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FRANCESCO TORRISI

La Scuola ….buona

La Scuola ….buona L’”assist” per questo post, me lo ha fornito il nostro Presidente  ( di CremAscolta, è ….)  Adriano “gesta os” Tango, con la chiusa del suo “Ingiuriare e picchiare il Pubblico Ufficiale: si può per legge?” dello scorso 23 Luglio : “…..ma quando è un intero clima culturale sotto accusa i provvedimenti debbono

La Scuola ….buona

L’”assist” per questo post, me lo ha fornito il nostro Presidente  ( di CremAscolta, è ….)  Adriano “gesta os” Tango, con la chiusa del suo “Ingiuriare e picchiare il Pubblico Ufficiale: si può per legge?” dello scorso 23 Luglio : “…..ma quando è un intero clima culturale sotto accusa i provvedimenti debbono andare molto a ritroso, prima di una ignominiosa resa, e, siccome nel ruolo della famiglia poco ci credo, anzi, si denota una connivenza, per ironia l’onere non può che ricadere proprio su una delle principali vittime di questo nuovo malcostume criminoso: il mondo dell’Educazione scolastica. “

Al momento, devo dire ( e mi cospargo un pochetto il capo, inteso come testa obvious) anche perchè sentitomi “parte in causa” (per decenni prof. prima e preside/dirigente scolastico, poi) non l’avevo proprio …. presa benissimo, e nel merito gli rispondevo tra l’altro: “….scaricare sulla “scuola” l’ennesimo carico educativo inerente una matassa che noi “grandi” non sappiamo sbrogliare?….. “.

Oggi, mi sono imbattuto (per il vero mi è arrivata la News Letter di “Comune.info”) nel Manifesto dell’educazione diffusa e subito quello più efficiente dei tre neuroni in servizio permanente effettivo estivo, ha lampeggiato il link: 23 Luglio Adriano Tango.

Ho letto e meditato: certo si tratta di ….cambiare sintassi, di più, di tentare un … universo parallelo, ma la sfida mi è sembrata davvero intrigante, soprattutto ( e contestualizzo) ….. uscendo dall’atmosfera mefitica della becera contrapposizione in atto per l’elezione del Presidente Rai!

La premessa è : “L’educazione diffusa è un’alternativa radicale all’istituzione scolastica attuale. È tempo di rimettere bambini e bambine, ragazzi e ragazze in circolazione nella società che, a sua volta, deve assumere in maniera diffusa il suo ruolo educativo e formativo.”

Ho propugnato una gentile lunghezza dei post e quindi non riscriverò quanto raggiungibile con un link: https://comune-info.net/2018/07/manifesto-educazione-diffusa/

Sono pienamente, terribilmente conscio che il “manifesto” non possa essere (almeno per la “scuola pubblica gratuita di Stato) una prospettiva per “domani “, ma, per “dopo-domani”, voglio essere altrettanto certo possa rappresentare una possibilità di “reset” per la “condizione umana”, che sta deteriorandosi nel suo complesso in fase “quasi/terminale”!

Fight….

 

 

Nota: l’immagine di copertina è Un disegno di Giuseppe Campagnoli, tratto da La Città educante. Manifesto della educazione diffusa

FRANCESCO TORRISI

03 Ago 2018 in Scuola

6 commenti

Commenti

  • Ricordo (come ricorderai tu, Francesco) quando si distingueva nettamente la “istruzione” – la finalità che si propone la scuola – dalla “educazione”.
    Sembrava che non si volesse ledere il ruolo della famiglia (la prima agenzia “educativa”) e non scivolare nello “Stato etico” di mussoliniana memoria (ispirato alla filosofia hegeliana).
    La “educazione civica” era solo una sorta di orpello, di qualcosa che veniva lasciato alla libera facoltà del singolo docente.
    Oggi, giustamente, si sta rivalutando il momento “formativo” (nel senso proprio di “educativo” della scuola.
    Al di là delle mode, comunque, mi pare che i programmi vigenti abbiano già tutte le premesse per questa impostazione educativa, premesse che si trovano – ancor giustamente – nelle discipline più diverse.
    Sono i docenti che dovrebbero essere “formati” per essere davvero dei “formatori” a 360 gradi: è qui che il lavoro sarà immenso.
    Che poi la formazione educativa non debba essere esclusiva della scuola, siamo d’accordo tutti: ma come pretendere che i genitori, in balia dei messaggi mass-mediatici, siano davvero degli “educatori”?

  • Francesco, è dai Decreti delegati che la scuola è aperta, se non diffusa. Mi riferisco in modo particolare alla scuola primaria, che è il mio campo d’azione, almeno ancora per un anno. Poi sarò in pensione anch’io e avrò più tempo per dedicarmi Cremascolta. Ah, ah, ah,. Tornando a tema comunque capita spesso che noi insegnanti ci guardiamo in faccia e ci chiediamo: ma noi quando facciamo scuola? Perché ormai le invasioni di campo sono tantissime, dal Comitato genitori ai rapporti coi vari Enti e Parchi, progetti a gogo’ , apertura al territorio e specialisti invitati a destra e manca. Teatro, orientiring, esperienze dirette al supermercato, classi aperte, classi parallele, tutoraggio, educazione più istruzione, regole, sensibilizzazione all’inclusione, specialisti interni, scuola laboratoriale, compiti esperti, cittadinanza e cosutuzione, partecipazione a commemorazioni e feste nazionali, previa preparazione, anche quelle festive, mostre, indirizzo musicale, banda, festa della scuola in piazza da coinvolgere il paese, uscite didattiche, fontanili sui libri e internet, e poi dal vivo. Scuola fisica diffusa? La scuola primaria è già diffusa. Dove non esce la scuola entra il territorio, che poi è uguale. Coi piedi per terra.

  • Ivano, la “scuola” l’ho bazzicata parecchio anch’io, prima come prof. poi come preside nei “professionali” e, in epoca “passaggio alla dirigenza scolastica”, ho partecipato a molte attività che ci vedevano “mescolati”, presidi e direttori didattici come non era mai accaduto prima.
    Mi sono reso conto di quanto dal punto di vista della didattica, della programmazione, della definizione degli oiettivi e dei contenuti, le differenze fossero abissali tra i vari ordini di scuole.
    Perfino i “contratti” erano differenti.
    I “maestri” erano davvero abituati a programmare, definire gli obiettivi, controllare e ridefinire in itinere e, alla fine verificare. E “contrattualmente” avevano tempo dedicato a ciò!
    Negli altri ordini, tutto era “eventuale”, magari dichiarato a parole e scritto nei “verbali”, ma poi tralasciato in nome del golem …..”libertà di insegnamento”!
    Nei “professionali” (Direttore Generale Martinez, ) abbiamo lavorato assai bene, a livello nazionale, per “scuole pilota”, per 4 anni dal l’88 al ’92 (“Progetto 92″), per passare dall'”addestramento” alla “formazione professionale”, raggiungendo obiettivi insperati , ma poi, al solito , cambiato Governo, cambiato Ministro, cambiato Direttore, tutto ….. a mare!
    Sono uscito dal “giro” nel 2004 (oscia sa so èc!!!) dopo 10 anni come “Dirigente scolastico”, in un “professionale Internazionale affatto particolare: la “Scuola internazionale di Liuteria Stradivari” di Cremona.
    Un’altra vita, niente a che fare con …. “la scuola”!
    Non so come l’ambaradam sia evoluto ed ho seguito ….da lontano le “incursioni” nel settore scuola di Ministri altrettanto incompetenti nei Governi di centro dext/sin.
    Tu ci lavori ed hai il polso della situazione, ripeto in un settore (la primaria) da sempre abituato a ….lavorare bene! E’ ….dopo, che dall'”istruzione di massa” in poi, nella “media” e nelle “superiori” c’è stato lo sfracello!
    Il mio post è stato un contributo, che ho ….incrociato diciamo pure “per caso” ( e mi è piaciuto assai!) in sintonia con la ….pensata/proposta da Adriano the president, nada mas!

  • Sì Francesco, gradi diversi e notevoli differenze. Lo vedo nei confronti coi colleghi delle medie, sia che si tratti di continuità didattica ed educativa, curricolo verticale o sistema di valutazione. Devo però riconoscere che l’istituzione di Itituti comprensivi, anche solo per risparmiare Dirigenza e segreteria, ha costretto, anche con buoni risultati, ad un confronto che un tempo si limitava ai passaggi di informazione solo per presentare i bambini per la composizione delle classi. Ora gli aggiornamenti o l’autormazione, almeno quelli obbligatori, costringono ad un confronto che io ritengo costruttivo. È
    importante comunque che ci sia un buon coordinamento, una Dirigenza consapevole, e la disponibilità a mettersi continuamente in discussione. E dall’ organizzazione dei moduli della riforma dell’ 84, superando la follia dell’insegnante unico, qualche buon risultato si è avuto. Lavoro di squadra quindi, non la specializzazione delle cattedre con porte chiuse.

    • ….mi pare allora, Ivano (bravo maestro!), si possa ascrivere alla serie:”non tutto il male viene per suocera” no?

  • Prima risposta da madre terra Crema: terra ferma, e non onde in perenne e apparentemente insensato movimento! Quando parlavo della Scuola mi riferivo a un cardine coerente e, volente o nolente, fatto da uomini e donne ancora motivati, anche se delusi. Sono pochi i poteri coordinati nell’orientamento e coerenti. Neanche l’esercito lo è, forse nella sua visuale e a parte aspetti deteriori di costume, la Chiesa. La Scuola c’è di sicuro. Ovvio che far leva sulle Strutture non vuol dire escludere i singoli. Forse già accennavo in discussione con Rita al fatto che quest’estate ho avuto modo di approfondire la conoscenza profonda di adolescenti (niente battute), anche perché scarsamente interessato alla mondanità balneare. Una sera nel dopo cena mi è capitato di inchiodare al muro, verbalmente, uno di questi intelligentissimi e preparatissimi fanciulloni che affondava il coltello con accuse alla figura di suo padre, che, per quanto avvocato, palesemente soccombeva dialetticamente. Avrebbe potuto offendersi per la mia intromissione, ma invece ha capito che non ce la spuntava, e sinceramente amico, mi ha ringraziato. D’altra parte la iaa manifrewesta condanna penso abbia bruciato in modo più duraturo al mio giovane amico, magari più di uno schiaffone genitoriale. Dove voglio arrivare? Come siamo tutti Pubblici Ufficiali, quando lavoriamo ufficialmente per la Societa, siamo tutti docenti, quando lavoriamo informalmente per la sua risanificazione.
    Forse il salto di qualità dell’uomo atteso da tanti filosofi e biologi richiede una rottura generazionale ancora più drastica che in passato, ma penso che sia dovere individuale di tutti, e non solo della scuola, rendere palesi a questi uomini del domani il motivo vero del loro rifiuto, e riportarlo nei limiti del comportamento lecito e civile. La Scuola, gli Ospedali, le Istituzioni tutte, sono i luoghi della tolleranza zero e dello stillicidio continuo di regole, gli individui sono i vigilantes.

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