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IVANO MACALLI

Ecumenismo del broccolo

ECUMENISMO DEL BROCCOLO

Ammettiamo pure che la nostra civiltà sia ormai alla decadenza fisiologica come tutti gli organismi che nascono crescono e muoiono, e ammettiamo che buoni e saggi uomini siano alla ricerca palliativa della sofferenza minore, ammettiamo pure che il senso della Storia ci insegni che, annientati o inglobati in altri, si sia giunti al momento di prendere decisioni – alle conclusioni scientifiche o metafisiche ci siamo già -, in merito al soccombere fatale che ci si aspetta. Come e cosa fare per evitare la  catastrofe?

Sembrerebbe, visto lo stato delle cose, che gli schieramenti in campo siano due o tre o quattro o mille, che equivale a uno nessuno centomila…: quello di chi crede che la politica possa ancora fare il suo corso ( il governo del cambiamento ) e quello di chi crede fatalisticamente che la risposta stia solo  nella metafisica del pensiero, che potremmo ottimisticamente chiamare, per fare un esempio,   consapevole decrescita felice – orticello, quattro galline di aristocratica ispirazione, stile sobrio, niente consumi, cultura, non quella degli eventi spesso solo mondani, o altre amenità su cui a fasi alterne si riflette -, o altrimenti rassegnarsi alla Nobiltà della sconfitta dei  kamikaze giapponesi  che preferivano la morte fisica alla morte civile in veloce avvicinamento che proietta periodicamente ombre minacciose su un decadente futuro occidentale, considerati i vincenti in campo, e via con tutte le variabili o sfumature e singolarità di cui è fatto l’animo umano.

Che poi in sintesi è sempre la lotta titanica tra l’economia, la politica, la volontà di potenza e magari il pensiero umanistico in attesa di un rinascimento, che però nei prossimi secoli spetterebbe di diritto, secondo il concetto di giustizia universale, o circolarità, agli ultimi della Terra che ormai hanno preso il sopravvento. Perché è chiaro che il vento della Storia ormai soffia ad altre latitudini.

Che poi è anche il senso delle storie individuali. La vita dei singoli con le vicissitudini alterne che attagliano tutti, chiamiamole pure destino o circostanze, che ci vedono felici un’ora sì e una no, in un alternarsi fiducioso o di amara rassegnazione, perché dovrebbe rispondere a dinamiche altre rispetto al destino del mondo e viceversa?  Del resto non ha forse ragione Mandelbrot quando alla domanda: “Quanto misurano le coste della Gran Bretagna?”, risponde che la lunghezza dipende dallo strumento di misura. Ogni volta che si riduce la lunghezza dello strumento di misura, la lunghezza della costa aumenta, perché si può tenere conto di sinuosità sempre più piccole.

Ecco, la complessità contemporanea potrebbe benissimo essere letta secondo la teoria dei frattali, che parte “dall’osservazione che esistono in natura delle strutture auto somiglianti, cioè strutture, dette appunto frattali, che presentano caratteristiche pressoché identiche a qualunque livello di dettaglio vengano ingrandite”. Anche nel piccolissimo si ripete il grandissimo. L’inquinamento di una baia si propaga inevitabilmente ad un oceano, anche se le unità di misura sono sempre più sommarie e di una lettura superficiale si fa vanto il sapere dell’uomo.

Tutto questo per dire cosa? In effetti questo preambolo potrebbe risultare noioso se non per giungere a molte  conclusioni, che potrebbero essere duplici o triplice…: 1) come ogni essere umano le civiltà muoiono 2) Come ogni essere umano la dimensione individuale corrisponde esattamente alla dimensione cosmica con delle leggi incontrastabili 3)  siamo nell’epoca delle soluzioni facili e ingannevoli  di chi si rifiuta di squarciare il velo di Maia opponendo il fiore di loto dell’obnubilamento, perché sotto anestesia si soffre meno, piuttosto che affrontare quel dolore che renderebbe tutti più consapevoli della malattia che abbiamo. Senza facili soluzioni che non sono tali. Per inciso: avete mai osservato la matematica perfezione di un broccolo? Provate a tagliarne uno spuntone e l’equilibrio è rotto. Insomma, stiamo camminando sull’orlo del baratro e difficilmente il locale, fossero alberi o mura, ci salverà. Siamo fratti, non c’è nulla da fare, e senza un’idea unificante ci autocondanniamo alle decomposizione.

Toh, una “botta di sfiducia”, o speranza che sia! Perché secondo me “lo spostamento dalla centralità dalle cose alla loro relazione costituirebbe “quella “rivoluzione enorme”….che “purtroppo” manca al pensiero contemporaneo. Per concludere una metafora: se ognuno di noi non fosse mai esistito, la nostra famiglia, le vite delle persone con cui siamo venuti in contatto, non sarebbero state diverse? A significare che di questa parte del tutto tutti ne facciamo parte. Altrimenti saremmo sempre, o ancora, alla contrapposizione tra caos e cosmo di mitologica memoria. Sì, questa condizione connatura  sia il mondo che gli uomini. Sempre alla partenza, senza traguardo, senza via di scampo. E a questo punto la controparte potrebbe ribadire che salvare muri ed alberi, come dire che “chi salva una vita salva il mondo intero”, avrebbe la sua ragion d’essere in un disegno unificante su cui io rifletto spesso, ma che non vedo profilarsi a nessun orizzonte, se non auspicando, “contraddizione“, una “botta di utopia”. Toh!

IVANO MACALLI

22 Nov 2018 in Senza categoria

29 commenti

Commenti

  • Beata l’utopia e la narco-illusione? No, salvare il salvabile, per il senso del dovere che dovrebbe essere patrimonoio umano inscindibile da sentimenti e ragione, tacitare le sirene e ripescare nel pozzo delle priorità perdute.

  • Adriano, ti sembra di vedere ragionevolezza in giro? A me no, neppure l’ombra. Stiamo navigando tra Scilla e Cariddi.

  • Fai bene, Ivano, a porre la centralità della “relazione”: se è alla base dell’esistenza degli uomini (diceva Aristotele che l’uomo è un… animale… sociale (politico), lo è ancora di più oggi in cui il mondo è intrinsecamente interconnesso (per cui un evento di una certa rilevanza che accade in un luogo – pensiamo alla crisi finanziaria dei subprime americani – si ripercuote su tutto il pianeta: in Italia stiamo ancora pagando un prezzo molto elevato!).
    E lo è anche tra i partner europei anche se oggi stiamo assistendo a una sorta di… cupio dissolvi (perché ognuno, pensando solo dal punto di vista del suo “osservatorio”, non riesce a vedere gli altri punti di vista e quindi l’esigenza di trovare un equilibrio.
    Un punto di equilibrio difficile da raggiungere? Certamente, ma per raggiungerlo bisogno “ascoltare” e ascoltare è un’arte difficilissima in questo tempo!

  • “…In un disegno unificante su cui io rifletto spesso “…Bella.

  • Sia chiaro Graziano, niente di spirituale naturalmente. Mi riferisco ad economia, politica e morale che è chiaramente difficile mettere d’accordo, ma l’alternativa od epilogo, che è più corretto, sono sempre e solo le guerre. E siccome il mondo è pieno di imbecilli, diciamo che un po’ di retorica ci sta.

  • Forse può servire la spiegazione del testo della canzone “La verità”
    di Vasco Rossi.
    Si trova su youtube.

  • Stimolante l’editoriale di Zagrebelsky su Repubblica di oggi: potrebbe essere letto come un commento al post di Ivano.
    Un consiglio: non perdetelo (da qualsiasi parte politica voi siate)!

    • Peccato che non si possa reperire in rete, se non abbonati. Si legge solo l’incipit.

  • Letto Piero. Grande Zagrebelsky. Più tardi ne parlerò.

  • VASCO ROSSI: La verità.
    Si imbosca tra le nuvole, rimescola le regole, nessuno sa se viene o se ne va
    Non mette in mostra i muscoli, non crede negli oroscopi
    Non guarda i film già visti, lei, non ama la pubblicità

    E tutti lì a discutere, e tutti a dire “Chi va là”
    Si chiede la parola d’ordine,
    Dov’è com’è si veste quanto costa che cos’è che faccia ha

    La verità arriva quando vuole
    La verità
    La verità non ha bisogno mai di scuse
    La verità
    La verità fatale
    La verità è che tutti possono sbagliare
    Devi sapere da che parte stare
    La verità fa male

    Si cercano i colpevoli
    Si ascoltano psicologi
    Ognuno sa chi è stato o chi sarà

    Si vietano gli alcolici, proibizionismi isterici
    Vietato stare qui e stare là
    E tutti pronti a crederci al primo che lo sa
    Per continuare a chiedersi

    Dov’è com’è si veste quanto costa che cos’è che faccia ha

    La verità arriva silenziosa
    La verità
    La verità disturba sempre un po’ qualcosa
    La verità è la televisione
    La verità
    La verità è che ce n’è sempre una migliore

    La verità può essere un errore
    La verità arriva sempre sola
    La verità
    La verità non ha bisogno mai di scuse
    La verità non è una signora
    La verità, la verità non è vestita mai di rosa
    La verità non è neanche una cosa
    La verità si sposa

  • Sai Ivano, tardiva considerazione, ma mia moglie cucinava oggi un cavolfiore (o fior di broccolo)… e l’ho fissato: ma è una scultura frattalica perfetta! E la natura non poteva produrre niente di meno perfetto. Come riferisce Fritjof Capra artisti sotto effetto di sostanze psicotrope spontaneamente disegnano cavolfiori, anche se lui li chiama frattali. Ma che cavolo (-fiore) di mondo!
    (sono serio, non ironico, va capito il dilemma)

  • Più che il testo,sarebbe meglio vedersi alcune volte quel minuto e mezzo di filmato in cui Vasco Rossi recita e spiega il testo…
    Immedesimandosi con l’autore in un “Che cosa mi vuoi dire, che cosa mi vuoi dire “.

    • Il testo , in effetti, non dice granche’. Non so per altri, ma per me il “che cosa mi vuoi dire, che cosa mi vuoi dire” sarebbe perfetto poiche’ non ho capito nulla dell’essenza del messaggio. Si puo’ spiegare con una frase?

  • Tipico di chi vuol fare poesia. Nietzsche diceva dei poeti che non fanno che intorbidire le acque per farle sembrare più profonde. Meglio leggere Zagrebelsky.

  • Zagrebelsky e la resistenza civile. Già in questi giorni molte piazze hanno anticipato questo valore. Il Costituzionalista dice: “A chi pretende di parlare nel nome degli “ italiani” e della loro “identità” si opponga il dissenso; a chi esalta la forza si oppongano il rispetto e la mitezza; a chi burocratizza la scuola e l’università per trasformarle in avviamento professionale si oppongano i diritti della cultura; alle illegalità, si reagisca senza timore per la denuncia; alla cultura della discriminazione e della violenza, si contrappongano iniziative di solidarietà. Agli ignoranti che usano la vuota e spesso oscena neo-lingua, si chieda: ma che cosa dici mai, come parli? Eccetera eccetera. Fino al limite della resistenza ai soprusi e della disobbedienza civile che, in casi estremi, come ha insegnato Don Milani, sono virtù.”
    Naturalmente i commenti continuano oggi, citando Antigone, Socrate, Giordano Bruno, Diogene eccetera eccetera.

    • …..e ppoi si va avotare e ….va come sappiamo!
      Qualche cosa che davvero nn va in questa democrazia col “servo_media”!
      Io c’ero andato a Milano, qualche anno fà, con tutto me stesso ( e con mia moglie) a sentirli, applaudirli, sottoscriverli Gustavo, Concita & C., ma poi si è andati a votare e …..
      Oramai, questa fase del “noi tiriamo dritto”, non solo è innescata, ma è anche a “senso unico” e “conversioni a u”, non se ne parla!
      Non ci resta che vedere dove ci porta ….podem faga ‘n bel nient!

    • Con tutto il rispetto per il signor Zagrebelsky, la personale conoscena del quale, per quanto mi riguarda, si limita a pochi sketch di Crozza, mi sembra che rimesti la solita minestra ribollita. Nessuno impedisce a nessuno di “fare resistenza civile”, se lo desidera, io la faccio da quando sono nata e sono ancora viva. Segno evidente che si puo’ fare. Dove sta il problema?

      Se poi, invece, la questione e’ un’altra e al succitato non piace il governo in carica, ebbene, se ne faccia una ragione: sono i pericoli della democrazia. Cosa dovrebbero dire e fare le decine di milioni di italiani non-consenzienti che si sono pippatu 50anni di DC, 20anni di Forza Italia e 7anni di PD? Riescono persino a riderci su. Sempre di piu’ mi convinco che siamo un popolo straordinario.

  • Riporto per esteso, anche se incollato in sintesi, stamattina presto, ad un mio vecchio post, un altro parere di chi non ama questo governo: “Per la prima volta è stata messa in crisi la supremazia del sapere e della competenza su chi poco o nulla sa. La stessa figura del politico che chiedeva d’esser scelto in nome di una superiore esperienza (“votatemi perchè ne so più di voi”) è stata sostituita dall’uomo politico che non nasconde di saperne poco come i suoi elettori, se non meno ancora (“Votatemi perché sono come voi”). Fino a quando si tratta di semplici contrasti di opinione, una platea più vasta potrebbe addirittura essere un vantaggio. I problemi cominciano quando l’approssimazione investe temi dove la competenza resta fondamentale (sanità, trattati internazionali, grandi opere per esempio). Qui le regole della democrazia contano poco, i rischi prevalgono”. E QUESTO LO RIBADISCO ANCH’IO: “Qui le regole della democrazia contano poco, i rischi prevalgono”!

  • Caro Francesco, 12:32, a parte il fatto che nel segreto dell’urna ognuno vota per sé, quindi mi dissocio dal tuo “ma quando si va a votare”, vorrei fare una semplice considerazione e porre una semplice domanda: ammettiamo pure che riforma Fornero e reddito di cittadinanza (senza creare un posto di lavoro) vadano in porto, e questo per le finanze italiane un pochino ci potrebbe stare, magari privatizzando o svendendo il patrimonio pubblico, più facile a dirsi che a farsi, ma, ad esempio, una volta finiti questi soldi che si fa? Che si fa con l’Inps in affanno e casse vuote, si torna alle vecchie regole? Per favore, qualcuno mi dia una risposta convincente. Anche perchè, pur non facendo parte della schiera di Italiani che Salvini cita continuamente come sineddoche, sono un italiano anch’io.

    • P.S.: So bene Francesco che la tua era solo una valutazione statistica. Non vorrei essere stato frainteso con il mio “dissocio”.

    • Ma basta con queste pastocce da pagina di giornale. Che palle! I pennivendoli italiani, gran parte dei quali parla a malapena la sua lingua madre, s’e’ improvvisamente scoperta “economista”. Lo sanno anche i sassi che le casse dell’Inps si svuotano anno dopo anno perche’ qualche “esperto” del passato ha avuto la brillante idea di accorpare la previdenza all’assistenza. Quanto al reddito di cittadinanza si vedra’ chi lo prende, come lo prende e, soprattutto, quanto prende. Tutto da vedere poiche’ i decreti applicativi ancora non esistono, se non nella testa dei tanti apprendisti-Nostradamus. Dov’erano questi signori fino a ieri? Perche’, bravi come sono a predere il futuro, non hanno evitato che il debito pubblico italiano aumentasse del 300% in meno di cinque anni? Fossero usciti allo scoperto prima, ci saremmo evitati un sacco di guai.

  • Io dò per scontato che I pennivendoli dei giornaloni si documentino, difatti io leggo sulla stessa stampa pareri di opinionisti, ma anche di economisti , che fa anche rima, con tanto di intervista. Difficile leggere di economisti che approvino queste riforme. Pare che anche Savona abbia dichiarato che forse la manovra è da riscrivere. Tutta colpa dei governi precedenti? Senza dubbio hanno le loro responsabilità, ma dovere di un Governo virtuoso sarebbe quello di far quadrare i conti, non di peggiorarli. Ma capisco anche che le Europee siano alle porte e che quindi non possano perdere tempo in quisquiglie economiche.

    • E’ incredibile che con questo fior fiore di economisti, tutti sulla piazza da svariati decenni, l’Italia sia la peggio conciata d’Europa! In passato, non si documentavano abbastanza o hanno sbagliato qualcosa?

      Il “pare che anche Savona … ” lo lascerei a quanti devono sfornare scoop quotidiani per sopravvivere. Se il ministro Savona volesse rilasciare dichiarazioni sulla manovra che ha contribuito a scrivere, credo, saprebbe benissimo come fare.

  • Mi sembra che ci stiamo allontanando dal broccolo… ma che cavolo!

  • Hai ragione Adriano, restiamo ai frattali, non ritorniamo alle frattaglie.

  • Ti sbagli Rita. Il giornalone che leggo io
    è sempre stato critico verso tutti i governi precedenti. Mai letto bene di nessuno. Berlusconi, Renzi? Sì, magari indulgenti vero Monti o Gentiloni chiamati a sistemare le cose. Ma quanto agli altri……

    • Quando sentiro’ Savona dire con la sua bocca “mi dimetto, voglio tornare al vassallaggio”, prendero’ atto del suo cambio di passo. Legittimo, sia chiaro, ognuno e’ libero di cambiare idea quando e come vuole. Ma della frasetta virgolettata rubata chissa’ dove e del romanzo scritto intorno ad essa non m’importa nulla. Proprio per questo motivo non leggo i giornali.

  • “La verità”…In sintesi:
    ” Dov’è, com’è si veste,quanto costa,che cos’è, che faccia ha “.
    P.S.
    Anche l’Amleto di Shakespeare inizia con un “Chi va là”.
    Si chiede la parola d’ordine…Continua la canzone..
    Ma forse sono solo pensieri del dopo mezzanotte…
    Buon discernimento.

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