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RITA REMAGNINO

Incubatoio Italia

Il nuovo millennio richiede un cambio di passo, già in parte avvenuto. Per chi ancora non se ne fosse accorto, si sta diffondendo il desiderio di un ritorno a più solidi principi e valori che si potrebbero genericamente definire “spirituali”, o “tradizionali”, i quali sono l’esatto opposto dell’inconsistenza e della desolazione della proposta materialista ed economicista dell’ultimo secolo, oggi nella sua fase terminale. Chi segnerà la svolta? Forse, il populismo indicato da taluni come la malattia della democrazia?

In realtà l’onda populista non è la causa del malessere dell’Occidente bensì l’effetto. Ciò che adesso sta accadendo nella Vecchia Europa non lo hanno causato i movimenti populisti ma chi ha mal governato negli ultimi anni. I pessimi governanti hanno portato alla ribalta il popolo come soggetto politico storico, e adesso ne hanno paura. Un popolo “cosciente di sé” può rivelarsi una miscela esplosiva per chi comanda, essendo un mix di demos (popolo politico), ethnos (popolo definito dalla sua storia e dalla sua cultura) e plebs (iraconde classi popolari).

Ma qui si doveva arrivare, non c’era scelta. Se è vero, infatti, che le società sono guidate dalla testa, è altrettanto evidente che il corpo sociale possiede anche una pancia, nella quale, secondo gli Antichi che erano infinitamente più saggi e sapienti di noi, non a caso risiede il “secondo cervello”. Sarà quest’altro organo pensante il motore del risveglio collettivo, della ribellione dell’anima stanca di essere completamente sottomessa e soverchiata? Forse, no. Non siamo ancora pronti. Prima si dovranno elaborare “nuove sintesi teoriche” ampie abbastanza da poter comprendere metafisica, scienza, arte e cultura all’interno di quadri teorici organici che fungano essi stessi da guida “pratica” nell’azione politica. E’ più facile formare gli individui a un “nuovo pensiero” piuttosto che riformare e riadattare le vecchie concezioni per renderle compatibili con nuove situazioni.

Per questo motivo possiamo definire l’attuale fase politica italiana “di transizione”. Siamo in un momento di passaggio, stiamo guadando il fiume e abbiamo l’acqua alle ginocchia. Da cosa lo si capisce? Dal fatto che sono ancora troppo riconoscibili nel cosiddetto “progetto populista italiano” le vecchie categorie novecentesche di sinistra e destra: da una parte la deriva comunista, impraticabile e assurda, dell’utopia grillina, dall’altra l’esigenza di un sovranismo da intendersi come richiesta legittima di restituire dignità e sovranità al popolo, alla Nazione e allo Stato, troppo timido (o democristiano?) nel suo incedere.

E’ solo un inizio, non si può pretendere tutto e subito. Ma una cosa è certa: indietro non si torna. Di entrambi i populismi si possono criticare le modalità, alcuni contenuti, certi linguaggi, le semplificazioni comunicative e la convinzione opinabile che tra un popolo e il suo leader non servano filtri, ma non la richiesta legittima di una maggiore partecipazione alla cosa pubblica. Quanti si stanno prodigando negli ultimi mesi per “separare” le due parti in causa se ne facciano perciò una ragione: stanno perdendo il loro tempo.

Ad oggi l’unico divorzio conclamato è quello avvenuto tra l’Unione europea e l’Europa reale. Qualcosa non ha funzionato, evidentemente, se gli Stati che dovevano unirsi oggi sentono il bisogno di tornare ad essere sovrani. Chi difende i propri confini come segno di civiltà non è un pericoloso delinquente, né un becero razzista, ma solo un cittadino che chiede il rispetto delle regole per scongiurare il caos. Se questa necessità si è fatta ultimamente pressante non è colpa dell’”agita-popolo” di turno o dei social, che sono ormai l’unica valvola di sfogo e di espressione. Se si snobbano i media controllati dal vertice che con la scusa delle fake news vuole imporre le sue opinioni, non è per partito preso ma per necessità di sopravvivenza. Il clima sta cambiando.

In genere il “politicamente corretto” emerge in periodi storici di grande suscettibilità, quando sono in corso trasformazioni della società secondo progetti di alcune élite insicure delle loro stesse posizioni. In questo senso, l’Italia “contestatrice” di oggi può essere considerata l’incubatoio d’Europa. Ben venga, dunque, l’accusa di aver operato “una deviazione senza precedenti”. Era ora. Finalmente! “Fusse che fusse la vorta bbona” (ricordate il tormentone di Nino Manfredi?) che un alito di aria fresca muova le acque morte dello stagno e crei nuova vita.

RITA REMAGNINO

19 Ott 2018 in Attualità

23 commenti

Commenti

  • Valori spirituali o tradizionali? Li vedi solo tu. Io vedo solo cinismo, egoismo, spirito di rivalsa, e una gran paura da parte di tutti. E la paura, si sa, mangia l’anima, togliendole tutto lo spirituale.

    • Diciamo che un sano recupero dei valori tradizionali è visto di buon occhio dal 62% degli italiani. Gli altri hanno paura, è chiaro, il cambiamento spiazza. Bisogna avere le spalle larghe per “armarsi e partire”, mentre stare seduti al bar non costa nulla.

  • Ma Rita, al bar gli artisti e gli intellettuali ci sono sempre andati. Tante pagine di letteratura e di politica sono nate davanti a un caffe o un bicchiere di vino. Vuoi un elenco?
    1) Caffè Greco Roma: Casanova, Stendhal, Goethe, Lord Byron o Hans Christian Andersen;
    2) Florian Venezia: Lord Byron, Charles Dickens e Marcel Proust.
    3) Closerie des Lilas, Parig: Emile Zola, Paul Cézanne, Paul Verlaine, Modigliani, Picasso, Jean-Paul Sartre, Oscar Wilde, Man Ray e molti altri. Hemingway;
    4) Café New York, Budapest: Gyula Krúdy, Ferenc Molnár, Zsigmond Móricz e Dezső Kosztolányi
    5) Grand Café, Oslo: Henrik Ibsen;
    6) Le Café Procope Parigi: Paul Verlaine, Victor Hugo, Alfred de Musset e Honoré de Balzac;
    7) La Closerie de Lilas, Parigi: Ernest Hemingway, Scott Fitzgerald o Henry Miller, Oscar Wilde, Samuel Beckett e Jean Paul Sartre;
    8) Le Café de Flore: Jean Paul Sartre e Simone de Beauvoir, Albert Camus, Boris Vian e Jacques Prévert;
    9) Le Café Procope: Voltaire, Diderot, Rousseau,Paul Verlaine, Victor Hugo, Alfred de Musset e Honoré de Balzac.;
    10) Le Café de la Paix Parigi: Émile Zola, Guy de Maupassant, Oscar Wilde, Marcel Proust, André Gide, Ernest Hemingway;
    11) La Closerie de Lilas, Parigi: Émile Zola,Paul Cézanne e Théophile Gautier, Paul Verlaine e Guillaume Apollinaire, Ernest Hemingway, Scott Fitzgerald o Henry Miller, Oscar Wilde, Samuel Beckett e Jean Paul Sartre;
    12) Le Café de Flore, ParigiJean Paul Sartre e Simone de Beauvoir, Albert Camus, Boris Vian e Jacques Prévert;
    13) Non dimentichiamo il caffè quadri a Trieste, il Pedrocchi a Padova, il Cipriani a Venezia, Torino…
    14) Ti basta?
    Senza dimenticare questo: “Il Caffè”. “Il Caffè fu un periodico italiano, pubblicato dal giugno 1764 al maggio 1766. Nacque a Milano ad opera di Pietro Verri e Alessandro Verri con il contributo del filosofo e letterato Cesare Beccaria e del gruppo che era solito raccogliersi all’Accademia dei Pugni. I fondatori del Caffè, pur provenendo dall’aristocrazia, furono i portavoce delle istanze culturali, sociali e politiche delle classi emergenti che puntavano allo svecchiamento delle istituzioni e alla razionalizzazione dell’apparato statale. Il periodico divenne il principale strumento di diffusione del pensiero illuminista in Italia”.
    “Il titolo ha allo stesso tempo sia un valore simbolico sia un valore reale. In quel periodo si stavano rapidamente sviluppando le botteghe di Caffè in seguito alla diffusione e all’uso della bevanda, alla quale venivano attribuite grandi virtù salutari”.
    “Le botteghe di Caffè del 1700 erano luoghi nella quale si riunivano uomini aperti alle novità e dove si creavano le condizioni adatte alla nascita di nuovi periodici tramite la partecipazione attiva, prendendo parte alle discussioni o passiva con la lettura”.
    “Questo tipo di locale, diffuso soprattutto in Inghilterra, divenne un luogo di incontro e discussione aperto, del tutto nuovo. Non era la piazza del Medioevo, sede di cerimonie religiose e di attività politiche ed economiche, non era la corte del Rinascimento dove si elaboravano quei modelli tipici di quella società (dal cortigiano, all’amor platonico, alla lingua aulica), non era neppure il salotto del primo Settecento, come quello di Cristina di Svezia nell’ambito del quale sorse l’Accademia dell’Arcadia. La caffetteria era un ambiente diverso che non richiedeva particolari requisiti per essere frequentato. Poteva entrare chiunque fosse disposto a pagare il prezzo della consumazione per intrattenersi con la lettura dei giornali esteri o, semplicemente, per godersi un’amabile conversazione”.
    Cara Rita, anche l’Illuminismo fu un cambiamento. Se poi per te è pari a quello in atto…

    • Mah, spero che la ricerchina sui bar voglia essere una nota di folklore, di cui peraltro non si capisce il senso. Il fatto che gli intellettuali dei secoli passati, quando c’erano gli intellettuali, andassero al bar a fare salotto significa che quelli che oggi vanno al bar a passarsi il tempo sono intellettuali? A Crema nel ‘700 c’era il “Bottegone”, noto ritrovo di nobili acculturati (e massoni), mentre oggi c’è un bar ogni 10 metri ma mancano gli acculturati. E’ il progresso.

      I bar, comunque, non c’entrano nulla con il post.

  • Concordo, Rita, quando scrivi:
    “Di entrambi i populismi si possono criticare le modalità, alcuni contenuti, certi linguaggi, le semplificazioni comunicative e la convinzione opinabile che tra un popolo e il suo leader non servano filtri, ma non la richiesta legittima di una maggiore partecipazione alla cosa pubblica”.

    • Piero, da sempre sostengo la transizione “necessaria” incarnata da questo governo. Né Pd né Forza Italia, gli altri è inutile menzionarli, sarebbero stati in grado di farci attraversare il fiume, e difatti si sono ben guardati dal farlo. Negli ultimi sette anni abbiamo avuto al governo dei grigi burocrati che si limitavano ad eseguire gli ordini superiori. Non si poteva andare avanti così; e pertanto, viste le più che valide ragioni di forza maggiore (uscire dalla stagnazione, pena la sopravvivenza), è inutile stracciarsi le vesti sui dettagli. Non adesso, almeno, che bisogna quagliare, e in fretta. Per quanto mi riguarda, ma l’ho già detto, vedo il bicchiere mezzo pieno.

  • Piero, stai scherzando? Votare solo in base alle proprie aspettative opportunistiche è partecipazione?

    • Dare un esplicito mandato elettorale e aspettarsi il rispetto del medesimo (mai successo in Italia), è partecipazione.

  • Difatti Rita. Il tuo post l’ho commentato stamattina alle 07:47, e ritengo di non avere altro da aggiungere. Invece la ricerchina sui bar si riferiva solo al tuo commento delle 12:30. E rileggendolo meglio anche a me verrebbe da chiederti: ma cosa c’entrano i bar?

    • Non mi pare che vada spiegato un paragone così elementare: è il momento di “armarsi e partire” e non di stare seduti al bar. Sono evidentemente due immagini in contrapposizione: fare e stare immobili, agire e subire, eccetera.

  • Non vedo, Rita, nessun cambiamento se non nella forma: a inaugurare il populismo in Italia è stato Berlusconi seguito poi da Renzi. Tutti alla rincorsa di una politica di corto respiro (grandi promesse al popolo). E ora sono arrivati i populisti che non si vergognano di chiamarsi tali rivendicando il… populismo che sarebbe sancito dalla stessa Costituzione (qui siamo alla commedia!).
    Tutti politici di bassa levatura (nell’attuale governo poi c’è un grado di incompetenza, almeno in alcuni ministri, che fa paura).
    Di… statisti non si vede neppure un’ombra.
    Neppure nell’opposizione.

  • Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere? Sembra di si. Berlusconi e Renzi, due uomini di spettacolo prestati alla politica, non erano affatto populisti poiché si sono fatti alla grande gli interessi loro fottendosene allegramente del popolo, che alla fine li ha crocifissi. Quanto ai politici di “bassa levatura”, quello è purtroppo un problema mondiale. Europa docet. Che ce possiamo fà?

    Il vento, però, è cambiato. E’ impossibile negarlo. Intanto sono finiti i sermoni sul “globalismo irreversibile”, il ritorno alla “politica bella”, l’”immigrazione inarrestabile” da accettare senza tante storie e via dicendo. Un sollievo! La massa ha inoltre capito che il vero pericolo non è il “populismo”, il potere della plebaglia o della moltitudine già denunciato da Platone, bensì l’oclocrazia, la nuova forma di oligarchia politico-mediatica e finanziaria in cui sono confluite tutte le democrazie occidentali.

    Un po’ goffamente, ma miglioreremo praticando, stiamo tentando di uscire dallo stato di coma in cui eravamo caduti. Siamo intenzionati a superare la colonizzazione mediatica delle nostre menti, l’intossicazione da veleni quali l’americanismo, lo svilimento delle identità, la diffusione di stili di vita decadenti e autolesionistici. In quest’ottica può avere una sua utilità pratica anche il movimento sovranista/populista, che potrebbe traghettarci dalla “democrazia semplice” alla “democrazia organica”, facendoci recuperare le concezioni più alte, come quella di Pericle o degli Hómoioi, volte alla costruzione di sistemi organici basati sulle “differenziazioni” legate alle “propensioni naturali” degli individui, così come li elaborarono Platone e Giorgio Gemisto Pletone, e prima ancora gli Indoeuropei con il sistema delle “caste”, non discriminanti ma intese nel loro senso armonico e funzionale.

    Prima l’Italia non se la filava nessuno, anzi, veniva puntualmente derisa. Oggi l’Italia fa paura. Non ai mercati, come vorrebbero farci credere, ma alla politica. E tu non vedi nessun cambiamento? Cosa t’aspettavi, Piero, la bomba atomica?

  • Ritorno sul tema del bar e della banalità che una frequentazione apparentemente mondana si riduca a disimpegno e basta. Ho degli amici che al bar in piazza non siederebbero mai, vittime di un pregiudizio che vuole i frequentatori o ricchi o fancazzisti, in un tentativo, il mio, di sfatare luoghi comuni triti e ritriti, alimentati da un moralismo fuori dal mondo. E qui lavoro pro domo mia, cercando di superare quella superficialità che vuole che, basandosi sull’apparenza, il bar sia abitato solo da imbecilli che non leggono neppure il giornale. Perché io al bar il giornale, anzi, il giornalone, lo leggo, come lo legge la mia compagna di sempre, molto più informata di me, e che delle letture, seduta a un tavolino estivo, elabora e metabolizza più di quei moralisti da strapazzo, tra predicare bene e razzolare male, che ho sempre dei dubbi a considerare brave persone. Ma qui emerge, e lo riconosco, un orientamento politico che in una sana dialettica non dovrebbe metterci becco, se non nell’ascolto reciproco.. Ognuno si siede dove vuole. E la mia ricerchina, cara Rita, voleva solo dimostrare che “armarsi e partire” , pur nel distinguo del nastro di partenza, lo si valuta dal punto di arrivo. Pur riconoscendo l’andare e venire della Storia. Staremo a vedere.

  • Rita, mi è piaciuto molto il “cuore” del tuo post: ” ….si dovranno elaborare “nuove sintesi teoriche” ampie abbastanza da poter comprendere metafisica, scienza, arte e cultura all’interno di quadri teorici organici che fungano essi stessi da guida “pratica” nell’azione politica. E’ più facile formare gli individui a un “nuovo pensiero” piuttosto che riformare e riadattare le vecchie concezioni per renderle compatibili con nuove situazioni…..”
    E, a rischio di peccare di “buonismo” (che io però preferisco di gran lunga al “cattivismo”) solo che le lasciamo lo “spazio vitale”, stà gia sbocciando ( guardiamoci ad esempio in …casa nostra) quella “next gen” in grado di operare secondo quello che tu hai chiamato “nuovo pensiero”.
    Anche io vedo il bicchiere “mezzo pieno”!
    Però ….nessun dorma perchè il “lato oscuro della forza”, quello che sa tirare il sasso e ritirare la mano ( e l’operato di “mani” nascoste si già evidenziato in modo ecclatante!), quello che tanto può attraverso i media, quello che passa attraverso agli “n” poteri tanto in ombra quanto perfidamente efficaci, ha armi che sa usare in modo abilissimo.
    In questo quadro ritengo possa essere determinante la possibilità o no che la “sinistra” trovi la via per rientrare a pieno titolo, in positivo, in modo propositivo e collaborativo, fuori da ogni dogma apodittico, nel confronto politico.

    • Il “lato oscuro della forza”, caro Franco, c’è sempre stato e sempre ci sarà. Bene e Male sono le due parti dell’Uno. E per noi che vediamo il bicchiere mezzo pieno la speranza è che lo scontro attualmente in atto tra l’élite finanziarie e classi borghesi/proletarie, che ormai sono una cosa sola, porti all’innesco di un “riscatto della Coscienza” salutare e necessario.
      Non c’è alternativa.
      Ci sono momenti nella vita privata come in quella pubblica, in cui bisogna rischiare tutto per tutto. E allora, diamoci da fare. Perché rinchiuderci nei giochetti statunitensi di spaccatura dell’Europa, quando ognuno di noi può affermare una nuova e forte “Europa dei popoli”? Perché non pensare in grande, in ambito geopolitico, e lavorare all’unione della grande “macroarea eurasiatica”, al fine di ri-costruire quello che Mr. Mackinder, nel suo celebre discorso del 1904, definì il “perno geografico della storia”? Perché non modificare nettamente l’impostazione aziendalista, progressista, disinformatrice e nichilista di stampa, scuola e TV pubblica? Perché non smettere di spremere le risorse ambientali, già finite o in via di esaurimento? Perché non uscire definitivamente dallo scientismo per recuperare l’unità tra Spirito e corpo/materia? Eccetera, eccetera. La questione, qui, non è più sul cosa sia meglio, se il cambiamento è avventato o se è più prudente continuare a bollire nel proprio brodo: cambiare si deve! Non esiste un’altra via.

      A qualcuno (io non sono fra questi) i cambiamenti fanno paura. Noto, tuttavia, che la platea dei paurosi va restringendosi. Ieri ha voltato pagina anche il Trentino Alto Adige, tanto per parlare di attualità, dove non ci sarà neppure bisogno di fare alleanze perché i salviniani hanno trainato il centrodestra oltre il 46%. Il Pd che era maggioritario è crollato (13,8%) mentre il M5s si è fermato al 7%. Un risultato del genere dopo cinque mesi di governo ha un forte significato politico. La gente è stufa e vuole cambiare. Siamo ai primi passi di un lungo percorso, non c’è dubbio, ma la strada è tracciata.

  • Ma come si fa parlare di vento nuovo? Incubatoio di cosa? Sovvertire le regole dell’economia? Ma come si fa a fare a meno dei mercati quando la Politica non conta più niente? Come si fa a parlare con tanta leggerezza di sforamento? E come si fa dopo il colpo di Stato in fieri di ieri sera di Grillo contro il Capo dello Stato? Possibile che non si capisca che mettere mano ai due capisaldi che sono economia e politica è pericolosissimo? E che si deve essere bravissimi anche solo ad ipotizzarlo? Come si fa a non vedere i rischi di un “accontentiamo tutti”? Come si fa a dire, nonostante i moniti europei, che sono poi le regole di un mondo di cui per ora facciamo parte, che comunque si va avanti lo stesso? Come si fa a fidarsi di un sovranismo esasperato senza considerare che siamo un piccolo paese e che, se volesse, il mondo ci schiaccerebbe? Così, interrogativi da bar.

  • Non so, Rita, se l’Italia stia diventando un incubatoio.
    Forse è un territorio politicamente svuotato da ciò che c’era in precedenza, in attesa di qualcosa che verrà. Forse è l’assenza e non la presenza a rendere questo territorio interessante. Oggi per domani.
    Raramente c’è stato tanto spazio, anche tanto nulla, quindi tante opportunità e tanti rischi.
    Francamente, non mi sembra che stiamo incubando granché. Ma potrei sbagliarmi.
    Tra l’altro, l’etimologia allarma: in latino sia verbo incubo/incubare che, ancor di più, il verbo incubito/incubitare non mi rassicurano molto, anche politicamente.
    Abitavamo in edifici politici fatiscenti. Adesso è importante non restare sotto il crollo.
    Il problema non è l’Unione Europea, non sono i mercati. Il problema siamo noi, anche adesso.
    Comunque, dopo la botta, sarà dura rialzarci “in piedi tra le rovine”.

    • Credo anch’io che siamo in attesa di qualcosa che verrà; nel frattempo, tutti i cugini europei (parenti serpenti) ci guardano con interesse. Della serie: vai avanti tu che mi viene da ridere. E in questi casi, lo sai meglio di me, va avanti il più disperato, quello che ha ormai ben poco da perdere, ovvero l’italiano medio. Non che gli altri siano messi meglio, intendiamoci, tant’è vero che la paura di chi finora ha speculato è esattamente questa: se funziona in Italia, ……..

      Sai, stamattina, come ci saranno rimaste male le varie cassandre quando Piazza Affari ha guadagnato fino al 2% e lo spread si è fermato a 304. Non avendo proposte, né idee, le cosiddette opposizioni (non si capisce bene a cosa si oppongono) ormai avranno gli occhi incollati agli indici di Borsa sperando il peggio. Forse hanno anche la bambola voodoo con gli spilloni a forma di Salvini.

      https://scenarieconomici.it/come-si-ferma-lo-spread-di-fabio-conditi/

  • Ci guardano con interesse? Dopo l’attesa bocciatura addirittura Visegrad si defila, per voce dell’austriaco: non li paghiamo noi i vostri debiti. Stiamo proprio destando un bell’interesse. Complimenti Rita.

    • Non sapevo che l’Austria facesse parte del gruppo di Visegrad. Quando è entrata? Ero rimasta a Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia. Quanto alle esternazioni di Kurz, dica ciò che vuole. Noi abbiamo interferito con i suoi conti? A che titolo lui mette il becco nei nostri? Premesso, comunque, che ognuno è libero di fare quello che meglio crede, io non credo che in tempi ignoranti come gli attuali sia opportuno leggere i giornalini di giamburrasca che si trovano in edicola al pari delle tavole dei dieci comandamenti. La manovra economica che verrà bocciata da Bruxelles in maniera preventiva ne è un esempio: ancora non è andata in Parlamento, ancora i politicanti italiani non l’hanno letta, figuriamoci quelli stranieri, eppure se ne discute da mesi. E’ normale?

      Ad ogni modo, sì, confermo ciò che ho detto: prima i cugini europei si limitavano a prenderci per il c*** mentre adesso guardano all'”incubatoio Italia” con interesse. Anzi, con estremo interesse e un pizzico di timore. Lo stesso immotivato timore che covano, avvelenandosi l’animo, gli elettori di Pd-Forza Italia. Capisco che a qualcosa dovranno pur pensare, visto che i loro partiti di riferimento non sono in grado di offrire un serio programma alternativo su cui meditare. Il potere logora chi non ce l’ha, diceva qualcuno.

  • Rita, non andiamo troppo per il sottile, della serie “voglio sempre avere ragione io”. Visegrad e Kurz pari sono.

    • Se lo dici tu, sarà senz’altro così.
      Perché dire le cose giuste, quando si possono dire sbagliate.
      Siamo qui apposta.

  • Esatto. Perché dire le cose giuste quando si possono dire sbagliate?Con tutti i gulot che ci sono in giro.

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