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PIETRO MARTINI

Si torna a scuola

Oggi si torna a scuola. Per la prima volta, tutti gli studenti prima dell’università saranno nati nel terzo millennio, salvo qualche ripetente. Sono questi i giovani veri. Infatti, quando si compiono vent’anni, succede di sentirsi un po’ meno giovani, quasi una premonizione, un assaggio d’età adulta. All’università come al lavoro, si può avvertire la fine

Oggi si torna a scuola. Per la prima volta, tutti gli studenti prima dell’università saranno nati nel terzo millennio, salvo qualche ripetente. Sono questi i giovani veri. Infatti, quando si compiono vent’anni, succede di sentirsi un po’ meno giovani, quasi una premonizione, un assaggio d’età adulta. All’università come al lavoro, si può avvertire la fine della gioventù più vera, mentre si finisce negli ingranaggi degli adulti, mentre si capisce che i vecchi ti stanno tirando dentro la loro pentola. Oggi chi è nato negli anni Novanta mantiene un piede nel mondo vecchio, ancora come sua possibile recluta. Sta già entrando in qualche pezzo di establishment economico, politico o culturale, in qualche anticamera di cooptazione della vecchia cultura, della vecchia politica. Pochi riescono a perimetrarsi in luoghi fisici e spirituali ben muniti.

Questi giovani che oggi tornano a scuola, che sono invece giovani veri, sono i primi a vivere interamente in un secolo nel quale l’economia globale ha consolidato regole, processi organizzativi e flussi informativi uniformi in tutto il mondo. Molti di noi conoscono questi giovani per motivi familiari o di relazione sociale. Chi sono questi ragazzi? Come saranno da adulti, come vivranno nel mondo nuovo? Ogni tanto me lo chiedo e le risposte a queste domande a lungo termine mi interessano più di quelle riguardanti noi sopravvissuti, sulla fine che faremo noi del Novecento, in quale cimitero degli elefanti culturale e in quale museo paleontologico politico finiremo a breve termine.

Il mondo di questi giovani sarà amministrato da poteri centrali globali. Ci sarà forse qualche tolleranza verso certi fenomeni istituzionali locali, magari folclorici. Il sistema di gestione globalizzato potrebbe lasciare, alla periferia del proprio impero, qualche valvola di sfogo, concedendo un po’ di “pittoresco” politico, un po’ di “grottesco” ideologico. Questi giovani saranno i primi, in ogni caso, a vivere interamente in un ventunesimo secolo nel quale, dopo la morte della Religione avvenuta nel diciannovesimo secolo (parlo della storia del pensiero, non di quella delle suggestioni di massa) e dopo la morte dell’Arte avvenuta nel ventesimo secolo (parlo della storia della creatività artistica, non di quella delle affabulazioni di massa), sarà evidente anche la morte della Politica.

Se infatti il potere consisterà nel monopolio dei dati e degli algoritmi che li gestiscono, nel possesso esclusivo delle biotecnologie migliorative dell’evoluzione umana, nel controllo dei sensori biologici inseriti per monitorare e indirizzare attitudini e comportamenti, a che cosa servirà la Politica, se non al “pittoresco” e al “grottesco” sopravvissuti in qualche periferia del potere? I politici locali saranno come i capi tribù africani convinti di essere grandi re, mentre i governatori della regina Vittoria comandavano per davvero nelle loro savane. Già oggi certi politici esibiscono perline di vetro alla propria tribù e mostrano le loro penne colorate sui social del villaggio, confondendo l’esercizio del potere con l’esibizione concessa dal governatore coloniale al capoclan tribale. Questi giovani scopriranno la Politica nei libri di archeologia.

I ragazzi che oggi tornano a scuola faranno parte di un mondo nuovo, lontanissimo da quel Novecento in cui noi adulti abbiamo vissuto gran parte della nostra esistenza. Sapranno poco o nulla del nostro mondo vecchio, della nostra vecchia economia, politica, cultura. Non capiranno i nostri vecchi discorsi e non sapranno se annoiarsi o divertirsi quando inciamperanno in qualche residuato istituzionale o ideologico del secolo precedente. Saranno la prima generazione a vivere interamente in un mondo guidato dalle due forze dominanti dell’informatizzazione e della biogenetica. Faranno parte di un’umanità omogeneizzata mediaticamente e “narrativamente”. Ma si stratificheranno in caste basate sul possesso delle informazioni, sull’utilizzo attivo o passivo dei dati e degli algoritmi, sulle interfacce dinamiche tra intelligenza artificiale e umana, sulle diversificazioni biogenetiche e di speciazione, non sul potere di chi “ha di più” economicamente, come nel mondo vecchio, ma di chi “è di più” biologicamente, il vero potere del mondo nuovo.

Questi giovani avranno lo svantaggio di dover affrontare il più grande disastro degli ultimi secoli, quello ambientale. Ma avranno il vantaggio di aver evitato completamente il Novecento, uno dei secoli peggiori della nostra storia. Manifesteranno verso il nostro vecchio mondo una salutare estraneità, con uno stacco generazionale e una cesura storica mai così netti. Il Novecento, questo pessimo secolo (ad eccezione di certe conquiste della scienza e della medicina, dell’uomo sulla luna e di Tina Turner), questo secolo delle “quattro illusioni bugiarde” (comunismo, fascismo, mercantilismo sfrenato e fanatismo religioso), sarà da tempo sepolto coi suoi imbrogli e crimini.

I due disastri epocali delle guerre mondiali stanno infatti per terminare i loro effetti “degenerogeni” sulle generazioni nate dai traumatizzati e dai devastati in quelle due guerre di orrori. È interessante scorrere i vecchi testi di eugenetica psichiatrica e di psicopatologia bellica, soprattutto del nostro Cazzamalli, che anticipavano gli effetti non tanto “degeneranti” di quei conflitti quanto soprattutto “degenerogeni” rispetto alle generazioni successive (da fenomeno adattativo a situazione epigenetica e poi geneticamente rilevante). Oggi la biologia e le neuroscienze hanno parzialmente corretto il tiro sulle neuropatie di guerra e sulla relativa trasmissione genetica ma il dibattito resta aperto e inquietante. La guerra c’è sempre stata. Ma praticata da minoranze specifiche e regolata da prassi ritualizzate. Le due guerre mondiali sono state invece un’esplosione planetaria di demenza, travolgendo alcune generazioni su tutta la terra. La presunta “igiene del mondo” ha ammalorato il mondo di un delirio neuronale secolare. Che pare terminato con la nostra generazione.

A tutti questi giovani, buon inizio di scuola.

PIETRO MARTINI

12 Set 2018 in Scuola

43 commenti

Commenti

  • Saranno più veri…
    ma non da giovani.

    • …Graziano, mi pacerebbe approfondire il tuo “sintetico” commento!
      Quanto al (al solito) ricchissimo post di Pietro, azzarderei una aggiunta rispetto alle “….quattro illusioni bugiarde” (comunismo, fascismo, mercantilismo sfrenato e fanatismo religioso)” citate: il CONSUMISMO.
      Sono stato educato in famiglia (mia nonna in primis) al risparmio, alla parsimonia all’evitare lo spreco, la frase era: ” non fare così, che si consuma”!
      Il “novecento” mi/ci ha portato all’esatto contrario.
      Ritengo che il combinato disposto “consumismo/mezzi di comunicazione di massa” (scatola delle immagini luminose in movimento, in primis) abbia radicalmente (tragicamente) sconvolto gli equilibri del Pianeta avviandolo su una china di una mutazione della quale non so prevedere ne’ i contorni, ne’ la centralità!
      Ti debbo poi un ammirato apprezzamento particolare per aver tolto dal mazzo del disastroso ‘900, in modo emblematico (il …. “di cosa” lo lascio all’attento lettore) Tina Turner!

    • Anch’io sarei interessato a comprendere meglio il commento di Graziano Calzi, che solo per mia difficoltà non sono sicuro di aver colto appieno.
      Sì, Francesco, sul consumismo sono d’accordo con te. E grazie per il tuo commento positivo. Naturalmente, nel Novecento ci siamo anche divertiti e immagino che tutti noi ci abbiamo vissuto pure dei momenti felici e dei periodi di cui andare fieri. Ho un po’ esagerato e ho aggiunto qualche provocazione solo per cercare di rendere l’idea di che cosa ci siamo lasciati alle spalle nel complesso, senza ambire a certezze o anche solo a pretese di giudizio. Intanto, conta soprattutto quello che ci aspetta nei prossimi anni.

  • Mi associo a Franco, stralciando “dell’uomo sulla luna e di Tina Turner”, due rivoluzioni planetarie senza precedenti! Forse Cleopatra, dicono, e le spedizioni i Marco Polo. Ragazzi l’analisi è impietosa. Se ci sputano in un occhio non mi asciugo nemmeno, tanta è la colpa, ma siccome il reset non si può e non si deve fare, non posso che mettermi/ci a disposizione i questi uomini nuovi per dare una mano. Consigli? Peste ci colga!
    Banca ricordi, un esempio di fronte al quale possano vedere un negativo cui tentare di contrapporre un loro positivo. Tentare: anche noi ci abbiamo provato, poi ben altre sirene ci hanno ammaliato. E sempre eccezionale Pietro!
    E… ragazzi, se ci ascoltate, lanciate sassi!
    Ovviamente anche fra noi abituali espositori non tutti saranno concordi! Ma vedo che bastano pochi anni di differenza per essere abbastanza indietro per il mea culpa.

    • Adriano, il tuo commento e il tuo apprezzamento, lo devo proprio confessare, mi fanno davvero piacere. Tra l’altro, devo ammettere che, come credo avrai capito, ho saccheggiato per questo articolo molti dei tuoi testi pubblicati su questo blog e riguardanti le biotecnologie, l’intelligenza artificiale e le tue altre previsioni del “mondo nuovo”.
      Un “mondo nuovo” che in queste settimane mi sto immaginando, sia pure da profano dilettante di queste cose, soprattutto in base ai tuoi interventi e ai tuoi post, al vecchio libro di Huxley, alle recenti lezioni di economia organizzate da CremAscolta e da qualche altra lettura (ad esempio, l’ultimo libro di Harari).
      Gli studenti che oggi sono tornati a scuola, anche a Crema, saranno gli abitatori di questo “mondo nuovo”. Che può spaventare ma che, secondo me, può soprattutto tentare.
      Quindi, caro Presidente, grazie ancora e, visto che hanno appena approvato, “colà dove si puote”, la normativa sul copyright anche per il web, spero che vorrai considerare questi tuoi input scientifici sull’argomento come concessi a titolo benevolmente gratuito.

  • Si tratta, Pietro, la tua, di una provocazione salutare.
    Le tue volute forzature ci invitano a guardare i possibili scenari più inquietanti, scenari che si possono materializzare se l’uomo lasciasse andare per la loro strada i grandi processi radicali in corso.

    Io continuo a pensare che l’uomo si… rinsavisca.
    Di sicuro i giovani si troveranno un tempo più difficile da vivere, più precario, più instabile.
    Io, comunque, tendo a vedere il positivo di quello che avanza.
    Vedo giovani (tanti) che stanno dimostrando di “costruire la loro professione”, quando noi – nella stragrande maggioranza dei casi, il lavoro lo trovavamo già fatto.
    So che sono tanti i giovani italiani che nelle università italiani e nei centri di ricerca si distinguono per preparazione e talento.
    So che molti giovani, reduci dall’esperienza (che può essere straordinaria) dell’Erasmus, sono di gran lunga più “aperti” rispetto a noi adulti, meno provinciali. E so che non pochi di questi giovani, al rientro da esperienze internazionali, portano in Italia un valore aggiunto (anche in politica: quante cose si vedono all’estero che potrebbero essere dei buoni punti riferimento per l’Italia).
    E potrei continuare.
    Ieri s era Federico Rampini ha chiuso la serata al S. Agostino dicendo che gli stranieri (dagli americani ai cinesi agli indiani) vorrebbero vivere come noi italiani (con i nostri gusti, la nostra alimentazione, il nostro caffè espresso, i nostri vini, la nostra creatività, la nostra arte).
    Se già è così, non ho dubbio che i giovani riusciranno a fare ancora meglio:… esportare uno stile di vita che esalti la “qualità della vita”.

    • Grazie, Piero, per il tuo commento. Concordo sul fatto che ci siano molti giovani meritevoli per le ragioni da te indicate. I ragazzi a cui facevo riferimento, però, hanno all’incirca dai dieci ai vent’anni in meno rispetto a loro. In che non significa che, quando avranno dai venticinque ai trentacinque anni come quegli altri, non si impegnino pure loro meritevolmente.
      Dici che speri in un “rinsavimento” e che, in caso contrario, succederà proprio quanto qui previsto, “se l’uomo lasciasse andare per la loro strada i grandi processi radicali in corso”. Il fatto è che, fino a prova contraria, di rinsavimenti non se ne vedono né prevedono. Anzi, l’accelerazione dei due macro-processi guida dell’informatizzazione e della biogenetica sta progressivamente aumentando proprio in quella direzione.
      Su questo futuro non sono pessimista né ottimista. Sono eticamente agnostico. Infatti, nel testo ho cercato di evitare giudizi morali sul futuro. Così come sull’anticipo di futuro che stiamo vivendo. Già oggi molte attività strategiche, come quelle di borsa, sono in parte guidate da algoritmi; l’utilizzo dei big data è sempre più diffuso; l’unificazione mediatica mondiale è cosa fatta; le prospettive di interfacciamento tra intelligenza artificiale e intelligenza umana sono ormai considerate inevitabili; l’editing genetico sta diventando a portata di mano; una possibile sottospeciazione in caste biologiche differenziate non è più fantascienza dal CRISPR/Cas9; l’inserimento di sensori biologici per monitorare e indirizzare attitudini e comportamenti sta per iniziare la fase sperimentale. Tutte cose che nei post di Adriano e nelle lezioni di economia di CremAscolta abbiamo sentito più volte, in direzione di quel “mondo nuovo” che molti studiosi, come ad esempio Harari, prevedono per il 2050, quando gli attuali giovani veri, i teenagers di oggi, avranno dai trentacinque ai cinquant’anni (mi piacerebbe esserci, a novantasette anni, a Dio piacendo e, soprattutto, piacendo alla medicina e alle biotecnologie).

  • Perché il giovane è sulla strada…
    Ma la destinazione s’impara “Nel mezzo del cammin”.

    • Grazie per la cortese precisazione. E per la riflessione sulla destinazione, uno degli interrogativi, da sempre, anche di molti di noi adulti.

  • P.S.
    Un bell’anno sabbatico a trentacinque anni…
    Non sarebbe male.

    • Senza smartphone, però.
      Altrimenti il “rinsavimento” diventa irrealizzabile.

      Se devo fare un paragone, noto che la mente dei teen-agers della mia generazione è stata obnubilata dall’eroina ma per lo meno chi voleva “salvarsi” aveva la possibilità di scegliere di starne alla larga. Le tecno-droghe odierne sono molto più insidiose perché a nessuno è data la possibilità di scegliere se farne uso oppure no, detto per inciso che la favola dell'”usiamola con criterio” è nient’altro che una favola. A maggior ragione se viene raccontata a un ventenne che crede di avere il mondo in mano, quando invece in mano ha solo l’ultimo modello Huawei, grazie al quale potrà consultare la guida all’acquisto del modello in prossima uscita.

      In un simile contesto, senza esprimere giudizi (ai posteri … eccetera), mi chiedo dove possa collocarsi oggi la scuola e quale ruolo abbia nella società. Questo a prescindere che si tratti di una struttura funzionante (poche, ma ci sono) o malfunzionante. Mah!

    • Se ricollocassimo la scuola al centro della società, Rita, ricominceremmo a investire sul futuro invece che sul passato.
      La disintossicazione da overload ICT non è affatto semplice. Però è possibile. Certo, sarebbe meglio la profilassi in età scolare.
      La prima messa off-line (che spesso aiuta anche l’off-mainstream) non è quella tecnica, è quella mentale. Buoni maestri, buoni esempi e buone pratiche. Che si tratti di sport all’aria aperta (possibilmente non inquinata), di formazione culturale rigorosa o di meditazione Vipassana.
      Comunque, la difficoltà sta proprio nel raggiungere un punto di equilibrio. E l’equilibrio raramente è una caratteristica adolescenziale.
      Forse non è escluso che l’umanità, come ha imparato a bere un buon bicchiere di vino senza andare sempre in ciucca e a giocare una buona partita a briscola senza finire sempre in ludopatia, impari anche ad essere wired senza rincitrullirsi.
      Scusa l’itangliano ma ho appena letto Rampini.

    • Non ho idea di come si possa “ricollocare la scuola al centro della società”, visto e considerato che l’attuale truppa arruolata nel corpo insegnanti è formata per un buon 40% dai millennials, ovvero dai nati tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80 che, se va bene, leggono extra-scuola-lavoro una media di due libri all’anno (uno glielo regalano Natale e l’altro ci vuole sotto l’ombrellone). Lo dicono le statistiche. A parlare di intellettuali, oggi, c’è da scompisciarsi dal ridere. Quali intellettuali? Di cosa stiamo parlando? Ormai basta sintonizzarsi su un Tg per sentire delle castronerie paurose, calando un velo pietoso su talk-show e cronache giornalistiche.

      Credo anch’io che che la prima disintossicazione debba essere quella mentale. Ma chi dovrebbe farla? Gli insegnanti millennials o i genitori degli scolari che escono dalla stessa scuderia dei millennials? Coloro i quali vivono h24 con il telefonino in mano dovrebbero dissuaderne l’uso? Detto ciò, io sono fermamente convinta che prima o poi l’umanità uscirà da questo tunnel puzzolente e melmoso. A “sopravvivere”, però, non sarà la vecchia civiltà occidentale, che già oggi è un morto che cammina, ma società più giovani che per caso o per fortuna, non so, hanno mantenuto culture antiche.

      Mentre nelle scuole occidentali normalmente si offende, aggredisce, spaccia, stupra, spara e via dicendo, in Cina, per esempio, rimangono in primo piano il rispetto reciproco, la disciplina, le problematiche identitarie, il recupero del confucianesimo e il sistema valoriale e filosofico sotteso. Entro il 2030, ovvero dopodomani, il 50% dei laureati nel mondo sarà indiano e cinese, e cioè etnie la cui supremazia tecnologica già oggi è schiacciante. Sotto questo aspetto l’Italia è tra gli ultimi della classe, peggio di noi solo Polonia, Spagna, Canada e Francia, che è l’ultimissima della classifica Ocse. Dove pensiamo di andare in queste condizioni? A mietere il grano.

    • A mietere il grano? Ecco perché Francesco parlava di “torsonudisti”. Adesso ho capito. In effetti, Rita, fermo restando quanto tu dici sui prossimi decenni, da subito una bella “battaglia del grano” non ci starebbe male. Il quantitative easing? E chissenefrega, tanto noi trebbiamo coi Landini (non parlo del sindacalista) e così facciamo gli avvocati del popolo. Un bel bagno di folla tra i covoni, così, intanto che mietiamo, oltre alle pensioni rubiamo anche stavolta le fedi agli italiani, per pagare il reddito di fancazzismo ai tralalà e tiracampà. Saranno contenti i sanculotti (non parlo dei preti pedofili) al governo, anche il panciovilla guatemalteco. Certo, il grano non dovremmo mieterlo e basta, così tanto per mieterlo, altrimenti l’epica nibelungica di Getreideschlacht ne risente. Anche stavolta è meglio mietere non “per” ma “contro” qualcosa. Abbiamo solo l’imbarazzo della scelta. L’Unione Europea, l’ONU, le copertine del Time, ce ne abbiamo di nemici demo-pluto-giudaici.

    • A questo proposito potrebbe essere per qualcuno di un certo interesse il saggio “La piazza e la torre” di Niall Ferguson, che era tra i relatori dell’ultimo Forum Ambrosetti a Cernobbio. Mentre un tempo, osserva l’autore, in piazza il popolo s’incontrava, stringeva accordi, faceva affari e complottava, ma comunque la decisione finale spettava sempre alla torre, sede del potere costituito, oggi avviene l’esatto contrario. Le strutture verticali (le torri), a cominciare dagli Stati-nazione, perdono sempre più potere e influenza, mentre le trasformazioni sociali ed economiche più dirompenti sono figlie delle reti digitali, ovvero delle piazze.
      Ferguson distingue anche tra populismo made in Usa e made in Europe. Secondo lui nel Vecchio Continente, rispetto agli Usa, la debolezza delle élite e la fragilità delle istituzioni sono maggiori, per cui convivono con qualche innocuo bisticcio continuità e rottura, populismo e tecnocrazia. Tutto cambia perché nulla cambi. Andremo avanti così per i prossimi cinquant’anni?

    • Grazie, Rita. Me lo vado a cercare e me lo leggo.

  • Per Pietro. Visto che mi fai un inaspettato complimento affermando di aver seguito i miei pezzi di “previsionista” ti ringrazio e ti invio sula posta privata un capitolo di una prosima pubblicazione in cui affronto il tema in generale e sul prossimo quadrro teritoriale

    • Nessun complimento, Adriano, quando imparo qualcosa da qualcuno mi sembra corretto dirlo, soprattutto se quel qualcosa è giusto. Grazie per quanto mi hai inviato. Leggo tutto bene e poi ci sentiamo.

  • Anch’io, Pietro, vedo i pericoli.
    Li vedo perché già si intravvedono gli effetti.
    Come vedo le difficoltà di “governare” a livello nazionale e magari solo a livello europeo, processi così globali.
    Ma non possiamo aspettare, impotenti, un futuro (nel 3000) governo mondiale. Occorre muoversi presto, anche solo a livello europeo.
    Già il parlamento di Strasburgo ha deliberato dei suggerimenti alla Commissione europea tesi a coniugare le tecnologie digitali e l’etica, l’Intelligenza artificiale e il suo essere funzionale a “servire l’uomo”…
    L’Europa, quella che esprime il popolo europeo (come è il parlamento europeo), si sta muovendo ed è pienamente consapevole dei pericoli in atto.
    Sono le altre istituzioni, in primis il Consiglio europeo costituito dai capi di governo legittimati nei loro rispettivi Paesi, che fanno fatica a trovare un accordo.
    Eppure il problema da te evocato, Pietro, è urgente perché le innovazioni tecnologiche, una volta hanno avuto l’avvio, sono come dei treni che facciamo fatica a fermare, o anche solo dirigere, orientare ” a esclusivo servizio dell’uomo”.
    Difficile perché dietro ci sono dei colossi globali che hanno investito ingenti risorse (accumulate grazie anche a noi utenti) e vogliono raccogliere.

    La strada, Pietro, è in salita.
    Molto in salita.
    Ma magari sono proprio i giovani che riusciranno a fare ciò che noi non siamo in grado di fare, di porre cioè la POLITICA (che si propone l’interesse generale) al di sopra degli “interessi di parte”.

    • Hai ragione, Piero. Temo comunque che l’Unione Europea ci metterà un po’ a riorganizzarsi. Figuriamoci l’ONU. Il sonno della ragione delle organizzazioni internazionali è durato parecchio e non accenna a finire. Basta guardare in giro quel che svolazza, non solo da noi.
      Mi sembra che siamo in molti a considerare, non solo su questo blog, l’attuale situazione europea e, più in generale, internazionale come la causa principale di certe conseguenti intemperanze politiche italiane. Certo, riempiendoci scandalosamente di debiti noi italiani abbiamo fatto la nostra parte nel segarci le gambe. Ma mi sembra che anche tu, Rita e altri della redazione condividiate il fatto che Salvini e (purtroppo, almeno per me) anche Di Maio siano figli degli errori della precedente partitocrazia, di una dissennata politica dell’accoglienza e di alleanze europee non sempre orientate al bene comune di tutte le nazioni dell’Unione.
      Trovo la tua fede nella Politica ammirevole. Anche se non riesco a mettere bene a fuoco quale sia secondo te, in concreto, la via d’uscita da questa situazione negativa. Mi sembra infatti che anche i discorsi sulle tecnologie e sul loro impatto sociale possano essere meglio inquadrati quando il perimetro di riferimento politico sia stabile e non in perenne fibrillazione istituzionale.

  • Dopo che abbiamo scoperto che con l’8 settembre in Italia è iniziato il boom economico mi pare che augurare un futuro ai nostri giovani sia pleonastico, nell’accezione di inutile. Com gli adulti e laureati che abbiamo… O forse il testo è stato redatto da Casalini il giovane.

    • Abbiamo anche scoperto che Matera è in Puglia.
      Finalmente una politica che incuriosisce.
      Non se ne poteva più della politica noiosa.

  • E che a Taranto non c’è nessun museo archeologico.

    • Dai Ivano, non fare quello del salotto buono. Sono dettagli da intellettuale di Capalbio. Non esporti così, su un blog pubblico.
      Guarda che al Termidoro, quando Salvini finalmente farà come Barras, manca ancora un po’ di tempo.
      “Lasciamoli lavorare”. E, soprattutto, twittare e facebookare.
      Arriba Zapata.

  • Caro Pietro, non dileggiare troppo gli intellettuali, non io naturalmente che mi annovero tra gli insipienti, ma non se ne può più di 8 settembre, Matera e Taranto. Magari con nuove alleanze, non so, la tua destra e la mia sinistra? Lascio a te la scelta della spiaggia.

    • Non dileggio gli intellettuali, Ivano, men che meno da quando l’intelletto e l’esercizio intellettuale sono considerati, insieme alla cultura e alla preparazione professionale, qualcosa di esecrabile e da additare alla gogna mediatica come strumento di oppressione del popolo e sfruttamento delle masse. Almeno, l’ultima volta che hanno trasformato quell’aula sorda e grigia in un bivacco, hanno poi abbinato il libro al moschetto. Il sanculottismo pentanariciuto non va oltre il tweet. Grazie del pensiero ma, se è vero quanto dicono ormai in molti, cioè che destra e sinistra non esistono più, allora non resta più nulla su cui trovare possibili alleanze o vie d’uscita. Bisognava pensarci prima, adesso questi ce li teniamo. Il vaffa alla Bastiglia è compiuto, le Charlotte Corday sono esaurite, le Vandee non si trovano, il Termidoro non si vede e la ghigliottina del DEF è quasi pronta.

  • Gli uomini nuovi,poggiano sui vecchi…
    Non ci si fa da se.

    • Sì, è verissimo: gli uomini nuovi poggiano sui vecchi. È un’antica verità, confermata dalla genetica, dalle scienze formative, dalla nostra esperienza di tutti i giorni.
      Mi permetto solo di aggiungere che occorre evitare il contrario: che gli uomini vecchi si appoggino troppo sui giovani, nel senso di toglier loro spazio vitale.
      Sono famose le parole del fisico Max Planck, per il quale “i principali progressi della scienza avvengono un funerale alla volta”, riferendosi non solo all’ambito accademico scientifico. Intendeva dire che spesso occorre la fine di un’intera generazione o quasi, per consentire alle nuove idee, teorie, soluzioni di sostituire quelle vecchie.
      Ma senza scomodare illustri pensatori, basta solo (e mi scuso, con sincera contrizione, per la caduta dai quanti ai canti) ascoltare la canzone Father and Son di Cat Stevens.

    • Questo dei vecchi che smettono di occupare la scena solo dopo … il loro funerale è un problema complesso al quale non è estraneo il capitalismo flessibile, che lavora alacremente per mantenere l’umanità eternamente giovane, o “diversamente giovane”, poiché il giovane, o sedicente tale, è da sempre un eccellente consumatore di beni materiali. Avendo «tutta una vita davanti a sé», è più facile accettare l’idea della precarietà nell’attività lavorativa, nella vita sociale, in quella affettiva, in quella etica e politica. Tutto passa e va, domani è un altro giorno. Non rientra negli obiettivi di questa società la maturità dell’età adulta con possibile coscienza infelice, mentre piace a tutti l’immaturità post-moderna con incoscienza felice dell’età giovanile. Siamo un’umanità che non vuole crescere, insomma.

      In un tale clima di presentismo assoluto e a-prospettico, oggi «longevità» è divenuta sinonimo di «precarietà»; la cosa più importante di questi tempi è il godimento immediato e senza misura, autistico e tutto proiettato nell’hic et nunc di un presente pensato, pur nella sua instabilità, come sola dimensione temporale disponibile. Così come l’antico elisir di lunga vita serviva agli Antichi per prolungare singole vite e permettere alla comunità di portare avanti la saggezza degli antenati, il giovanilismo forzato di oggi, perennemente in attesa di un assestamento sempre differito, è funzionale a un progetto d’ingegneria sociale che nulla di buono porterà in futuro. Ergo: non è neanche tutta colpa dei “vecchi” se continuano ad occupare posti che invece dovrebbero essere lasciati ai “giovani” (che nascono già vecchi, visto che prima dei 30anni non sfonda nessuno). E’ da ripensare l’intero sistema. Se non ora, quando … ?

  • So bene Pietro che non dileggi gli intellettuali. Tuoi pari del resto. Lo dico con tutta sincerità. È sempre un piacere leggerti. Grazie.

    • Grazie, Ivano. Vale il reciproco.

  • Il Ministro Toni Nulla, ormai è questo il suo nome, ieri ha postato su Instagram una foto, poi cancellata, che recita così: “Ho revocato la revoca della concessione al mio barbiere”. Facendo intelligente ironia su barba, capelli e i 43 morti del ponte. Nonostante l’accortezza di noi cremaschi che quando si candidò al Consiglio comunale gli regalammo 9 preferenze compresa la sua. Ironia della sorte, non solo la sua, di ironia intendo, ora è addirittura Ministro. Del resto non faceva l’Assicuratore? Chi meglio di lui, avvezzo a liquidare sinistri, avrebbe voce in capitolo per liquidare tutta la questione Morandi? Che poi in molti non gli affiderebbero neanche il rastrello per pettinare il vialetto di ghiaia (infrastruttura) della propria casa cosa importa? In buona compagnia il piccoletto terrone che vorrebbe mantenere a sbafo mezza Italia, il sud, e che minaccia di tagliare alla stampa la pubblicità di aziende statali. Bavaglio o repressione che sia, si sa, la stampa libera che tuona contro questo governo è pericolosissima e va fermata. Dall’altra parte il Presidente Mattarella costretto, memore di Storia, che evidentemente non tutti conoscono, ne fa l’elogio come cardine della libertà. Pettegolezzi o politica? Che tempi complessi, tali che inviare questo commento qui o ad altro titolo non fa più differenza in questo rebelot delle libertà e pensieri contemporanei. Siamo indubbiamente alla massima espressione della democrazia. Tutte le voci contano uguale, scuola, vecchi, giovani, e la Dea tecnologia. Tempi moderni, stritolati dalla meccanica dentata un tempo, stritolati dall’etere oggi. E non c’è neppure bisogno di invocare nuovi comici con bombetta, baffetti e bastoncino. Siamo al massimo della comicità. E’ tutto da ridere.

  • Ultima considerazione: millenni fa la tragedia cedette il posto alla commedia, speriamo ora che non accada il contrario: dalla commedia alla tragedia!

  • Mi sento, Ivano, di dover dire qualcosa di positivo su Danilo Toninelli. So che la prima cosa positiva che ci si potrebbe aspettare di sentir dire dalle nostre parti su Toninelli è che si tratta di uno dei pochi del suo partito a non essere il tipico alfiere del borbonismo “farina, festa e forca”, essendo nato e cresciuto a un tiro di schioppo da noi. Siccome però non sta bene dire certe cose e poiché tra non molto sarà trendy e smart andare a Gaeta a portar corone di fiori a Franceschiello e a Porta Pia a salmodiare al Santo Metro Cubo, mi guarderò bene dal citare sconvenientemente questo elemento geografico tra quelli per lui positivi.
    Dirò invece che è laureato in legge. Non tanto per la scelta di giurisprudenza invece di altre lauree ma per il fatto che non è un asino analfabeta eletto dai suoi simili per solidarietà neurocognitiva. Poi è stato per tre anni ufficiale di complemento nei Carabinieri. Qui so di toccare un aspetto per molti controverso ma per me si tratta di un fatto positivo. Non tanto per la scelta di quest’Arma al posto di altre ma per il fatto che non è un saccopelista tossico eletto dai suoi simili per condivisione metadonica. Inoltre ha preso solo nove voti a Crema. Beh, qui mi fermo, lasciando intuire il ragionamento “a contrariis” da parte mia.
    Mi permetto quindi di dire che se in quel partito ci fossero più Toninelli e meno esponenti d’altro genere, avremmo almeno la soddisfazione di subire il “farina, festa e forca” sapendo che tra i nostri Mastro Titta c’è qualcuno che ha studiato qualcosa di più importante della cartina con le gradinate dello stadio e che ha militato prima dei trent’anni in qualcosa di più importante del cabaret della Bullona. Non è una grande soddisfazione ma, al momento, altre non ne abbiamo.

    • Toninelli ha sicuramente i riflessi più pronti dei vari Fico, Bonafede, Fraccaro & Co., la cui pochezza politica e intellettuale è talvolta disarmante. Come collaboratore del ministro Salvini, impegnato nell’arduo compito di contrastare gli sbarchi di clandestini, si è comportato correttamente, contraddicendo così il costume grillino: quando dico una cosa, ne faccio un’altra. Sono pertanto d’accordo con te, Pietro, se vogliamo salvare dal mucchio selvaggio il meno peggio, salviamo pure Toninelli. Nella speranza che sbagliando, impari.

  • Ma dai Pietro, quando mai un passato da carabiniere e una laurea dovrebbero essere una garanzia per forza. Quanto ai cremaschi che non l’han votato poi non credo proprio che si siano informati della sua sua biografia. L’hanno votato o non l’hanno votato solo perché grillino. E poi mi sembri Piero che a tutti i costi vuole trovare qualcosa di buono in tutti. Del resto anche tu lo chiami Toniniente, mi sbaglio?

    • Ivano, di garanzie non ce ne sono più e in questo sono con te. Semplicemente, dicevo che da Toninelli, e non solo perché è laureato in legge ed è stato ufficiale dei carabinieri, una macchina usata la comprerei, da altri del suo partito no, neanche un monopattino. E ti prego di perdonarmi se aggiungo che è anche uno di comportamento “sobrio”. Non se ne può più di capitan fracassa, tartarini e guasconate, non se ne può più di guaglioncelli furbetti e masanielli arruffapopolo. Hai presente gli altri? “Sobrio” non vuol mica dire che è un genio. Dico solo che ho un trucco per tenere bassa la pressione senza pillole. Quando rischio l’orchite per il giramento di zebedei che un gruppo, un partito, una masnada mi provoca, con un rialzo pressorio allarmante, allora identifico qualcosa o qualcuno in quel cocuzzaro che sia meno peggio, magari non così male, addirittura quasi normale. Ci penso un po’, mi autoconvinco che è meno peggio degli altri ed ecco che il gioco è fatto: sistolica 120, diastolica 80, pulsazioni 60. Non ti dico i miei valori da infarto e ictus pensando ai Cinquestelle senza questo espediente. Funziona, Ivano, credimi. Pensaci: Toninelli. Ha persino il fisico da rugbista, niente panza e grasso viscerale, avrà un BMI 21, hai sentito che cosa dice Francesco, adesso si è persino tagliato i ricci, magari se lo incontriamo a Pradazzo (c’è ancora l’Angelo Nero?) stringe la mano persino a noi.

  • …..si parte dal “riaprono le scuole” e commentando/commentando” si arriva a …..
    E’ il bello di questa “Piazza” no?!?
    E allora vi dico la mia sul Danilo da Soncino:
    Ieri pomeriggio con MLisa missione a Soncino alla Mostra di DEMIS MARTINELLI (sedici locations sedici, a partire dalla “centrale” nella ex Filanda Meroni : potente! Da non perdere!!!) grande artista, ma anche massiccio, grande amico!
    Ci stiamo incamminando dalla Rocca alla Filanda e giusto davanti a noi di spalle ( e che spalle !) la figura atletica del Ministro con “scorta” di ….moglie e figlioletti , sta convincendo la persona al botteghno che è giusto che un Ministro delle Repubblica paghi il biglietto!
    1° bonus!
    Non resisto alla tentazione di ….assaggiarlo: “…buongiorno ministro” /”ciao” …e mi guarda dritto in faccia e risponde alla mia stretta di mano in modo proporzionale ai dorsali imponenti! ….ca vacca!
    2° bonus : niente a che fare con le manine diafane modello “andreot/democristo” che mi erano famigliari negli anni ’80!
    Quatro chiacchere sul “benvenuto” di “grane” che gli hanno predisposto per il suo insediamento, sull’incontro di Martedì a Roma tra Conte, Toti e Bucci: ne uscirà il Commissario? E un saluto cordiale (opto verso la pacca sulla spalla, temendo la seconda stretta!)
    3° bonus: niente di speciale èèèèè, perl’amordiddio, ma è stato come incontrare un “compagno di scuola”, roba da come ti raccontavano la democrazia in Svezia!
    Andavano anche loro, Ministro e “scorta” ( moglie e figlioletti !!!), a vedere la Mostra di Demis e con Demis, erano stati davvero compagni di scuola!
    Governo del “cambiamento”?
    Mah, si vedrà dai!

    • Non c’è più la democrazia in Svezia. A cavallo delle ultime elezioni abbiamo letto cose agghiaccianti e i racconti di chi ci vive sono tutt’altro che edificanti. Vuoi vedere che la democrazia 4.0 nascerà proprio in Italia? Secondo me, lo temono in tanti lassù, agli ultimi piani degli alti palazzi di vetro, costruiti per far vedere che la trasparenza esiste.
      Ah, Ah, Ah, Ah!!!

  • La forma è sostanza? Dall’Olimpo ai piedi per terra. Democratico, uomo qualunque, confidenziale, alla mano. Ma dopo i giorni del crollo la bella foto al mare, famigliola felice, meritato riposo (?), e l’altro giorno sempre foto con revoca della concessione al suo barbiere. Gaffe involontaria? Se ne sarà accorto da solo o glielo avranno fatto notare? Piccole cadute di stile? Fate voi.

  • Pietro, sempre a proposito di Toninelli, già scritto , ma lo ricordo di nuovo: “Il 4 settembre, nella relazione alla Camera, denuncia “pressioni” subite da parte di AISCAT per non pubblicare “i contratti di concessione delle autostrade e tutti i relativi allegati”, con l’opposizione che lo invita a maggior chiarezza; due giorni dopo presenta i documenti incriminati, che risultano però essere dei mesi di gennaio e marzo e rivolti al suo predecessore Graziano Delrio.” Mah, sarà il taglio di capelli, in nuovo look non ho ancora avuto il piacere, o la montatura degli occhiali.

    • Come dicevano i Cinesi: “quando il dito indica la luna lo stolto guarda il dito”.

      Agli italiani interesserà di più che AISCAT abbia fatto pressioni per NON PUBBLICARE i contratti di concessione a Autostrade per l’Italia (perché c’era qualcosa da nascondere), o che il protocollo d’entrata della lettera riporti il timbro di febbraio anziché di aprile? Vedi tu.

      La lettera c’é, o è un’invenzione?

  • La forma è contenuto.

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