fatica che dovrebbe fare e fa la scuola. Comunque i bambini, nel bene e nel male, quando arrivano a scuola un imprinting ce l’hanno già. Anche se il modello peggiore, in questo momento storico, è dato dalla politica. Vuoi che non piaccia ad un ragazzo un altro ragazzotto o ragazzotti che la fan facile di fronte ad una qualsiasi questione? Basta spararle grosse e il gioco è fatto. Sono questi i modelli vincenti, non il povero insegnante, magari delle superiori, che sputa sangue davanti ad una platea di indifferenti a qualsiasi analisi o approfondimento. Oltretutto senza più nessun ruolo sociale riconosciuto. Ripeto quanto già scritto: tutto questo, e mi spiace dirlo, è il risultato della scolarizzazzione di massa e della famigerata tecnologia che avrebbero democraticamente dotato tutti di strumenti in più, ma che si stanno rivelando un arma a doppio taglio.

    • “senza più nessun ruolo sociale riconosciuto” ma scherzi? Siete i nostri eroi! Anche io ti passo un pezzo di storia: ero un quindicenne abulico, obeso, indifferente alla scuola, diffidente verso la famiglia. Mossa vincente di mio padre: trova il modo di affidarmi a un maestro, sportivo, Nicola Tempesta, già campione europeo di arti marzialivarie, pesi massimi, ancora come figura agli onori delle cronache. Risultato: -15 kg in due anni e apprezzamento di gruppo… e di donne. Secondo trasformatore: un bistrattato Professore di lettere: A.F. divenuto per un ristretto gruppo un mito. III evento: il Maestro in ortopedia, Eugenio Jannelli, autorità mondiale, mostro di bravura e di psicologia. Ci arrivai da solo, con il cappello in mano, e mi aprì la porta. Mi hanno cambiato la vita. E allora, dove vuoi che vada la mia fiducia se si parla di cambiar le cose se non ai Maestri? Arti persuasive subliminari non più riconosciute e carisma contrastato dalla massa informatizzata? Vero, quindi magari bisogna trasferire il mito su questo nuovo terreno, sporcarsi le mani, e spero che qualcuno ci stia lavorando!
      Idee da proporre?

  • E tornando alla questione di partenza, il rischio medico di ingiurie , percosse, stupro, cito da DottNet di oggii: “…dopo l’iniziativa della Corte dei Conti, che nei mesi scorsi aveva contestato la legittimità di alcune indennità assegnate ai medici … e dopo la conseguente decisione del governo regionale che ha sospeso quelle indennità… alcune regioni, tra cui Abruzzo, Campania, Basilicata e Sardegna… paradossalmente bloccano le indennità di rischio sugli stipendi e, addirittura, in taluni casi – come Avellino – richiedono il rimborso di quelle già erogate in precedenza, anche alla luce del fatto che la Corte dei Conti ha ritenuto illegittime tali indennità, potendosi configurare un potenziale danno all’erario».
    Il detto Partenopeo “cornuti e mazziati” direi che si adatta a pennello! Non che un professionista si faccia picchiare per un’identità, intendiamoci, ma la filoosofia della negazione del rischio eclatante emerge chiara da questa non richiesta verifica. E ancora altri se ne andrtanno verso i paesi scandinavi…

  • L’argomento tende al fisiologico esaurimento del dibattito, ma tengo a sottolineare che avevo sottoposto il pezzo all’Avvocato R.F., penalista e patrocinante in Cassazione, che valida la correttezza delle mie citazioni di articoli di legge e il senso generale che se ne desume.
    Speriamo che serva!

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