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ADRIANO TANGO

I nostri defunti

Alcune riflessioni mi sorgono spontanee nella ricorrenza del “giorno dei morti” forse stimolate anche alla mia recente relazione UNI-Crema in cui ho affrontato quest’aspetto nella cultura malgascia, nella quale il funerale è una festa della transizione, con ciucca generale, musica e balli, e idem la riesumazione della salma, la Famadihana, giorno in cui la “mummia” (processo spontaneo dovuto al clima) sta addirittura seduta a tavola con i familiari.

Funerale o commemorazione festosi sono usi che caratterizzano varie culture non comunicanti del resto, dal funerale orchestrato stile Harlem al Día de Muertos celebrato in Messico.

           Da noi la tavola apparecchiata sulla tomba, con colazione simbolica nel giorno della commemorazione, con biscotti detti “ossa di morto” della tradizione calabra può essere un richiamo ad uno spirito di ricorrenza con un identico spirito di rinnovata accoglienza nel seno familiare.

 

Ma adesso, nella giovane età del nuovo secolo, com’è il nostro sentito di uomini dell’occidente? Il costume è in rapida evoluzione, e viaggia verso una “de-trascendentalizzazione” del ricordo del caro estinto, usando un mio estemporaneo neologismo, forse mal riuscito. Ma mi spiego meglio.

Partiamo dal luogo della memoria per eccellenza: il cimitero. Bene, in un quadro estremamente variegato, sono sempre più numerosi gli esempi dei cimiteri aperti alla funzione di parco pubblico, addirittura con feste e fuochi d’artificio, come il monumentale di Bologna. La motivazione sarebbe nell’insostenibilità delle spese per manutenzione e concessioni per molte famiglie, ma resta il fatto che la cittadinanza che a queste feste partecipa è comunque divenuta immune al senso di sacralità. Inoltre i nostri morti in numero crescente sono conservati in ceneri (circa 25% in Lombardia, ma già oltre l’87% in Svizzera), o sempre più spesso disperse per volontà testamentaria, cosa ora legale, e comunque spesso conservate in casa. E così niente tomba niente ricordo? Evidente che la visita al cimitero nel periodo designato dal costume comune, o dal calendario familiare, rinnovano la memoria, mentre un’urna su una mensola può rischiare di essere declassata fino al senso di comune oggettistica di soprammobili domestici. Ma non conta quanto siano in ascesa le percentuali, quanto il dato di fatto che si è rotto un imperativo, una distinzione di sede fra vivi e morti. Infatti fino al 2001 la se naturale per le ceneri era ancora il cimitero. Tutto ciò considerato, temo che anche il ricordo collettivo si stia attenuando.

E intanto, sostituendo la nostra brillante testa latina con una zucca vuota americana, festeggiamo halloween (volutamente minuscolo), celebrazione solo apparentemente giocosa, ma nella quale i morti vengono in definitiva tinteggiati di macabro, sotto la buccia dello scherzetto, e nella quale si cancella il senso della perdita familiare del caro defunto.

E poi anche il ricordo iconografico si dissolve, con la sostituzione della vecchia foto a stampa con un’immagine sepolta sotto strati di bytes negli anfratti dei nostri computer.

E la mia impressione è che non si tratti di una fase, ma dell’evidenza di un processo.

Chi mi aiuta a capire se si tratta di un ennesimo segno di imbarbarimento o di un aspetto di un nuovo accoglimento naturale della morte fra le cose della vita?

D’altra parte non son poche le culture di alto taglio in cui vien considerata irrazionale la celebrazione di una salma ed eccessivo un ricordo in stile occidentale, che appare, ad esempio in un’ottica mediorientale, quasi morboso. Riflettiamoci, perché siamo ora liberi di risettarci secondo i percorsi individuali più conformi al nostro sentito, qualcuno potrebbe prospettare. Individuali perché anche costume e ottica comuni sono in forte declino!

Da parte mia sento, e credo di essere abbastanza condiviso, che ogni spirito celebrativo smarrito è un patrimonio perso, soprattutto se la moneta di scambio del presunto rinnovamento del costume è una zucca vuota!

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ADRIANO TANGO

01 Nov 2018 in Senza categoria

44 commenti

Commenti

  • Scusate, errore di quota. Lo rincollo. Baudrillard diceva che se spariscono il cimiteri sparisce anche la morte. Secondo me devono continuare ad esserci. Con lo sviluppo del pensiero magico magico già nel Paleolitico superiore i morti vengono sepolti. Quindi non facciamo confusione tra vivi e morti. Le case dei vivi e le case dei morti. Per quasi tutti, basta vedere la frequentazione tanatologica di questi giorni, rinfocolata magari dal business del caro estinto, magari accompagnata da quei gesti che che gli animali non conoscono, un fiore o un colpo di nocca sulla lapide, come il sasso per gli ebrei. Memoria collettiva, ricordo, monito e tutto il pensiero ineludibile e sublimamente raccontato da tante pagine di letteratura, poesia, pittura, musica. Difficile raccontare la vita con tanta partecipazione, perché si finisce sempre lì. E poi quella grande consolazione che la morte bussa alla porta di chiunque, e non c’è bisogno di Orazio, alla porta della stamberga come al portone del palazzo. Poi che sia mausoleo di famiglia o prato degli indigenti non importa. Perché distinzioni macabre lasciamole alla portatrice corpulenta della maglietta di Auschwitzland in attesa che un nuovo razzismo da pinguedine riduca anche Lei ad ammasso di putredine prima e nobile cenere poi. Allora sì dispersa al vento, purché Non ne rimanga traccia alcuna.

    • Raffinato commento. Merita una controdeduzione: non ho parlato tanto di cosa sarebbe bene, quanto di ciò che è sotto gli occhi di tutti in divenire, se ho colto lo spirito del cambiamento.
      Certo, tu dai un contributo implicitamente alla mia domanda “…capire se si tratta di un ennesimo segno di imbarbarimento o di un aspetto di un nuovo accoglimento naturale della morte…”
      Penso anche io fra le righe che si tratti di una perdita culturale, e lo dico, come incoraggio a non barattare un sano e sacro principio latino con un barbaro costume americano di zucche vuote. Che gli altri animali non comprendano la morte e non abbiano rituali di lutto non è proprio vero. Spaziamo dalle scimmie antropomorfe che esprimono tutto il loro dolore a qualche esempio di copertura con rami delle salme di loro piccoli degli elefanti. Il tutto proporzionale al livello intellettivo, esattamente con comportamenti pari a quelli attesi da un bambino, tempi di elaborazione del lutto e sua derubricazione compresi.

  • Non sapevo la storia del cimitero di Bologna ma, ormai, ho smesso di stupirmi. Anzi, leggendo la notizia mi è venuta in mente l’ultima trovata della ditta Fedez-Ferragni (20 milioni di followers, e non dico altro) che hanno affittato un supermercato Carrefour per festeggiare il compleanno di lui. Sui social sono circolate foto deliranti, tipiche di un’umanità giunta al suo stadio terminale: dalla partita con i panettoni al posto del pallone alla nonnina ricoperta di bottiglie di superalcolici che fa le boccacce, fino alle ragazze immagine che si fingono fruttivendole. Enorme la quantità di cibo sprecato. Alla faccia.

    Per il compleanno dell’anno prossimo si potrebbe suggerire a questi due esseri inutili, che sono diventati milionari facendo gli “inflencer” di altri milioni (20) di esseri inutili, di affittare un cimitero. Magari, chissà, potrebbero mettersi a ballare con i morti come Michael Jackson in “Thriller”. Solo che, stavolta, gli zombi sarebbero autentici. Non mi stupirei se accadesse.

    • Sai cara amica, tu mi hai detto un giorno di avere un tratto a me comune: l’attrazione per i cimiteri, il piacere della visita a un luogo sconosciuto e all’ispezione delle lapidi, di quei volti dietro cui si immaginano storie. Penso che sia questo il problema: perdiamo la repulsion/attrazione della morte, con meccanismi di imbarbarimento del tipo da te citato.

  • Io sarei per cremazione (Crema città nn c’entra è!) generalizzata, che si occupa meno spazio, cimitero con molto verde, organizzato per annate, con belle foto sulle urne tutte uguali, e basta con le Cappelle a marcare la differenza di dane’, anche dopo morti!

    • se proprio entriamo nella progettualità io sarei per la forestazione post mortem all’inglese, e mi spiego: ci sono stati esempi di luoghi della memoria in cui le salme sono sepolte in bare super biodegradabili, con un alberello sopra e un sasso commemorativo. Il tempo farà bosco del loro corpo, e niente sarà tolto al loro spirito! e di spazio se ne fa ugualmente, ma civicamente utile! nulla vieta che al’intera salma, che produce gas, si sostituisca la cassetta delle ceneri.

  • Ma forse Baudrillard diceva che spariti i cimiteri la morte è dappertutto. Forse mi sono sbagliato. Perché il senso a questo punto sarebbe opposto Ma non ricordo esattamente in quale saggio ne parla. In tutti i casi il senso del mio commento propenderebbe per la seconda citazione.

    • Appunto, invece di seppellire i morti stiamo cercando, come specie, di seppellire la morte.

    • Ottima osservazione, Adriano. Ma tu sai meglio di me che la causa è persa in partenza, e a questo punto i limiti delle umanissime “scienze” sono lampanti. L’uomo moderno è stato così cretino da eliminare l’anima dal suo vocabolario, così adesso passa tutta la vita con la morte nel cuore pensando al pauroso momento trapasso, e poi muore. E’ il progresso.

  • C’è sempre la speranza.

    • Certo Rita, tuttavia c’è una via ‘uscita, e trovo sempre più persone entrate in stretto contatto con la morte che non ne hanno più paura, dicono almeno. Amico Graziano Calzi, non la direi proprio una speranza, quanto, realmente, una nuova consapevolezza, che mi ricorda molto il Maestro nel “Giuoco delle perle di vetro” di Hermann Hesse (la U non è un errore, ma il titolo originale tradotto), che vien dalla riflessione, anche se i pareri pro e contro questo tipo di preparazione al “viaggio” non mancano. Personalmente l’ho sfiorata più volte, avvertendo solo un grande senso i responsabilità, ma magari la n-esima volta, quella vera, sarà l’opposto!

  • Riporto e faccio mio, tra zucche e macrabrita’ nostrane, un pensiero di altra firma, che contrappone pipistrelli e zombie allo squartamento, mutilazioni di tette, cecità indotte e graticola da girarrosto del nostro calendario cristiano. Cosa alimenta di piu i nostri inquieti sonni? È il cristianesimo che ha reso orribile la morte.

  • Non so, Ivano, se sia stato il cristianesimo a rendere orribile la morte: di sicuro in certe epoche, ma se pensiamo alla cultura cristiana la morte è solo un passaggio (del resto, lo stesso termine di matrice greca “cimitero” vuole dire “dormitorio”: per i cristiani i defunti… dormono in attesa della resurrezione).

    • Piero, la resurrezione eterna? Ma di mezzo non ci han messo anche purgatorio, inferno e paradiso? E anche il limbo? Del resto non ci hanno scaraventato su questa terra per un peccato? Le nostre tribolazioni non sono nate proprio da lì? Comunque non c’è niente da fare. Non ci sono altre invenzioni dell’uomo lineari come le religioni. Ma qui siamo forse fuori tema. Ma neanche.

    • Quando si torturavano e uccidevano atrocemente molti più uomini il Cristianesimo non aveva ancora vagito. Pensate alla morte nel “toro” i bronzo, in cui il malcapitato, più o meno colpevole di qualcosa, veniva introdotto, per poi essere cotto a fuco lento, per il semplice sollazzo dei presenti. Difficile dire che la Civiltà ha fatto dei passi avanti, salvo eccezioni, e che ne farà ancora, salvo rigurgiti di barbarie, temporanee. Dimenticavo: salvo estinzione della specie!

    • Sembra che l’umanità abbia iniziato a farsela sotto all’idea di morire dopo la nascita dell’Ego, un periodo ben rappresentato da generazioni di condottieri assetati di potere che cominciarono a trascinare popoli affamati in spazi vuoti, illusori, sovrapponendo dogmi a realtà. Storicamente, il primo che tenne a battesimo l’epoca contraddistinta dall’idea semitica del re guerriero che si fa strada da sé, grazie alla sua abilità e alla sua astuzia (al suo gigantesco Io), fu Sargon di Akkad (2334-2279 a.C.). Più o meno siamo lì. Gli Assiri del I millennio a.C. vedevano zombi e demoni dappertutto. Tanto erano feroci, quanto terrorizzati da tutto ciò che si muoveva nel buio. L’abuso della magia nera ha causato il definitivo crollo spirituale, e da una simile capitolazione al terrore della morte il passo è stato breve. Il cristianesimo, poi, ci ha messo del suo. Conosciamo tutti le sue campagne di terrore. Potendo, Cristo avrebbe preso un mitra. A quei tempi non c’era nemmeno bisogno di alcun decreto sicurezza.

  • Che poi a pensarci bene perché la morte dovrebbe essere meno che orribile? Anche quella nel proprio letto naturalmente. Inutile stare a menarcela su.

    • Se si pensa che tutto finisce con la morte, perche’ io, io, e poi ancora io, il terrore e’ assicurato. Ma e’ una semplice teoria che come tale va conderata. Direi la peggiore in assoluto, da quando l’iomo e’ diventato “sapiens”.

  • La Cristianità è una cosa…
    Il Cristianesimo è ben altro.

  • P.S.
    Vita e morte giocano sullo stesso campo,
    dove c’è vita c’è morte…
    Ci si gioca su quanto si ha amato.

    • interessante il report di Rita, che riconduce quindi a un’antecedente età dell’oro priva della paura ella morte? quindi il cerchio si starebbe richiudendo? Non sono uno psicologo, ma vedo due idee di morte: quella istintiva, collegata all’istinto di conservazione, in quanto la morte è la massima menomazione possibile per l’essere. quindi atteggiamento sacrosanto per una efficace tutela individuale. Poi c’ la supervisione intellettuale, e lì si possono addurre tutte le rassicuranti motivazioni. Le fedi hanno fuorviato il discorso, tanto da far scommettere un brillante filosofo come Pascal sull’indissolubilità di fede e sopravvivenza dell’anima. In realtà si può discutere sull’illogicità della cessazione dell’Io, nella mia visone a partire da evidenze scientifiche, altri troveranno altre vie. Le visoni semplicemente consolatorie non hanno comunque la mia adesione.

  • L’io io io è sempre esistito, fin dall’istinto di sopravvivenza che ha permesso o garantito l’evoluzione della nostra specie. Poi i pippotti della trascendenza, declinati in norme e comportamento, l’idea di Dio non l’hanno mai sfiorata. Anche la bellezza, tanto enfatizzata, fosse una guglia gotica con aspirazioni al cielo, o la figurina romantica di fronte all’infinito, o moderni grattacieli da archistar sono solo il segno di uno sgomitamento terreno per affermare il qui e ora. E va bene così per un agnostico come me. Perché l’io tanto demonizzato è l’unica ricompensa della fatica di vivere che altrimenti ci ridurrebbe alla stregua di alberi (per alcuni sensibili, per me no, se non all’acqua e al sole ) o pietre dalle bellissime venature ma pur sempre frutto di esangui sommovimenti geologici . Che poi l’io abbia anche prodotto danni è altra questione. E anche i cimiteri, di cui si sta parlando, non sono altro che l’estensione tombale di quell’io che vorrebbe anche sopravvivere alla morte. Onanistica consolazione da solitario schizzo. Fosse il simulacro del simbolista Bistolfi o altri bronzi o marmi contemporanei. E va bene così, finche qualcuno di noi avrà memoria del defunto. E vale anche per noi stessi, anche quando tutti sceglieremo la cremazione, che costa anche meno, e non ruba suolo. Perché la memoria non ha nulla di trascendente, scompare con l’ultimo neurone del vivo che ci è sopravvissuto. Una tomba, l’ultima casa per procrastinare il nostro essere qui. Finchè, nel cimitero monumentale, non saremo tutti ridotti a sito archeologico o museale, o luogo (altri cimiteri) di sentimentali riflessioni tra gli antichi e muschiosi cippi in cima alla collina o brumosa scogliera, dove pare che da secoli non sia morto nessuno. L’estetica della morte. E va bene così. Umano, non troppo umano.

    • Approfitto anche per ringraziare Graziano Calzi dei contributi: uomo di buon senso.
      Per Ivano condivido gli spunti, ma attenzione, agnosticismo non vuol dire materialismo. “Perché la memoria non ha nulla di trascendente, scompare con l’ultimo neurone del vivo che ci è sopravvissuto”. Ma noi della conoscenza e trascedenza ancora non sappiamo niente, ma la visione scientifica, insieme a quella informatica, preziosa per interpretare la realtà: attualmente non si parla più di un soggetto cosciente e oggetti di conoscenza, ma dalle entità si passa ai rapporti, il che permette anche calcoli matematici sul conoscibile. Estrapolando si va verso una coscienza estesa, più che individuale. Io poi ho i miei motivi per credere nell’Io permanente, in quanto la logica vuole che l’Universo, il reale stesso, collasserebbero insieme a ogni soggetto i esso cosciente perso, e se viviamo in una visone scientifico-spirituale di multiverso, forse è proprio così, tanto ce ne sono ancora infiniti elevati alla N potenza disponibili! Certo che ci secca un po’ scomparire, ma ci sono anche quelli che si consolano vedendo in ciò la radice di qualsiasi essenza di sofferenza, e questo non mi piace. Creiamo in estemporanea l’aforisma? Ci siamo e ci restiamo!

    • Se l’Io fosse sempre esistito, l’avrebbero anche gli animali ai quali invece è totalmente sconosciuto. Cerchiamo di non perdere di vista il fatto che noi siamo innanzitutto animali, poi viene tutto il resto. Non è mia intenzione fare qui una trattazione storico-analitica poiché questa non è la sede, faccio solo notare che nessuno ha parlato di trascendenza. Un argomento che non c’entra niente con i cimiteri. Le radici dell’individualismo che ad un certo punto del nostro cammino è subentrato nella nostra testa, vanno ricercate nella sfera sociale e psicologica. Voliamo basso. E il motivo per cui molti autorevoli pensatori gli hanno puntato il dito contro è dovuto al fatto che, se non proprio di tutti, è all’origine di molti mali che affliggono la nostra Era. Terrore della morte e nausea contemporanea in testa.
      Più di una ricompensa, sembra una condanna.

  • Adriano, io credo che compito della scienza sia formulare leggi spendibili. Prima di quelle siamo alle mirabolanti o suggestive ipotesi. Io mi fermo all’utilizzabile subito.

    • La filosofia è un’elaborazione d’indagine del reale basata su informazioni afferenti, originariamente solo dai nostri sensi. La scienza non fa altro che amplificarli ed estenderli, ci d solo più informazione, che possiamo usare in tanti modi, anche speculativamente.

  • Uomini e animali comparati? Non esageriamo. E poi perché se l’ho fosse sempre esistito sarebbe anche degli animali? Non ha nessun senso quello che dici. La prova è che loro di culturale non hanno prodotto niente. La Trascendenza? Neppure io ne parlo. Non c’è niente di piu terreno della morte è dei cimiteri. Nessuno è mai andato oltre. Le tombe custodiscono corpi marciscenti, non anime.

    • L’io, non l’ho. Scusate.

    • Ah!, l’uomo non è un animale? Questa è bella, me la segno.
      Tombe che custodiscono anime? Mi segno anche questa.

      Il nostro Io ci fa produrre “cose”, altrimenti non ce ne sarebbe alcun bisogno.
      Chi ha detto che siamo stati messi qui per produrre? Anche se forse sarebbe meglio dire “distruggere”. Ci crediamo chissacchì, ma siamo atomi dentro un grande pensiero.

  • Ho solo, Ivano, riportato uno dei cardini del cristianesimo (e pure dell’islam): la credenza nella resurrezione dei corpi.
    L’uomo ha sempre avuto bisogno, mosso dalla paura della morte, di aggrapparsi a qualche illusione consolatrice, una illusione che sentiamo ancora oggi quando partecipiamo a un funerale celebrato in Chiesa: non so quanti ci credano, ma per i credenti potrebbe essere una forma di conforto.
    Personalmente, non mi metto a condannare nessuno: ognuno di fronte alla morte è solo e di fronte alla morte entra in azione non solo la pura e fredda razionalità.

  • Scusa, Adriano, mi sembrerebbe di capire dal tuo post che oggi le ceneri umane possano essere conservate in casa o in altri luoghi privati, in base alle leggi italiane. Oppure che possano essere disperse in ambienti esterni, magari con qualche limitazione in certi luoghi specifici. Ho capito bene? Grazie.

    • Caro Pietro
      è la seconda volta che scrivo di cimiteri, quindi ho approfondito: sì, on vige più il divieto dal 2001, ma la legge non la ho a portata di mano. Comunque puo portarle a casa e anche disperderle in “prati dedicati” paracimeteriali, che per ora girando per cimiteri non ho visto. Ma tanto svuotar l’urna è così facile, e chi vuole così lasci generalmente anche il mandato del dove. Io ho scelto un monte vista mare e tutto il resto alle spalle della mia baia, un gruppo di amici gommonisti della stessa baia sparse le ceneri del primo di loro morto al largo, nella zona degli isolotti detti “li Galli” al suono delle sirene dei loro natanti, e così via. Se ti serve la legge posso ritrovartela: per ora certifico che esiste.

    • E’ molto semplice portare a casa le ceneri di un congiunto. Io l’ho fatto con mio padre, mia madre ha fatto in vita un’altra scelta. Basta, al momento del decesso, chiedere al Comune che esegue la pratica l'”affidamento delle ceneri”, e dopo il passaggio al crematorio, avviene la consegna dell’urna.

    • Grazie Adriano, grazie Rita.
      Non lo sapevo. Una decina circa di anni fa avevo studiato, per degli interventi in certi ambiti associativi, la storia del cremazionismo nell’ultimo secolo e mezzo e la situazione, in Italia ma non solo, mi era sembrata parecchio diversa. Nel senso che fino a circa una ventina di anni fa le abitudini della gente comune, cioè senza militanza nelle varie “SoCrem”, erano alquanto differenti. Ma forse andava (e va ancor oggi) distinto l’aspetto giuridico italiano da quello confessionale canonico.
      Su una cosa importante come la morte (dopo la vita, forse la cosa più importante), questo cambio di orientamento, in uno spazio temporale così ristretto, mi sembra piuttosto significativo.
      In effetti, quando vado a trovare al cimitero i miei morti e passo anche dal mio maestro delle elementari e pure da quello che mi ha sposato (sono uno sotto l’altro), entrambi sono tumulati in un settore apposito, per urne cinerarie.

  • Appunto Rita, sei un atomo anche tu, quindi abbassa le arie. Non c’è niente di più espansivo del tuo di io, tanto per usare un termine caro al tuo Governo. Segnati anche questo.

    • Quando si dice che la classe non e’ acqua ….. e’ impossibile fare un discorso sensato con te. Arriva l’insulto e tutto finisce. Amen.

  • Poi quella del “grande pensiero” me la segno io.

  • “Le tombe custodiscono corpi marciscenti, non anime.” A proposito di risse di cui parla Pietro in altra quota: Rita, per favore, vedi di leggere quanto scritto, non il contrario. Particolare che mi era sfuggito.

  • 4 novembre 2018 alle 08:38. Rita dice, ma non spiega. L’insulto dove sta? Nel farti notare che forse hai letto male? E poi lasciamo stare. Sai la pagliuzza e la trave.

  • Parliamo di cose centrate sul tema e lasciamo perdere questi simpatici duetti? so che piacciono tanto ai followers ma possono anche pensare che lo facciamo a bella posta… e in effetti sembra un copione. Chiudo, e se il tema mostra segni di stanca lasciamolo cadere, e magari leggete il mio di apertura di settimana per metter nuovo carburante!

  • Caro Adriano, il duetto si è interrotto due giorni fa. In tutti i casi questo “simpatico” rimprovero, se funzionale all’economia del blog, lo accetterei molto volentieri, ma non sono certo che lo sia. Funzionale naturalmente, non simpatico, altrimenti saremmo alla semantica o all’ermeneutica. A meno che non si vogliano imporre buone maniere da salotto. In genere ipocrite e diplomatiche. Con simpatia.

  • E aggiungo anche, sperando di non innescare un duetto anche con te, che contrastare il nuovo pensiero unico dilagante sia un mio preciso dovere morale. Cosa ci vuoi fare. E non mi rispondere che c’è modo e modo. Altrimenti saremmo alla parafrasi di Gozzano: le pessime cose di ottimo gusto.

    • Ma i tuoi modi sono garbatissimi! E ricambio, e lo sai, la simpatia. il richiamo è solo dovuto al fatto che la gente, spero, vuol sentir parlare di “qualcosa”, soprattutto i circa 300 abituali, sui 1500 iscritti, non del “chi”. E in questo sto giusto in questo momento cont5ravvenendo al perincipio: ma non potevo mandarti un’email?

  • E scusa gli erori, sono per me come le chiazze per il Dalmata!

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