menu

FRANCESCO TORRISI

2 Agosto 1980 – La strage di Bologna

….come domani 2 Agosto di 38 anni fa, nel 1980. la terribile strage di Bologna, nella quale alle ore 10,25, una bomba esplose nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna. Lo scoppio fu violentissimo, provocò il crollo delle strutture sovrastanti le sale d’aspetto di prima e seconda classe dove si trovavano gli

….come domani 2 Agosto di 38 anni fa, nel 1980. la terribile strage di Bologna, nella quale alle ore 10,25, una bomba esplose nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna.
Lo scoppio fu violentissimo, provocò il crollo delle strutture sovrastanti le sale d’aspetto di prima e seconda classe dove si trovavano gli uffici dell’azienda di ristorazione Cigar e di circa 30 metri di pensilina. L’esplosione investì anche il treno Ancona-Chiasso in sosta al primo binario.
Il soffio arroventato prodotto da una miscela di tritolo e T4 tranciò i destini di persone provenienti da 50 città diverse italiane e straniere.
Il bilancio finale fu di 85 morti e 200 feriti. (testimonianze di Biacchesi e da “Il giorno”)
La violenza colpì alla cieca cancellando a casaccio vite, sogni, speranze.

Alle 17,30, il presidente della Repubblica Sandro Pertini arrivò in elicottero all’aeroporto di Borgo Panigale e si precipitò all’ospedale Maggiore dove era stata allestita una delle tre camere mortuarie.
Per poche ore era circolata l’ipotesi che la strage fosse stata provocata dall’esplosione di una caldaia ma, quando il presidente arrivò a Bologna, era già stato trovato il cratere provocato da una bomba.
Incontrando i giornalisti Pertini non nasconse lo sgomento: “Signori, non ho parole” disse,”siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”.

Cominciò una delle indagini più difficili della storia giudiziaria italiana.

Nelle udienze pubbliche del 22-23 Novembre 1995 ( più di15 anni dopo!) la Corte Suprema di Cassazione a Sezioni Unite Penali ha definitivamente condannato all’ergastolo, per la strage del 2 agosto 1980 alla Stazione di Bologna, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.
Inoltre sono stati condannati, pure definitivamente, per il depistaggio delle indagini, i massoni Licio Gelli, Francesco Pazienza, il generale Musumeci e il colonnello Belmonte, questi ultimi due, ufficiali del servizio segreto militare.

Chi i mandanti?

 

L’1 Giugno 1981 si costituisce la
ASSOCIAZIONE TRA I FAMILIARI DELLE VITTIME DELLA STRAGE ALLA STAZIONE DI BOLOGNA DEL 2 AGOSTO 1980
con lo scopo statutario di : “OTTENERE CON TUTTE LE INIZIATIVE POSSIBILI LA GIUSTIZIA DOVUTA”.

Di seguito il link al sito http://www.stragi.it/

E’ disponibile in rete il Filmato girato poco dopo la strage della stazione di Bologna.
Cortometraggio avuto per gentile concessione dell’Associazione tra i familiari delle vittime strage alla stazione di Bologna del 2 Agosto 1980. clicca qui

….E’ terribile!!!!!

 

 

Nota: molto del materiale di questo post, deriva dal sito dell’Associazione tra i faniliari delle vittime della strage.

FRANCESCO TORRISI

01 Ago 2018 in Storia

20 commenti

Commenti

  • Francesco, quegli anni terribili, responsabili di facciata, mandanti sconosciuti, fascisti che si dichiarano vittime, legami tra servizi, massoneria, criminalità organizzata e le metastasi contemporanee che seducono ancora nostalgici di non si capisce cosa, se il risultato fu solo quella tensione che funestò l’aria di quegli anni. Da beccarli tutti, uno per uno, e costringerli ad una risposta alla domanda: PERCHE’? Un periodo storico quello tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta (Ordine nuovo come attribuzione delle varie stragi), fino a quel 1980 che vide falcidiate 85 vite che non si deve dimenticare. Il filmato che hai pubblicato è sconvolgente e ben rappresenta l’orrore di una normalità vittima della follia criminale di quattro pazzi. Mi immagino, sottoscritto, in quella stazione di 38 anni fa, intento alla quotidianità e assolutamente non presago di quello che mi sta per accadere. E il terrore puro, conseguente, e la rabbia per la vigliaccheria usata contro gente comune che magari di politica non si interessava proprio. E il tempo che improvvisamente alle 10:25 si ferma. Il mio tempo, quello dei feriti, dei parenti, degli amici, perchè da quel momento assume altra dimensione. Difficile pensarne altro, fiducia, speranza, futuro, ottimismo, voglia di vivere. Tutto interrotto. Perchè? Il primo marzo di quest’anno è iniziato un nuovo processo a Cavallini, già condannato con gli altri tre per banda armata, per stabilire se abbia avuto altre responsabilità nella strage. Sperando che questo nuovo processo porti nuova luce su quella drammatica vicenda.
    E su Cremascolta tutto tace.

    • Di cosa dovremmo parlare – oltre alla commemorazione – se nulla sappiamo? Inchieste, indagini, illazioni, processi secolari, sentenze che si contraddicono l’una con l’altra. L’Italia è piena di “cold case”: dalle stragi partigiane agli anni di piombo, e poi Piazza Fontana, la bomba di Peteano, delitto Moro, Piazza della Loggia, Ustica, l’Italicus, via dei Georgofili, la strage di San Benedetto Val di Sambro, eccetera eccetera eccetera. Il mondo pullula di stragi di Stato compiute dal pazzo di turno i cui mandanti rimarranno per sempre ignoti. I cittadini nulla possono contro le trame dei servizi segreti, che sennò non sarebbero segreti.

  • Nulla si può fare, senza dubbio, se non gridando a gran voce la nostra indignazione, sperando di arrivare ai più. Perchè se tutto tace il silenzio è terreno fertile per altri disastri. Non esistono un fatto politico o un idea astratti da tutto il resto, tutto è collegato, dall’azione spicciola di tutti i giorni all’eroismo di cui si spera sempre di doverne fare a meno. Siamo immersi tutti i secondi nella politica, e abbassare la guardia, perchè tanto non c’è niente da fare, significa prestare il fianco o esserne complici. Libertà è partecipazione. E se anche su Cremascolta pensassimo che ferrovie, sistema sanitario, città smart, o polveriera smart, che non è un ossimoro (per Martini, simpaticamente), viabilità e via discorrendo, riguardassero solo gli addetti ai lavori saremmo qui a perdere il nostro tempo. Finchè c’è discussione invece la Storia continua, è quando sparisce che anche quella si interrompe. Come quella mattina del 2 agosto. Almeno ricordiamocelo.

    • C’è mai stato un mondo senza guerre? Senza eroi? Senza vittime? Mica abbiamo scritto noi le regole che disciplinano la presenza dell’umanità sulla Terra. In questo teatro noi siamo dei poveri attori, e perciò facilmente sostituibili. Non dunque il regista, né il produttore.

      Tra le nostre (poche) facoltà c’è quella di fare del proprio meglio per rendere l’ambito personale più confortevole, sempre secondo i nostri canoni, non ultima la possibilità d’indignarci per ciò che ci pare. Ma più di così è impossibile.

      Quindi, più che mettersi ad investigare sui casi giudiziari irrisolti, sarebbe utile indagare sul senso della vita, ammesso che ce ne sia uno. Sai che beffa se alla fine si scoprisse che il significato c’era ma noi non abbiamo fatto niente per comprenderlo. Bei pirla.

  • …continuando sulla tua metafora “teatrale”, Rita, direi che più che “poveri attori”, siamo “poveri spettatori” (paganti, purtroppo!) che assistono ad uno spettacolo molto spesso “messo in scena” da non si sa bene quale “produzione” e nemmeno quale “regista”. Altrettanto spesso non riusciamo bene a discernere tra “personaggi” ed “interpreti” (altrettanto spesso Pirandellianamente i “personaggi” sono loro stessi in ….cerca d’autore!), ci è dato (siamo in democrazia!) applaudire, magari chiedendo il bis, o fischiare e, al limite alzarci e tornarcene a casa.
    Il “biglietto” ce lo fanno pagare comunque sia che a “Teatro” ci andiamo oppure no! Perchè ….come dire? THE SHOW MUST GO ON !!!!!
    Ci sono poi “foyer”i come CremAscolta dove “spettatori” attenti si scambiano pareri , più o meno anim… ati/osi, sul gradimento degli ” spettacoli”, sul rinnovare o meno l'”abbonamento”, sulla qualità delle scelte “registiche” (luci/ombre, scenografia, ritmo) sulle “interpretazioni”.
    Non ininfluente il “posto” che ci è stato assegnato in “sala”: “platea”, “palco” o “loggione” ….. ci sono poi “posti riservati”, ma quelli, si sa, non sono per il “pubblico pagante”!!!!!
    Alcuni preferiscono la “farsa”, altri la “satira”, altri ancora ( i più) la “commedia”, per non parlare di chi è attratto dalla “tragedia”!
    All’uscita dal “Foyer” vengono consegnati “questionari” sul gradimento che (almeno sulla carta) dovrebbero servire alla “produzione” per il “cartellone” della prox stagione …..almeno sulla carta!!!!
    E’ il due di agosto del 2018 e siamo tra i fortunati che non stavano passando dalla Stazione di Bologna il 2 di Agosto dell”80 alle 10:25: li andava in scena una TRAGEDIA della quale 85 persone (uomini, donne, bambini) non sapevano di essere stati designati come “interpeti principali” ed altre 200 come “comparse”.
    Nostro dovere non dimenticare: il “produttore” ed il Regista” sono ancora, dopo 38 anni, parecchio ….restii a “presentarsi alla ribalta”, malgrado le molte “chiamate”!

  • Ho diversi giovani amici qui al mare, figli di amici, a loro volta “amicati” in una forma di tutoring, con il sollievo dei genitori, per loro incomprensioni intergenerazionali. Nelle loro intelligenze brillanti scopro universi. E IN QUESTI UNIVERSI BOLOGNA NON C’È. La cosa è incredibile, perché quando accadde ero un giovane adulto in un campeggio naturalistico- zoo all’aperto di Cavriglia (Toscana centrale), e tutto nel bosco divenne silenzio, anche gli animali sembrarono tacere.
    Proverò domani a parlarne loro: ma che faccia faranno? Senza nessun termine di paragone in fatti di casa nostra così orrendi, penseranno ancora che la mostruosità possa albergare solo oltre il Mediterraneo, o anche da questa parte ma in epoca per loro così remota da non meritare considerazione?
    Non capiranno realmente; forse immagineranno il fatto storico, ma come un montaggio cinematografico, la cosa più vicina al reale di cui abbiano esperienza, pur convivendo anche qui con le barriere floreali in cemento anti sfondamento a difesa dagli attentati, pur ascoltando i notiziari, pur essendo questi miei giovani amici piccoli geni da tutti 10 (fenomeno di frequenza crescente) e informati sulle onde gravitazionali come sul sesso degli angeli. Ma non sono pronti a capire. E sono fragili, privi di immunità acquisita. Non saprebbero difendersi da alcun tipo di trame; né dopo, se già eravamo inermi noi, pronti a reagire.

    • Hai toccato un nervo scoperto, Adrià: a prescindere dal numero di notizie in loro possesso, dalle lauree (mai solo una) e dai costosi stage all’estero, i millenials non capiscono. Non sono pronti a capire, proprio per niente, zero. Quotidianamente ci si scontra con questa semplice (agghiacciante) realtà. A parte le nostre personali responsabilità di generazione precedente, enormi, non possiamo pertanto esimerci dal chiedere a noi stessi cos’ha fatto la tecnologia all’uomo. Non per colpa sua intendiamoci, il mezzo meccanico svolge un lavoro, ma per colpa nostra. Ci siamo giocati i fondamentali della nostra biologia animale: esperienza, cultura, memoria. E mo’ … ?

  • Il discorso di Fico e quello di Bonafede contengono promesse di verità sull’ultimo mezzo secolo di stragi italiane. Digitalizzare un documento non corrisponde a desecretarlo ma il concetto è chiaro: grazie a questo governo, gli italiani sapranno che cosa è successo, chi è stato, chi l’ha mandato e perché. Promesse impegnative. Non sono le prime che sento dai nostri governanti, da quando a sedici anni, in quel dicembre a Milano, dovetti assistere per comuni amicizie giovanili alla caccia, violenta e spietata, alle bandiere nere. Era giusto solo il colore. E sono sempre stato convinto, e sempre lo sarò, che gli assassini di Pinelli lo sapessero fin dall’inizio. Non sappiamo se Fico e Bonafede riusciranno dove gli altri hanno fallito, in buona o mala fede. Personalmente spero di sì. Vedremo.

    Una generazione maledetta di ragazzini illusi e invasati, che combattevano sotto bandiere diverse e spesso contrapposte, è stata giocata e depredata dei propri ideali e passioni, di qualunque colore ideologico e militanza politica, dai mostri premeditati del terrorismo nero, rosso o solo criminale. Le stragi di Stato, soprattutto basate sull’eversione nera, come il brigatismo e gli altri terrorismi rossi, come le stragi di mafia favorite da connivenze e depistaggi, sono state tutte stragi oscuramente italiane, dal percorso giudiziario non casualmente incerto, accidentato, troppo spesso senza esito.

    La strage di Bologna nasce dal terrorismo nero, come altre. Molti eventi terroristici hanno invece origini opposte. Le stragi della criminalità mafiosa non pretendono neppure di ammantarsi di paludamenti ideologici. Queste stragi hanno protagonisti di estrazione politica diversa ma tutte, sempre, hanno un soggetto in comune: lo Stato, attraverso le sue articolazioni e funzioni protette da un segreto che dovrebbe tutelare la nazione italiana rispetto alle offese esterne, non renderla indifesa rispetto alle offese interne.

    Non avrei mai pensato di condividere una sola frase di Fico. Oggi sono d’accordo con lui che saremo in una vera democrazia solo quando conosceremo la verità e tutti i colpevoli pagheranno. Soprattutto per le vittime e le loro famiglie. Ma non solo.

    • ….Adriano, Rita, ma Giorgio C fa parte della Redazione ormai, dovreste conoscerlo bene no? Lui ed il suo bellissimo gruppo “capiscono”, eccome! Quindi non credo proprio sia un fatto …..”cromosomico! legato alla data di nascita, è solo un fatto di approccio, di rinuncia ( o no) alla voglia di mettersi li a informarsi e cercare di capire, in favore nelle “n armi di … distrazione di massa”!
      Pietro, anche io non so se Fico e Bonafede riusciranno dove gli altri hanno fallito, in buona (poca) o (molta) mala fede. Personalmente anche io spero di sì. Vedremo.

    • Una rondine non fa primavera, Francesco, a maggior ragione adesso che non ci sono più neanche le rondini. Purtroppo i problemi della “generazione Y” non sono legati a una semplice data di nascita bensì alla non-cultura di appartenenza … e noi c’abbiamo le nostre belle colpe. Niente scuse.

      Quando a Fico e Bonafede, temo che siano degli ingenui anche se spero tanto di dovermi ricredere. Non dipende dall’Italia la divulgazione di gran parte delle notizie relative alle stragi di Stato, che fanno sempre parte di un’architettura molto più complessa. Inconoscibile. Il disperato di turno va in galera, i morti si commemorano, ma chi c’è dietro non si saprà mai.

  • Franco si capisce con la pelle o con la pancia, o tutte e due. In questi piccoli geni manca un’esperienza di “dolore storico” che faccia ballar la pancia. Poi purtroppo non ci possiamo fare niente, forse è proprio questo che permette loro di non distrarsi e raggiungere livelli di eccellenza. Del resto anche noi che abbiamo vissuto glii annni di piombo non abbiamo assaggiato nulla a confronto dell’orrore di prima! Forse la diffusione da al tutto un tono di normalità. Facile allora zuccherare un cappuccinoo e sgranocchiare il relativo cornetto, e pensare al profitto personale della giornata che si prepara.

    • ….prenderei inoltre in seria considerazione (anche per gettare un ….. doveroso appiglio a favore di questa vessatissima EU) il fatto che questi ragazzi hanno vissuto il progetto Erasmus (ed ho usato il termine “vissuto”, perchè un conto è parlarne, in modo più o meno dotto, un conto e “passarci dentro”!) e della possibilità di considerarsi cittadini europei possono avere contezza assai più di noi del ….giurassico!

    • Sull’Erasmus, Franco, ci sarebbe molto da dire ma non è mia intenzione mettermi adesso a disquisire su quello che è nient’altro che uno dei tanti aspetti della “globalizzazione programmata”. Enorme è comunque la differenza tra il viaggio classico e gli spostamenti moderni, dicasi turismo di massa. Altrettanto gigantesche sono le differenze tra coloro che nel giurassico esploravano le zone più pericolose del pianeta con quattro soldi in saccoccia, lo zaino in spalla e l’impossibilità accertata di mettersi in contatto con la famiglia per settimane/mesi di fila, qualsiasi cosa accadesse, e quanti oggi si recano oltrefrontiera nell’appartamento prenotato da papà, con l’assegno mensile spedito dalla mamma e sotto la supervisione famigliare via skype h24.
      I primi facevano un’esperienza di vita, i secondi sono in vacanza.
      Il risultato è tangibile e riscontrabile principalmente nel fatto che chi ha superato delle dure prove d’iniziazione in gioventù, fino all’ultimo respiro continuerà a pensare con la sua testa, mentre chi ha avuto una “gioventù assistita” non ne sarà mai in grado, nonostante si faccia di tutto per dargli ad intendere che invece lo sta già facendo, ed è pure bravo a farlo.

      Basta osservare le persone e parlare con loro per rendersi conto che tutto questo è vero. Se poi vogliamo affermare invece che “uno su mille ce la fa”, ovviamente sono d’accordo, è sempre stato così, fin dai tempi dei dinosauri. Ma l’eccezione non fa la regola.

  • E’ giusto (ed è sacrosanto) arrivare fino in fondo alla verità, ma questo spetta solo alla Magistratura (certo, anche pressata dall’opinione pubblica e quindi anche da noi), ma quello che mi pare utile è adoperarci tutti perché non torni quel clima “manicheo” (di sinistra e di destra) che ha generato così tante vittime.
    Il mio piccolo contributo è solo questo: anche col nostro blog mettiamoci sempre nell’ottica che i problemi (tutti i problemi, a maggior ragione quelli che riguardano la collettività) si possono risolvere solo dialogando, ascoltando le ragioni degli altri (le ragioni non sono mai da una sola parte), mediando punti di vista diversi.
    E’ questa la politica, l’unica che può evitarci la politica delle armi, la politica dell’odio generatore di altro odio, la politica… jihadista degli anni Settanta.

  • Si può essere d’accordo con Rita se si intende l’Erasmus come esperienza protetta. Per paradosso si potrebbe dire che l’Erasmus dei ragazzi di colore piombati qui, quella sì che si potrebbe definire un’esperienza globalista di formazione. Poi ognuno valuti per sé da quale delle due si potrebbe imparare di più. Ricordiamoci che molti di loro un lavoro l’han trovato, magari una famiglia, un’integrazione. Pagandolo molto di più, ma guadagnandoci in termini di autostima e dignità personale.

    • Ma che minestra è? Cosa c’entrano i ragazzi dell’Erasmus che passano qualche mese all’estero a spese dalle famiglie con i clandestini africani in cerca di più proficui guadagni? Il movente è completamente diverso. L’unica similitudine, semmai, è che vivono entrambi sulle spalle di qualcuno. Fai una gran confusione, Ivano, gli stranieri che trovano lavoro e si integrano sono quelli con le carte in regola, non c’entrano nulla con i clandestini arrivati col barcone e alloggiati dalle cooperative. Con quelli, per intenderci, che vanno avanti e indietro in bici armati di smartphone e cuffiette, o che chiedono l’euro fuori dalle botteghe. Sai che esperienza. Una volta a casa, non potranno certo dire di avere conosciuto gli italiani.

  • Rita, non fare la sottile per niente. Credo che l’esperienza di un nero, lasciamo stare l’ultima ondata, o di tanti arabi o slavi arrivati in Italia anni fa, facendosi il culto per starci, magari onestamente, sia molto più arricchente di un anno all’estero foraggiato quasi del tutto dai genitori, in genere benestanti, credendo che i loro figli in qualsiasi paese possano l’America. E poi l’hai detto tu, uno si mille ce la fa, gli altri se ne tornano con le pive nel sacco. Quindi non enfatizziamo troppo l’Erasmus. Come dici tu, zaino in spalla, e senza troppo garanzie, credo che dia da imparare molto di più. Nessuna minestra quindi. Un po’di elasticità per favore

    • Ho detto la stessa cosa: non mischiamo gli immigrati regolari con i clandestini, non c’entrano niente. L’egiziano o il rumeno che sono qui con la famiglia e lavorano, pagano l’affitto e le tasse, mandano i figli a scuola, hanno tutto il diritto di di fare la stessa vita che faccio io, la massa restante (l’85%), a casa subito. Senza se e senza ma.

      Quanto all’Erasmus, finirà presto; voglio vedere tra una decina d’anni i nuovi genitori precari e traballanti come faranno a mantenere il pargolo un anno (o più) all’estero. Sarà già una conquista se riusciranno a mantenerlo in patria. E’ questo il bello della Storia, che è un organismo vivo e sempre in movimento: in poco tempo cambia tutto.

  • Mi scuso se parlo dell’Erasmus a proposito di una strage e di ragazzi giovani a proposito di maturi funzionari dei servizi segreti. So che c’azzecca poco. Ma il fenomeno Erasmus è solo uno degli ultimi modi per i giovani di vivere esperienze internazionali a coronamento del loro corso di studi (si tratta di molto di più, lo so, ma è per farla semplice). Da secoli, per non dire da millenni, dai giovani dell’antichità, attraverso gli studenti delle università medioevali, fino ai tour culturali della gioventù europea in epoca moderna, ci sono stati giovani pilotati, rassicurati e coccolati in queste loro esperienze e altri giovani più coraggiosi, avventurosi e, come si addice all’età, felicemente incoscienti nella ricerca di una loro identità culturale internazionale, cosmopolita, di vera libertà. I figli di papà, i cocchi di mamma, i “cagoni” ci sono sempre stati, ai tempi di Villon come ai tempi dell’Erasmus. Ma ci sono sempre stati anche gli altri, i viaggiatori veri, affamati del mondo e della cultura del loro tempo, ragazzi di cui gli adulti di solito, in ogni epoca, non hanno tessuto troppe lodi. Anzi, qualcuno ha detto che è sempre salutare diffidare dei giovani troppo lodati dai vecchi. La nostra generazione non ha fatto eccezione. Ricordo sia gli uni che gli altri. Quella dei nostri figli pure. Anche a Crema.

  • L’Erasmus è uno dei frutti più significativi di quella bistrattata Unione che è l’Europa: chi fa una tale esperienza (e conosco personalmente alcuni di questi giovani) non solo apprende davvero le lingue (non quelle che si studiano sui banchi di scuola), quelle lingue che potrebbero essere determinanti anche per la sua futura professionale, ma crea anche un sacco di “relazioni” e quindi di “punti di vista” che gli cambiano letteralmente il suo modo di vedere il mondo (non più da provinciale).
    Con questo non intendo generalizzare, ma solo dire che chi si avventura con lo spirito giusto, può portare a casa un patrimonio immenso che gli segnerà la vita, professionale e umana.

Scrivi qui il commento

Commentare è libero (non serve registrarsi)

Iscriviti alla newsletter e rimani aggiornato sui nostri contenuti