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FRANCESCO TORRISI

….buttarla in politica!

Mi dicevi, poco fa, Ivano in un commento: “ ….non c’è niente che non sia politico…. “. E’ vero, e proprio per questo mi sono preso la briga di andare a vedere cosa prevedeva il “Contratto” alla base dell’accordo (l’ho definito “ossimoro politico”) di Governo 5*/Lega di pochi mesi fa e, appena prima, cosa prevedeva

Mi dicevi, poco fa, Ivano in un commento: “ ….non c’è niente che non sia politico…. “.

E’ vero, e proprio per questo mi sono preso la briga di andare a vedere cosa prevedeva il “Contratto” alla base dell’accordo (l’ho definito “ossimoro politico”) di Governo 5*/Lega di pochi mesi fa e, appena prima, cosa prevedeva il Programma del PD di Renzi (presentandosi alle “politiche” 2018) sul tema (oggi prepotentemente, drammaticamente scoppiato) manutenzione, messa in sicurezza, abbattimento e rifacimento di infrastrutture di servizio a mobilità e trasporti di merci e persone sul territorio nazionale:

Entrambi non prevedevano proprio nulla!

Non c’era contezza del problema? Non si riteneva che rivestisse caratteristica di priorità? Non era tema che potesse catturare l’attenzione dei cittadini? Era un “fatto meramente tecnico” che non doveva essere ….”buttato in politica”?

Dopo il collasso per “fatica”, obsolescenza, inadeguatezza del viadotto autostradale nel “cuore” di Genova, con conseguente immediato tragico tributo di vite umane innocenti, e incalcolabile (altrettanto conseguente, proiettato negli anni) enorme difficoltà e disagio da parte dei Genovesi, in primis, ma di tutti gli utenti della rete di trasporti in un’area nodale per la Nazione, i nostri “politici”, più o meno “governanti”, sono corsi la, hanno “toccato con mano” la “punta di quell’iceberg” di dimensione difficilmente calcolabile che, semplicemente, avevano ignorato!

Qui non c’è “destino cinico e baro”, non c’è la “ imprevedibile furia della natura”, qui si tratta di rivedere totalmente l’approccio alla “manutenzione/rattoppo (Renzo Piano/Marco Ermentini, clamans in ….!)/ demolizione con ricostruzione” del patrimonio infrastrutturale Italiano, mettendolo in assoluta priorità, “alla faccia” dei dettati di PIL/Quantitative easing/Spread e piacevolezze consimili, e ….. ci sarebbe lavoro per tutti!

Ridare un senso al significato di “Azione di Governo” di un Paese, mettendo al primo posto la qualità di vita (anzi, “la vita” stessa dei cittadini) avviando l’uscita dalla “dipendenza” da “esagerato/spettacolare superfluo” nella quale ci siamo gradualmente/inconsapevolmente lasciati assorbire.

Si parlava di “valori, etica, morale”; si, si tratta di questo, che è poi ancora quello che una “saggia amica” purtroppo non più tra noi (si chiamava Francesca ed era “di sinistra”) chiamava la “bella politica”!

FRANCESCO TORRISI

16 Ago 2018 in Senza categoria

69 commenti

Commenti

  • Da cittadina italiana, vorrei sapere se erano ubriachi il presidente del consiglio Prodi e il ministro delle infrastrutture Di Pietro quando hanno firmato con il gruppo autostradale Atlantia, che fa capo alla famiglia Benetton, il contratto di concessione che contempla la clausola secondo cui in caso di revoca senza una contestazione specifica (?) lo Stato sarebbe tenuto al pagamento del valore residuo della concessione, che nel caso del ponte Morandi ammonterebbe a decine di miliardi.
    Voglio vedere se Atlantia ha il coraggio di reclamare qualcosa a fronte di un disastro da 40 morti, 17 feriti gravi, 10-20 dispersi e 640 sfollati. In tal caso, l’Italia otterrebbe la coppa d’oro delle “Follie Mondiali” in qualità di unico Paese al mondo che ha pagato i danni a chi ha fatto crollare un viadotto autostradale per insufficiente manutenzione.

    Il Procuratore di Genova è stato chiaro: “non si è trattato di una fatalità”:

    E’ sempre bene ricordare che le radici di questi accordi-fonfognata affondano nel periodo della “politica opaca” (giusto per non insultare nessuno) inaugurata proprio dal governo Prodi. In quegli anni cambiò completamente la geografia delle aziende italiane, molte delle quali finirono in mani straniere, soprattutto francesi. Uno sporchissimo gioco è stato giocato alle spalle degli italiani. Non bastava, evidentemente, averci “gettato” nell’Euro (ovvero giù da un burrone) quando ancora non eravamo pronti per farlo.

    E oggi si chiedono anche come mai gli italiani hanno smesso di votarli.

  • Una contestazione specifica credo che in questo caso si potrebbe trovare. In tutti i casi nessuna società privata sottoscriverebbe un contratto senza garantirsi delle protezioni. Io non so quanto Atlantia possa aver investito in fase iniziale, ma credo un sacco di soldi. E qui l’errore sta indubbiamente nella politica che delegando, privatizzando, non prende le precauzioni necessarie come han fatto i Benetton pro domo loro. Che poi siano stati Prodi, Di Pietro o che si tiri in ballo ancora la storia dell’euro, oltre ad essere fuorviante, mi sembra la conferma del titolo di Francesco “….buttarla in politica!” e del ” “ ….non c’è niente che non sia politico…. “. Come sono altamente politiche, se non demagogiche, le dichiarazioni di ieri di Salvini, credo a titolo personale, sulla revoca della concessione, quando dal Consiglio dei Ministri non è trapelato ancora niente di ufficiale. Del resto lo sappiamo tutti che non si revocano questi accordi dall’oggi al domani, e che questa operazione prevede un iter ancora tutto da imbastire. Per questo in un momento come questo ben venga la Politica, quella alta, se mai saranno in grado di portare a termine l’operazione, ma si escludano i proclami, i pettegolezzi, la faccia truce o la bassa politica propagandistica e basta, che poi sono la stessa cosa. Con il distinguo che quello che è stato detto rimane (il gossip), i proclami invece devono trovare un proseguo. Ma non come per tutte le promesse elettorali con i ridimensionamenti ai quali stiamo assistendo. Non si fa politica alzando la voce, la si fa facendola. Perchè ormai siamo abituati ad uno stemperamento continuo, se non impallidimento o morte di tante azioni vagheggiate o intraprese.

    • C’é poco da dire “che poi si tirino in ballo Prodi e Di Pietro ….”, di chi diavolo dovremmo parlare se ai tempi della concessione ad Atlantia c’erano loro e non la zia Pina? Ma la cosa mostruosa (o disgustosa) è che in Italia, unico Paese al mondo, i contratti relativi alle concessioni autostradali sono coperti dal “segreto di stato”!!!! Nonostante l’Authority dei Trasporti abbia più volte sottolineato l’anomalia, non c’è niente da fare. Top secret. Cos’hanno da nascondere? Perché in qualunque altro paese del mondo il ministero dei trasporti rende consultabili i contratti e gli atti che disciplinano il rapporto tra lo Stato e i gestori privati di servizi pubblici mentre in Italia queste notizie sono secretate? E’ normale?

      Io non so per quale motivo lo Stato conceda a dei privati di incamerare profitti miliardari nel quadro di una concessione le cui condizioni devono rimanere segrete, so solo che a noi comuni mortali questi privilegi non sono concessi. Non so neppure perché l’ex-ministro delle infrastrutture del governo PD, Graziano Delrio abbia prolungato la lucrosissima concessione ai Benetton e a Gavio fino al 2030 proprio poco prima di scadere. Nè so per quale strana coincidenza appena decaduto dalla carica Enrico “staisereno” Letta sia stato nominato consigliere d’amministrazione della spagnola Abertis, controllata da Atlantia. In pratica non so niente, e non potrebbe essere diversamente visto che è tutto segreto, qualche domanda però me la pongo.

      Per anni D’Alema, Prodi, Amato, ci hanno raccontato che vendere pezzi di servizio pubblico ai privati serviva a risparmiare, migliorando i servizi. Dopo qualche anno siamo venuti a sapere che la corsa alla privatizzazioni è costata allo stato 40 miliardi. Salute!

      https://scenarieconomici.it/quanto-super-guadagna-autostrade-per-litalia-rispetto-alla-gestione-anas-leggete-e-divertitevi/

  • In un’ora così grave per il Paese (e non solo per l’Italia) considero del tutto fuori luogo continuare a fare propaganda politica e strumentalizzare la tragedia a fini politici.
    E’ il momento di unirsi, maggioranza e minoranza, e fare uno straordinario sforzo collettivo per reperire le risorse per mettere in sicurezza, da un lato, e dall’altro per ricostruire ponti e viadotti che stanno superando la soglia dell’età per cui sono stati costruiti sulla base delle tecniche degli anni ’60 e ’70 (sono decine di migliaia che hanno già abbondantemente superato tale soglia). In molti casi – l’abbiamo letto in questi giorni – costa meno costruire ex novo che continuare a fare manutenzione ordinaria e straordinaria.

    E non è il momento di sparare contro l’Unione europea che non ci dà la flessibilità di cui abbiamo bisogno: siamo noi italiani, sovrani, che dobbiamo decidere come trovare le risorse (tagliando sprechi, privilegi ingiustificati, con una lotta feroce all’evasione fiscale e al lavoro nero…).
    E l’opposizione, in questa fase, non faccia opposizione per principio quando si tratta di tagliare sprechi…
    Combattere sprechi, evasione fiscale… può costare elettoralmente, ma i politici non possono essere inchiodati al loro rispettivo orticello elettorale, ma devono dimostrare (tutti, maggioranza e opposizione) di essere all’altezza della situazione.
    Altrimenti, tra un po’ assisteremo a nuove ennesime tragedie.

    • Piero deciditi, delle due l’una: da una parte scrivi “Il disastro di Genova sarà una lezione per tutti: anche ai tanti comitati del no (con in testa i grillini) contro ogni grande opera” e dall’altra, quando si afferma che da vent’anni i governi di centro-sinistra stanno REGALANDO profitti miliardari ad Atlantia e consorelle, te ne esci con un “considero del tutto fuori luogo continuare a fare propaganda politica e strumentalizzare la tragedia a fini politici”? Cosa significa, che se c’è da giudicare i giallo-verdi puntiamo pure il dito ma sulle malefatte del Pd non si discute? La magistratura farà il suo lavoro, e tanti saluti a mammete!

      Non sei nato ieri neppure tu e sai benissimo che dopo ogni disastro, il ché in Italia succede spesso, si dice sempre “è il momento di unirsi, maggioranza e minoranza” ma puntualmente nessuno lo fa mai. D’altra parte, è doveroso dare un nome e un cognome ai responsabili del disastro colposo, che qui sono più d’uno. Non è ammissibile che nel resto del mondo i ponti di quella fatta siano ancora vivi e vegeti dopo duecento anni mentre i nostri abbiano una durata limitatissima nel tempo. A fronte, tra l’altro, di una spesa esorbitante in manutenzioni.

      Non entro nel merito della revoca delle concessioni, anche perché bisognerebbe avere accesso ai contratti secretati e vedere quale porcheria di clausole hanno inserito, ma è ormai assodato che tutti questi concessionari di pubblici d’accordo con la politica negli ultimi decenni hanno banchettato alla grande con i nostri soldi. Mi sembra più che giusto che adesso i cittadini s’indignino! Questa è purtroppo storia antica, il reato si ripete: era forse il 2007 quando il Tribunale di Genova, su esposto dell’associazione cittadina “Casa della legalità di Genova” mise sotto indagine l’allora presidente della Provincia Marta Vincenzi (vestale storica, insieme alla Pinotti, del Pd genovese), la quale, in co-produzione con il collega Filippo Penati, aveva svenduto una paccata di azioni della A7, la Milano-Serravalle, a Gavio (partner di Atlantia). Indovina un po’ chi ottenne appalti milionari in quel periodo dal gruppo Gavio: l’ingegner Bruno Marchese, marito di Marta Vincenzi. Un Paese civile può accettare tutto ciò? E poi corriamo dietro all’idraulico che non fattura i 50 euro?

      Siamo tutti d’accordo, è il momento del cordoglio. Ma non credi che sia anche un atto doveroso verso le vittime far pagare un prezzo a chi li ha fatti cadere giù dal ponte? Potevamo essere noi là sopra in quel momento e in Italia ci sono almeno 10mila ponti nella medesima condizione che hanno da raccontare le stesse storie.

  • L’importante è che il nuovo progetto del ponte abbia in allegato anche il fascicolo dell’opera dove vengono indicati i costi e i tempi degli interventi di manutenzione. Alcune strutture, per soddisfare l’ego degli architetti, hanno dei costi molto elevati di manutenzione. Applicare buonsenso. Di opere d’arte abbondiamo, le abbiamo nei musei e nei centri storici di alcune nostre città. Noi abbiamo bisogno di infrastrutture funzionali. Un invito al futuro direttore dei lavori: presenza costante in cantiere, poco in ufficio.

    • Tra l’altro, abbiamo anche Renzo Piano che continua a REGALARE alla sua città progetti sopra progetti. Quest’anno partirà finalmente, grazie a una maggiore concretezza della nuova amministrazione, il progetto del Waterfront, fino ad oggi rimasto sulla carta, che prevede la completa riqualificazione del fronte mare, un’opera che cambierà completamente il volto della zona Foce, deturpata anch’essa negli Anni ’60. Non è che manchino le idee, anzi, è quando poi cominciano gli appalti per la realizzazione dell’opera che la macchina fa cilecca. Continuiamo a sperare che cambi qualcosa. Mah!, vedremo.

  • Lasciamo alla commissione di inchiesta e alle indagini della Magistratura il compito di accertare le responsabilità e di emettere le sentenze di condanna.
    La politica (tutti i politici) faccia la politica e si adoperi per reperire le risorse necessarie.
    Non si tratta affatto, Rita, di assolvere a destra e a manca: si faccia intera luce sulle concessioni dello Stato nei confronti di tutti i concessionari, si accrescano i poteri di controllo da parte dello Stato sulle adempienze previste dalle concessioni. Tutto deve avere il suo corso e fino in fondo, ma non si può oggi fare i giustizialisti alla Robespierre e alla Saint-Just perché, per fortuna, siamo in uno Stato di diritto e le sentenze le emette non la politica ma la magistratura.

    • Piero hai scritto tu “Il disastro di Genova sarà una lezione per tutti: anche ai tanti comitati del no (con in testa i grillini) contro ogni grande opera”. Se questo non è un giudizio, allora io non so cosa un giudizio sia. Nel frattempo, attendendo che nei prossimi 20-30 anni la magistratura faccia il suo corso, mi unisco a Franco nel plauso alle squadre di salvataggio e alle unità cinofile impegnate nelle operazioni di ricerca dei superstiti. E’ una fortuna che in questo Paese, oltre ai miliardari senza scrupoli e ai politici facilmente corruttibili, ci siano anche tante brave persone. E tanti bravi cani, ovvio.

  • Oltretutto con un governo spaccato in due, come rispetto a tutti i temi in agenda, ed altri che man mano i vari personalismi pongono all’attenzione. Devo dire che al giustizialismo di uno preferisco anch’io la prudenza dell’altro.

    • …..quello che senza ombra di dubbio preferisco sono i Vigili del fuoco, volontari, altre forze pubbliche (meraviglioso cani compresi) che stanno lavorando giorno e notte, senza risparmiarsi, nella speranza di salvare ancora qualcuno tra quelli (quelli si davvero senza colpa alcuna!) che si sono visti crollare il ponte addosso!
      Grazie !
      Di voi si che possiamo davvero andare orgogliosi !

    • …..Ugo Mattei. Che personaggio!
      Il guaio grosso è che “la politica”, che avrebbe strabisogno di questo tipo di personaggi, al contrario li ha sempre ….tagliati fuori, in favore di affaristi di piccolo cabotagio, o, ancora peggio di “portavoce non pensanti” di grosse lobby di interesse economico.
      Che si apra qualche varco con questo “ossimoro politico” del cambiamento?
      E’ anche compito nostro tenere accessa la fiammella (oddio, absit iniuria neh!).
      Questa tragedia di Genova (che ha comunque deviato l’attenzione rispetto all’ultima delirante uscita politico/farmaceutica di Grillo sull’Omeopatia) con un tremendo costo di vite umane, assolutamente inaccettabile per un Paese civile, può però riaprire la porta a considerazioni ( ed il link di Rita è emblematico al proposito) pubblico/privato che erano state ….”narcotizzate” in anni di governi che si erano creati …..ad hoc!
      Certo il tema imporrebbe di “volare alto” e le ….”ali”, sono quelle che sono!

  • Rilancio, come per le ferrovie inglesi: società no profit e non quotate in borsa.

    • Certo, siamo tutti d’accordo. Ma cosa ne facciamo delle “privatizzazioni pilotate” fatte negli anni scorsi con contratti pirateschi blindati da penali da capogiro? Bisognerebbe far pagare i danni all’Italia e agli italiani a quelli che le hanno concluse, spesso ricavandone guadagni favolosi. Hanno ritirato i gioielli e ci restituiscono delle patacche.

      Credo che il dilemma di Salvini, in queste ore, sia esattamente questo.
      Di Maio concetti economici ne mastica pochi, probabilmente non ha ancora messo a fuoco.
      Non ho proprio idea di come si potrà uscirne. Vedremo.

  • Va bene, ma da qualche parte si dovrà pur cominciare. Proprio da qui magari, sperando che la magistratura riesca in tempi brevi a far partire l’inchiesta e faccia luce. Purchè non passi troppo tempo, perchè a caldo le altre società staranno correndo ai ripari per eventuali inadempienze, ma dopo un pò tutti si dimenticano. E riprende il solito andazzo.

    • Lasciamo perdere la magistratura e i suoi tempi, che conosciamo benissimo.
      Confido invece che “il governo del cambiamento” riesca a “cambiare” qualcosa. Su questo banco di prova i giallo-verdi si giocheranno la reputazione. Altro che reddito di cittadinanza e flat tax, qui c’è da scalare una montagna inaccessibile e, francamente, non vorrei essere nei loro panni. Con quegli altri che hanno combinato i disastri che li dileggiano chiamandoli “dilettanti allo sbaraglio”, davvero non c’è limite al peggio. Eran buoni tutti a dilapidare il patrimonio di famiglia stringendo mani con dei bei sorrisoni, il bello viene quando c’è da ricostruire.

  • Di Maio di economia ci mastica poco. Interessante, e visto che Francesco invita a buttarla in politica, io prendo la palla al balzo, e rilancio una bella discussione sugli ultimi risultati elettorali. Perché a me pare che il pifferaio, incantatore di tanti elettori, mastichi poco anche di altri argomenti, e siccome economia e politica marciano insieme, e non c’è solo l’oratoria, e il tempo scorre veloce, io spero che altre forze politiche riprendano par grillini una campagna elettorale sempre in corso ancora adesso a distanza di qualche mese. Perché a questi tempi duri mi pare corrisponda un governo che di duro, nonostante ostentati priapismi, abbia solo gli slogan. Noi comuni cittadini magari non abbiamo soluzioni, ma mi pare che chi ci governa, ne abbia meno di noi. L’ho buttata in politica? O ho solo fatto del pettegolezzo?

    • Non credere Ivano che in politica funzioni ancora il “mors tua vita mea”. Non più, e da un pezzo anche. Se alla prossima tornata elettorale il M5s dovesse diminuire il risultato riportato il 4 marzo, cosa assai probabile, i suoi voti non andrebbero affatto ai vetusti partiti che ci hanno già provato, distruggendo l’Italia, bensì a una o più formazioni del tutto nuove di cui è impossibile prevedere oggi la natura. Mi spiego meglio: i Renziloni e i Berluschini non torneranno mai più ed è inutile nominare gli Speranza, i Boldrini e i Fratoianni che sono delle nullità assolute.

      Scenari completamente nuovi si aprirebbero nel caso i giallo-verdi dovessero fallire, e mettersi oggi a fare previsioni equivarrebbe a fare concorrenza al mago Otelma. Tra l’altro, è genovese pure lui, mi è capitato di conoscerlo in un’occasione e devo dire che è la classica persona che non t’immagini. Non avrei mai detto che sotto il copricapo da faraone (quel giorno, comunque, era “in borghese”) ci potesse stare una testa pensante. In gioventù è stato anche un attivista di spicco del Partito Radicale cittadino, sue furono le campagne per l’aborto e il divorzio, ma qui scadiamo nel gossip.

  • Fatemi dire una banalità. Che il futuro sia imperscrutabile è un dato di fatto, ma bisogna crederci, e questo fa parte del presente. Ma non il futuro della botta di culo di chi ha creduto, nonostante un’economia al collasso, o quasi, di poter campare facendo un cazzo. Comunque i Grillini alle ultime amministrative ha perso parecchio, cosa che succederà anche a Salvini se non riuscirà a rimpatriare i clandestini. Anche se alla fine questi presagi potrebbero preludere anche a qualcosa di peggio. È questo che mi preoccupa, non questo governo che durerà quel che durerà.

    • I destini di M5s e Lega sono completamente diversi essendo le due coalizioni strutturate in modo del tutto differente: i pentastellati sono quattro amici al bar mentre la Lega (nonostante la metamorfosi) e’ il partito piu’ longevo d’Italia e gode di una solidissima base elettorale. Comunque, Ivano, stai arrivando alla mia stessa conclusione. Da quant’e’ che sto dicendo che i giallo-verdi erano la cosa migliore che ci potesse capitare? La rosa, quella e’.

  • Francesco, quando mai uno bravo scende in politica? In politica si candidano i mediocri, senz’arte né parte, non quelli che hanno competenze che per propria dignità si dedicano a quello che sanno. Forse ai tempi di Cavour, con un progetto, delle idee, non quelli che adesso senza la politica sarebbero degli sfigati qualsiasi. E qui sarebbe ora di ricomiciare a parlare della casta. La mediocrità al potere, non la fantasia.

    • Eh no Rita, non allargarti troppo. Sai bene che io questo governo di chiacchieroni non l’avrei mai votato. Non ho cambiato opinione. Tu piuttosto. Mi sembri più critica rispetto a tempo fa. Che poi io abbia scritto che il governo è ciò che mi preoccupa meno era solo relativo a scenari economici e politici europei e mondiali dagli sviluppi imprevedibili e dal mio punto di vista foschissimi. Vuoi che mi lasci impapinare da Toninelli, Di Maio o Conte, mister gel, che ha meno personalità di un pollo lesso? Per carità.

  • Fin dall’inizio ho detto che “i giallo-verdi erano la cosa migliore che ci potesse capitare” e ne sono convinta ogni giorno di più. Se hai del tempo da perdere, puoi scorrere i commenti di un paio di mesi fa e averne conferma. Pur essendo lontani dalla perfezione, che sappiamo tutti non esistere, i vari Conte, Salvini, Di Maio, Toninelli e compagnia bella non sono neppure paragonabili ai Renzi, Delrio, Gentiloni, Padoan, eccetera, la cui codarda sudditanza ai mercati e alla finanza è appena crollata nel Polcevera. E auguriamoci che quella sia la loro pietra tombale.

    • Vuoi dire che è meglio la sudditanza al popolo? Tempo al tempo e lo vedremo.

    • Ciò che non smetterà mai di farmi venire l’orticaria è la repulsione che una ristretta ma pur presente parte di popolo ha per il popolo, al quale preferisce nettamente il potere (nelle sue varie forme) che se la ride di esso, lo usa e poi lo getta.

      http://sakeritalia.it/europa/italia/il-popolo-abietto/

  • Inguaribili snob.

  • Ti devo, Rita, una breve precisazione.
    Quanto ho citato i grillini tra i promotori del comitato del no alla Gronda di Genova, volevo fare solo un esempio dei tanti comitati del no che tutte le opposizioni promuovono, appunto, dall’opposizione.
    Con questo non intendo dire che la loro voce non debba essere ascoltata e magari non debbano essere accolti i suggerimenti che rispondano all’interesse generale.
    E questo, sicuramente, è un “giudizio”, non un “pre-giudizio”.

  • Io continuo la mia riflessione cercando di stare lontano dalle polemiche (anche se questo può interessare di meno).
    Parlavo in questi giorni dell’esigenza di una unità del Paese (maggioranza e minoranza, governanti e società civile…) per affrontare, anche con “sacrifici” (per recuperare i miliardi di euro necessari ad abbattere e ricostruire con tecnologie moderne ponti e viadotti che hanno già superato o sono sulla soglia di superare la loro età), l’emergenza “sicurezza”.
    Potremmo fare di una tragedia una grande opportunità per l’intero Paese: un piano straordinario di investimenti (massicci) con una salutare ricaduta in termini “occupazionali”.
    Quanto abbiamo bisogno di posti di lavoro!

    Sicurezza e posti (tanti, se pensiamo anche all’indotto) di lavoro.

    • A parte l’irrealizzabile unione d’intenti tra maggioranza e minoranza, che è utopia allo stato puro, mi sembra che sia esattamente questo l’intento del governo: anche oggi pomeriggio si terrà in Prefettura a Genova un consiglio dei ministri straordinario proprio per pianificare il riordino di ponti, viadotti e autostrade. Toninelli e Rixi sono stati chiari nel descrivere le condizioni disastrose in cui hanno trovato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, evidentemente Delrio era troppo impegnato a tutelare i “diritti” delle Ong.

      Sui “sacrifici” ci andrei piano. Le holding che si sono arricchite dal 1992 in avanti con le privatizzazioni demenziali inaugurate da Prodi e proseguite con i suoi successori, non devono niente a nessuno? Chi pagherà il rifacimento del ponte sul Polcevera? “Autostrade per l’Italia”, voglio sperare. Invece di comprarsi mezza Patagonia, vorrà dire che stavolta faranno davvero qualcosa “per l’Italia”. Chi sbaglia paga e i cocci sono suoi.

      E poi, davvero, basta costruire strade e autostrade, ponti e viadotti, per tenere in piedi l’industria automobilistica. Non abbiamo più neppure la Fiat da mantenere! Qualcuno mi spiega perché i container che vengono scaricati dalle navi non possono viaggiare su rotaia. La Cina ha già detto che entro il 2020 il traffico di container su rotaia diretto nei Paesi Ue crescerà in modo esponenziale. Ma impariamo dai Cinesi, cribbio, invece di continuare a fare i trogloditi per far piacere alle mafie e ai loro stramaledetti appalti.

      In Italia ci sono circa 1500 km. di binari dismessi, e non aggiungo altro.
      Anche se mi piacerebbe sapere chi ha deciso di abbandonarli per viaggiare su gomma.

    • …..Piero, nel mio post io scrivevo “….qui si tratta di rivedere totalmente l’approccio alla “manutenzione/rattoppo (Renzo Piano/Marco Ermentini, clamans in ….!)/ demolizione con ricostruzione” del patrimonio infrastrutturale Italiano, mettendolo in assoluta priorità, “alla faccia” dei dettati di PIL/Quantitative easing/Spread e piacevolezze consimili, e ….. ci sarebbe lavoro per tutti!”
      E mi pare siamo in sintonia!
      Quanto poi a “polemiche, maggioranza miniranza” devo dirti che tra i “Governi” che hanno svenduto l’Italia ai “BENETTONS” (non individuo col termine virgolettato una sola “famiglia”, ma gli “affaristi” che hanno speculato, eccome, in combutta con una classe politica scellerata, derubando gli italiani di ciò che era stato costruito con i loro/nostri soldi) e questo Governo che si schiera, magari con spontanea animosa “poca delicatezza” contro gli speculatori “privati” e dalla parte del “pubblico”, quello dell’Art.1 della Costituzione, non faccio fatica a scegliere i secondi!
      Questo “Stato” che c’è per davvero, fatto di persone generose, solidali, che si organizzano con prontezza ed efficienza per soccorrere per aiutare (magari sospendendo le beneamte sacrosante ferie) cozza fragorosamente con il formalismo immorale di una apparato tanto inefficiente quanto supponente, che proprio non ha dignità alcuna di “Stato”!
      Proviamo a innescarlo per davvero questo cambiamento, magari proprio partendo da questa tragedia, dal sacrificio di quegli innocenti, dalla generosità efficace di questi soccorritori!

    • Certo Piero, purché questa tragedia non rimanga solo un grosso spot a
      favore di questo Governo. Mai come ora dimostrino quelle capacità che dicono di avere. Ai funerali di oggi fischi a Martina e applausi ai Ministri in carica. Che si guadagnino questo consenso. Sperando che questo commento non suoni cinico.

    • Lo stanno già dimostrando, Ivano. Sai qual’era la “proposta” di Pd/Forza Italia? La solita, ovvio: si nomini un commissario straordinario per la ricostruzione (e vai con le cariche a pagamento!!!) e lasciamo che la commissione e la magistratura facciano il loro lavoro per i prossimi due secoli. In questo modo, i poveri sfollati del Quartiere Campi avrebbero fatto la fine dei terremotati che sono nei container da anni.

      Intelligentemente, invece, gli attuali governanti hanno subito revocato le concessioni e con altrettanta solerzia – senza commissari tra i piedi – stanno mettendo nero su bianco il loro piano d’azione. Se funzionerà, lo vedremo. Sinceramente quando ho visto fischiare Martina, Pinotti (che tra l’altro abita proprio a Sampierdarena) e compagni, mi è sembrato il minimo che potesse accadere. Chi ha fatto le privatizzazioni e le concessioni? Anche questa storia che in Italia non è mai colpa di nessuno dovrà finire, prima o poi.

  • Revocato le concessioni? Andiamoci piano. Per ora è un proclama e Atlantia si difenderà. Che poi le responsabilità vadano accertate siamo d’accordo tutti

  • E’ in effetti un fatto straordinario (straordinariamente positivo) che i governanti siano applauditi a un funerale di Stato: vuol dire che si è ricreato un rapporto di fiducia tra i cittadini e chi li governa.
    Un fatto positivo per tutti: è positivo che le istituzioni pubbliche dimostrino vicinanza concreta ai cittadini “dicendo” cose che “i cittadini vogliono sentire”.

    Poi vedremo l’accertamento delle responsabilità: magari si troveranno responsabilità (oltre a quelle, ovvie, della società Autostrade per l’Italia (di cui i Benetton hanno il 30% delle azione (sono i maggiori azionisti; un altro grande azionista è un Fondo sovrano di Singapore, un altro ancora un grande istituto di credito e una miriade di piccoli azionisti – forse alcuni di noi a insaputa avendo acquistato un fondo) anche nei mancati controlli da parte del governo.

    • Ovviamente il problema è a monte. Persino nei Paesi che hanno inventato il liberismo più sfrenato, Stati Uniti e Regno Unito, è stato liberalizzato praticamente di tutto, dalla sanità alla scuola, TRANNE le infrastrutture che, pur necessitando di una manutenzione continua, rendono fior di soldi dallo Stato. Chi, a partire dal 1992, ha fatto questo bel regalo agli amici degli amici, dovrebbe essere accusato di alto tradimento.

    • Piero, i maligni parlano di presenza di claque organizzata. Comunque questa partecipazione politica, e umana, è ammirevole. Nella sua magnanimità Salvini ha addirittura concesso un salfy ad una fan. Ai funerali, sia chiaro, quale momento migliore. Vedi memorabile azione in rete e su stampa.

  • Non mi sembra una novità, Piero, l’utilizzo politico dell’immensa tragedia di Genova da parte degli attuali governanti. Capisco quanto dici nei tuoi commenti ma converrai che di simili rappresentazioni politiche, negli scorsi decenni, tu ed io ne abbiamo viste parecchie. Dopo ogni disgrazia, è lo stesso canovaccio: si invita, in teoria, a ricercare la giustizia e il riscatto comune, mentre intanto, in pratica, si semina zizzania e si butta la croce addosso agli avversari. Certo, ciascuno ha il suo stile (o la sua mancanza di stile). Ma la differenza sta nel come, non nel che cosa. L’ingresso tra le bare di Salvini e Di Maio, visto in televisione, con l’incedere e il piglio di due pistoleri in un Western Spaghetti o di due figuranti al Cowboy Guest Ranch di Voghera, è qualcosa di molto diverso dal contrito, ben calibrato ed esibito cordoglio democristiano oppure dallo studiatamente compunto e sussiegoso divismo funerario del craxismo o del berlusconismo. Ogni stagione politica ha il suo canone mediatico e persino il suo dress code nell’utilizzo delle pubbliche luttuosità. Comunque, da sempre fortune e disgrazie vengono strumentalizzate dai politici. Nessuno si scandalizza. Da sempre i governanti si pavoneggiano quando arriva una botta di fortuna oppure proclamano la caccia alle streghe quando cade un aereo o un ponte. Nessuno si indigna. Nessuno si stupisce che i politici, da sempre, sfruttino le gioie e i dolori della gente, prendendosi i meriti non loro o scatenando il dagli all’untore. Le scenate degli attuali governanti dopo la disgrazia di Genova fanno seguito a oltre settant’anni di piazzate repubblicane, a oltre vent’anni di chiassate littorie, a oltre quarant’anni di sceneggiate della sinistra storica, tutte altrettanto finalizzate ai tornaconti elettorali di partito, dopo ogni tragedia italiana. Si sa, Piero, è così. Gli italiani ci sono abituati, dalla fine del loro Risorgimento.

    • Anch’io ho notato in questi giorni la forte impronta pop diffusa da questo governo, la cui foto di famiglia è sicuramente più piacevole da guardare rispetto a quelle da funerale evangelico offerte dai precedenti governi. Il buon Salvini è riuscito persino a strapparmi un sorriso in un momento di commozione come quello di sabato: dopo essere entrato nel Palasport come l’ospite atteso a cena dalle sorelle McLeod, non ha dimenticato il tradizionale “namasté”, che in fondo ci può stare anche con la corona del rosario che snocciola ogni tanto per affidarsi alla protezione di santi e madonne. Più multietnico di così si muore! Poi per forza questi personaggi riscuotono le simpatie di grandi e piccini. Piacciono perché a differenza dei loro predecessori sono come sono, punto. Non imbalsamati né dogmatici, mai saccenti né supponenti, o lontani da tutto e tutti tranne che dai salotti buoni. E se anche per assurdo tra dieci anni si scoprisse che hanno commesso gli stessi errori di quelli che c’erano prima, poco importa poiché tranquillamente verranno assolti dagli italiani, mentre per gli antipatici non ci sarà scampo. Al cuore ci si deve affidare, non ai “big data” di Jim Messina. I vari Obama, Rajoy, Cameron, Renzi avrebbero dovuto assumere Salvini anziché il ragazzone del Colorado che dopo aver incassato un sostanzioso bonifico li ha lasciati nei guai più di prima.

    • Sì, Rita, riscuotere la simpatia di grandi e piccini, come dici tu, è molto importante, anche in politica.
      Che i due siano oggi simpatici a molti, mi pare sia stato confermato dalle urne e non escluderei che al momento siano ancora più simpatici.
      Per una nazione, avere governanti simpatici invece che antipatici può avere dei vantaggi.
      Che tra le bare di Genova i due si siano mossi con maggior disinvolta simpatia dei loro predecessori in casi analoghi, è vero.
      Che un certo processo di identificazione comportamentale con i due sia oggi in atto da parte di molti italiani, appare probabile.
      Ovviamente, tutto ciò ha attinenza con aspetti istituzionali importanti al giorno d’oggi.
      La simpatia verso le masse aumenta il consenso delle masse e potrebbe preludere a un rafforzamento dei due e dei loro partiti nel contesto politico italiano.
      Non resta quindi che seguire con attenzione l’evoluzione di questa situazione caratterizzata da grande simpatia e da grande consenso.
      Per di più, al momento non ci sono avversari politici così simpatici e sull’onda del favore popolare. Il successo di simpatia e di consenso dei due pare quindi destinato a durare nel tempo.

  • Razzi, oltre ad essere simpatico era anche un idiota. Nonostante questo…Eletto perché simpatico o perché idiota? Questo è il problema.

    • Non lo so, Ivano, perché abbiano eletto Razzi.
      Sono domande a cui non sono preparato a rispondere.
      Non so neanche se sia proprio idiota come dici.
      Simpatico pare lo sia, almeno a molti.
      Però Di Maio e Salvini non sembrano idioti, per cui resta in comune tra loro e Razzi la simpatia.
      Hanno in comune anche il fatto che, come dice Rita, sono tutti e tre lontani dai salotti buoni.
      Se poi al cuore ci si deve affidare, sceglierei altrove.

    • ….se non erro, mi pare ricordare che Razzi sia stato eletto in corcoscrizione “italiano residenti all’estero”, sull’onda di DiPietro/IDV/Mani pulite! Al tempo l’Antonio, per superare la soglia del 3%, aveva ……raccattato parecchio!

  • Pietro, cos’è mai la simpatia? Che la politica debba far ridere?

  • Il simpatico non e’ un comico, non deve far ridere. La simpatia si percepisce “a pelle” da mille piccoli dettagli e istintivamente ispira fiducia. Per questo motivo “anche” in politica non guasta. Renzi, ad esempio, era antipaticissimo a buona parte degli italiani, e s’e’ visto la fine che ha fatto.

    Ovvio che questi sono discorsi oziosi poiche’ i due baldi cavalieri stanno anche lavorando., non e’ solo questione di simpatia.. Se fossi un giornalista, a questo punto cambierei mestiere, con tutto quello che hanno detto per denigrarli … nessuno li ha ascoltati. Anche questa e’ un’inversione di tendenza.

  • Rita, non farti ingannare dall’emergenza. Quanto alla simpatia, che non è raccontare barzellette, non universalizzare. Fossero anche simpatici ad una buona fetta dell’elettorato, ad altra fetta non lo sono per niente. E poi la solita domanda: chi sono questi a cui risultano simpatici? Fatti pure venire l’orticaria.

  • …..mi pare che stiamo prendendo una deviazione che ci porta fuori strada. Uscirei da questo loop della “simpatia”.
    I due, non è certo per ….”simpatia” che, contro ogni plausibile previsione dei più scafati commentatori/opinionisti politici, avendone i numeri loro assegnati dal “popolo sovrano”, hanno trovato un accordo di Governo e lo hanno fatto sulla base di un “CONTRATTO” che in buona sostanza segna un punto di non ritorno rispetto al modo di “fare politica” che apparteneva ai ( parafraso Travaglio coi “giornaloni”) “partitoni”!
    Sul loro cammino, appena iniziato, è arrivata la tragedia di Genova, che però potrebbe rappresentare ( la Storia ce lo dirà) momento davvero di “non ritorno” rispetto al reale “cambiamento”: la rimessa in gioco dello “Stato” negli asset delle infrastrutture portanti della nazione che , a “nostra (di noi italianuzzi obnubilati dall’orgia dei consumi, del benessere, della rincorsa al superfluo/necessario) insaputa”, erano gradulamente ma inesorabilmente scivolate nelle mani del giro della grande speculazione finanziaria.
    Il “divino” Giulio diceva con bizantina ironia: “il potere logora chi non ce l’ha”. Era solo un paradigma della “vecchia politica”?
    Nessun dorma …..

  • Vorrei tornare a parlare del selfie nel contesto dei funerali di Genova. Gesto a cui Salvini non si è opposto, pare dopo averne rifiutati altri. E nessuno commenta, come se l’asimmetria tra il popolo e l’uomo di potere che una volta era rappresentata dall’autografo, Repubblica di oggi, fosse superata in questo avvicinamento tra le due parti. Non importa il luogo, non il momento, ma l’enfasi del significare che siamo tutti uguali, tu che ci rappresenti, e noi rappresentati, immortalati in un’inquadratura democratica che ci mette tutti sullo stesso “primo” piano. Ma non è così. Il populismo leghista ci dice esattamente il contrario, con quelle dinamiche tra sudditi e potere sempre uguale a se stesso. “Chi ha il potere lo usa. Chi non ce l’ha applaude e chiede selfie”.

    • In controtendenza rispetto al 72% degli italiani e’ chiaro, Ivano, che tu preferisci il conformismo impacchettato alla Macron, che al ragazzino che gli chiedeva ‘hey, Manu, come va?”, rispondeva picato “come si permette, mi chiami signor presidente”. I francesi si sentono cosi’ ben rappresentati da un siffatto pirletto, per di piu’ inconcludente, che ‘non vedono l’ora di mandarlo a casa. Un mondo e’ finito, un altro e’ cominciato. Chi non lo capisce rischia di perdere il treno. Io invece l’ho preso, miracolo.

  • Rita, che giudizio del cavolo.

  • La raccolta dei dati necessari per l’indagine sui fatti di Genova e sulle loro cause è iniziata. Sembra delinearsi un quadro causale composto da alcune concause in reciproco rafforzamento. Nessuno è ancora in grado di dire con precisione il perché e il percome della tragedia. Soprattutto, quale sia il peso deterministico dei vari fattori causali. Il che è normale, a pochi giorni dall’evento. Il clamore sulle revoche delle concessioni pare disancorato dall’esame oggettivo delle cause e sembra rispondere ad altri fini. Nel nostro ordinamento, il diritto civile e il diritto amministrativo non ammettono determinate “responsabilità oggettive” in senso giuridico. O hai rispettato il contratto, o non l’hai rispettato. Il codice di procedura civile, in istruzione probatoria, non contempla le ordalie mediatiche. Per cui, ci son pifferai che rischiano, invece di suonare, di subire e far subire al bilancio statale suonate dolorosissime. È comunque ovvia l’esigenza di un accertamento della verità e di una sicura identificazione dei responsabili. Nessun dubbio sulla necessità di fare giustizia.

    Viviamo in un’epoca caratterizzata da complessità oggettive e conseguenti difficoltà ad accertare rapporti causali e nessi eziologici certi, lineari, soprattutto monocausali. In passato era più semplice ricostruire fatti, cose, cause, effetti. Oggi no. I successi e le disgrazie più grandi risentono di questa complessità e conseguente difficoltà ad attribuire meriti e colpe, a riconoscere responsabilità che non risentano di condivisioni e sovrapposizioni complesse. Occorrono accertamenti molteplici, indagini su fattispecie articolate, analisi approfondite condotte da soggetti competenti. Certo, questa situazione facilita i possibili depistaggi, i segreti di stato, i misteri irrisolti, come noi italiani sappiamo bene. Qualcuno può approfittarne, per evitare che la verità emerga. Ma anche quando questo non succede, la verità emerge dopo molto lavoro, molto impegno e il tempo che serve. Altrimenti, in situazioni così complesse, si ottiene una verità di comodo. Una soluzione col capro espiatorio. Il percorso processuale, nei suoi gradi di giudizio, sarà lungo. Conviene quindi concentrarsi sulla ricostruzione, in tempi brevi e con soluzioni operative concrete. La caccia alle streghe e il dagli all’untore dopo le sentenze. Intanto, onorati i morti, ci si metta al lavoro. C’è un’Italia da ricostruire.

    • ….totalmente d’accordo con le ultime tre righe conclusive del tuo commento, Pietro!
      Però, il nocciolo duro della questione è che è venuto giù (con più di quaranta vittime innocenti e danni incalcolabili per un’intera città) un viadotto della A10, data in concessione alla Società Autostrade per l’Italai spa con una Convenzione tra ANAS e, appunto il concessionario (Convenzione il cui testo, differentemente da quanto affermato da più parti, è consultabile in rete al sito del Governo Italiano http://www.mit.gov.it/documentazione/convenzioni-regolanti-i-rapporti-tra-il-ministero-e-le-societa-concessionarie ) che all’art. 3 prevede che:
      ” …Il Concessionario assume l’obbligo di provvedere a propria cura e spese, all’esercizio delle autostrade di cui all’art, 2 , nonché ai collegamenti, agli allacciamenti a alle altre opere connesse alle autostrade affidate, per tutta la durata della concessione.
      In particolare il Concessionario provvede:
      a) alla gestione tecnica delle infrastrutture concesse;
      b) al mantenimento della funzionalità delle infrastrutture concesse attraverso la manutenzione e la riparazione tempestiva delle stesse….”.
      In un Paese civile, occidentale, Europeo , con i “precedenti” di quel viadotto, è una eventualità che deve avere possibilità di accadimento zero!
      La responsabilità del gestore non è in alcun modo eludibile!
      Era un “ponte” che aveva mostrato dall’inizio grandi criticità, confermate dallo stesso progettista, da pareri autorevoli e da fatti evidenti, il comportamento da “….io speriamo che me la cavo” da parte del gestore è totalmente inaccettabile. Bene ha fatto il Governo ad innescare la procedura di Decadenza, prevista dagli artt. 8 e 9 della Convenzione.

  • COSI’, TANTO PER AVERE QUALCHE ELEMENTO IN PIU’
    Da un’inchiesta dell’Espresso di poche ore fa:
    “Crollo Ponte Genova, tiranti “ridotti del venti per cento”: Ministero e Autostrade sapevano
    Il verbale di una riunione tra Infrastrutture, Direzione generale di vigilanza, Provveditorato opere pubbliche e società di gestione dimostra che fin da febbraio 2018 la gravità della corrosione era nota. Il documento è firmato da Roberto Ferrazza e Antonio Brencich, ora nominati presidente e membro esperto della commissione d’indagine del governo”.
    “Almeno sette tecnici, cinque dello Stato e due dell’azienda di gestione, sapevano infatti che la corrosione alle pile 9 (quella crollata) e 10 aveva provocato una riduzione fino al venti per cento dei cavi metallici interni agli stralli, i tiranti di calcestruzzo che sostenevano il sistema bilanciato della struttura. E che nel progetto di rinforzo presentato da Autostrade erano stati rilevati «alcuni aspetti discutibili per quanto riguarda la stima della resistenza del calcestruzzo». Nonostante queste conclusioni, in sei mesi da allora né il ministero né la società concessionaria hanno mai ritenuto di dover limitare il traffico, deviare i mezzi pesanti, ridurre da due a una le corsie per carreggiata, abbassare la velocità. Come si dovrebbe sempre fare, in attesa dell’avvio dei lavori, per garantire la sicurezza e alleggerire il carico e l’affaticamento della costruzione.”
    “Il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ha nominato proprio Ferrazza presidente e Brencich membro esperto della commissione di inchiesta del governo «per svolgere verifiche e analisi tecniche sul crollo». Nella stessa commissione sono stati inseriti anche gli ingegneri Bruno Santoro e Michele Franzese, dirigenti tecnici della Direzione generale per la vigilanza sulle concessioni autostradali: cioè della stessa struttura del ministero che pur avendo ricevuto il verbale da Ferrazza, a fronte di quanto è stato scritto nella riunione non ha ritenuto di dover intervenire. Toninelli è ministro da poche settimane. Ma il suo ufficio di gabinetto e le sue segreterie tecniche e legislative non potevano non sapere che il provveditore di Genova era tenuto per legge a esprimere un parere sul progetto di Autostrade. E che quindi la sua nomina al vertice della commissione ispettiva lo porta a occuparsi di se stesso. Ferrazza e Brencich avranno libero accesso ai luoghi delle indagini, alle macerie e a tutti gli atti amministrativi che riterranno di interesse. Arriverà forse il giorno in cui dovranno autointerrogarsi: chi meglio di loro è testimone della riunione del primo febbraio?”

  • Ho appena visto cio’ che resta di Brooklyn e, devo dire, mi aspettavo che la circolazione fosse piu’ disagevole, invece no. Penso a quante persone stanno facendo l’impossibile per tamponare le falle di una politica sporca che (a Genova in particolar modo) ha combinato disastri inenarrabili svendendo, privatizzando, regalando, trascurando. Se l’Italia e’ ancora viva e supera con stoico coraggio ogni disgrazia, e’ merito degli italiani. Comincino a sciacquarsi la bocca i cretinetti che puntano sempre il dito sul popolo populista. Meno male che c’e’, coi salottieri e basta saremmo gia’ morti da un pezzo.

    • Tutto merito di questo governo naturalmente. Che stupidata. Sull’onda delle emozioni, di atti di eroismo, generosità, altruismo se ne sono visti sotto tutti i Governi. Anche di parte, per favore, un po’ di onestà! Se faceva caldo stamattina prima tu che partissi vedo che anche al mare non c’è nessuna brezza rinfrescante.

  • È probabile, Francesco, che il concessionario abbia delle responsabilità, rispetto al testo contrattuale. Ma nessuno oggi sa quali siano di preciso e se questa probabilità possa divenire certezza. Nessuno oggi è in condizione di identificare un quadro probatorio credibile sui fatti di Genova, in quanto la situazione oggettiva di questa disgrazia resta ancora da analizzare e valutare. Ovviamente, la punizione dovrà essere commisurata alla gravità della tragedia. Ma di solito, tra il reato commesso e la sanzione irrogata, va identificato un reo, attraverso un procedimento giudiziario. Per cui, in attesa della verità, mi permetto di ricordare un antico detto navajo (mi scuso per l’esotismo), secondo il quale, dopo che è accaduta una sciagura al “dineh”, al “popolo”, i saggi dovrebbero innanzitutto attuare i rimedi (tradotto in inglese, “let the wises treat the wound”) e lasciare il resto agli sciacalli (“leave the rest for the jackals”).

    Invece i politici italiani, come dicevo, da sempre strumentalizzano anche le disgrazie più dolorose. Ciò assodato, colpisce oggi il “come” questa strumentalizzazione venga effettuata, come da recenti evidenze mediatiche, degne della nota aria del Barbiere di Siviglia. Se non è nuovo l’accaparrarsi politico delle disgrazie, colpiscono le modalità con cui soprattutto i due principali protagonisti di tale rappresentazione stiano mettendo a profitto elettorale la tragedia di Genova. Si è accennato alla “simpatia” popolare e al “consenso” crescente di cui godono i due. Diviene di notevole interesse rilevare il collegamento tra questo “successo” presso le masse e le loro esternazioni del tutto inedite, inusuali e irrituali rispetto ai pregressi canoni di utilizzo politico delle pubbliche luttuosità. È un collegamento che lascia presagire una spirale crescente di “simpatia” e “consenso” e, interattivamente, di sollecitazioni sociosensoriali di massa sempre più disancorate dal lògos (cause, effetti, nessi eziologici) e sempre più ancorate al mythos (“le lobby”, “le élite”, “i poteri forti”). È un processo di sicuro interesse per gli studiosi di scienze della comunicazione e di psicosociologia delle masse popolari. Il che non è per nulla intellettuale e salottiero. Ci sono in atto dinamiche molto concrete e leggerle con attenzione non significa sofisteggiare, mentre il popolo si rimbocca le maniche. L’avvenire politico e il potere di domani stanno nascendo (rinascendo) lì.

  • Sono perfettamente in sintonia, Pietro, con la tua analisi e per questo sono preoccupato. Il giustizialismo, la tecnica di scaricare tutto su dei nemici esterni (che cambiano a secondo delle convenienze), la precisa volontà di parlare direttamente al “popolo” tramite tweet che semplificano tutto e parlano alla “pancia” della gente, conquisteranno di sicuro il popolo, accresceranno il “consenso popolare”, ma rischiamo di allontanarci – come dici bene tu – dal lògos.

    Consiglio a tutti l’articolo di oggi di Fubini sul Corriere della Sera sulla “industria della sparata” (da Berlusconi a Renzi fino a Di Maio e Salvini): è da leggere e da meditare se non vogliamo rimanere prigionieri della “nuova narrazione” di quei due grandi retori che sono i nostri due vice premier.
    E consiglio pure un altro bell’articolo del politologo Orsina apparso su La Stampa di qualche giorno fa sulla classica tecnica politica di creare dei nemici esterni (classica: chi conosce un po’ di storia, lo sa bene!), una tecnica pericolosa, ma senz’altro di grande efficacia perché è proprio quello che la gente vuole sentire (sapere nome e cognomi dei nostri nemici).

  • Cominciano a uscire alla luce del sole le responsabilità diffuse (la società Autostrade per l’Italia c’entra, naturalmente, ma pare che c’entrino tanti altri soggetti, e non è escluso che c’entri anche lo stesso Ministero delle Infrastrutture che non ha adeguatamente “vigilato” come previsto dalla convenzione o che non ha dato tempestivamente l’autorizzazione a effettuare interventi straordinari…
    La giustizia va “scoperta” con pazienza, con scrupolo, esaminando tutti i dossier (non sto parlando della giustizia penale), ma i politici preferiscono “anticiparla” perché così si mettono “in sintonia col popolo”.

  • Sì, Piero, un rancore malevolo sembra animare le dichiarazioni degli attuali governanti dopo la tragedia di Genova. Una cosa è il richiedere verità e giustizia. Un’altra cosa è seminare di continuo rancore sociale. Spiccano toni nuovi, mai sentiti prima, molto spinti e accesi, in un continuo minacciare, lanciar invettive e anatemi, soffiare sul fuoco, seminar animosità, sommuovere gli spiriti, ponendosi in ruolo di vindici punitori dei reprobi (peraltro ancora da accertare), di castigatori biblici, come Yahweh nell’antico testamento, con la sua iraconda giustizia sterminatrice. Lo stile di relazione, il tipo di messaggi lanciati, il modo di interpretare il ruolo, di interloquire con i media hanno ben poco a vedere con quanto accaduto in passato. La sostanza è sempre quella di una appropriazione indebita delle disgrazie per fini elettorali ma, per dirla in termini di immagine e comunicazione, il “public speaking” è tracimativo, esondativo, incontinente. Il “positioning” mediatico non è da governante super partes, è da avvocato di parte. Lo “standing” non è da statista, è da sindacalista.

    È un nuovo approccio gestionale alla disgrazia, una nuova modalità di capitalizzazione della tragedia. Forse mai s’erano visti un simile turbine di eccitazione tumultuosa e di incitazione al malanimo da parte dei vertici politici, una tale esibita impulsività, una così insistita perdita dei freni inibitori. Che cosa significa? Dove può portare? Di quali tempi e climi politici è segno? E, sempre limitandosi al profilo mediatico, d’immagine di ruolo, di “standing”, queste modalità espressive come ci appaiono? Come valutiamo questa esplosione passionale, questa rincorsa alle esternazioni più commotive? Il famoso “popolo”, ammesso che si sappia che cosa sia, apprezza questo sturm und drang della rancorosità, lo condivide, lo ama? Parrebbe di sì, vista la “simpatia”, visto il “consenso”, visto il processo di crescente identificazione popolare con questi due soggetti politici. L’Italia di domani potrebbe cominciare da qui? In futuro tutto sarà giocato su questo piano emozionale? Intorno c’è il deserto. E nessuna voce che dal deserto chiami. Che tipo di nuovo sole politico sta per nascere all’orizzonte?

  • Vista da Genova la situazione di netto cambiamento e’ piu’ evidente. Intanto molte famiglie sono gia’ entrate in una casa vera, tutti i giorni avviene la consegna di nuove chiavi ed entro un mese tutti gli sfollati saranno ricollocati in una casa e non in un container.. Mai successo. Moltissimi cittadini si rivolgono quotidianamente al sindaco Bucci per offrire appartamenti sfitti, danaro, mobili e persino automobili. Mai successo. In quattro giorni c’e’ gia’ un commissario straordinario, il governatore Toti. Mai successo. La solidarieta’ popolare si e’ manifestata in altre occasioni; ma mai i cittadini hanno offerto direttamente qualcosa ai “politici”. Segno che si fidano. O sono cambiati gli italiani, o e’ cambiata la classe politica, o e’ cambiata l’aria.. Qualcosa e’ cambiato.

  • Finchè i giornaloni e ” l’opposizione ridicola, malevola e violenta” saranno contro questo governo io lo sosterrò. Senza se e senza ma.

    • Siamo in tanti, caro Romano, a pensarla in questo modo. Non ti dico in questa settimana cosa non ha fatto lo sciacallaggio mediatico scatenato i citta’, convincendo cosi’ anche i pochi anziani che ancora conservavano l’abitudine, a rinunciare a giornali e telegiornali. E’ diventato virale, risollevando anche gli spiriti piu’ affranti, il video del solito approccio-intervista a caccia della commozione dei cittadini, e possibilmente di qualche lacrimuccia.
      – Vediamo di raccogliere a caldo le impressioni dei cittadini, – dice la scatenata reporter in piazza Marconi, gia’ puntando la sua prossima vittima. S’avvicina: – Buongiorno, siamo di Sky Tg24, posso chiederle se e’ genovese?
      Risposta: – Sono il sindaco, veda lei.
      Sconcerto della troupe: – Il sindaco …. ?
      Bucci, lapidario: – Il sindaco di Genova.

      Meno male che ci sono loro a farci ridere anche quando ci sarebbe da piangere, e a ricordarci che non vanno mai presi sul serio.

  • Pietro, il tuo è un affresco efficace che dipinge bene la nuova comunicazione politica, la nuova “narrazione” dei due mega-retori.
    Io sento aria (mutatis mutandis) di Robespierre, di Saint-Just: anche loro elettrizzavano il pubblico, anche loro erano applauditi dalle folle, anche loro sapevano “incendiare” il popolo.
    E ho paura (a prescindere da nazionalizzazioni o no, da richieste o meno di quadruplicare l’importo dei risarcimenti…).
    Stiamo spazzando via il patrimonio dello Stato di diritto.
    Una china pericolosa.

    • Ti ricordo Piero che il popolo francese non aveva alcun bisogno di essere “elettrizzato” dai Robespierre e dai Saint-Just poiche’ da secoli ne subiva di tutti i colori dai parassiti della nobilta’ latifondista, forse non da tutti ma da un buon 90% certamente. Il popolo non lo smuovi in tre giorni, ce ne vuole, e poi ancora ce ne vuole. Qualcun altro dovrebbe chiedersi dove ha sbagliato.

  • Piero mi spieghi il significato della parola “Stato di diritto”?

  • Sì, Piero, sì Rita, penso siamo tutti e tre d’accordo sul fatto che rancore, rabbia e rivolta non nascano nello spazio di una notte e che il superamento dell’ultimo limite di sopportazione popolare segni il confine oltre il quale tutto, nel bene o nel male, possa succedere. C’è sempre una cretina che dice di mangiare le brioches o un cretino che dice di fare il pieno di clandestini così ci pagheranno le pensioni.

    Da un certo punto di non ritorno, in molti sono “d’accordo comunque” col nuovo, perché prima non ne potevano più. E molti invece sono “contro comunque”, perché prima ne potevano eccome. Due atteggiamenti che hanno in comune meccanismi di fiducia o sfiducia “a prescindere”. Entrambi comprensibili. Entrambi però tendenti a entrare poco nel merito delle cose e dei fatti prodotti dal nuovo, perché, a questo punto, il nuovo o il vecchio assumono un valore o un disvalore in se’. Il giudizio sui dati di realtà cede a un’ontologia di “in se’ categorici”, sempre meno dialettici e sempre più dogmatici.

    Stiamo vivendo un momento politico non connotabile in termini etici. Il principio di effettività dirà come finirà, in un gioco di forze dai dinamismi e dagli esiti non prevedibili. Il diritto è sostituito dal fatto, che diverrà nuovo diritto o sarà archiviato nel non essere storico. C’è una bella immagine di Nietzsche, quella del disgelo, del ghiaccio che si scioglie, della corrente in piena che travolge, della sua forza che spezza i ponti. Piero insiste nel paragone con due dei miti della mia adolescenza. Ma stavolta non posso, come l’altra volta, rigettare il paragone. Mi ha infatti colpito l’assonanza tra il “fratelli cittadini” gridato alla Convenzione dall’allora osannato de Saint-Just e il “fratelli genovesi” twittato dall’oggi osannato Salvini.

    • Le sterzate storiche in Italia, tra l’altro, sono sempre iniziate da Genova. La resistenza del 1945 e’ nata a Genova con la costituzione delle Sap (squadre di azione patriottica); nel 1960 lo stop al colpo mano tentato dal governo Tambroni e’ giunto con le “proteste di Genova”; nel 1970 le prime masse sindacalizzate a scendere in piazze sono state quelle formate dai camalli del porto di Genova; nel 2001 gli sfascisti prima considerati con una certa benevolenza hanno mostrato la loro vera faccia al G8 di Genova, devastando e distruggendo. Il genovese e’ uno che rimugina e mugugna, non lo vedi e non lo senti anche per lunghi periodi, ma quando si muove trascina tutto cio’ che trova, proprio come il suo mare.

      Come dicevo, non s’e’ mai visto il popolo italiano applaudire le sue istituzioni, di solito denigrate e sbeffeggiate. Perche’ sabato, e’ evidente, gli applausi non sono andati tanto a Salvini, Di Maio, Conte, Bucci e Toti, quanto a cio’ che essi rappresentano. Il messaggio potrebbe essere semplificato in questi termini: siamo un popolo e un Paese, meglio tardi che mai ce ne siamo accorti, vogliamo riprendere in mano le redini del nostro carretto e dunque fuori dalle balle poteri forti eterodiretti dalla finanza internazionale e media stupidi e servi del padrone. E’ un inizio. Dove ci portera’ il nuovo corso nessuno e’ in grado di prevederlo, ma il Destino dell’uomo risiede nel movimento e non nelle acque morte in cui fino all’altro ieri eravamo impantanati.

      Inutile dire che se l'”esperimento Italia” dovesse funzionare, saranno cavoli amari per quanti hanno fin qui spadroneggiato. Ma tutto finisce, prima o poi.

  • Non è elegante autocitarsi, ma posso dire che sono anni che mi sto battendo, nel mio piccolo, con i miei pochi mezzi, con i miei tanti dubbi, per lo “spirito di Genova”: lo spirito che ci porta non a guardarci in cagnesco (le responsabilità vanno accertate ma non spetta ai politici fare i magistrati), ma a rimboccarci le maniche e a pensare non all’oggi del consenso immediato, ma ai nostri figli e nipoti.
    E’ per loro (oltre, naturalmente, per noi) che dovremo attivare un piano straordinario di investimenti pubblici sul fronte delle infrastrutture.

  • Difficile trovare un politico in grado di progettare il futuro di una Nazione
    Quelli di oggi non riescono a trovare neanche la caccola che hanno nel naso.

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