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GIORGIO CARDILE

Viva l’Italia, l’Italia che resiste

Lui è Nino De Masi. È un imprenditore. Per il codice civile imprenditore è chi esercita professionalmente una attività economica organizzando con i mezzi necessari e gestendo a proprio rischio per produrre o scambiare beni o servizi. Per il codice incivile, quello che regola gli interessi e le condotte di vita di mafiosi e politicanti

Lui è Nino De Masi.

È un imprenditore.

Per il codice civile imprenditore è chi esercita professionalmente una attività economica organizzando con i mezzi necessari e gestendo a proprio rischio per produrre o scambiare beni o servizi.

Per il codice incivile, quello che regola gli interessi e le condotte di vita di mafiosi e politicanti collusi, imprenditore è chi paga il pizzo silenziosamente, è chi non si ribella, è chi non si intromette in gare d’appalto previamente assegnate, è chi non rompe i coglioni.

Nino De Masi è un imprenditore che non si sottomette alla ‘ndrangheta, che fa impresa nel porto di Gioia Tauro, che fa impresa in Calabria, lì dove il tasso di disoccupazione raggiunge percentuali disastrose, lì dove molti giovani sono costretti a scappare in cerca di un futuro migliore.

Ma Nino De Masi non solo crea beni, non solo crea tanti posti di lavoro e ricchezza, ma crea soprattutto una speranza per la propria terra, per la nostra Italia e lo fa a proprio rischio. A rischio della sua vita e di quella dei suoi famigliari.

E nonostante le minacce, le intimidazioni, i colpi di kalashnikov della ‘ndrangheta sui capannoni, nonostante la scorta assegnata a lui e alla sua famiglia, nonostante abbia dovuto allontanare la moglie e i figli dalla Calabria, nonostante le banche gli abbiano bloccato i conti e chiuso le linee di credito in passato, nonostante alcuni dei più grandi gruppi bancari siano stati condannati per usura bancaria nei suoi confronti, nonostante di fronte ai capannoni della sua azienda ci sia un checkpoint dell’esercito italiano, come in una zona di guerra, nonostante tutto, Nino De Masi è ancora lì e continua a proprio rischio a fare impresa.

 

Un Paese normale cosa dovrebbe fare? Mettere al centro del dibattito e dell’agenda politica Nino De Masi e tutti gli imprenditori come lui, discutere di come aiutare l’imprenditoria, di come potenziare il sud Italia, parlare di creazione di posti lavoro, studiare misure contro la disoccupazione, dichiarare una vera guerra a quelle mafie che drogano il mercato, che uccidono la concorrenza a suon di violenza e liquidità sporca, che risucchiano imprese da nord a sud.
Un paese normale metterebbe al centro i veri problemi dell’Italia e degli Italiani.

E invece no. Non parlano di Nino De Masi, non parlano delle esigenze degli italiani. Parlano di altro.

Allora parliamo di Nino De Masi e di tutti gli altri perché la sua storia, le loro storie, rappresentano il vero e unico segnale di cambiamento di questo Paese.

foto di Pietro Baldrighi

GIORGIO CARDILE

06 Set 2018 in Attualità

62 commenti

Commenti

  • Ma che bel post!
    Poter essere fieri non solo dei vigili del fuoco di Genova, ma anche di un “padre coraggio” dell’imprenditoria come Nono De Masi e, soprattutto del mio amico Giorgio Cardile e del suo stupendo gruppo di giovani per niente “ciusi” (cfr Fornero!) che si prendono la briga oltre che di divertirsi (com’è loro diritto) di farsi un “movida” verso chi orienta la sua vita alla bussola dell’onestà, dell’etica della civiltà!
    Misuriamo il cammino di questo “Governo del cambiamento” avendo come unità di misura i “passi in avanti” (che dovranno essere assai più di “cento”!) verso la riappropriazione dello Stato di diritto di tutti quegli spazi (troppi, davvero insopportabilmente troppi!) che sono stati abbandonati alla marcè del malaffare delle “mafie” delle “tangenti”, dei “pizzi” da pagare per ottenere ciò che dovrebbe essere garantitto viceversa, in un Paese civile e democratico dalle Pubbliche Istituzioni .
    Non stanchiamoci di riportare con continuità l’attenzione dei cittadini sulla priorità da dare, nell’azione di “governo”, anche (anzi, apartire da) quello locale, al dare piena attuazione alle garanzie sancite dalla nostra Costituzione.

    • Grazie Franco. Faccio mio il tuo appello finale: non stanchiamoci di riportare l’attenzione dei cittadini sulle priorità.
      In campagna elettorale nessuna forza politica ha parlato di lotta alla mafia. Lotta alla mafia? Dovrebbe essere il primo punto delle agende politiche delle segreterie, se ancora esistono, la distruzione di fenomeni criminali che zavorrano il Paese. Allora io mi chiedo perchè non sia così? Qualche idea ce l’avrei.

  • Complimenti all’imprenditore e alla tua diffusione. Tuttavia chiediamoci come mai non solo lo Stato non sia efficace nei luoghi di origine della nrangheta, ma fatichi a contrastare la sua radicazione a casa nostra! E non lo dico io, è venuto il giudice De Gennaro a Crema a dircelo anni or sono, al S. Domenico, avanti al pieno di cittadini. Il lavoro di intercettazione c’è, ma la volontà degli imprenditori è spesso di segno contrario. Infatti il suo libro si chiama “Come il Nord ha spalancato le braccia alle mafie” e ce ne ha spiegato anche i motivi. E Crema non fa eccezione. Provate a farvi amico un ambulante e vi dirà quanto paga di pizzo per una piazzola. O forse quando sulla Paullese era parcheggiato un furgoncino dato alle fiamme il discorso non era già chiaro? Io quel libro l’ho regalato a un giobvane imprenditore, per diffondere il messaggio, ma procuratevelo: sembra fantascienza. E allora il metodo non è solo coercitivo o difensivo, ma culturale, proprio quello che ha fatto Giorgio, diffondere il messaggio, individuare i focolai locali, e sappiamo che fondati sospetti o anche condanne ci sono stati, e contrastarne gli interessi commerciali. Ma d’altra parte molto possono le istituzioni per porsi in concorrenza come efficienza, perché paradossalmente l’imprenditore nelle mafie cerca proprio questo: supporti operativi veloci, certificazioni rapide, operai che non scioperano… e, ovvio, gli appalti. Poi gli eroi serviranno sempre, ma ognuno di noi deve immaginarsi come una sentinella che guarda le cose in faccia, e non gira le spalle, come ho visto fare a un pensionato delle forze dell’ordine, che certe confessioni, proprio non le voleva ascoltare!

    • Grazie Adriano.

      Hai ragione a sottolineare l’esistenza di un problema culturale che caratterizza specialmente il Nord.
      Tuttavia, siccome il fenomeno è silenzioso e non si manifesta in modo plateale, si preferisce il silenzio o al più ci si affida all’opera di repressione della magistratura e delle forze dell’ordine.
      Ma la magistratura e le forze dell’ordine intervengono in una fase patologica, non possono offrire strumenti di prevenzione.
      Ed è proprio compito della politica prevenire il proliferare della malattia attraverso azioni capillari da sud a nord.

  • Un post, Giorgio, che testimonia per l’ennesima volta l'”impegno civile” (io direi anche “politico” nel senso più nobile del termine) che caratterizza “Rinascimenti”, il gruppo di giovani che tu hai aggregato.
    Ne avete fatta di strada non solo per avvicinare i giovani alle istituzioni, per scoprire la bellezza della “partecipazione” e l’efficacia nel lavorare “insieme”, per renderli protagonisti della “democrazia”, ma anche per andare alle radici di tanti mali italiani, in primis delle organizzazioni mafiose che tanto condizionano la vita non solo economica del nostro Paese (certo, Adriano, anche al nord).

    Mi piace poi il vostro “atteggiamento costruttivo” che è l’atteggiamento giusto per chi si propone di affacciasi alla “Politica” (intesa come “la più alta forma della carità”): costruire non sfasciare, creare ponti non muri, rimboccarsi le maniche non seminare l’odio contro tutto e contro tutti, fare la propria parte non solo accusare.

    E’ questa la politica “bella” che io ammiro e non ho dubbi (o, comunque, lo auspico) che voi riusciate a fare molto di più e meglio di quanto abbia fatto la politica fino ad ora (a partire dalle amministrazioni locali), la politica della mia generazione e la politica dei rivoluzionari (alla Robespierre e alla Sain-Juste) di oggi.

    • “In un mondo impegnato a farsi a pezzi da solo, non possiamo rinunciare a mettere insieme tutto, pezzo dopo pezzo”

      Caro Piero, grazie.

      In questo periodo non vedo una soluzione diversa da questa, non vedo altra strada.

      Per qualcuno siamo buonisti, altri ci dicono che non guardiamo in faccia la realtà. In 3 anni ho visto alcuni spaccati di realtà, seppur per qualche istante, dal vivo, con i miei occhi e ne sono ancora più convinto: non c’è altra strada.

  • …..sulle orme di Adriano e Piero: una bella coraggiosa esperienza, quella operata “in trasferta” da Rinascimenti, da …. “importare”, magari con ancor più coraggio, anche a Crema!!!!
    Che ne dici Giorgio?

    • Che… serve una mano di uno che ha poco da perdere? Perché non è la mafia americana, né quella siciliana, o la camorra, con cui del resto ha rigidi accordi di spartizione geografica del Nord Italia, ma esiste, e striscia!

  • “Un Paese normale cosa dovrebbe fare? Mettere al centro del dibattito e dell’agenda politica De Masi e tutti gli imprenditori come lui”. Giorgio, sembra che lo Stato stia finalmente rispondendo all’appello :

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/10/salvini-calabria-mafia-e-ndrangheta-sono-una-merda-un-cancro-che-si-e-allargato-tutta-italia/4483992/

    Ci vorrà forse una generazione prima di vedere dei risultati importanti. Le mafie al sud sono radicate nella mentalità e nei costumi da secoli. Tuttavia, qualcosa si sta muovendo. E’ un segno.

    • Grazie Rita per il commento e scusa il ritardo nella risposta.

      Avrei preferito sentire le stesse parole durante il comizio a Rosarno, in piena campagna elettorale, davanti a tanti cittadini di Rosarno, tra i quali c’erano anche rappresentanti della famiglia Bellocco-Pesce. In quel caso non è stata spesa una sola parola sulla ‘ndrangheta, ma ci si è soffermati solo sull’immigrazione.

      Tuttavia mi compiaccio di questa presa di posizione. Considerato il grande riscontro mediatico e di consensi che ha il ministro dell’interno, mi piacerebbe che trattasse del tema mafia con lo stesso zelo con cui parla di immigrazione. Da altra parte è pur sempre il ministro dell’interno ed è compito suo mettere al centro dell’agenda politica la lotta alla mafia, fenomeno ben più grave e dannoso che l’immigrazione.

      Noi parliamo solo di immigrazione, mentre la ‘ndrangheta è una delle più fiorenti imprese al mondo e distrugge l’economia legale e il tessuto sociale.

      Perchè non riusciamo a mettere come priorità il contrasto al fenomeno mafioso? E’ vero che è un fenomeno radicato da secoli, ma è altrettanto vero che è pur sempre un fatto umano e una fine può essere messa. Dipende dalla volontà e le priorità di chi governa.

      Negli ultimi 20 anni centrodestra e centrosinistra non hanno manifestato questa volontà.

      Perchè?

      Io, purtroppo, non vedo segnali diversi dall’attuale governo.

  • C’è comunque la questione Saviano. Che strano paese in cui la lotta alla criminalità è solo una questione di Stato, dove si minaccia di togliere scorte ad uno scrittore scomodo sia per la mafia che per il potere, dove tutto si inscrive in minacce alla Magistratura, dove ci si sente unti dal Signore per un 17% di consensi così da far sbraitare che il popolo ( tutto ) è con noi…E per richiamare il post di Francesco dove un Ministro dell’interno dice che verrà ripristinato il servizio militare obbligatorio così che l’educazione non impartita dalle famiglie (incapaci ) sarà garantita dallo Stato. Interessante.

    • A parte il fatto che né la mafia né la politica s’interessano del giornalista in questione, cita per correttezza il documento (data e firma) che toglie la scorta a Saviano e specifica anche che l’eventuale decisione compete (come è già stato detto altre volte su questo blog) all’Ufficio centrale interforze per la sicurezza (Ucis), istituito nel 2002 e guidato da un prefetto o da un dirigente generale della Polizia che ogni anno fa una valutazione costi-opportunità. Altrimenti, sposi la bufala della “decisione politica”.

      Più che di minacce alla Magistratura io parlerei di minacce alla democrazia. Un organo dello Stato che dirama un comunicato stampa in cui si afferma che “non ha alcun bisogno di essere legittimato dai cittadini per agire”, tu come lo chiami? Sono queste le cose che a me preoccupano: gli ingiudicabili. Tutto il resto è folklore.

      Senza dimenticare che le due imputazioni formulate negli ultimi giorni (sequestro di clandestini a bordo, restituzione di 49 milioni per una truffa da 300mila), più che questioni giuridiche appaiono agli occhi della maggioranza un insulto all’umana intelligenza.

      Sul servizio non militare ma civile obbligatorio, personalmente sono d’accordo. Al cretino digitale farebbe un gran bene accompagnare un anziano o un disabile, ripulire i giardini dai (suoi!!!) rifiuti e occuparsi di cose concrete. Un tempo s’imparava a stare al mondo girando per il mondo, ora che tutto è ovattato non ci sono più speranze in questo senso e dunque un bagno di sana quotidianità (di solito ci pensa la mamma) fare solo bene.

  • Rita, fine dello Stato di diritto, secondo me, e alla domanda di Romano che si chiedeva se in Italia esistesse ancora uno Stato di diritto ecco trovata la risposta. A questo governo dello stato di diritto gliene frega un fico secco, checché tu dica. La Magistratura? Ovvio che non chiede il permesso a me o te per intervenire, e meno male. Fa il suo lavoro. Punto. Quanto al servizio militare tempo sprecato, servizio civile va bene, purché la linea educativa non sia dettata da Salvini.

    • Lo Stato di diritto e’ finito nel 2001, caso mai tu non te ne fossi accorto. Anche il mantra “lasciamo lavorare la magistratura” (ovviamente a senso unico) si e’ cristallizzato grosso modo in quel periodo. E qui, il punto e’ d’obbligo. Interrogativo, pero’.

  • Quando gli americani abbatterono le torri gemelle?

  • Quanto al “lasciamo che sia il popolo a giudicare”, superando il solito mantra, Gesù o Barabba? La Storia, con la S o con la s, è piena di esempi come questo! Non ?

  • Scrivo obtorto collo due righe di commento sullo show mediatico di Salvini di ieri (normalmente, non abuso di un post su un tema, per parlare di altro).

    Salvini dovrebbe fare due monumenti: ai migranti (senza di loro – o se i precedenti governi, col supporto anche delle opposizioni avessero gestito meglio i flussi con un vero e proprio progetto – il fenomeno Salvini non ci sarebbe) e, in secondo luogo ai “magistrati” il cui effetto non potrà che dilatare il suo consenso nel Paese.
    Già, la politica dei muscoli piace alla gente, la politica dell’attacco ai “poteri forti” (dell’Europa, dei mercati, delle Autostrade, del “regime” precedente…).

    Ma… lo show di ieri (che poi è stato costretto a rimangiare) è l’ennesima dimostrazione della “pericolosità” – sotto il profilo “istituzionale”/”costituzionale” – di Salvini (ripeto: non entro nel merito delle misure prese).

    So bene che non è l’unico che si è permesso uno scontro così violento nei confronti della magistratura (Craxi e Berlusconi hanno spianato la strada), ma in termini di modalità mediatica da lui scelta credo che sia davvero il primo.

    Mettere in discussione (e con argomentazioni così ad effetto, anche se del tutto infondate) un Potere dello Stato ritenendosi superiore perché “eletto” è intraprendere la strada della dittatura.
    Magari una dittatura plebiscitaria!
    Non sarebbe il primo.
    E meno male che c’è Di Maio che, in questo, ha dimostrato di essere più saggio del più navigato Salvini.

    Ma qui non c’è in gioco la saggezza, ma solo una “campagna elettorale permanente” (che sfrutta qualsiasi evento per raccogliere consenso).

    • Sbagli, Piero. Salvini non dovrebbe fare un monumento ai clandestini (perché li chiami migranti? I migranti sono ben altra cosa) bensì ai partiti di centro-sinistra che negli ultimi sei anni non sono stati in grado di gestirli e hanno causato il macello che vediamo nelle nostre città. Sul comodino di Salvini dovrebbero esserci (e forse ci sono) i santini di Gentiloni, Renzi, Letta, Monti e compagnia bella. Quanto ai magistrati, è nota a tutta l’Italia la loro arroganza (esercitata usualmente ai danni del cittadino comune) così come le cantonate colossali che sono cronaca quotidiana, e nessuno paga. Diamo a cesare quel che è di cesare.

  • Piero, consoliamoci col fatto che i due personaggi che citi si sa che fine han fatto. Potrebbe succedere anche a Salvini. Già i Grillini, che fine a pochi mesi fa destavano qualche preoccupazione stanno sparendo. Siamo fiduciosi e lasciamo Rita cuocere nel suo brodo antidemocratico. Se poi mi rispondesse che è il popolo che lo vuole allora sarebbe confermato quanto ci raccontano i Vangeli, grande lettura laica. Che difatti anche ai sedicenti cattolici non interessano più.

    • Il “mio” brodo, Ivano, è il brodo in cui bolle il 61% degli italiani (quelli che non capiscono niente e che si dovrebbero escludere dal voto) e il fatto che voi nostalgici vi aggrappiate al Vangelo rende superflua qualsiasi altra mia considerazione. Pregate, pregate, se dio c’è la grazia arriva.

  • Rita, in verità ho parlato dei Vangeli come lettura laica. E il 61% di italiani ha una sua verità, non la Verità. Non mi incanta questo alto numero, anzi!

    • A me non incantano i Vangeli.
      A ognuno il suo incanti.

  • Il 61% non è di sinistra quindi non conta. Secondo i cattocomunisti la verità appartiene al 39%
    Niente di nuovo. Questa è la vera democrazia per la sinistra.

  • Caro Romano la ricerca della Verità inizia quando si rinuncia ad avere ragione. Questo vale anche per me naturalmente. Ritorna comunque interessante e di nuovo attuale il saggio di Jason Brenban “Against Democracy” che azzarda l’idea di epistocrazia. Naturalmente sarebbe impossibile renderla applicabile, pertanto è giusto in democrazia che tutti abbiano diritto al voto. Ma, secondo me, questo rende fragile il concetto per le possibili conseguenze, e lo abbiamo visto nella Storia, che potrebbero concretizzarsi. Dalla democrazia al suo contrario il passo potrebbe essere breve. Comunque io non sono un catto-comunista, ma dovendo scegliere sceglierei il male minore. Perché se i vecchi e storici governi sono stati poco lungimiranti gli elettori di questo lo sono anche meno. Non siamo solo qui è ora è difatti in questa logica si è formato un governo sempre in campagna elettorale che mostra continuamente la sua fragilità. Di cui anche i mercati si sono accorti. Quando Lega e Grillini avranno realizzato tutte le loro promesse, se mai ci riusciranno, tutti noi salteremo per aria. Staremo peggio di adesso.

    • Scusate. Il cognome è Brennan. Il tablet me lo riconosce sbagliato e me lo corregge. E visto che si parla di conoscenza è meglio precisare..

  • Vedo che Salvini un giorno attacca i magistrati.
    Un altro smentisce.
    Un altro ancora smentisce la smentita.
    E’ la perenne campagna elettorale: uno spot al giorno.
    Così si conquista il consenso.

    E questo vale anche per Toninelli, nostro conterraneo:
    spara
    viene smentito
    e lui rilancia.

    E così Di Maio.

    Il vento è girato.
    E sì che nutrivo grandi speranze in questo governo del cambiamento!
    … un cambiamento quotidiano, ora per ora, tweet dopo tweet.
    E’ la nuova “democrazia”!

    Ma io non demordo: continuo ad avere fiducia. Sono di fronte al “governo” del Paese, quindi anche il “mio” governo e mi auguro che dopo le sbandate dei primi cento giorni, trovi una sua strada sotto l’incalzare… silenzioso di Tria e di Moavero Milanesi.

  • Meglio questa ” fragilità” conosciuta che silenzi complici e colpevoli di altri governi, silenzi e
    segreti che ci hanno portato inconsapevoli al disastro attuale. A proposito le citazioni di altri non mi impressionano. Preferisco pensieri, anche minori, ma personali.

    • ….e sono d’accordo con questo Romano del 9 settembre alle 19:23!
      Ha detto due cose, a mio parere davvero sagge!
      Oddio, che poi personalmente, francamente, preferirei di molto che i nostri Ministri la finissero con i tweet in “tempo reale”, e provassero a ponderare le loro comunicazioni, è per me fatto di primaria importanza anche se, sono ben conscio che (Salvini in testa con la sua “bestia”)ormai i “like” sono diventati il “core” dell’azione politica!
      Prontssimi a cambiare “bordo”, quand’anche a “virare completamente di bordo” ove l’algoritmo lo detti!!!!

    • Molte cose sono già cambiate, ma certo chi non le vuole vedere continuerà a non vederle e credo sia inutile insistere. Mi ha consolato ieri sera, tornando a casa, assistere all’esternazione dell’insulso Martina che al Tg, non ho capito bene in quale ambito perché stavo facendo un rapido zapping/notizie, gridava come uno sciamannato: “Salvini vai a casa! Vai a casa! Vai a casa!” Fantastico, mi sono detta, questi qui non li rivedremo al governo mai più. Sospiro di sollievo.

      Un’altra cosa che mi fa ben sperare per il futuro dell’Italia è che Cacciari “abbia preso in mano la situazione” delle ex-sinistre. Dopo aver mandato in malora tutto ciò che ha toccato, dalla filosofia alla politica fino alla città di Venezia, dove nell’arco di tre mandati è riuscito a fare danni inimmaginabili, adesso il vecchio professore senza un capello bianco chiama a raccolta i compagni per fondare un nuovo partito. La nuova coalizione farà la fine della Margherita, in cui era responsabile della formazione dei quadri dirigenti? C’era anche lui all’epoca dello scandalo dei 13 milioni di euro spariti nel nulla, ma poi è finita a tarallucci e vino e nessuno ne ha mai più parlato. Lasciamo lavorare la magistratura, si disse anche in quell’occasione, e giustamente la magistratura lavorò. Archiviando i fascicoli.

      Non voglio essere di parte, ma penso che anche stavolta la partita politica si giocherà a Genova. E’ iniziata la diatriba tra lo Stato-grillino e gli Enti-locali di centro-destra. Il primo portatore di un’ideologia vetero-statalista, i secondi concretamente impegnati dalla parte dei cittadini. Dalla piega che prenderà la contesa si potrà capire di che colore sarà la futura maggioranza di governo. Basterà osservare con attenzione quel che accadrà nei prossimi giorni.

  • …..Rita, mi auguro che proprio, per la gente di Genova innanzitutto, non la si metta in questi termini: “Toti (+ mediaset) Vs Toninelli (+ 5*)”!
    In quel tipo di contesa non ci sarebbero ….”vigili del fuoco” che tengano!

    • La si mette nei termini che il sindaco Bucci ha dichiarato pubblicamente “se mi fanno perdere del tempo prezioso porto a Roma tutte le barche come Churchill a Dankerque!”. Inutile dire che la città lo sostiene fermamente nella sua battaglia. Non c’è posto per ripicche e vendette quando ci sono le persone di mezzo. I morti purtroppo sono morti, ma ai vivi va dato nel più breve tempo possibile un ponte. Altrimenti mandiamo Toninelli e il suo staff a vivere nel ponente genovese, così capiscono di cosa stanno parlando sindaco e governatore.

  • Attenzione attenzione arrivano i Caschi Blu dell’ONU perchè l’Italia è una Nazione razzista.
    Andate avanti così e Salvini prenderà il 60% e io sarò il primo a votarlo.
    E’ chiaro che questo governo sta scardinando interessi mondiali.
    Molto molto bene.

    • Non è razzista la Germania, che ha fatto fuoco e fiamme per firmare (riuscendoci solo con la Spagna) la restituzione al mittente dei clandestini che hanno varcato il confine tedesco? Senza aprire il libro sul pagamento di 6 miliardi a Erdogan. Non è razzista la Francia che ha blindato porti e confini e bastona i temerari di Ventimiglia e Bardonecchia? Ma certo che no, visto che questi due sono perfettamente funzionali al sistema.

      In controtendenza, l’Italia non lo è più. Dopo aver leccato le scarpe del padrone per anni, adesso scopre che fare da sé è fare per tre. Accade così che il cittadino italiano medio, che fino a ieri dopo il lavoro si rilassava guardando Jerry Scotti, oggi cominci a chiedersi “ma chi diavolo prende certe decisioni?, Chi/cosa è l’Onu?”, e così sia invogliato a fare qualche piccola ricerca, scoprendone puntualmente delle belle.
      Le bestiate del globalismo ferito stanno aiutando il mondo a prendere coscienza.

      http://www.voltairenet.org/article202734.html

      http://ilcorrosivo.blogspot.com/2016/04/agenda-21-quando-lonu-vorrebbe.html

      http://www.occhidellaguerra.it/se-paghi-puoi-ammazzare-bimbi-lo-dice-lonu/

  • Molto bene Rita.
    Altri si sveglieranno, basta che Renzi e Martina continuino a parlare

  • Io non dico, Rita, alla… Martina ai vari Salvini e di Maio di andare a casa, ma al contrario di proseguire il lavoro per tutta la legislatura.
    Ma la mia impressione è che con questi due EGO giganti (altro che Renzi!), è tutt’altro che improbabile che la legislatura si chiuda prima della fine naturale.
    Avete visto che i due vice-premier parlano sempre “in prima persona” (anche Toninelli, il nostro… rullo compressore) quasi parlassero non come “ministri” del governo della Repubblica, ma come “capi partito”, non come una compagine coordinata da Conte, ma come i due “conduttori” del popolo italiano?

    Per arrivare a fine legislatura e non continuare la campagna elettorale fino alle europee, sarebbe utile che il Consiglio dei ministri coordinasse e concordasse le iniziative dei due leader: la percezione dei più è che ognuno di loro segua la propria strada senza pestare i piedi all’altro, come una sorta di rette paralelle (fino a quando, poi, la Lega corregge i 5 Stelle o viceversa).

  • Sono d’accordo, Rita: è davvero squallido lo scenario di un Toninelli (ministro della Repubblica) che dopo avere attaccato tutto e tutti, dopo le scivolate delle nomine della Commissione d’inchiesta, ora attacchi il commissario straordinario nominato dal governo stesso.
    Di sicuro, io mi fido di più del governatore Toti e del sindaco di Genova – che stanno dimostrando di essere all’altezza della emergenza – del propagandista Toninelli!

  • Chiudere i rubinetti: sospendere i finaziamenti alle organizzazioni inutili- ONU

  • Io posso capire gli inevitabili dietrofront alla luce di quanto stanno combinando, ma col senno di poi son capaci tutti. Che non capisco è come tante persone che io stimo possano aver dato credito fin dall’inizio, anzi da prima, a simili improvvisatori, solo assetati di protagonismo. E questo mi delude molto. Piero, vale anche per te. Adesso poi che anche Salvini ha riconosciuto che per rimpatriare tutti i clandestini ci vorrebbero 80 anni mi ride anche non dico cosa ricordando che alcuni commentatori, sbeffeggiati su questo blog, se ne erano già accorti mesi fa. Ricordi Rita?

  • Ricordate “Highlander”, il celeberrimo film degli anni ’80 interpretato da Christopher Lambert e Sean Connery? Il mantra che serpeggia in tutta la pellicola è “alla fine ne rimarrà solo uno.” Ebbene, credo proprio che finirà così anche con il governo giallo-verde. Naturalmente non ho bisogno di dirvi chi sarà l’immortale di turno perché immagino che anche voi come me nell’arco della giornata abbiate mille occasioni per parlare con la gente, e dunque con i tanti che si sono giocati la “carta Di Maio” e sono pronti a passare dall’altra parte alla prossima occasione. Lo dicono tra l’altro anche i sondaggi, per quello che possono valere.

    Aggiungo un’osservazione: Salvini, contro il quale non posso dire niente, anzi mi è pure simpatico, è un uomo sfacciatamente fortunato. Tutti, ma proprio tutti, adesso persino l’Onu, stanno lavorando per lui. Ma io mi domando e dico, tutti questi ottusi funzionari chiusi nei loro palazzi di cristallo non ce l’hanno uno straccio di addetto marketing? Chi li consiglia, nonna Abelarda? Fanno degli errori tattici, che nemmeno un bambino scemo …. non ho parole.

  • Ne rimarrà uno solo? Stupefacente. Dovrebbe avere il consenso di tutti.

    • Ne rimarra’ uno solo dopo le elezioni, mi sembrava scontato. Fino a prova contraria sei tu quello che avanza dubbi sul suffragio universale, io sono favorevole. Pensavi che la facessero fuori con lo spadone, il gonnellino scozzese e i Queen in sottofondo?

  • Ah, meno male. Perché tra le righe avevo letto un velato auspicio di colpo di Stato. Sai, di uno solo al comando ne abbiamo già avuto uno.

    • Non dev’essere facile vivere con un chiodo fisso piantato in testa.

  • Sono comunque in tanta compagnia, nonostante il voto in Svezia, ridimensionato comunque rispetto alle aspettative. E lasciamo stare i sondaggi nostrani. Tutti i nodi stanno venendo al pettine e i numeri in breve tempo cambieranno.

  • Il fenomeno Salvini, a mio avviso, durerà fino a quando rimarrà sul nostro suolo l’ultimo clandestino.
    Più o meno… vent’anni.
    E avremo vent’anni di permanente campagna elettorale.

    Certo (e l’ho anche scritto), se Salvini sta aumentando progressivamente consenso, è dovuto non solo ai migranti (si chiamano migranti), ma al modo con cui i flussi migratori sono stati gestiti dai governi di centro-sinistra, in particolare dal ministro Alfano.

    Una gestione tutt’altro che all’altezza che si è avuto anche nella efficiente Germania, che pur ha sempre avuto un “progetto” (quello della formazione professionale intesa come un “investimento”), nella stessa Svezia (pensiamo ai risultati elettorali di domenica).

    In Italia, poi, si è sempre rimasti nella “logica della emergenza” e all’insegna del dovere morale, ancor prima che del rispetto delle regole internazionali, di salvare vite umane.
    Ben poco, a parte la gestione Minniti, si è fatto sul fronte dei Paesi di transito (in primis Libia) e di origine e dei rimpatri (ma anche l’attuale governo si sta rendendo conto che una cosa è un proclama e una cosa sono i fatti).

    • Per adesso, sui rimpatri non si è fatto nulla. Un emerito nulla. Ma “lasciamoli lavorare” anche sui rimpatri.
      Nelle aziende multinazionali, dopo tre mesi si fanno le chiusure periodiche (“quarterly”) e, se qualcuno andasse a dire al consiglio d’amministrazione, verificando i confronti budget/actual, solamente “lasciatemi lavorare” dopo tre mesi e mezzo di carta bianca dal CEO (o che quelli di prima han fatto ancora peggio, sai che bell’argomento), se fosse un quadro dovrebbe cambiare mansione il giorno dopo e se fosse un dirigente si troverebbe in mano la lettera dell’HR in giornata: fired.
      Ma “lasciamoli lavorare” anche sui rimpatri, un elemento assolutamente centrale nella campagna elettorale di Salvini.
      Comunque, Piero, non solo Saviano, la Boldrini, Jacopo Fo, Famiglia Cristiana, Fratoianni e via dicendo (anche Di Battista, a quando Sibilia, il mio idolo dopo Totò?), ma anche la Bachelet è in combutta con Salvini. Non c’è altra spiegazione. Si tratta di un complotto. Si sono messi tutti d’accordo a suo favore. Mi sembra evidente.
      Se la Bachelet avesse attaccato Mamma Volo, l’avremmo fatto presidente del consiglio senza esitare.
      Anzi, santo subito, pure lui.

    • No Piero, secondo la Treccani il migrante è colui “che si sposta verso nuove sedi: popoli, gruppi etnici m.; animali, uccelli migranti.”
      Colui che tenta di entrare illegalmente in “nuove sedi”, e con l’inganno magari ci riesce, si chiama “clandestino” che, sempre secondo la Treccani, è colui che “fa qualcosa di nascosto, senza l’approvazione o contro il divieto delle autorità”. [dal lat. clandestinus (der. dell’avv. clam «di nascosto»), attrav. il fr. clandestin].

      In un mondo ormai privo di significati, diamo almeno alle parole il senso che hanno.
      Altrimenti, non ci capiamo più.

  • Pietro, sui rimpatri Salvini non dovrà combattere una battaglia ma avviare una vera e propria crociata: contro i catto-comunisti nostrani che i clandestini non li vedono tutti, contro Bruxelles che vuole che l’Italia si trasformi in campo-profughi d’Europa, contro l’Onu che rappresenta i potentati finanziari sponsor dell’immigrazione selvaggia che proficuamente (per loro) abbassa sempre di più costo/condizioni di lavoro e, prossimamente su questi schermi, anche contro i marziani che non so quali interessi abbiano ma di sicuro ne hanno. Sarà dura liberarsene.

    Qui non si tratta di andare a scomodare complotti e complottisti: molto prosaicamente ognuno si fa i propri interessi fottendosene allegramente di quelli altrui. L’uomo del Terzo Millennio, in fondo, è un uomo elementare.

  • Serata interessante al S. Agostino
    Ho ascoltato con piacere Federico Rampini che si è dichiarato più volte un uomo nato comunista.
    Tre passaggi interessanti nella sua performance:
    1. Sbaglia chi sostiene che gli italiani non vogliono più fare certi lavori e quindi bisogna accettare chiunque arrivi.
    2. Accettare persone, per me più giusto deportate, senza porre delle regole porta al ribasso il costo lavoro
    3. Una Nazione si impoverisce se condivide il proprio welfare con altri che non hanno mai pagato tasse
    Scherzo naturalmente, non era il comunista Rampini a sostenere questi argomenti era Salvini, dimagrito con le bretelle a righe.
    Rampini sta rischiando molto, in Italia chi sostiene queste verità è un fascista, razzista etc….. non è un comunista.
    Penso che verrà escluso dai salotti buoni di sinistra dove regna il potere gestito da comunisti molto, molto ricchi affamatori di popoli.

    • Il personaggio non mi è mai piaciuto. Per puro caso ho dato un’occhiata a wikipedia, poiché sono sempre pronta a ricredermi se qualcuno riesce a convincermi del contrario, e guarda un po’ cosa ho trovato:

      “Rampini è stato accusato a inizio 2015, in particolare dalla traduttrice Marion Sarah Tuggey, di basare sistematicamente i propri articoli e saggi su traduzioni e riduzioni di articoli e reportage di prestigiosi quotidiani come il New York Times e il Financial Times utilizzati come fonti uniche. Tra questi, anche un’intervista a Vandana Shiva, che secondo i critici non sarebbe mai avvenuta ma sarebbe stata prodotta tramite traduzione parziale e riadattamento di un blog post sul sito dell’autrice. Per mostrare tali casi di plagio, Tuggey e altri hanno utilizzato l’hashtag #rampinomics.”

      Italiani all’estero, che figura, ci facciamo sempre riconoscere.

  • Caro Romano, Rampini è da anni che scrive queste cose (de resto, come avrai sentito anche tu, già Marx aveva sottolineato il tema della compressione dei salari come effetto degli immigrati).
    Si tratta di una tesi molto diffusa (sia a destra che a sinistra) perché fondata sui fatti.
    Nessun governo al mondo (di qualsiasi colore) è interessato ad accogliere in modo indiscriminato immigrati. Il problema è come affrontare la marea di persone che arriva per le ragioni più diverse. Pensiamo alla Merkel, che comunista non è, che in un solo anno ha accolto, obtorto collo, contro la resistenza del del partito cristiano bavarese e parte del suo, quasi un milione di immigrati. La Merkel, però, ha cercato di fare… necessità virtù investendo negli immigrati (investendo nella loro formazione professionale, avendo a disposizione, tra l’altro, persone mediamente qualificate provenienti dalla Siria).

    Fino all’ultima ondata di immigrazione sia nei singoli Paesi che nell’Unione europea si era sempre pensato a una “immigrazione programmata” (ricordiamo tutti le “quote” che c’era anche in Italia).

    Si tratta di chiudere quanto prima (ma come è difficile! ci ha provato prima Minniti e ora ci sta provando Salvini) la fase della emergenza e tornare alla “programmazione”.
    Ma… nessuno dei singoli Paesi (tanto meno i Paesi… condannati dal Protocollo di Dublino, firmato in Italia, in contesti diversi, non certo da governi comunisti).
    Da qui l’urgenza di superare questo Protocollo, ma per farlo ci vuole una grande “mediazione politico-diplomatica” perché occorre, nel Consiglio europeo, “conquistare” il consenso degli altri partner.
    Se Salvini e il suo governo (confido in Moavero Milanesi) dovesse farcela, io farei… un monumento a Salvini (ho dedicato un lunghissimo post ad hoc) e ancora di più se dovesse farcela a rimpatriare coloro che non hanno diritto alla status di rifugiato.

    Mi fa piacere, Romano, confrontarmi con te (come con tutti gli altri blogger): dal confronto – non ho dubbi – non possiamo che “arricchirci” a vicenda

  • Riprendo, Romano, il filo del discorso.
    Perfino il papa è contrario a un’accoglienza “indiscriminata”.
    In più occasioni ha detto chiaramente che bisogna accogliere solo se si è in grado di “integrare”, formula che potrebbe essere letta come l’equivalente di quanto dice Salvini: ok solo agli immigrati “regolari”, quelli cioè che hanno un contratto di lavoro).
    Ed è quanto prescrive la legge Bossi-Fini.
    Ed è quanto prevedono le leggi, credo, di tutti i paesi civili.
    Ma un conto è la norma, un conto è gestire l’emergenza. Lo stesso premier Conte oggi in parlamento ha rivendicato l’orgoglio dell’Italia di avere salvato vite umane.
    Solo che non basta salvarle se non si riesce a dare loro un “lavoro” dignitoso.

  • Riprendo, Romano, il discorso della compressione dei salari.
    E’ il mantra che ripete in tutti i suoi libri e in tutti i suoi interventi televisivi (è super-vezzeggiato dai mass-media) il giovane e avvenente filosofo Diego Fusaro, marxista fino al collo.
    Ma non c’è bisogno di guru, più o meno marxisti: basta guardarsi intorno.
    Siamo sempre di fronte alla classica legge della domanda e dell’offerta: se sul mercato c’è un’offerta di lavoro superiore alla domanda di lavoro, è chiaro che i salari ne risentono, se non altro perché i sindacati perdono il loro potere contrattuale.
    Ma questo vale in qualsiasi caso, quando cioè esiste quello che Marx chiama “esercito dei disoccupati: che questi siano nazionali o immigrati, l’effetto non cambia (l’effetto cambia solo se gli immigrati lavorano in nero).

  • Di Maio: con questa manovra avremo abolito la povertà. Dimenticando di dire che si dovrebbe contestualmente abolire la ricchezza. E vaglielo a dire ai ricchi. Ma non c’è problema, diventeremo poveri tutti e finalmente una giustizia sociale sarà raggiunta. Magari attraverso tutte le nefandezze che l’uomo nella Storia ha inventato. Basta andare a pescare un po’ qui e un po’ là. Senza inventare niente. Va bene incollato qui? O era meglio dove si parlava di Competenze?

  • Ti confesso, Ivano, che faccio fatica a inquadrare l’intesa di ieri sera.
    Siamo di fronte a
    – una sfida all’Europa?
    – una sfida ai mercati?
    – il primo atto di un “vero” cambiamento del governo del… cambiamento?
    – una mossa elettorale di grande genialità?
    Comunque, vada, quand’anche il governo fosse costretto dai mercati a fare retromarcia (ma non succederà), il governo del… cambiamento farà una campagna elettorale contro l’Europa dell’austerity e contro i poteri forti dei mercati, una carta che gli assicurerà un consenso ancora più vasto.
    Di Maio e Salvini, in questo, sono maestri: non solo grandi comunicatori e grandi retori, ma anche due leader, creando e alimentando sempre più nemici, riusciranno a raggiungere un consenso plebiscitario (altro che maggioranza bulgara!).
    Domineranno la scena italiana ed europea per almeno un ventennio perché nessuno riuscirà a fermarli: chi dovesse farlo, sarà bollato come “nemico” del popolo che loro interpretano.
    Nemico, già: e chi voterebbe un nemico del popolo?

    • Un disegno così intelligente dietro tutto questo? Non so Piero se sia credibile. Di fatto un grande cambiamento è in atto, prima di tutto economico, poi sociale come conseguenza inevitabile. Ora, fare previsioni a lungo termine sembrerebbe difficile quando le scelte elettorali sono dettate dalle contingenze, e una campagna elettorale ispirata da una contropropaganda sarebbe inascoltata quando in gioco c’è il pane quotidiano. Meglio un uovo oggi che una gallina domani sembrerebbe l’amara consolazione. Poi la tua analisi, Europa, deficit, è ineccepibile, non solo perché la manovra sarà bocciata dai mercati, già si è visto oggi con spread in risalita e borse a picco, e non basta di certo la rassicurazione di Di Maio a convincerci che i mercati capiranno, ma il problema non è questo. L’oggi è sotto gli occhi di tutti e una boccata d’ossigeno fa comodo ad un sacco di gente, ma la questione non è questa se non vogliamo far la fine di tanti paesi sudamericani. Ammettiamo che non ci sia nei prossimi anni nessuna ripresa economica, e la globalizzazione ce lo sta dimostrando da tempo, cosa succederebbe con un debito in ulteriore aumento? Credo che la gallina non la mangeremo più.

  • Altra breve considerazione. Siamo ritornati alla logica assistenzialista della vecchia Dc, con la constatazione che passando attraverso varie Repubbliche, Berlusconi, edonistici miti contemporanei ed invidia sociale adesso siamo arrivati ad un governo populista. Cosa potrebbe succedere dopo? E’ fantapolitica parlare di piccoli Mussolini, di derive autoritarie, non ancora, o è una prospettiva credibile? Non lo so, senza dubbio se avessi bisogno di reddito di cittadinanza sarei contento della manovra, come sarebbe contento chi con la quota cento lascerebbe il lavoro qualche anno prima, ma che governo è uno che lavora solo per il consenso? Si rendono conto i nostri piccoli leader che senza una programmazione non si va da nessuna parte? Perché io vedo solo questo. Il documento di programmazione economica in questo modo tradisce il suo spirito originario. Lavoro oggi, ma per il futuro dovrebbe essere l’imperativo, come qualsiasi persona che sa bene che senza un minimo di pianificazione correrebbe il pericolo di diventare il solito caso umano da mostrare in televisione, in assenza di dignità, sia chiaro, in attesa che la provvidenza si manifesti. Ma chi ci crede più? Un sacco di gente purtroppo, e questi sono i risultati.

  • Che poi Piero, quella festeggiata l’altra sera sia stata una giornata storica è tutta da verificare. Conti alla mano stanno illudendo per l’ennesima volta i loro elettori. Conti alla mano potranno concretizzare sì e no un terzo di quanto propagandato. Per questo io non sono tanto ottimistà sulle sorti di questo governo, e non darei per scontato neppure un eventuale successo alle prossime Europee. Se io ho fame oggi voglio mangiare subito, non vivo in un Mondo di Carta. Ovviamente il riferimento è puramente casuale. Trovo la manifestazione culinar-culturale cremasca, Tupone e amici, un’ottima iniziativa. A loro bravi!

  • Ho letto, Ivano, l’intervento di Lucia Annunziata.
    Quello che posso dire è che mi sembra troppo tranchant.
    Personalmente, dopo avere dato credito per due mesi ai due giovani leader, ora sono preoccupato, ma nutro ancora qualche speranza (anche sempre più flebile).
    Mi aspettavo che le misure forti sulla questione migranti scuotesse l’Europa perché si decida a europeizzare il problema, ma poi mi sono reso conto che i risultati sono stati finora scarsi se non nulli (per ora si sono fatti carico solo alcuni paesi… volontari per delle emergenze) e il clima tra Paesi europei si è avvelenato ulteriormente perché la strategia di Orban e di Visegrad e oggi quella di Salvini è diventata la strada maestra di tutti i Paesi, anche di quelli più, a parole, europeisti e questo ha aggravato la nostra posizione.

    Ora sogno che lo strappo con l’Europa del Def possa costringere tutti i Paesi europei a sposare una linea meno ragionieristica, più espansiva, ma credo che alla fine i rapporti si sgretoleranno ulteriormente perché i Paesi del Nord non hanno alcun interesse – lo dicono da anni – a venire a soccorrere Paesi come l’Italia che continuano a spendere in deficit (e a lasciare alle nuove generazioni il debito col suo carico di interessi), correndo il rischio di esporsi al giudizio duro dei mercati (già ieri si sono viste della avvisaglie).

    Sono perplesso, ma non perdo la fiducia.
    Sono sempre più convinto, tuttavia, che solo un colpo d’ala dell’Europa possa risolvere i problemi di ciascun Paese.

  • Ma dai Piero, anche tu con questa storia dell’immigrazione. Come se fosse il primo problema in Italia.

  • Mi… stupisco, Ivano, del tuo stupore (sto scherzando).
    Non ho detto che è il primo problema ma è il fenomeno su cui sono cresciuti i vari Trump europei, tant’è che anche gli europeisti (a parole) fanno di tutto per scavalcare i sovranisti.

    Io, Ivano, continuo ad avere un briciolo di fiducia, ma non è escluso che un domani, se i fatti (per ora siamo solo agli annunci) mi faranno aprire gli occhi, mi darò anch’io del… deficiente!

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