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PIETRO MARTINI

Santi subito

Santi, santi subito.

Di Maio e Salvini meritano un procedimento di canonizzazione col rito abbreviato, saltando tutti i passaggi intermedi: servi di Dio, venerabili, beati. Santi subito.

I motivi della santificazione sono diversi. Per meriti volontari e involontari.

Tra i loro meriti volontari spicca quello di aver fermato l’invasione africana e levantina. Certo, restano 700.000 clandestini da rimpatriare. Ma se preghiamo intensamente i due santi di fare il miracolo, miracolo sarà. Alla prima Madonna che apparirà ai fedeli con in mano un foglio di via, sapremo che Dio lo vuole. Deus vult (però togliamo dalle chiese le Madonne nere).

Poi, hanno il merito di aver riavvicinato gli italiani alla politica. Prima di loro era un fuggi fuggi generale, dalle urne elettorali e dalla cronaca politica delle trasmissioni televisive e dei quotidiani, una fuga in massa ad ogni comparsa di un politicante. Tutti a scappare, dicendo no no, basta, che palle. Adesso, invece, tutti a seguire l’ultimo tweet di questo e di quello, ad appassionarsi alle discussioni e alle polemiche dell’ultima ora, e chissà Mattarella, e chissà MoscoWC, tutti a informarsi su cose sinora incognite come il DEF, ad attendere in TV non più la maggiorata di turno ma Marzio Quaglino coi dati su spread, borsa, cambio euro/dollaro. E quando mai?

Inoltre, hanno il merito di aver riproposto una visione nazionale unitaria invece che cantonale, almeno nei discorsi pubblici e ufficiali. Si è ricominciato a parlare, come in tutti gli Stati non afflitti da sindromi post-comuniste e post-confessionali, di popolo e nazione, mentre prima i biancorosei dicevano gente e paese. E poi, italiani di qui, italiani di là, italiani über Alles. Tricolori dovunque, glie la diamo noi l’Europa a quelli là, Macron boia. Insomma, nemmeno ai tempi della fiamma, ai tempi dell’ascia bipenne: niente al confronto di oggi, che non fai in tempo ad accendere la TV o ad aprire un giornale che ti si rovescia addosso una valanga di popolo, nazione, tricolore, sovranità, viva l’Italia.

Tra i loro meriti involontari spicca quello di far divertire tantissimo gli italiani. Ne dicono e ne fanno di esilaranti. Loro e i loro accoliti. Da Matera in Puglia al traforo del Brennero, dall’obbligo vaccinale non obbligatorio al piano per Genova scritto col c(uore?), dagli annunci di strafexpedition di Casalino alla prossima scritturazione di Tria nella Compagnia Carlo Colla. Da sbellicarsi. Uno dice una cosa, l’altro subito una cosa diversa. Come quando si andava al Derby in via Monte Rosa. Del resto, spesso la comicità viaggia in coppia: Yoghi e Bubu, Stanlio e Ollio, Gianni e Pinotto, Walter Chiari e Carlo Campanini, Cochi e Renato, Ric e Gian, soprattutto Totò e Peppino alla stampa di banconote autoctone. Colpisce la loro capacità di rimanere seri mentre la sparano grossa, come quelli bravi a dire le barzellette. Non lo fanno per posa, sono nati così. Uno spasso. L’annuncio messianico dell’abolizione della povertà a mezzo decreto è degno del miglior Petrolini. Del resto, molti vengono dalla scuola di un grande comico. Grazie, da tempo la penisola intera non rideva così di gusto.

Poi, hanno il merito di aver ridato orgoglio e fierezza a noi anziani. Prima di loro sembrava che i gggiovani (si pronuncia con tre gi) fossero gli unici degni di sopravvivenza fisica, corteggiamento mediatico, pubblico consenso. Noi sessantenni sembravamo destinati a essere abbandonati sul pack come i vecchi eschimesi per nutrire gli orsi o abbrustoliti come i vecchi neanderthal per sfamare i nipoti prima della caccia. Invece, grazie a loro oggi ci sentiamo al top, proprio the best, molto smart, fancy e trendy. Il motivo? La massa di giovinastri che si sono portati dietro in parlamento, che rilasciano interviste a manetta e reagiscono sbroccando e sbarellando non appena qualcuno frena i loro deliri di onnipotenza. Visti questi gggiovani, è proprio un gran sollievo essere anziani. Che conforto, che consolazione ascoltare le dichiarazioni di questi giovinottazzi e ragazzotte supponenti, mentre recitano la filastrocca con la cantilena delle frasi a memoria, la mimica forzata che vorrebbe essere convincente, il nulla più nullo detto al microfono, però con tale spocchia e iattanza. Che soddisfazione sapere che adesso, grazie alle esternazioni di questi gggiovani, noi anziani possiamo girare a testa alta (schiena permettendo).

Infine, hanno il merito di aver confermato definitivamente a tutti, elargendo quattrini senza dover lavorare, che l’epoca del lavoro è finito. È iniziata l’epoca dell’ozio. Lo ripete nei salotti mediatici il loro guru apripista. Le macchine fanno tutto, lavorare non serve. Per cui, godiamoci come gli antichi ateniesi il nostro fancazzismo. Kalòs kai agathòs kai fancazzòs. Non saremo ad Atene, però in Magna Grecia abbiamo parecchi elettori.

PIETRO MARTINI

13 Ott 2018 in Politica

22 commenti

Commenti

  • ….gustosissimo e nemmeno troppo paradossale, direi, Pietro (accrescendo di una decina, mi accomuno nei ritrovati orgoglio e fierezza!).
    Il punto è che dubito fierammente che “quelli in scadenza”(è perifrastico attivo, non qualitativo, nè!) in EU siano dotati dello stesso sense of humor, e, magari proprio in relazione alla loro prossima scadenza (in parecchi pensano anzi che siano già ….”scadenti”!) decidano di pestare i pugni sul tavolo e allora altro che “Kalòs kai agathòs kai fancazzòs” ( io ho fatto lo scientifico e più che capire ….intuisco!), quelli li ci mettono un niete a replicare il “metodo Atene” (che, secondo loro, gli è venuto anche così bene!) anche per il “buffo stivale” che , una faccia una razza, è “pppaese do sole” così come la terra degli Achei!
    E cmq, nel frattempo i piddini continuano a ….farsi/ci del male…. campo libero!!!!

  • Un capolavoro, Pietro, di ironia (non sei nuovo, è vero, ma forse questo post tocca il top!).

    Dietro l’ironia, anche se con le forzature che caratterizzano un pezzo letterario come il tuo, c’ molta verità.
    Dei meriti, indubbiamente, li hanno i due leader: quelli che hai sottolineato sono del tutto condivisibili (almeno da parte mia).
    Ciò nonostante, giorno dopo giorno alimentano le mie preoccupazioni, anzi le mie paure.
    Non mi preoccupo tanto delle contraddizioni, delle gaffes di Toninelli (che tu hai chiamato in un altro post “Toninulla”) o la miriade di tweet e di messaggi mediatici che ci inondano ora dopo ora).
    E non mi preoccupa neppure l’assoluta impreparazione degli uomini di Di Maio (a parte eccezioni) e neppure la baldanza giovanile.
    Quello che mi preoccupa è il loro… delirio di onnipotenza (contro tutto e contro tutti perché tutto e tutti – coloro che si permettono di esprimere critiche sono nemici del popolo).
    Un delirio di onnipotenza che, spinto ancora più in là, potrebbe far saltare lo Stato di diritto e, in un contesto più ampio, la stessa Unione europea.
    Gli “amici del popolo”, gli autentici interpreti del popolo, li conosciamo dalla storia e sappiamo dove hanno “condotto” il loro popolo!

  • Spassosissimo il bacino elettorale in Magna Grecia.
    Piero, non mi pare che Pietro risparmi granchè di questo governo. Ha anche cambiato opinione rispetto a Toninelli, da cui tempo fa, al bisogno, avrebbe acquistato una macchina usata.
    Invece che non capisco è il pensiero di Francesco, infatuato dal cambiamento a commenti alterni. Boh, sarà che io invece ho fatto solo le Magistrali. Quanto al tuo pensiero, Piero, e mi auguro non profetico, quello è anche il mio, e di tutte le persone o genti pensanti di questo paese, che continuerò a chiamare così. In modo che tutti insieme, prima che sia tardi, si cambi titolo al bel post di Martini: Fermi subito. A meno che il popolo della Magna Grecia, inchiappettato dal mancato reddito, non ci pensi da solo. Certamente non possiamo aspettarcelo dai beneficiari del condono fiscale, sempre che le elargizioni non finiscano da Bologna in giù. In questo caso Fermi subito troverebbe compimento.

  • Ringrazio Francesco, Piero e Ivano per il loro cordiale apprezzamento e mi scuso per l’esternazione tra lo scherzoso e il paradossale, senza pretesa di diagnosi politica e solo come nota di costume. Ogni tanto mi permetto di approfittare della paziente tolleranza degli amici di CremAscolta per qualche divagazione sull’attualità che può provocare maggior buonumore.
    È difficile prendere posizioni serie su quanto sta accadendo. Capisco le preoccupazioni delle persone più responsabili e i timori dei più avveduti. E forse fare ironia su questa situazione potrebbe sembrare fuori posto e poco responsabile. Il fatto è che a volte si perdono di vista gli elementi più drammatici e si viene presi da momenti di divertimento, magari colpevole ma umanamente non evitabile.
    Mi dispiace sinceramente per gli italiani che stanno peggio e già soffrono, perché temo che saranno loro a stare ancora peggio e a soffrire ancora di più. Spero di sbagliarmi. Se per caso questo governo facesse i miracoli che promette, sarei il primo a essere felice per tutti e a dire bravi ai responsabili del risultato. Non resta che attendere questo risultato. Per ora, ogni previsione diventa un azzardo. Il vantaggio di chi è credente è che può pregare. Aspettiamo i fatti.

  • …sull’onda della “mezz’ora in +”, speciale dell’Annunziata di oggi pomeriggio, e istigato da Sergio Rizzo su Repubblica dal titolo «Il veleno nel decreto Genova», ho rovistato in rete alla ricerca del testo del famigerato “Decreto su Genova”, quello che, passato dal Parlamento, dovrebbe dare il via alla ricostruzione.
    Il pdf del Decreto, datato 27.9.2018 su cui ho messo le mani, titola: “DISPOSIZIONI URGENTI PER LA CITTÀ DI GENOVA, LA SICUREZZA DELLA RETE NAZIONALE DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI, GLI EVENTI SISMICI DEL 2016 E 2017, IL LAVORO E LE ALTRE EMERGENZE”.
    Oddio! Ma non sitrattava di darsi uno strumento, per affrontare nel più breve tempo possibile l’emergenza causata dal crollo del “Morandi” e diventare operativi al più presto rispetto alla sua ricostruzione?
    CAPO I
    “Interventi urgenti per il sostegno e la ripresa economica del territorio del Comune di Genova”
    Ok di questo si tratta! E si articola in 11 articoli.
    CAPO II
    “Sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti.”
    Mi dico: si approfitta della decretazione d’urgenza, per inquadrare il tema della sicurezza in generale. Dall’art 12 all’art. 16.
    CAPO III
    “Interventi nei territori dei Comuni di Casamicciola Terme, Forio, Lacco Ameno dell’Isola di
    Ischia interessati dagli eventi sismici verificatisi il giorno 21 agosto 2017”
    Arioddio: maccheccentra con l’emergenza Genova? Dall’art. 17 al 36.
    CAPO IV
    “Misure urgenti per gli eventi sismici verificatisi in Italia centrale negli anni 2016 e 2017”
    E qui, l’affare si ingrossa! Dall’art 37 al 39.
    CAPO V
    “Ulteriori interventi emergenziali” dall’art. 40 al 45 e qui, la genericità è assoluta: a partire dal famigerato ART. 41 (Disposizioni urgenti sulla gestione dei fanghi di depurazione) fatto oggetto dell’articolo di Rizzo su Repubblica: innalza di 20 volte l’utilizzo dei fanghi da depurazione in agricoltura!?!
    Con tutta la simpatia per il volonterosissimo, simpaticamente ricciuto, quasi conterraneo Toninelli, la domanda sgorga prorompente: ma checciazzecca tutto ciò con il “Decreto urgente su Genova”?
    Quale la logica funzionale, ma anche politica di un….”milleproroghe” adattato ad un accadimento così unico ed eccezionale?
    Chi non ama questo Governo “del cambiamento” lo gratifica di “dilettantismo allo sbaraglio” ma, qualche dubbio….. direi a Pietro di ripensare la procedura di beatificazione subitanea!
    http://www.themeditelegraph.com/it/r/MediTelegraph/Shipping/decreto-genova.pdf#page=39&zoom=70,-425,25

  • Anch’io, Pietro, non perdo la fiducia di trovarmi di fronte a un miracolo: l’economia, con la liquidità che viene messa sul mercato grazie alla redistribuzione della ricchezza, cresce la domanda, cresce l’occupazione di chi lavora sul fronte dell’offerta… e nasce un circolo virtuoso.
    Ma… ho forti dubbi. Ne avrei di meno se la quota “investimenti” e quella della “spesa” fossero invertite (3/4 di investimenti e 1/4 del reddito distribuito): ne ho parlato ampiamente nel mio post “La quadratura del cerchio”. Ora vedo che il governo sta correndo ai ripari e, dopo avere accontentato i due elettorati, sta cercando di racimolare le briciole (in deficit) a favore degli investimenti, pur di avere la benedizione della Ue.
    La mia paura, in altre parole, è che, pur di soddisfare le “legittime aspirazioni del popolo”, nel medio e lungo termine il governo conduca questo popolo in un burrone.
    Ma spero sempre… nel miracolo.

    Sia chiaro: è legittimo mantenere ciò che si è promesso, ma questo può essere realizzabile se lo Stato ha le risorse necessarie o se riesce a convincere i risparmiatori a prestarglieli. Tutto qui.

  • Un post in perfetto stile Vincenzo De Luca capace di dare qualche istante di serenita’ agli oppositori di questo governo, che sentitamente ringraziano Pietro. Perfetto. Ma fuor di burla, mi chiedo: dov’erano negli ultimi anni, mentre l’Italia andava a scatafascio, i timori e le preoccupazioni di tutte “le persone o genti pensanti di questo paese”, “le persone piu’ responsabili portatrici di timori avvenduti”? Beate loro. Perche’ fino all’atro ieri queste genti di destra e sinistra dormivano tranquille, nonostante tutto quello che e’ successo? E che dire dei patetici Pd e Forza Italia che, dopo averci mandato in malora, oggi dicono di avere nel cassetto ricette perfette (che ben si guardano dal rivelare) per superare brillantemente la crisi economica. Non potevano applicarle prima? L’occasione l’hanno avuta, anzi, piu’ d’una. Davvero qualcuno puo’ pensare che ci salveranno Tajani, Minniti e Zingaretti?

    • Alla domanda “dov’erano quando”, Rita, intendendo i partiti oggi all’opposizione, gli italiani hanno già risposto il 4 marzo: erano a scavarsi la fossa per la loro inumazione elettorale. In effetti, i meriti dell’attuale governo da me indicati (quelli volontari, ovviamente) corrispondono proprio ad alcuni tra i numerosi demeriti dei governi precedenti.
      Detto questo, non è che siccome prima eravamo nella padella adesso dobbiamo star contenti di essere nella brace. Si potrà forse sostenere che adesso invece stiamo meglio di prima. Non lo so. Non possiamo escluderlo a priori, in effetti, a voler essere davvero ottimisti. Ma per ora tutto appare come una scommessa, un azzardo, un rischio. Il che potrebbe risolversi in modo molto negativo o molto positivo. Per questo credo si debbano aspettare i risultati. La mia opinione è che si sarebbe potuto trovare un modo di rimediare agli errori precedenti senza correre pericoli del genere. Ma ormai siamo imbarcati con questi nocchieri e sarà tra non molto, in alto mare, che vedremo se sarà naufragio o buon approdo.
      Comunque hai ragione, bisogna sempre tenere a mente che quelli di oggi sono figli, per reazione, di quelli di ieri.
      Cercherò di precisarlo nel mio prossimo post, insieme ad altro.

    • “le persone o genti pensanti”, visto che indirettamente mi citi, il 4 marzo c’erano eccome, ma senza giochi di prestigio da illusionisti. D’altronde non siamo tutti così bravi da legarci ad un palo per resistere al canto delle sirene. E’ più facile farsi ammaliare che resistere. In nome di un realismo che ha fatto i conti con mercati, globalizzazione e speculazioni varie, contro atteggiamenti da novelli Robin Hood che non han considerato le dinamiche interne all’elenco di poco fa, e neppure quell’Europa che stanno rischiosamente sfidando. Non ultimo il credere che la politica possa avere il sopravvento su quelle leggi economiche, che magari i vari Minniti o Zingaretti han ben presente, ma che questo Governo, nel suo delirio di onnipotenza, crede di poter contrastare. In tutti i casi tempo al tempo: già assistiamo ad un realistico ridimensionamento delle promesse elettorali, senza considerare le differenze che giorno dopo giorno emergono tra i due firmatari del contratto. E poi Rita, scusa, ma non sei a Genova ad assistere alla velocissima ricostruzione del ponte ex Morandi? O a tranquillizzare i residenti della valle del Polcevera, che già manifestanti due volte, stanno dimostrando di non avere un minimo di pazienza?

    • Personalmente, Pietro, sono tra quelli che credono che adesso si sta meglio di prima. Gia’ in altre occasioni, tuttavia, ho rimarcato il fatto che, secondo me, il governo giallo-verde e’ un “governo di transizione” tra le vecchie concezioni poliche e quello che verra’. Non bisogna essere dei politologi per capire che l’attuale sodalizio D Maio-Salvini e’ legato a doppio filo a un contratto sottoscritto dalle parti, terminato il quale non avra’ piu’ ragione di esistere. I sondaggi del lunedi’, e cioe’ di oggi, danno la Lega a quasi il 32% e Fratelli d’Italia all’8,5%, il che significa che tra qualche tempo potremmo trovarci davanti a un centrodestra strutturato che oltrepassa il fatidico 40% dei consensi, e allora tutto cambierebbe di nuovo.

      Tragedie messe in scena dai media a parte, non credo che l’Italia stia attraversando la tempesta pefetta. Ne ha attraversato diverse negli ultimi anni, questo si, ma adesso siamo in bonaccia. Bisogna aspettare che ripigli il vento. Mi sembra avventato giudicare un governo dopo soli cento giorni di esercizio. Anche se, a dire la verita’, lo stavano gia’ bocciando a suon di numeri farlocchi dopo appena una settimana. Una fretta sospetta, non credi?

    • Ivano, so che la linea “repubblichina” sostiene la tesi dei mercati sovrani, ma c’e’ un mondo la’ fuori che la contraddice. Vedremo chi ha ragione.

      A Genova non ci sono scontenti, infatti, ma solo 300 famiglie in attesa dei risarcimenti da parte dei compagni Benetton. Gli sfollati sono tutti accasati, scuolabus straordinari portano avanti e indietro gli studenti, la ferrovia funziona meglio di prima. Ieri c’e’ stata una maratona di solidarieta’ con oltre 5mila cittadini. Le recriminazioni esistono solo nella mente dei frustrati che stanno all’opposizione e Bucci e’ una garanzia che i lavori di ricostruzione saranno puntualli. Tutto bene, per il momento.

  • Concordo con te, Rita, sul fatto che si tratti di un governo di transizione, magari non proprio di così breve durata come sostengono alcuni suoi detrattori. E, più in generale, sono d’accordo con te sul fatto che stiamo entrando in una stagione politica molto diversa dalle precedenti.
    Forse un periodo di quasi cinque mesi è un po’ breve per esprimere giudizi. Però non proprio brevissimo.

    Comunque, come mi sembra stiamo dicendo in molti, sarà nelle prossime settimane che vedremo i fatti, i numeri e i dati di realtà, sempre ammesso che sia possibile una loro misura condivisa. Dopo sei/sette mesi dall’insediamento al potere di questi governanti, sarà possibile cominciare a esprimere opinioni basate su elementi concreti.

    Nel frattempo, i comportamenti degli attuali esponenti di questi due partiti continuano a offrire spunti e occasioni di riflessione interessanti. Credo quindi che l’attendere i primi risultati effettivi della loro azione non sia incompatibile con le osservazioni e i commenti che i cittadini possono intanto svolgere sul loro modo di essere e di relazionarsi con il resto dell’Italia e del mondo. La messe di stimoli da loro offerta pubblicamente merita la dovuta attenzione e considerazione.

    E poi, scherzarci un po’ su si può ancora fare. Per adesso siamo solo al tireremo diritto e al molti emici molto onore, anche se certe reazioni da lesa maestà cominciano a manifestarsi. Godiamoci la rappresentazione. Di più, fino alle prossime elezioni, non possiamo fare.

    • Ovviamente satira e ironia sono sempre lecite. A patto, pero’, che si ironizzi su cio’ che realmente accade e non su cio’ che si dice sia accaduto poiche’ non e’ la stessa cosa. Ammetterai che da giugno ad oggi e’ stato detto di questo governo di tutto di piu’, come se i loro predecessori non ci avessero portato alla rovina.

    • Quello che gli altri dicono di questo governo è molto meno stimolante di quello che questo governo da quasi cinque mesi dice di se stesso, degli italiani e del mondo.
      Ciò che succede a Roma è molto più interessante di ciò che succede a Bruxelles.
      Da De Gasperi a Renzi, è difficile poter contare su rappresentazioni politiche così coinvolgenti e pungolanti. Questo governo ha surclassato in meno di cinque mesi oltre settant’anni di narrazioni governative repubblicane, persino quelle craxiane, quelle berlusconiane, quelle renziane.
      Al confronto, tutti dilettanti. Non sono questi i dilettanti, erano quelli venuti prima. Questi sono professionisti. Per le cose che contano. Non c’è paragone.
      E da oggi, di nuovo su il sipario, di nuovo in scena, per le ultime novità sul fatidico papiro.
      Viva il Popolo, che ha sempre ragione e che al sessanta per cento lo vuole.
      E che, dopo i primi assaggi, lo vorrà all’ottanta, al cento per cento.
      Oggi la democrazia si misura in base all’appetito del Popolo.
      Sia dunque fatta la volontà del Popolo.

  • Ma come si fa a dire che gli sfollati, trovato un tetto, aspettano solo un risarcimento? Io credo che perdere la propria casa significhi perdere la propria storia, la propria identità. Quanto al resto, se vuoi fare credere che a Genova si stia meglio di prima, ti lascio tutta la tua sicurezza. Del resto, se ti rifiuti di vedere la drammaticità del momento che stiamo vivendo, e non di transizione purtroppo, c’è poco da discutere, se non per ricordarti che le criticità denunciate dai giornaloni sono emerse ben prima del risultato elettorale e del conseguente contratto. Già in campagna elettorale ci si interrogava sulla possibile realizzazione di tante promesse. Con la differenza che ora siamo al dunque.

    • Vedi Ivano, tu Genova la leggi mentre io la vivo. C’e’ differenza. Siamo tutti d’accordo che gli sfollati abbiano subito un danno emotivo oltre che economico, ma diventa difficile rivalersi sul pull di dementi che negli Anno ’60 hanno costruito un viadotto di quella portata sui tetti dei palazzi di un quartiere periferico perche’, in fondo, ci stavano gli sfigati. Per lo piu’, quei fini strateghi e urbanisti sono morti.

      Meta’ dei palazzi coinvolti nel crollo verranno demoliti, almeno i compagni multicolori della Bennetton caccino il grano per i risarcimenti. Questo e’ il punto su cui i genovesi non intendono transigere.. Per il resto, la vita quotidiana scorre (grazie a Bucci e Toti) come prima.

  • Sara’ che ho vissuto 10 anni a Milano e oltre 30 a Roma ma condivido quello che dice Martini ed altri commenti di suoi lettori e/o amici. Sono partito a 19 anni dal mio paesello di meno di mille anime ( Cirella, frazione del comune di Diamante, cinquemila abitanti) , ci sono tornato a 63 anni, mi sono goduto la pensione per 15 giorni ed ho subito capito che l’ozio/riposo non faceva per me. Ho acquistato una attività turistica (lido balneare) e la gestisco dal 2005. Lavoro non avendone necessità (2200 euro al mese di pensione). Forse sono un meridionale/emigrato atipico “educato” al centronord ma certo non mi riconosco in quelli (Magna Grecia o no) che hanno votato Lega o 5stelle e spero che durino giusto il tempo necessario a riorganizzarsi (sinistra, non so come chiamarla diversamente) con lz’auspicio che non facciano troppi danni. Continuerò a leggervi e, stimolato, interverrò nelle vostre riflessioni. Grazie
    Enzo Ait

    • In effetti, le cose potrebbero prendere politicamente una certa piega oppure un’altra a seconda di quali forze riusciranno a riorganizzarsi per prime o anche a organizzarsi ex novo per tempo.
      Per adesso, non mi pare si intravedano ancora alternative politiche sufficientemente forti rispetto a questa alleanza (o “contratto”) tra i due partiti al potere.
      Il problema è che, se anche per qualche motivo questo governo terminasse, non ci sarebbero, almeno per il momento, possibilità di avvicendamento credibili, basate su diverse coalizioni e soluzioni istituzionali.
      Naturalmente, senza considerare le ipotesi di nuove elezioni, di violazioni della costituzione, di colpi di stato.

  • Mi pare interessante, Enzo, quanto scrivi.
    Se riesco a capire la logica del reddito di cittadinanza (se applicato però in funzione di un posto di lavoro in seguito a una formazione ad hoc), faccio fatica a comprendere la logica di quota 100.
    Quello che temo è un esercito di giovani pensionati (a 62 anni si è oggi ancora giovani) che lavoreranno in nero.
    Lasceranno liberi posti di lavoro per i giovani?
    Se si tratta del settore privato, ho molti dubbi.
    Nel settore pubblico, invece, qualche posto si libererà (penso ad esempio al settore degli insegnanti), ma il costo che avrà tale riforma è eccessivo rispetto ai vantaggi che si avranno.
    Lo riconosce anche un docente universitario (il direttore del prestigioso collegio Sant’Anna), di area Cinque stelle, il cui nome circolava mesi per il posto di ministro dell’economia.

    Sarà una riforma che nell’arco di pochi anni costerà un centinaio di miliardi: proviamo a pensare quanti posti di lavoro si potrebbero creare con investimenti in infrastrutture con 100 miliardi.
    La manovra targata giallo-verde è sbagliata nel suo impianto: doveva essere composta da 2/3 di investimenti e 1/3 di distribuzione del reddito. Solo così avrebbe creato le condizioni per una distribuzione del reddito ai bisognosi anche più cospicua (non assistenzialistica, però).

    • Le solite leggende metropolitane. Non conosco nessun 62enne che abbia voglia di lavorare in nero dopo la pensione, anzi, non vedono l’ora di godersi in santa pace il poco tempo che rimane. Avanti i giovani, è giusto che sia così. Di 35 Paesi dell’area eurasiatica, molti dei quali europei, l’Italia è 33esima come età effettiva di pensionamento degli uomini (62,1 anni) e 24esima come età effettiva delle donne (61,3 anni). Dobbiamo farci seppellire dietro alla scrivania rispondendo all’ultima chiamata di servizio?

  • O, come diceva quel miliardario cinese che si è ritirato dagli affari:
    …”Preferisco morire in spiaggia che in ufficio”.

  • Non conosco bene i dati effettivi, però mi sembra che non siano pochi gli ultrasessantenni che preferiscano continuare a lavorare, anche per diversi anni ancora, spesso per motivi di soddisfazione personale e non solo per ragioni economiche. Personalmente ho fatto una scelta opposta ma mi pare che la realtà offra parecchi esempi in senso contrario al mio.
    Quanto indicato da Enzo Aita non mi stupisce quindi più di tanto. Anche perché sono stato diversi anni fa a Diamante e devo dire che quelli sono luoghi, soprattutto il litorale di Cirella (col bel tempo, raggiungere l’isola a nuoto era un piacere), in cui forse continuare a lavorare è più motivante che altrove, magari gestendo una struttura balneare e gustando le numerose opportunità del posto, alimentari, culturali e marine. Confesso che provo un poco di invidia (mista ad apprezzamento) per Enzo Aita.

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