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ADRIANO TANGO

Ma da cosa nasce la democrazia?

L’ispirazione mi viene da un soggiorno, breve, in terra vichinga. Il complemento riflessivo da un confronto telefonico con mio fratello, persona d’eccezione come antropologo e grecista, per quanto ufficialmente al secolo solo medico. E la congiunzione di vedute è stata univoca. Ma perché la democrazia vera e connaturata, tale a restar fondante per secoli e

L’ispirazione mi viene da un soggiorno, breve, in terra vichinga. Il complemento riflessivo da un confronto telefonico con mio fratello, persona d’eccezione come antropologo e grecista, per quanto ufficialmente al secolo solo medico. E la congiunzione di vedute è stata univoca. Ma perché la democrazia vera e connaturata, tale a restar fondante per secoli e ispirare regimi politici solo di molto successivi, quasi come un ritorno, nasce  storicamente e si diffonde in habitat così diversi quali l’estremo Nord e la costellazione insulare e di valli isolate peloponnesiaca? Ma sarà poi proprio un caso che l’Autore di “Omero nel Baltico” abbia trasposto, ridisegnandone le fonti, la vicenda troiana nel quasi estremo Nord? Sia io che mio fratello Loris conoscevamo le due culture, quella delle lande soleggiate e l’altra nordica, del gelo e della nebbia; ne avevamo dimistichezza fin dai tempi di gioventù, quando giocavamo con le rune a caccia di profezie o servendoci dei sassolini incisi come amuleti, e intanto leggevamo l’Iliade affascinati. E allora?

Le corrispondenze sono stringenti, e soprattutto per la moderazione da parte dell’allargamento della base decisionale di organizzazioni piramidali, limitate ad alcune funzioni, più marcatamente per i Vichinghi. Come nella Grecia classica ci si serve del voto e dell’ostracismo per decidere o bandire, il potere era governato per questi popoli norreni, di origine normanna, al ping, o thing, assemblea generale dei capi clan. Ma ancora nel clan, subito dopo il patriarca, il capo, vige la parità fra membri e fra sessi. E in quanto a parità sessuale ricordiamo che nel costume greco vi fu anche il matriarcato poligamo a Sparta, in corrispondenza temporale con la Grecia ateniese di Pericle. Allora il quesito: perché a tante migliaia di chilometri questa similitudine? Il tratto comune è forse nella minaccia, naturale, implacabile, e dei nemici, e nella geologia abitativa semiresidenziale di due popoli frammentati in  enclavi incastrate fra ostacoli quasi insormontabili. La geologia rende difficili le rapide comunicazioni, quindi la decisione si prende sul posto, e se richiede uno sforzo comune maggiore si passa al confronto, in piazza, l’Agorà, per i Greci, nei thing in terra o addirittura in mare per i Norreni.

E allora, mi direte, ma non abbiamo altro da pensare, con lo spread che schizza alle stelle? Mai come ora le condizioni sono minacciose, e tuttavia non si assiste a un incremento della democrazia, anzi, il rischio è opposto. Come mai? Direi, forse, per la possibilità di comunicazione istantanea contro la decisione che all’epoca era diffusa da un corriere anche dopo giorni. E se dobbiamo orientare l’ago della bussola con grande urgenza teniamone conto…

Contributo di ipotesi più che di fatti, riflettete voi.

A proposito, i Vichinghi non hanno mai avuto le corna sul’elmo, e non erano sporchi, anzi, avevano una grande cura igienica ed estetica della propria persona, come i Greci. Visto come girano le bufale storiche?

ADRIANO TANGO

28 Ago 2018 in Senza categoria

52 commenti

Commenti

  • Domanda importantissima Adriano. Perchè adesso pare che della Democrazia si possa fare a meno? E sono possibili declinazioni? O qualsiasi declinazione include automaticamente il suo contrario? Tema che richiederebbe quintalate di riflessioni. Ad alcune risposte ci siamo già arrivati e di analisi ormai ne sono state fatte . Tra le tante, superamento di quella rappresentativa o la proposta di quel tipo, poi vado a cercarlo, che addirittura propone un ramo parlamentare o simile composto ad estrazione, e l’insicurezza ormai di tutti, e l’uomo forte al comando……….Complimenti Adriano, ne potrebbe nascere un dibattito interessantissimo anche se escludo che la geografia possa avere ancora un ruolo in un mondo che ormai è ipercollegato. In tutto il mondo si assiste, a tutte le latitudini, tra tutti i governi possibili, le varianti tantissime, alcune comprensibili, altre meno, quasi sempre di difficile decodificazione se non considerando tutte le stratificazioni storiche che alcune volte facilitano la comprensione, altre no, e i tanti corsi e ricorsi, si assiste, dicevo, a un cambiamento in atto direi epocale. Bravo

    • Infatti, è questo il problema che non riusciamo a capire per prevedere: la α-geografia (o non geografia, se ci togliamo l’ α privativo. Abbiamo capito lo sterminio delle grandi epidemie da globalizzazione, ma quelle erano solo malattie, ecatombe, per carità, ma cause fisico-biologiche;non capiremo facilmente lo sfacelo di potere che ci è già arrivato sulla testa! E solo adesso iniziamo a capire che l’uomo sociale era determinato dal suo ambiente. i paure, fattore fondamentale per compattarsi, ne abbiamo tante, ma nessuna viene realmente “dall’esterno”, una vera situazione psichiatrica di massa, il nemico in noi.
      Che… speriamo nei Marziani?

  • La democrazia che si sta diffondendo, Adriano, è la democrazia mediatica, la medio-crazia, il rapporto immediato con i cittadini mediante i tweet, Facebook, video-choc…
    Una democrazia che si sostanzia di slogan, di sparate.
    Pensiamo alla sparata di Di Maio dei 20 miliardi pagati alla Unione europea.
    Il nostro vice premier è stato sbugiardato e lui che fa? Invece che ammettere l’errore, rilancia. E’ tutto un martellamento mediatico per aizzare l’opinione pubblica contro il “nemico”.

    Già, come si faceva una volta con il medium della radio e, anche allora, contro i “nemici”.

    Altro che agorà ateniese, Adriano!
    Il vento è cambiato.
    Per questo dobbiamo stare all’erta: il rischio di cadere nella rete della nuova “narrazione mediatica” è forte.

    • Vedo una convergenza, o sbaglio? In un mondo dove il reame era la regola due popoli si auto legittimano democratici, e lo smacco al Nord Europa, dove il blasone era un titolo di stato, è stao ancora più rivoluzionario che nel Mediteraneo. Ora tu mi avveti di un pericolo di scarsa serietà accessorio. Che facciamo? Anche i Greci sostenevano la necessità di un Governo autoritario temporaneo in caso di tempi duri. Ma qui mancano le idee! Ma che fa quest’autoritario? Teniamo presente che, certo,ora sono plagiato da questa cultura nordica, ma quando regno e Cristianesimo entrarono nel loro modello di vita preferirono emigrar in massa, da Erik il rosso in poi, fino in Labrador. Ma noi dove andiamo? Il rischio, ripeto, è grosso, non perché abbia io paura della dittatura, ma perché, come sempre, mancano le idee.
      Comando con il pugno i ferro, benissimo, ma pe far cosa?
      P.S. E questo Governo l’ho votato!

  • ….monsieur le President, mi sono permesso eliminare uno dei due “gemelli”, xchè mi pareva che il ….. repetita non iuvasse!
    Padron Piero parla di “medio-crazia” e non “media-crazia”, perchè il risultato di questa formula è davvero mediocre!
    A tutti gli “asini” è concesso di “ragliare” sui social, in “tempo reale”, senza un minimo di riflessione, compostezza, rispetto della posizione dell’altro, anzi è fondamentale che il tweet/retweet, sia il più possibile graffiante, volgare, offensivo per …..”vedere l’effetto che fa!
    Il grandissimo potenziale di informazione che la rete è in grado di consentire a tutti, perfidamente si trsforma in “informazione”, intesa come il contrario di “formazione”!
    Quasi sempre ormai il “virtuale” è tutto meno che “virtuoso”.
    Essenziale ritornare alle persone, alle “agorà”, magari virtuali (come la nostra!), perchè no, ma tra persone in carne ed ossa, che ci mettano la faccia, con il loro vissuto, le loro scelte di vita, che diano credibilità alle loro parole, alle loro considerazioni e proposte.
    Adriano ha titolato “Ma da che cosa nasce la democrazia?”; e riandare al passato con intelligente riflessione, insegna, deve insegnare. Altrettanto fondamentale però, oggi, porsi un’altra domanda: “Ma da cosa muore la democrazia”?
    La risposta credo sia : dalla ignoranza.
    Dalla rinuncia ad informarsi , dalla superficialità, dall’accontentarsi (quand’anche ricercare la facile, invitante, perversa via) degli slogan, dal rinunciare ad avere una propria etica/morale alla quale orientare coerentemente le proprie scelte di vita, al non fare più “scelte”.
    Nessun dorma!

  • Dici bene, Francesco: è il tempo in cui la faziosità politica ha registrato un picco. I leader possono sparare alla grande, ma nessuno si prende la briga di informarsi, di verificare, di “ascoltare” anche le ragioni degli altri.
    Nessuno si prende la briga di “confrontarsi”, di “dialogare”.
    Tutti contro tutti e più uno mostra i muscoli, più riceve applausi.
    E’ il ritorno al manicheismo, alla “creazione del nemico” per scaricare su di lui le colpe.
    Non è il tempo di rimboccarsi le maniche per risolvere insieme i problemi, tanto più quelli giganteschi come i flussi migratori.
    Che conta è bucare lo schermo, i media, essere perennemente sui social.
    Siamo di fronte a un martellamento non quotidiano, ma ora per ora e ognuno dei due… premier tenta di scavalcare l’altro nella cattura dell’opinione pubblica.

    Tu, Francesco, parli di “ignoranza”.
    Già. E’ questa che fa scattare gli applausi, è questa che impedisce di avere “dubbi”.
    Così… muore la democrazia.

    CremAscolta è un blog nato per offrire un pur piccolo contributo a contenere questa ignoranza, a demolire gli slogan e a guardare ai problemi della collettività con un approccio “costruttivo”.

  • Non è un caso, Adriano, che ci s’interroghi oggi su “cos’è la democrazia”. Oggi che i democratico-liberali sognano di cancellare il suffragio universale (un desiderio espresso per la prima volta in occasione della Brexit) e auspicano l’instaurazione di una “repubblica degli esperti-illuminati” (loro, s’intende). La plebe, si sa, è ignorante, sempre attaccata ai social (loro, invece, no) e facilmente infinocchiabile da demagoghi populisti. E’ probabile che Marx ed Engels, Togliatti e Lenin, si stiano rivoltando nella tomba sentendo simili castronerie.

    Da un pezzo, ormai, in Occidente non c’è alcuna democrazia: negli Usa i governi che si sono succeduti dai Kennedy in avanti hanno difeso unicamente gli interessi di una oligarchia finanziaria; in Europa una classe (corrotta) di burocrati ottusi si batte da anni per negare ogni sovranità popolare, imponendo un regime di privilegi per alcuni (Germania e Francia) e di coazione per tutti gli altri (Grecia, Italia, Portogallo, Spagna, Belgio, ecc.) in ottemperanza ai dettami della follia neoliberista imperante, e grazie a dio declinante.

    Niente di strano dunque che i popoli europei non sopportino più un simile andazzo e vogliano cambiare. “Questa” Europa, ovvero la carrozza a trazione franco-germanica, è uscita di strada cadendo nel fosso, cavallo e cocchiere sono in fin di vita. Cosa ci aspetta? Un’asse italo-balcanico allargato alle altre vittime dei somari europoidi? Sembra, in effetti, che i nostri governanti ci stiano lavorando. Auguriamo a loro buon lavoro e a noi buona fortuna. Quella che negli ultimi diciott’anni ci è mancata.

    Concordo su ciò che dice Piero: “è il ritorno al manicheismo, alla creazione del nemico”.
    Mai si era visto in Italia un TUTTI (minoranze rumorose, confindustria, giornaloni, ecc.) contro UNO (il governo) come lo stiamo vedendo da 2-3 mesi a questa parte. Le galline schiamazzanti son talmente esagerate da essere diventate ridicole, per la gioia dei tanti giocherelloni che diffondono a raffica video satirici, vignette esilaranti, parodie e sfottò. Anche questa è democrazia. Al contrario di quella che c’è stata finora, totalmente manipolata dalle multinazionali, dai vertici finanziari e bancari, dai padroni della tecnologia, che l’hanno convertita nel suo contrario, trasformandola in un totalitarismo invertito (e, in larga misura inavvertito). Come ai tempi dei soviet, quand’era obbligatorio essere “fedeli alla linea”; da qui la furiosa battaglia contro le cosiddette false notizie, ossia ogni opinione divergente dall’ufficialità, il discredito verso qualunque dissidenza, immediatamente qualificata come populismo, fascismo, razzismo. Speriamo che questa brutta malattia passi in fretta, non fa bene alla salute stare troppo a lungo con la febbre alta.

    Su Omero tu ed io, Adriano, ci siamo già detti tutto ciò che si poteva dire. Sai come la penso. Non è casuale, comunque, che una certa cultura accompagnata da una mentalità altrettanto aperta siano state portate allo stesso modo nel profondo Nord e nell’estremo Sud eurasiatico dall’antenato indoeuropeo fermandosi al freddo e sciogliendosi al caldo: là dove le tradizioni mettono radici le idee crescono robuste, in un territorio soggetto a invasioni continue ciò è impossibile. Guarda cos’è l’Italia, da sempre terra di conquista.

  • Forse, Rita, vediamo da osservatori diversi: a me pare che l’opposizione sia del tutto svanita (dopo la batosta elettorale) e le poche voci che parlano sono sempre più flebili e ben poco ascoltate.
    Vedo poi i giornali e, in generale, i media che stanno dando uno spazio ai due… premier di cui forse nessun altro aveva goduto, anche perché i due premier in questione sono straordinariamente bravi a catturare i giornali (i grandi quotidiani nazionali in testa e pressoché tutte le testate, pubbliche e private, della tv) rilanciando ogni giorno un tema nuovo e facendo di ogni tema o di ogni evento (dall’Ilva al ponte di Genova alla Diciotti) una grande campagna mediatica.
    Io lo ripeto: sono tanto isolati dall’opinione pubblica che Lega e i pentastellati arriveranno alle elezioni europee a capitalizzare (mettendo insieme i voti) il 90% del consenso.
    Magari, mi sbaglierò, ma quello che vedo è un consenso crescente perché due grandi comunicatori come Salvini e Di Maio l’Italia non ha più avuto dal tempo di Mussolini.

    • Sono d’accordo che l’opposizione sia svanita, probabilmente non c’è neppure mai stata, tuttavia devi ammettere che tutto in Italia, ma proprio tutto, dai vertici di confindustria ai giornaloni di un tempo fino agli opinionisti (di un tempo pure quelli) stia da “quella parte” e tuttora si trovi in posti se non di rilievo per lo meno di massima visibilità. Per cui ciarlano, e ciarlano, e soprattutto sparano. A salve? Sicuramente, visto che nessuno li ascolta. Se c’è qualcuno che non sta collaborando al “progetto Italia”, preferendo invece colpire il “nemico”, quelli sono loro.

      Più che i vice-premier che si mettono in mostra, parlerei di minoranze/media scatenati che tutti i giorni se ne inventano una nuova per denigrarli, mettendoli di fatto in bella mostra. Faccio un esempio che hai citato anche tu, nave Diciotti: dopo aver rotto le balle agli italiani per 4-5 giorni dicendo che Salvini era un criminale nazista perché a bordo la situazione era disperata, i ragazzotti allo stremo, dilagavano Tbc, scabbia e non so cos’altro ancora, oggi Rai 2 felice e contenta comunica candidamente che dopo accurate visite mediche si è concluso che i suddetti godono tutti di ottima salute (non ne dubitavamo, del resto) tranne una ragazza affetta da tonsillite. Alla domanda “ci hanno dunque presi per il c*** per una settimana?”, la risposta è “si”. Poi se gli italiani fanno 2+2 la “colpa” non è di Salvini e DiMaio bensì della dabbenaggine di quanti, politici e non, tentano disperatamente di farli passare per “nemici nazionali”, pericolosi incoscienti, gli sconsiderati che distruggeranno l’Italia. Esilarante anche il titolone riportato nei giorni scorsi da tutti i giornaloni ” Di Maio telefona a Salvini sbrigati [con la Diciotti] perché i miei non li tengo più”. Secondo te, Piero, chi diavolo può aver ascoltato una telefonata fra i due vice-premier? Neanche la mamma di uno dei due.

      Anch’io come te sono convinta che avanti di questo passo i giallo-verdi alle prossime elezioni faranno cappotto, grazie ai loro agenti marketing: Pd, Forza Italia, Repubblica, Corriere della Sera, Tg 1/2/3, Reti Fininvest e compagnia bella. E sì che non ci vuole un genio a capirlo.

  • …spero davvero in un “rilancio trasversale” , spinto dalla partecipazione reale della gente, del volontariato, della parte devvero sana del Pese, susseguente al dramma a Genova, con il bel gesto (anzi, molto più che un gesto/simbolo!)di Renzo Piano Architetto che ha inquadrato da par suo il problema rifacimento del ponte, fuori da ogni “sceneggiata paraelettoral/partitica” in un’ottica progettuale complessiva, di “rammendo” del tessuto stracciato di un quartire chiave di Genova, caricando il progetto anche di un significante valoriale troppo spesso estraneo al mondo della politica..
    E’ di queste persone, di questi professionisti, di questi uomini e donne,che pure abbiamo nel “buffo stivale” e che trovano più riconoscimento internazionale che italico, che abbiamo bisogno!
    Che lo capiscono e si comportino di consegienza i nostri “governanti del cambiamento”!

    • Ottimo esempio: benissimo il volontariato, che a Genova sta funzionando alla grande, ma dall'”altra parte” ci dev’essere una politica attenta e sensibile, che oggi abbiamo nelle persone di Bucci e Toti e delle loro squadre di lavoro. Non e’ la prima volta che Renzo Piano “regala” un progetto alla sua citta’, ma questi doni non sempre sono andati a buon fine. Solo pochi anni fa (la citta’ era ancora nelle mani del Pd) e’ stato rifiutato il progetto “water front” con un bel “no, grazie”. Al giornalista che qualche giorno fa chiedeva all’archistar se se l’era presa, Piano rispondeva con un largo sorriso ” non mi sono offeso”. Questo per dire che anche del “volontariato” bisogna saper fare buon uso.

  • Tutte grandi verità amici, ma in senso storico sociologico vedo un sistema democratico come la conseguenza di una necessità di pace interna di fronte a straponderanti minacce esterne, ma soprattutto in condizioni di segregazione territoriale. Queste condizioni non esistono più, salvo minaccia extraterrestre (non necessariamente Marziani, anche solo una pioggia di meteoriti, qualcosa di extra rispetto al gruppo. La maggioranza dei Vikinghi, quando entrarono in casa oro Cristianesimo e monarchia, preferirono scappare e iniziare le guerre di conquista che ben conosciamo, ma anche di fronte alla richiesta del re di Francia di trattare con il loro re, scoppiarono a ridere: l’idea era per loro astrusa. In altre parole riuscirono a restare così potenti da mettere sotto assedio l’isola parigina senza la necessità di un decisionismo centralizzato, passandosi i programmi di barca in barca risalendo la Senna. E cade qui il mito dell’ “Uomo Del Monte”
    Un altro esempio: le tribù di Israele. La minaccia esterna era fortissima, ma mancava il confine, e non a caso un gruppo che si distacco, dando origine agli Esseni, sviluppò una democrazia spinta fino al comunismo estremo: erano isolati territorialmente.
    Altro esempio? Gli Amish.
    Quindi c’è per me, a seguito di questi processi sociologici pesati storicamente e constatabili al di fuori delle epoche, un rischio accessorio poco valutato proprio nella globalizzazione. L’imperialismo che già si fa strada a spot potrebbe dilagare e centralizzarsi. Certo, il tutto amplificato, nella rapidità del cambiamento, dallo spirito di delega, cattiva informazione, caduta di valori comuni, fattori che fiaccano qualsiasi opposizione… L’antidoto? Non riesco a immaginarlo, nemmeno come piccolo contributo individuale, se non un caldo invito a parlare molto col tentativo di riconoscimento reciproco in sottogruppi.
    E grazie Franco per il gemellicidio. A volte esco senza pubblicare, altre schiaccio due volte.

    • Segregazione territoriale? Quando mai chi ha avuto la fortuna di avere una patria (noi, no) si è sentito “segregato”? In America, nostro malgrado il modello globalista universalmente riconosciuto, è diventato un nonsense tra i più rinomati la risposta di Miss Mondo alla quale viene chiesto: “Adesso che hai vinto il premio, cos’altro desideri?”, e la più bella del reame (è la prassi), recita: “Fratellanza, felicità e la pace nel mondo”.

      Lasciamo fare questo spot a Miss Mondo ben sapendo che si tratta della pubblicità di un prodotto, in questo caso culturale. Da almeno 20mila anni l’uomo NON vive in pace e fratellanza e non si vede perché dovrebbe iniziare a farlo proprio adesso che è messo molto peggio di 20mila anni fa. Se pensiamo che muri e confini siano superflui, per quale motivo ci chiudiamo dietro alle spalle la porta di casa? Perché non lasciamo porte e finestre spalancate e viviamo insieme agli altri condomini, o vicini di casa, banchettando con gli occasionali ladri ai quali potremmo offrire tutto ciò che abbiamo? Perché è un’idea folle, è evidente, così com’è totalmente folle l’idea globalista che, adesso è finalmente chiaro a tutti, è stata inventata solo ed esclusivamente per arricchire l’1% della popolazione mondiale a discapito del restante 99. Non so se c’è qualcuno che vuole continuare così, io no di sicuro. Proprio a questo serve la democrazia, a contrastare le follie di una minoranza potente e rumorosa che vuole imporsi sugli altri con la violenza spirituale, morale, etica e culturale, ben peggiore di quella fisica perché le sue ferite sono inguaribili.

  • Lo sconcerto è eufemistico, e alzare i toni sarebbe la risposta ovvia. Dire che le guerre ci sono sempre state significa legittimare l’ineluttabilità di costruzioni storiche che non sono più solo narrazione. Sta ad ognuno, sfogliando i libri di Storia scegliere da che parte stare. Se dalla parte, e limitiamoci anche solo al secolo scorso, e non è retorica, di Hitler e Mussolini o Gandhi e Martin Luther King. Se poi si vuole andare più a ritroso di esempi ce ne sono infiniti. Del resto si sa che fare le guerre è molte volte piu conveniente, almeno per alcuni, che non costruire la pace, come fomentare il razzismo è più immediato che trovare mediazioni. Sempre più, Rita, rimango basito di fronte al tuo cinismo. E un tuo commento non mi interessa proprio.

    • Piano Ivano… ognuno parla con diritto in questo blog.
      Io mi sono limitato a constatare che la democrazie vera, quella che lascia tracce storiche, si è sempre ritrovata in campioni di umanità piccoli, chiusi e minacciati. Terre di passaggio aperte, come Italia e Stati disuniti d’America non sono tali, e infatti la sopraffazione prospera. Intendiamoci, democrazia non è niente regole né figure autorevoli e incontestabili, ma parità e dialogo. e diamo il merito della buona fede a Grillo, che non ha fatto i conti col terreno storico: non si inventa la torta di meringhe sui resti dei polli arrostiti (estemporanea, non so quanto azzeccata)

  • Adriano, ripartiamo dal tuo titolo, facendo un un salto temporale e geografico. Da dove nasce la democrazia? Da un cammino di civiltà e niente giustifica il fatto che la violenza, il razzismo, il male , e via discorrendo, siano sempre esistiti. Se poi ci riferiamo alla nostra di democrazia chiediamoci perché ce la siamo voluta e costruita faticosamente. Se poi adesso, invece, preferiamo soccombere al corso degli eventi riportando indietro l’orologio significa solamente che a distruggere non ci vuole niente. Ricostruire però sarà anche più difficile. Tutte le guerre le abbiamo subite o provocate proprio perché questo è il destino di staterelli quali noi siamo stati. Ed è quello che ritorneremo ad essere costruendo muri che non hanno mai protetto nessuno o distruggendo quel poco di sogno europeo che in questi settant’anni abbiamo costruito. La Soria non si deve leggere a settori.

    • Forse, Ivano, non capisci quello che dico, più in generale quello che dicono quanti non rispecchiano la tua personalissima idea di mondo. Mi spieghi cosa cavolo c’entrano Hitler, Mussolini, Gandhi e Martin Luther King con la constatazione che le guerre ci sono sempre state e sempre ci saranno perché l’istinto prevaricatore è insito nella natura umana? Due uomini sono inevitabilmente uno che comanda e uno che obbedisce. Il fatto che io personalmente, non so tu, accompagni delicatamente gl’insetti fuori dalla finestra per non spezzare le loro fragili ali, cambia qualcosa?

      Magari si potessero riportare indietro le lancette dell’orologio, forse saremmo più civili, più umani. Invece il nostro bel “cammino di civiltà” ci ha portato a uno stato abominevole. Fossimo “solo” bestiali ci limiteremmo a rubare, ammazzare e stuprare per rispondere ai nostri istinti primari, ma poiché siamo abominevoli non ci accontentiamo di ciò (è cronaca di tutti i giorni) e così godiamo nel fare del male, torturiamo e traiamo piacere dalla sofferenza (quella vera) dell’altro. Questa è la “bella democrazia” a cui siamo arrivati, un grado di bassezza su cui i posteri avranno modo di sbizzarrirsi.

      Se tu temi di perdere questo mondo “bellissimo” io, sinceramente, spero di vivere abbastanza da vederne la fine.

  • In tutti i casi in democrazia non ci siamo più. Se penso che un partitello al 17%, quello che succederà poi è altra cosa, tiene in scacco l’Europa e se penso anche che due partitelli, ognuno perdente, che grazie ad un patto o contratto di difficilissima realizzazione lo sta facendo con l’Italia, o se penso che il leader verde proclama che sessanta milioni di italiani stanno con lui, e potere illegittimamente esercitato, senza dialogo alcuno, significa che ormai da quella cosa chiamata democrazia ci siamo allontanati.

  • Adriano, prendo spazio tanto i commenti latitano. Certamente ognuno ha il diritto di dire la sua, ma questo contempla anche la facoltà di ignorare.

  • Rita, quasi in diretta, la storia dell’evoluzione umana è iniziata quando gli uomini hanno capito che il gruppo sarebbe stato più forte del più forte. In quel modo è nata la società. Il clan non sarebbe bastato a se stesso.

    • Rita, sai cosa mi preoccupa? Mi preoccupa, pur condividendo poca fiducia nel genere umano, che le cose possano anche peggiorare, sai i ricorsi della Storia, ma confido sempre che l’uomo non sia solo naturale, quindi animale, ma anche culturale. È questo che intendo per cammino di civiltà.

    • Ci siamo, vero, come è vero che l’uomo espandedosi cerca nuove regole da imporre,se non altro per destabilizzare ulteriromente l’avversario vinto. Il meccanismo della contro reazione è annullato dai tempi istantanei, quindi nessuno ha percezione del vespaio che può snidare. D’altra parte viene a mancare il rispetto per altre culture di cui si riconosce il valore, quindi da incamerare, come fu per Persiani e Romani, tanto siamo tutti globalizzati! Se non parliamo dell’uomo come un animale non ci capiamo, e l’animale uomo si sta affacciando a un nuovo rischio. Spero di sbagliare. Ma lo spero tanto!

  • Come mi preoccupa, ne ho già accennato tempo fa, perché alla fine Cremascolta è un social come tanti altri, è che anche qui, a parte il numero esiguo di partecipanti alle discussioni, credo che sia impegnativo leggerlo, e questa è l’unica giustificazione, quello che mi preoccupa, segno dei tempi, è che se conto i Like che raccolgono i vari post, dove c’è fatica nessuno aderisce, se invece c’è da ricordare Giorgio Bettinelli in tanti partecipano. Con tutta la simpatia e ricordo di Giorgino, mi verrebbe da dire comunque chissenefrega. Insomma, ogni social è paese.

  • Hai ragione, Ivano, di preoccuparti: la democrazia, come l’abbiamo concepita e come l’abbiamo costruita con fatica in secoli di lotte, sta morendo e sta morendo non solo in Italia, non solo negli Usa, non solo in quei Paesi europei in cui la democrazia liberale (fondata sulla divisione dei poteri e sullo Stato di diritto) è in pericolo.
    La centralità del parlamento (sovrano)? La centralità della “mediazione” politica? Sembrano stiano svanendo in nome del rapporto diretto (tramite tweet e video Facebook) tra capo-popoli e popoli.
    La complessità dei problemi? Tutto viene ridotto alla semplificazione manichea di un… cinguettio.
    L’autonomia della magistratura? Roba vecchia: è il popolo che fa giustizia (magari i singoli cittadini).
    E’ così che è girato il vento.

  • Piero e Ivano, vi vedo sempre più abbacchiati. Su con la vita! In un mondo in cui niente possiede più valore, se non relativamente ai concetti di quantità, rapidità e violenza, è bene che l’uomo invece di crogiolarsi nel suo dolore, ritardando così l’implosione della struttura che ha creato, s’impegni per la propria ricostruzione interiore riscoprendo quell’armonia con il cosmo svanita a causa di una lunga catena di idee errate. Anche la filosofia, ormai, è scaduta in una fisica meccanicistica. E’ necessario accettare lucidamente l’ineluttabile fine di questo vile mondo, liberarsi della routine, riaffermare l’esistenza di un ordine superiore che non potrà essere religioso, sanzionare la libertà globale e coatta che obbliga tutti a fare, dire e pensare le stesse cose, considerare «compagni di viaggio» coloro i quali possiedono la forza morale di trasgredire, hanno il cuore libero e sono consapevoli. Solo in questo modo se ne esce, non c’è un’altra via.

    Devi ammettere, Piero, che la complessità dei problemi i cosiddetti “esperti” del passato non l’hanno neppure sfiorata, altro che affrontata. Segno evidente che ci vuole una rottura. Quanto alla magistratura, non è certo colpa nostra se non perde occasione per coprirsi di ridicolo. Calando un velo pietoso sul non-caso Diciotti, è di ieri la sentenza a carico del pusher gambiano, clandestino e plurirecidivo, beccato per la seconda volta in quattro giorni a vendere ecstasy nella movida milanese e rilasciato seduta stante perché secondo i giudici farebbe lo spacciatore «non avendo alcun provento derivante da attività lavorativa, per cui lo spaccio appare l’unico modo per mantenersi». Secondo te, gli italiani possono provare rispetto per simili stupidaggini? Preciso che non è un caso, ma roba di tutti i giorni. Anche basta, non se ne può più.

  • In Italia non è mai esistita la vera democrazia, abbiamo solo una minima libertà di ciaccolare.

  • In alcuni paesi europei, vedi quelli ad est, non c’è neppure quella!

    • Le solite stupidate; non perché lo dico io, ma perché i fatti parlano chiaro: gli ungheresi Orban se lo sono ri-votato a pieni voti, così scontenti evidentemente non sono. In Italia, quando mai è accaduta una cosa del genere? Il 90% dei governi ha avuto un tale gradimento da non arrivare neppure a fine legislatura.

      Ma ecco un bell’esempio del grande spessore di quanti danno del becero populista a tutti gli altri. Fatevi due risate con il signor Ivano che le ex-sinistre d’Italia (imbeccate dal trash-show “In Onda”) hanno eletto a simbolo del parlar chiaro e del dire le cose come stanno. Finalmente anche loro possono vantare un popolano autentico, è falso che stiano solo dalla parte dei benestanti dei quartieri alti e degli intellettualoidi con il monolocale a New York. Avanti di questo passo, Salvini “regnerà” fino alla fine dei suoi giorni.

      https://www.youtube.com/watch?v=1v-rx1Gk09o

  • Se questo ti soddisfa…………………….

  • Romano, ti aspettavo. Secondo me le elezioni del 4 marzo scorso hanno dato risultati proprio sulle ciaccole.

  • Romano, tutto perché io inorridisco quando sento dire che “siccome l’abbiamo promesso…. Perché io posso anche aver promesso una Ferrari a mio figlio, pur di accattivarmi il suo consenso, ma se poi fatti due conti devo deluderlo, allora responsabilmente recedo. Comunque aspettiamo il documento di programmazione economica di settembre, poi valuteremo. Sperando che nel documento siano esplicitate anche eventuali ed oneste conseguenze. Ad esempio, lo sforamento del debito ci deve preoccupare o no? Perché se continuo ad essere in rosso prima o dopo la mia banca mi presenta il conto. La tua banca no?

  • Signora Rita, Lei lo sa che tutta la stampa ungherese è di proprietà di magnati amici di Orban? E che la poca rimasta indipendente ha vita dura?

    • La nostra invece, come Autostrade per l’Italia e molto di più, è di proprietà degli amici del Pd. A questo punto mi sembra più che chiaro – per tornare al tema – che le vecchie caste non siano in grado di accettare certi spiacevoli effetti collaterali della democrazia: quando il “popolo bue” vota su questioni “che non capisce”, bisogna correggere l’errore con le buone o con le cattive. Le cattive chiamano in causa l’Europa e le purghe in stile Grecia, che si è dimostrata incapace di esprimere un voto “corretto”. Le buone chiamano in causa i media che stanno lavorando come matti per “far cambiare idea” agli italiani.

      Basta dare credito alle stupidate! Non se ne può più. Anche della Russia di Putin (ora che è stato stra-rieletto non ne parla più nessuno) si è detto peste e corna, quando invece in quel Paese c’è la stessa “libertà di stampa” relativa che c’è da noi, ci sono numerosi media di diverso orientamento che appartengono a diversi gruppi politici e in genere le fonti d’informazione sono molto più liberali delle nostre che obbediscono ciecamente agli editori. Ricordo che la Politkoskovia è stata fatta fuori da gente del Caucaso, dai ceceni, per danneggiare l’immagine di Putin. Il governo non c’entrava un bel nulla. Al contrario, sta facendo di tutto per evitare omicidi di giornalisti; non perché siano una specie da proteggere ma perché anche l’ultimo degli stupidi sa che questi sono boomerang.

      Finito lo sputtanamento a carico di Putin, ora ci tocca sorbire quello a carico di Orban, colpevole di aver portato il Paese fuori da una crisi economica senza precedenti. Non ha mai mentito neppure con la Ue, alla quale fin dall’inizio ha detto a chiare lettere: immigrazione zero. Alla faccia degli ipocriti come Merkel (6 mld. alla Turchia) e Macron (mitra alle frontiere).

      Come mai tutti questi premurosi giornalisti sorvolano puntualmente sugli israeliani (guai a parlarne male! loro sono vittime per antonomasia) che non hanno mai smesso di fare ciò che stanno facendo da quando ancora si chiamavano “hyksos”?
      https://www.maurizioblondet.it/in-israele-i-rifugiati-africani-vittime-di-razzismo-internamento-deportazione/

  • Rita, quella del signor Ivano puoi definirla un’opinione populista finché vuoi, con la differenza che quel signore mio omonimo non è al potere, altri populisti sì.

    • Io non definisco niente. Ho solo detto che se questi sono i loro simboli ….. auguri!!!

  • E’ stato un buon esercizio, ho provato a fami delle domande e mettere al vaglio le risposte, ma vedo che, come da logica, di conclusioni non se ne tirano. Tanto la storia va avanti per contosuo, e di noi se ne frega!

  • Politkoskovia:
    “Su ricorso della madre, della sorella e dei figli della giornalista, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha depositato il 17 luglio 2018 una sentenza di condanna di Mosca, per non aver condotto un’inchiesta efficace per determinare chi abbia commissionato l’omicidio”. Secondo me non s’è fatta nessuna luce sull’omicidio della giornalista. E la tua è un’opinione come un’altra. Erdogan? Tutto da guadagnarci con gli immigrati, gli è solo convenuto. Orban? Senza fondi europei sarebbero alla bancarotta.

    • Cose raccapriccianti e importantissime, ma io mi stavo e vi stavo proponendo un laboratoriodi sociostoriografia, con prospetive future, ed eventuali contromisure, ognuno nel suo piccolo ma con le idee non chiare ma almento non torbide. solo una prova!

    • Ovvio che l’Europa condanni Mosca, fa parte del gioco delle parti, come con le sanzioni indebite, o come con la figuraccia del caso Skripal, e come molto altro ancora. Comunque rassegnati Ivano anche la tua opinione, o meglio quella dei repubblichini, è una come un’altra. Da che mondo è mondo, ognuno crede a quello che più di qualcos’altro gli sembra vero.

      Mi chiedo, visto che Orban sta tanto sulle balle alla Ue, cosa aspettino a tagliargli i viveri. Ma sarà poi vero che dà tanto fastidio? Mah!

  • Il mio … mantra, Rita, è proprio tutto l’opposto: non vi è nulla di ineluttabile, tutto è costruzione dell’uomo e quindi anche il nostro futuro non è in mano né a un Destino né agli dèi, ma a noi.
    Tutto poi dipende dalle scelte: ve ne sono che rispondono a esigenze immediate, per lo più elettorali (è il classico miraggio di tutti i politici di tutti i colori) o a esigenze che vanno ben oltre il presente.
    Sentivo questa mattina il leghista Molteni che i flussi migratori costituiscono un “problema globale” che non può che essere affrontato e risolto non modo “globale”, cioè – per noi – “europeo”.
    Ma per affrontarlo e risolverlo occorre costruire il consenso in preparazione del Consiglio europeo (che non è formato da eurocrati, ma dai capi di governo dei 27 Paesi europei, capi di governo che hanno avuto il consenso dell’elettorato e del parlamento): è a quello livello che occorre lavorare, trovare momenti di contatto, esporre le nostre buone ragioni e ascoltare anche le buone ragioni degli altri – anche i Paesi di Visegrad, così sostengono, hanno delle buone ragioni per rifiutare la ricollacazione dei rifugiati o dei richiedenti asilo).
    Un lavoro paziente di mediazione: è quello – che mi risulta – sta facendo il ministro degli Esteri Moavero Milanesi e il ministro della Difesa Trenta, non con i tweet rivolti all’opinione pubblica da conquistare giorno dopo giorno, ma col lavoro sodo, silenzioso, il lavoro della “politica”, l’unico lavoro che può portare lontano e generare risultati concreti non solo fronte della ricollocazione, ma soprattutto sul fronte dei Paesi di origine dei migranti.

    • Guarda Piero, tu ed io siamo i degni rappresentati di due schieramenti non nemici ma sicuramente avversari. Già all’inizio di questo Millennio, dopo la crisi dei valori e delle ideologie che ha avuto il suo culmine nel ‘900, sono andati delineandosi i connotati di due opposte visioni del mondo: da una parte la tendenza non necessariamente religiosa improntata alla carità e alla solidarietà, dove a farla da padrona è la legge della fratellanza fra gli uomini; una sorta di laicismo che s’ispira a don Bosco e suor Teresa, più vicino a quelli che vengono genericamente definiti “ultimi”; dall’altra parte la ricerca di una dimensione del Sacro che affonda le sue radici in un retaggio storico-sapienziale che, di fatto, sorpassa l’esperienza dell’uomo contemporaneo considerandola ormai esaurita.

      Le due posizioni coesistono all’interno dello spazio Occidentale in generale ed Europeo in particolare, generando una convivenza non sempre facile. Al centro della contesa si trova la concezione del Tempo e della Storia, ovvero la disputa non nuova tra l’eterno ritorno, la circolarità del tempo pagano, in contrapposizione con la linearità unidirezionale della visione provvidenziale cristiana, matrice anche del punto di vista laico. Sono queste, oggi, la Nuova Destra e la Nuova Sinistra, anche se la linea di demarcazione tra le due è meno netta di quanto sembri a prima vista.

      Ti riconosci Piero? Io si, ti riconosco, e naturalmente riconosco anche me stessa.

      Sull’eterna questione clandestini credo che bisognerebbe finirla di andare a inginocchiarsi a Bruxelles in attesa che qualcuno ci faccia la grazia di prendersi un pugno di fanciulloni in cerca di fortuna. Ormai da sei anni ci stanno dicendo in tutte le lingue possibili e immaginabili che dei ragazzotti abbronzati non ne vogliono sapere. Come diavolo ce lo devono spiegare? Di quale mediazione stiamo parlando? Ognuno faccia per sé. Gli eurocrati non riescono neppure a mettersi d’accordo sull’ora solare o legale! Siamo seri.

  • Le formule che Monti, il PD e Renzi hanno messo in campo si sono rivelate fallimentari, Renzi ha promesso e non ha mantenuto ma lo possiamo dire ora. Con gli espertoni Il nostro debito è aumentato di 400MLD.
    Lasciamo lavorare questo nuovo Governo, poi lo giudicheremo.
    Lasciamo lavorare anche Salvini, PM permettendo

    • Romano, in quest’estate del nostro scontento, o del mio, Salvini ha partecipato a ben sessanta eventi tra sagre, feste, nuotate in piscina e isole. Significa che al Viminale c’è stato poco. Avrà voluto stare vicino al suo popolo? Ma la questione del rimpatrio dei clandestini o irregolari come procede?

    • Ivano, tu che leggi il giornale tutti i giorni saprai bene della sfilza di NO, NO, NO, che quotidianamente Salvini riceve dell’Europa. No respingimenti, no blocco navale, no rimpatri, porti aperti obbligatori. E’ evidente l’intento di mettere in difficoltà il governo italiano che potrebbe essere (e probabilmente, sarà) un apri-pista per scelte europeee del tutto diverse, ma forse gli eurocrati non si rendono conto che in mano stringono un boomerang. Poiché fino a ieri hanno fatto il bello e il cattivo tempo, pensano di continuare a farlo. Non credere che sia facile rompere una situazione per costruirne un’altra.

      Intanto chi durante l’estate è stato a Praga, Budapest, Varsavia, Zagabria, ha avuto un assaggio dell’Europa che vorrebbe: senza problemi di sicurezza, senza degrado, non ricca ma tranquilla. L’opposto di Parigi e Berlino. Roma non la cito perché mi vergogno.

  • Lascio a te, Rita, le grandi visioni della Storia.
    Io mi accontento di “problemi” (piccoli o grandi) e di affrontarli con pragmatismo, senza pre-giudizi, senza faziosità.
    O, almeno, ci provo.
    E continuo a esercitare il… dubbio metodico: mai accettare acriticamente quello che leggo o che sento (meno che meno i politici di ogni colore).

    • Si tratta di scelte e di inclinazioni personali, Piero, il pragmatismo non esiste poiché per esserci dovrebbe esistere una verità. E’ chiaro che ognuno di noi si sente “chiamato” da qualcosa piuttosto che da qualcos’altro. Ci sarà pure un motivo se a vent’anni tu ti dedicavi all’impegno politico mentre io camminavo per le strade d’Oriente con i campanellini alle caviglie. Ognuno ha la sua storia, il suo imprinting, le sue attitudini e le sue passioni, che perfezionandosi nel tempo rimangono poi per tutta la vita.

  • …..riproporrei l’ultimo commento di Adriano (che è poi l’autore del post dal quale los amigos hanno preso spunto per …..parlare d’altro!): “Cose raccapriccianti e importantissime, ma io mi stavo e vi stavo proponendo un laboratoriodi sociostoriografia, con prospetive future, ed eventuali contromisure, ognuno nel suo piccolo ma con le idee non chiare ma almento non torbide. solo una prova!”.
    Si tratta di provare a dare prospettive future a quella dichiarata volontà di cambiamento messa in campo dall’ossimoro politico di questo Governo, che non può ridursi al ….”torsonudismo” di Salvini o ai “balbettii” europei di DiMaio!
    Quanto poi al video (pare divenuto “virale”!) di quell’altro Ivano, l’ho guardato ed ascoltato e, con tutto il rispetto, l’unica cosa che non mi sono fatto sono state le …. “due risate” proposte da Rita!
    Dopodiche ….se ne parla nè …..

    • Francesco, Adriano pone una domanda molto complessa e chiede riflessioni sul cosa si potrebbe fare. E la chiave di lettura potrebbe essere benissimo rappresentata dallo studio della Storia, che se anche non si ripete mai tale e quale, qualche assonanza tra le varie epoche credo si possa trovare. E la ragione sta senz’altro nella situazione economica che stiamo attraversando, dando per scontata l’incertezza che generano i cambiamenti epocali a cui stiamo assistendo. Dal problema climatico a quello demografico, dalle grandi migrazione o alla nuova geografia finanziaria tutto fa emergere quell’insicurezza o fragilità tipiche dell’essere umano. Un bambino che si sente minacciato si rifugia nelle braccia del padre, come un popolo si affida a chi ha la spavalderia di soluzioni che tali non sono. Anche se questo ultimo aspetto sta mostrando tutte le contraddizioni che a breve esploderanno. Ormai il tassodi conflittualità tra chi ci governa è tale che ci si potrebbe aspettare di tutto, dalle elezioni anticipate al trionfo di Salvini alle prossime europee. Anche se, anche per lui, alcuni nodi cominciano ad arrivare al pettine, fosse la questione migranti da una parte e tutti gli altri temi dall’altra che stanno creando quelle divisioni di difficile cucitura. Dall’altra parte invece un certo fermento, ma anche lì con le consuete contrapposizioni rappresentate dai tre aspiranti alla direzione del Pd o altro nome che Zingaretti, ad esempio, propone come volano di cambiamento. E spero non solo il nome. Come osservo una ancora celata, o mal celata all’interno del movimento 5stelle, con qualche spostamento o piccole correnti che si stanno delineando. Siamo quindi in una situazione se non di stallo, di possibili altri sviluppi, sempre più dinamica, e ci metterei anche il Ponte di Genova che ormai in tanti ne riconoscono i lunghi tempi di realizzazione, lo scollamento tra Governo e camere, la prudenza di alcuni rispetto alla faciloneria di altri,ci metterei lo spread che continua a crescere, la sfiducia dei mercati, le alleanze europee che si stanno delineando. Quanto a ciò che possiamo fare noi invece io non mi sento in colpa. Non so quanti leggano Cremascolta, ma credo che nel nostro piccolo, con le nostre riflessioni o discussioni anche accese, qualche spunto riusciamo a darlo. Non cambieremo il corso della Storia, ma credo che il nostro contributo riusciamo a metterlo in campo. Presuntuoso? Può darsi, ma non rimangono altre strade se non quelle del voto politico. La Democrazia in pericolo? Senz’altro, ma se non se ne parlasse sarebbe anche più grave. Come scongiurare il pericolo? Continuando col martellante messaggio che non siamo mai riusciti a costruire di meglio. Comunque Francesco, nonostante l’aria che tira, io non mi sento ancora solo.

  • Caro Ivano (il …nostro!) amo stare su questa nostra “piazza”, un bel mix tra approccio intellettuale, politico, pragmatico/fattuale, con il grande pregio di ….”non farci sentire soli”!
    Bello frequentarla, ognuno a suo modo, ognuno con il suo approccio, ascoltandosi a vicenda con la disponibilità (potendo) ad ….. aggiustare il tiro!

  • Cara Rita.
    Due precisazioni.
    Innanzi tutto io non ho avversari, tanto meno sul blog (di te ho scritto in più occasioni che se non ci fossi, bisognerebbe inventarti).
    Il blog è confronto e il confronto è tra più punti di vista, altrimenti diventa monologo (quante volte ho letto sul blog dei monologhi che ripetevano sempre le stesse ragioni senza tener conto minimamente delle ragioni degli altri (per contrastare una tesi, occorre tenerla ben in considerazione).

    Il mio pragmatismo?
    Abbiamo tutti le nostre storie personali e queste non possono che influenzarci, condizionarci anche quando non ce ne rendiamo conto.
    Il mio sentirmi libero è dato dal fatto che mi propongo sempre di vagliare di ogni problema i vari aspetti (e quindi la complessità) e le diverse soluzioni proposte da più soggetti.
    Di una cosa sono certo (e sono… dogmatico): che nessuna (nessuno!) la la verità in tasca, tanto più in politica e che la soluzione migliore a un problema è quella che tiene conto di più ragioni.
    Non ̬ un caso che sia innamorato della Politica (non dei partiti, non delle fazioni, che vivono di slogan, di semplificazioni manichee perch̩ il loro esclusivo Рo quasi Рobiettivo ̬ la cattura del consenso).
    La Politica come “mediazione”.

    • Che la verità non esista lo vado dicendo da anni, e di conseguenza non esiste neppure il pragmatismo, che parte da un’idea messa in pratica, ovvero dall’esperienza, che è quanto di più personale vi sia al mondo.

      Esperienze diverse generano idee diverse. Se il termine “avversario” non ti piace si può usare “antagonista”, parole che comunque non implicano un duello all’arma bianca bensì il confronto di visuali differenti, come più sopra ho specificato. Ad esempio: vedo che tu scrivi ancora “politica” con la “P” maiuscola, mentre io non ci riuscirei neppure volendo. Al contrario di te, credo di non averne mai subito il fascino, eppure appartengo alla generazione che è cresciuta “a pane e politica”. Avrei dovuto, invece niente. Mi è sempre interessato tutt’altro nella vita. Esattamente questo intendo per “antagonismo”: vedere le cose di un’altro colore, visuali opposte, diversi punti di vista, o forse solo coscienza. Ognuno con la sua in dotazione fin dalla nascita.

  • Mi piace stralciare il succo dei discorsi Ivano, e così ne prendo due da te: “studio della Storia” e
    “Come scongiurare il pericolo? Continuando col martellante messaggio che non siamo mai riusciti a costruire di meglio”
    Circa la storia cerchiamo di delimitare quali sono le condizioni assolutamente inedite attuali, per definizione antidemocratiche in potenza. Circa il pericolo la via è quella che citi: parlare.
    Cremascolta, ti chiedi, quanto è grande o quanto è piccola? ti rispondo: se giri per strada ti senti citare da chi legge e non parla; 375 (forse orribili) “mi piace” fissi, a volte di più, sono comunque uno zoccolo duro di fedeltà, quindi ne vale la pena. Certo, alcuni opinionisti si sono dileguati, bisognerebbe arruolare giovani, e due li abbiamo messi in direttivo, due brillanti ingegni, ma forse il tempo non basta loro, nel momento della progettazione delle fondamenta del futuro.
    Quindi circoscriviamo i problemi, e lanciamo dei piccoli ma contagiosi “no”.
    Nel mio lavoro, ma ancora in sociologia, si usano prove su campione limitato. Esempio il reddito di cittadinanza in Kenia, su un campione di circa 22.000 abitanti, il più vasto esperimento. Constatato il risultato si può dire no, oppure ovvio che sì! È quel che ho cercato di proporre in senso storiografico retroattivo, per capire. Sotto l’influenza di una “rivelazione sul posto” di una cultura denigrata dalla storia, certo, un fatto occasionale. Quelle condizioni non si ripeteranno mai, inoltre le cose succedono da sole, ma se nel periodo nazi-fascista i popoli fossero stati preparati culturalmente, se i partigiani non avessero agito solo per un istinto di pancia, come sarebbe andata? Cito quel periodo come esempio incontestabile di negatività storica, ma ora, nel quotidiano, non potendoci opporre, e garbatamente, a poche cose per volta, cosa privilegiamo? Non sono né intelligente né preparato in questo campo, anzi, ho fatto tutt’altro, ma pormi domande è stata la mia vera professione, da quel che ricordo, almeno dai miei 5 anni di età. Aiutiamoci a vicenda a capire, privilegiando pochi elementi per volta, e diamo l’esempio, se saremo sicuri elle conclusioni, con le armi sottili della dialettica e dell’ironia, non con scontri.

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