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RITA REMAGNINO

LA FRANCIA CI RIPROVA

La Francia ci riprova. Visto che Napolitano non c’è più, cerchiamo di non sbagliare per la seconda volta. Fregandosene altamente dell’Europa e in particolar modo dell’Italia, l’impiegato dei Rothschild oggi presidente francese pro-tempore Emmanuel Macron sta appoggiando per interessi colonialistici lo storico generale della Cirenaica Khalifa Haftar, che sembra essersi risvegliato improvvisamente. Quando il lupo

La Francia ci riprova. Visto che Napolitano non c’è piĂą, cerchiamo di non sbagliare per la seconda volta. Fregandosene altamente dell’Europa e in particolar modo dell’Italia, l’impiegato dei Rothschild oggi presidente francese pro-tempore Emmanuel Macron sta appoggiando per interessi colonialistici lo storico generale della Cirenaica Khalifa Haftar, che sembra essersi risvegliato improvvisamente. Quando il lupo è affamato esce dalla tana, recita un vecchio detto, e l’avanzata della Settima Brigata da Tarhuna a Tripoli potrebbe spiegarsi proprio in questo modo: il calo dei flussi migratori provenienti dalle coste tripoline – che garantivano ad alcuni gruppi militari ingenti introiti – ha tagliato i viveri a molte milizie, che adesso si fanno sentire con la violenza.

Per l’Italia la questione è grave: 1) rischiamo di vedere approdare sulle nostre coste un buon numero di avanzi di galera, visto che nessuno laggiù controlla più l’ordine pubblico; 2) potremmo avere ingenti perdite economiche poiché il Belpaese ha investito significativamente in Libia, che già oggi le garantisce oltre il 20% sul totale della produzione d’idrocarburi, senza contare che l’Eni fornisce ai libici l’80% dell’energia elettrica.

Il “caso” va tradotto dalla lingua del petrolio. Oltre a Zhor, il mega-giacimento offshore, l’Eni ha appena annunciato una nuova scoperta di gas nel deserto occidentale egiziano che potrebbe erogare fino a 700mila metri cubi di gas al giorno. L’Egitto svolgerĂ  un ruolo chiave in questa partita (addio “caso Regeni”) e quindi va tenuto nella massima considerazione. Buona, dunque, la decisione di Luigi Di Maio di andare a far visita ad Abdel Fatah Al Sisi, un personaggio che in futuro potrebbe tornare molto utile. E buona anche la scelta di Matteo Salvini di recarsi a Tripoli per incontrare Fayez Al-Sarraj, il presidente sostenuto dall’ONU e ufficialmente riconosciuto.

Si tratta di piccoli passi, e non è detto che siano sufficienti. D’altra parte, mantenere buoni rapporti con l’Egitto nella situazione attuale è più che mai necessario. Al Sisi, per discutibile che sia, ha buoni rapporti con la Russia e per l’Italia adesso è importante creare un’asse di trattative con Putin, che da vecchia volpe della politica sostiene il generale Haftar e mantiene ottimi rapporti con il presidente egiziano.

Sugli americani è meglio non fare conto. Come al solito, dopo avere provocato danni, fanno i pesci in barile: la Libia per loro non esiste, sono impegnati su altri fronti. L’unico motivo di allarme per Washington è che la Russia non si procuri una base in Libia, per il resto non gliene può fregare di meno. Ma chi sarĂ  domani a dettare le regole della grammatica del petrolio? Ancora l’America? Difficile. Non è un caso che la Cina stia lanciando un’alternativa al vigente sistema del petrodollaro: prossimamente su questo schermo permetterĂ  a chiunque nel mondo di scambiare petrolio con oro e questo supererĂ  totalmente anche il dollaro USA. Pare che la Russia stia giĂ  convertendo in oro gran parte dei suoi incassi fatti in yuan. L’Iran e il Venezuela (le piĂą grandi riserve petrolifere del mondo) accettano giĂ  pagamenti in yuan. Da parte loro i sauditi non hanno ancora rotto veramente con gli Stati Uniti, ma hanno preso una deriva che li porterĂ  finanziariamente verso la Cina e militarmente verso la Russia. Se anche loro cominciassero a vendere in yuan, ucciderebbero il petrodollaro in una sola notte.

Ora che s’è capito chiaramente che tra Italia e Francia è in corso una competizione per assicurarsi il controllo della situazione in Libia, assumono contorni diversi anche i ripetuti rimbrotti di Macron nelle scorse settimane a carico di Salvini. Alla faccia dei politicanti della domenica che dichiaravano “con il suo atteggiamento troppo duro l’Italia si sta isolando”. A parte il fatto che non siamo mai stati al centro dell’attenzione internazionale come oggi, la “manovra” dei cugini transalpini finalmente si è svelata: nei piani della Francia c’era il petrolio e il controllo politico della Libia a loro, i clandestini e i delinquenti africani a noi. Al prossimo che dice “i quattro di Visegrad non vogliono il bene dell’Italia” si potrebbe rispondere “Francia e Germania, invece, si?”. ChissĂ  che l’Italia, spinta dalla forza della disperazione, non sia proprio il Paese capace di dimostrare che “un’altra Europa” è possibile.

RITA REMAGNINO

04 Set 2018 in Senza categoria

21 commenti

Commenti

  • E …sì italiani eroi di fronte al rischio estremo, capaci di respingere un’armata tedesca con quattro scugnizzi, o trasformare una congiuntura in una risorsa. In questo caso, pur avendo (odio la privacy) appoggiato sul nascere questa “fazione” politica, trovo sempre che ci vogliano vecchie volpi andreottiane, e non gentiluomini “di pancia” per condure queste trattative e sbtrogliare le matasse. I tempi del nodo di gordio son passati. Ma il residuo ottimismo mi spinge a sperare e condividee Rita.

    • La speranza è sempre l’ultima a morire, sicchĂ© anch’io spero che si faccia qualcosa per scacciare quanti (sempre quelli, i finti alleati) continuano a metterci i piedi sulla testa. Non so se in Europa le “vecchie volpi” possano avere ancora un futuro, mi sembra anzi che si sia arrivati al “vince il piĂą forte”. O violento, dipende dai punti di vista. Ma un’azione di contrasto prima o poi si dovrĂ  pure mettere in campo, se vogliamo sopravvivere. Ce la faranno i nostri eroi? Boh! Il problema è che se non ce la fanno loro, non c’è nessun altro in grado di dare il cambio. O mangi ‘sta minestra, o la mangi lo stesso.

  • La pancia è il nostro secondo cervello e raramente sbaglia

    • Romano, poi da quello che esce e da cosa esce capisci se ha prevalso la prima o il secondo. Spesso.

  • Una prova in piĂą, Rita, che ci vuole “piĂą Europa”, “piĂą integrazione”, se vogliamo controllare gli egoismi nazionali e trovare una soluzione “europea” e quindi evitare la scellerata decisione del 2011 di bombardare Gheddafi da parte di Francia e Gran Bretagna.

    Di fronte a una situazione così critica e così potenzialmente pericolosa non solo per l’Italia, ma per l’intera Europa, dobbiamo “parlare” (intervenire) con una “sola voce”, con una “unica politica internazionale”.

    La Politica è faticosa mediazione, ma non c’è alternativa se non la guerra.

    • Piero, non ci vuole “piĂą Europa” bensì un’Europa completamente diversa da quella che c’è stata negli ultimi vent’anni. E’ necessaria una “rifondazione” che parta dall’abbandono della linea dittatoriale e mortifera imposta dai veri egoisti nazionali: Germania e Francia.
      La sola voce possibile, Piero, è quella che esclude di questi due.
      Direi che nell’ultimo ventennio è andata loro fin troppo di lusso, è ora di ritirarsi.

      Calando un velo pietoso sulle manovre finanziarie che tutti conosciamo, rimangono fatti incontestabili: la Germania ha mandato in malora la Grecia per poi poterla comprare a prezzi da discount, la Francia voleva fare lo stesso con noi (meno male che sono arrivati i giallo-verdi, con Gentiloni ce l’aveva quasi fatta!) rifilandoci per giunta gli sbandati africani che la scellerata politica colonialista transalpina invitava a imbarcarsi in Libia.

      Il bello è – e qui, ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere – che gli stolti media italiani si sbracciano per spacciare come “nemici dell’Italia” i Paesi dell’est europeo, i quali, per inciso, fanno benissimo a blindare le frontiere. Qui il problema non è spalmare gli indesiderati su tutto il continente ma respingere coloro i quali hanno ZERO DIRITTI.
      I politici che si sono coperti di ridicolo sfilando sulla Diciotti, dove sono adesso che il 40% dei “poveri bisognosi eritrei” ha tagliato la corda? PerchĂ© non chiedono scusa agli italiani? Evidentemente ai ragazzotti finti-poveracci, miseri scheletrini in fuga da guerre e malattie, non è mai fregato un accidente del cibo sano e di un alloggio dignitoso, ben sapendo che droga e prostituzione rendono infinitamente di piĂą. Assume oggi una nuova luce anche la figura del “popolano Ivano”, il cui messaggio delirante diffuso in rete era diventato il manifesto delle “sinistre d’Italia”. Che dio le aiuti.

  • …..e siamo giĂ  al “dio stramaledica i …..francesi”?!?
    Povera Europa!!!!

    • A dire la veritĂ , sono loro che trattano gl’italiani come pezze da piedi.
      Non il popolo, s’intende, ma le istituzioni.

  • Credo, Rita, sia davvero difficile addentrarci nella complesso caos della Libia di questi giorni.
    Da quel poco che ho letto mi pare che la lotta armata sia all’interno dello schieramento pro Al- Sarraj.
    Che poi ci sia un conflitto di interessi tra Italia e Francia in tema di petrolio è scontato.
    Ma i conflitti di interesse si possono comporre solo sedendosi intorno a un tavolo e cercare con fatica una mediazione (su questo e su tutti gli altri problemi pendenti), non sfasciando giorno dopo giorno l’Europa.
    Lo ripeto: l’alternativa alla politica (la mediazione di interessi) c’è solo la guerra.

  • Il giochino della Francia è chiaro a tutti: cacciare l’Italia dalla Libia; proporsi come mediatrice internazionale tra il «governo di Tobruk» del generale Haftar e quello riconosciuto di Tripoli di Al Serraj; far cadere quest’ultimo e taroccare le prossime elezioni del 10 dicembre in modo da mettere sul trono un burattino di Haftar, fedelissimo alleato di Parigi. DopodichĂ©, l’Italia e le sue industrie possono tranquillamente fare le valigie e andarsene. In un nido di vipere come questo, a chi mai potrĂ  venire l’idea di sedersi intorno a un tavolo e trattare? Alla Francia? All’Italia, dopo tutta la fatica che ha fatto per conquistarsi il suo pezzettino di mondo e dopo tutto quello che ha speso (che abbiamo speso) per costruire in Libia infrastrutture di ogni genere, ospedali e fabbriche? PerchĂ© mai dovrebbe cederle ai francesi chiavi in mano?

    E’ comunque un luogo comune quello secondo cui l’alternativa alla politica è la guerra. Prova ne è il fatto che negli ultimi vent’anni Germania e Francia si sono fatti spudoratamente gli affaracci loro senza dichiarare a guerra a nessuno stato europeo. Grecia docet: distrutta completamente senza impugnare neppure una scacciacani.

    https://www.linkiesta.it/it/article/2018/09/04/la-nuova-guerra-in-libia-e-solo-il-vecchio-sporco-colonialismo-frances/39307/

    https://www.italiaoggi.it/news/la-francia-controlla-deruba-e-impoverisce-14-stati-africani-2292284

    http://www.ilgiornale.it/news/politica/macron-fa-esplodere-libia-litalia-ha-sbagliato-tutto-1571218.html

    • …..senza tanti link, il mio commento, Rita si rifaceva ad analogo “motto”. con destinatario la “perfida albionne”, conseguente alle “inique sanzioni” da parte del primo autentico titolare del “torsonudismo” (Salvini sta facendo copia/incolla!), con le conseguenze che tutti ben conosciamo!.
      La Francia certo non fa mistero alcuno rispetto al rozzo colonialismo mai interrotto della sua politca estera nel nordAfrica, alla faccia delle sue “libertè” e facezie consimili.
      Certo che tra Paesi Europei non se ne parla di guerra guerreggiata, ma o ci si guadagna credibilitĂ  al tavolo dei “grandi” (e Germania e Francia lo sono) e allora si può pestare i pugni sul tavolo) o è meglio che si continui a ……”suonare il mandolino”.
      In tutta sinceritĂ  la strada alternativa che sta tracciando il “torsonudista copia/incolla”, di un’Europa “lega dei sovranisti” mi provoca solo delusione e tristezza, ma tant’è!
      Questo passa il convento nel “buffo stivale” e malgrado i nobili richiami di Cacciari il coma della “sinistra” non sta dando segnali di reversibilitĂ !
      Che torni di moda l’orbace?!?

    • Non so cosa sia il “torsonudismo” di Salvini, non ho l’abitudine di sfogliare i rotocalchi ma suppongo, vista la stagione, che durante l’estate sia stato fotografato in costume da bagno. Poco male. E’ il destino dei personaggi pubblici, re e regine, attori e cantanti; potevano mancare i politici?

      Per il resto andrei piano a chiamare “grandi” il Gatto e la Volpe: la Francia non lo è piĂą neppure in cartolina mentre la Germania lo è sempre di meno, sappiamo in quali cattive acque stia navigando la signora Merkel, che peraltro da buona tedesca si è mantenuta “fedele” alla mission affidatole dal suo Paese. Davanti a questi due, è cosa nota, fino a ieri l’Italia si presentava con il cappello in mano. Risultato? Siamo messi infinitamente peggio di dieci anni fa, sicuramente per colpa nostra (ovvero loro, di chi ha governato) ma non solo nostra. Mi sento quindi di sconsigliare vivamente a chichessia di mettersi a suonare il mandolino. Non ci hanno giĂ  preso per il c*** abbastanza? Spaghetti e pizza ca pummarola ncopp? Risolini e sgomitate? Paroline sottovoce nei meeting comunitari? Non mi risulta che noi siamo stati altrettanto cafoni nei loro confronti.

      Quanto alla ex-sinistra, non so se è in coma.
      A me pare decisamente morta. Pace all’anima sua.
      Entreranno in scena altri soggetti politici. Morto un papa ……….

    • Non è che non capisco, mi sembra che ci sia ben poco da capire, è che non vedo cosa c’entri il torso nudo con quello che stiamo dicendo sulla Francia in particolare e piĂą in generale sui “non-rapporti” tra gli Stati europei. Senza andare a scomodare il vecchio Benito tutti ma proprio tutti, da Putin a Obama, da Macron a Renzi, da Napolitano a D’Alema, sono stati fotografati in costume da bagno. Dovrebbero andare in spiaggia col burka perchĂ© di professione fanno i politici, o magari non andarci affatto? E’ colpa loro se un fotoreporter li riprende mentre sono in vacanza? Davvero, continuo a non comprendere il senso di ‘sta cosa.

      Non so fino a che punto gli stupid-media che riportino queste scemenze si rendano conto dei regaloni che quotidianamente fanno a Salvini, naturalmente in collaborazione con la “magistratura verde” e le loro esoteriche incriminazioni per sequestro di clandestino (puntualmente fuggito) e per sequestro di 49 milioni di euro a fronte di una truffa da 300-500mila euro. Ma va bene così, avanti tutta.

  • Sempre col dito accusatorio. Sempre… contro.
    La politica internazionale la sta facendo, in silenzio, una delle poche teste pensanti ed equilibrate dell’attuale governo, Moavero Milanesi che, guada casa, sta proprio “collaborando” con la Francia per la soluzione del caos della Libia: collaborare, ascoltare le ragioni degli altri, evitare di creare un nemico a propria immagine e somiglianza.
    Costruire: questa è la politica.

    • Benissimo, staremo a vedere cosa saprĂ  costruire Moavero Milanesi. Lo paghiamo per questo.
      Sia chiaro, comunque, che dire che in tutti questi anni Germania e Francia si sono fatti spudoratamente gli affaracci loro non è affatto “puntare il dito” (il movente, quale sarebbe?) ma semplicemente constatare dei fatti. Se qualcuno è in grado di dimostrare il contrario, credo che gl’italiani siano tutt’orecchi.

  • ….mi scuso, sono evidentemente io che mi spiego male, che non mi faccio capire con metafore troppo ….azzardate.
    Parlo quindi piĂą chiaro: Salvini, così come io lo percepisco, presenta il suo personaggio, anche con un notevole successo direi, in modo da riecheggiare nel linguaggio, nell’aspetto, nelle prese di posizione socio/politiche quello che tu hai chiamato “il vecchio Benito”.
    Da qui il mio primo commento “dio stramaledica i ….francesci” (a riecheggiare il “dio stramaledica gli inglesi”, d’antan) e seguenti.
    L’incontro Milanese con Orban ha poi “sostanziato” politicamente le sue posizioni con una prospettiva Europea che ho definito precedentemente: “un’Europa lega dei sovranisti”.
    Questo modo di rispondere alla “iattanza” Francese non è a mio parere finalizzato a costruire rapporti migliori tra Paesi fondatori della ComunitĂ , ma mi pare risponda di piĂą a disegni che fanno del sovranismo delle singole nazioni, ognuna guidata da un “condicator” (piĂą che da un leader democratico) che personalemnte ho definito “tristemente deludente” rispetto all’involuzione nella quale la Democrazia si sta ….avvitando in Italia e nell’Europa.
    Spero di essermi spiegato in modo meno ….. criptico.

    • Si, può darsi che Salvini sia un uomo dal cipiglio fiero, ma in fondo alla gente importa poco. Il botto l’ha fatto tagliando i viveri alle Ong e facendo cambiare rotta agli scafisti. Se aggiungi il taser per la polizia che così eviterĂ  le pubbliche escandescenze dei tanti fuori di testa in circolazione, il programma “scuole sicure” per allontanare i pusher dagli istituti scolastici, gli sgomberi delle case occupate nelle metropoli che ormai erano diventate vere e proprie zone franche, capisci bene che – essendo il problema sicurezza in cima alle preoccupazioni degli italiani – il gioco è bell’e che fatto. D’altra parte, da un Ministro dell’Interno ci si aspetta esattamente questo: ordine e sicurezza.

      Se poi l’anno prossimo i rapporti di forza all’interno della Ue cambieranno, io non lo so e credo che nessuno lo sappia. Ma certamente Germania e Francia nell’ultimo ventennio hanno gestito le cose malissimo, e il fatto di essere “soci fondatori” di sicuro non li scagiona. La loro linea, che tutto era fuorchĂ© democratica, ha fallito e adesso si devono “sperimentare” altre strade per forza di cose. Vedremo.

  • Tutti, Rita, hanno fatto gli affari propri, a seconda della loro forza economica e del loro potere di persuasione (non dimentichiamo che la Germania è sempre stata sostenuta con convinzione non solo da Belgio e Olanda, ma anche da altri Paesi del Nord (da tutti, cioè, quei Paesi che si considerano “formiche” e non hanno alcuna intenzione di venire in soccorso alle “cicale” del Sud.
    Non entro qui nel merito della virtuositĂ  o della viziositĂ  di tali Paesi, ma voglio solo sottolineare che ognuno dei partner ha i suoi interessi da difendere: basterebbe leggere con attenzione la storia di quell’avventura politica che è l’Unione europea.
    Può essere utile evidenziare gli… affaracci degli altri, ma si tratta di affaracci che tutte le forze politiche (dovessero vincere pure i movimenti cosiddetti sovranisti) porterebbero avanti (anzi, ancora di piĂą).
    Lo ripeto per l’ennesima volta: l’Unione europea è un matrimonio di amore ma di interessi e l’unico modo per non far prevalere gli interessi dei piĂą forti è cercare pazientemente alleanze con altri partner perchĂ© nel Consiglio europeo contano i capi di governo e si vota o per unanimitĂ  o per maggioranza qualificata): la democrazia, se la si vuole praticare, è questa.

    • Dividere l’Europa in Stati-formiche (Germania e una volta Francia, ora non piĂą) e Stati-cicale (Italia, Grecia, Spagna) è semplicistico e riduttivo, oltre che inesatto. E’ un pensiero che deriva dalla narrazione che gli italiani nulla sappiano fare di buono e abbiano quindi bisogno per bene agire di prendere a modello l’ordoliberalismus teutonico, ovvero la politica di bilancio virtuosa ostentata da Berlino ed esaltata quale fondamento di un primato morale tedesco su di una Europa mediterranea dissoluta, corrotta ed incapace di gestire la propria politica economica. E’ la bufala del secolo, nient’altro che un aspetto del moralismo laico atto a legittimare un ordine imposto dalla potenza capitalistico – finanziaria tedesca a livello continentale. Ma gli europei non hanno dimenticato che Schauble, dopo che la Troika aveva imposto alla Grecia una politica di austerity devastante, propose la sua fuoriuscita dall’euro e la sospensione del suo diritto di voto nella UE. NĂ© che nel 2010, alle prime avvisaglie della crisi del debito italiano, la Deutsche Bank vendette 7 miliardi di titoli del debito pubblico italiano, onde far convergere i capitali in fuga verso i titoli della Bundesbank. E’ così che si comporta così un vero “fratello europeo”? E che dire della violazione mai sanzionata della Germania, riguardo ai suoi eccessivi surplus commerciali verso i paesi membri della UE? Davvero un bel modello da imitare.

      Da almeno un paio d’anni è crollato anche il mito della “Germania felix” e della pietrificata stabilitĂ  politica del sistema politico tedesco incarnata dalla Merkel. Era prevedibile: in una grande famiglia se tutti stanno male uno solo non può stare bene. Anche in Germania vi è infatti un malessere diffuso, e non poteva essere altrimenti. La realtĂ  sociale tedesca è ben lontana da quella ufficiale che ritrae un paese economicamente florido, con benessere diffuso e bassa disoccupazione. Al contrario la societĂ  tedesca è “divisa in caste”, le diseguaglianze tra le elites e il popolo si sono sempre piĂą accentuate, la povertĂ  è assai diffusa tra gli anziani, il welfare è sempre piĂą ristretto. Il ceto medio è in via di estinzione, la precarietĂ  del lavoro è in aumento, i territori dell’ex Germania est si sono spopolati e una sorte simile subiscono oggi le province e le zone agricole dell’opulento Ovest. Tutto questo sta promuovendo il successo elettorale di A f D, lo sappiamo bene.

      Sono opera della Germania (con il cane da guardia francese) anche il trionfo di Salvini in Italia, Orban in Ungheria, Kurtz in Austria e via dicendo. Come ho giĂ  detto in altre occasioni, in Europa è iniziato una sorta di maggio ’68 alla rovescia. La rivolta dei vinti, prevedibile anch’essa. PoichĂ© tutto finisce, prima o poi, è arrivata la fine delle politiche utilitaristiche e velleitarie di Germania e Francia che invece di perseguire una politica estera e di difesa comuni hanno fatto i loro interessi nazionali. Berlino e Parigi si erano spartiti le aree di interesse dell’Unione. Alla Germania andava la sfera dall’Europa centrale, all’Est fino ai Balcani; alla Francia il Mediterraneo, l’Europa del Sud e l’antica spinta a fare del Medio Oriente e dell’Africa del Nord una sorta di protettorato. Non ha funzionato, peccato per loro.

  • Tutti ci riprovano sempre, dovunque e comunque. E la Francia non fa eccezione. In guerra è la forza militare che conta piĂą di altre. In pace è la forza della diplomazia ad avere un ruolo fondamentale.

    Nell’ultimo ventennio la diplomazia italiana non ha saputo prevedere, gestire e controllare gli avvenimenti cruciali sullo scacchiere africano. Le coste mediterranee, non solo libiche, manifestano gli effetti di cause nate nelle regioni subsahariane, dove le influenze postcoloniali sono ancora forti. Da dove vengono le migrazioni? E perché? Quando il Sahel starnutisce, il Mediterraneo si ammala.

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